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Profumo Alessandro

Ligresti dentro San Paolo verso un futuro incerto

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Ligresti mette un piede in San Paolo. Fonsai, la società controllata dall’imprenditore siciliano, conquista l’1% del capitale di San Paolo Imi. Considerando la sua partecipazione dello 0,73% in Banca Intesa, diventa di fatto uno dei principali soci privati del nuovo soggetto Intesa San Paolo. Facendo i conti sul concambio di 3,115 azioni Intesa contro una di San Paolo Ligresti si ritrova in tasca lo 0,82% del nuovo colosso del credito italiano.

L’operazione di Salvatore Ligresti si gioca sullo stesso tavolo dal quale Mps si è defilata vendendo la sua partecipazione in Generali. Il nocciolo della questione sembra essere sempre là: a Trieste. Ligresti, infatti, si butta con questa mossa sulla cordata Intesa San Paolo contrapposta a Mediobanca, che nei prossimi mesi si giocheranno il dominio di Generali.

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Telecom, Profumo di cordata

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Giornata di stanca per Telecom che dall’apertura delle contrattazioni viaggia con un ribasso di quasi un punto percentuale. Forse a deprimere il titolo è l’ultimo rumor che riguarda ovviamente le banche. Alessandro Kaiser Profumo ha dato il suo nulla osta ad una cordata di banche che accorra in difesa dell’italianità dei gioielli di Marco Tronchetti Provera. Il discorso sta un po’ fra le righe.

Mediobanca, che sta organizzando la difesa della Telecom, è azionista di Pirelli (che a monte controlla tutta la baracca) con quasi il 4% del capitale. Al suo operato si collega quello di Generali che si trova a monte e a valle della catena avendo il 5,2% circa di Pirelli e oltre il 2% di Telecom. L’ipotesi sembra quella di favorire degli investimenti (in entrambi i casi utili) che immetta liquidità nelle casse del gruppo. Quanto alla liquidità Generali, si sa, ne ha in abbondanza, persino in esubero: bisognerà vedere se riterrà redditizio l’investimento.

Che c’entra a questo punto Profumo? Unicredit controlla il 7,7% di Mediobanca e quasi il 3,7% di Generali, quindi si candida a regista dell’operazione. Questo senza considerare che l’uscita da Olimpia sembra aver lasciato l’amaro in bocca al dinamico Alexander che poi è anche la fonte del rumor che abbiamo raccontato. Comunque sia ancora una volta sembra che il futuro di Telecom-Pirelli passi per un partner finanziario piuttosto che industriale. D’altro canto i Benetton “hanno già dato” e quello che alla Telecom manca è proprio il denaro, denaro per pagare il debito e denaro per finanziare gli investimenti nella rete.

Unicredit e Capitalia, qualche pettegolezzo in più

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Fino alla chiusura della seduta piazza Affari continua a diffondere pettegolezzi bancari. L’ultimo riguarda Unicredit, che starebbe per potenziare le proprie attività di trading e brokeraggio in Russia tramite l’acquisto di Aton, una società che sarebbe in trattativa esclusiva con la controllata di piazza Cordusio. La notizia è stata riportata nell’ultimo numero del Financial Times Deutschland.
Al quotidiano tedesco un manager della Bank Austria Creditanstalt, la filiale austriaca di Unicredit che starebbe per fare shopping dalle parti di Mosca, avrebbe affermato che “Bank Austria è pronta a pagare centinaia di milioni di euro per assicurarsi Aton”. Sempre nello stesso articolo si legge dell’operazione interna al gruppo che prevede il passaggio della stessa Bank Austria Creditanstalt
dall’Hvb a Unicredito.

I rumors di oggi si sono però mossi anche su un altro fronte bancario: quello di Capitalia. Alcuni analisti della società di rating Cheuvreux avrebbero, infatti, ipotizzato che Abn Amro, la banca olandese che l’estate scorsa è stata tra i protagonisti del risiko bancario, non avrebbe alcun interesse a rinunciare alla sua quota del 7,7% circa di Capitalia, anzi. Quella fetta della banca capitolina potrebbe piuttosto crescere e segnare una comoda base di appoggio per successive conquiste.

In particolare gli analisti di Cheuvreux avrebbero suggerito che gli olandesi potrebbero rilevare le quote in Capitalia dagli attuali azionisti in uscita: si dice, infatti, che presto siano pronti a liquidare le proprie quote Merloni, Colaiacovo, Pirelli e Toro. Probabilmente, viste le pressioni di questi giorni sul comparto bancario, se decidessero di liquidare sarebbero proprio questi ultimi a concludere l’affare migliore.

Mps, all'orizzonte anche gli olandesi di Abn

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! Capitalia Profumo Alessandro Politica

Continua il risiko bancario. Mentre si attende l’esito della vicenda della Banca Popolare Italiana (contesa tra Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Verona e Novara, Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Banca Popolare Unita, con le quali in questi giorni gli advisor di Bpi, Mediobanca e Rothschild, stanno avviando un giro di incontri), il mondo del risparmio è in fibrillazione anche per Mps. L’ipotesi, accreditata da più parti, di una aggregazione con Capitalia, rimane sul piatto. Ma le voci si rincorrono sulle altre possibilità.
Il cda senese di giovedì prossimo pare intenzionato a nominare Jp Morgan come advisor per cercare di mettere a fuoco le scelte strategiche più appropriate. Una di queste cadrebbe su Abn Amro. Gli olandesi (che oggi controllano il 7,7% di Capitalia) hanno in programma di crescere in Italia. Il punto è capire in quale modo. A questa ipotesi si oppongono i vertici Ds, che vedrebbero con maggior favore una strada di aggregazioni tutta italiana. In pole position Capitalia, nonostante l’opposizione di Totò Cuffaro, consigliere di amministrazione della banca in qualità di presidente della regione Sicilia. Ma anche in questo caso Abn, col suo 7,7%, sarebbe coinvolta. Generano forse qualche timore le dimensioni della banca di Amsterdam: capitalizza 41,9 miliardi contro gli 11,6 di Mps. Per i senesi perciò contare nei vertici del nuovo soggetto sarebbe molto difficile.

Non è del tutto da escludere neanche un interesse del Monte dei Paschi nei confronti di Bpi, guidata da Divo Gronchi, che è un ex Mps. Ma gettarsi su quella partita, già avviata, sarebbe sicuramente complesso. In ogni caso a Rocca Salimbeni sembrano avere fretta, per scongiurare l’ipotesi di un guizzo di Profumo che, dopo l’operazione Hvb, potrebbe voler portare in casa Unicredit proprio Mps.
Gli ambienti Ds, che agli olandesi non perdonano il fallimento dell’operazione Unipol-Bnl, potrebbero vedere proprio in Unipol un possibile partner per Mps. Ma questo scenario sembra allontanarsi: il principale sponsor dell’integrazione tra le cooperative e la banca senese, Turiddo Campaini, sta lasciando la presidenza di Finsoe, la finanziaria che controlla il gruppo Unipol. Tra le ragioni che lo hanno portato alle dimissioni, fissate per il 15 settembre, oltre ai contrasti con il presidente di Unipol Pierluigi Stefanini sulla nomina dell’amministratore delegato Carlo Salvatori, proprio il conflitto sulla questione del fallito tentativo di avvicinamento ad Mps, di cui lo stesso Campaini è consigliere. Ultime giornate di agosto movimentate, preludio di un settembre che sicuramente porterà ancora molte novità sul versante bancario.

Viva il telefono!

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Il titolo Telecom, a causa della situazione delicata che la società sta attraversando, è in picchiata. Il momento però potrebbe fare ipotizzare una speculazione sul titolo. La Stampa di oggi, infatti, riporta la notizia che Murdoch vorrebbe entrare in Olimpia (al posto delle banche?), il titolo però perde ancora.

Ma chi è che di fatto oggi controlla Telecom? Viene da pensare che il povero Provera sia solo l’uomo di facciata e che in realtà dietro di lui ci sia qualcun altro… Non è un atto d’accusa contro i poteri forti, anche perché non è detto che i “poteri forti” siano anche il “potere cattivo”. Se in Italia c’è stato il famoso boom, infatti, il merito è anche proprio dei poteri forti.

Nel caso di Telecom però il potere forte, entrato dalla porta (di servizio) in sede di privatizzazione, è poi uscito per rientrare, in seguito, dalla finestra nel 1999. La finestra fu quella dell’attuale Piazzetta Cuccia che una mano prodiga mano aveva lasciato aperta e da cui sentì il botto dei tappi di spumante. Si può affermare, infatti, che proprio Mediobanca controlli Telecom senza un investimento diretto (e adeguato alla capitalizzazione della società). vediamo perché…

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Unicredit, il piano di Profumo non convince il mercato

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Unicredit perde in borsa dopo l’annuncio del nuovo piano industriale: circa il 2% a metà seduta. La cosa su cui le agenzie e gli analisti sembrano essersi soffermati di più è il fatto che il dividendo, secondo i piano di Profumo, non dovrebbe crescere in linea con l’eps. L’utile per azione dovrebbe crescere del 27%: una performance che non sarà ripetuta dal dividendo per via dell’intenzione di raggiungere un Core Tier Ratio I del 6,8% nel 2008.

Sicuramente una certa attenzione merita anche l’aumento dei costi del 3% nonostante i guadagni da 3,5 miliardi di euro dovuti alla centralizzazione del backoffice e alla creazione di una piattaforma IT comune e nonostante il piano di licenziamenti che prevede una riduzione del 5% del personale. I ricavi comunque dovrebbero raggiungere una crescita composta annua dell’8% annuo e anche il rapporto costi/ricavi dovrebbe ridursi al 52% nel 2008.

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Hopa-Telecom, divorzio da 536 mln e a ciascuno i suoi guai

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Alla fine il prezzo pagato per far uscire Hopa da Olimpia e Olimpia da Holinvest sarà di 536 milioni di euro: la differenza esatta fra i 622 milioni pagati da Tronchetti Provera, dominus Olimpia, ai bresciani di Hopa per il loro 16% da un lato e, dall’altro lato , gli 86 milioni che Hopa invece pagherà ad Olimpia per il suo 20% quasi in Holinvest. Una cifra più che ragionevole anche se, comunque, non salva Hopa da quelle perdite da 1,41 miliardi di euro che la svalutazione dei titoli di Telecom ha portato in bilancio, ma che riguardano solo in parte quest’operazione anche perché nella Holinvest dei bresciani di Hopa rimane un quasi 3,7% di Telecom, che per il momento non si tocca.

Olimpia ha infatti un diritto di prelazione biennale sul 65% di questo pezzettino di Telecom, si tratta in pratica di un accordo stipulato per evitare che la finanziaria dei soci di Gnutti fosse (ri)usata come possibile cavallo di Troia per guidare un assalto a Telecom. Comunque i bresciani non è detto che decidano alla scadenza dell’accordo di vendere: tanto le perdite le hanno già registrate in bilancio, possibile che Telecom debba continuare a perdere valore a Piazza Affari?

Intanto la scadenza estiva con le banche per Tronchetti Provera si avvicina, presto Unicredit e Intesa batteranno cassa per la loro uscita.

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Toro Ass. scalcia in borsa, ma in sella ora c'è Bernheim

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Era nell’aria. Si sapeva che qualcosa Generali avrebbe fatto con le munizioni che preparava, ma di Toro non si era ancora parlato. Ora che il Leone di Trieste ha appena annunciato di avere comprato quel 65,5% di Toro Assicurazioni dalla De Agostini c’è da vedere cosa succederà. Certo per chi come Axa potrebbe aver fatto un pensierino a un’Opa sul colosso assicurativo nostrano ora sarà più difficile tentare l’assalto. Elefanti che corrono? Forse parlare di Generali in questo senso è un po’ eccessivo anche se un certo dinamismo Antoine Bernheim l’ha portato a Trieste e anche il recente riassetto organizzativo della rete porterà sicuramente qualche vantaggio. Intanto l’operazione che ha valutato a 21,2 euro per azione Toro assicurazioni e comporta un esborso massimo di 3,85 miliardi catapulta il Leone al vertice del ramo danni italiano e aumenta sicuramente le tensioni nel settore. Era inevatibile. I numeri nuovi del gruppo Toro-Generali comportano 180 milioni di sinergie di costo lorde e 70 di ricavi in più.

Stamane intanto leggevamo l’intervista rilasciata da Alessandro Profumo a Francesco Giavazzi per Corriere Economia che proprio riferendosi a Generali (ma guarda il caso) sosteneva la necessità di stabilizzare la proprietà e di fare in modo che Mediobanca diluisse la propria quota perché solo così si potrebbe evitare di usare la banca di piazzetta Cuccia come una holding del Leone e come una cassaforte. Le parole di Profumo sono sicuramente interessate anche perché la sua Unicredit è azionista con più del 3,6% di Generali e con più 7,7% di Mediobanca: segnali ai colleghi dei due board? Forse lo si vedrà a breve.

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Fortezza Prodi, Goldman Sachs... e Dagospia

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Ma l’avete visto l’ultimo articolo di Dagospia sul “quadrilatero” di Prodi? Sicuramente è un pezzo più che interessante visto che, al solito, evidenzia gli stretti legami fra il mondo bancario e industriale e il nuovo governo, anzi il nuovo Presidente del Consiglio.

Interessante osservare la marcatura stretta che D’Agostino ancora una volta fa su Goldman Sachs. La celebre banca d’affari americana è recentemente salita agli altari delle cronache per aver “regalato” il suo presidente Paulson a Bush che ne ha fatto il Segretario del Tesoro Americano e, nel piccolo del Belpaese, per averci fornito una palla da novanta del calibro di Mario Draghi.

In effetti da più parti si teme una eccessiva influenza delle banche d’affari nella finanza pubblica e privata. Qualche italiano ci chiederà: “Ma che non ti ricordi di Cuccia?”. Sicuramente, ma lì si parlava di Lazard e poi, facendo un breve excursus sulle partecipazioni di Goldman Sachs nelle quotate italiane non ci sembra che ci siano questi grandi pezzi di rilievo: un 3,14% di Erg (chissà se soddisfacente…) e poi meno di un 35 in Italcementi e in Fastweb. Allora di che parliamo? Di Alberto Costamagna (ex Goldman Sachs anche lui appunto) che non riesce a ottenere il posto di Corrado Passera come amministratore delegato di Intesa?

Ora ipotizziamo che Goldman Sachs, che ieri ha pubblicato i dati di un secondo semestre con ricavi boom da 10,1 miliardi di euro e utili da 2,4 miliardi che non hanno soddisfatto gli analisti, abbia pure l’intenzione, per altri versi condivisa dalle altre banche d’affari, di piazzare uomini in posti di spicco. E allora? Solo un commento interessato d’un concorrente potrebbe stupirsi della cosa, anche se non dubitiamo che essa possa interessare i geografi del potere.

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Speranze di Profumo dopo l'upgrade. Un pensiero all'Italia?

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Visto che Unicredit quota più o meno come quotava a metà gennaio siamo convinti che possa fargli bene un upgrade da Credit Suisse che gli ha alzato il target price a 6,9 euro per azione (dai 6,35 di prima). In effetti secondo gli esperti di CS la banca italiana delle mitiche conquiste tedesche sottoperforma in borsa. Anche se non mancano le perplessità degli analisti in merito a diversi fattori come per esempio la riorganizzazione del gruppo guidato da Alessandro Profumo a seguito della conquista di Hvb. Proprio la banca tedesca avrebbe avuto un’ottima performance durante il primo trimestre dell’anno, ma solo grazie a operazioni di trading che difficilmente saranno ripetibili. Anche l’abbassamento dei margini di guadagno dovuto al deprezzamento delle rispettive valute in Turchia e in Polonia, potrebbe creare qualche grattacapo a Unicredit.

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