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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-17T14:08:44+00:00</updated>
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    <title type="html">A Nestlé il cibo per bambini Pfizer per € 11 miliardi</title>
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      <name>alessandro condina</name>
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    <published>2012-04-23T09:27:00+00:00</published>
    <updated>2012-04-23T09:27:00+00:00</updated>
    <dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>ma</dc:subject><dc:subject>nestle latte artificale</dc:subject><dc:subject>nestle pfozer</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Nestlé batte la concorrenza della francese Danone e si aggiudica tutto il ramo baby-food della società farmaceutica americana Pfizer: la multinazionale svizzera pagherà 11,9 miliardi di dollari,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5193/a-nestle-il-cibo-per-bambini-pfizer-per-e-11-miliardi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/nestlehq.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="261" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Nestlé batte la concorrenza della francese Danone e si aggiudica tutto il ramo baby-food della società farmaceutica americana Pfizer: la multinazionale svizzera <a href="http://www.reuters.com/article/2012/04/23/us-nestle-pfizer-idUSBRE83M06J20120423">pagherà 11,9 miliardi di dollari</a>, scrive Reuters. La mossa è strategica perché permette a Nestlè di acquisire una posizione dominante nel settore alimenti per l&#8217;infanzia nei mercati emergenti in rapida crescita.</p>
<p>Nestle, la più grande società alimentare del mondo, era già considerata favorita per questa operazione in virtù delle ampie disponibilità finanziarie su cui può contare, anche se la battaglia si era intensificata la settimana scorsa con l&#8217;offerta da 10 miliardi presentata da Danone per le attività baby-food di Pfizer, che realizzano l&#8217;85 per cento delle vendite nei mercati emergenti.</p>
<p>L&#8217;acquisizione, soggetta all&#8217;approvazione delle autorità competenti, dovrebbe concludersi a metà 2013 e permetterà a Nestle di estendere la propria leadership nel mercato del latte artificiale. In questo senso Nestlè, nonostante il prezzo molto alto, vedrà un aumento dei margini e si troverà con la Cina come mercato numero 3 a livello globale.</p>
 <p>
La multinazionale sostiene che grazie all&#8217;accordo otterrà un utile per azione dal primo anno, e potrà contare su sinergie di costo di 160 milioni di dollari. In ogni caso gli 11,85 miliardi di dollari di valore della transazione superano i 10 miliardi che erano stati previsti e vanno al di là di precedenti offerte di Nestlé nel settore in cui essa ha pagato 15,7 volte per Gerber e 17,6 volte per Novartis Nutrition.</p>
<p>L&#8217;unità di Pfizer specializzata nel settore alimenti per bambini è in forte crescita grazie al suo top brand oro SMA. Circa il 60 per cento delle vendite in Asia, il 30 per cento in Europa, in gran parte Gran Bretagna, e il 10 per cento in America Latina. Si colloca numero cinque a livello mondiale nel mercato del latte in polvere - il settore in più rapida crescita nella categoria di alimenti confezionati - dopo Nestlé, Mead Johnson, Danone e Abbott Laboratories.</p>
<p>I 6 miliardi di dollari del mercato cinese sono fondamentale in quanto le previsioni puntano a un raddoppio a $ 12 miliardi entro il 2016, data la crescita superiore al 20 per cento l&#8217;anno negli ultimi cinque anni. In quel mercato, dove Mead è leader con una quota del 16 per cento seguita da Danone con il 14 per cento, Nestlé ha solo il 4 per cento cui potrà aggiungere ora l&#8217;8% di Pfizer, che invece sembra volersi concentrare sul settore farmaceutico.</p>
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    <title type="html">Coca-Cola, Pepsi e P&amp;G, caccia ai titoli affidabili e remunerativi</title>
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      <name>alessandro condina</name>
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    <published>2011-12-20T07:11:52+00:00</published>
    <updated>2011-12-20T07:11:52+00:00</updated>
    <dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>titoli-esteri</dc:subject><dc:subject>coca cola</dc:subject><dc:subject>nyse titoli</dc:subject><dc:subject>p&amp;g</dc:subject><dc:subject>pepsi</dc:subject><dc:subject>titoli difensivi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La crisi del debito sovrano non è ancora dietro le nostre spalle, ieri le parole del governatore della Bce Mario Draghi - che ha preannunciato ancora tempi duri - hanno depresso gli investitori e[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4989/coca-cola-pepsi-e-pg-caccia-ai-titoli-affidabili-e-anti-inflazione"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/pGnyse.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La crisi del debito sovrano non è ancora dietro le nostre spalle, ieri le parole del governatore della Bce Mario Draghi - che ha preannunciato ancora tempi duri - hanno depresso gli investitori e provocato un calo su tutti i listini finanziari, le prospettive dell&#8217;Eurozona sono incerte e l&#8217;economia americana non brilla. In un quadro del genere non è facile decidere su quali titoli puntare per guadagnare qualcosa o almeno limitare i danni.</p>
<p>Come al solito in un&#8217;ottica difensiva, senza pretendere di moltiplicare il proprio capitale, ma con l&#8217;obiettivo di stare tranquilli si può decidere di puntare su titoli di aziende mature, multinazionali con una presenza mondiale- quindi meno soggette all&#8217;andamento negativo di qualche mercato specifico - e rivolte a un mercato di massa. L&#8217;ottica è quella di acquistare e tenere in portafoglio le azioni per un periodo medio/lungo, magari beneficiando di una politica generosa sui dividendi.</p>
<p>Fra i titoli che rispondono a queste caratteristiche, non si possono dimenticare colossi come PepsiCo, Coca-Cola e Procter &#038; Gamble, protagonisti della grande distribuzione e capaci di perpormance rassicuranti anche in un orizzonte temporale ampio. Investire su questi titoli può consentire di prendere pochi rischi e al tempo stesso difendere il proprio capitale dall&#8217;inflazione più efficacemente di quanto si farebbe puntando su titoli di stato tedeschi o americani, i cui rendimenti sono davvero troppo bassi anche solo per conservare il capitale investito.</p>
 <p>L&#8217;eventualità che i governi occidentali, per affrontare la crisi del debito e ridurre il peso dell&#8217;indebitamento statale, tentinon di fare ricorso all&#8217;inflazione è più che realistica, in particolare per gli Stati Uniti, dove la possibilità di battere moneta è pressoché illimitata, per cui di fronte all&#8217;enorme massa di debito pubblico la Federal Reserve può sempre inondare il mondo di dollari. Il discorso è parzialmente diverso per l&#8217;Europa, a causa dell&#8217;ortodossia monetarista su cui si fonda la politica della Bce, ma l&#8217;inflazione rimane una possibilità sul tappeto.</p>
<p>In un quadro del genere un titolo come Coca-Cola <a href="http://seekingalpha.com/article/314694-coke-an-excellent-remedy-against-inflation">può essere una soluzione difensiva</a>. Meglio, infatti, puntare su beni tangibili, il cui acquisto non è influenzato da una situazione di crisi e di incertezza e i cui prezzi possono essere modificati senza incidere troppo sulle vendite. È il caso proprio di Coca-Cola, che in più vanta una presenza capillare su moltissimi mercati, anche nei paesi emergenti e nelle economie dai risultati più brillanti, oltre a un interessante ritorno sugli investimenti compreso fra il 25 e il 30%.</p>
<p>Le azioni del colosso di Atlanta non sono a buon mercato - quotano attorno ai 67 dollari al pezzo - ma negli ultimi anni la crescita è stata costante, l&#8217;anno scorso l&#8217;utile netto è stato superiore a 3 dollari e mezzo per azione e il dividendo è sempre arrivato puntualmente a remunerare gli investitori. Considerati i possibili rischi di mercato legati alle abitudini più salutiste, alla concorrenza delle altre aziende del settore e alla moda di prepararsi le bevande gassate in casa, un investimento in azioni Coca-Cola può essere paragonato a un bond con una cedola media superiore al 2,5%.</p>
<p>Un discorso simile si può fare per altre aziende attive nelle bevande, nell&#8217;alimentare e nei prodotti per la grande distribuzione. Per esempio PepsiCo registra utili in crescita costante, seppur contenuta, e una politica dei dividendi che appare sostenibile in un orizzonte lungo: è un titolo da acquistare e tenere in portafoglio <a href="http://seekingalpha.com/article/314304-pepsico-still-a-great-choice-for-buy-and-hold-investors">in un&#8217;ottica di lungo periodo</a>, per quella parte di capitale che si vuole investire a basso rischio.</p>
<p>Lo stesso ragionamento <a href="http://seekingalpha.com/article/314560-procter-gamble-the-dream-buy-it-and-forget-it-dividend-stock">vale anche per Procter&#038;Gamble</a>, che l&#8217;anno prossimo festeggia il suo 175esimo anniversario di vita. L&#8217;azienda paga dividendi annuali dal 1890 e li ha sempre aumentati negli ultimi 55 anni, le sue vendite non sono concentrate sugli Stati Uniti e il mix di prodotti sembra in grado di garantire vendite costanti e la sostenibilità degli utili.</p>
<p>Il ritorno sul proprio investimento non sarà spettacolare, ma costante e in grado di battere l&#8217;inflazioni: di questi tempi è meglio tenere conto anche di questi aspetti, almeno per una parte del proprio portafoglio di investimenti.</p>
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    <title type="html">Consigli per gli acquisti: Money Morning punta su PepsiCo</title>
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      <name>alessandro condina</name>
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    <published>2011-11-22T08:05:04+00:00</published>
    <updated>2011-11-22T08:05:04+00:00</updated>
    <dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>titoli-esteri</dc:subject><dc:subject>azioni investire</dc:subject><dc:subject>pepsico occasione</dc:subject><dc:subject>wall street investire</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[I titoli di Borsa hanno vissuto un ottobre brillante, ma novembre per adesso non sembra andare granché bene: tra crisi del debito, aumento degli spread, minacce di default, incapacità politica di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4943/consigli-per-gli-acquisti-money-morning-punta-su-pepsico"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/pepsicowallst.jpg" class="post" border="0" width="586" height="225" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>I titoli di Borsa hanno vissuto un ottobre brillante, ma novembre per adesso non sembra andare granché bene: tra crisi del debito, aumento degli spread, minacce di default, incapacità politica di gestire l&#8217;economia e la finanza su entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico, la paura di perdere i propri soldi o scegliere investimenti sbagliati è molto forte.</p>
<p>Non è possibile, però, o meglio non è consigliabile tenere i soldi sotto il materasso - per chi ce li ha! - per cui è bene scegliere con oculatezza i settori o i titoli su cui investire e, come sempre, diversificare. A proposito di titoli da tenere d&#8217;occhio, anzi da comprare e tenere da parte vale la pena di leggere con attenzione quello che scrive <a href="http://moneymorning.com/2011/11/21/pepsico-inc-nyse-pep-perfect-buy-and-hold-investment/">Jack Barnes su Money Morning</a> a proposito di PepsiCo.</p>
<p>PepsiCo, che non produce solo la famosa bevanda con le bollicine, sembra proprio essere l&#8217;ideale per chi cerca un titolo anticiclico da acquistare e conservare in portafoglio con un&#8217;ottica difensiva: buona crescita, settore anticiclico e prospettive interessanti. In particolare, sottolinea Barnes, ci sono due elementi che fanno di PepsiCo un&#8217;occasione interessante: gli investimenti nei mercati emergenti e i prodotti &#8220;salutisti&#8221; (i famosi &#8220;good for you&#8221;, con meno zucchero, meno grassi e sostanze nutritive sane).</p>
 <p>Oltre ai soft drink, quindi, ci sono fiocchi di cereali, succhi di frutta, cracker, biscotti, prodotti e distribuite dalle diverse controllate, come Frito-Lay e Quaker Oats. Ma la vera buona notizia, per chi ha intenzione di investire nella società, viene dall&#8217;ampliamento delle attività nei mercati dei paesi emergenti.</p>
<p>In prima linea la Cina, dove PepsiCo ha annunciato che investirà 2,5 miliardi di dollari per incrementare la propria capacità di offerta attraverso investimenti in centri di ricerca e sviluppo, miglioramenti negli stabilimenti produttivi e investimenti in pubblicità e promozione dell&#8217;immagine del gruppo. Già nel terzo trimestre di quest&#8217;anno PepsiCo ha registrato un aumento nei volumi di vendita in 8 dei 10 principali mercati internazionali: in Asia, Medio Oriente e Africa la crescita è stata del 16%, in Cina del 31%, India 26% e Turchia 22%.</p>
<p>Quanto ai prodotti salutisti per adesso rappresentano circa il 22% del totale, ma in 10 anni dovrebbero diventare il 30% e finora stanno dimostrando buoni margini di crescita. Le vendite di questo settore stanno per raggiungere i 15 miliardi di dollari quest&#8217;anno e dovrebbero raddoppiare entro il 2020. Insomma, un titolo di tutto riposo su cui si può puntare anche in un momento di crisi.</p>
<p>In 12 mesi le vendite totali del gruppo hanno raggiunto i 64,5 miliardi di dollari, con un utile lordo di 31,2 miliardi. Attualmente la società vale in Borsa 100 miliardi, ma il valore d&#8217;impresa, considerato il debito netto e la liquidità a disposizione supera i 120 miliardi di dollari. Interessanti anche il rapporto dividendo/prezzo per azione al 3,2%, che ne fa un titolo con una buona remunerazione. Gli analisti puntano a un prezzo per azione attorno ai 70 dollari, contro i 63,85 con cui il titolo ha chiuso venerdì a Wall Street.</p>
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    <title type="html">Franco Tatò, da Olivetti a Fininvest fino alla Parmalat &quot;francese&quot;</title>
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    <published>2011-06-29T09:30:16+00:00</published>
    <updated>2011-06-29T09:30:16+00:00</updated>
    <dc:subject>persone-fatti</dc:subject><dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>enrico bondi</dc:subject><dc:subject>franco tato</dc:subject><dc:subject>parmalat</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Per qualcuno è uno dei manager più competenti in circolazione in Italia; per altri è l&amp;#8217;uomo passato con disinvoltura dall&amp;#8217;esperienza di Olivetti e dalla presidenza della Mondadori[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4738/franco-tato-da-olivetti-a-fininvest-fino-alla-parmalat-francese"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/francotatoparmalat.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="296" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Per qualcuno è uno dei manager più competenti in circolazione in Italia; per altri è l&#8217;uomo passato con disinvoltura dall&#8217;esperienza di Olivetti e dalla presidenza della Mondadori fino alla discesa agli inferi di <a href="http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/debiti.html">una Fininvest oberata di debiti</a> e attaccata come una sanguisuga ai flussi di cassa garantiti dalla Standa. Adesso Franco Tatò, 79 anni ad agosto, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-28/lactalis-espugna-parmalat-chiude-194056.shtml?uuid=AaviZnjD">è il nuovo presidente di Parmalat</a> dopo l&#8217;Opa che ha consegnato la maggioranza azionaria alla famiglia Besnier, proprietaria del gruppo francese Lactalis.</p>
<p>Niente cordate Ferrero, niente cooperative coagulate attorno a Granarolo e alle banche; alla fine ha vinto chi aveva i soldi ed era disposto da subito a metterli sul tavolo, cioè il gruppo Lactalis che ha fatto un sol boccone di Parmalat dopo il risanamento finanziario impostato e in gran parte realizzato da Enrico Bondi, che ha lasciato la città emiliana <a href="http://www.agi.it/news/notizie/201106282021-cro-rt10196-parmalat_bondi_se_ne_va_guidando_la_panda">alla guida della sua Panda</a>: un&#8217;uscita di scena in linea con la sobrietà e il rigore propri del manager aretino, artefice dell&#8217;unica <em>public company</em> italiana vista negli ultimi anni, durata lo spazio di un mattino, ma capace di creare valore e restituire ai vecchi azionisti almeno parte dei soldi investiti.</p>
<p>Adesso il volto di Parmalat sarà <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Tat%C3%B2">Franco Tatò</a>: un laureato in filosofia che non sarebbe potuto diventare dirigente d&#8217;azienda se non all&#8217;interno di quel gruppo di intellettuali e filosofi che si chiama Olivetti, grazie a quell&#8217;Adriano Olivetti che nella seconda metà del Novecento provò a mostrare un modo diverso di fare azienda.</p>
 <p>
In ogni caso Tatò da quell&#8217;esperienza e dal suo soggiorno tedesco alla guida di Mannesmann-Kienzle e di Triumph-Adler ha acquisito competenze che poi ha saputo spendere in Italia: più volte amministratore delegato di Mondadori, poi appunto amministratore delegato di Fininvest dove, con il placet di Berlusconi, tagliò, risanò e preparò lo sbarco in Borsa, dopo aver quotato la stessa Mondadori e poi la Mediolanum di Ennio Doris.</p>
<p>Poi la lunga stagione alla guida di Enel con la creazione del terzo gruppo italiano attivo nella telefonia mobile, quella Wind poi passata diverse volte di mano. Da lì una specie di preparazione alla pensione con incarichi prestigiosi, ma meno in primo piano come nel 2003 quando diventa Amministratore delegato di Enciclopedia Italiana Treccani. Nel 2010 rileva la Mikado Film di cui diventa presidente e amministratore delegato, dopo aver tentato invano il salvataggio dei Viaggi del Ventaglio: il 15 luglio 2010 il tribunale di Milano decretò il fallimento del tour operator.</p>
<p>Ma Tatò è pronto a una nuova sfida anche se, francamente, non sembra che abbia grandi esperienze nel settore alimentare. Ma a livello operativo agiranno certamente altri manager.</p>
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    <title type="html">Parmalat: Bondi respinge l&#039;Opa di Lactalis</title>
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    <published>2011-05-18T08:04:47+00:00</published>
    <updated>2011-05-18T08:04:47+00:00</updated>
    <dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>bondi</dc:subject><dc:subject>parmalat</dc:subject><dc:subject>lactalis parmalat offerta</dc:subject><dc:subject>parmalat bondi opa</dc:subject><dc:subject>parmalat opa lactalis</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il consiglio di amministrazione di Parmalat, presieduto da Enrico Bondi, dice no all&amp;#8217;Opa lanciata dai francesi di Lactalis. Quello che non piace agli amministratori della società è prima di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4720/parmalat-bondi-respinge-lopa-di-lactalis"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bondiparmalatopa.jpg" class="post" border="0" width="586" height="349" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il consiglio di amministrazione di Parmalat, presieduto da Enrico Bondi, dice no all&#8217;Opa lanciata dai francesi di Lactalis. Quello che non piace agli amministratori della società è prima di tutto il prezzo offerto - 2,6 euro in contanti per azione - poi le caratteristiche industriali di Lactalis che secondo il cda non si sposerebbero bene con Parmalat.</p>
<p>Non è un segreto che Enrico Bondi non gradisce l&#8217;assalto francese al fortino Parmalat e farà di tutto per convincere l&#8217;azionariato a respingere questa offerta e confermare la fiducia nell&#8217;attuale compagine che ha guidato la società fuori dallo scandalo finanziario targato Calisto Tanzi e le ha permesso di diventare un boccone appetibile anche per un big del settore come Lactalis.</p>
<p>Dopo il via libera della Consob e <a href="http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/05/17/news/parmalat_dai_sindacati_via_libera_a_progetto_lactalis-16395916/">il sì dei sindacati</a>, che hanno giudicato accettabile l&#8217;offerta francese, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-05-17/parmalat-prezzo-lactalis-congruo-163729.shtml?uuid=Aabea2XD">il cda ha manifestato il proprio no</a>, motivandolo perché</p>
<blockquote><p>«ha esaminato il documento d&#8217;offerta e, anche considerata l&#8217;analisi svolta dall&#8217;advisor finanziario Goldman Sachs International, ha ritenuto che il corrispettivo offerto non rappresenti il valore del capitale economico di Parmalat nel contesto di un&#8217;operazione di presa di controllo». </p></blockquote>
 <p>
Anche se la normativa, quindi, non consente azioni di disturbo da parte degli amministratori in carica, questo no potrebbe pesare sulle scelte degli azionisti. Oltre al prezzo, infatti, il cda punta il dito sull&#8217;integrazione fra le attività lattiere dei due gruppi: si otterrebbero sì alcuni risparmi, ma Parmalat otterrebbe pochi vantaggi dal momento che entrerebbe in mercati già maturi e con pochi margini di crescita, come la Francia e la Spagna.</p>
<p>Nel frattempo comunque si attende anche <a href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=859524&#038;lang=it">un giudizio del Tar</a>, cui si sono rivolti Codacons e Associazione Utenti Servizi Finanziari, Bancari e Assicurativi, per ottenere la sospensione dell&#8217;intera operazione. Il ricorso contesta la violazione dei principi del Testo Unico della Finanza e del Regolamento Emittenti, e sostiene che l&#8217;offerta non è abbastanza trasparente e non consente scelte consapevoli per nessuno dei soggetti coinvolti nell&#8217;opa: investitori, Parmalat, parti sociali e consumatori. </p>
<p>Ma che cosa offre Lactalis? L&#8217;Opa vale 3,4 miliardi e punta a ottenere almeno il 55% della società, in cui saranno integrate tutte le attività lattiero-casearie di Lactalis e quelle attuali di Parmalat, per creare un colosso internazionale che comunque resterà quotato in Borsa a Milano. Anche se l&#8217;adesione all&#8217;Opa fosse superiore al 90%, infatti, il nuovo socio di maggioranza reintegrerebbe il flottante per mantenere la società nelle contrattazioni. Adesso la parola spetta ai piccoli e piccolissimi soci, se le carte bollate non ci si metteranno di mezzo.</p>
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    <title type="html">Opa sì, Opa no: gli opposti destini di Parmalat e Fondiaria-Sai</title>
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    <published>2011-05-16T07:03:43+00:00</published>
    <updated>2011-05-16T07:03:43+00:00</updated>
    <dc:subject>opa-per-tutti</dc:subject><dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>assicurazioni</dc:subject><dc:subject>opa consob fondiaria</dc:subject><dc:subject>unciredit opa fondiaria-sai</dc:subject><dc:subject>unicredit fondiaria ligresti</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Hanno imboccato due strade diverse i due dossier più scottanti finiti sul tavolo della Consob dopo il cambio al vertice, con l&amp;#8217;arrivo di Giuseppe Vegas. Parmalat ormai è incardinata sulla[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4719/opa-si-opa-no-gli-opposti-destini-di-parmalat-e-fondiaria-sai"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/vegasgiuseppeconsob.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="209" alt="" /></p>
<p>Hanno imboccato due strade diverse i due dossier più scottanti finiti sul tavolo della Consob dopo il cambio al vertice, con l&#8217;arrivo di Giuseppe Vegas. Parmalat ormai <a href="http://www.corriere.it/economia/11_maggio_13/parmalat-consob-lactalis_96f73a2a-7d58-11e0-9624-242b96a6d52e.shtml">è incardinata sulla strada dell&#8217;Opa lanciata da Lactalis</a>, che alla fine ha rotto gli indugi e chiuso le porte a ogni illusione di &#8220;cavalieri bianchi&#8221; e fantomatiche &#8220;cordate italiane&#8221;. Al contrario Fondiaria-Sai - con tutta la galassia dei Ligresti in Borsa - potrà essere &#8220;salvata&#8221; dall&#8217;intervento di Unicredit senza bisogno di un&#8217;Offerta pubblica di acquisto, con grande sollievo della banca di piazza Cordusio e della famiglia di Salvatore Ligresti e con un certo dispiacere dei piccoli azionisti che restano a bocca asciutta; ma almeno salveranno il loro investimento visto che la compagnia assicurativa era in guai grossi.</p>
<p>Nel caso di Fondiaria-Sai, infatti, la Consob ha deciso di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-05-14/niente-fondiariasai-081649.shtml?uuid=AaE2I3WD">derogare all&#8217;obbligo di Opa</a> proprio in virtù di una norma del proprio regolamento, <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Finanza/Fonsai-Consob-accordo-Premafin-Unicredit-puo-alterare-equilibri-governance_312015862364.html">l&#8217;articolo 49 </a>in base al quale è prevista l&#8217;esenzione dall&#8217;Opa qualora sia in atto un&#8217;operazione di salvataggio da una crisi aziendale comprovata da «richieste formulate da un&#8217;autorità di vigilanza prudenziale, nel caso di gravi perdite, al fine di prevenire il ricorso all&#8217;amministrazione straordinaria o alla liquidazione coatta amministrativa». </p>
<p>In pratica nel caso Sai-Fondiaria la Consob - che aveva in precedenza <a href="http://www.finanzablog.it/post/4679/la-consob-blocca-i-francesi-e-rovina-i-piani-di-ligresti">obbligato all&#8217;Opa totalitaria Groupama e Premafin</a> - ha certificato il pessimo stato di salute della compagnia assicurativa e ha rinunciato a imporre l&#8217;Opa in base a questo e alle rilevazioni dell&#8217;Isvap, l&#8217;istituto di vigilanza sulle assicurazioni che di recente aveva ingiunto a Fonsai di ripristinare il proprio margine di solvibilità, cioè il rapporto tra il capitale e le polizze da garantire.</p>
 <p>
Unicredit di fatto <a href="http://www.linkiesta.it/Consob-Opa-Fonsai-Unicredit">entra pesantemente nella galassia Premafin-Fondiaria</a>, visto che mette sul piatto circa 200 milioni di euro, un bel po&#8217; ai piani alti (Premafin) e in parte minore direttamente sulla società operativa, cioè Fondiaria-Sai, <a href="http://www.finanzablog.it/post/4716/i-ligresti-rinviano-il-cda-della-resa-dei-conti">di cui acquisisce il 6,6%</a>. I Ligresti mantengono il ruolo di azionista di riferimento, ma vengono messi sotto tutela di Unicredit che ha bisogno di mettere al sicuro i capitali già prestati al gruppo.</p>
<p>La banca - che ha agito con il placet del potente vicepresidente Fabrizio Palenzona - potrà designare tre consiglieri di amministrazione, due dei quali entreranno a far parte del comitato esecutivo; avrà poi il diritto di nominare un sindaco o, se non ci sono liste di minoranza, il presidente del collegio sindacale; potrà intervenire sui piani industriali e anche sul bilancio annuale e avrà diritto di veto su eventuali aumenti di capitale: se non è controllo congiunto questo!</p>
<p>Per di più il banchiere Piergiorgio Peluso – l&#8217;uomo che ha condotto per conto di Unicredit l&#8217;intera trattativa in quanto responsabile dei rapporti con i grandi clienti – lascerà la banca per diventare direttore generale di Fondiaria-Sai con delega alla finanza: in pratica sarà lui a gestire in prima persona, in quanto uomo di Unicredit, la compagnia assicurativa portata dai Ligresti alla soglia dell&#8217;allarme lanciato dall&#8217;Isvap.</p>
<p>In nome della stabilità la Consob di Vegas - che pure sembrava essere molto agguerrito nella difesa delle minoranze azionarie e in grado di resistere ai &#8220;salotti buoni&#8221; - ha derogato alla piena tutela dei piccoli investitori, per dare via libera a una banca di sistema, Unicredit, in salvataggio di un&#8217;assicurazione &#8220;di sistema&#8221;; ma anche di una dinastia di imprenditori che sono da decenni al crocevia della finanza italiana, grazie soprattutto al rapporto con Mediobanca e alla capacità di tessere legami con i poteri che contano.</p>
<p>Rimane una domanda che in molti, sia piccoli azionisti sia osservatori indipendenti, potrebbero farsi: ma perché i Ligresti rimangono al loro posto di comando? La loro gestione non è stata impeccabile, con loro alla guida la società - una delle maggiori assicurazioni in Italia - ha perso valore e terreno nei confronti dei concorrenti; e soprattutto sotto il profilo finanziario i risultati sono quanto meno deludenti.</p>
<p>Se il capitalismo italiano funzionasse e la Borsa fosse un luogo di investimenti reali, probabilmente con una Fondiaria-Sai quotata attorno ai 6 euro per azione potrebbe e dovrebbe arrivare qualcun altro a contendere la società; oppure gli azionisti di minoranza sceglierebbero nuovi vertici aziendali e voterebbero un cda alternativo. Niente di tutto questo: una gestione poco efficiente - e per l&#8217;Isvap anche un po&#8217; opaca - viene premiata con ulteriori investimenti da parte del mondo bancario. E non paga neppure il pegno di perdere il ruolo di socio di riferimento. È il mercato, baby!</p>
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    <title type="html">Crac Parmalat: risarcimenti a rischio con la prescrizione</title>
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    <published>2011-04-11T10:47:17+00:00</published>
    <updated>2011-04-11T10:47:17+00:00</updated>
    <dc:subject>risparmio-tradito</dc:subject><dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>parmalat</dc:subject><dc:subject>parmalat piccoli azionisti</dc:subject><dc:subject>parmalat prescrizione</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4705/crac-parmalat-risarcimenti-a-rischio-con-la-prescrizione"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/tanziparmalat.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>In tempi di prescrizione breve, basta quella normale a far perdere le speranze a migliaia di piccoli risparmiatori colpiti nei risparmi e nella fiducia dal crac Parmalat. Il processo in corso a Milano per aggiotaggio - con imputati le banche Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank e Morgan Stanley con i loro manager - <a href="http://www.corriere.it/economia/11_aprile_08/parmalat-prescrizione_7eb7f8fe-619d-11e0-870c-93568f8e57cb.shtml">rischia di chiudersi con la prescrizione</a> prima ancora della sentenza di primo grado.</p>
<p>In ogni caso è certo che il procedimento non arriverà mai ai tre gradi di giudizio, ma una condanna in primo grado potrebbe aiutare i risparmiatori traditi a ottenere un risarcimento dalle banche e dai loro amministratori in sede civile; se invece il processo si chiudesse prima sarebbe l&#8217;ennesima beffa per chi si è già visto gabbato una volta.</p>
<p>Come spiega Massimo Sideri sul Corriere gran parte dei risparmiatori che si sono costituiti parte civile nel processo (32 mila rappresentati dall&#8217;avvocato Carlo Federico Grosso e circa 8 mila rappresentati dalle associazioni dei consumatori) hanno già firmato accordi con le banche, ma certo il risultato del processo di Milano - che pure è solo una costola della causa più importante, quella di Parma - ha un valore mediatico.</p>
<p>In ogni caso le associazioni dei consumatori, come Altroconsumo, <a href="http://paoblog.wordpress.com/2011/04/11/parmalat-saltano-i-risarcimenti-notizia-imprecisa/">puntano sulle cause civili</a> e tentano di ridare fiducia a chi è in attesa di un risarcimento. Intanto Confconsumatori propone <a href="http://legale.guidaconsumatore.com/001313_parmalat-proposta-unassociazione-di-piccoli-azionisti/">un&#8217;associazione di piccoli azionisti</a> per pesare di più nell&#8217;assemblea della società e provare a far sentire la voce di chi è ignorato sia dalla politica sia dal mercato, con le scalate ferme a un passo dall&#8217;Opa obbligatoria.</p>
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    <title type="html">Lactalis si beve Parmalat, il Sistema Italia non ha soldi</title>
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      <name>alessandro condina</name>
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    <published>2011-03-24T06:35:06+00:00</published>
    <updated>2011-03-24T06:35:06+00:00</updated>
    <dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>parmalat</dc:subject><dc:subject>scalate</dc:subject><dc:subject>parmalat fondi esteri</dc:subject><dc:subject>parmalat lactalis scalata</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4691/lactalis-si-beve-parmalat-il-sistema-italia-non-ha-soldi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/parmalatlactalis.jpg" class="post" border="0" width="586" height="376" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Come volevasi dimostrare, per i mercati finaziari e per gli investitori non contano i passaporti, gli &#8220;interessi nazionali&#8221; e gli impegni fra gentiluomini: quello che conta è il denaro, possibilmente contante e sonante, e chi offre denaro - specialmente se dall&#8217;altra parte non ci sono prospettive concrete e fidejussioni, ma solo chiacchiere - ha ottime possibilità di averla vinta.</p>
<p>Così i francesi di Lactalis, al prezzo di 2,8 euro per azione, <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/03/22/news/parmalat_lactalis-13936397/?ref=HREC1-3">si sono aggiudicato il 15,3% di Parmalat</a> riunito in un patto fra i tre fondi esteri azionisti di Collecchio, Skagen Global, Mackenzie financial corporation e Zenit. Sì, è vero, i tre fondi <a href="http://www.finanzablog.it/post/4689/lactalis-punta-a-parmalat-scoppia-la-guerra-italia-francia">si erano detti propensi</a> a una soluzione &#8220;itaiana&#8221;, ma non sono mica un ente caritatevole! Fanno affari e il miglior affare gliel&#8217;hanno proposto i francesi di Lactalis.</p>
<p>Questa cessione ingloba un premio del 13% circa in più rispetto alla chiusura di lunedì, ma per i tre fondi vuol dire, probabilmente, una plusvalenza del 30% sul loro pacchetto. Che dovrebbero fare? Immolarsi per la causa italiana? Per carità! Avrebbero dovuto pensarci prima quelli che urlano all&#8217;interesse nazionale - vero Emma Marcegaglia? - e si sgolano per tenere lontano lo straniero i giorni dispari, mentre nei giorni pari versano calde lacrime perché dall&#8217;estero nessuno è pronto a investire in Italia.</p>
 <p>Ma qualcuno può davvero pensare che gli investitori stranieri siano con l&#8217;anello al naso e possano venire in Italia a mettere i loro soldi senza contare qualcosa, anzi per fare una cortesia ai piccoli azionisti, ai dirigenti e al governo in carica? Con questa mossa Lactalis - che valorizza Parmalat a circa 5 miliardi di euro - arriva, a sentir loro, al 29% circa del capitale, un soffio sotto quella fatidica soglia del 30% che obbliga gli azionisti di maggioranza relativa a lanciare un&#8217;Offerta pubblica di acquisto (Opa) sulla totalità del capitale.</p>
<p>Il problema numero uno, infatti, è sempre il solito, come <a href="http://www.corriere.it/economia/11_marzo_22/parmalat-commento-sideri_dde31e48-5479-11e0-a5ef-46c31ce287ee.shtml">sottolinea Massimo Sideri sul Corriere della Sera</a> e come invece <a href="http://www.ft.com/cms/s/3/1e13a734-5494-11e0-979a-00144feab49a.html#axzz1HMEzqZxK">fa finta di non notare</a> il Financial Times, sempre pronto a celebrare i fasti del mercato, quando si esplicano sulla pelle degli altri (ma tant&#8217;è, la piena imparzialità non è di questo mondo): ai piccoli azionisti chi ci pensa?</p>
<p>I fondi investitori sono stati premiati e dal loro punto di vista hanno fatto un buon affare, in modo del tutto legale e trasparente: non avevano impegni con nessuno se non tra di loro e, una volta raggiunto l&#8217;accordo, hanno venduto al miglior offerente. Ma Lactalis, che si ferma al 29%, non deve lanciare l&#8217;Opa e al solito premia un blocco di azionisti di maggioranza relativa mentre i piccoli azionisti, se non hanno già venduto in questi giorni di rialzi, non avranno più grandi opportunità di fare cassa, a meno che la nuova gestione non valorizzi davvero la società, il che non è escluso peraltro.</p>
<p>Quelli che fanno la figura peggiore sono i soliti &#8220;partner industriali&#8221; e i &#8220;finanzieri&#8221; italiani, chiamati sempre a salvare la patria e l&#8217;italianità fuori tempo massimo; e neppure in grado di prendere una decisione, come è successo a Ferrero che, del tutto legittimamente, si è mossa con grande circospezione e non ha davvero messo una &#8220;fiche&#8221; sull&#8217;affare Parmalat. L&#8217;azienda di Collecchio, almeno fino alla prossima assemblea dei soci, è davvero l&#8217;unica vera public company italiana e i suoi titoli sono sul mercato da alcuni anni, almeno dal fallimento dell&#8217;èra Tanzi e il successivo salvataggio.</p>
<p>Se ci fosse stato un investitore o un gruppo di investitori pronti a metterci dei soldi e a impegnarsi nella valorizzazione della società, anche senza lanciare un&#8217;Opa, nessuno glielo avrebbe impedito, magari ai prezzi più bassi di un anno fa. Ma la Granarolo non ha i soldi - <a href="http://www.ilriformista.it/stories/adnkronos/367249/">e lo ha ribadito ieri</a> - quindi non compra azioni; altri partner industriali si sono fatti da parte in passato, come Barilla e la stessa Ferrero; investitori finanziari non se ne sono visti.</p>
<p>Come si pensa di fare industria o anche finanza senza soldi? Questa è la solita pretesa italiana, di organizzare il pranzo coi fichi secchi e magari con la protezione del governo. Se vogliamo stare sul mercato dobbiamo dimostrare di saperlo fare: Parmalat era contendibile, ma nessun italiano - industria o investitori - ha deciso di impadronirsene; e ora noi (o Tremonti) ci lamentiamo perché arrivano i francesi. Forse dovremmo ringraziarli per aver acceso l&#8217;attenzione attorno a un &#8220;gioiellino&#8221; italiano.</p>
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    <title type="html">Lactalis punta a Parmalat: scoppia la guerra Italia-Francia</title>
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    <published>2011-03-21T08:01:45+00:00</published>
    <updated>2011-03-21T08:01:45+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4689/lactalis-punta-a-parmalat-scoppia-la-guerra-italia-francia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/parmalatlogo.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="109" alt="" />  Che la prossima assemblea dei soci di <a href="http://www.parmalat.it/">Parmalat</a> non sarebbe stata un appuntamento formale lo si era capito da tempo, da quando i fondi esteri azionisti - Zenit, Skagen e MacKenzie che sono uniti da un patto e insieme controllano il 15,3% di Collecchio - hanno cominciato a far capire che non gradivano più la gestione &#8220;prudente&#8221; e di Enrico Bondi e che avrebbero preferito una nuova guida più aggressiva per il gruppo lattiero-caseario di Parma.</p>
<p>Noi ne avevamo già parlato, ma la situazione si è ulteriormente complicata nell&#8217;ultima settimana - quella dei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia - quando la francese <a href="http://www.gruppolactalisitalia.com/locator.cfm?sectionid=953">Lactalis</a>, che in Italia possiede già Galbani, Invernizzi, Vallelata, Locatelli e Cademartori, ha annunciato alla Consob di aver incrementato la propria partecipazione azionaria in Parmalat: i francesi, che già possedevano poco più del 5% della società, sono saliti direttamente al 7,28% e hanno sottoscritto un accordo di equity swap con cui potranno acquisire un ulteriore 4,14% del capitale.</p>
<p>In totale, quindi, Lactalis può contare già su oltre l&#8217;11% delle azioni Parmalat, inoltre potrebbe aver rastrellato altri titoli direttamente sul mercato, dal momento che negli ultimi giorni il titolo di Collecchio ha raggiunto 2,6 euro per azione, con un incremento del 4% solo venerdì 18 e volumi da capogiro: 75 milioni di pezzi il 15, 106 milioni il 16, 170 il 17, 104 il 18. Lactalis potrebbe aver messo insieme un altro 4% e arriverebbe così al 14/15 per cento del capitale.</p>
 <p>Banca Intesa, che controlla una piccola quota, circa l&#8217;1%, in Parmalat, ma è un azionista importante della concorrente Granarolo (20%) si è attivata <a href="http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/394026/">per mettere insieme una cordata alternativa e tricolore</a>, visto anche il momento storico di celebrazione dell&#8217;unità d&#8217;Italia: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-03-20/ferrero-bivio-alba-collecchio-151143.shtml?uuid=AaSTm6HD">potrebbe farne parte</a> l&#8217;unica vera multinazionale alimentare rimasta in Italia, la leggendaria <a href="http://www.ilgiornale.it/economia/la_multinazionale_alba_che_non_fa_acquisizioni/20-03-2011/articolo-id=512559-page=0-comments=1">Ferrero di Alba</a>, quella della Nutella. Ma si vedrà.</p>
<p>Anche il governo Berlusconi - che in questi anni non si è occupato granché (eufemismo) di politica industriale ha intonato <em>La canzone del Piave</em> (&#8221;non passa lo straniero&#8221;) e per bocca del ministro del Tesoro Giulio Tremonti ha annunciato <a href="http://www.corriere.it/economia/11_marzo_18/trmonti-parmalat-francia_745f8326-5190-11e0-b0a4-77b20470b36e.shtml">addirittura una legge</a>, ispirata ora alla Francia ora al Canada, per difendere i settori di interesse nazionale - l&#8217;alimentare, ma anche l&#8217;energia, non il lusso - dalle mire espansionistiche di paesi come la Francia, che non permettono la conquista dei propri gioielli da parte di investitori con passaporto straniero.</p>
<p>Di questo però parleremo in un altro post. Quali sono le prospettive di Parmalat a questo punto? In vista dell&#8217;assemblea dei soci del 14 aprile al centro delle mire dei principali protagonisti <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-03-20/parmalat-fondi-mirino-145454.shtml?uuid=AaDki6HD">c&#8217;è la quota controllata dai tre fondi stranieri</a> che non hanno un interesse propriamente industriale, bensì finanziario: venderanno al miglior acquirente e al prezzo più alto, ma hanno fatto trapelare, non si sa se per strategia, una preferenza per una soluzione italiana. Intanto hanno presentato una propria lista con nomi di spessore come Rainer Masera, Massimo Rossi, Enrico Salza, alcuni dei quali sono ex uomini di Sanpaolo-Imi.</p>
<p>In teoria il patto sottoscritto impegna tutti e tre i fondi a conservare le proprie azioni almeno fino a dopo l&#8217;assemblea, ma se fossero d&#8217;accordo tutti e tre potrebbero vendere in blocco. È qui che potrebbe entrare in gioco la Ferrero: se il patriarca Michele si decidesse al grande passo - un&#8217;acquisizione, quasi un&#8217;anatema nella storia quasi centenaria dell&#8217;azienda di Alba - Intesa potrebbe gestire il passaggio delle quote dai fondi alla Ferrero. In caso contrario quel 15% potrebbe anche involarsi verso Lactalis che così arriverebbe a un passo dal 30%, soglia al di sopra della quale scatta l&#8217;obbligo di Offerta pubblica di acquisto.</p>
<p>Banca Intesa ha indicato anche l&#8217;amministratore delegato uscente Enrico Bondi nella sua lista, ma si suppone che per lui sarebbe più probabile un ruolo da presidente, con un amministratore delegato più arrembante; fino al primo aprile, comunque, c&#8217;è tempo per presentare le liste e i giochi rimangono aperti.</p>
<p>Lactalis punta su una rosa di nomi italiani per lo più, fra cui il sempreverde Franco Tatò e Riccardo Zingales. Vedremo chi la spunterà alla fine, ma di certo per qualche tempo il titolo Parmalat rimarrà sotto osservazione e al centro di scambi serrati. Chi ha nervi saldi ne potrebbe anche approfittare.</p>
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    <title type="html">Parmalat: tesoro blindato, ma Bondi è a rischio</title>
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    <published>2011-02-17T21:06:59+00:00</published>
    <updated>2011-02-17T21:06:59+00:00</updated>
    <dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>bondi</dc:subject><dc:subject>parmalat</dc:subject><dc:subject>parmalat bondi milleproroghe</dc:subject><dc:subject>parmalat fondi lista</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4667/parmalat-tesoro-blindato-ma-bondi-e-a-rischio"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/parmalatmilleproroghe.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="184" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il governo ha blindato il &#8220;tesoretto&#8221; di Parmalat, cioè i soldi recuperati con le cause alle banche, attraverso un emendamento al decreto &#8220;Milleproroghe&#8221;, ma i fondi internazionali puntano ancora alla testa di Enrico Bondi e tenteranno di sostituire il management dell&#8217;azienda alla prossima assemblea dei soci. Intanto anche le associazioni dei consumatori, che contribuirono a fare esplodere lo scandalo Parmalat contro Calisto Tanzi, <a href="http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=8153&#038;T=P">contestano l&#8217;attuale amministratore delegato</a> soprattutto per il compenso da 32 milioni di euro che il ministero della Attività produttive &#8220;starebbe&#8221; per riconoscergli.</p>
<p>In Borsa il titolo Parmalat ha lasciato sul terreno lo 0,45% a 2,19 euro, dopo i rialzi degli ultimi giorni che comunque hanno portato le valutazioni ai massimi degli ultimi 12 mesi: il blocco legislativo alla distribuzione di un maxi-dividendo ha stoppato in una certa misura la corsa dell&#8217;azienda di Collecchio, ma alcuni analisti, <a href="http://www.finanzaonline.com/notizie/news.php?id=%257B26E421A5-2E0C-4B6F-91B4-84F0D76F03C7%257D&#038;folsession=2831143e130b41a0e8f93a59db9181a9">come Banca Intermonte</a>, vedono spazi per ulteriori aumenti, proprio in vista dell&#8217;assemblea dei soci di aprile.</p>
<p>I fondi internazionali Zenit, MacKenzie e Skagen - che hanno riunito in un patto il loro 15,3% e puntano a cambiare i vertici dell&#8217;azienda - potrebbero insistere a rastrellare ulteriori quote, magari con il sostegno di un alleato industriale o di una banca d&#8217;affari, per arrivare alla resa dei conti da una posizione di forza e costringere Enrico Bondi a una resa onorevole (magari con la nomima a presidente, senza deleghe) oppure a un compromesso che accontenti in parte i soci stranieri.</p>
<p>Secondo i fondi, infatti, l&#8217;azienda ha sufficienti risorse per crescere attraverso un&#8217;acquisizione di peso oppure per distribuire agli azionisti un dividendo straordinario. Questa strada si è complicata con il decreto Milleproroghe: l&#8217;<a href="http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/3/74820/Il_%C2%ABtesoretto%C2%BB_Parmalat_non_si_tocca.html">emendamento</a>, infatti, stabilisce che fino al 2020 non potrà essere distribuito ai soci che un dividendo non superiore al 50% dell’utile d’esercizio.</p>
<p>Non si toccano quindi i I 1400 milioni accantonati in questi anni attraverso le transazioni con le banche, che hanno preferito pagare piuttosto che farsi portare in tribunale con l&#8217;accuse di essere state corresponsabili del crac di Collecchio.  Non si potrà modificare quindi la clausola concordataria di Parmalat </p>
<blockquote><p>al fine di mantenere una equa distribuzione degli utili a garanzia dell’interesse dei soci e dell’interesse dell’impresa all’autofinanziamento e più in generale alla stabilità dell’impresa.</p></blockquote>
<p>I fondi esteri intanto «confermano che proseguiranno nel lavoro comune per individuare liste di candidati che possano accompagnare Parmalat in una nuova fase di sviluppo», Bondi comunque per adesso non è affatto fuori gioco.</p>
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    <title type="html">Beni di consumo alla ribalta, ecco due titoli da seguire </title>
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    <published>2011-01-06T10:46:49+00:00</published>
    <updated>2011-01-06T10:46:49+00:00</updated>
    <dc:subject>compratienivendi</dc:subject><dc:subject>fatti-del-giorno</dc:subject><dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>educational</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il settore dei beni di consumo si sta lentamente riprendendo dopo la crisi economica che ha conosciuto il suo picco negativo a fine 2008 inizio 2009, con evidenti ripercussioni per tutto il 2009. Nel[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4617/beni-di-consumo-alla-ribalta-ecco-due-titoli-da-seguire"><![CDATA[<p>Il settore dei beni di consumo si sta lentamente riprendendo dopo la crisi economica che ha conosciuto il suo picco negativo a fine 2008 inizio 2009, con evidenti ripercussioni per tutto il 2009. Nel corso del 2010 la situazione ha visto un lieve miglioramento. In base agli ultimi dati Istat le vendite al dettaglio nel periodo gennaio-ottobre risultano invariate rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre l&#8217;indice relativo ai beni non alimentari ha fatto segnare un +0,2% (alimentari: -0,5%).</p>
 <p>
Ciononostante gli investitori sembrano decisamente orientati a credere in un&#8217;accelerazione della ripresa dei consumi nei prossimi mesi: l&#8217;indice Ftse Beni di Consumo da inizio anno ha evidenziato una performance pari a oltre +30% (rialzo accumulato peraltro negli ultimi quattro mesi del 2010), mentre il Ftse Italia All-Share ha accusato una flessione di circa il 10%. </p>
<p>Tra i titoli interessanti del settore segnaliamo Campari che ha da poco toccato nuovi massimi storici, mentre sul versante opposto troviamo Geox che ha perso molto terreno, tanto da essere escluso di recente dal paniere dell&#8217;indice Ftse Mib.</p>
<p>Campari presenta una solida tendenza rialzista che negli ultimi due anni ha permesso ai prezzi di salire da 1,83 fin sopra quota 5,00. Un rialzo progressivo caratterizzato da una costante sovraperformance nei confronti del Ftse Mib Indice che ha reso il titolo tra i più appetibili del listino milanese. E non si intravedono al momento segnali di debolezza tali da far ipotizzare una imminente correzione. Le quotazioni restano infatti ben al di sopra dei primi supporti significativi in ottica di medio lungo periodo, quelli, cioè, rappresentati dalla linea di tendenza che sale dai bottom del 2009, attualmente a 4,50 circa, coincidente con la media a 100 sedute, e un po&#8217; più in basso dalla media a 200 sedute che si trova nei dintorni di quota 4,30. Fintanto che la serie di massimi e minimi crescenti non verrà interrotta il titolo resterà orientato al rialzo verso gli obiettivi ipotizzabili in prima battuta a 5,30 e 5,50 euro e successivamente nei dintorni di quota 6,00. La costante progressione ha inoltre il merito di non aver creato eccessi particolari sui principali oscillatori, limitando la volatilità e rendendo dunque l&#8217;investimento sul titolo relativamente poco rischioso. Graficamente solo il cedimento di area 4,70 farebbe scattare un primo campanello di allarme, introducendo il ritorno sui sostegni a 4,25/30 circa, strategici ai fini di mantenere integra la struttura rialzista di lungo corso.</p>
<p>Geox sta cercando di aggrapparsi al supporto a 3,40 euro, base del movimento laterale dell&#8217;ultimo mese circa, nel tentativo di organizzare una reazione che possa stemperare le tensioni che si sono accumulate a seguito del corposo ribasso fatto segnare nella prima meta&#8217; di novembre. Una discesa che in poche settimane ha condotto le quotazioni da 4,50 a 3,40 euro circa, rafforzando la tendenza ribassista scaturita dai massimi del 2009. Il rischio che i minimi (storici) fatti registrare nel corso dell&#8217;ultima ottava possano essere ritoccati a breve resta elevato. Scendendo al di sotto di area 3,65, infatti, il titolo ha praticamente archiviato come una pausa di continuazione l&#8217;ampia oscillazione disegnata dalla scorsa primavera, gettando le basi per un ulteriore segmento ribassista con obiettivi a 2,90 e 2,70 euro circa, ipotesi che troverebbe conferma a seguito del cedimento proprio del suddetto supporto a 3,40 euro. Soltanto il perentorio ritorno al di sopra di area 3,65 permetterebbe di guardare al futuro dei corsi con meno apprensione, rendendo possibile un recupero fino a 4,00/4,10 euro circa, livelli oltre i quali anche le prospettive di medio lungo periodo tornerebbero a farsi interessanti.</p>
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    <title type="html">Parmalat: condanne importanti per risarcimenti ancora troppo parziali</title>
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      <name>Ferry Boat</name>
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    <published>2010-12-10T17:10:54+00:00</published>
    <updated>2010-12-10T17:10:54+00:00</updated>
    <dc:subject>risparmio-tradito</dc:subject><dc:subject>alimentare</dc:subject><dc:subject>parmalat</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4597/parmalat-condanne-importanti-per-risarcimenti-ancora-troppo-parziali"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/parmalat_05.jpg" class="post" align="left" border="0" width="231" height="218" alt="parmalat risparmiatori mercato finanza tanzi condanna risarcimenti bondi banche" /></p>
<p>Ieri la condanna a 18 anni di carcere per Calisto Tanzi, dopo ben sette anni dal crack da 14 miliardi di euro di Parmalat, è stato letta in maniera variegata dai giornali e si inserisce nelle complesse vicende giudiziarie che hanno seguito il riassetto del gruppo di Collecchio. Si tratta certo di una vicenda ancora aperta visti i diversi giudizi ancora pendenti sul caso, ma allo stesso tempo questa condanna è una tappa importante in un percorso che è stato letto, questa volta quasi unanimente, come troppo lungo. Insomma di certo sembra che ci sia al momento solo che è passato troppo tempo per i risparmiatori che furono frodati più di sette anni fa.</p>
<p>I processi in corso sul caso sono almeno due, uno a Parma che riguarda solo i manager e uno a Milano che invece riguarda anche e principalmente le banche. Il primo processo conclusosi ieri con la condanna di quindici manager sui diciassette imputati aveva come capi di imputazione l&#8217;associazione a delinquere e la bancarotta che hanno carattere penale, mentre a Milano sono arrivate diverse cause civili per aggiottaggio, ostacolo alla vigilanza, falso in comunicazioni e ostacolo all&#8217;esercizio delle funzioni di vigilanza della Consob.</p>
<p>Secondo alcuni calcoli ammontano a circa 600 milioni di euro i crediti vantati da oltre 36 mila risparmiatori che avevano acquistato bond del gruppo e che ora possono chiedere un risarcimento di appena il 5% del proprio investimento (circa 30 milioni di euro). Oltre tutto su queste condanne pendono già degli annunciati ricorsi in Cassazione.</p>
<p>A Milano solo la sentenza di Appello aveva quantificato in una provvisionale tra il 10% e il 30% dell&#8217;investimento il danno derivante dall&#8217;aggiottaggio.</p>
<p>Al tempo del crack il debito di Parmalat lievitò improvvisamente da 7 a 14 miliardi di euro e scomparve contemporaneamente liquidità per 4 miliardi di euro che doveva essere nelle disposizioni del gruppo e invece era solo un falso con incollato sopra il marchio di Bank of America che non ne sapeva nulla.</p>
<p>Ai 600 milioni di crediti vantati (e ripagati come detto solo in minima parte ai risparmiatori) vanno aggiunti dunque 2 miliardi di euro che gli imputati ora devono in solido alla stessa Parmalat. Gli ammanchi, però, come detto sono ancora di più e la verità su quello che successe nei conti del gruppo prima del crack del 2003 appare ancora davvero troppo lontana.</p>
<p>Diverse transazioni negli ultimi anni hanno permesso a Parmalat di risollevarsi in Borsa e diversi creditori a cui sono state assegnate azioni e warrant (in scadenza al 2015) hanno potuto rivedere parte del proprio capitale.</p>
<p>Quanta parte però questi risparmiatori non potranno più rivedere dei loro crediti sembra ancora difficile da stabilire con esattezza. Di certo al momento i conti non tornano ancora.</p>
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