Logo Blogo

Assicurazioni

Puntare sul calo delle Borse? Ubs lancia 12 nuovi volatility Etn

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Up & Down Assicurazioni


I mercati sono in piena altalena: dopo i crolli degli ultimi mesi basta una notizia o la “speranza” di una notizia - come l’intervento dei paesi Brics a sostegno del’Europa - per provocare un rialzo improvviso, spesso seguito da nuovi cali. In questo quadro è molto difficile decidere come investire e soprattutto trovare un settore che possa proteggere dalle perdite. E se si investisse sui cali o almeno sull’incertezza? È possibile farlo grazie agli Etf o Etn che riproducono un indice di volatilità; ma bisogna fare attenzione.

Non è un caso che Ubs abbia lanciato 12 nuovi Volatility Etn indicizzati sui Vix futures legati all’indice S&P 500. In pratica si può investire su questi strumenti - gli Exchange Traded Note che sul modello degli Etf prendono in considerazione un paniere di prodotti finanziari, ma formalmente sono obbligazioni strutturate, quindi di fatto titoli di credito che il cliente acquista e che dovranno essere onorati dalla banca.

L’idea - che non è nuova, perché esistevano già altri prodotti collegati al Vix index, cioè l’indice di volatilità dei mercati - è affascinante, anche perché Ubs offre 6 prodotti legati al “fear index”, ma bisogna prendere in considerazione i rischi. Un Etn, infatti, somma in sé i rischi di un Etf - quelli legati all’andamento dei futures sull’indice di volatilità - e quelli di un’obbligazione.

E anche se i prodotti possono essere scambiati sul mercato secondario, è vero che la commerciabilità dipende anche dal rating della banca emittente. E d’altronde bisogna considerare un altro aspetto: questi Etf ed Etn non replicano esattamente l’andamento del Vix index e il più delle volte riducono le possibilità di guadagno. Quelle che ci guadagnano di sicuro sono le banche emittenti.

Problemi ai commenti su Blogo

pubblicato da Administrator in: Assicurazioni

La migrazione dei server Blogo, di cui vi abbiamo parlato settimana scorsa, ha lasciato qualche strascico problematico nei commenti: in molti blog non è possibile commentare normalmente. Ci scusiamo per il disagio e vi invitiamo a portare pazienza: i tecnici sono al lavoro per risolvere il disguido che ha colpito il nostro servizio Antispam, portandolo a non riconoscere più i messaggi di commento legittimi. Speriamo di essere di nuovo operativi entro la mattinata. Grazie!

Crisi Finanziaria: I tagli l'unica (e la vera) soluzione?

pubblicato da Carlo Tissi in: Notizie Persone & fatti Assicurazioni Politica


Cosa ha provocato la crisi finanziaria di queste settimane? La risposta più ovvia e banale è una soltanto: i debiti sovrani. Gli stati sono troppo indebitati, le agenzie di rating declassano persino i titoli americani, le borse crollano bruciando capitalizzazioni già fragili, e parte la corsa folle ai tagli. In Italia siamo arrivati alla soglia dei 50 miliardi di euro recuperati con il decreto anti-crisi, ma qualcosa di simile stanno facendo anche altri paesi europei, Francia in testa.

Il timore è sempre il solito: uno spread in salita e il declassamento di una delle famigerate Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch a provocare il panico degli investitori, mentre gli speculatori possono gioire. I governi fanno a gara ad emanare misure d’urgenza per contenere il debito, ma perdono di vista il problema fondamentale: il debito è insostenibile nel momento in cui le entrate fiscali non riescono a sostenerlo.

Dobbiamo forse ritenere che tutti i politici del mondo, da destra a sinistra, hanno smesso di credere alla possibilità di una crescita economica infinita? Potrebbe essere, ma non è quello che ci stanno raccontando. Nei fatti la crisi finanziaria sta colpendo indistintamente tutti, compreso il Regno Unito guidato da David Cameron. Proprio guardando a questo esempio risulta “profetico” l’intervento di un celebre economista a commento della legge di bilancio approvata dal governo conservatore all’inizio del 2011.

Continua a leggere: Crisi Finanziaria: I tagli l'unica (e la vera) soluzione?

La volatilità di Wall Street, di Piazza Affari e la fiducia della FED nell'Europa

pubblicato da Administrator in: Assicurazioni

volatitlità wall street e piazza affariNon è un bel periodo. Né per gli Stati Uniti, né per la vecchia Europa. L’enorme volatilità di Wall Street di settimana scorsa potrebbe avere traumatizzato per i prossimi anni schiere di investitori. Che impiegheranno chissà quanto a riprendersi, lo si legge su Bloomberg:

La volatilità record della settimana scorsa è terminata dopo quattro giorni. Lo stato di ansia tra chi investe nei fondi, potrebbe durare anni (…) questo giro sull’ottovolante è stato snervante per gli investitori dei fondi, che avevano già sopportato l’esplosione della bolla nel 2000, un crollo dell’indice S&P 500 (SPX) da ottobre 2007 a marzo 2009, e il crollo del maggio 2010 che cancellò in un solo giorno 862 miliardi di dollari.

Quella recente potrebbe essere stata una botta molto dura da recuperare. E in Europa? Se Atene piange, Sparta non ride. Stamattina il WSJ riferisce che funzionari Fed si starebbero incontrando con i rappresentanti delle filiali americane delle banche europee per monitorare quanto siano “sicure”, e assicurarsi dei livelli di finanziamento. Della volatilità di Piazza Affari invece, scrive Vittorio Carlini sul Sole24ore

Nelle Borse dell’incertezza, si sa, i fondamentali hanno un peso relativo. Più cresce la volatilità (e la paura), più si vende di tutto. Quando, al contrario, i mercati sono meno isterici i dati di bilancio rilevano con maggior forza. Per rendersene conto basta buttare l’occhio sulle semestrali della big corporate di Piazza Affari: dagli industriali alle tlc fino alle utility. Il Sole 24 Ore ha passato ai raggi x i dati di bilancio, a fine giugno 2011, confrontandoli con quelli della prima metà del 2010. Ebbene, salta fuori che il fatturato complessivo (escluse Prysmian e Impregilo i cui numeri non sono ancora noti) è salito a 188,2 miliardi di euro, a fronte di 169,3 miliardi realizzati nello stesso periodo dello scorso esercizio. Un buon balzo dei ricavi di 18,9 miliardi che, a livello percentuale, vale una crescita in doppia cifra (11%). Un po’ diverso, invece, il discorso sul fronte dei profitti

Foto | Flickr

L'intervento della Bce rianima le Borse. Per quanto?

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Up & Down Assicurazioni


Alla riapertura dei mercati finanziari europei, stamattina la Bce - la Banca centrale europea - ha cominciato a comprare sul mercato i titoli di stato spagnoli e italiani che per tutta la settimana scorsa sono stati sotto pressione, con continue vendite che avevano portato lo spread dei rendimenti rispetto ai titoli tedeschi fino a 400 punti base o il 4%. Dopo l’intervento della Bce gli spread si sono già ridotti: per i bond italiani a 10 anni sono scesi sotto i 300 punti base.

Continua a leggere: L'intervento della Bce rianima le Borse. Per quanto?

L'Europa si accorda sul debito greco e le Borse festeggiano

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Assicurazioni Titoli esteri Politica


Un fondo salva-stati (Efsf) rafforzato fino a 440 miliardi con la possibilità di acquistare titoli di stato dei paesi europei sia sul mercato primario - come adesso - sia, in aggiunta, su quello secondario, per spuntare le unghie alla speculazione e consentire agli stati di rifinanziarsi sul mercato.

Per i paesi in crisi - Irlanda, Grecia e Portogallo - arriva la riduzione dei tassi di interesse attorno al 3,5% per rendere possibile la restituzione dei debiti senza strozzare l’economia. La Grecia - e solo la Grecia, sottolineano sia i politici sia i mezzi di informazione - potrà scambiare alcuni titoli in scadenza con nuovi titoli: in pratica quello che potrebbe essere inteso come un default selettivo su una parte di debito greco, anche se l’adesione allo scambio (swap) sarà comunque volontaria.

A Berlino i capi di stato e di governo dell’Unione Europea hanno trovato un accordo, soprattutto grazie all’intesa tra la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy, e hanno deciso un nuovo piano di salvataggio da 109 miliardi di euro cui - e questa è una novità - parteciperanno anche i privati per una somma fino a 39 miliardi: saranno obbligazionisti e banche che potranno rinunciare preventivamente a una parte dei soldi che hanno sottoscritto in cambio del salvataggio greco.

Continua a leggere: L'Europa si accorda sul debito greco e le Borse festeggiano

L'Ue contro i super-bonus bancari: in arrivo una tassa europea?

pubblicato da alessandro condina in: Banche Trading On Line Assicurazioni Politica


Gli alti dirigenti di banche e assicurazioni in Europa stanno incassando ancora bonus “troppo alti”, che fanno immaginare profitti eccessivi per il settore finanziario, anche dopo lo scandalo dei derivati e gli aiuti pubblici decisi dai governi.

I bonus molto elevati che ancora vengono pagati ai banchieri suggeriscono che ci sono utili eccessivi nel settore.

Lo ha detto il Presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso commentando i risultati delle principali istituzioni finanziarie e i compensi dei dirigenti di più alto livello, cresciuti anche del 36% l’anno passato secondo la classifica stilata dal Financial Times. Per esempio l’amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, ha visto il proprio salario arrivare a 21 milioni di dollari, 15 volte tanto rispetto al reddito del 2009.

Da parte sua Lloyd Blankefein, direttore generale di Goldman Sachs, ha incassato 14,1 milioni di dollari e Frédéric Oudéa, di Société Génerale, 2,3 millones, il 50% in più rispetto al 2009. Risultati che lasciano immaginare un mare di profitti per banche e assicurazioni: soldi che vengono dai consumatori/clienti e che forse indicano un funzionamento poco efficace della concorrenza.

Continua a leggere: L'Ue contro i super-bonus bancari: in arrivo una tassa europea?

Riforma sanitaria Usa: La Casa Bianca contro McKinsey

pubblicato da Administrator in: Assicurazioni

obama care mckinsey polemicheL’epocale riforma sanitaria portata avanti da Barack Obama negli Stati Uniti continua a trascinare polemiche. L’ultima in ordine cronologica mostra i violenti attacchi della Casa Bianca a una ricerca pubblicata da McKinsey che avrebbe commesso un grave errore diplomatico, più che metodologico: dire la propria verità, a chi non voleva sentirla.

Sta tutto in questa frase: “Democrats don’t like the results, and so McKinsey must pay with its reputation”, ai democratici non andavano bene, così McKinsey ha dovuto pagare con la sua credibilità e la sua reputazione. Leggo sul Wall Street Journal:

L’errore di McKinsey è stato quello di sondare 1300 società e scoprire nei dati che circa un terzo di questo “certamente” o “probabilmente” avrebbe smesso di pagare l’assicurazione ai propri dipendenti nel corso del 2014 (…) McKinsey ha prodotto questi dati nel corso di una normale ricerca di mercato

I democratici hanno immediatamente attaccato i “numeri” usciti dalla ricerca, insinuando che la ricerca fosse stata pilotata e che la metodologia fosse poco corretta…

Continua a leggere: Riforma sanitaria Usa: La Casa Bianca contro McKinsey

Con Peluso la nuova Fondiaria-Sai è targata Unicredit

pubblicato da alessandro condina in: Assicurazioni Ligresti Salvatore

Pronti, via: al debutto la nuova Fondiaria-Sai che grazie all’aumento di capitale deciso a maggio potrà rientrare nei parametri di patrimonializzazione stabiliti dall’Isvap. Sfumata l’operazione Groupama, però, il prezzo per ottenere il sostegno di Uncredit, ormai vitale, è stato difficile da accettare, anche simbolicamente, ma inevitabile: ai vertici della società, formalmente come direttore generale ma con amplissime deleghe, è arrivato Piergiorgio Peluso, l’uomo Unicredit incaricato finora di seguire i grandi clienti industriali.

Peluso, che si era ritrovato in Unicredit a seguito della fusione con Capitalia (era stato a capo del Mediocredito centrale) ha ricevuto dal cda di Fondiaria-Sai deleghe molto ampie, che fanno di lui un vero e proprio capo operativo della società, in particolare per quanto riguarda le partecipazioni finanziarie e in generale la finanza: fanno capo a lui amministrazione e bilancio, controllo di gestione e pianificazione strategica, finanza di gruppo, immobiliare, M&A e partecipazioni, risorse umane, organizzazione e procurement.

Un vero e proprio tornado per la famiglia Ligresti, che comunque ha dovuto accettare obtorto collo questa forma di tutela gestita così da vicino, in cambio del sostegno di Unicredit per l’aumento di capitale. Del resto per don Salvatore i per i figli Giulia, Paolo e Jonella (questi ultimi tre nella foto) c’era poco da fare, visti anche i pessimi conti della società e i malumori degli azionisti di minoranza per alcune operazioni finanziarie poco gradite e poco inerenti all’attività principale di Fondiaria-Sai. Ora per la società parte una fase nuova, con maggiore attenzione alle operazioni straordinarie, specie con parti correlate, e l’impegno a tornare all’utile entro il 2012.

Continua a leggere: Con Peluso la nuova Fondiaria-Sai è targata Unicredit

Opa sì, Opa no: gli opposti destini di Parmalat e Fondiaria-Sai

pubblicato da alessandro condina in: OPA per tutti Alimentare Assicurazioni

Hanno imboccato due strade diverse i due dossier più scottanti finiti sul tavolo della Consob dopo il cambio al vertice, con l’arrivo di Giuseppe Vegas. Parmalat ormai è incardinata sulla strada dell’Opa lanciata da Lactalis, che alla fine ha rotto gli indugi e chiuso le porte a ogni illusione di “cavalieri bianchi” e fantomatiche “cordate italiane”. Al contrario Fondiaria-Sai - con tutta la galassia dei Ligresti in Borsa - potrà essere “salvata” dall’intervento di Unicredit senza bisogno di un’Offerta pubblica di acquisto, con grande sollievo della banca di piazza Cordusio e della famiglia di Salvatore Ligresti e con un certo dispiacere dei piccoli azionisti che restano a bocca asciutta; ma almeno salveranno il loro investimento visto che la compagnia assicurativa era in guai grossi.

Nel caso di Fondiaria-Sai, infatti, la Consob ha deciso di derogare all’obbligo di Opa proprio in virtù di una norma del proprio regolamento, l’articolo 49 in base al quale è prevista l’esenzione dall’Opa qualora sia in atto un’operazione di salvataggio da una crisi aziendale comprovata da «richieste formulate da un’autorità di vigilanza prudenziale, nel caso di gravi perdite, al fine di prevenire il ricorso all’amministrazione straordinaria o alla liquidazione coatta amministrativa».

In pratica nel caso Sai-Fondiaria la Consob - che aveva in precedenza obbligato all’Opa totalitaria Groupama e Premafin - ha certificato il pessimo stato di salute della compagnia assicurativa e ha rinunciato a imporre l’Opa in base a questo e alle rilevazioni dell’Isvap, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni che di recente aveva ingiunto a Fonsai di ripristinare il proprio margine di solvibilità, cioè il rapporto tra il capitale e le polizze da garantire.

Continua a leggere: Opa sì, Opa no: gli opposti destini di Parmalat e Fondiaria-Sai