giovedì 11 marzo 2010

Amplifon taglia il debito e punta a un 2010 migliore

pubblicato da riva in: Azioni Italia

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Quello che salta all’occhio subito nell’ultimo bilancio di Amplifon è la crescita della redditività dell’azienda. La crescita dei ricavi da 641 a 657 milioni di euro è un segnale di forza del mercato di riferimento, ma il passaggio dell’ebit dal 2,4 al 9,1% dei ricavi in un anno implica una forte azione condotta dal management proprio sulla marginalità del gruppo.

l passaggio dell’utile netto dal rosso di 14,5 milioni di euro è dovuto principalmente a tre fattori. Innanzitutto la crescita dei ricavi e il calo dei costi per le materie prime hanno permesso a monte del conto economico una certa crescita dei risultati che si sono avvantaggiati anche di ricavi e proventi non core straordinari per circa 3 milioni di euro (nel dettaglio rilascio della riserva premi accantonata dalla società del Gruppo che svolge attività di riassicurazione sulle polizze vendute in Olanda).

Costi non ricorrenti per 29,39 milioni di euro che il gruppo aveva sostenuto nel corso del 2008 hanno sicuramente un ruolo importante nel passaggio dell’ebit da 15,5 a 59,85 milioni di euro, tuttavia sarebbe ingiusto trascurare anche la forte attenzione che il gruppo ha riversato sulla gestione finanziaria.

Gli oneri finanziari sono infatti passati da 16,3 a 12,35 milioni di euro e il debito ha subito un taglio consistente da 190 a 150 milioni di euro. In multipli il rapporto debt/equity è sceso a 0,69 e quello debt/ebitda a 1,7 dal 2,56 dell’anno scorso. La concentrazione del gruppo sulle proprie attività britanniche rimane altissima e fra i principali obiettivi messi in campo dal management c’è quello di un ulteriore miglioramento della marginalità nel Regno Unito.

Dopo la riduzione delle perdite operative Uk di 1,5 milioni di euro nel 2009 Amplifon punta a fare ancora di più Oltremanica, mentre in Germani l’obiettivo è quello di incrementare le quote di mercato dopo la perdita di fatturato del 3,2% quest’anno a quota 40,4 milioni di euro. Il mercato più importante della società rimane l’Italia che da sola genera ricavi per oltre 194 milioni di euro (+0,9%) pari a poco meno di un terzo del fatturato complessivo. Seguono Stati Uniti-Canada con circa il 20,1% del giro d’affari complessivo (132,3 mln) e la Francia (14,2% del fatturato ossia 93 mln). Da evidenziare che proprio nella macroarea nordamericana il gruppo ha segnato una crescita dei ricavi del 6,5% nel 2009.

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mercoledì 10 marzo 2010

Energie rinnovabili: un settore ancora in grande fermento

pubblicato da riva in: Enel Azioni Italia Energy

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Il business del secolo potrebbe essere davvero l’energia. In questo periodo ancora carico di incertezze per le borse e persino durante lo scorso difficile anno gli investimenti in energia sono cresciuti in netta controtendenza al mercato. Negli Stati Uniti, a Fremont, l’anno scorso un manipolo di fondi ha investito 286 milioni di dollari in un’industria dedita al fotovoltaico, la Solyndra. PricewaterhouseCoopers e l’Associazione nazionale americana dei fondi di venture capital hanno premiato questo investimento come il più ricco dell’anno ed effettivamente il secondo investimento della classifica non aveva racimolato neanche la metà dei fondi impiegati in Solyndra. Il primo produttore di energia da pellicola ultrasottile, la statunitense First Solar, ha incrementato il suo giro d’affari del 48% lo scorso anno e confermato le stime di crescita per quest’anno.

Sicuramente l’interesse oltre l’Atlantico per le rinnovabili deriva anche dall’incoraggiamento del governo Obama che si è tradotto in diverse forme di incentivazione. Anche nel Vecchio Continente però l’attenzione per le fonti rinnovabili è altissima e il quadro tariffario, mercato per mercato, la fa da padrone.

L’interesse per le fonti rinnovabili ha portato ben 4,09 miliardi di euro sul settore nel 2009 a livello globale, l’occasione nel frattempo si è fatta ghiotta anche per l’Italia che desta sempre più l’interesse dei grandi investitori internazionali e ha già registrato forti rialzi nel settore delle rinnovabili a Piazza Affari.

La prossima quotazione del 30% di Enel Green Power probabilmente attirerà ancora di più l’attenzione del mercato. L’evoluzione del comparto in Italia è però ben misurabile. Nel Vecchio Continente il venir meno degli incentivi pubblici ha portato a un crollo degli investimenti in Germania e nel Regno Unito, mentre nel Bel Paese, per il momento, il quadro tariffario rimane vantaggioso, a tutto vantaggio dell’industria che compirà decisivo balzo in avanti con l’avvio di uno dei più grandi impianti d’Europa per la produzione di pannelli solari a film sottile con tripla giuntura particolarmente adatti per gli impianti di medie e grandi dimensioni. Finalmente si attiverà il trascurato e avanguardistico centro M6 di Catania, i padrini del progetto sono Stmicrolectronics e Sharp. Le energie rinnovabili interessano però un po’ tutti a quarant’anni dalla fine del petrolio (o almeno della sua convenienza) e nell’epoca dei certificati verdi e del protocollo di Tokyo.

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Buone prospettive per i chip, Stm e Eems sotto analisi

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Educational STM

Negli Usa il comparto tecnologico sta attraversando una fase positiva: il Nasdaq Composite dai minimi di febbraio è salito del 10% circa contro il 7% circa dello S&P500. La maggiore reattività dell’indice tecnologico rispetto a quello della “corporate America”, sia nelle fasi positive sia in quelle negative, è cosa nota ed il comportamento delle ultime settimane non deve quindi stupire. La buona propensione al rialzo del Nasdaq, che si è lasciato alle spalle anche un piccolo testa spalle rialzista superando area 1115 (figura disegnata a partire dai minimi del 29 gennaio), depone comunque in favore di una buona salute dei mercati azionari nel loro complesso, e permette di considerare come possibile un prossimo test dei massimi di gennaio.

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martedì 09 marzo 2010

I Cds ripropongono la negletta questione delle regole

pubblicato da riva in: Risparmio tradito Banche Politica

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Il sistema delle nuove regole della finanza globale, quelle che dovranno proteggerci in futuro da crisi come questa, sembra ormai ridotto a una querelle sul sesso degli angeli o peggio a un incontro del G8 o del G20.

Sarà che nella politica fra stati la sovranità nazionale vince sempre sulle esigenze comuni, sarà che la questione sul debito delle banche o sul mercato dei derivati è molto tecnica, ma il dibattito sembra anche oggi stantio.

Il sospetto che il recupero dei listini abbia allentato la pressione sulle regole è vivacissimo. D’altra parte il glossario della finanza globale è ormai un’enciclopedia sconfinata di contratti spesso non sottoposti a nessuna regola nazionale o globale. I Cds contro cui ora Mario Draghi tuona, in qualità di numero uno del Financial Stability Forum, sono diventati uno strumento imprescindibile per la valutazione dei titoli delle banche e del debito delle nazioni, eppure sono sostanzialmente poco regolati, poco trasparenti e per giunta poco liquidi. In fondo è come se quattro persone giocassero a carte e al posto dei semi avessero il destino di nazioni o grandi industrie.

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lunedì 08 marzo 2010

Italcementi: la congiuntura è ancora incerta, accentramento della gestione finanziaria

pubblicato da riva in: Azioni Italia

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Rimangono ancora incerte le prospettive globali del settore del cemento e i big di questi comparto non possono che agire sulla propria efficienza finanziaria od operativa. Grandi incognite si proiettano infatti sulla ripresa del mercato immobiliare nei vari paesi colpiti dalla crisi. Il fatturato dei produttori di cementi e calcestruzzo come Italcementi sarà sotto pressione sia sui volumi che sui prezzi di vendita. La catena dei costi rischia inoltre di risentire di un probabile rincaro dei combustibili, mentre a livello globale i vari mercati emergenti registreranno ancora pressioni competitive che metteranno a rischio i margini.

Il 2009 di Italcementi si è già chiuso con luci e ombre. I ricavi sono scesi del 13,3% a 5 miliardi di euro, gli utili hanno registrato una flessione del 22,2% a 215,3 milioni di euro (al netto del risultato attribuibile a terzi la flessione è del 50%). La cedola è stata mantenuta, ma è passata da 50/53 centesimi (ordinarie/risparmio) a 24,4/27,4 centesimi. L’ebitda margin in compenso è cresciuto dal 19,3 al 19,4% grazie al taglio dei costi di materie prime e di servizi (importante anche la gestione del magazzino che ha portato a una variazione negativa di 91,1 milioni di euro nelle rimanenze).

A valle del margine operativo lordo crescono ammortamenti e rettifiche sul valore delle immobilizzazioni e pesano sul risultato operativo portando l’ebit margin all’8,8% contro il 10,5 per cento. Gli oneri finanziari scendono invece da 180 a 131 milioni di euro in contemporanea al calo del debito finanziario netto da 2,67 a 2,41 miliardi di euro. Il patrimonio netto del gruppo Italcementi (4,69 miliardi di euro di cui 3,35 attribuibili al gruppo) è in ogni caso ampiamente sufficiente.

L’attenzione a una corretta gestione del debito e della liquidità del gruppo appare comunque evidente da diversi elementi. L’emissione di bond non convertibili per due miliardi di euro appena annunciata e messa al servizio del riscadenziamento del debito si inserisce in un più vasto programma di riprogettazione della gestione finanziaria della società. Italcementi Finance SA, assistita dalla Spa controllante, sembra il cuore di questo intervento nella finanza del gruppo.

In questo contesto si inserisce anche il rifinanziamento di una parte notevole dell’indebitamento di Ciments Francais e un’offerta su delle obbligazioni emesse negli Stati Uniti nel 2002 e nel 2006 e sulle quali si offrono 1.065 dollari per ogni 1.000 di valore nominale fino al prossimo 24 marzo. La controllata francese ha un peso specifico notevole nel bilancio del gruppo, basta pensare che copre da sola 4,21 miliardi di euro di ricavi (quasi l’85% del giro d’affari complessivo) e realizza anche più utili dell’intero consolidato (337,3 milioni contro i 215,3 dell’intero gruppo). Non stupisce in questo senso che il suo dividendo sia rimasto invariato a 3 euro contro i 27,4 centesimi del gruppo Italcementi. La controllata ha però anche un debito da 1,56 miliardi di euro che sarà bene gestire insieme al resto del gruppo: un qualche accentramento in tal senso potrebbe rivelarsi conveniente. Sui mercati internazionali Italcementi ha registrato performance discontinue subendo comunque l’indebolimento di Europa e Stati Uniti. Qualche spunto positivo in Egitto e Marocco è stato bilanciato da cattive performance in Bulgaria e Turchia. La crescita in Cina e i volumi di vendita in loco rimangono trascurabili nel complesso: molto meglio, forse, concentrarsi sull’India e sulla Thailandia.

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Bund future ai massimi storici. Quali gli effetti sulle borse?

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Educational

Mettendo a confronto il grafico del Bund future, il derivato sul titolo di stato decennale tedesco, e quello dell’indice azionario Eurostoxx 50, anche un osservatore distratto noterebbe un andamento sostanzialmente speculare, almeno negli ultimi 10 anni circa, con l’eccezione del biennio 2003-2004. Questa evidenza, anche se solo qualitativa, viene resa ancora più chiara invertendo la scala relativa al future obbligazionario, in questo modo è facile realizzare come la borsa tenda ad apprezzarsi in presenza di prezzi al ribasso, e quindi di rendimenti in crescita, da parte del Bund e viceversa tenda a flettere quando le quotazioni dei titoli governativi salgono ed i rendimenti scendono. Il fatto che il Bund future abbia toccato recentemente nuovi massimi storici in area 124,50 è quindi un indizio preoccupante per chi investe in azioni: se la relazione di fondo tra i due mercati, che sembrano essere uniti da vasi comunicanti, per cui i flussi in uscita da uno dirigono sull’altro e viceversa, verrà rispettata anche in futuro, ad un segnale graficamente positivo per i prezzi delle obbligazioni rischia di corrisponderne uno negativo per le azioni. Ma è ragionevole pensare che le quotazioni del Bund possano spingersi ancora al rialzo con una contestuale ulteriore compressione dei rendimenti?

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venerdì 05 marzo 2010

Prysmian sale dopo la vendita della quota da parte di Goldman Sachs

pubblicato da riva in: Azioni Italia Energy

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Prysmian a fine mattinata torna sopra la parita’ dopo un avvio debole. Il titolo nella parte iniziale della seduta era stato penalizzato dalla notizia della vendita della quota del 16,8% in mano a Goldman Sachs, gran parte della quale detenuta tramite il veicolo denominato Prysmian (Lux) II S.à r.l.

Si tratta dell’ultima tranche della partecipazione di maggioranza detenuta da Goldman Sachs, partecipazione che e’ stata progressivamente ridotta dopo l’approdo in borsa della ex divisione Pirelli Cavi. Le azioni sono state cedute a investitori qualificati attraverso un’offerta gestita da Goldman Sachs International e Banca IMI S.p.A. in qualità di Joint Bookrunner.

Nonostante l’iniziale sbandamento (secondo i rumor il prezzo di vendita sarebbe stato di 12,75 euro, contro i 13,20 della chiusura di ieri) la notizia e’ da considerarsi positiva in quanto le azioni sono finite direttamente nei portafogli di investitori istituzionali senza passare per il mercato, circostanza che ha evitato il riversarsi delle azioni in borsa con conseguente deprezzamento del titolo.

Da notare che 1,5 milioni di azioni sugli oltre 30 milioni venduti da Goldman Sachs sono stati acquistati dall’amministratore delegato di Prysmian Valerio Battista, con un investimento vicino ai 20 milioni di euro. Il manager, che deteneva gia’ una quota dello 0,4% e’ cosi’ salito all’1,2%. Si tratta in sostanza di una evidente dimostrazione di fiducia nelle prospettive della societa’.

Prysmian ha da poco presentato i risultati 2009. Ricavi e profitti sono scesi rispettivamente del 17,4 e del 37,9 per cento su base annua, ma l’Ebitda adjusted ha superato, seppur di poco, le stime di consensus. Il dividendo e’ stato confermato a 0,417 euro per azione. Nonostante le incertezze

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giovedì 04 marzo 2010

Fastweb: serve una decisione rapida

pubblicato da riva in: Telecomunicazioni Telecom Italia Azioni Italia Fastweb

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Il quadro di Fastweb rimane fluido in attesa delle decisioni della magistratura. In queste ore il titolo cede ancora qualcosa a Piazza Affari, il consiglio di amministrazione ha deciso di chiedere l’isolamento della divisione Wholesale che controlla le attività incriminate. Una figura di garanzia potrebbe governare questa business unit dal peso ormai ridotto, lasciando integre, però, le altre attività. Una soluzione simile sembra pronta anche per Telecom Italia Sparkle, ma, di fronte alla gravità delle accuse, ancora tutto rimane incerto.

Quarantotto ore per il rinvio della decisione sul commissariamento rischiano di essere troppo poche e si diffondono le prime preoccupanti voci sugli effetti di questa pesante inchiesta sull’operatività della compagnia telefonica. Alcuni grandi clienti avrebbero già congelato il rinnovo dei contratti con Fastweb e ora corrono rischi i rapporti con le pubbliche amministrazioni che fino a ieri erano un fiore all’occhiello tra le attività della società della fibra ottica. Se la sfiducia si allargasse al retail, la situazione potrebbe davvero aggravarsi.

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mercoledì 03 marzo 2010

Landi Renzo: Toyota fa bene, ma restano delle incertezze

pubblicato da riva in: Azioni Italia Automotive

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Il nuovo contratto di Landi Renzo con Toyota ieri ha davvero scaldato i corsi della società del Gpl: la chiusura delle contrattazioni ha visto il titolo a quota 3,74 euro, il 5,2% in più del prezzo di riferimento. Così gli impianti a gas della società di Cavriago (RE) monteranno sulle nuove Yaris a Aygo della casa giapponese.

Allargare la base delle vendite, la clientela, le fonti ricavo del gruppo è d’altra parte fondamentale in una fase tanto critica del settore dell’auto. Il mondo intero attende infatti l’evoluzione del mercato al termine degli incentivi già prefissato per diversi paesi. In Europa i mercati più importanti hanno preso strade diverse con la Germania e l’Italia che hanno deciso di tagliare gli incentivi al settore e la Francia che invece ha deciso di rinnovarli per il prossimo anno.

Se si considera che la crisi del 2009 ha visto pesanti cali nei mercati asiatici e ha concentrato il fatturato sull’Italia e nel Vecchio Continente, si comprende che l’attenzione a questo catalizzatore dei prezzi per tutto il comparto è fondamentale anche per la compagnia guidata da Stefano Landi. Nell’ultimo trimestre del 2009 il gruppo ha realizzato 69,5 milioni di euro di ricavi di cui ben 37 realizzati in Italia grazie agli ordini di Fiat specialmente.

Nel Bel Paese in generale la crescita del giro d’affari è stata del 138% a fronte di un 4% guadagnato nel resto dell’Europa: la prevista contrazione delle vendite ad aprile potrebbe dunque portare cattivi risultati a Landi Renzo incidendo più che in passato sul suo fatturato. Non mancano possibilità alternative, dai nuovi contratti Toyota ai kit per la trasformazione in bi-fuel dei diesel ai nuovi contratti in Francia e Germania con Renault e Opel, i timori per la sovraesposizione recente al mercato italiano in concomitanza con il taglio degli incentivi, lasciano comunque perplessi.

D’altra parte la società a fine gennaio ha avviato una nuova attività negli Stati Uniti dove il mercato ha problemi assai minori di sovraccapacità produttiva e gli incentivi dell’amministrazione Obama alle energie pulite promettono ulteriori vantaggi. Le pressioni sulla situazione patrimoniale poste dalla politica di forti investimenti attuata nel corso del 2009 rimangono per il momento assolutamente sostenibili: la posizione finanziaria netta positiva al 30 settembre 2008 per 57,29 milioni di euro, lo scorso 30 settembre era negativa per 61,7 milioni di euro, ma il patrimonio netto da oltre 126 milioni di euro è ampiamente sufficiente.

La forte politica di crescita del gruppo sembra insomma coperta da mezzi propri più che sufficienti, mentre le performance del conto economico appaiono deludenti con un ebitda che ha perso il 39,1% nei primi nove mesi del 2009 rispetto allo stesso intervallo del 2008. Il tutto è avvenuto in presenza di una crescita dei ricavi del 10% che non è detto si replichi quest’anno per i suddetti motivi. Sicuramente gli investimenti promettono molto, ma un intervento sulla catena dei costi forse a questo punto diventa prioritario.

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Prospettive grafiche per Mediobanca e Generali

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Banche Generali Educational

Da tempo Mediobanca è al centro di indiscrezioni sul riassetto manageriale proprio e della principale controllata Generali (Mediobanca ne possiede circa il 14,7%). In attesa che la situazione maturi può valere la pena di investigare il contesto grafico all’interno del quale si muovono i due titoli. Per entrambi sono stati raggiunti infatti livelli tecnici significativi.

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