
Quello delle truffe sull’Rc auto continua a essere il sassolino nella scarpa delle compagnie assicurative italiane. Tanto che la Commissione Finanze nel corso degli ultimi giorni ha sentito diversi rappresentanti del comparto per decidere se cambiare o meno le regole, a partire dal Decreto Bersani sulla liberalizzazione. L’eccesso di frodi e le tutele ritenute eccessive per gli assicurati in Italia sono alla base di squilibri che secondo Fabio Cerchiai, presidente dell’Ania (Associazione che riunisce le compagnie assicurative), potrebbero portare nei prossimi anni a un incremento delle tariffe Rc Auto del 5-8%. Secondo Cerchiai ormai i premi non coprono i rischi e quindi il sistema va rivisto. Non si tratta di bruscolini: il settore assicurativo copre da solo il 6% del Pil italiano e nel 2008 ha raccolto in premi circa 92 miliardi di euro. Al ramo danni sono andati 37,5 miliardi di euro e di questi il 47,1% è costituito dall’Rc Auto: in altri termini questo settore raccoglie circa 17,66 miliardi di euro ogni anno.
Dati Ania segnano una flessione dell’Rc Auto per il terzo anno consecutivo con una riduzione dei premi del 3,5% nel 2009, del 3,3% nel 2008 e dell’1% nel 2007. Sia compagnie assicurative che associazioni dei consumatori criticano le zone d’ombra del comparto: nel Sud Italia aumentano gli incidenti e diminuiscono i premi con l’incidenza dei sinistri che passa da una media nazionale del 2% all’oltre 20% della Campania.
Ne subiscono direttamente gli effetti compagnie come Fondiaria Sai che nel settore Rc Auto la fa da padrona: con una quota del 19% del ramo danni e del 23% dell’Rc Auto. Le difficoltà nel gestire una situazione tanto complessa, secondo quanto rivelato da MF stamane, hanno portato la compagnia a essere la più multata dall’Isvap nel 2009 con sanzioni per oltre 12 milioni di euro su un totale di 47 milioni di euro erogate dal controllore per le violazioni delle disposizioni in materia di sinistri. Il triste primato alla fine ha spinto l’amministratore delegato Fausto Marchionni a riorganizzare la struttura di liquidazione migliorando i servizi, ma rinunciando alla guerra dei prezzi.
In generale la compagnia assicurativa dei Ligresti sta ridisegnando tutta la catena di valore della propria filiera produttiva e dopo avere lanciato Auto Presto & Bene che incoraggia la clientela a rivolgersi a delle carrozzerie convenzionate per ottenere degli sconti prevede di allargare queste convenzioni ai sistemi sanitari. Contemporaneamente Fondiaria Sai con le altre compagnie assicurative e tramite anche l’Ania di Fabio Cerchiai preme per avere un maggior peso diretto nella sanità nazionale. Nel frattempo il progetto di un’Agenzia contro le frodi assicurative rimane bloccato: forse sole le audizioni di questi giorni sapranno dare indicazioni più precise. Le difficoltà delle compagnie assicurative al Sud arrivano all’imposizione di premi esosi con lo scopo di allontanare la clientela e la conseguenza dell’inaccessibilità in certi casi a un servizio, come quello dell’Rc Auto, obbligatorio: si è perfino registrato un ricorso europeo su questo tema. In questo contesto i mezzi con cui le compagnie contrastano le frodi al Sud e forse anche gli strumenti legislativi messi in campo si dimostrano ancora inadeguati, con il rischio che prossimi aumenti tariffari coprano ancora le vere irregolarità.
Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Non sembra accennare a rallentare la corsa all’emissione di obbligazioni. Nelle ultime settimane molte importanti societa’ italiane hanno fatto ricorso al mercato dei bond, o hanno deliberato l’intenzione di farlo entro breve tempo.
Tra le prime possiamo citare Intesa San Paolo che ha recentemente emesso un bond in due tranche con scadenze a 2 (tasso variabile) e 5 anni (tasso fisso) per un ammontare complessivo di ben 2,5 miliardi di euro.
Tra le seconde troviamo Edison, che a fine dicembre ha autorizzato l’amministratore delegato a lanciare obbligazioni per 500 milioni di euro entro il 30 giugno 2010. Foro Bonaparte a luglio aveva emesso un altro bond a 5 anni da 700 milioni.
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Il gruppo Fondiaria Sai continua a far parlare di sé, volente o nolente. Le ultime indiscrezioni di stampa del Giornale parlano di un contatto informale con il gruppo francese Axa che potrebbe essere interessato ad ampliare la propria presenza in Italia rilevando la prima compagnia assicurativa nazionale nel settore danni. Fonsai non è in vendita, ha chiarito subito la compagnia dei Ligresti; tuttavia un’offerta generosa potrebbe smuovere gli azionisti storici e convincerli a cedere una parte almeno della compagnia.
Il debito della holding quotata Premafin ammontava a fine settembre scorso a 2,17 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di 3,79 miliardi di euro, ma anche di un combined ratio del settore danni pericolosamente cresciuto al 103,3 per cento. Nei nove mesi gli oneri correlati a sinistri sono passati da 6 a 9 miliardi di euro cancellando in pratica la crescita dei ricavi e le buone performance del ramo vita: risultato? Primi nove mesi in rosso e situazione in peggioramento nel terzo trimestre. La debolezza del comparto immobiliare, storica attività dalla quale nasce l’impero del costruttore siciliano Ligresti, non ha bilanciato gli effetti di questa congiuntura negativa, al punto che si era ipotizzata una cessione di Citylife, uno dei più importanti progetti immobiliari di Milano e anche una delle maggiori occasioni di crescita della società. Lo stesso Salvatore Ligresti ha poi smentito questa ipotesi, dopo aver proposto delle modifiche alla distribuzione dei volumi nei progetti riguardanti i grattacieli centrali dell’area in questione.
Ieri Il Sole 24 Ore ha rivelato il raggiungimento di un accordo con gli istituti di credito per la ristrutturazione dei debiti accumulati nella holding Sinergia che controllava anche alcune attività e beni personali della famiglia Ligresti. Di recente altri interventi sul debito sono stati compiuti anche nel ramo immobiliare e nelle società quotate Premafin e Fondiaria. Una cessione corposa ai francesi di Axa non pare dunque strettamente necessaria, almeno per il momento.
Tuttavia va ricordato che una simile operazione avrebbe risvolti politici di primo piano e cambierebbe tanto gli equilibri del settore assicurativo in Italia da richiedere un placet di Roma. Da un lato per il semplice fatto che Fonsai è una compagnia di primo piano a livello nazionale, dall’altro perché controlla quote importanti della stessa concorrente Generali (fin dai tempi di una celebre sponda tra Ligresti ed Enrico Cuccia) che è una compagnia di dimensioni paragonabili alla stessa Axa e fortemente influenzata da un’ala francese del proprio azionariato. I rappresentanti del governo appaiono coinvolti persino a titolo personale nella faccenda. Visto che Ligresti è da tempo un noto sostenitore e amico personale di Silvio Berlusconi, che familiari del premier ricoprono ruoli di primo piano in Mediobanca (primo azionista di Generali) e che i legami del leader della Pdl con il mondo assicurativo (anche tramite Mediolanum) sono da tempo molto forti. Insomma, prima di tentare l’assalto della roccaforte finanziaria dei Ligresti, bisognerà che Axa faccia una capatina a Roma. Ammesso che non l’abbia già fatta.
Il profit warning emesso da Seat la scorsa settimana pesa sulle azioni del gruppo delle directory.
Sebbene i risultati dei primi nove mesi del 2009 siano stati in linea con le attese del mercato e le guidance comunicate lo scorso agosto siano state riconfermate, seppur in presenza di un difficile contesto economico, Seat ha dichiarato che gli obiettivi e le attese sui risultati per il 2010-2011 dovrebbero essere inferiori rispetto a quanto originariamente ipotizzato nel piano industriale triennale pubblicato a febbraio.
In particolare, nelle guidance di fine anno, il gruppo delle Pagine gialle aveva previsto ricavi (in Italia) attesi in calo fra l’8% e il 10%, sostenuti però da una crescita dell’online compresa tra il 20% e il 25% (il doppio rispetto a quella prevista per il mercato). L’Ebitda di Gruppo è atteso fra 520 milioni e 540 milioni di euro, con un margine Ebitda in Italia di circa il 50%.
In linea con le guidance anche l’indebitamento finanziario netto con un margine a fine anno di circa il 20% sul covenant relativo al rapporto tra indebitameto ed EBITDA posto dal contratto di finanziamento in essere con RBS Milano.
Relativamente ai rapporti con Royal Bank of Scotland, il 23 dicembre scorso Seat aveva confermato l’avvio di colloqui con la banca, finalizzati ad ottenere il nulla osta all’emissione di debito con scadenza posteriore al Senior Credit Agreement da utilizzare per estendere la durata media del proprio indebitamento. Tuttavia i risultati di tale trattativa non si conosceranno prima di gennaio.
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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Mattinata a velocita’ molto diverse per le due big del settore bancario italiano. Intesa San Paolo accelera con decisione prolungando il rally originato dal minimo di giovedi’ scorso, mentre Unicredit oscilla a ridosso della parita’ confermando le incertezze evidenziate ieri.
Le differenze tra le due performance sono determinate direttamente dai conti del terzo trimestre presentati in questi ultimi due giorni. Intesa San Paolo ha mostrato risultati migliori delle attese degli analisti. Gli utili sono stati pari a 674 milioni di euro, in linea con quelli dello stesso periodo del 2008 ma nettamente meglio dei previsti 460 milioni.
La banca guidata da Corrado Passera, alla luce di queste evidenze ha migliorato la guidance per il 2009: ora i profitti sono attesi al di sopra dei 2,6 miliardi di euro del 2008, mentre la stima precedente era per un risultato non molto inferiore a quello dell’anno precedente. Un broker importante come Credit Suisse ha confermato la raccomandazione outperform e il target a 3,50 euro, oltre il 15% al di sopra dei valori correnti.
Decisamente meno brillanti i conti di Unicredit. I profitti nel periodo luglio-settembre sono scesi a 394 milioni di euro, in netto calo dai 551 milioni dello stesso periodo del 2008 e anche rispetto ai 490 del secondo trimestre 2009. Si tratta comunque di un risultato in linea con le attese del mercato.
L’a.d. Alessandro Profumo non ha voluto sbilanciarsi riguardo alla distribuzione del dividendo cash sull’esercizio 2009, rimandando ogni decisione sulla cedola a dopo la conclusione del programma di creazione della banca unica. Su questo punto dobbiamo registrare che i sindacati della controllata Banco di Sicilia hanno respinto il progetto in quanto l’istituto siciliano verrebbe degradato a semplice divisione territoriale di Unicredit.

Prendono forma le strategie dei grandi della terra per ridisegnare le regole della finanza internazionale e delle sue istituzioni. L’obiettivo dichiarato quasi contemporaneamente da pesi massimi della regolazione internazionale come Ben Bernanke (Fed), Jean Paul Trichet (Bce) e Mario Draghi (Financial Stability Forum) è quello di imparare dagli errori del passato e costruire un sistema più stabile basato su regole nuove. Alcuni segnali di ripresa (o di arresto della caduta) provenienti dai mercati incoraggiano a un ponderato ottimismo, ma fa bene Trichet a sottolineare che non è il tempo di compiacersi, ma di agire.
Lo stress test condotto dal Cebs (Committee of European Banking Supervisors ossia l’organo di coordinazione dei supervisori europei del sistema bancario) sui primi 22 gruppi bancari transfrontalieri europei - da soli coprono circa il 60% degli asset bancari del Vecchio Continente - ha dimostrato che nello scenario più avverso (Pil a -5,2% e -2,7 % fra 2009 e 2010 e disoccupazione in crescita dal 9,6 a 12% nello stesso periodo) le maggiori banche europee dovrebbero registrare perdite da circa 400 miliardi di euro, ma mantenere una patrimonializzazione adeguata (nessuna vedrebbe scendere il proprio tier 1 sotto il 6%).
Le stime in genere prevedono però uno scenario migliore di questo e dunque si può procedere a punteggiare il sistema sotto “una luce meno cupa”. La mission è quella di rafforzare il patrimonio delle banche per evitare i danni del deterioramento dei crediti e in genere della crisi dell’economia reale da un lato e finanziare la ripresa dall’altro.
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Il settore assicurativo italiano è sotto stress come quello europeo, ma mostra anche delle caratteristiche peculiari che lo differenziano dal resto del Vecchio Continente. L’ultimo report di Moody’s, che ha messo un outlook negativo sulle assicurazioni italiane una settimana dopo aver fatto la stessa cosa in Germania, evidenzia proprio molte delle differenze fra le insurance company italiane e quelle degli altri paesi.
È vero che il mercato italiano mostra segnali di debolezza come gli altri, ma nel suo caso le compagnie del tricolore hanno provato di avere una maggiore resistenza del comparto a livello europeo grazie alla maggiore prudenza dimostrata negli investimenti e alla scarsa esposizione verso i prodotti di finanza strutturata rispetto agli altri paesi. Una gestione diversa - difficile dire se più tradizionale o lungimirante delle altre - che ha smorzato parzialmente gli effetti della crisi.
A complicare la vita degli assicuratori italiani intervengono, però, dei fattori di cambiamento strutturale che comprimono i margini delle compagnie. In Italia a partire dal 2007 sono state varate una serie di norme sul risarcimento diretto e sul divieto di esclusività nella distribuzione affidata agli agenti delle compagnie che sono tutte connesse alla legge Bersani del 2008 e che hanno incoraggiato la concorrenza, ma portato anche a una compressione dei margini delle assicurazioni.
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Mattinata positiva per Intesa San Paolo che e’ al centro di indiscrezioni relative alla possibile cessione di importanti asset. Si parla infatti di trattative aperte per la vendita di Banca Fideuram, la divisione di asset management dotata di rete di promotori finanziari. Banca Fideuram venne delistata a inizio 2007 e gia’ da qualche tempo si parlava dell’ipotesi di valorizzazione della stessa mediante ritorno in borsa o vendita di una sua quota.
Secondo alcuni rumor il compratore potrebbe essere il Banco Santander, mentre altre voci parlano di Exor, la holding della famiglia Agnelli frutto della fusione tra Ifi e Ifil. Quest’ultima, che puo’ contare su liquidita’ disponibile di circa un miliardo di euro, non ha ovviamente confermato ma neppure smentito. Ha anzi dichiarato che ha molti dossier aperti e che il settore del risparmio gestito potrebbe interessare.
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A giudicare dall’ultima riga del conto economico il primo semestre di Stmicroelectronics sembra disastroso. Una perdita da 923 milioni di dollari a fronte di un utile da 53 milioni di dollari realizzato durante la prima metà del 2008 lascia immaginare una brusca frenata della società su tutti i fronti: un bilancio da piena crisi.
In realtà non è proprio così, anzi i segnali positivi di ripresa che già si possono cogliere nel mercato dei microchip e con esso nell’economia globale non sono di poco momento. Certo i ricavi di Stm sono passati da 4,87 a 3,66 miliardi di dollari portando a una perdita operativa da 724 milioni di dollari la società, ma la situazione del gruppo e la difficile congiuntura economica non hanno intaccato troppo la solidità patrimoniale di Stmicroelectronics che mantiene comunque una forte liquidità per le necessità operative.
Soprattutto al prossimo trimestre Stmicroelectronics si presenta inoltre con un portafoglio ordini superiore a quello del secondo quarto del 2009 e stima inoltre di potere accrescere il proprio giro di affari in maniera consistente. Per il terzo trimestre la società stima ricavi compresi tra i 2,07 e i 2,27 miliardi di dollari con una crescita sequenziale compresa tra il 4 e il 14 per cento. St afferma inoltre di essere in linea con il proprio piano abbattimento dei costi di 750 milioni di dollari nel 2009 e ritiene che gran parte di questi miglioramenti della redditività del gruppo produrranno i propri effetti nel corso della seconda metà di quest’anno.
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A fine mattinata Fiat si mette in evidenza con la performance migliore tra le blue chip, ovvero tra i 40 titoli che compongono il paniere dell’indice FTSE MIB, erede dell’S&P/MIB. L’azione del Lingotto si adegua ai consistenti rialzi degli altri titoli europei del settore dopo le dichiarazioni del vicepresidente della J.D. Power & Associates. Quest’ultima e’ una delle societa’ di analisi del settore auto piu’ prestigiose al mondo, e quindi anche una delle maggiormente seguite.
In base alle previsioni di quest’ultima il mercato automobilistico americano nel 2010 andra’ incontro a una netta ripresa. Nel 2009 si stima che verranno vendute negli USA 10 milioni di auto, in forte calo dai 13,2 milioni di unita’ dell’anno scorso e dai 16,2 milioni del 2007, ma nel 2010 le vendite dovrebbero risalire a 11,5 milioni, con un incoraggiante +15% a/a.
Il titolo non subisce contraccolpi negativi (nemmeno psicologici, dato che dal punto di vista economico-finanziario la vicenda non ha effetti sulla societa’) in seguito alla notizia delle indagini avviate dall’Agenzia delle Entrate con l’ipotesi di evasione fiscale relativa al patrimonio personale di Giovanni Agnelli, divenuto oggetto di contesa tra la figlia Margherita Agnelli de Pahlen e il resto della famiglia. Si tratterebbe di un “tesoro” che potrebbe sfiorare i due miliardi di euro e mai denunciato al fisco ma che non avrebbe, appunto, niente a che vedere con l’attivita’ imprenditoriale dell’Avvocato.
(S.F.)