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Alibaba: una specie di Amazon +eBay nel mercato cinese

Pubblicato da alessandro condina


Qual è la grande operazione strategica che Yahoo si prepara a fare nei prossimi mesi? Cedere il 40% che possiede nel gruppo asiatico Alibaba: un pacchetto pagato a suo tempo un miliardo di dollari nel 2005 e adesso valutato circa 14 miliardi. Un’ottima plusvalenza, non c’è che dire.

Eppure secondo le previsioni di alcuni analisti forse Yahoo farebbe meglio a tenersi stretta quella quota e provare ad aspettare ancora qualche anno prima di vendere, viste le prospettive di crescita del gruppo Alibaba.

In questo momento l’intera società - che vende servizi analoghi a quelli di Amazon più eBay in Cina - è valutata attorno ai 35 miliardi di dollari, ma qualcuno, come Eric Jackson su Forbes, è pronto a scommettere che nel giro di pochi anni il gruppo potrebbe arrivare a valere più di 150 miliardi di dollari. E allora Yahoo si morderebbe le mani per aver ceduto l’intera sua partecipazione invece, magari, di una quota più ridotta.

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Warren Buffett e Neil Woodford d'accordo su un titolo: Sanofi

Pubblicato da alessandro condina


I titoli farmaceutici sono sempre di moda, anche considerato l’invecchiamento della popolazione occidentale. Ma un titolo del settore diventa ancora più interessante se lo hanno comprato due dei più famosi investitori sulle opposte sponde dell’Atlantico, l’americano Warren Buffett e l’inglese Nei Woodford.

Anche se i due non sempre coincidono nelle valutazioni (Woodford ha venduto le sue azioni Tesco e Buffett è corso a comprarle), a metterli d’accordo stavolta ci ha pensato il colosso francese della farmaceutica Sanofi. Ma quali sono i motivi che hanno spinto due personaggi così in vista a orientarsi su questo titolo?

Per capirlo è bene dare un’occhiata alle tappe di questi due investimenti e alle caratteristiche di Sanofi, che pure - come le altre società di Big Pharma - si trova alle prese con una serie di problemi, a partire dalla scadenza dei brevetti e dalla crisi economica che attanaglia Stati Uniti ed Europa occidentale.

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Facebook: quali errori hanno portato al flop dell'Ipo

Pubblicato da alessandro condina


Mark Zuckerberg ha visto la quotazione record di Facebook, valutata oltre 100 miliardi di dollari e 90 volte gli utili del 2011, e ha celebrato e poi festeggiato il suo matrimonio con la fidanzata storica Priscilla Chan. Eppure, nonostante i brindisi e i soldi incassati, non si può dire che l’Ipo sia stata davvero un successo: le azioni sono state collocate venerdì a 38 dollari e hanno chiuso la prima giornata di contrattazioni a 38,23 dollari, un guadagno dello 0,61%.

Dal punto di vista dell’azienda infatti la valutazione ha toccato il valore massimo della forchetta prestabilita, il che ha portato nelle casse di Facebook la bellezza di 16 miliardi: una parte del denaro raccolto andrà ai soci che hanno ceduto una quota dei loro pacchetti, ma la fetta più grossa della torta è proprio per la società che avrà più risorse per investire e crescere.

L’andamento della prima giornata, però, è stato deludente, a differenza per esempio di Google che nel primo giorno di contrattazioni mise a segno un progresso del 20% e il giorno dopo fu salutata come una brillante operazione, in cui tra l’altro non era state coinvolte banche d’affari. Stavolta invece il prezzo non era giusto; altrimenti non si spiegherebbe il misero +0,6% registrato a fine giornata.

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L'oro azzera i guadagni dell'estate 2011, ma ora non correrà

Pubblicato da alessandro condina


Scende, scende, scende il prezzo dell’oro, rispetto ai massimi raggiunti dopo l’estate 2011: anzi, è come se la corsa dell’estate scorsa non ci fosse mai stata. Il metallo giallo è tornato ai livelli di un anno fa circa, attorno ai 1500 dollari l’oncia.

E questo nonostante sia, è noto, un bene rifugio e in questo momenti ci sia un grande bisogno di rifugiarsi da qualche parte, con la Grecia a un passo dall’abbandono dell’euro, le banche europee specie quelle spagnolo sotto attacco da parte delle agenzie di rating e gli Stati Uniti alle prese con una complicata elezione presidenziale.

I greci hanno cominciato a ritirare i loro euro dalle banche, i mercati azionari di tutto il mondo hanno perso oltre il 7% questo mese e anche le materie prime stanno soffrendo, con 10 giorni in calo su 11, mentre il greggio è sui livelli più bassi degli ultimi sei mesi, in calo del 15% da febbraio.

Ciononostante il prezzo del’oro è sceso ancora e ha cancellato la corsa dell’estate 2011: significa che è tornato ad essere un buon affare e che nel breve periodo può offrire buone opportunità di investimento? Questo è tutto da vedere, perché le situazioni non si ripetono mai esattamente alla stessa maniera.

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Facebook mette sul piatto altri 85 milioni di azioni

Pubblicato da alessandro condina


Domani pomeriggio (ora di New York) sarà il grande giorno della Ipo per Facebook, che da venerdì sarà quotata sui mercati finanziari; ma ancora adesso arrivano novirà che aggiungono elementi all’evento dell’anno per le Borse mondiali e per gli investitori.

Secondo un’indiscrezione riportata da Cnbc, Facebook si prepara ad aggiungere altri 89 milioni di azioni da mettere sul mercato al momento dell’Offerta pubblica iniziale: dai 337 milioni si arriverà a 422 milioni di azioni, che lascia immaginare un’altissima richiesta e la previsione di uno straordinario successo.

Non è chiaro però se sarà la società stessa a cedere questo ulteriore pacchetto di azioni o se saranno gli attuali soci a “fare cassa” e incamerare il premio per aver creduto in quello che è diventato il re dei social network. Attualmente i documenti depositati alla Sec indicano la vendita di 180 milioni di azioni da parte di Facebook e 157,4 milioni da parte degli attuali azionisti che si apprestono a vendere: proprio oggi, secondo Cnbc, la società aggiornerà i documenti presentati alle autorità di vigilanza.

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Via Thompson: Yahoo brucia un altro Ceo

Pubblicato da alessandro condina


Alla fine il nuovo amministratore delegato, che avrebbe dovuto risollevare le sorti di Yahoo, ha dovuto fare le valigie in tutta fretta: Scott Thompson si è dimesso a causa dello scandalo sulla sua presunta laurea di Informatica, che in realtà non ha mai conseguito. Sul suo curriculum il manager aveva dichiarato di essere laureato in Contabilità e informatica, ma si è scoperto che sul certificato c’è scritto solo Contabilità.

La questione è stata sollevata da uno degli azionisti di Yahoo, il fondo speculativo (hedge) Third Point, il cui fondatore David Loeb da tempo aveva ingaggiato una battaglia contro Thompson e le sue iniziative strategiche sulla società. Sui documenti ufficiali presentati alla Sec si leggeva infatti che Thompson aveva conseguito il suo titolo in Contabilità e informatica allo Stonehill College: peccato che in quell’università non esistesse più la laurea in Informatica dal 1983!

Per Yahoo è l’ennesima tegola dopo un anno di incertezza e di scelte sbagliate o contraddittorie, come la messa vendita della controllata Alibaba e la ristrutturazione aziendale con i conseguenti tagli. Al suo posto la società ha scelto Fred Amoroso come presidente e il 48enne Ross Levinsohn in qualità di amministratore delegato: una scelta che secondo alcuni, anche se fatta in un momento di emergenza, può portare conseguenze positive.

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JpMorgan: il momento peggiore per perdere 2 miliardi nel trading

Pubblicato da alessandro condina


Può succedere che una banca d’affari come Jp Morgan perda 2 miliardi di dollari in sei settimane in operazioni di trading ad alto rischio: il problema è che nell’ultima occasione, ammessa dall’amministratore delegato Jamie Dimon, il colosso americano ha scelto il momento meno opportuno dal punto di vista d’immagine per la sua reputazione e quella dell’intero settore bancario.

Giovedì, infatti, JPMorgan Chase & Co ha annunciato che aveva avuto 2 miliardi di dollari di perdite nel trading in sei settimane relativi a titoli di credito di sintesi, ma proprio questa settimana era fissata un’audizione al Congresso sulla Volcker Rule a proposito delle banche: in quella sede Paul Volcker stesso ha sostenuto che la norma che porta il suo nome deve essere raffrozata sulle operazioni rischiose gestite dalle banche di grandi dimensioni.

Dimon ha esercitato forti pressioni per indebolire l’iniziativa, ma la sua ammissione di una perdita così consistente ha giocato a suo sfavore, tanto che poco dopo l’annuncio il senatore Carl Levin ha spiegato che “l’enorme perdita JP Morgan annunciata oggi è solo l’ultima prova che quello che le banche chiamano ‘copertura’ sono spesso scommesse rischiose che si permettono gli istituti contando sul principio del ‘too big to fail”.

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Da oggi sul blog si commenta su Facebook!

Pubblicato da Administrator

Cari lettori, Blogo ha deciso finalmente di passare al sistema di commenti gestito da Facebook.

Da oggi per commentare è necessario avere un account Facebook: quando commentate potrete deselezionare il flag che riporta il commento nel vostro flusso Facebook, in maniera da tenere la conversazione del blog separata da quella che avete con i vostri amici dentro Facebook. Oppure potete lasciare impostato il flag e divertirvi a far nascere una seconda conversazione limitata ai vostri amici Facebook.

Con questo passaggio dovrebbe anche migliorare il rapporto segnale/rumore nei commenti, dato che la discussione sarà legata ad identità più forti e meno facili da usare per disturbare la community. Potete in ogni caso parlare con il moderatore alla mail mod@blogo.it - buona lettura e buon commento a tutti!

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Ford da vendere o da tenere in portafoglio?

Pubblicato da alessandro condina


Che sta succedendo a Ford? Il titolo del produttore di auto è sotto pressione nelle ultime settimane sui mercati americani e alcuni osservatori sono arrivati al punto da consigliare di vendere, anche in una prospettiva di lungo termine. È questa per esempio la posizione di Rocco Pendola su SeekingAlpha: vendere perché attorno a 10 dollari non ci sono comunque grandi margini di apprezzamento.

In effetti dalla metà di aprile il titolo della casa automobilistica è finito in un’altalena che pende di più verso il basso ed è sceso sotto i 12 dollari, fino a toccare il minimo dell’anno poco sopra quota 10 dollari e mezzo. Eppure, per i pessimisti, c’è eventualmente ancora spazio per scendere e l’azione era un affare quando viaggiava a un dollaro; adesso invece meglio stare alla larga.

Motivo n° 3: piano di prodotto Ford appena partito
Con il piano di Mulally “One Ford”, l’azienda sta lavorando per offrire una singola linea di prodotti di alto livello nei mercati di tutto il mondo. In questo modo i modelli potranno essere venduti con un minor numero di “incentivi” o sconti e quindi migliorare i margini di Ford. Questo in teoria, ma in effetti è quello che è successo dove Ford ha attuato il piano “One Ford” per esempio con la Mondeoe il Kuga.

Nonostante le preoccupazioni per le attività in Europa e per il debito, Ford sembra quindi in grado di affrontare le sfide e perciò rimane un titolo su cui puntare.

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Angeli e venture capitalist a caccia della nuova Facebook

Pubblicato da alessandro condina


Il caso di Facebook, insieme ai successi di altre società più piccole ma comunque redditizie e vendute a peso d’oro, ha riacceso negli investitori la voglia di finanziare le buone idee e le imprese allo stato embrionale, almeno negli Stati Uniti dove la tradizione dei venture capitalist e dei business angel ha radici ben consolidate.

Invece di aspettare l’arrivo in Borsa e investire su una società già quotata, si può guadagnare molto (ma molto!) di più investendo su una società appena nata, una start-up, che se funziona può moltiplicare di molte volte il finanziamento iniziale grazie a un buon collocamento sul listino (Ipo) oppure all’acquisizione da parte di una società più grande.

Il primo caso è quello di LinkedIn o di Zynga o della stessa Facebook, che sta per debuttare sul mercato; il secondo è quello di Instagram, su cui Andreessen Horowitz aveva puntato 250mila dollari, che sono diventati 78 milioni di dollari dopo che proprio Facebook ha acquisito per un miliardo il servizio di foto editing e pubblicazione online. Sull’onda di questi casi sembra che ci sia un rinnovato interesse sul capitalismo di ventura.

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