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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-17T14:07:30+00:00</updated>
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    <title type="html">Zaleski: un salvataggio difficile e necessario</title>
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    <published>2008-11-20T18:08:33+00:00</published>
    <updated>2008-11-20T18:08:33+00:00</updated>
    <dc:subject>persone-fatti</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>az-italia</dc:subject><dc:subject>generali</dc:subject><dc:subject>assicurazioni</dc:subject><dc:subject>a-profumo</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>bernheim-antoine</dc:subject><dc:subject>intesa-sanpaolo</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3939/zaleski-un-salvataggio-difficile-e-necessario"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/zaleski1_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="244" height="142" alt="zaleski intesa sanpaolo mercato banche unicredit popolare di milano monte dei paschi di siena generali" /></p>
<p>L&#8217;affaire Zaleski è stato probabilmente uno dei problemi maggiori del sistema finanziario italiano in questo difficile periodo di crollo delle borse. Il passato è d&#8217;obbligo perché sembra che ormai Unicredit abbia costruito l&#8217;impalcatura dell&#8217;operazione destinata a salvare il finanziere franco-polacco.</p>
<p>Il suo fallimento genererebbe d&#8217;altra parte un terremoto che il sistema del credito italiano non può permettersi. L&#8217;operazione sembra ormai delineata. Anche se ieri Profumo ha detto solo che i suoi colleghi &#8220;ci stanno lavorando&#8221; e fino a oggi la banca non rilascia ulteriori dichiarazioni, a breve probabilmente il mercato sarà informato degli sviluppi concreti della vicenda: troppi i dettagli ormai diffusi e comunque non smentiti dalla banca milanese.</p>
<p>Il primo passo sarà quello di allontanare i predatori stranieri ossia Bnp Paribas e Royal Bank of Scotland che volevano accelerare sulla richiesta dei loro crediti da 1,6-1,7 miliardi di euro. Il gruppo dei cinque big del credito italiano (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi e Bpm) che vantano insieme oltre 4 miliardi di euro di crediti nei confronti di Zaleski e della sua Carlo Tassara ha infatti deciso di tenere fuori dalla partita gli stranieri.</p>
<p>È necessario, anche perché il finanziere ha partecipazioni e cariche presso tutte queste stesse banche che lo stanno salvando o in importanti banche e società a loro collegate. Il 5% di Intesa Sanpaolo, il 2% di Generali, il 2% di Mediobanca, il 2% di Ubi Banca, il 10% di Edison, il 2,5% di A2A e le altre partecipazioni in Mps, Bpm, Cattolica e Mittel non possono &#8220;ballare&#8221;.</p>
<p>Per questo Zaleski va salvato. Fra un po&#8217; arriveranno miliardi di prestiti dallo Stato: non possono finire in gruppi dalla dubbia governance. Fra tutti Intesa Sanpaolo (1,7 miliardi di crediti nei confronti di colui che ne controlla il 5% del capitale sociale) è quella che soprattutto deve salvare il proprio azionista a tutti i costi.</p>
<p>Non è tanto l&#8217;amicizia di Zaleski con il presidente di Intesa Giovanni Bazoli, quanto la necessità di salvare l&#8217;equilibrio. Il costo sarà un innalzamento delle esposizioni (non previsto per le altre banche che anzi in certi casi ricompreranno le quote tramite le fondazioni) e soprattutto una brutta figura. Necessaria però.</p>
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    <title type="html">Il mercato si chiede se dare credito a Unicredit</title>
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    <published>2008-10-07T16:48:20+00:00</published>
    <updated>2008-10-07T16:48:20+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>az-italia</dc:subject><dc:subject>a-profumo</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3839/il-mercato-si-chiede-se-dare-credito-a-unicredit"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Trust.jpg" class="post" align="left" border="0" width="243" height="195" alt="unicredit risparmio finanza trsparenza alessandro profumo crisi finanziaria mercati piazza affari milano crisi 1929 piano manovra titoli borsa esposizioni" /></p>
<p>La manovra domenicale di Alessandro Profumo ha lasciato di sasso gli analisti. Fino a venerdì scorso Unicredit aveva ribadito la propria solidità, confermato gli obiettivi e negato la possibilità di un aumento di capitale. Poi però a mercato chiuso cambia tutto nel giro di 24 ore. Viene varata una manovra da 6,6 miliardi di euro che attinge liberamente ai dividendi degli azionisti e contemporaneamente parte proprio un aumento di capitale.</p>
<p>Parlare a cose fatte di &#8220;errori di valutazione di una crisi che non ha precedenti dal 1929&#8243; sembra dunque un po&#8217; poco. L&#8217;utile netto del gruppo previsto per la fine dell&#8217;anno è stato infatti tagliato da 6,9 a 5,2 miliardi di euro, ossia è stato ridimensionato del 20 per cento.</p>
<p>Se si pensa che fino al 9 settembre lo stesso Profumo aveva confermato i target del 2008 (lo si legge in una nota amara di Goldman Sachs) si capisce perché molti analisti siano rimasti spaesati. Se c&#8217;è, infatti, una cosa che serve in questo momento è la fiducia, quindi i grandi gruppi come i piccoli dovrebbero mostrarsi il più possibile trasparenti.</p>
 <p>
Certo il Core Tier 1 adesso passa rapidamente il 6,7% ossia la banca diventa rapidamente molto più sicura. Gli azionisti hanno fornito il loro sostegno e gli istituzionali hanno deciso di fare la loro parte. L&#8217;appoggio del Governo e del mondo della politica hanno facilitato le cose e allontanato in parte le manovre speculative, ma il gruppo viene fuori dalla crisi (almeno per il momento) con le sue sole forze e senza i rifinanziamenti pubblici che si sono visti negli altri paesi.</p>
<p>Unicredit è senza dubbio un asset strategico del Bel Paese che non poteva cadere vittima delle speculazioni: è normale che la politica accorra, se necessario, in suo sostegno. Sarebbe però doveroso anche per Piazza Cordusio mostrare una maggiore trasparenza sulla qualità dei propri asset e sulla propria redditività, anche in tempo di crisi. Nel bene o nel male è, infatti, la trasparenza la prima cosa che oggi il mercato chiede.</p>
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    <title type="html">A Mediobanca un posto si trova</title>
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    <published>2008-09-12T18:13:36+00:00</published>
    <updated>2008-09-12T18:13:36+00:00</updated>
    <dc:subject>geronzi</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>tronchetti-provera</dc:subject><dc:subject>az-italia</dc:subject><dc:subject>a-profumo</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3799/a-mediobanca-un-posto-si-trova"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Poltrona1.jpg" class="post" align="left" border="0" width="200" height="260" alt="mediobanca geronzi unicredit nagel pagliaro profumo bernheim equilibri potere poteri forti banche" /></p>
<p>A Mediobanca il duro braccio di ferro dei giorni scorsi si è sciolto in una stretta di mano. In Borsa hanno già stappato lo spumante e il titolo guadagna più di due punti e mezzo ponendosi fra i migliori dell’S&#038;P/Mib in questa chiusura di ottava. Sullo scontro fra il presidentissimo Cesare Geronzi e i manager Nagel e Pagliaro per il potere nel salotto buono della finanza italiana una parola l’hanno detta tutti, chi a voce alta, chi a denti stretti. È un rituale che si ripete da qualche anno ormai, qualcuno lo attribuisce addirittura alla scomparsa di Enrico Cuccia.</p>
<p>D’altra parte in ballo c’erano gli interessi di Unicredit e dei francesi di Groupama, dei grandi industriali italiani (praticamente sono tutti membri del patto di sindacato) e di un colosso come Generali. Alla fine qualcosa sono riusciti a ottenerla tutti. Geronzi ha aggirato gli insidiosi paletti della Banca d’Italia ed è riuscito a riottenere il potere che il sistema duale complicato da Mario Draghi rischiava di togliergli. Lo ha riassunto bene oggi Giovanni Pons ricordando le difficoltà del banchiere per far passare la nomina di Franco Bernabé in Telecom. Partecipazioni cruciali come quelle in Telecom, in Generali o in Rcs sono d’altra parte l’essenza del potere di Mediobanca: per questo il comitato nomine che le gestisce diventa un nodo cruciale per chi vuole mettere i propri uomini nei posti giusti.</p>
<p>Geronzi avrebbe probabilmente giocato all’asso pigliatutto se l’amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, non avesse trovato una sponda calcolata in Alessandro Profumo, ad di Unicredit e grande azionista di Mediobanca.</p>
 <p>Il tandem con Profumo ha permesso a Nagel di difendere molto bene le prerogative del management e di strappare a Geronzi e ai suoi alleati 5 posti per 5 manager che prima componevano il consiglio di gestione sia nel prossimo consiglio di amministrazione, che nel comitato esecutivo. Cavallo che vince non si cambia, verrebbe da dire.</p>
<p>Qui però per far posto a tutti è stato necessario portare a 22 i membri del cda, scomodare francesi (il gruppo C del patto di sindacato che poi è anche quello che sostiene l’amico Antoine Bernheim al vertice di Generali) e tedeschi (Commerzbank che però fa parte del gruppo A dei soci finanziari) e accontentare anche gli industriali.</p>
<p>I posti alla fine sono stati tutti assegnati in un riequilibrio studiatissimo. Dietro le quinte la regia di Mario Draghi da via Nazionale, una presa di posizione prudente ma decisa di Profumo e in qualche maniera il management che ha rimpolpato di utili in questi anni Mediobanca è rimasto alla guida dell’istituto.</p>
<p>Nel frattempo, come giustamente ha evidenziato Manacorda sulla Stampa, Geronzi, col ritorno alla governance monistica, aggira i paletti della banca d’Italia in materia nomine per gli organi di controllo delle società partecipate. In parole più semplici per Geronzi si spiana la via per la vicepresidenza di Generali.</p>
<p>A Trieste, d’altra parte, Bernheim gli ha già steso un tappeto rosso dichiarando pochi giorni fa che avrebbe gradito un suo ritorno sulla seconda poltrona di Generali.</p>
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    <title type="html">Unicredit:  Profumo di profit warning</title>
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    <published>2008-03-14T17:11:47+00:00</published>
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    <dc:subject>persone</dc:subject><dc:subject>geronzi</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>az-italia</dc:subject><dc:subject>a-profumo</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3478/unicredit-profumo-di-profit-warning"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/sad_girl.jpg" class="post" align="left" border="0" width="235" height="290" alt="alessandro profumo unicredit piaza cordusio banche banca dati profit warning dati capitali oneri previsioni 2007 2008 bilancio credito liquidit&Atilde;&nbsp; ristrutturazione borsa finanza" /></p>
<p>Alessandro Profumo, ha presentato ieri a Londra alla comunità finanziaria i risultati dell&#8217;esercizio 2007, che si è chiuso con un risultato netto leggermente inferiore alla attese.</p>
<p>L&#8217;utile netto pro forma, includendo cioè la neo acquisita Capitalia per l&#8217;intero esercizio, è stato pari a 6,566 mld di euro in flessione dello 0,4% rispetto al dato del 2006. L&#8217;utile netto normalizzato, escludendo cioè i costi di integrazione di Capitalia e le plusvalenze, è stato di 7,282 mld di euro, in crescita del 10,4%. L&#8217;esposizione sui subprime, pari a 164 mln di euro a dicembre poi scesa a 118 mln di euro al 29 febbraio, è definita dai vertici della banca &#8220;trascurabile&#8221;.</p>
<p>L&#8217;amministratore delegato ha anche dichiarato che il 2008 sarà un anno difficile a causa dei noti problemi finanziari internazionali e che sarà impossibile confermare il target dell&#8217;Eps per l&#8217;anno in corso. In sostanza un profit warning. </p>
<p>Le strategie del 2008 di Unicredit vedono l&#8217;incorporazione di Ubm in Unicredit e il piano di riorganizzazione delle banche del gruppo. L&#8217;obiettivo è creare 3 nuove banche con responsabilità territoriale per l&#8217;offerta dei servizi Retail nonché di riallocare i business corporate, private, mutui e prestiti personali all&#8217;interno del Gruppo.</p>
 <p>
Questo piano, che segue all&#8217;integrazione di Capitalia, sarà di due fasi: nella prima, UniCredit Banca di Roma, Bipop Carire, Banco di Sicilia, UniCredit Banca, nonché le due società finanziarie Capitalia Partecipazioni e Capitalia Merchant, saranno incorporate in UniCredit secondo il progetto di fusione approvato dal Consiglio della Capogruppo. Nella seconda fase UniCredit procederà a scorporare i business bancari precedentemente incorporati riallocando i servizi Retail in 3 nuove entità bancarie che manterranno le precedenti denominazioni di UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma e Banco di Sicilia, al fine di massimizzare l&#8217;efficacia commerciale avvalendosi di marchi esistenti fortemente riconosciuti e di competenze radicate nel territorio.</p>
<p>Proprio a questo proposito UniCredit Banca agirà nel Nord Italia, UniCredit Banca di Roma nel Centro-Sud e Banco di Sicilia in Sicilia. Le attività immobiliari di UniCredit Banca di Roma e Banco di Sicilia saranno trasferite alla società immobiliare del Gruppo, UniCredit Real Estate.</p>
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    <title type="html">Intesa Sanpaolo: ecco i progetti per il 2008</title>
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    <published>2008-01-21T17:49:26+00:00</published>
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    <summary type="text"><![CDATA[Attivissima Intesa Sanpaolo. Il 2008 del carro armato del credito made in Italy si apre con una sfilza di nuove operazioni i cui frutti saranno con ogni probabilità generosi. Col nuovo anno è[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3357/intesa-sanpaolo-ecco-i-progetti-per-il-2008"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/cantiere.jpg" class="post" align="left" border="0" width="244" height="191" alt="intesa san paolo infrastrutture progetti espansione target finance project passera bazoli unicredit lotta " /></p>
<p>Attivissima Intesa Sanpaolo. Il 2008 del carro armato del credito made in Italy si apre con una sfilza di nuove operazioni i cui frutti saranno con ogni probabilità generosi. Col nuovo anno è diventata per esempio operativa l’integrazione di Banca OPI e Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo che ha partorito Biis, la prima banca italiana nel public finance ed una delle prime in Europa.</p>
<p>Si tratta di un colosso da 42 miliardi di euro di impieghi e 301 milioni di euro di proventi operativi netti aggregati capace – riportava una nota un po’ trionfale qualche mese fa - di essere volano di sviluppo per le infrastrutture, i servizi di pubblica utilità e tutti i settori coinvolti dall’intervento pubblico.</p>
<p>Trasporti e infrastrutture d’ogni tipo sono d’altra parte un argomento importante per il gruppo come dimostra l’ingresso avvenuto da poco e con una quota del 20% del capitale in Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori). Si tratta della società di Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo (24% ciascuno) e Giuseppe Sciarrone (4%), che si occupa di ferrovie e ha ordinato pochi giorni fa 25 treni di ultima generazione da Alstom. Un’operazione senza dubbio notevole se si pensa che ha un valore di 650 milioni di euro. Quei treni saranno protagonisti dell’alta velocità italiana e, spiega qualche comunicato, possono raggiungere i 360 km/h. Ironizzando sulla partecipazione di Montezemolo all’operazione qualcuno li ha definiti la Ferrari dei binari.</p>
 <p>
Non si tratta certo dell’ultima operazione nelle infrastrutture del gruppo. Biis, che è guidata nelle proprie imprese da Mario Ciaccia, ha per le mani grossi progetti come quello del Passante di Mestre (750 milioni di euro) o quello della Pedemontana Lombarda (4,5 miliardi di euro a cui andrebbero aggiunti la Brebemi, 1,5 miliardi di euro, e la connessione Pedemontana Brebemi, 180 milioni). Milano è uno dei mercati dove più fervono i progetti (e la finanza di progetto) di Ciaccia. Del capoluogo lombardo il gruppo finanzia la Tangenziale est (un progetto da 1,5 miliardi di euro), la Nuova Fiera (970 milioni di euro) e il nuovo progetto per la Darsena (“soli” 21 milioni di euro).</p>
<p>L’erede della San Paolo ovviamente ha un ruolo importante anche a Torino, dove ha contribuito enormemente alle Olimpiadi del 2006. Non mancano però progetti a tutto tondo come, per tornare alle ferrovie, il progetto Infrastrutture che prevede l’emissione di titoli per lo sviluppo dell’alta velocità e per un controvalore di 500 milioni di euro.</p>
<p>Le infrastrutture non sono però l’unico interesse del gruppo guidato da Corrado Passera. Proprio ieri il gruppo ha ottenuto il via libera dell’Antitrust alla conquista di Carifirenze che permetterà alla superbanca di acquisire un ruolo di primo piano anche in Toscana. Un ruolo tanto importante che il gruppo dovrà cedere 29 sportelli fra le province di La Spezia, Terni e Pistoia e soprattutto dovrà dismettere l’intera quota in Agos, la finanziaria del credito al consumo che era diventata decisamente ingombrante. Intesa Sanpaolo rischiava infatti di controllare tre gruppi nel mondo dei finanziamenti ai consumatori – Agos, Findomestic e Neos – e in particolare di avere posizioni dominanti nel settore del credito diretto (prestiti personali, carte revolving e cessione del quinto dello stipendio) in diverse regioni d’Italia.</p>
<p>Tutto questo sembrerebbe però ridurre le attività del gruppo al territorio nazionale, dove in effetti Intesa Sanpaolo sviluppa due terzi del proprio fatturato. Si tratterebbe di una prospettiva fuorviante: il gruppo, infatti, ha decise ma caute mire estere, come dimostra anche la recente intenzione di partecipare alla privatizzazione della banca libica Wahda.</p>
<p>Gli attivi del gruppo fuori dal territorio nazionale ammontano a circa 40 miliardi di euro; l’orientamento è a Est e copre il territorio dalla Russia, alla Romania con interessi anche in Croazia, Slovenia, Bosnia e Ungheria. Rilevanti anche gli interessi in Egitto mentre il gruppo, che ha dovuto rinunciare all’ucraina Ukrsotsbank, dopo la ricchissima offerta di Unicredit (il 60% in più della sua), non manca di cartucce visto che per quell’operazione aveva messo da parte ben 1,4 miliardi di dollari. Insomma il 2008 dovrebbe sicuramente essere un anno interessante per la banca di Corrado Passera e Giovanni Bazoli.</p>
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    <title type="html">Unicredit: braccio di ferro in Sicilia</title>
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    <published>2008-01-10T17:41:36+00:00</published>
    <updated>2008-01-10T17:41:36+00:00</updated>
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Giornata caratterizzata dai recuperi per i titoli del settore bancario e tra questi non fa eccezione Unicredito, nonostante il conflitto aperto ieri con il[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3335/unicredit-braccio-di-ferro-in-sicilia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/popeye.jpg" class="post" align="left" border="0" width="240" height="193" alt="unicredit profumo piazza cordusio banco di sicilia nicastro mancuso lopes capitalia manager management scontro nomine " /></p>
<p><em>Riceviamo da Robby e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Giornata caratterizzata dai recuperi per i titoli del settore bancario e tra questi non fa eccezione Unicredito, nonostante il conflitto aperto ieri con il cda della controllata Banco di Sicilia. Il board dell&#8217;istituto palermitano si e&#8217; infatti riunito contro il volere della capogruppo, ed e&#8217; riuscito a raggiungere il numero legale di 6 consiglieri su 11 grazie ad un collegamento telefonico con l&#8217;amministratore delegato, Beniamino Anselmi, in vacanza in Patagonia.</p>
<p>Il blitz e&#8217; stato capitanato dal presidente Salvatore Mancuso, forte dell&#8217;appoggio dei consiglieri espressi della Regione Sicilia, desiderosi di salvaguardare la &#8220;sicilianita&#8217;&#8221; della banca contro l&#8217;ingerenza di Unicredito, divenuta controllante dopo l&#8217;annessione di Capitalia. Il cda ha cosi&#8217; nominato il nuovo direttore generale nella persona di Giuseppe Lopes, al posto di Roberto Bertola, e quattro condirettori centrali.</p>
 <p>
Piazza Cordusio ha ovviamente reagito dichiarando nulle le delibere e rinnovando la fiducia a Bertola. E&#8217; stato quindi convocato per martedi&#8217; 15 gennaio il comitato nomine della capogruppo per procedere al rinnovo del cda del Banco di Sicilia e valutare ogni possibile azione di responsabilita&#8217;. La vittoria di Mancuso rischia percio&#8217; di avere vita breve, anche se probabilmente il fine era quello di inviare un messaggio e non certo quello di sconfiggere la controllante. Il mandato di Mancuso scade ad aprile, quindi le ragioni che hanno spinto il manager a prendere l&#8217;iniziativa sono forse da ricercare nelle indiscrezioni che lo vorrebbero come prossimo candidato alla presidenza della regione.</p>
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    <title type="html">Unicredit: un passo indietro in Sicilia, uno avanti in Polonia</title>
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    <published>2008-01-09T14:52:10+00:00</published>
    <updated>2008-01-09T14:52:10+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[La delicata vicenda che ha contrapposto i vertici del Banco di Sicilia a Unicredit dovrebbe essersi composta. Sarebbe infatti slittato a lunedì il cda inizialmente previsto per domani e finalizzato[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3331/unicredit-passo-avanti-in-sicilia-passo-indietro-in-polonia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/step.jpg" class="post" align="left" border="0" width="250" height="307" alt="unicredit banco di sicilia mancuso lopes vertici geronzi profumo dirigenti management polonia pekao governo bph organigramma" /></p>
<p>La delicata vicenda che ha contrapposto i vertici del Banco di Sicilia a Unicredit dovrebbe essersi composta. Sarebbe infatti slittato a lunedì il cda inizialmente previsto per domani e finalizzato anche alla smussatura degli attriti emersi nei giorni scorsi. Secondo quanto riportato da <a href="http://www.borsaitaliana.it/bitApp/news.bit?target=NewsViewer&#038;id=396579&#038;lang=it">MF</a> sarebbe in partenza il direttore generale Roberto Bertola, che era entrato in carica soltanto lo scorso agosto e che dovrebbe fare spazio a figure interne al Banco.</p>
<p>La stessa fonte riporta la possibilità di un ingresso di Giuseppe Lopes o di Maurizio Scala per la carica di vicedirettore generale. Unicredit non rilascia commenti in proposito, tuttavia se le indiscrezioni fossero confermate l’impressione che si avrebbe sarebbe quella di un sostanziale passo indietro del management di Piazza Cordusio dopo i contrasti dei giorni passati.</p>
 <p>
D’altra parte è normale che gli avvicendamenti in un gruppo che si sta ridisegnando su scala nazionale (ricordiamo la cessione in corso di 180 sportelli per ragioni di Antitrust) e internazionale subiscano qualche intoppo o rallentamento qua e là. Di certo la geografia delle operazioni di Unicredit è ormai difficile da inquadrare soltanto su scala nazionale, visto che la nona banca del mondo opera da Dubai a Pechino, dalla Polonia agli Stati Uniti. Di recente, fra l’altro, il cambiamento di Governo i Polonia sembra avere aperto nuove prospettive per la banca di Piazza Cordusio che era stata obbligata dal governo locale, nonostante il via libera Ue, a cedere i 200 sportelli di Bph a GE Money, braccio finanziario della General Motors, per 625.5 milioni di euro.</p>
<p>L’operazione dovrebbe essere finalizzata entro la fine di febbraio, ma il clima che si respira a Varsavia sembra positivo come dimostra anche l’intenzione di procedere con le privatizzazioni nel Paese. In particolare è interessante ricordare che circa il 4% della Bank Pekao in mano al Governo è stato offerto alla banca italiana che già ne controlla quasi il 60% e che non ha mostrato un particolare interesse ad accrescere la propria quota. L’ottima quotazione del titolo Unicredit sulla borsa di Varsavia ha dimostrato un certo interesse su quel mercato per le azioni di Piazza Cordusio e lascia ben sperare per il futuro in un paese in cui Unicredit è già primo attore del mercato con una quota del 18,8 per cento. Le ambizioni a Est non sono d’altra parte nuove per Unicredit che mise a segno la conquista di Bank Pekao nel 1999 e che dopo la conquista di Hvb adesso punta su mercati emrgenti come la Russia (dove è la prima banca estera e la sesta nazionale), la Turchia (dove è la quarta banca del Paese) e l’Ucraina. Gli analisti, pur nella cautela riservata al settore bancario, si mostrano ottimisti sull’andamento del titolo e mandano consigli d’acquisto. Nel frattempo il titolo, tornato dopo gli strattoni degli ultimi mesi, sui prezzi del 2005 cerca di mettere a segno dei recuperi.</p>
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    <title type="html">I pensieri di Profumo passano da Vicenza</title>
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    <published>2007-12-12T17:54:09+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3296/i-pensieri-di-profumo-passano-da-vicenza"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/profumo4_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="242" height="200" alt="profumo mediobanca vicenza popolare gianni zonin fusioni sportelli generali mediobanca geronzi costamagna cessioni asset sindacato bernheim" /></p>
<p>Sono almeno due le partite grosse della finanza italiana che passano da Vicenza in questo periodo. La prima è quella delle quote di Mediobanca che Unicredit deve cedere senza scombussolare gli assetti del potere a Piazzetta Cuccia: la Banca Popolare di Vicenza è interessata a un buon 2% del capitale della banca milanese.La seconda riguarda invece quei 186 sportelli che Unicredit deve vendere: anche in questo caso Gianni Zonin, patron della banca vicentina, alza la mano e si mette in gara. La maxifusione di Unicredit con Capitalia, insomma, impone i suoi sacrifici e pretende un delicato e rapido riequilibrio delle posizioni nei salotti buoni di Mediobanca e Generali. Provano ad approfittarne proprio a Vicenza bussando alle porte di Piazzetta Cuccia.</p>
<p>Primo punto. Vicenza, secondo un brillante articolo del Messaggero di oggi, ha già risolto il problema, o almeno presentato la propria proposta. Il problema è abbastanza semplice. Il piano per Mediobanca prevede che la Popolare di Vicenza acquisti il 2% circa della banca d’affari. Allo stato attuale però questa operazione non si può fare perché il gruppo vicentino opera già sia nell’investment banking (l’80% di Nord est merchant), che nel settore assicurativo (12% di Cattolica e due posti nel suo consiglio d’amministrazione). Se perciò Gianni Zonin vuole entrare in Mediobanca dovrà evitare questi due conflitti d’interesse. Ma come? Il quotidiano romano ipotizza in breve delle muraglie cinesi in Cattolica, con la sterilizzazione dei voti vicentini nel board e, sul versante Nord est Merchant, la cessione del controllo a terzi.</p>
 <p>
Domani si saprà il verdetto di Antonio Catricalà, presidente dell’autorità per la Concorrenza. In ogni caso, riporta un’agenzia stampa di oggi, sembra che in caso di bocciatura a Mediobanca abbiano già messo a punto un piano B.</p>
<p>Altra partita è invece quella degli sportelli di Piazza Cordusio. Questa vicenda ricorda un po’ il detto “chi disprezza compra”. Se infatti tutti o quasi si dicono interessati (come riporta l’elenco riportato in seguito), nessuno vuole sbilanciarsi e qualcuno si è anche tirato fuori in anticipo. L’idea sarebbe quella di prendere gli sportelli (186 divisi in 4 lotti) a prezzi accettabili: cosa rara ultimamente per il mercato bancario nazionale. Si parla di 6-7 milioni massimo ad agenzia, ma non è detto che la cifra non si avvicini poi a quella ricchissima di 9,5 milioni a sportello pagata da Carige a Intesa Sanpaolo. Attualmente si parla di una cordata Bpm-Bper-Etruria-Popolare di Ragusa; quindi di una lista guidata da Carige con la Popolare di Bari, il Credem e Veneto Banca e infine della Popolare di Vicenza (da sola), di Ubi banca, della tedesca Deutsche Bank e della francese Crédit Agricole. Insomma la fila per quegli sportelli c’è… e questo va tutto a vantaggio di Unicredit.</p>
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    <title type="html">Manovre Generali: chi difende l&#039;onore di Bernheim</title>
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    <published>2007-11-20T18:02:31+00:00</published>
    <updated>2007-11-20T18:02:31+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3249/manovre-generali-chi-difende-lonore-di-bernheim"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bernheim_generali_05.jpg" class="post" align="left" border="0" width="165" height="247" alt="bernheim antoine mps monte dei paschi mussari giuseppe leone di trieste unicredit mediobanca axa algebris tci hedge fund merger fusioni acquisizioni assicurazioni banche" /></p>
<p>In difesa dell&#8217;onore di Antoine Bernheim, presidente di Generali sulla graticola a causa delle critiche al suo operato da qualche mese, sono scesi in campo il Financial Times e lo stesso Stato francese. La Patria gli ha regalato la Legion d&#8217;onore alla presenza di René Caron, numero uno del Credit Agricole, e di Jean-Marie Messier, ex guida del gruppo Vivendi.</p>
<p>Il quotidiano britannico ha giudicato invece discutibili gli attacchi sferrati da Algebris alla struttura della corporate governance (passando per critiche all&#8217;età e alla remunerazione di Bernheim) e all&#8217;influenza di Mediobanca sulle scelte del gruppo. Questi gli argomenti del giornalista Paul Betts. Le prospettive di Bernheim nel gruppo sembrano comunque limitate perché già lui stesso ha dichiarato di non volere rinnovare il proprio mandato dopo la sua naturale scadenza, quindi la richiesta di cambiamenti entro i prossimi tre anni è sostanzialmente inutile perché già prevista. Quanto al ruolo di Mediobanca, maggiore azionista di Generali con una quota del 15,1 per cento, è possibile che una banca con un azionariato e un management tanto divisi sul futuro della banca d&#8217;affari debba essere tanto vincolata dalla gestione di un colosso come Generali? Fra l&#8217;altro lo sviluppo di quest&#8217;ultima deriva in gran parte dalle sue imprese estere e dalla sua capacità di crescere fino a combattere alla pari con i colossi europei Allianz e Axa. In quest&#8217;ottica Betts si chiede che senso abbia vincolarsi tanto a Generali.</p>
 <p>
Visto dall&#8217;al di qua delle Alpi sembra il discorso di un extraterrestre che non si è accorto (o voluto accorgere) del fatto che Generali è un gigante irrinunciabile per il sistema finanziario ed economico italiano. A dimostrarlo le notizie degli ultimi giorni e il fatto che il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera hanno rivelato quello che il mercato sospettava da tempo: un braccio di ferro fra Intesa Sanpaolo e Unicredit per la conquista di un maggiore potere a Trieste.</p>
<p>Non a caso a Parigi ieri Bernheim ha parlato di un attacco alla compagnia &#8220;che vede coinvolti anche italiani&#8221;. Nel frattempo si è scoperto che Intesa Sanpaolo ha investito 50 milioni di euro in Algebris, il fondo che ha lanciato il sassolino nello stagno di Trieste. Poi si è saputo che, tramite il fondo Pioneer, anche Unicredit aveva investito una cifra simile nel fondo guidato da Davide Serra, (Profumo ha dichiarato che si è trattato di una scelta autonoma di Pioneer). Alla fine emerge che circa il 10% di Algebris è in mani italiane e che quindi quel sassolino forse è partito da molto vicino.</p>
<p>Un ruolo non secondario in questa partita potrebbe averlo poi anche il Monte dei Paschi di Siena. Il blitz sull&#8217;Antonveneta non sembra avere distratto più di tanto Giuseppe Mussari, presidente di Mps, dalle &#8220;partite che contano&#8221;. Il Monte dei Paschi ha ammesso infatti di avere investito 10 milioni di euro in Algebris e recentemente la Fondazione che controlla la banca senese ha dichiarato di avere in portafoglio l&#8217;1,9% di Mediobanca. Se si considera che il Monte dei Paschi ha una partnership sempre più stretta con il concorrente di Generali Axa, si capisce subito che da questa partita non manca nessun giocatore di rilievo.</p>
<p>A complicare le cose ci si mette anche un articolo del Corriere della Sera di oggi, secondo il quale Tci (The children investment fund), hedge fund già noto al mercato per mosse analoghe a quelle di Algebris su Abn Amro e l&#8217;americana Csx, ha fatto un investimento da oltre 440 milioni di euro su Intesa Sanpaolo ed è quindi un socio, seppure minoritario, del gruppo presieduto da Bazoli. In passato la stampa nazionale e internazionale ha evidenziato la vicinanza del fondo Algebris a Tci e sottolineato il fatto che spesso i due hanno operato di concerto in manovre simili a quella di questi mesi su Generali. Nel frattempo il braccio di ferro fra Intesa e Unicredit continua. Una danza che dopo tanti giri porta comunque ai soliti pochi nomi. Resta però da capire chi coglierà fuori posto la fine della musica.</p>
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    <title type="html">Unicredit pesante in Borsa. Incertezze da fusione e derivati</title>
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    <published>2007-10-16T12:51:44+00:00</published>
    <updated>2007-10-16T12:51:44+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3193/unicredit-pesante-in-borsa-incertezze-da-fusione-e-derivati"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/profumo4.jpg" class="post" align="left" border="0" width="242" height="200" alt="unicredit derivati report e ncertezze da fusione" /></p>
<p><em>Riceviamo da Robby e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Periodo piuttosto negativo per Unicredit, che nelle ultime sedute è stato al centro di vendite consistenti registrando una performance decisamente peggiore rispetto a quella dell&#8217;indice di settore. Le notizie riguardanti la perdita di circa un miliardo di euro su contratti derivati da parte dei clienti corporate dell&#8217;istituto potrebbe aver influito sul recente andamento del titolo, anche se è da rilevare che si tratta solo di una parte modesta rispetto all&#8217;insieme dei contratti gestiti dal gruppo bancario (30 miliardi).</p>
<p>Appare più complessa invece la determinazione del giudizio dato dal mercato rispetto alla fusione con Capitalia. Molti analisti rilevano una diluizione degli utili per azione pari a circa il 3%, ma tale variazione potrebbe essere già scontata dai prezzi attuali. L&#8217;andamento negativo di tutto il settore a partire dall&#8217;inizio della crisi relativa ai mutui subprime corre ora il rischio di proseguire a causa della forte riduzione degli utili registrata da Citigroup, che nella giornata di ieri ne ha reso nota una flessione pari al 57% durante il terzo trimestre.  </p>
<p>Dal punto di vista tecnico validi segnali di ripresa sono ipotizzabili solo a seguito di un superamento delle resistenze di area 6.40, mentre un eventuale calo al di sotto dei minimi di settembre in area 5.70 potrebbe riattivare la tendenza ribassista di lungo periodo proiettando le quotazioni verso i 5.20 euro.</p>
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    <title type="html">Mediobanca e Generali fra farsa e potere</title>
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    <published>2007-10-01T18:47:14+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3163/mediobanca-e-generali-fra-farsa-e-potere"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/alcastello.jpg" class="post" align="left" border="0" width="295" height="295" alt="MEDIOBANCA geronzi profumo generali axa fusioni acquisizioni " /></p>
<p>Spaghetti e mandolino, tragedia e farsa, c’è poco da dire l’Italia è così. Ancora una volta al centro di tutto c’è Generali e Mediobanca e tutti i suoi soci da Unicredit a Groupama, un balletto che nessuno a volgia di terminare. Un balletto che non può continuare. Così spunta quella figuraccia di Geronzi fresca fresca. Lui dice che Vincenzo Maranghi, lo storico successore e aiutante di Enrico Cuccia deceduto poco tempo fa, lo aveva battezzato presidente di Mediobanca. “Prima della sua morte Maranghi mi disse se volevo essere presidente di Mediobanca”, ha dichiarato Geronzi alla stampa. Immediata la reazione dei familiari che si sono detti “profondamente sconcertati dall&#8217;attribuzione di parole e pensieri a una persona che non è più in grado di asseverare né di correggere nè tanto meno di smentire quelle affermazioni”.</p>
<p>In effetti del fatto che Geronzi, puntando al ruolo di erede della tradizione storica di Mediobanca, sia scaduto in un eccesso di tempestività e di cattivo gusto sembra difficile dubitare. Certo il messaggio che ha lanciato è chiaro e coerente. Adesso Geronzi è il presidente di Mediobanca, ieri lo stesso Vincent Bolloré lo ha definito il naturale candidato alla vicepresidenza di Generali (lasciando un po’ indispettiti anche diversi manager di Mediobanca), domani Geronzi potrebbe diventare l’ago della bilancia nel nuovo assetto del Leone e farsi tramite la stessa Mediobanca (che delle Generali è il maggiore azionisti) garante del “nuovo corso).</p>
<p>A questo punto però ci sono diversi ostacoli e interrogativi. Il primo riguarda la contropartita che francesi vorranno in cambio del proprio appoggio. Un interrogativo grande quanto la stabilità dell’intero sistema finanziario italiano anche perché Generali ha bisogno di crescere per difendersi dagli altri due grossi gruppi europei che sono Allianz e la francese Axa.  Proprio quest’ultima gioca da tempo il ruolo della pantera in agguato e nessuno sottovaluta i pericoli a cui potrebbe esporre il Leone. Guarda caso fu proprio lo stesso Maranghi a mettere in guardia Generali dal grandissimo pericolo che cadesse nelle mani di Axa. Altro interrogativo riguarda proprio le mosse che Mediobanca e Generali dovranno fare per sventare una caduta. Bisogna crescere, crescere, crescere. Ma mille lacciuoli intralciano il passo. Unicredit, maggiore azionista di Mediobanca, tanto da dovere cedere per ragioni di antitrust il 9,34% di piazzetta Cuccia all’indomani della fusione con Capitalia, rischia un corpo a corpo con Intesa Sanpaolo. Se infatti Unicredit è diventata il primo azionista di Mediobanca che, a sua volta, è il primo azionista di Generali, bisogna anche ricordare che il Leone a sua volta possiede il 5% di Intesa San Paolo Imi. Per questo Giovanni Bazoli, patrone della banca torino-milanese da subito ricordò a Unicredit che non poteva mantenere il controllo di Mediobanca con quelle quote e ricordò gli impegni a vendere. Insomma ancora una volta intorno a Mediobanca ruotano tutti pezzi da novanta della nostra finanza. La cosa più brutta che potrebbe accadere è che alla fine anxcora una votla a trarre il frutto delle divisioni nazinali sia uno straniero come Axa o come Allianz.</p>
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    <title type="html">Profumo conquista l&#039;Ucraina (e frega Intesa Sanpaolo)</title>
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    <published>2007-07-05T17:36:47+00:00</published>
    <updated>2007-07-05T17:36:47+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Unicredit viaggia verso l’Est. L’acquisizione appena annunciata di circa il 95% del capitale sociale di Ukrsotsbank porta piazza Cordusio al centro del mercato finanziario ucraino. La banca di Kiev[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3020/profumo-conquista-lucraina-soffiandola-a-intesa-sanpaolo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Corna.jpg" class="post" align="left" border="0" width="180" height="270" alt="unicredit ukrsotsbank usb banca piazza cordusio alessandro profumo conquista espansione fusione merger and acquisition" /></p>
<p>Unicredit viaggia verso l’Est. L’acquisizione appena annunciata di circa il 95% del capitale sociale di Ukrsotsbank porta piazza Cordusio al centro del mercato finanziario ucraino. La banca di Kiev (Ucraina) è costata circa 1,52 miliardi di euro al netto di un recente aumento di capitale da 95 milioni di euro. La novità in realtà era già stata in parte annunciata da un articolo uscito oggi su Repubblica che ricordava che la banca ucraina è stata a un passo dall’ingresso nella famiglia di Intesa Sanpaolo. </p>
<p>A Est d’altra parte Unicredit si è rivolta da tempo, sia per le eredità avute da Hvb, sia per i margini in crescita che questi mercati promettono. In proposito non è irrilevante osservare che piazza Cordusio conta di aprire in tre anni circa 800 sportelli nella macroarea in questione, anche se il territorio su cui investiva di più fino ad oggi era la Turchia con 350 filiali di prossima apertura. </p>
<p>Tornando all’acquisizione di Ukrsotsbank bisogna dire che l’acquisizione dovrebbe chiudersi entro la fine di quest’anno e che il prezzo della transazione potrà comunque variare in rapporto al net asset value che la banca avrà registrato alla data del closing. L’operainoe sarà finanziata da Unicredit con mezzi propri.</p>
<p>In ballo c’è una banca dai tassi di crescita elevatissimi. Si tratta infatti di una delle più grandi banche dell’Ucraina che il presidente del consiglio d’amministrazione Borys Tymonkin ha guidato a margini esplosivi. Fra il 2005 e il 2006, per esempio gli utili della banca di Kiev sono passati da 21,679 milioni di euro a 34,045 milioni (calcoliamo il cambio euro/grivna ai tassi correnti): in termini percentuali significa una crescita del 57% circa.</p>
<p>Tassi di crescita elevati si registrano anche ad altri livelli del conto economico, come nel caso del margine d’intermediazione passato dai 119,4 milioni di euro del 2005 ai 164,5 milioni di euro del 2006 (+37,8%) o nel caso delle attività del gruppo bancario ucraino che sono passate nello stesso periodo da 1,5 miliardi di euro a 2,531 miliardi ossia cresciute del 62 per cento.</p>
<p>Per tornare a Unicredit bisogna anche dire che un certo interesse per l’Ucraina era già emerso anche dalla relazione dell’ultimo trimestre che riferiva dell’apertura di nuove attività nel paese della Rivoluzione arancione grazie alle filiali ereditate da Hvb e all’intenzione già dichiarata di espandersi su questo mercato.</p>
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