Logo Blogo

Assicurazioni

L'Europa si accorda sul debito greco e le Borse festeggiano

pubblicato da alessandro condina in: Obbligazionario Assicurazioni Titoli esteri Politica


Un fondo salva-stati (Efsf) rafforzato fino a 440 miliardi con la possibilità di acquistare titoli di stato dei paesi europei sia sul mercato primario - come adesso - sia, in aggiunta, su quello secondario, per spuntare le unghie alla speculazione e consentire agli stati di rifinanziarsi sul mercato.

Per i paesi in crisi - Irlanda, Grecia e Portogallo - arriva la riduzione dei tassi di interesse attorno al 3,5% per rendere possibile la restituzione dei debiti senza strozzare l’economia. La Grecia - e solo la Grecia, sottolineano sia i politici sia i mezzi di informazione - potrà scambiare alcuni titoli in scadenza con nuovi titoli: in pratica quello che potrebbe essere inteso come un default selettivo su una parte di debito greco, anche se l’adesione allo scambio (swap) sarà comunque volontaria.

A Berlino i capi di stato e di governo dell’Unione Europea hanno trovato un accordo, soprattutto grazie all’intesa tra la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy, e hanno deciso un nuovo piano di salvataggio da 109 miliardi di euro cui - e questa è una novità - parteciperanno anche i privati per una somma fino a 39 miliardi: saranno obbligazionisti e banche che potranno rinunciare preventivamente a una parte dei soldi che hanno sottoscritto in cambio del salvataggio greco.

Continua a leggere: L'Europa si accorda sul debito greco e le Borse festeggiano

L'Ue contro i super-bonus bancari: in arrivo una tassa europea?

pubblicato da alessandro condina in: Banche Trading On Line Assicurazioni Politica


Gli alti dirigenti di banche e assicurazioni in Europa stanno incassando ancora bonus “troppo alti”, che fanno immaginare profitti eccessivi per il settore finanziario, anche dopo lo scandalo dei derivati e gli aiuti pubblici decisi dai governi.

I bonus molto elevati che ancora vengono pagati ai banchieri suggeriscono che ci sono utili eccessivi nel settore.

Lo ha detto il Presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso commentando i risultati delle principali istituzioni finanziarie e i compensi dei dirigenti di più alto livello, cresciuti anche del 36% l’anno passato secondo la classifica stilata dal Financial Times. Per esempio l’amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, ha visto il proprio salario arrivare a 21 milioni di dollari, 15 volte tanto rispetto al reddito del 2009.

Da parte sua Lloyd Blankefein, direttore generale di Goldman Sachs, ha incassato 14,1 milioni di dollari e Frédéric Oudéa, di Société Génerale, 2,3 millones, il 50% in più rispetto al 2009. Risultati che lasciano immaginare un mare di profitti per banche e assicurazioni: soldi che vengono dai consumatori/clienti e che forse indicano un funzionamento poco efficace della concorrenza.

Continua a leggere: L'Ue contro i super-bonus bancari: in arrivo una tassa europea?

Riforma sanitaria Usa: La Casa Bianca contro McKinsey

pubblicato da Administrator in: Assicurazioni

obama care mckinsey polemicheL’epocale riforma sanitaria portata avanti da Barack Obama negli Stati Uniti continua a trascinare polemiche. L’ultima in ordine cronologica mostra i violenti attacchi della Casa Bianca a una ricerca pubblicata da McKinsey che avrebbe commesso un grave errore diplomatico, più che metodologico: dire la propria verità, a chi non voleva sentirla.

Sta tutto in questa frase: “Democrats don’t like the results, and so McKinsey must pay with its reputation”, ai democratici non andavano bene, così McKinsey ha dovuto pagare con la sua credibilità e la sua reputazione. Leggo sul Wall Street Journal:

L’errore di McKinsey è stato quello di sondare 1300 società e scoprire nei dati che circa un terzo di questo “certamente” o “probabilmente” avrebbe smesso di pagare l’assicurazione ai propri dipendenti nel corso del 2014 (…) McKinsey ha prodotto questi dati nel corso di una normale ricerca di mercato

I democratici hanno immediatamente attaccato i “numeri” usciti dalla ricerca, insinuando che la ricerca fosse stata pilotata e che la metodologia fosse poco corretta…

Continua a leggere: Riforma sanitaria Usa: La Casa Bianca contro McKinsey

Con Peluso la nuova Fondiaria-Sai è targata Unicredit

pubblicato da alessandro condina in: Assicurazioni Ligresti Salvatore

Pronti, via: al debutto la nuova Fondiaria-Sai che grazie all’aumento di capitale deciso a maggio potrà rientrare nei parametri di patrimonializzazione stabiliti dall’Isvap. Sfumata l’operazione Groupama, però, il prezzo per ottenere il sostegno di Uncredit, ormai vitale, è stato difficile da accettare, anche simbolicamente, ma inevitabile: ai vertici della società, formalmente come direttore generale ma con amplissime deleghe, è arrivato Piergiorgio Peluso, l’uomo Unicredit incaricato finora di seguire i grandi clienti industriali.

Peluso, che si era ritrovato in Unicredit a seguito della fusione con Capitalia (era stato a capo del Mediocredito centrale) ha ricevuto dal cda di Fondiaria-Sai deleghe molto ampie, che fanno di lui un vero e proprio capo operativo della società, in particolare per quanto riguarda le partecipazioni finanziarie e in generale la finanza: fanno capo a lui amministrazione e bilancio, controllo di gestione e pianificazione strategica, finanza di gruppo, immobiliare, M&A e partecipazioni, risorse umane, organizzazione e procurement.

Un vero e proprio tornado per la famiglia Ligresti, che comunque ha dovuto accettare obtorto collo questa forma di tutela gestita così da vicino, in cambio del sostegno di Unicredit per l’aumento di capitale. Del resto per don Salvatore i per i figli Giulia, Paolo e Jonella (questi ultimi tre nella foto) c’era poco da fare, visti anche i pessimi conti della società e i malumori degli azionisti di minoranza per alcune operazioni finanziarie poco gradite e poco inerenti all’attività principale di Fondiaria-Sai. Ora per la società parte una fase nuova, con maggiore attenzione alle operazioni straordinarie, specie con parti correlate, e l’impegno a tornare all’utile entro il 2012.

Continua a leggere: Con Peluso la nuova Fondiaria-Sai è targata Unicredit

Opa sì, Opa no: gli opposti destini di Parmalat e Fondiaria-Sai

pubblicato da alessandro condina in: OPA per tutti Alimentare Assicurazioni

Hanno imboccato due strade diverse i due dossier più scottanti finiti sul tavolo della Consob dopo il cambio al vertice, con l’arrivo di Giuseppe Vegas. Parmalat ormai è incardinata sulla strada dell’Opa lanciata da Lactalis, che alla fine ha rotto gli indugi e chiuso le porte a ogni illusione di “cavalieri bianchi” e fantomatiche “cordate italiane”. Al contrario Fondiaria-Sai - con tutta la galassia dei Ligresti in Borsa - potrà essere “salvata” dall’intervento di Unicredit senza bisogno di un’Offerta pubblica di acquisto, con grande sollievo della banca di piazza Cordusio e della famiglia di Salvatore Ligresti e con un certo dispiacere dei piccoli azionisti che restano a bocca asciutta; ma almeno salveranno il loro investimento visto che la compagnia assicurativa era in guai grossi.

Nel caso di Fondiaria-Sai, infatti, la Consob ha deciso di derogare all’obbligo di Opa proprio in virtù di una norma del proprio regolamento, l’articolo 49 in base al quale è prevista l’esenzione dall’Opa qualora sia in atto un’operazione di salvataggio da una crisi aziendale comprovata da «richieste formulate da un’autorità di vigilanza prudenziale, nel caso di gravi perdite, al fine di prevenire il ricorso all’amministrazione straordinaria o alla liquidazione coatta amministrativa».

In pratica nel caso Sai-Fondiaria la Consob - che aveva in precedenza obbligato all’Opa totalitaria Groupama e Premafin - ha certificato il pessimo stato di salute della compagnia assicurativa e ha rinunciato a imporre l’Opa in base a questo e alle rilevazioni dell’Isvap, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni che di recente aveva ingiunto a Fonsai di ripristinare il proprio margine di solvibilità, cioè il rapporto tra il capitale e le polizze da garantire.

Continua a leggere: Opa sì, Opa no: gli opposti destini di Parmalat e Fondiaria-Sai

I Ligresti rinviano il cda della resa dei conti

pubblicato da alessandro condina in: Assicurazioni Ligresti Salvatore


Per adesso è un rinvio, ma presto arriverà il momento della resa dei conti e si capirà se i conti tornano o è davvero il momento (incredibile, inimmaginabile) della resa per don Salvatore Ligresti e i suoi figli, impegnati ad arginare le turbolenze che minacciano di travolgere la galassia assicurativa Premafin-Fonsai-Milano.

Le tre società quotate - in ordine piramidale Premafin, Fondiaria-Sai e Milano Assicurazioni - hanno rimandato al 14 maggio i consigli di amministrazione già fissati per il 10 e l’11 maggio: in quella sede saranno approvate le relazioni trimestrali sul periodo chiuso il 31 marzo, ma soprattutto si discuterà l’esercizio della delega per aumenti di capitale con un valore complessivo di 800 milioni di euro.

Il denaro fresco serve a rimettere in equilibrio i conti di Fondiaria-Sai e della Milano, dopo il fallimento dell’operazione Groupama, secondo cui il gruppo assicurativo francese avrebbe raggiunto una quota importante sia in Fonsai sia nella stessa Premafin, entrambe bisognose di capitali per rassicurare il mercato e, nel caso della compagnia assicurativa, per rispettare i criteri di solvibilità su cui vigila l’Isvap.

Continua a leggere: I Ligresti rinviano il cda della resa dei conti

Giornata mondiale della Libertà di stampa, vent'anni dopo la Dichiarazione di Windhoek

pubblicato da Administrator in: Assicurazioni

giornata mondiale libertà informazione 2011Oggi è il 3 maggio 2011, ventesimo World Press Freedom Day: è la giornata mondiale della libertà di stampa. Perché si festeggia proprio oggi? Perché risale al 3 maggio 1991 la Dichiarazione di Windhoek - la trovate sul sito Unesco - una carta destinata a delineare il futuro degli stati africani in tema di libertà di stampa.

A leggerla cosa ci troviamo? Troviamo molti punti ancora attuali: se pensate che tutto ciò fu pensato per l’Africa del 1991, un continente a pezzi forse ancora più di quanto lo è oggi, fa un discreto effetto notare come alcuni dei punti del manifesto siano perfettamente applicabili anche all’Italia del 2011, e non solo.

Naturalmente nella Dichiarazione di Windhoek manca qualcosa senza cui non leggereste questo post: internet. Le libertà digitali, le infinite possibilità che la rete offre alla libertà di espressione e di stampa erano chiaramente impensabili vent’anni fa in Europa, figuriamoci in Africa: proviamo ad approfondire dopo il salto.

Continua a leggere: Giornata mondiale della Libertà di stampa, vent'anni dopo la Dichiarazione di Windhoek

Ft su Fiat/Chrysler: la strada di Marchionne è solo all'inizio

pubblicato da alessandro condina in: Fiat Assicurazioni


Senza cacciare fuori un soldo, Fiat si è assicurata un altro pezzetto di Chrysler ed è salita al 30% nel capitale del produttore americano di automobili, con il beneplacito del governo americano che spera in un pieno recupero per la casa di Detroit. Marchionne invece punta a creare in fretta una conglomerata che metta insieme la produzione di Fiat e quella di Chrysler per raggiungere una massa critica importante.

Entro la fine del’anno, Fiat dovrebbe salire ancora, almeno al 35%, conferendo tecnologia, cioè una nuova auto ad alta efficienza energetica; e in breve dovrebbe arrivare al 51% della società. A quel punto, però, bisognerà consolidare i conti di Chrysler nel bilancio Fiat e qui arriveranno al pettine un bel po’ di nodi, come segnala la Lex Column del Financial Times.

Il debito è infatti l’ostacolo più grosso e il boccone più indigesto da digerire: 13 miliardi di dollari sono un peso molto rilevante al punto da trasformare un risultato operativo di 763 milioni di dollari di utili in una perdita netta di 652 milioni nel 2010: tutto a causa degli interessi sul debito.

La questione dipende anche dai margini di profitto che Chrysler può ottenere: a differenza di Fiat però non possiede né auto di lusso come Ferrari e Maserati né una produzione in un paese in crescita impetuosa come il Brasile. L’unica carta che Marchionne può giocare è lo sbarco in Borsa, un ritorno per Chrysler che seguirebbe un po’ la strada di General Motors, per ottenere fondi freschi con cui ridurre l’indebitamento; e una rinegoziazione dei debiti con le banche.

Secondo Il Sole 24 ore, dopo la fusione il gruppo Fiat-Chrysler avrebbe un indebitamento di 4,4 miliardi di euro, contro un Ebitda di 7 miliardi di dollari (non è chiaro perché il quotidiano di Confindustria faccia i calcoli in valute diverse, mah!): sostenibile, ma superiore a quello degli altri gruppi mondiali dell’auto.

Il gioco di Marchionne è una sfida molto rischiosa, in cui gli elementi industriali si intrecciano e sono anzi sovrastati dalle questioni finanziarie: il Sole parla di “debito industriale”, ma sui risultati - come abbiamo visto - pesa e non poco l’indebitamento con il Tesoro americano e con le banche. Il Financial Times sembra molto più scettico o almeno cauto e ricorda l’esperienza di Carlos Ghosn, che ha messo insieme Renault e Nissan, ma non è riuscito a governare a lungo il colosso franco-nipponico ed è stato estromesso. Marchionne starà in guardia.

Geronzi lascia e Le Generali volano: messaggio dei mercati?

pubblicato da alessandro condina in: Geronzi Cesare Generali Assicurazioni


La Borsa di Milano ha festeggiato col botto l’addio di Cesare Geronzi alle Generali, considerato una vera e propria sconfitta per il banchiere laziale messo nell’angolo e costretto a dimettersi dai consiglieri e dai manager che lo avrebbero sfiduciato in cda: al suo posto potrebbe arrivare Gabriele Galateri di Genola. In una seduta il titolo delle Assicurazioni Generali ha guadagnato il 2,97%, con una chiusura a 15,93 euro, con un picco di 23 milioni e mezzo di azioni passate di mano: volumi quasi quintuplicati rispetto alla seduta precedente.

Secondo fonti di stampa 12 consiglieri su 17 erano pronti a sfiduciare Geronzi, che ha preferito un’uscita di scena più soft - concordando anche la buonuscita ed evitando l’ennesimo trauma pubblico alla compagnia - dopo 347 giorni al vertice della più grande istituzione finanziaria italiana, dove era arrivato il 24 aprile 2010 direttamente da Mediobanca, che - è bene ricordarlo - è pur sempre la prima azionista del Leone di Trieste, con il 13,46% del capitale. Ma non è bastato a Geronzi essere stato tre anni al vertice di Mediobanca per risparmiargli questa fine.

Questa di Trieste è la più grande sconfitta “politica” di Cesare Geronzi, che grazie alle sue doti innegabili di grande tessitore è riuscito nell’arco di una lunga carriera a scalare le vette del potere bancario, nonostante le critiche, gli scandali, i crack finanziari in cui sono state coinvolte le banche da lui guidate (su tutte Banca di Roma con Cirio e Parmalat), le polemiche, le cause in tribunale e soprattutto i risultati tutt’altro che esaltanti degli istituti da lui guidati.

Continua a leggere: Geronzi lascia e Le Generali volano: messaggio dei mercati?

La Consob blocca i francesi e rovina i piani di Ligresti

pubblicato da alessandro condina in: OPA per tutti Assicurazioni Ligresti Salvatore


Chi di Opa ferisce, di Opa ferisce. O anche, la Consob dà, la Consob toglie. Dieci anni fa la Consob, guidata da Luigi Spaventa, rima impose un’Opa obbligatoria (insostenibile) alla vecchia Sai di Salvatore Ligresti sulla compagnia fiorentina La Fondiaria, poi fece marcia indietro, dopo l’intervento di cinque “cavalieri bianchi” - Jp Morgan, Interbanca, Francesco Micheli, Commerzbank e Mittel - messi insieme grazie ai buoni uffici della Mediobanca guidata da Vincenzo Maranghi, perché non c’era più un’azione “di concerto”; salvo poi concludere che il concerto invece c’era stato, eccome.

A quel punto, però, Fondiaria era già stata incorporata in Sai, a condizioni sfavorevolissime per i soci fiorentini e quelli emiliani; don Salvatore Ligresti ormai era riuscito a conquistare un boccone ghiottissimo pagando sì un prezzo esorbitante (9,5 euro per azione, il 55% in più rispetto ai corsi di Borsa), ma solo per il pacchetto di controllo ceduto da Montedison per volere di Mediobanca: i piccoli azionisti, compresi alcuni fondi stranieri, rimasero a bocca asciutta. Non erano bastate la Consob, che sorveglia le società quotate in Borsa, l’Isvap, istituto di vigilanza sulle assicurazioni, e neppure l’Antitrust, allora molto battagliera, per tutelare davvero gli investitori minuti, il “parco buoi”, e far valere regole che sembravano sempre più destinate restare sulla carta.

Il colosso, rispetto al mercato italiano, Fondiaria-Sai era nato in effetti da un’incorporazione di Fondiaria, più capitalizzata in Borsa e già risanata, in Sai, che aveva ancora bisogno di un importante intervento di razionalizzazione, per volere di Mediobanca, in una domenica d’estate del 2001, appena prima che Montedison dalla galassia di piazzetta Cuccia finisse in mano agli Agnelli e ai francesi di Edf: l’allora ad di Mediobanca aveva organizzato una vendita così affrettata che foro Buonaparte, secondo i comunicati, accettava un’offerta d’acquisto fatta da Sai prima ancora che si riunisse il cda della compagnia di Ligresti. Poi si disse che era stato l’errore di una segretaria (!).

Ma perché La Fondiaria era così importante? Da un lato era stata sempre molto cara a Enrico Cuccia in persona, dall’altro custodiva due partecipazioni molto preziose, l’1,9% della stessa Mediobanca e il 2% nelle Generali, da sempre il vero “gioiello della corona” nella galassia di piazzetta Cuccia: salvarla dall’assalto di Torino e affidarla alle mani “amiche” di Ligresti era esiziale per la sopravvivenza del “sistema Mediobanca”, anche a costo di calpestare i diritti dei piccoli azionisti e di uno zoccolo duro industriale che comprendeva anche i Maramotti, Gazzoni-Frascara e anche i Marcegaglia.

Da allora molte cose sono cambiate, Maranghi - il delfino di Cuccia - è uscito di scena, la centralità di Mediobanca è finita e Salvatore Ligresti sembra sempre più pronto a lasciare le redini del suo impero alle due figlie Jonella e Giulia e al figlio Paolo, ma ancora una volta la Consob si mette sul suo cammino e sventola quella parola minacciosa, Opa - Offerta pubblica di acquisto, che potrebbe complicare la vita all’ingegnere siciliano.

Premafin, la finanziaria di controllo di Fonsai, ha bisogno infatti di essere ricapitalizzata per 225 milioni di euro, dopo la ristrutturazione del debito operata l’anno scorso con le banche creditrici; Fonsai, invece, Fondiaria Sai, invece, annuncerà il bilancio il 23 marzo, ma ha già annunciato un aumento da 460 milioni, di cui 100 in arrivo proprio da Premafin. I Ligresti non hanno a disposizione però tutta questa liquidità, perciò avevano pensato di coinvolgere un socio “industriale”, ma che si comportasse da partner finanziario.

Il colosso francese delle assicurazioni Groupama si era impegnato a esercitare i diritti dei Ligresti nell’aumento di capitale per entrare in Premafin con una quota del 17% e successivamente acquisire una partecipazione del 17-20% in Fonsai; il tutto lasciando però la gestione alla famiglia Ligresti, ma ad alcune condizioni come un vincolo di lock-up che impedisce a don Salvatore di cedere anche quote parziali di Fondiaria. L’unico ostacolo per Groupama era un eventuale obbligo di Opa su Fonsai: per questo il gruppo francese aveva presentato in proposito un quesito alla Consob, da cui si attendeva un verdetto equilibrista che accontentasse un po’ tutti.

E invece no! Stavolta quel “concerto” che era stato eluso nella scalata di dieci anni fa è stato rilevato dalla Commissione di vigilanza, in cui si è appena insediato il nuovo presidente Giuseppe Vegas, cui non ha fatto velo l’essere stato sottosegretario del governo Berlusconi, di cui si dice che sia un sostenitore dell’ingegnere siciliano. La Consob ha stabilito che esiste un chiaro accordo tra la famiglia Ligresti e Groupama e che l’operazione architettata - sempre nei salotti felpati di Mediobanca - comporterebbe un obbligo di doppia Opa: su Premafin e a cascata sulla controllata Fonsai.

Un colpo che potrebbe essere esiziale per don Salvatore e potrebbe mettere in discussione la possibilità che tenga saldamente in mano le sue aziende quotate: l’alternativa potrebbe essere qualche cessione, come quelle della Milano Assicurazioni che fa gola a più di un gruppo assicurativo europeo. Come scrive il Sole, i patti parasociali sembrano far presagire un futuro rafforzamento di Groupama fino al controllo, mentre la quota Premafin in realtà è divisa tra Ligresti e i figli e, secondo la Consob, i legami familiari non hanno valenza autonoma rispetto al controllo. Un altro campanello d’allarme è arrivato dalla presenza anche di Vincent Bolloré nell’azionariato Premafin.

Adesso bisogna attendere per capire se Groupama getterà la spugna o modificherà i patti ovvero si acconcerà a lanciare un’Opa, il che sembra l’ipotesi più improbabile. Venerdì i titoli della galassia Ligresti sono rimasti sospesi per tutta la giornata, adesso sono attesi alla prova della riapertura dei mercati. L’Opa ha colpito, ma sembra più una minaccia che una prospettiva realistica.