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  <title>Finanzablog.it</title>
  <link>http://www.finanzablog.it</link>
  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 14:18:46 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>Da oggi sul blog si commenta su Facebook!</title>
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    <pubDate>Thu, 10 May 2012 16:10:25 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Administrator</dc:creator>
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    <category>assicurazioni</category>
    <description>Cari lettori, Blogo ha deciso finalmente di passare al sistema di commenti gestito da Facebook. 
Da oggi per commentare è necessario avere un account Facebook: quando commentate potrete deselezionare il[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/travelblog/FacebbokIcon.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="272" alt="" />Cari lettori, Blogo ha deciso finalmente di passare al sistema di commenti gestito da Facebook. </p>
<p>Da oggi per commentare è necessario avere un account Facebook: quando commentate potrete deselezionare il flag che riporta il commento nel vostro flusso Facebook, in maniera da tenere la conversazione del blog separata da quella che avete con i vostri amici dentro Facebook. Oppure potete lasciare impostato il flag e divertirvi a far nascere una seconda conversazione limitata ai vostri amici Facebook. </p>
<p>Con questo passaggio dovrebbe anche migliorare il rapporto segnale/rumore nei commenti, dato che la discussione sarà legata ad identità più forti e meno facili da usare per disturbare la community. Potete in ogni caso parlare con il moderatore alla mail mod@blogo.it - buona lettura e buon commento a tutti!</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5223/da-oggi-sul-blog-si-commenta-su-facebook">Da oggi sul blog si commenta su Facebook!</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 18:10 di giovedì 10 maggio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>LinkedIn conquista quote negli annunci di lavoro</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5211/linkedin-conquista-quote-negli-annunci-di-lavoro</link>
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    <pubDate>Fri, 04 May 2012 09:49:07 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>assicurazioni</category><category>annunci lavoro linkedin</category><category>azioni linkedin</category><category>linkedin lavoro</category><category>social network</category>
    <description>In attesa di assistere all&amp;#8217;Ipo di tutte le Ipo, quella ormai imminente di Facebook, vale la pena di dare un&amp;#8217;occhiata a come si sta comportando un altro social network già quotato in[...]</description>
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      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F5211%2Flinkedin-conquista-quote-negli-annunci-di-lavoro" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/linkedinsocial.jpg" class="post" border="0" width="586" height="284" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>In attesa di assistere all&#8217;Ipo di tutte le Ipo, quella ormai imminente di Facebook, vale la pena di dare un&#8217;occhiata a <a href="http://seekingalpha.com/article/557921-getting-connected-means-big-business-for-linkedin">come si sta comportando</a> un altro social network già quotato in Borsa, LinkedIn.</p>
<p>I segnali di ripresa dell&#8217;economia americana in questa fase hanno un riflesso positivo sui risultati di Linkedin che si conferma sempre più come il social network professionale e insidia il ruolo dei tradizionali mototi di ricerca per gli annunci di lavoro come Monster. </p>
<p>A livello globale in realtà, ma con un focus specifico sugli Stati Uniti, Linkedin sta conquistando prpgressivamente la quota di mercato di Monster Worldwide. Questo è particolarmente importante perché la sezione dedicata agli annunci è quella che garantisce più entrate a Linkedin e nell&#8217;ultimo periodo è proprio quella che è cresciuta più velocemente, come nell&#8217;ultimo trimestre.</p>


<p>
Il segmento dedicato alle assunzioni Linkedin Solutions ha messo a segno una crescita del 121% anno su anno nel primo trimestre del 2012, generando 102 milioni e 600 mila dollari di entrate e da solo costituisce il 54% delle vendite di tutta l&#8217;azienda, con un incremento dal 49% dello scorso anno.</p>
<p>Anche altri settori stanno andando bene, come le soluzioni di marketing e gli abbonamenti premium, aumentati del 73% e 91%, rispettivamente. Molti di questi abbonamenti premium arriveranno da chi è in cerca di nuovi posti di lavoro o da aziende che hanno intenzione di assumere attraverso il networking: per questo è chiaro che il mercato del lavoro è sempre più importante per Linkedin.</p>
<p>Ancora più interessante, è confrontare la performance di Linkedin con quella di Monster, che nello stesso periodo ha visto i propri ricavi scendere del 6%. Così, mentre l&#8217;utile di Monster è sceso del 20% rispetto allo scorso anno, Linkedin ha visto crescere il proprio utile netto a $ 5 milioni da 2,1 milioni dollari l&#8217;anno prima. Considerando che Monster ha registrato un fatturato di $ 246 milioni nel trimestre ed è una società molto più matura, Linkedin ha ancora molta strada per correre. Soprattutto se le tendenze di lavoro migliorano.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5211/linkedin-conquista-quote-negli-annunci-di-lavoro">LinkedIn conquista quote negli annunci di lavoro</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:49 di venerdì 04 maggio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Da Google e Facebook milioni di dollari per fare lobby</title>
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    <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:09:04 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>assicurazioni</category><category>google facebook lobby</category><category>lobbying internet</category>
    <description>Google e Facebook, stando a quanto riporta TechCrunch, stanno versando somme sempre più ingenti nelle casse dei lobbysti al&amp;#8217;opera a Washington, in quantità anche superiore al passato.[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/uscongress.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Google e Facebook, stando a quanto riporta TechCrunch, stanno versando somme sempre più ingenti nelle casse dei lobbysti al&#8217;opera a Washington, in quantità anche superiore al passato. <a href="http://www.forbes.com/sites/kashmirhill/2012/04/23/why-google-and-facebook-are-spending-record-amounts-on-lobbying/">Secondo i dati</a> che sono stati diffusi di recente, nel solo primo trimestre del 2012, Google ha investito oltre $ 5 milioni di dollari in lobbying, mentre Facebook ha speso $ 650.000 (che sembra poco in confronto, ma è già quasi la metà di quanto ha speso in tutto 2011).</p>
<p>Rispetto ai primi tre mesi del 2011 Google ha triplicato l&#8217;ammontare speso, il che significa che il 2012 si concluderà molto probabilmente con investimenti di gran lunga superiori rispetto al passato. Ma qual è il motivo che spinge i due colossi di Internet a indirizzare denaro verso la politica americana?</p>
<p>Il punto è che in questo periodo sono in discussione o comunque in circolazione diversi disegni e progetti di legge che riguardano Internet e che potrebbero incidere sulle attività delle due società come dei loro concorrenti. Vale la pena, quindi, investire anche pesantemente per indirizzare le decisioni a proprio favore. Ecco i principali punti di discussione.</p>


<p>
1. Il Congresso sta prendendo in considerazione un gran numero di iniziative sulla sicurezza informatica. In primo piano CISPA, Cyber Intelligence Sharing and Protection Act. Questo potrebbe incoraggiare le aziende private a consegnare le informazioni al governo su attacchi informatici e debolezze di rete. Supportato da Facebook e secondo quanto riferito anche da Google, comprende incentivi per le aziende comprese le limitazioni di responsabilità, la sicurezza che le informazioni non siano utilizzate a fini regolamentari e la promessa che il governo condividerà altre informazioni in cambio.</p>
<p>I gruppi per le libertà civili sono preoccupati per la vaghezza del disegno di legge, e il fatto che le aziende saranno in grado di aggirare le leggi sulla privacy in vigore quando consegnano i dati. Vorrebbero una più stretta definizione delle norme che possono essere aggirate, quando può accadere, chi ha accesso ai dati e come possono essere utilizzato contro gli utenti.</p>
<p>2. CISPA è ben lungi dall&#8217;essere il disegno di legge sicurezza informatica che ha attirato l&#8217;attenzione di lobbying da parte di Google e Facebook. Ci sono iniziative contro gli hacker come il PRECISE Act, che dovrebbe proteggere le infrastrutture critiche della nazione, il SECURE IT act e il DATA Act.</p>
<p>3. Si discutono inzative per rafforzare la privacy degli utenti, ma su questi le aziende sono pronte a dare battaglia. In particolare il Do Not Track e il Do Not Track Kids Act puntano a impedire alle imprese di tracciare le operazioni e le attività degli utenti senza una loro specifica autorizzazione.</p>
<p>4. SOPA / PIPA. Lo Stop Online Privacy Act e il Protect Intellectual Property Acts erano leggi anti-pirateria che hanno attirato le ire delle aziende su Internet e degli utenti per i limiti fissati sulla libertà di parola. Entrambe finite male, dopo pressioni da parte di Google, Facebook e altri proteste on-line coordinati su Wikipedia, Reddit e altri.</p>
<p>6. Il Video Privacy Protection Act. Netflix e Facebook cercano di fare pressioni sul Congresso per rivedere la legge che vieta ai fornitori di video di divulgare quello che gli utenti hanno affittato/guardato. Netflix dice la legge le impedisce di cooperare con Facebook, anche se Hulu è arrivato a una conclusione diversa.</p>
<p>Questo elenco non esaustivo delle numerose iniziative di legge relative a Internet dovrebbe dare un assaggio del motivo per cui due concorrenti enormi in tecnologia stanno aprendo i loro portafogli di fronte alla politica. Internet è sempre più il luogo dove si vive, si lavora, si gioca e si commettono crimini, così sta attirando l&#8217;attenzione dei parlamentari. </p>
<p>Sia Google sia Facebook comunque hanno rafforzato la loro attività di lobbying nell&#8217;ultimo anno, sostituendo specialisti di politica su Internet (Alan Davidson di Google e Tim Sparapani a Facebook) con gli addetti a Washington, come Joel Kaplan e Susan Molinari.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5197/da-google-e-facebook-milioni-di-dollari-per-fare-lobby">Da Google e Facebook milioni di dollari per fare lobby</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:09 di martedì 24 aprile 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Amazon ha perso quota, ma rimane troppo cara</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5133/amazon-ha-perso-quota-ma-rimane-troppo-cara</link>
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    <pubDate>Thu, 15 Mar 2012 10:25:55 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>assicurazioni</category><category>amazon utili</category><category>jeff bezos</category><category>kindle fire</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bezosjeffamazon.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="279" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Per Amazon il prezzo è quello giusto o è meglio aspettare ancora un po&#8217;? La società fondata da Jeff Bezos ha perso terreno negli ultimi sei mesi, scivolando attorno ai 180 dollari: quasi il 20% in meno rispetto a ottobre, proprio mentre il Nasdaq si avviava a toccare nuovi massimi. In mezzo ci sono stati i risultati non entusiasmanti della trimestrale e soprattutto la battaglia con Apple nel settore dei tablet.</p>
<p>Amazon ha deciso di &#8220;svendere&#8221; il suo Kindle Fire sottocosto per poi recuperare fatturato e margini sui contenuti, una strategia opposta a quella di Apple che invece ha sempre evitato di far perdere valore ai propri prodotti. Diconseguenza - temono molti analisti - Amazon potrebbe bruciarsi col Fire e rimanere scottata da questo scontro che per ora vede prevalere la casa della Mela. Ma adesso, quindi, il titolo Amazon <a href="http://seekingalpha.com/article/428641-amazon-still-overpriced-but-will-come-down-to-earth">è a livelli giusti</a> e può diventare interessante oppure rimane sopravvalutato?</p>
<p>In Borsa la società vale quasi 83 miliardi, ma nonostante le sue buone potenzialità e i vari settori di attività che funzionano soprattutto nella vendita online, forse nel breve-medio periodo il titolo potrebbe scendere ancora. In questo momento, infatti, il settore retailing non sta vivendo un periodo brillante e la crisi economica non aiuta: per ampliare il giro d&#8217;affari la società deve comprimere i margini.</p>


<p>Per Amazon si prevede una crescita del fatturato 30,6 per cento nel 2012 e del 28,14 per centonel 2013, cioè da 48,08 a 80,46 miliardi dollari nell&#8217;arco di 2 anni. Ma, se pensiamo al Kindle, ogni pezzo venduto significa una perdita per la società, per cui gli utili per azione dovrebbero diminuire 5,8 per cento nel 2012, per poi crescere quando i ricavi si assesteranno e si potrà puntare sul ritorno economico.</p>
<p>Nel frattempo i risultati non giustificano un prezzo così alto per le azioni, se pensiamo che il concorrente Wal-Mart ha una capitalizzazione di mercato di 205 miliardi dollari, con un fatturato annuo di 450 miliardi di dollari; Amazon capitalizza circa 83 miliardi ma con un fatturato annuo attualmente di circa 48 miliardi dollari. Anche immaginando un taglio dei costi, per reggere una valutazione simile servono almeno 150 miliardi di fatturato. Nel giro di qualche anno ci potrà anche arrivare, ma nel frattempo il prezzo non è quello giusto.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5133/amazon-ha-perso-quota-ma-rimane-troppo-cara">Amazon ha perso quota, ma rimane troppo cara</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:25 di giovedì 15 marzo 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Acquisizioni in vista e un nuovo Ceo per l&#039;azienda di Buffett</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5099/nuove-acquisizioni-e-un-nuovo-ceo-per-lazienda-di-buffett</link>
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    <pubDate>Tue, 28 Feb 2012 08:45:04 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>assicurazioni</category><category>acquisizioni buffett</category><category>mercati usa</category><category>warren buffett</category>
    <description>Warren Buffett lascia E raddoppia. Nell&amp;#8217;annuale lettera agli azionisyi della holding di partecipazioni Berkshire Hathaway, l&amp;#8217;oracolo di Omaha ha annunciato che la società è [...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/warrenbuffettberkshire.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="302" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Warren Buffett lascia E raddoppia. Nell&#8217;annuale lettera agli azionisyi della holding di partecipazioni Berkshire Hathaway, l&#8217;oracolo di Omaha ha annunciato che la società è  <a href="http://www.bloomberg.com/news/2012-02-26/buffett-is-on-the-prowl-for-berkshire-acquisitions-as-cash-hoard-climbs.html">&#8220;a caccia&#8221;</a> di nuove acquisizioni per investire l&#8217;abbondante liquidità generata dalle partecipazioni. Ma non basta: in arrivo c&#8217;è anche un nuovo Ceo che guiderà il gruppo al posto dell&#8217;anziano miliardario che comunque non si fa da parte.</p>
<p>Per quanto riguarda le acquisizioni, Buffett è stato piuttosto esplicito: </p>
<blockquote><p>adesso la società ha otto controllate che, se fossero autonome, farebbero parte del Fortune 500; ne mancano solo 492! </p></blockquote>
<p>In effetti gli utili record ottenuti grazie agli ottimi risultati nel settore delle ferrovie e in quello dell&#8217;energia devono essere nuovamente investiti e ulteriori importanti acquisizioni sono uno sbocco logico. Non sono arrivate, invece, indicazioni sul settore o i settori cui Buffett sta guardando con maggiore attenzione.</p>


<p>Dalla fine del 2009 il multimiliardario del Nebraska ha allargato il suo raggio d&#8217;azione dal settore delle assicurazioni e ha investito circa 35 miliardi di dollari in acquisizioni e salvataggi, rilanciando parecchie aziende che poi lo hanno ripagato con abbondanti utili.</p>
<p>Anche lui - <a href="http://www.finanzablog.it/post/5097/con-i-tassi-attuali-meglio-la-borsa-dei-bond-usa">come scrivevamo ieri</a> - è comunque a caccia di occasioni nel settore azionario, dal momento che le obbligazioni non coprono a sufficienza dal rischio dell&#8217;inflazione.</p>
<p>Il risultato netto del 2011 è sceso a 10,3 miliardi, rispetto ai 13 del 2010, a causa del minore apporto delle assicurazioni, che hanno risentito delle calamità naturali come lo tsunami in Giappone. In ogni caso la liquidità del gruppo è alta e le acquisizioni sono una necessità.</p>
<p>Di questi dossier si occuperà anche il nuovo Ceo, di cui i più stretti collaboratori  sono entusiasti, <a href="http://www.forbes.com/sites/steveschaefer/2012/02/25/buffett-says-berkshire-has-picked-next-ceo-wont-name-names/">a sentire Buffett</a>. Ma chi sarà il nome nuovo in arrivo? L&#8217;oracolo - mantenendo in parte fede al suo soprannome - non si è sbilanciato pubblicamente, ma a quanto pare il prescelto è già <em>in pectore</em>, anzi il suo nome è stato già anticipato al vicepresidente Charles Munger, un altro giovanotto di 88 anni: i due si preparano a lasciare le redini a una nuova generazione di manager.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5099/nuove-acquisizioni-e-un-nuovo-ceo-per-lazienda-di-buffett">Acquisizioni in vista e un nuovo Ceo per l'azienda di Buffett</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:45 di martedì 28 febbraio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Sorpresa: un banchiere che rinuncia a 2,9 milioni di bonus</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5025/sorpresa-un-banchiere-che-rinuncia-a-29-milioni-di-bonus</link>
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    <pubDate>Tue, 17 Jan 2012 06:54:19 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>banche</category><category>assicurazioni</category><category>antonio horta-osorio</category><category>banchieri bonus</category><category>crisi finanziaria</category><category>lloyds horta-osorio</category><category>stipendi banche</category><category>top manager</category>
    <description>In tempi di vacche magre e di piani di austerità i compensi stratosferici dei manager, le retribuzioni da favola e i bonus milionari, specialmente quelli pagati ai dirigenti delle grandi istituzioni[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/antoniohortaosorio.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="275" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>In tempi di vacche magre e di piani di austerità i compensi stratosferici dei manager, le retribuzioni da favola e i bonus milionari, specialmente quelli pagati ai dirigenti delle grandi istituzioni finanziarie, sono ancora più stridenti: da un lato migliaia di persone, di semplici dipendenti, perdono il loro lavoro e vengono mandate a casa per esigenze di riduzione dei costi, dall&#8217;altro le società - a volte persino quelle salvate grazie all&#8217;intervento pubblico - insistono a strapagare i vertici aziendali.</p>
<p>Fa notizia quindi che un amministratore delegato, a capo di uno dei più noti e antichi gruppi bancari, <a href="http://www.fool.co.uk/news/investing/2012/01/13/banker-snubs-bonus.aspx">rinunci a un bonus</a> da 2,4 milioni di sterline, cioè 2,9 milioni di euro, cui avrebbe avuto diritto per il 2011: è la decisione sorprendente di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ant%C3%B3nio_Mota_de_Sousa_Horta_Os%C3%B3rio">Antonio Horta-Osorio</a>, Chief executive officer di Lloyds Banking Group.</p>
<p>Il banchiere portoghese è alla guida del gruppo inglese da marzo dell&#8217;anno scorso, ma verso la fine dell&#8217;anno ha goduto di un paio di mesi di pausa, a causa di una forma di insonnia legata allo stress da super lavoro; nonostante questa assenza avrebbe avuto diritto al bonus da 2,4 milioni di sterline, oltre al salario da 1,06 milioni, ma al rientro sul posto di lavoro ha comunicato al cda che avrebbe rinunciato all&#8217;incentivo.</p>


<p>
È interessante scoprire che oltre al periodo di assenza, Horta-Osorio spieghi il suo gesto anche <a href="http://www.smh.com.au/business/bankers-move-to-forgo-bonus-puts-peers-in-spotlight-20120115-1q17u.html">con un&#8217;altra motivazione</a>: &#8220;la difficile situazione finanziaria della gente&#8221; in questo particolare momento. Era da tempo che i banchieri e in genere i grandi manager sembravano completamente scollati dal resto della società, per cui un gesto in fondo così ovvio e quasi dovuto dà l&#8217;impressione di una piccola rivoluzione; o almeno di un primo cambiamento di rotta.</p>
<p>In effetti parecchi osservatori e diversi giornali <a href="http://www.telegraph.co.uk/journalists/harry-wilson/9012414/Lloyds-chief-Antonio-Horta-Osorio-gives-up-2.4m-bonus.html">hanno messo in evidenza</a> come questa decisione rischi di ripercuotersi sull&#8217;intera categoria dei top manager o comunque chiami in causa anche gli altri alti dirigenti che si trovano in una posizione analoga. Se il Ceo dei Lloyds ha decisio di rinunciare allo stipendio, forse anche i suoi colleghi - a capo di banche e istituzioni finanziarie che hanno goduto spesso di sovvenzioni pubbliche - possono fare altrettanto e dare almeno un segnale di realismo e di buonsenso.</p>
<p>Ovviamente non è che Horta-Osorio si sia tagliato lo stipendio al livello di uno dei suoi dipendenti, ma finora non risultavano casi simili di auto-limitazione delle retribuzioni e dei benefit accessori: 1 milione di sterline è già un compenso di tutto rispetto, ma in genere chi guadagna tanto non è mai disposto a rinunciare neppure a una parte della sua retribuzione e spesso è convinto di meritare tutto ciò che gli viene riconosciuto.</p>
<p>Un gesto di responsabilità di questo tenore potrebbe indicare da un lato la gravità di una situazione che minaccia di scuotere gran parte della società, a partire dalla classe media; dall&#8217;altro una nuova consapevolezza da parte degli uomini (e di quelle poche donne) che guidano le massime istituzioni finanziarie. Voi che ne pensate?</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5025/sorpresa-un-banchiere-che-rinuncia-a-29-milioni-di-bonus">Sorpresa: un banchiere che rinuncia a 2,9 milioni di bonus</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 08:54 di martedì 17 gennaio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Downgrade di S&amp;P + nuova crisi greca= lunedì nero in vista</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5027/downgrade-di-sp-sullue-nuova-crisi-greca-lunedi-nero-in-vista</link>
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    <pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:49:24 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/orsoborse.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Come andrà questa settimana che sta appena cominciando in Borsa? Non è difficile immaginare che almeno i primi giorni - a cominciare da oggi - potranno registrare perdite anche molto importanti, non tanto legate all&#8217;andamento delle singole aziende, quanto al deterioramento, reale o percepito, della situazione globale sotto il profilo della sostenibilità dei conti pubblici.</p>
<p>La crisi del debito - in particolare la tempesta che sta ancora attraversando l&#8217;Eurozona - non ha finito di svolgere il ruolo di questione numero uno per i mercati e lo è ancor di più dopo l&#8217;ultimo <a href="http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,455774/S_P_riduce_il_rating_di_Italia_e_Francia.aspx">taglio dei rating</a> da parte di Standard and Poor&#8217;s, che ha declassato la valutazione sul debito per quasi tutti i paesi europei, a partire dall&#8217;Italia - pecipitata a BBB+ - e dalla Francia, che ha perso la tripla A.</p>
<p>La mossa di venerdì molto probabilmente sarà scontata dai mercati proprio oggi o almeno così si aspettano gli analisti, che ricordano l&#8217;effetto del taglio di rating sul debito americano: lunedì 8 agosto le Borse di tutto il mondo <a href="http://www.voanews.com/english/news/economy-and-business/Markets-Plunge-SP-US-Spar-Over-Rating-Cut-127281713.html">reagirono al declassamento degli Stati Uniti</a> e i listini calarono notevolmente, perdendo oltre 3 punti percentuali su molte piazze europee e fino a 7 a New York.</p>


<p>Adesso non è difficile prevedere che succederà qualcosa del genere anche dopo il taglio generale di venerdì, che è arrivato forse fuori tempo massimo, visto che i rischi dell&#8217;Eurozona sono oramai chiari a tutti e Standard and Poor&#8217;s forse avrebbe dovuto avere il coraggio - e la capacità - di rilevarli un anno fa, prima che esplodesse il caso del debito e prima che alcuni governi europei, come in Spagna e in Italia, venissero travolti dalla crisi del debito.</p>
<p>La questione europea rischia di pesare notevolmente sull&#8217;andamento dei mercati azionari, anche per quei titoli che in realtà hanno buone prospettive e si possono immaginare realisticamente come buoni investimenti per il 2012. Per questo motivo per esempio stamani su SeekingAlpha David Alton Clark <a href="http://seekingalpha.com/article/319593-the-time-is-now-to-take-profits-on-these-2012-winners">consiglia di prendere profitto</a> dei titoli che sono andati bene in questi primi giorni di gennaio.</p>
<p>Lui parla in particolare di sette titoli - fra cui per esempio Ford, Cisco, Amd - che aveva consigliato e che in effetti hanno cominciato l&#8217;anno all&#8217;insegna dei rialzi e hanno messo assieme un guadagno medio del 10%. Adesso, sostiene, è il momento di vendere perché i mercati reagiranno probabilmente in modo scomposto e irrazionale alla decisione di S&#038;P e potrebbero punire anche i titoli che stanno andando bene perché il loro settore o la loro attività funziona.</p>
<p>Chi possiede titoli americani, poi, deve considerare che il taglio del rating per i paesi dell&#8217;Eurozona si rifletterà molto probabilmente sull&#8217;euro che potrebbe perdere ulteriore terreno sul dollaro: le conseguenze potrebbero essere sgradevoli per le mutinazionali americane che operano in tutto il mondo, ma poi fanno i conti in dollari.</p>
<p>A questi motivi di incertezza si somma poi <a href="http://seekingalpha.com/article/319738-greece-s-potential-effect-on-world-markets">la crisi greca</a> che non ha smesso di minacciare i mercati. Le ultime indiscrezioni lasciano trapelare l&#8217;indisponibilità di Atene ad adeguarsi all&#8217;ultimo piano di austerità: a questo punto non resterebbe che il default ufficiale e non sappiamo davvero come reagiranno i mercati. Chi ha qualcosa da realizzare forse potrebbe pensare davvero a vendere e magari rientrare dopo a prezzi più bassi.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5027/downgrade-di-sp-sullue-nuova-crisi-greca-lunedi-nero-in-vista">Downgrade di S&P + nuova crisi greca= lunedì nero in vista</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:49 di lunedì 16 gennaio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Capi-azienda narcisisti: una minaccia per le società quotate?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5023/capi-azienda-narcisisti-una-minaccia-per-le-societa-quotate</link>
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    <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 07:36:23 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>In una società come la nostra in cui il personalismo - che sfocia fino al culto della personalità - ha pervaso omai tutti i settori, dalla politica alla cultura all&amp;#8217;arte alla finanza - come[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/maarchionnebarba.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>In una società come la nostra in cui il personalismo - che sfocia fino al culto della personalità - ha pervaso omai tutti i settori, dalla politica alla cultura all&#8217;arte alla finanza - come si deve valutare il rapporto che gli amministratori delegati e i capi-azienda in genere hanno con il proprio ego?</p>
<p>Un professore di Management della Pennsylvania University, Donald C. Hambrick, ha deciso di studiare questo aspetto della gestione aziendale ed è arrivato a una conclusione che forse non ci sorprende, ma che dovrebbe spaventare molti piccoli e grandi investitori aziendali: i Ceo narcisisti <a href="http://www.forbes.com/sites/ericjackson/2012/01/11/why-narcissistic-ceos-kill-their-companies/">sono dannosi per le loro aziende</a> e, anche se a volte ottengono risultati eclatanti, spesso nel medio periodo rischiano di mettere a repentagli l&#8217;esistenza stessa della società che guidano.</p>
<p>Per narcisismo - dovremmo saperlo tutti - si intende un innamoramento eccessivo di sé stessi, che porta alla voglia di mettersi in mostra e coltivare il culto della propria immagine. In una certa misura, la fiducia in sé stessi, la spavalderia e l&#8217;ottimismo sono caratteristiche necessarie di un capo azienda, ma se sfociano in arroganza e megalomania diventano deleterie; in che senso, però, si può definire un Ceo &#8220;narcisista&#8221;.</p>


<p>Hambrick stabilisce quattro elementi per considerare un alto dirigente affetto da narcisismo:<br />
(1) Sentirsi designati al comando –> Insisto per avere il rispetto e la considerazione che merito;</p>
<p>(2) Leadership/Autorità –> Mi piace essere il centro dell&#8217;attenzione;</p>
<p>(3) Superiorità/Arroganza –> Sono meglio degli altri</p>
<p>(4) Egocentrismo/Ammirazione di sé –> Sono assorbito da quanto sono speciale e straordinario.</p>
<p>Ora, dal momento che è quasi impossibile convincere l&#8217;ad di una grande società a sottoporsi a un test psicologico, la soluzione è stata individuare alcuni elementi esterni che denotano una personalità narcisista e questi sono:<br />
1. La grandezza della foto del Ceo nel report annuale della società<br />
2. Quante volte il nome del Ceo è ripetuto nei comunicati stampa<br />
3. L&#8217;uso, da parte del Ceo, della prima persona singolare nelle dichiarazioni ufficiali agli azionisti e nelle presentazioni<br />
4. La differenza fra i compensi del Ceo (stipendio, bonus, stock option, pacchetti azionari) e quello del secondo dirigente più pagato.</p>
<p>A partire da questi elementi, le ricerche condotte dal professor Hambrick sono arrivate a concludere che, in genere, quanto più un amministratore delegato è narcisista, tanto più spenderà in pubblicità rispetto al fatturato; farà più acquisizioni, pagando le prede a un prezzo più alto; porterà la propria azienda a un andamento altalenante, a volte andranno estremamente bene, a volte malissimo; e infine dopo un periodo di risultati brillanti e invidiabili, in genere porterà la società che guida in una situazione di estrema difficoltà.</p>
<p>Non è complicato provare ad associare questa immagine a diversi personaggi e a storie aziendali recenti o più lontane nel tempo. Nel suo <a href="http://asq.sagepub.com/content/56/2/202.short">studio più recente</a>, comunque, Hambrick arriva alla conclusione che i Ceo più narcisisti tendono a vivere uno scollamento dalla realtà e continuano a pianificare operazioni ambiziose anche quando la situazione dell&#8217;azienda o del mercato consigliano maggiore prudenza.</p>
<p>E che sono troppo sensibili alle lodi e all&#8217;atteggiamento dei media nei propri confronti, tanto da sembrare più preoccupati di curare la propria immagine che di far funzionare bene l&#8217;azienda che guidano. E di casi, del genere, ce ne sono anche troppi. A voi quali vengono in mente?</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5023/capi-azienda-narcisisti-una-minaccia-per-le-societa-quotate">Capi-azienda narcisisti: una minaccia per le società quotate?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:36 di venerdì 13 gennaio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Il capo di Zynga rivuole parte delle azioni date ai dipendenti</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4935/il-capo-di-zynga-rivuole-parte-delle-azioni-date-ai-dipendenti</link>
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    <pubDate>Wed, 16 Nov 2011 09:16:58 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/markpincuszynga.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Digerito Groupon avanti il prossimo! L&#8217;assalto dei titoli tecnologici ai listini americani non è affatto finito e - in attesa della Ipo di Facebook, la madre di tutti i collocamenti - il prossimo grande boccone da offrire in pasto agli investitori, piccoli e grandi, è Zynga, la società che produce videogame online e che ha associato il proprio nome a titoli di successo come FarmVille e Mafia Wars.</p>
<p>Zynga non è ancora stata quotata, ma deve già affrontare la prima grana che riguarda le azioni già in circolazione, secondo quello che riporta il <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204621904577018373223480802.html">Wall Street Journal</a>. Troppe azioni premio e troppe stock options già distribuite, che rischiano di diluire troppo il controllo della società prima ancora dell&#8217;Ipo.</p>
<p>Mark Pincus, Ceo di Zynga, finora ha praticato una politica di distribuzione azionaria molto spregiudicata e aggressiva: una scelta obbligata nella Silicon Valley, dove per accaparrarsi i migliori ingegneri, tecnici e sviluppatori si devono offrire stipendi altissimi o in alternativa ricchi pacchetti di azioni. La concorrenza fra le start-up costringe a muoversi in questo modo, ma se si esagera poi arrivano i problemi.</p>


<p>La politica delle stock options e la distribuzione di pacchetti azionari direttamente ai dipendenti ha creato schiere di nuovi ricchi che dopo la quotazione della società in cui lavoravano hanno fatto fortuna: è quello che era successo anche a Steve Jobs e gli aveva permesso di ripartire dopo essere stato estromesso dall&#8217;azienda.</p>
<p>A quanto pare, però, sembra che Zynga abbia un po&#8217; esagerato in generosità e che la dirigenza, insieme al Ceo, abbia intenzione di mettere le cose a posto prima dell&#8217;Ipo che dovrebbe attribuire all&#8217;azienda un valore complessivo di 20 miliardi di dollari. Ci sono alcuni dipendenti che, secondo le indiscrezioni, hanno ricevuto troppe opzioni e sono già diventati molto ricchi: Zynga intende chiedere indietro le opzioni non esercitate, in caso contrario i dipendenti saranno licenziati.</p>
<p>Una novità di questa portata rischia di diventare un boomerang per la società e in generale un campanello d&#8217;allarme per i comportamenti abituali delle start-up nella Silicon Valley. Certo, i dipendenti di cui si parla sono già diventati milionari e si sono arricchiti a sufficienza, tanto da poter rischiare anche il lavoro. Ma un precedente del genere può lasciare strascichi indesiderabili.</p>
<p>Zynga ha offerto pacchetti azionari così ricchi per risparmiare sugli stipendi e coinvolgere i dipendenti nella scommessa sulla società. Adesso non è così quo che si rimangi le promesse date. Tanto più che una società di videogiochi è condannata a rimanere creativa e innovativa se vuole competere sul mercato e confermare le sue posizioni. I videogiochi sono soggetti a obsolescenza e se non sono sostituiti da nuovi titoli il successo si dilegua altrettanto velocemente di quanto si era manifestato.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4935/il-capo-di-zynga-rivuole-parte-delle-azioni-date-ai-dipendenti">Il capo di Zynga rivuole parte delle azioni date ai dipendenti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:16 di mercoledì 16 novembre 2011.</p>
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    <title>correzioni@blogo.it - segnalateci refusi e imprecisioni nei post!</title>
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    <pubDate>Mon, 07 Nov 2011 16:33:22 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Administrator</dc:creator>
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<p>Grazie di seguire insieme a noi l&#8217;attualità quotidiana, buona lettura e buon commento da tutto lo staff!</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4901/correzioniblogoit-segnalateci-refusi-e-imprecisioni-nei-post">correzioni@blogo.it - segnalateci refusi e imprecisioni nei post!</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 18:33 di lunedì 07 novembre 2011.</p>
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    <title>La Cina dovrà salvare l&#039;Europa per salvare se stessa</title>
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    <pubDate>Mon, 31 Oct 2011 10:01:23 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/hujintaocina.jpg" class="post" border="0" width="586" height="353" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Sarà la Cina a salvare l&#8217;Europa o l&#8217;Europa a salvare la Cina? Non parliamo della rivolta dei boxer ai primi del Novecento, quando le truppe europee intervennero direttamente a Pechino, ma della crisi del debito sovrano, che vede i capi di governo dell&#8217;Unione Europea impegnati a cercare denaro per rimpolpare il Fondo di garanzia sul debito pubblico, particolamente necessario per i paesi periferici, tra cui Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia.</p>
<p>A questo proposito è molto interessante <a href="http://www.forbes.com/sites/gordonchang/2011/10/30/will-europe-rescue-china/">questo articolo di Gordon Chang</a> su Forbes, che prima spiega perché la Cina non ha nessuna voglia di mettere i propri soldi in ballo per salvare l&#8217;Europa e poi illustra perché alla fine Pechino non potrà fare altrimenti che garantire i debiti europei se vuole salvare la propria economia.</p>
<p>Di fronte all&#8217;invito del presidente francese Sarkozy - che in conferenza stampa ha espressamente richiesto un contributo cinese all&#8217;Efsf, il Fondo europeo di garanzia sul debito sovrano - le autorità di Pechino hanno risposto in modo interlocutorio, salvo poi diffondere, attraverso l&#8217;agenzia di stampa ufficiale Xinhua una lettura &#8220;autentica&#8221; dei fatti, secondo i vertici del Partito comunista cinese.</p>


<p>La Cina non può aiutare l&#8217;Europa né fornire una cura alla sua malattia semplicemente perché i paesi europei non hanno bisogno di soldi, </p>
<blockquote><p>ma di qualcuno tanto pazzo da essere disposto a prestare soldi a paesi che molto probabilmente non li restituiranno. </p></blockquote>
<p>Una risposta che non sembra lasciare spazio a interventi a sostegno del debito, tanto più che il piano di giovedì non è che l&#8217;ennesimo cerotto rappezzato alla bell&#8217;e meglio e non, come si vorrebbe far credere, la &#8220;soluzione definitiva&#8221; alla crisi europea: da aprile in poi di soluzioni &#8220;definitive&#8221; e &#8220;piani finali&#8221; ne abbiamo visti troppi per credere ancora che ne esista davvero uno.</p>
<p>Il punto per la Cina, però, è un altro: se l&#8217;Europa non riuscirà a stabilizzarsi e l&#8217;euro perderà ulteriore terreno, l&#8217;economia dell&#8217;Estremo oriente rischierà di subire un contraccolpo durissimo, anticipato già dalle difficoltà nelle esportazioni che molte aziende della costa stanno subendo.</p>
<p>L&#8217;Europa infatti è il primo mercato per le esportazioni cinesi e una crisi che investisse sul serio il continente sarebbe molto dolorosa in primis per i cinesi e soprattutto per il loro governo, che dipende dalle esportazioni e dalla crescita economica molto più dei governi europei. La domanda interna, infatti, non è assolutamente sufficiente a sostenere la crescita degli ultimi anni e non lo sarà ancora per moltissimo tempo.</p>
<p>Per di più Pechino ha fra le sue riserve in valuta straniera tremila miliardi di euro e non può assolutamente rischiare che questo tesoretto si svaluti troppo, anche perché negli ultimi anni uno degli obiettivi di politica monetaria del governo cinese è stato indebolire il dollaro come valuta mondiale negli scambi commerciali. L&#8217;euro quindi, in un&#8217;ottica cinese, deve essere sostenuto e non potrà conservare il proprio valore in caso di un&#8217;esplosione della crisi del debito sovrano.</p>
<p>L&#8217;intervento cinese, quindi, sarà una soluzione per i mali dell&#8217;Europa? Ovviamente no, sarà solo un modo per rinviare il momento della verità e per allontanare la reale soluzione dei problemi europei, che ha un nome solo: crescita economica. Senza quella non basteranno neppure le riserve cinesi per sostenere il nostro debito.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4885/la-cina-dovra-salvare-leuropa-per-salvare-se-stessa">La Cina dovrà salvare l'Europa per salvare se stessa</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:01 di lunedì 31 ottobre 2011.</p>
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    <title>Un rally lungo un mese per Wall Street, ma senza lavoro non durerà</title>
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    <pubDate>Fri, 28 Oct 2011 07:45:46 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>up-down</category><category>assicurazioni</category><category>titoli-esteri</category><category>mercati rimbalzo ottobre</category><category>wall street ottobre</category>
    <description>Mancano ancora un paio di giorni, ma salvo sconvolgimenti improvvisi il mese di ottobre si dovrebbe chiudere all&amp;#8217;insegna del rally per le Borse finanziarie, in particolare Wall street.[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/spottobre2011.png" class="post-h" border="0" width="432" height="234" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Mancano ancora un paio di giorni, ma salvo sconvolgimenti improvvisi il mese di ottobre si dovrebbe chiudere all&#8217;insegna del rally per le Borse finanziarie, in particolare Wall street. Sull&#8217;onda delle notizie di un accordo europeo sui debiti sovrani, l&#8217;indice Standard &#038; Poor&#8217;s 500 - il benchmark di riferimento per la Borsa di New York - <a href="http://http://www.bloomberg.com/news/2011-10-27/asian-stocks-euro-advance-on-europe-s-expansion-of-bailout-metals-rally.html">ha guadagnato ieri</a> più del 3 per cento, salendo fino a 1284,59 punti: in mese lo s&#038;P 500 è salito del 14 per cento ed è riuscito a ridurre buona parte delle perdite di quest&#8217;anno.</p>
<p>Basta guardare <a href="http://seekingalpha.com/article/302843-94">il grafico</a> elaborato da Seeking Alpha: il 94% delle imprese di S&#038;P 500 quota oltre i livelli medi degli ultimi 50 giorni, a dimostrazione che il rally - almeno temporaneo - è  una realtà confermata da dati oggettivi. Rimane da capire il valore e soprattutto la solidità di questo rally. Metalli e petrolio hanno trascinato in rialzo gli indici e sul fronte valutario l&#8217;euro si è rafforzato sul dollaro.</p>


<p>L&#8217;accordo europeo sul debito sovrano, anche con il &#8220;default tecnico&#8221; della Grecia (visto che i creditori hanno accettato una riduzione de, ha rassicurato i mercati e rafforzato le prospettive di risalita degli indici. Se dal lato del debito sovrano la situazione potrebbe stabilizzarsi (ma a che prezzo!), rimane da capire che ne sarà della crescita. E su questo argomento bisogna guardare agli Stati Uniti.</p>
<p>Il problema numero 1 per consolidare una risalita dell&#8217;economia è la creazione di nuovi posti di lavoro: senza un nuovo slancio occupazionale la ripresa rimane un miraggio e il recupero dei mercati a ottobre un semplice rimbalzo. Molto interessante, a questo proposito, è <a href="http://seekingalpha.com/article/302665-is-the-fall-melt-up-over-no">l&#8217;analisi </a>di Michael Gayed su Seeking Alpha: la sua opinione è che il recupero è solo all&#8217;inizio e che le prospettive sarebbero buone.</p>
<p>Su quali basi, però, formula questa teoria? Il suo focus è centrato sulle small caps, che in genere sono più volatili e reagiscono all&#8217;economia interna. Solo adesso le piccole e medie imprese stanno cominciando a risalire dopo un luglio all&#8217;insegna delle perdite. Attenzione, però: con i tempi che corrono è facile anche che, presto o tardi, arrivino le prese di profitto da parte di chi non si fida. Staremo a vedere.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4881/un-rally-lungo-un-mese-per-wall-street-ma-senza-lavoro-non-durera">Un rally lungo un mese per Wall Street, ma senza lavoro non durerà</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:45 di venerdì 28 ottobre 2011.</p>
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