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Assicurazioni

Sorpresa: un banchiere che rinuncia a 2,9 milioni di bonus

pubblicato da alessandro condina in: Banche Assicurazioni


In tempi di vacche magre e di piani di austerità i compensi stratosferici dei manager, le retribuzioni da favola e i bonus milionari, specialmente quelli pagati ai dirigenti delle grandi istituzioni finanziarie, sono ancora più stridenti: da un lato migliaia di persone, di semplici dipendenti, perdono il loro lavoro e vengono mandate a casa per esigenze di riduzione dei costi, dall’altro le società - a volte persino quelle salvate grazie all’intervento pubblico - insistono a strapagare i vertici aziendali.

Fa notizia quindi che un amministratore delegato, a capo di uno dei più noti e antichi gruppi bancari, rinunci a un bonus da 2,4 milioni di sterline, cioè 2,9 milioni di euro, cui avrebbe avuto diritto per il 2011: è la decisione sorprendente di Antonio Horta-Osorio, Chief executive officer di Lloyds Banking Group.

Il banchiere portoghese è alla guida del gruppo inglese da marzo dell’anno scorso, ma verso la fine dell’anno ha goduto di un paio di mesi di pausa, a causa di una forma di insonnia legata allo stress da super lavoro; nonostante questa assenza avrebbe avuto diritto al bonus da 2,4 milioni di sterline, oltre al salario da 1,06 milioni, ma al rientro sul posto di lavoro ha comunicato al cda che avrebbe rinunciato all’incentivo.

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Downgrade di S&P + nuova crisi greca= lunedì nero in vista

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Assicurazioni Titoli esteri Politica


Come andrà questa settimana che sta appena cominciando in Borsa? Non è difficile immaginare che almeno i primi giorni - a cominciare da oggi - potranno registrare perdite anche molto importanti, non tanto legate all’andamento delle singole aziende, quanto al deterioramento, reale o percepito, della situazione globale sotto il profilo della sostenibilità dei conti pubblici.

La crisi del debito - in particolare la tempesta che sta ancora attraversando l’Eurozona - non ha finito di svolgere il ruolo di questione numero uno per i mercati e lo è ancor di più dopo l’ultimo taglio dei rating da parte di Standard and Poor’s, che ha declassato la valutazione sul debito per quasi tutti i paesi europei, a partire dall’Italia - pecipitata a BBB+ - e dalla Francia, che ha perso la tripla A.

La mossa di venerdì molto probabilmente sarà scontata dai mercati proprio oggi o almeno così si aspettano gli analisti, che ricordano l’effetto del taglio di rating sul debito americano: lunedì 8 agosto le Borse di tutto il mondo reagirono al declassamento degli Stati Uniti e i listini calarono notevolmente, perdendo oltre 3 punti percentuali su molte piazze europee e fino a 7 a New York.

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Capi-azienda narcisisti: una minaccia per le società quotate?

pubblicato da alessandro condina in: Varie !!! Assicurazioni


In una società come la nostra in cui il personalismo - che sfocia fino al culto della personalità - ha pervaso omai tutti i settori, dalla politica alla cultura all’arte alla finanza - come si deve valutare il rapporto che gli amministratori delegati e i capi-azienda in genere hanno con il proprio ego?

Un professore di Management della Pennsylvania University, Donald C. Hambrick, ha deciso di studiare questo aspetto della gestione aziendale ed è arrivato a una conclusione che forse non ci sorprende, ma che dovrebbe spaventare molti piccoli e grandi investitori aziendali: i Ceo narcisisti sono dannosi per le loro aziende e, anche se a volte ottengono risultati eclatanti, spesso nel medio periodo rischiano di mettere a repentagli l’esistenza stessa della società che guidano.

Per narcisismo - dovremmo saperlo tutti - si intende un innamoramento eccessivo di sé stessi, che porta alla voglia di mettersi in mostra e coltivare il culto della propria immagine. In una certa misura, la fiducia in sé stessi, la spavalderia e l’ottimismo sono caratteristiche necessarie di un capo azienda, ma se sfociano in arroganza e megalomania diventano deleterie; in che senso, però, si può definire un Ceo “narcisista”.

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Il capo di Zynga rivuole parte delle azioni date ai dipendenti

pubblicato da alessandro condina in: Assicurazioni Tecnologia Titoli esteri


Digerito Groupon avanti il prossimo! L’assalto dei titoli tecnologici ai listini americani non è affatto finito e - in attesa della Ipo di Facebook, la madre di tutti i collocamenti - il prossimo grande boccone da offrire in pasto agli investitori, piccoli e grandi, è Zynga, la società che produce videogame online e che ha associato il proprio nome a titoli di successo come FarmVille e Mafia Wars.

Zynga non è ancora stata quotata, ma deve già affrontare la prima grana che riguarda le azioni già in circolazione, secondo quello che riporta il Wall Street Journal. Troppe azioni premio e troppe stock options già distribuite, che rischiano di diluire troppo il controllo della società prima ancora dell’Ipo.

Mark Pincus, Ceo di Zynga, finora ha praticato una politica di distribuzione azionaria molto spregiudicata e aggressiva: una scelta obbligata nella Silicon Valley, dove per accaparrarsi i migliori ingegneri, tecnici e sviluppatori si devono offrire stipendi altissimi o in alternativa ricchi pacchetti di azioni. La concorrenza fra le start-up costringe a muoversi in questo modo, ma se si esagera poi arrivano i problemi.

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pubblicato da Administrator in: Assicurazioni

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La Cina dovrà salvare l'Europa per salvare se stessa

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Assicurazioni


Sarà la Cina a salvare l’Europa o l’Europa a salvare la Cina? Non parliamo della rivolta dei boxer ai primi del Novecento, quando le truppe europee intervennero direttamente a Pechino, ma della crisi del debito sovrano, che vede i capi di governo dell’Unione Europea impegnati a cercare denaro per rimpolpare il Fondo di garanzia sul debito pubblico, particolamente necessario per i paesi periferici, tra cui Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia.

A questo proposito è molto interessante questo articolo di Gordon Chang su Forbes, che prima spiega perché la Cina non ha nessuna voglia di mettere i propri soldi in ballo per salvare l’Europa e poi illustra perché alla fine Pechino non potrà fare altrimenti che garantire i debiti europei se vuole salvare la propria economia.

Di fronte all’invito del presidente francese Sarkozy - che in conferenza stampa ha espressamente richiesto un contributo cinese all’Efsf, il Fondo europeo di garanzia sul debito sovrano - le autorità di Pechino hanno risposto in modo interlocutorio, salvo poi diffondere, attraverso l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua una lettura “autentica” dei fatti, secondo i vertici del Partito comunista cinese.

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Un rally lungo un mese per Wall Street, ma senza lavoro non durerà

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Assicurazioni Titoli esteri


Mancano ancora un paio di giorni, ma salvo sconvolgimenti improvvisi il mese di ottobre si dovrebbe chiudere all’insegna del rally per le Borse finanziarie, in particolare Wall street. Sull’onda delle notizie di un accordo europeo sui debiti sovrani, l’indice Standard & Poor’s 500 - il benchmark di riferimento per la Borsa di New York - ha guadagnato ieri più del 3 per cento, salendo fino a 1284,59 punti: in mese lo s&P 500 è salito del 14 per cento ed è riuscito a ridurre buona parte delle perdite di quest’anno.

Basta guardare il grafico elaborato da Seeking Alpha: il 94% delle imprese di S&P 500 quota oltre i livelli medi degli ultimi 50 giorni, a dimostrazione che il rally - almeno temporaneo - è una realtà confermata da dati oggettivi. Rimane da capire il valore e soprattutto la solidità di questo rally. Metalli e petrolio hanno trascinato in rialzo gli indici e sul fronte valutario l’euro si è rafforzato sul dollaro.

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Populis annuncia il nuovo Blogo: siamo il terzo polo di news online in Italia!

pubblicato da Administrator in: Assicurazioni


Il nostro editore Populis, fresco del premio Deloitte Technology Fast 50, ha annunciato la pubblicazione della nuova pagina di Blogo.it. La nostra homepage diventa la vetrina per leggere il meglio di Blogo e Blogosfere, e per rimanere sempre aggiornati sulle ultime top news del momento. Diviso in sette canali tematici, Blogo.it aggrega due storici blog network italiani per occupare una posizione importante nel panorama dell’informazione online nostrana - ecco cosa dice Milano Finanza:

Il nuovo Blogo diventa il terzo polo di informazione online nel nostro Paese, dopo repubblica.it e corriere.it, e la prima e autorevole fonte di informazione partecipata e indipendente nello scenario Web italiano (Audiweb View, Agosto 2011).

Come sempre ringraziamo voi lettori fedeli per questo risultato: contiamo di investire nel 2012 per migliorare sempre la qualità della nostra offerta. Siamo sempre contenti di ascoltare la vostra voce, anche quando ci sono critiche motivate e civili. Scriveteci alla mail feedback@blogo.it: ringraziamo fin da ora chi ci contatterà, terremo in considerazione tutti gli spunti e proveremo a rispondere per quanto possibile nelle prossime settimane.

I listini americani seguono la discesa dell'euro

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Valutario Assicurazioni


A Wall Street gli indici di Borsa sono in calo, ma riusciranno a recuperare nel terreno in un futuro prossimo? Tutto dipenderà dall’euro e dall’andamento dell’economia europea. Questo almeno sostiene John Melloy su CNbc.com, che invita gli investitori a non prendersela con le trimestrali aziendali, con la Federal Reserve o con il presidente Obama: se i listini scendono è perché seguono l’andamento della moneta unica europea.

In questo momento, quindi, i mercati sono più che mai appesi alle turbolenze dell’economia e agli equilibri - o meglio, squilibri - dei conti pubblici europei. Negli ultimi 60 giorni il rapporto fra l’andamento dell’indice S&P 500 - il benchmark dei titoli americani - e l’euro è stato di 0,72, secondo il BBH Global Currency Strategy Team: quindi, di fatto, hanno camminato a braccetto, com’è successo anche l’altro giorno.

Ma per quale ragione i mercati sono così sensibili alle debolezze dell’euro? La moneta unica, in questo periodo, risente in particolare della debolezza del settore bancario, che è esposto alla crisi del debito e che, secondo i più pessimisti, potrebbe saltare da un momento all’altro. Non a caso, dopo il no slovacco al Fondo salva-stati - poi comunque corretto dal Parlamento di Bratislava - i futures sui mercati americani sono subito scesi.

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Retromarce: Netflix cancella il piano di split-up

pubblicato da alessandro condina in: Up & Down Assicurazioni Titoli esteri


Vi ricordate la storia di Netflix? La società americana che noleggia dvd e li spedisce a casa dei clienti via posta aveva annunciato un piano di split aziendale per separare l’attività “storica” dal più recente business di noleggio in streaming. I clienti non avrebbero più potuto servirsi alternativamente dei due servizi con la stessa interfaccia, ma avrebbero dovuto utilizzare due diversi siti internet e addirittura avrebbero pagato bollette separate, una per il noleggio fisico e l’altra per il download a tempo.

L’annuncio non aveva fatto bene al titolo, che anzi in Borsa aveva continuato a perdere terreno: da luglio l’azienda ha bruciato il 60% della propria capitalizzazione sul listino. Alcuni analisti avevano provato a ipotizzare un motivo recondito dietro una decisione così cervellotica e si erano spinti a immaginare un progetto di vendita della divisione online, magari ad Amazon: non si spiegava altrimenti un progetto così improvvisato e sgradito ai clienti e agli investitori.

Invece di creare valore, l’operazione sembrava danneggiare seriamente le prospettive della società, che ha cominciato a ricevere disdette da molti clienti infastiditi per questo cambiamento repentino e peggiorativo. Il malcoltento ha raggiunto livelli così alti che la dirigenza ha deciso di fare marcia indietro e rimangiarsi l’annuncio e il progetto.

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