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  <title>Finanzablog.it</title>
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  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 14:15:41 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>Cercasi Arpe disperatamente...</title>
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    <pubDate>Tue, 10 Jul 2007 17:43:18 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Wanted.JPG" class="post" align="left" border="0" width="244" height="384" alt="MATTEO ARPE CAPITALIA MANAGER FABIO ARPE fondi scontri poteri forte liquidazione maxiuscita lehman brothers mediobanca capitalia" /></p>
<p>Che fine ha fatto Matteo Arpe? Il mercato continua ancora interrogarsi sul destino del giovane sconfitto di Capitalia. Certo qualcuno arriccerà il naso all’aggettivo sconfitto per un uomo che, si favoleggia, abbia incassato fra gli 80 e i 100 milioni di euro di liquidazione per lasciare la banca al suo nemico Cesare Geronzi e alla fusione con Unicredit. Tanto più che già prima prendeva qualcosa come <a href="http://www.wikio.it/economia/banche_e_assicurazioni/capitalia/matteo_arpe">6,1 milioni di euro l&#8217;anno</a>. Ma in fondo, diciamolo, di qualche volto nuovo il marcato italiano chiuso dal trio non proprio giovanile Bazoli-Bernheim-Geronzi ha bisogno.</p>
<p>Il fallito Edipo di Capitalia, secondo altre voci non confermate, avrebbe già preso la via dei fondi internazionali, forse con l’aiuto di qualche collega di Lehman Brothers, forse con l’aiuto di suo fratello <a href="http://www.ilmeridiano.info/articolo.php?Rif=14481">Fabio Arpe</a>, l’uomo che fece passare Caboto da 16 a 2000 dipendenti e dopo la fondazione di Abaxbank oggi è impegnato nella sfida di Banca Mb.</p>
<p>Sicuramente l’ambizioso e socievole Matteo non sarà rimasto a guardare in questi giorni i successi di Geronzi nella nuova Unicredit-Capitalia e soprattutto in Mediobanca. Il problema è che i successi del suo nemico rischiano di rendergli molto difficile la vita in Italia. I “poteri forti” (se si vuole adottare questo buffo appellativo) hanno già dimostrato di essere molto vendicativi e pazienti: cinque a uno che Arpe trova lavoro all’estero.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3038/cercasi-arpe-disperatamente">Cercasi Arpe disperatamente...</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 19:43 di martedì 10 luglio 2007.</p>
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    <title>A chi conviene Unicredit-Capitalia</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2889/a-chi-conviene-unicredit-capitalia</link>
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    <pubDate>Fri, 11 May 2007 16:50:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/lintesa.jpg" class="post" align="left" border="0" width="238" height="188" alt="capitalia cesare geronzi alessandro profumo matteo arpe mediobanca generali intesa san paolo patto di ferro fusione prodi draghi costamagna goldman sach&#39;s" /></p>
<p>Quella che qualcuno chiama la quadratura del cerchio passa da un caffé ieri pomeriggio fra il ministro degli Esteri Massimo D’Alema e Giovanni Bazoli, il grande architetto di Intesa Sanpaolo. Al centro della conversazione la fusione più sgradita che la Santa Intesa potesse immaginare: Capitalia che va a nozze con Unicredit. Una pioggia di segnali in tal senso è caduta ieri sul mercato. Alessandro Profumo, mentre raccontava agli analisti il brillante primo trimestre di piazza Cordusio, ha ammesso che una integrazione amichevole con Capitalia potrebbe creare valore e avrebbe un senso. Una riapertura a possibili acquisizioni che ha riempito le colonne dei giornali di oggi e a cui Profumo ha corroborato confermando contatti (non negoziati però) sia con Capitalia che con la francese Societe Generale, della quale si era già discusso parecchio nelle ultime settimane.</p>
<p>A dare concretezza all’ambizioso progetto di fusione fra via Minghetti e piazza Cordusio ha contribuito poi la nuova di una consulenza affidata da Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, a Claudio Costamagna, banchiere molto noto in Italia e in Europa sia per il ruolo di primo piano ricoperto fino all’anno scorso in Goldman Sach’s sia per il continuo riemergere del suo nome in molte vicende chiave della finanza nostrana.</p>
<p>Se un pezzo da novanta come Costamagna scende in campo, è il ragionamento che in molti hanno fatto, vuol dire che in pentola bolle qualcosa di grosso. E come negarlo visto che una neonata Unicredit-Capitalia controllerebbe il 20,6% del capitale circa di Generali, ossia di quella che alcuni chiamano ancora la “Cassaforte d’Italia”?

</p>
<p>I retroscena sono lineari. La maxifusione godrebbe da tempo di un vigoroso appoggio politico anche perché permetterebbe in un colpo solo di salvare l’italianità di Capitalia e Generali da montanti mire straniere. Lo stesso vale per l’appoggio di Banca d’Italia, che avrebbe già sponsorizzato il merger in passato. Su tutta la vicenda brilla il marchio di Goldman Sach’s: Mario Draghi, Romano Prodi, Claudio Costamagna e molte altre comparse di questo dramma hanno o hanno avuto legami con la potente banca d’affari.</p>
<p>D’altra parte un merger di questo tipo, capace di sistemare mezza finanza italiana in un colpo solo, avrebbe sicuramente bisogno dell&#8217;appoggio di tutto il sistema per sfociare in qualcosa di concreto. Di certo ieri D’Alema ha dovuto spiegare a Bazoli la visione, il senso di questa megaoperazione. Sicuramente si saranno fatti anche quattro calcoli sul prezzo dell’assenso di Intesa Sanpaolo: per un simile terremoto il patto di sindacato di Mediobanca (di cui Capitalia ha il 9% circa e Unicredit l’8,2%) prevede la cessione di partecipazioni e qualcuno già scommette su un prossimo ingresso di Bazoli a piazzetta Cuccia.</p>
<p>La soluzione del puzzle porterebbe insomma sotto il tricolore molte aree a rischio della finanza italiana. In questo complesso panorama si ambienta perfettamente la visita compiuta stamattina da Cesare Geronzi (presidente di Capitalia e numero due di Mediobanca) ad Alessandro Profumo. Un’ora circa per tracciare tratti più definiti per un nascituro gigante del credito italiano? Durante le scorse settimane la vicenda di Abn Amro, prima azionista di Capitalia, contesa dalla britannica Barclays e dal trio Rbs-Santander-Fortis, deve avere turbato profondamente Cesare Geronzi. Forse, come ipotizza qualcuno, alla fine il potente presidente di Capitalia ha avuto timore che la sua banca stesse per essere conquistata dallo straniero.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2889/a-chi-conviene-unicredit-capitalia">A chi conviene Unicredit-Capitalia</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 18:50 di venerdì 11 maggio 2007.</p>
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  <item>
    <title>Capitalia e i piani di  Geronzi </title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2828/capitalia-e-i-piani-di-geronzi</link>
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    <pubDate>Fri, 13 Apr 2007 18:02:59 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/geronziride_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="134" height="158" alt="capitalia geronzi arpe abn amro barclays santander botin unicredit mediobanca generali" /></p>
<p>Si sono serrati i ranghi in Capitalia. Il presidentissimo Cesare Geronzi ieri ha ottenuto dal board della banca capitolina l’esclusiva facoltà di gestire le scelte strategiche del gruppo e di trattare per eventuali operazioni di fusione e acquisizione che lo riguardino. A questo punto il ruolo di Matteo Arpe, il combattivo amministratore delegato a cui molti attribuiscono le ottime performance di Capitalia negli ultimi anni e il quadruplicato valore delle sue azioni, appare incapsulato. A lui sono state date le deleghe per la gestione della politica industriale della banca, ma i suoi poteri in termini trattative per eventuali merger sono stati di fatto eliminati e non è un caso che ieri il giovane manager si sia astenuto su cinque dei sei punti votati dal cda e abbia abbandonato la riunione al momento della votazione.</p>
<p>Il mercato a questo punto si interroga però sui piani di Cesare Geronzi per il futuro. Il presidente di Capitalia a questo punto, secondo diversi osservatori, potrebbe mirare alla prima poltrona di Mediobanca o addirittura a quella di Generali. A Piazzetta Cuccia Geronzi ricopre già l&#8217;incarico di vicepresidente (Capitalia è il maggiore azionista diretto della storica banca d’affari) e tramite questa partecipazione Capitalia esercita già una forte influenza sulle scelte del Leone di Trieste.<br />


<br />
Forte dell’appoggio e dell’amicizia di Emilio Botin, guida del Santander e nuovo socio di Capitalia, e di Vincent Bolloré, che ha un ruolo di peso nella compagine azionaria di Mediobanca, Geronzi a questo punto potrebbe ridisegnare gli assetti dell’alta finanza italiana.<br />
Qualunque piano dovrà passare però dalle scelte di piazza Cordusio: Unicredit è infatti azionista di peso della stessa Mediobanca e senza il suo assenso non si va da nessuna parte; tuttavia non è detto che un accordo si possa trovare. Si tratta di un gioco ai massimi livelli insomma che non è privo di rapporti con le partite più importanti del credito europeo.</p>
<p>Recentemente infatti Abn Amro, la banca olandese che è il primo azionista singolo di Capitalia, ha aperto delle trattative per una fusione con gli inglesi di Barclays e questo ha fatto ipotizzare la possibilità di una cessione del paccheto di azioni dell’8,59% di Capitalia a terzi. </p>
<p>Nella partita è poi entrata informalmente una cordata guidata dalla Royal Bank of Scotland e dal Santander (sì, proprio la banca di Emilio Botin) che sarebbe interessata a contrastare l’offerta o a contrattare una cessione degli asset olendesi in Italia (Antonveneta per intero e la fetta di cui sopra di Capitalia). Gli interessi italiani del Santander, uscito scottato dalla fusione Intesa-Sanpaolo e in cerca di vendetta, non sono d’altra parte una novità dell’ultimo momento. Non è perciò da escludere un ingresso spagnolo più deciso in questa partita. La domanda a questo punto rimane una sola. Di questo filo che collega Capitalia, Mediobanca e Generali l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo cosa penserà?</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2828/capitalia-e-i-piani-di-geronzi">Capitalia e i piani di  Geronzi </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 20:02 di venerdì 13 aprile 2007.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Capitalia ottimo 2006, emergenza Arpe rientrata</title>
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    <pubDate>Fri, 23 Feb 2007 12:41:50 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/applausi.jpg" class="post" align="left" border="0" width="176" height="245" alt="capitalia geronzi geronzocrazia patto di sindacato vittorio ripa di meana mediobanca generali santander bollor&Atilde;&copy; mateo arpe bilancio 2006 scontro dipendenti utile netto margine d&#39;interesse" /> </p>
<p>L’ultima seduta della settimana borsistica di Capitalia vede il titolo aprire le contrattazioni con un balzo di un punto e mezzo percentuale; seguono poi dei ritracciamenti che portano alle perdite di mezzo punto in queste ore. Nel mezzo c’è stata la presentazione dei <a href="http://www.capitalia.it/capwww/servlet/wscs_render_attachment_by_id/tipo_file.pdf?id=111.362534.1172213903538&#038;language=IT">dati preconsuntivi</a> del 2006 fatta alla fine da Matteo Arpe, che in una slide ha voluto ringraziare i 28 mila dipendenti della banca per il loro impegno in un anno difficile e ha sottolineato di non avere mai avviato dei licenziamenti da quando è nel board di Capitalia. <a href="http://www.finanzablog.it/post/2680/scuse-accettate-arpe-rimane-ad-di-capitalia">Ieri un centinaio di dipendenti</a> aveva manifestato in suo favore nelle ore più dure dello scontro. </p>
<p>Il rientrato amministratore delegato di via Minghetti ha presentato dei risultati eccellenti al mercato con un utile netto da record a 1,162 miliardi di euro in incremento del 12 per cento. Si tratta di un dato che supera le stime degli analisti e dimostra quanto solida sia ancora la crescita organica di una delle banche più contese d’Europa. Buoni anche gli altri dati: l’utile per azione è salito a 0,22 euro (dagli 0,2 euro precedenti) con un pay out del 50 per cento; il margine d’interesse di Capitalia ha raggiunto invece i 2,8 miliardi (+12%); le commissioni hanno toccato gli 1,7 miliardi (incremento del 3%) e quindi i ricavi hanno toccato i 5,5 miliardi di euro (+7%). Il roe (return on equity) della banca si è attestato al 15,4% mentre il Tier 1 ratio si è fissato al 6,2 per cento. 

</p>
<p>Alla presentazione dei suoi dati è seguito un lungo applauso degli analisti. Nei giorni scorsi il giovane amministratore delegato ha evitato la defenestrazione da parte del patto di sindacato solo con una ornata lettera di scuse al presidente Cesare Geronzi. Il Financial Times, che secondo molti sarebbe a favore del giovane ad di Capitalia, ha scritto in proposito che “la sincerità è la prima vittima delle guerre civili del management italiano”. Secondo indiscrezioni di  stampa Geronzi avrebbe invece sibilato a uno stretto collaboratore: “Mi auguro che la lezione gli sia servita, non ci sarà una seconda volta”. </p>
<p>Nel frattempo emergono nuovi dettagli sulle reali ragioni dello scontro fra Arpe e Geronzi. Sembra che infatti che durante gli scorsi mesi Cesare Geronzi avesse affidato a una banca d’affari l’incarico segreto di studiare la fattibilità di un superholding che controllasse Capitalia, Mediobanca e, tramite le partecipazioni nel portafoglio delle due banche, anche Generali con una quota del 25 per cento. “Un folle piano”, come qualcuno lo ha definito, che non sarebbe piaciuto ad Arpe e per il quale Geronzi avrebbe già sondato il terreno con gli importanti soci spagnoli (il Santander) e francesi (Bolloré) a cavallo fra le diverse società. Questo giustificherebbe anche l’intervento decisivo di questi ultimi in favore dello stesso Geronzi durante lo scontro in Capitalia. Un membro del patto di sindacato avrebbe confermato questa ipotesi, ma per un piano così ardito probabilmente una conferma ufficiale non arriverà mai.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2682/capitalia-chiude-un-ottimo-2006-emergenza-arpe-rientrata">Capitalia ottimo 2006, emergenza Arpe rientrata</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:41 di venerdì 23 febbraio 2007.</p>
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  <item>
    <title>Scuse accettate, Arpe rimane ad di Capitalia</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2680/scuse-accettate-arpe-rimane-ad-di-capitalia</link>
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    <pubDate>Thu, 22 Feb 2007 17:49:00 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>Colpo di scena. Arpe rimane amministratore delegato di Capitalia. Il titolo festeggia con uno strappo al rialzo del 4,68% che lo riporta sopra i 6,9 euro e la riunione del patto di sindacato che doveva[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/figluolprodigo.jpg" class="post" align="left" border="0" width="234" height="291" alt="capitalia geronzi patto di sindacato arpe matteo cesare vittorio ripa di meana abn amro manodori picchetto dipendenti amminstratore delegato presidente voci ufficiali" /> </p>
<p>Colpo di scena. Arpe rimane amministratore delegato di Capitalia. Il titolo festeggia con uno <a href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200702221615152242&#038;chkAgenzie=TMFI">strappo al rialzo</a> del 4,68% che lo riporta sopra i 6,9 euro e la riunione del patto di sindacato che doveva sigillare l’espulsione del numero due di via Minghetti si è risolta in una specie di <a href="http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=63819">pacca paterna di Geronzi</a> sulla spalla del <a href="http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/">figliuol prodigo Arpe</a>. Il preludio lo si è letto sulla stampa stamattina con una lettera indirizzata proprio al presidente della banca capitolina firmata dallo stesso Arpe. “Tutte le persone di Capitalia si sono comportate in buona fede e a nome loro e mio mi scuso se, per qualsiasi errore compiuto, non è apparso chiaro ed evidente” concludeva la missiva del giovane e ribelle amministratore delegato. </p>
<p>Il presidente Geronzi ha benignamente accolto le scuse del dott. Matteo Arpe e l’assemblea del patto ha espresso piena e unanime soddisfazione. Insomma è finita in telenovela, verrebbe quasi da spendere qualche lacrima. Le azioni di Capitalia escono nel frattempo alla grande dall’ottovolante dei giorni passati. La contesa capitolina era rimbalzata sulla stampa internazionale e aveva coinvolto anche la stessa Abn Amro, prima azionista di Capitalia che ieri aveva guadagnato il 6,1% in borsa con il 5,22% del capitale scambiato (record assoluto per l’olandese del credito, mentre oggi Abn Amro segna un +1,31 per cento e dimostra di vincere comunque). 

</p>
<p>Momenti di particolare emozione si sono visti anche oggi con il picchetto di un centinaio di dipendenti a sostegno di Matteo Arpe davanti alla sede della banca in contemporanea alla riunione del patto di sindacato. Mentre si teneva l&#8217;incontro che doveva decidere del suo destino (e sembrava deciso al pollice verso) fuori accadeva un evento unico nella storia bancaria italiana. Mai si era vista una manifestazione dei colletti bianchi a favore dell&#8217;amministratore delegato.</p>
<p>Secondo più di uno al picchetto di oggi “il dottor Arpe ha trasformato un baraccone in una storia di successo”. Insomma anche le banche hanno un cuore e tra miseria e nobiltà da domani Cesare Geronzi e Matteo Arpe riprenderanno a lavorare gomito a gomito.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2680/scuse-accettate-arpe-rimane-ad-di-capitalia">Scuse accettate, Arpe rimane ad di Capitalia</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 19:49 di giovedì 22 febbraio 2007.</p>
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  </item>

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    <title>Capitalia dice addio a Matteo Arpe</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2671/capitalia-dice-addio-a-matteo-arpe</link>
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    <pubDate>Wed, 21 Feb 2007 12:31:46 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
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<p>Oggi a piazza Affari Capitalia rimane al palo. Incollata a quei 6,7 euro per azione a cui era scesa ieri dopo una perdita del 3,8% da parte del titolo fra scambi tripli rispetto alla media e il 2,9% del capitale passato di mano. Oggi il titolo è immobile, come immobile rischia di essere la banca per un bel po’, dopo che <a href="http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/">lo scontro</a> fra il presidente Cesare Geronzi e l’amministratore delegato Matteo Arpe si è concluso con la schiacciante vittoria del primo. Sembra che ad Arpe fossero già state chieste le dimissioni per le 12 di ieri, ma che il combattivo amministratore delegato abbia rifiutato la resa. Nell’ordine del giorno di domani si discuterà comunque della revoca delle sue deleghe da amministratore delegato e la sua carica verrà temporaneamente assegnata a un traghettatore che con ogni probabilità sarà scelto fra i manager della banca.</p>
<p>Il nome più gettonato per il futuro è quello di Paolo Cuccia, ex Acea adesso vicepresidente della banca capitolina e responsabile del corporate e investment banking italiani di Abn Amro. Proprio alle ricuciture di Cesare Geronzi con l’istituto guidato Rijikman Groenink - che è anche il primo azionista della banca con l’8% del capitale - sarebbe da ricondurre lo scacco matto ad Arpe. 

In effetti di cedimenti in favore di Arpe l’azionariato ne aveva già mostrati in passato e anche gli olandesi si erano mostrati favorevoli all’amministratore delegato uscente; anche Manodori (primo azionista italiano del patto con l’4,13% del capitale) qualche tempo fa si era dichiarato contro il reintegro di Geronzi, sospeso in seguito alla prima condanna per il crack Italcase-Bagaglino. Una condanna che, se reiterata in appello, potrebbe portare a una nuova sospensione, lasciando Capitalia senza il presidente, senza il sostegno di Arpe e quindi allo sbando. Una situazione pericolosa, insomma. </p>
<p>Nonostante le incertezze delle settimane passate però gli incontri dei giorni scorsi - in cui ha avuto un ruolo di primo piano il presidente del patto di sindacato Vittorio Ripa di Meana - hanno fotografato una situazione ben diversa: solo la Fondazione Banco di Sicilia (1,71% del capitale) si sarebbe schierata a favore di Arpe. Adesso Capitalia rimane in mano a Geronzi, la politica ha vinto a dispetto di un mercato che da sempre attribuisce allo stesso Matteo Arpe la rinascita della banca e che ieri ha punito i titoli di via Minghetti con una pioggia di vendite. Forte dell’appoggio del Santander (salito recentemente all’1,8% &#8220;ufficiale&#8221;) e di Vincent Bolloré, Cesare Geronzi ha potuto rifiutare al suo avversario anche l’onore delle armi: giovedì la presentazione dei dati del gruppo che Arpe avrebbe dovuto fare sarà delegata a qualcun altro. Si attendono un utile da 1100 milioni e un Roe al 18 per cento: ma uno dei maggiori artefici di questi risultati non sarà là a festeggiare. Riuscirà Geronzi a far dimenticare la sua assenza?</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2671/capitalia-dice-addio-a-matteo-arpe">Capitalia dice addio a Matteo Arpe</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:31 di mercoledì 21 febbraio 2007.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Capitalia, con Geronzi ancora crescita stand alone?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2663/capitalia-il-mercato-teme-che-geronzi-allontani-ogni-proposta-dalla-banca</link>
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    <pubDate>Tue, 20 Feb 2007 13:36:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/ioballodasola_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="175" height="245" alt="capitalia geronzi arpe mercato merge fusioni bancarie merger and acquisition matrimonio innocenzi modiano assicurazioni politica mediobanca" /> </p>
<p>Capitalia continua  a far parlare di sé. Giovedì è prevista la presentazione dei dati preconsuntivi di bilancio. In molti temono che il conflitto sempre meno silenzioso fra Cesare Geronzi (presidente della banca di via Minghetti) e Matteo Arpe (amministratore delegato) sia giunto al capolinea, sulla soglia di una inevitabile rottura. Le incertezze sul titolo insistono: oggi Capitalia perde a Piazza Affari quasi il 3% e ieri ha chiuso le contrattazioni con un -0,92 per cento. È chiaro che le difficoltà della governance pesano parecchio, anche e soprattutto in prospettiva. Il titolo della banca ha già corso molto e il timore di molti osservatori è che più in là non possa spingersi. In generale si teme che alla fine Matteo Arpe si dimetta. Cesare Geronzi, l’alfiere più deciso dell’autonomia della banca potrebbe a a questo punto togliere del tutto alle azioni Capitalia il fascino di titoli preda.</p>
<p>Dopo che il numero uno di Capitalia ha ostacolato le mire di Intesa e di Abn Amro sembra sempre più chiaro che per ora la banca ballerà da sola sui listini: il problema è che rischia di essere più una mazurka che un rock. Nessuno nega i meriti di Matteo Arpe, anzi molti gli attribuiscono il volto nuovo della banca capitolina e gli ottimi risultati gestionali; tuttavia la crescita stand alone rischia di condannare alla marginalità l’istituto capitolino. Resta per qualcuno l&#8217;ipotesi Unicredit che, lanciando un&#8217;opa su Abn Amro, potrebbe diventare d&#8217;un tratto il primo azionista di Capitalia. Questa però sembra un&#8217;ipotesi improbabile. 

</p>
<p>Profumo è già troppo impegnato nella riorganizzazione delle filiali ereditate da Hvb in giro per l&#8217;Europa; inoltre Abn Amro porterebbe Antonveneta in dote e questo significherebbe sovrapposizioni eccessive in Veneto e in altre regioni del Bel Paese. Sarebbe meglio forse per Capitalia guardare a qualche banca fuori dall’Italia, ma forse Geronzi fin lì non vede, stretto com’è fra la vicepresidenza nel board di Mediobanca e la posizione complicata al vertice di via Minghetti. Qualcuno già suggerisce per la poltrona di Matteo Arpe Pietro Modiano (Intesa Sanpaolo, ma senza troppa convinzione e potere) o Fabio Innocenzi (già proposto anche come ad per Bpi-Bpvn). Curioso che in questa storia i nomi siano sempre gli stessi. Intanto spuntano dei warning sul titolo di Capitalia: forse gli analisti la preferivano preda piuttosto che battitrice libera. </p>
<p>Un report della Banca d’Italia spiegava diversi mesi fa che le fusioni fra banche sono solo un fatto di politica e non di sinergie industriali. Qui sembra che sia andata al contrario. In questo caso pare che sia stata la politica a bloccare i possibili matrimoni di Capitalia. Di certo finché l&#8217;istituto romano rimane costoso sul mercato sarà difficile che qualche straniero lanci un’offerta. Alla faccia di Matteo Arpe e di Mario Draghi.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2663/capitalia-il-mercato-teme-che-geronzi-allontani-ogni-proposta-dalla-banca">Capitalia, con Geronzi ancora crescita stand alone?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 15:36 di martedì 20 febbraio 2007.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Santander fra quegli anti-Bazoli di Geronzi e Profumo</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2589/geronzi-e-profumo-e-le-truppe-anti-bazoli-il-santander-dice-la-sua</link>
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    <pubDate>Tue, 06 Feb 2007 11:15:33 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/esercito.jpg" class="post" align="left" border="0" width="250" height="175" alt="capitalia geronzi arpe profumo mediobanca piazzetta cucci intesa san paolo generali bernheim equilibrio scontro banche opa abn amro santander emilio patricia ana botin bsch offerte fusioni acquisizioni mps intesa" /></p>
<p>Per diversi secoli in Italia regnucoli e principati si sono combattuti per il dominio di questo o quel fazzoletto di terra a suon di invocazioni d’aiuto allo straniero. Inevitabilmente l’aiuto interessato finiva per diventare un’oppressione non minore di quella temuta dal proprio vicino. Solo di rado un delicato equilibrio fra gli interessi delle parti contrapposte riusciva a lasciare un po’ di libertà a questo o quel principato. Si tratta di una storia secolare a cui sembra ispirarsi da tempo Cesare Geronzi, il presidente di Capitalia e vicepresidente di Mediobanca, che si trova al centro di una delle più grosse bufere della finanza italiana degli ultimi tempi.</p>
<p>Capitalia è da tempo una delle protagoniste più gettonate del gossip finanziario che le ha in diverse occasioni attribuito dei flirt con Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi e soprattutto con l’azionista olandese Abn Amro. Una direzione quella di Amsterdam che a Geronzi non piace: meglio la Madrid e il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/02/capitalia-botin.shtml?uuid=0db02e8e-b5b6-11db-b223-00000e251029&#038;DocRulesView=Libero">Santander di Emilio Botin</a> se si deve finire in mani straniere. 

L’interesse di Botin è ormai palese: il presidente del Bsch ha appena dichiarato di essere sotto il 2% del capitale della banca romana e, secondo diffuse indiscrezioni, avrebbe già strumenti in derivati che gli permetterebbero di salire al 5 per cento. La posta in gioco è però molto più grossa e coinvolge tutti i pezzi da novanta della finanza made in Italy tagliati fuori dall’impero bazoliano di Intesa San Paolo. Lo scontro arriva a fino a <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=154804&#038;START=0&#038;2col=">Generali</a>, di cui Mediobanca è il maggiore azionista e coinvolge i vertici del Leone di Trieste che sono vicini all’asse di Geronzi.</p>
<p>È però proprio a piazzetta Cuccia che si armano i fucili degli opposti eserciti in campo e viene in soccorso di quanti non vogliono lasciare tutto nelle mani di Giovanni Bazoli la Unicredit di Alessandro Profumo, massimo antagonista del neonato gigante del credito. Il prossimo marzo è previsto il rinnovo del patto di sindacato, ossia degli equilibri di potere fra gli azionisti di Mediobanca, prima di allora si consumeranno sicuramente diverse cartucce e Cesare Geronzi cercherà in tutti i modi di puntellare l’asse Capitalia-Mediobanca-Generali, magari con l’aiuto della stessa Unicredit che di piazzetta Cuccia ha oltre il 7,7% del capitale ed è il maggiore azionista. Già ieri Profumo ha detto la sua parlando con finta vaghezza di governance duale: “Mi piacciono molto i sistemi duali perché dividono il ruolo di management e azionisti”, ha detto il conquistatore di Hvb aggiungendo che però “in Italia siamo riusciti a creare una cosa che non rende assolutamente chiara questa distinzione”. Gli osservatori più accorti hanno letto i queste parole un avvertimento agli altri azionisti di Mediobanca. I ruoli insomma si rinserrano, ma le prossime mosse di questa partita italiana saranno compiute probabilmente proprio da <a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=308292">Emilio Botin</a>: in fondo il Santander dopo la fine dell’avventura al San Paolo non poteva che cambiare fronte se voleva rimanere in gioco. Geronzi intanto continua a tessere la sua tela.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2589/geronzi-e-profumo-e-le-truppe-anti-bazoli-il-santander-dice-la-sua">Santander fra quegli anti-Bazoli di Geronzi e Profumo</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:15 di martedì 06 febbraio 2007.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Gemina, la scommessa di Toti e quella di Morgan</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2496/gemina-la-scommessa-di-toti-e-quella-di-save</link>
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    <pubDate>Thu, 18 Jan 2007 12:56:49 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/roulette_wheel.jpg" class="post" align="left" border="0" width="200" height="200" alt="gemina adr romiti morgan stanley toti matteo arpe capitalia rialzista ribassista ligresti save marco polo fiumicino ciampino immobiliare risiko aeroporti" /></p>
<p>Toti punta su Gemina, ossia sulla sua controllata Aeroporti di Roma. Morgan Stanley invece punta su un forte ribasso dei titoli di Gemina. Il tutto si articola in un’operazione che vede un pacchetto da 37,93 milioni di azioni (il 10% circa del capitale) di Gemina saltare dal portafoglio di Save, la società che gestisce lo scalo aereo veneziano, a quello di Pierluigi Toti, l’immobiliarista tanto vicino ai salotti buoni della finanza e della politica romana.</p>
<p>L’operazione è complessa, ma merita una spiegazione. Save ha deciso di prestare il 10% di Gemina in modo da congelare fino alla metà del prossimo ottobre una partecipazione che non le sta dando molte soddisfazioni, anzi che finora è stata solo causa di conflitti con l’attuale board di Gemina. I titoli se li è fatti prestare proprio Morgan Stanley e il pacchetto è coperto da un swap che lo copre da eccessive oscillazioni dei prezzi. In questo modo Save ha anche ottenuto un prestito di denaro in pratica più conveniente di quello chiesto a una banca. Ma passiamo a Morgan Stanley.</p>
<p>Il colosso americano come prima cosa ha venduto a <a href="http://www.cavalieridellavoro.it/cavaliere.php?numero_brevetto=2498">Pierluigi Toti</a> la sua quota generando tutte quelle ipotesi sul riassesto in Gemina, la costituzione di un nuovo patto di sindacato (che sarebbe obbligato ad un’opa) e il peso crescente di Capitalia, <a href="http://www.disinformazione.it/calcioebanche.htm">sponsor di Toti</a> e socio di Gemina col 2%. Fin qui tutto è chiaro, ma un dubbio rimane. A ottobre Morgan Stanley dovrà restituire questi 37,93 milioni di azioni (valore ai corsi attuali intorno ai 126,7 al netto delle opzioni di copertura, delle garanzie e delle commissioni) a Save. L’unica possibilità sembra quella di ricomprarli sul mercato. Dove sta l’affare? L’affare sta nel fatto che se il titolo scende molto il riacquisto di queste azioni si ripaga con i soldi di Toti. Morgan prende oggi da Save a dieci, vende a dieci a Toti, ricompra entro ottobre a 5 (il titolo è sceso molto nel frattempo) e restituisce i titoli a Save. In tutto Morgan ha guadagnato quei cinque di differenza meno le commissioni e le garanzie. La tipica strategia ribassista insomma. Intanto oggi il titolo Save sale del 2,29%. Chi ci guadagnerà a ottobre?</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2496/gemina-la-scommessa-di-toti-e-quella-di-save">Gemina, la scommessa di Toti e quella di Morgan</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:56 di giovedì 18 gennaio 2007.</p>
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    <title>Fusioni bancarie, l&#039;eredità del 2006</title>
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    <pubDate>Mon, 15 Jan 2007 15:48:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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Quale sarà il futuro del sistema creditizio italiano? Chi avesse lasciato l&amp;#8217;Italia all&amp;#8217;inizio di tangentopoli per tornare il 1°[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/leredit.JPG" class="post" align="left" border="0" width="240" height="180" alt="m&amp;a fusioni e acquisizioni banche monte dei paschi capitalia abn amro santander carige carifirenze cassa di risparmio epoca draghi credito 2007 arpe geronzi politica" /></p>
<p><em>Riceviamo da Cesant e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Quale sarà il futuro del sistema creditizio italiano? Chi avesse lasciato l&#8217;Italia all&#8217;inizio di tangentopoli per tornare il 1° gennaio del 2007, avrebbe trovato il mondo bancario completamente modificato. Le vecchie Casse di Risparmio delle grandi città non esistono più, rimangono solo le relative fondazioni legate tra loro nei patti di grandi istituti (basti prendere la nuova Intesa per trovarci la Cariplo, il San Paolo, la Carisbo, quella di Rovigo, Padova, Venezia, etc.).</p>
<p>Da più parti si sente però affermare che il processo di aggregazione è stato solo parziale e che a breve partirà la fase finale che, contrariamente alle precedenti, vedrà la presenza massiccia di &#8220;stranieri&#8221;, sempre che una banca con sede in un paese europeo possa essere considerata straniera. Le domande principali sono due come le banche rimaste per ora fuori dal gioco di fusioni che ha ridisegnato il panorama del credito italiano: che fine faranno Capitalia e Monte dei Paschi di Siena? La risposta è complessa, ma più per Capitalia che per Mps.</p>
<p>Mps è infatti la banca di una città fino ad oggi &#8220;chiusa&#8221; al mondo che è stata interessata da una piccola espansione a Nord verso Mantova e a Sud nel Salento. Per anni il partner è stato la Bnl finita poi ai francesi. Solo in seguito è sbocciata l’ipotesi di un matrimonio con Capitalia (già tramontata?).

 Alla fine Mps finirà per essere preda di una banca straniera e questa potrebbe essere la soluzione ottimale dal momento che la politica perderebbe molto potere e il sistema vedrebbe l&#8217;ingresso di un player &#8220;globale&#8221; a contendere il mercato con gli altri big.</p>
<p>Quella di Capitalia è invece una questione più delicata: non si tratta della banca di una sola città e del suo partito di maggioranza storica, ma è l&#8217;unione di più interessi sotto la sapiente regia del centro romano: Roma, la Sicilia, Reggio Emilia, Brescia, oltre al piede in Mediobanca e quindi in Generali, Pirelli, Telecom e molto altro ancora. Capitalia può ancora scegliere tra le due alternative: restare centro aggregante (esasperando però la mediazione politica) oppure finire in mano ad un big straniero con conseguente ridimensionamento della politica. La soluzione migliore (per il mercato) sembra l&#8217;unione con un big straniero in modo da mettere la politica a margine e contestualmente aprirsi all&#8217;estero.</p>
<p>Se Roma (come centro politico) può però permettersi di sacrificare Siena sull&#8217;altare del liberismo (anche perchè non è escluso che Siena alle prossime elezioni finisca al Polo), più difficilmente può perdere Capitalia: gli interessi sono trasversali e coinvolgono tutti i big della finanza nostrana. Come finirà? Difficile a dirsi, se però si scegliesse &#8220;Capitalia centro aggregante&#8221;, le prede scarseggerebbero: Credem, CRFirenze, Carige oppure le non quotate CRFerrara e CRRimini. Tutte comunque troppo &#8220;piccole&#8221; per non risollevare il problema nel futuro prossimo.</p>
<p>Il 2007 porterà alla resa dei conti e ad oggi non si esclude ancora definitivamente un&#8217;unione (o un&#8217;Unione?) Roma-Siena. Se ciò non avvenisse il rischio sarebbe quello del &#8220;chi troppo vuole nulla stringe&#8221; e Mps e Capitalia (dopo un ulteriore strenuo tentativo) finirebbero con la testa ad Amsterdam o a Madrid (leggi Abn Amro o Santander), con buona pace degli &#8220;italianisti&#8221; che urlerebbero allo scippo dimenticando però le colpe della politica (Siena è in cerca di un fidanzato dal lontano 1999. Sembra ieri, ma è in realtà prima della bolla della new economy, ovvero anni-byte addietro).</p>
<p>Un capitolo a parte è quello delle popolari rimaste zitelle, anche in ragione del &#8220;favore&#8221; di Bruxelles: gli accoppiamenti però sono sempre di meno e la Popolare di Milano, per esempio, oggi può solo guardare a Vicenza o a Modena.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2467/fusioni-bancarie-leredita-del-2006">Fusioni bancarie, l'eredità del 2006</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 17:48 di lunedì 15 gennaio 2007.</p>
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    <title>Generali, prove di un Macbeth all&#039;italiana</title>
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    <pubDate>Mon, 11 Dec 2006 18:47:12 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/macbeth.jpg" class="post" align="left" border="0" width="210" height="360" alt="generali bernheim zaleski mediobanca unicredit patto di sindacato mps monte dei paschi capitalia arpe" /></p>
<p> Ancora una giornata da record per Generali eppure il mistero s’infittisce. Un +2,21% che porta il titolo del Leone a quota 35,12 euro, insomma le prese sono forti e gli acquisti più o meno anonimi continuano. Si è anche saputo che la stessa Mediobanca, l’azionista principale di Generali, ha arricchito la propria quota di uno 0,4% del capitale della compagnia triestina comprando già a novembre 525 mila azioni a 31,64 euro cadauna. Oggi Matteo Arpe, nuovo numero uno de facto grazie alla sentenza di un tribunale di Capitalia e quindi amministratore di un 3% abbondante di Generali e titolare di una posizione strategica in una delle battaglie più importanti della finanza italiana.</p>
<p>Un articolo pubblicato su <a href="http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&#038;tpl=kwfinanza%5Cdettaglio_news.tpl&#038;del=20061211&#038;fonte=LFN&#038;codnews=57841">Repubblica</a> riconduce ad una battaglia interna il terremoto che riscalda le azioni del cuore della finanza italiana – come lo ha definito D’Alema – e che gli ha fatto guadagnare più del 6% in una settimana. Al centro ancora una volta il prossimo rinnovo del cda e soprattutto il potere che il Leone di Trieste incarna così bene. Da un lato Mediobanca regina della compagnia da un pezzo; dall’altro Giovanni Bazoli e la sua San Intesa che sgomitano e potrebbero anche essere avvantaggiate da un improbabile aiuto di Unicredit.

</p>
<p>Francamente Unicredit e Intesa San Paolo si fa fatica a vederli alleati nel controllo di Generali, sembra più probabile che le due banche mirino a combattere per questa preda da sole piuttosto che da alleate. Anche Antoine Bernheim ha un ruolo ambiguo per la sua vicinanza sia a Mediobanca di cui rappresenta il &#8220;partito francese&#8221;, sia a intesa San Paolo di cui diventerà numero due. Ai margini c&#8217;è Capitalia, dal ruolo ambiguo, ma probabilmente ancora vicino a Unicredit per via del patto che la lega non solo ad Alessandro Profumo, ma anche al Montepaschi di Siena.</p>
<p>Insomma ai margini del quadro che vede al centro Mediobanca diverse figure sembrano esercitarsi in vista di un’esautorazione. Così, se si esclude la presenza di un conquistatore straniero e misterioso che avrebbe scatenato gli acquisti e contro il quale anche la politica interverrebbe, non resta che aspettare la prima del prossimo Macbeth. A questo punto manca solo il nome del protagonista.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2277/generali-prove-di-un-mac-beth-allitaliana">Generali, prove di un Macbeth all'italiana</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 20:47 di lunedì 11 dicembre 2006.</p>
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    <title>Capitalia e la Geronzocrazia</title>
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    <pubDate>Mon, 11 Dec 2006 16:41:02 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/geronzocrazia.JPG" class="post" align="left" border="0" width="247" height="123" alt="capitalia geronzi cesare italcase abn amro olanda banche arpe matteo antonveneta" /></p>
<p> Si aprono nuovi scenari per Capitalia, anzi no. A quanto pare la sospensione del presidente Cesare Geronzi e del consigliere Roberto Colaninno dopo le sentenze per il crack <a href="http://www.ilmeridiano.info/stampa.php?Rif=3554">Italcase-Bargaglino</a> non smuove più di tanto le acque. Certo qualcuno puntava su nuove strategie degli olandesi di Abn Amro, primo azionista della banca capitolina con il 7,7% circa, ma è una strada densa di pettegolezzi e di contraddizioni e povera di fatti concreti.</p>
<p>Allo stato delle cose, Paolo Savona neo presidente dopo la sospensione di Cesare Geronzi, avrà diverse sfide da affrontare e sembra prontissimo ad affrontarle. &#8220;Se le cose vanno come è stato detto, assumerò la reggenza. Il mio primo compito è quello di ricostituire gli organi societari&#8221;, ha dichiarato l’agguerrito ex vicepresidente vicario. Gli dà forza senz’altro l’appoggio degli azionisti olandesi che hanno ribadito, dopo aver presentato i buoni risultati e gli ambiziosi progetti di Antonveneta, la loro fiducia nel management e il loro interesse alla crescita di Capitalia di cui rimangono azionisti fedeli e soddisfatti.</p>
<p>&#8220;Non abbiamo mai proposto una fusione a Capitalia&#8221; ha spiegato Huibert Boumeester, membro del board di Abn Amro, contraddicendo quanto detto dallo stesso Cesare Geronzi qualche tempo fa. Adesso però, secondo diversi analisti, si apre una nuova fase per la banca di via Minghetti che potrebbe essere indebolita dall’assenza del suo grande vecchio. 

Abn Amro potrebbe approfittare di questo momento per <a href="http://www.latribune.fr/info/ABN-Amro-scrute-toujours-le-marche-bancaire-italien-~-IDC1916907561FEE01C1257241003BAAD7-$Db=Tribune/Articles.nsf">lanciare un’offerta</a>, anche se il suo appoggio a Geronzi sembra incondizionato. Anche Matteo Arpe potrebbe approfittarne per un colpo di mano in direzione di Monte dei Paschi di Siena o di Unicredit. Va detto che queste sono solo ipotesi e che anche i processi sul caso Parmalat portarono a un allontanamento temporaneo di Geronzi dal board che si concluse in un nulla di fatto. Se si considera anche che Geronzi è uno dei Big con la b maiuscola della finanza nostrana essendo, fra l’altro, vicepresidente di Mediobanca e consigliere di Rcs, pare difficile che un tribunale italiano riesca per un caso meno grave a metterlo all&#8217;angolo.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2275/capitalia-e-la-geronzocrazia">Capitalia e la Geronzocrazia</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 18:41 di lunedì 11 dicembre 2006.</p>
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