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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-17T14:20:31+00:00</updated>
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    <title type="html">Ford da vendere o da tenere in portafoglio?</title>
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    <published>2012-05-10T11:10:06+00:00</published>
    <updated>2012-05-10T11:10:06+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5221/ford-da-vendere-o-da-tenere-in-portafoglio"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/fordauto.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Che sta succedendo a Ford? Il titolo del produttore di auto è sotto pressione nelle ultime settimane sui mercati americani e alcuni osservatori sono arrivati al punto da consigliare di vendere, anche in una prospettiva di lungo termine. È questa per esempio la posizione <a href="http://seekingalpha.com/article/575191-sell-ford-even-if-you-are-a-long-term-investor">di Rocco Pendola su SeekingAlpha</a>: vendere perché attorno a 10 dollari non ci sono comunque grandi margini di apprezzamento.</p>
<p>In effetti dalla metà di aprile il titolo della casa automobilistica è finito in un&#8217;altalena che pende di più verso il basso ed è sceso sotto i 12 dollari, fino a toccare il minimo dell&#8217;anno poco sopra quota 10 dollari e mezzo. Eppure, per i pessimisti, c&#8217;è eventualmente ancora spazio per scendere e l&#8217;azione era un affare quando viaggiava a un dollaro; adesso invece meglio stare alla larga.</p>
<p>Motivo n° 3: piano di prodotto Ford appena partito<br />
Con il piano di Mulally &#8220;One Ford&#8221;, l&#8217;azienda sta lavorando per offrire una singola linea di prodotti di alto livello nei mercati di tutto il mondo. In questo modo i modelli potranno essere venduti con un minor numero di &#8220;incentivi&#8221; o sconti e quindi migliorare i margini di Ford. Questo in teoria, ma in effetti è quello che è successo dove Ford ha attuato il piano &#8220;One Ford&#8221; per esempio con la Mondeoe il Kuga.</p>
<p>Nonostante le preoccupazioni per le attività in Europa e per il debito, Ford sembra quindi in grado di affrontare le sfide e perciò rimane un titolo su cui puntare.</p>
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    <title type="html">Jaguar, una miniera d&#039;oro per l&#039;indiana Tata</title>
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    <published>2012-04-19T09:11:38+00:00</published>
    <updated>2012-04-19T09:11:38+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5185/jaguar-una-miniera-doro-per-lindiana-tata"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/jaguarhq.jpg" class="post" border="0" width="586" height="367" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Chi l&#8217;avrebbe mai detto che Jaguar, venduta poco più di due anni fa da Ford, sarebbe diventata la chiave del successo per l&#8217;indiana Tata? Eppure è quello che sta succedendo, se si guardano i risultati del produttore di automobili con sede in India, che nel 2009 si aggiudicò il blocco Jaguar e Land Rover, messi in vendita dalla casa americana.</p>
<p>Tata Motors pagò pochi miliardi di dollari per il blasonato marchio inglese, ma in breve tempo è riuscito a riportarlo agli antichi fasti e a ottenere un ritorno straordinario per quell&#8217;investimento, come si vede dai recenti risultati di Borsa. Quest&#8217;anno, infatti, Tata ha messo a segno la migliore performance azionaria, tra le principali case automobilistiche.</p>
<p>Dall&#8217;inizio del 2012, le azioni della società indiana hanno guadagnato il 76%, rispetto al 23% di Toyota (TM) e il 19% di General Motors (GM). Il valore di titoli Tata si è impennato ancora di più dopo che Jaguar e Land Rover, entrambi acquisiti da Tata nel 2009, hanno registrato le vendite mensili più alte nel mese di marzo.</p>
 <p> Grazie ai suoi marchi di lusso, Tata è riuscita a sopperire ai mancati profitti dai veicoli delle linee principali in India, dove i tassi di interesse e dei prezzi del carburante hanno intaccato la fiducia dei consumatori, secondo quello che dice Bloomberg.</p>
<p>Dal 2009 Tata ha introdotto nuovi modelli di Jaguar tra cui la nuova berlina XJ, il SUV compatto Land Rover Evoque e la Jaguar XF, e sta iniziando lo sviluppo di una nuova vettura sportiva Jaguar al più tardi per il prossimo annoi, ha detto la società. Il piano strategico punta a penetrare nuovi mercati come quello dei ricchi oligarchi in Russia e, naturalmente, i nuovi miliardari in Cina, dove il marchio GM regna ancora sovrano.</p>
<p>Jaguar e Land Rover hanno un valore di 14 miliardi di dollari, secondo la stima media di tre analisti interpellati da Bloomberg, quindi in teoria più di due marchi prestigiosi come Fiat e Suzuki Motors.</p>
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    <title type="html">Per Gm forse è l&#039;ora di liberarsi di Opel (o no?)</title>
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    <published>2012-01-31T08:11:18+00:00</published>
    <updated>2012-01-31T08:11:18+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5055/per-gm-forse-e-lora-di-liberarsi-di-opel-o-no"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/opelhq.jpg" class="post" border="0" width="586" height="366" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>C&#8217;eravamo tanto amati? Questo, secondo <a href="http://www.forbes.com/sites/michelinemaynard/2012/01/30/3-reasons-why-gm-may-have-to-give-up-on-opel/">un articolo di Forbes</a> è il destino più auspicabile per il matrimonio, onestamente sempre problematico, fra General Motors e Opel. La tesi di fondo è che la società americana, che è appena uscita fuori dall&#8217;amministrazione fallimentare, dovrebbe concentrarsi sulle attività nella madrepatria, molto più redditizie rispetto a quelle del Vecchio Continente.</p>
<p>Gm conquistò Opel all&#8217;inizio degli anni Novanta, quando l&#8217;ambizioso piano dell&#8217;azienda di Detroit era diventare un vero e proprio colosso con due piedi, uno negli Stati Uniti e l&#8217;altro in Europa: quest&#8217;ultimo, oltre a Opel, avrebbe dovuto comprendere anche la Fiat dei tempi dell&#8217;Avvocato Agnelli; ma poi sappiamo che le cose non andarono esattamente così.</p>
<p>Dopo il fallimento del matrimonio con Torino - che tra l&#8217;altro costò piuttosto caro agli americani - Gm dovrà fare marcia indietro anche su Opel. Secondo Micheline Maynard sì, e per almeno tre buoni motivi, tanto più che General Motors si prepara ad incassare il secondo anno consecutivo di perdite in Europa e che la politica della moltiplicazione dei marchi sotto lo stesso cappello sembra spesso poco efficace.</p>
 <p>Innanzitutto Opel distoglie risorse, attenzioni e menti di Gm dagli obiettivi principali, cioè il rafforzamento sul mercato domestico e la massimizzazione dei risultati in Asia e in America Latina. Per di più agli americani - che hanno contribuito con le loro tasse al salvataggio di Gm - non è semplice da spiegare perché i loro soldi debbano essere investiti in un&#8217;azienda in difficoltà; e per di più europea!</p>
<p>In secondo luogo, uno dei principali motivi per cui Gm aveva conquistato Opel era impadronirsi di tecnologie e risorse ingegneristiche importanti per fare un salto di qualità e competere con i principali concorrenti. Ormai Detroit ha preso quello che poteva prendere, ha sviluppato ciò che gli faceva comodo e gli serviva e adesso può trovare sul mercato singoli ingegneri, designer o interi team senza tenere in piedi una compagnia come Opel.</p>
<p>Da ultimo l&#8217;Europa è molto avanti rispetto agli Stati Uniti per quanto riguarda il mercato dell&#8217;auto, cioè qui si vendono veicoli più innovativi e soluzioni d&#8217;avanguardia che arrivano negli Stati Uniti con anni di ritardo. Se però l&#8217;Europa anticipa le tendenza americane, c&#8217;è da dire che Opel non sta andando bene affatto; e dunque non potrebbe contribuire neppure nel futuro prossimo ai risultati positivi di Gm.</p>
<p>Che dovrà fare dunque General Motors con la sua branca europea? Potrebbe tentare di fonderla con le attività cinesi, ma qui troverebbe la fiera resistenza di IgMetall, il potentissimo sindacato dei metalmeccanici tedeschi, e della politica tedesca tutta intera; in alternativa invece potrebbe studiare una cessione. Ma chi proverebbe a conquistare Opel? I giochi sono per adesso tutti aperti.</p>
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    <title type="html">Ford e Gm saranno belle sorprese nel 2012?</title>
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    <published>2012-01-10T06:45:06+00:00</published>
    <updated>2012-01-10T06:45:06+00:00</updated>
    <dc:subject>automotive</dc:subject><dc:subject>titoli-esteri</dc:subject><dc:subject>automotive borsa</dc:subject><dc:subject>ford 2012</dc:subject><dc:subject>ford gm titoli</dc:subject><dc:subject>wall street</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il 2012 comincia all&amp;#8217;insegna dell&amp;#8217;ottimismo per i titoli automobilistici americani: confermando alcune previsioni nei primi 10 giorni di gennaio i titoli di Ford e Genetal Motors[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5011/ford-e-gm-saranno-belle-sorprese-nel-2012"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/fordhq.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il 2012 comincia all&#8217;insegna dell&#8217;ottimismo per i titoli automobilistici americani: confermando <a href="http://seekingalpha.com/article/315270-ford-and-gm-can-make-a-remarkable-comeback">alcune previsioni</a> nei primi 10 giorni di gennaio i titoli di Ford e Genetal Motors hanno registrato una buona performance e lasciano sperare in un anno migliore rispetto a quello appena concluso.</p>
<p>In realtà il vero paradosso riguarda proprio il 2011: nell&#8217;anno passato entrambi i grandi produttori di Detroit hanno messo a segno buoni risultati di vendite, il mercato americano dell&#8217;auto si è dimostato più vivace e solido di quello europeo e le case automobilistiche hanno rafforzato la propria presenza sui mercati emergenti come l&#8217;Asia. Eppure a Wall Street i titoli di Ford e Gm hanno sofferto oltremodo e negli ultimi 6 mesi hanno perso rispettivamente il 20 e il 30 per cento del loro valore, sulla scia delle incertezze per il mercato europeo e le attività nel Vecchio Continente.</p>
<p>Nei primi giorni di gennaio, però, i primi dati sul 2011 stanno confermando il buon andamento industriale del settore automobilistico negli Stati Uniti e il mercato comincia a quanto pare a rendersene conto; considerato anche l&#8217;andamento dei titoli nel&#8217;intero 2011 <a href="http://seekingalpha.com/article/318417-ford-gm-will-trade-higher-throughout-january">c&#8217;è spazio per un buon recupero</a> e per una significativa crescita di valore.</p>
 <p> In particolare Ford ha inanellato una serie di dati che mettono in chiaro l&#8217;andamento del 2011 e lasciano ben sperare per il 2012. La compagnia investirà 142 milioni di dollari nella sua fabbrica di Chennai, in India, dove produce il Suv globale firmato Ford: entro il 2020 l&#8217;Asia contribuirà per un terzo alle vendite della casa e il mercato asiatico ha enormi potenzialità.</p>
<p>Nel 2011 le vendite globali sono aumentate del 17% per il marchio Ford e a dicembre la crescita è stata del 10% contro il 7,7% previsto dagli analisti; quanto alla Cina - l&#8217;altro grande mercato asiatico con l&#8217;India - mentre i produttori del Giappone sono in sofferenza, Ford ha registrato il suo record con oltre 500mila vetture vendute, il 7% in più rispetto al 2010. </p>
<p>Per General Motors - da poco risorta dalle ceneri del fallimento - il fatturato totale è cresciuto del 14% nel 2011 e le auto vendute a dicembre sono state il 5% in più rispetto all&#8217;anno precedente. Sul fronte del prodotto sono in arrivo miglioramenti relativi alla sicurezza per la Volt, che ha avuto problemi legati alla batteria; infine le vendite record in Cina hanno permesso al gruppo di consolidare il risultato di oltre 2 milioni e mezzo di veicoli venduti nel mondo.</p>
<p>Di fronte a dati così positivi il mercato ha cominciato a reagire bene e in genere il settore marcia compatto, indipendentemente dai risultati della singola azienda. Per questo motivo - come segnala Brian Nichols su Seeking Alpha - è molto probabile che i titoli Ford e Gm registrino un buon andamento a gennaio e si confermino nel resto dell&#8217;anno.</p>
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    <title type="html">Dopo 5 anni Ford torna a distribuire dividendi</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4977/dopo-5-anni-ford-torna-a-distribuire-dividendi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/fordlogo.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Buone notizie con cautela da Ford. Il produttore di automobili americano ha annunciato <a href="http://seekingalpha.com/article/312698-ford-halted-reinstates-dividend">il suo ritorno al dividendo</a> a partire da marzo 2012, dopo cinque anni di &#8220;dieta&#8221;, in cui il titolo è stato in altalena e gli azionisti non sono stati remunerati. La decisione discende dalle buone condizioni dei conti, dall&#8217;andamento commerciale e dalle prospettive a medio termine.</p>
<p>Ford pagherà un dividendo trimestrale di 5 cent per azione e conta di poter mantenere questa politica di remunerazione a lungo termine, in modo da far partecipare anche gli azionisti dei miglioramenti contabili che la società ha registrato negli ultimi anni. Una pillola che addolcisce in parte un doloroso 2011 che ha visto ridursi il valore delle azioni Ford.</p>
<p>È molto importante, comunque, al di là dell&#8217;enità, modesta, del dividendo, il <a href="http://seekingalpha.com/article/312775-ford-and-the-importance-of-signaling">valore simbolico dell&#8217;iniziativa</a>, che segnala un importante cambiamento di rotta e un atteggiamento lungimirante che può far ben sperare sulle prospettive a medio/lungo termine della società.</p>
 <p>Dopo un lungo periodo di crescita, che aveva portato le azioni della società fino a 30 dollari e vedeva un dividendo molto ricco distribuito periodicamente agli azionisti, Ford aveva cominciato a registrare difficoltà dal 2001 e progressivamente aveva ridotto la cedola.</p>
<p>Nel 2006, di fronte al deterioramento della situazione generale e alle difficoltà di finanziamento della società, i vertici aziendali decisero di eliminare del tutto il dividendo: in cassa c&#8217;erano pochi soldi e il rating del gruppo era sceso al livello di titolo spazzatura.</p>
<p>Da allora Ford, con la guida di Alan Mulally, avviò un piano di risanamento fatto di tagli, cessione di marchi prestigiosi (Volvo, Land Rover, Jaguar), chiusura di impianti, ma al tempo stesso nuovi investimenti e ricerca per sviluppare modelli innovativi che potessero incontrare il gusto degli acquirenti. Così nel 2008 quando la Casa Bianca dovette intervenire per salvare Chrysler e General Motors con prestiti speciali, Ford poté rifiutare l&#8217;offerta e dimostrò che era in grado di camminare con le proprie gambe, dopo aver ridotto l&#8217;indebitamento da 170 a 105 miliardi di dollari.</p>
<p>Il processo di recupero favorì anche un piccolo rally sul titolo, che all&#8217;inizio del 2009 era precipitato a 1,50 dollari, ma aveva cominciato il 2011 a 19 dollari. L&#8217;anno in corso è stato penoso per i corsi azionari, al punto che il titolo Ford è sceso a 11 dollari, nonostante un netto aumento nella vendita di auto: adesso però, a parziale ricompensa per la fedeltà degli azionisti, arriva il ritorno del dividendo.</p>
<p>Una remunerazione così piccola non è certo sufficiente a giustificare l&#8217;investimento, ma in Borsa subito dopo l&#8217;annuncio il titolo ha vissuto un piccolo boom: oltre al dato concreto, infatti, si somma un elemento di fiducia che lascia immaginare buoni risultati per la società e una gestione oculata e attenta alle prospettive future.</p>
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    <title type="html">Chrysler rimborsa i debiti e Fiat sale al 46%</title>
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    <published>2011-05-25T14:28:42+00:00</published>
    <updated>2011-05-25T14:28:42+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Con sei anni di anticipo Chrysler restituisce i prestiti concessi dal governo degli Stati Uniti e da quello canadese e permette a Fiat di salire al 46% nel capitale: entro la fine dell&amp;#8217;anno la[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4724/chrysler-rimborsa-i-debiti-e-fiat-sale-al-46"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/chryslerfiatdebiti.png" class="post-h" border="0" width="432" height="266" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Con sei anni di anticipo Chrysler restituisce i prestiti concessi dal governo degli Stati Uniti e da quello canadese e permette a Fiat di salire al 46% nel capitale: entro la fine dell&#8217;anno la quota torinese nella società potrebbe salire fino al 51% dopo il lancio di un nuovo modello compatto e a bassi consumi.</p>
<p>La società di Detroit, che nel 2009 finì in bancarotta, <a href="http://www.nytimes.com/2011/05/25/business/25chrysler.html?ref=business">ha rimborsato 7,6 miliardi di dollari</a> che Barack Obama e Stephen Harper avevano messo a disposizione per consentire il rilancio del gruppo e salvare migliaia di posti di lavoro. Con soddisfazione dei dipendenti e soprattutto dei contribuenti americani, Chrysler in meno di due anni ha dimostrato di non aver più bisogno degli aiuti pubblici e di potersi già finanziare sul mercato, senza aspettare il 2017 come previsto dagli accordi.</p>
<p>Chrysler, infatti, ha potuto restituire le somme prese a prestito grazie a nuovi finanziamenti: un prestito da 3 miliardi fornito da un consorzio di banche, 3,2 miliardi da obbligazioni e una linea di credito da 1,3 miliardi di crediti a breve; oltre a 1,3 miliardi versati da Fiat per salire al 46 per cento.</p>
<p>Dopo questa operazione, Chrysler ha ancora 10 miliardi di liquidità e <a href="http://www.corriere.it/economia/11_maggio_25/marchionne-fiat_bd7ed43a-86a1-11e0-a06d-0594606c12ff.shtml?fr=box_primopiano">si prepara a una futura fusione con Fiat</a>, nel cui bilancio i risultati americani saranno consolidati a partire dal primo giugno. Nel frattempo i governi americano e canadese sono rimasti azionisti di minoranza nel gruppo di Detroit.</p>
<p>Quali sono quindi le prospettive per il gruppo italo-americano? Probabilmente a partire dal 2012 Chrysler sarà quotata in Borsa e fusa con Fiat auto. Il gruppo Fiat, seppur diluito rispetto al controllo attuale, resterà azionista di riferimento di una vera e propria public company, molto probabilmente americana in cui il peso di Chrysler potrà essere superiore a quello del vecchio Lingotto. Non è un caso che mentre i risultati di vendita di Chrysler sono migliorati, quelli di Fiat arrancano ancora, anche per l&#8217;assenza di nuovi modelli significativi.</p>
<p>Adesso bisogna vedere che accoglienza avrà la nuova Lancia Y e quali nuovi modelli saranno presentati sul mercato europeo. Ma il futuro di Fiat sembra sempre più americano.</p>
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    <title type="html">Fiat: proseguono le polemiche sul mantenimento della sede in Italia mentre Moody&#039;s conferma il rating</title>
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    <published>2011-02-09T12:52:12+00:00</published>
    <updated>2011-02-09T12:52:12+00:00</updated>
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Sullo sfondo si continua a parlare del possibile abbandono dell&#8217;Italia da parte della casa torinese. Tutto e&#8217; nato da una dichiarazione dell&#8217;a.d. Sergio Marchionne, secondo il quale Fiat e Chrysler potrebbero, in prospettiva, fondersi e diventare un&#8217;unica entita&#8217;. A quel punto si porrebbe il problema di dove stabilire sede e centro direzionale dell&#8217;azienda.<br />
Stando a quanto asserito dal manager italocanadese la nuova societa&#8217; potrebbe essere a stelle e strisce, anche se poi Marchionne si e&#8217; affrettato a precisare che si tratta di ipotesi e che i prossimi passi da compiere sono quelli in direzione della restituzione dei prestiti ai governi USA e canadese, condizione obbligatoria per salire al 51% dell&#8217;azienda americana.<br />
Le affermazioni di Marchionne hanno ovviamente sollevato un polverone in Italia e spinto il governo a convocare il manager per un incontro che avverra&#8217; sabato prossimo. In realta&#8217; la discussione sul dove localizzare la sede ha una valenza piu&#8217; simbolica che sostanziale. Ricordiamo infatti che Fiat con il progetto Fabbrica Italia ha programmato investimenti per 20 miliardi di euro nel nostro Paese. Importa quindi relativamente poco se la sede si trovi a Torino o a Detroit, quello che conta veramente e&#8217; che l&#8217;apparato produttivo sul territorio italiano rimanga ben saldo e che anzi venga potenziato.</p>
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    <title type="html">Acquisti su Pininfarina grazie a voci di opa da parte di Baic</title>
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    <published>2011-01-04T16:02:20+00:00</published>
    <updated>2011-01-04T16:02:20+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Pininfarina prolunga il recupero partito la settimana scorsa oltrepassando le resistenze di area 3,90 euro. Il titolo ha anche toccato i nuovi massimi[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4614/acquisti-su-pininfarina-grazie-a-voci-di-opa-da-parte-di-baic"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Pininfarina.JPG" class="post" align="left" border="0" width="225" height="150" alt="pininfarina mercato finanza andamento risultati banche debito fallimento baic acquista conquista" /></p>
<p><em>Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Pininfarina prolunga il recupero partito la settimana scorsa oltrepassando le resistenze di area 3,90 euro. Il titolo ha anche toccato i nuovi massimi dall&#8217;agosto 2009 e sembra intenzionato ad attaccare gli ostacoli piazzati in area 4,25/30, riferimenti oltre i quali si aprirebbero spazi di ascesa fin sui 6,20 circa, picco della primavera 2009. A scatenare gli acquisti sono state le indiscrezioni riportate dal sito Automotive News Asia in base alle quali la cinese Beijing automotive industry holding corporation (Baic) sarebbe pronta a lanciare un&#8217;opa su Pininfarina. L&#8217;operazione rientrerebbe nella strategia di Baic di ampliamento del proprio business, grazie alle specialita&#8217; dell&#8217;azienda torinese, ovvero il design/progettazione di autovetture e lo sviluppo dell&#8217;auto elettrica (in partnership con il gruppo Bollore&#8217;). Attualmente Pininfarina e&#8217; controllata al 77% circa da Sergio Pininfarina (con la quasi totalita&#8217; della partecipazione concentrata nella holding di famiglia Pincar srl). Tutte le azioni sono pero&#8217; in pegno presso le banche a garanzia dei loro crediti sin dalla ristrutturazione del debito siglata nel 2008. La societa&#8217; nell&#8217;estate 2009 aveva affidato a Banca Leonardo il mandato per la ricerca di un compratore. Baic potrebbe quindi essere l&#8217;occasione giusta per l&#8217;uscita di scena della famiglia dello storico fondatore, anche se in un comunicato ufficiale Pininfarina ha precisato che la ricerca di un compratore e&#8217; ancora nella fase preliminare in cui vengono raccolte le manifestazioni d&#8217;interesse.</p>
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    <title type="html">Fiat recupera in vista dello spin-off</title>
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    <published>2010-12-28T14:43:02+00:00</published>
    <updated>2010-12-28T14:43:02+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Fiat prova a reagire immediatamente alla correzione di ieri. Il titolo si era infatti portato a contatto con l&amp;#8217;importante resistenza piazzata[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4606/fiat-recupera-in-vista-dello-spin-off"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/fiat4_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="245" height="167" alt="fiat mercato andamento risultati chrysler" /></p>
<p><em>Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Fiat prova a reagire immediatamente alla correzione di ieri. Il titolo si era infatti portato a contatto con l&#8217;importante resistenza piazzata sui 15,77 euro, rappresentata dal picco del maggio 2008. Se le quotazioni riuscissero a scavalcare in modo perentorio detto riferimento avrebbero la possibilita&#8217; di prolungare il loro recupero in direzione dei 17,50/18,00 euro almeno. Discese sotto 14,30 potrebbero invece anticipare una flessione verso i 13,80 e i 12,50 euro. Il ribasso accusato ieri da Fiat puo&#8217; anche essere messo in relazione alla presenza di un ostacolo grafico importante, ma e&#8217; senz&#8217;altro stato favorito dalle notizie provenienti dalla Cina.</p>
<p>L&#8217;amministrazione locale di Pechino ha infatti deciso di porre un limite alle immatricolazioni di auto nel 2011 al fine di porre un freno al traffico e all&#8217;inquinamento. Se la mossa della capitale fosse seguita anche da altre metropoli cinesi potrebbero essere messe in discussione le stime di crescita delle vendite nel Paese asiatico, Paese su cui ormai tutti i principali costruttori puntano molto. In ogni caso Fiat conferma di godere di un ottimo stato di forma in quanto gli altri titoli di aziende automobilistiche europee anche oggi perdono terreno.</p>
<p>D&#8217;altro canto il Lingotto puo&#8217; approfittare delle attese degli operatori per lo spin-off del settore auto e quindi per il debutto in borsa di Fiat Industrial lunedi&#8217; prossimo. Questa operazione potrebbero essere il punto di partenza per una volta epocale per la casa torinese. Da un lato infatti il mercato sconta una fusione con Chrysler e quindi la creazione di un player globale capace di affrontare da una posizione migliore le sfide del mercato dell&#8217;auto. A tal proposito nelle ultime settimane sono circolate analisi in base alle quali Fiat potrebbe accelerare il processo di crescita nel capitale di Chrysler in modo da salire al 51% gia&#8217; entro il 2011, a patto che vengano restituiti i fondi concessi dal governo USA.</p>
<p>Dall&#8217;altro e&#8217; lecito ipotizzare che la separazione dei due business (auto e veicoli industriali) possa favorire operazioni di valorizzazione. Recentemente si e&#8217; infatti mormorato di un interessamento di Daimler per Fiat Industrial. Il quadro favorevole per Sergio Marchionne si completa infine con il raggiungimento la settimana scorsa di un accordo con le parti sociali (Fiom esclusa) per il progetto di rilancio dello stabilimento di Mirafiori.</p>
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    <title type="html">Fiat-Exor in rialzo, nonostante il calo delle immatricolazioni</title>
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      <name>Ferry Boat</name>
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    <published>2010-11-16T14:56:08+00:00</published>
    <updated>2010-11-16T14:56:08+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4571/fiat-exor-in-rialzo-nonostante-il-calo-delle-immatricolazioni"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/fiat_500_03_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="246" height="191" alt="fiat mercato azioni industrial ferrari quotazione finanziamento Chrysler GM andamento Marchionne" /></p>
<p><em>Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Performance positive per Exor e la controllante Fiat. I titoli della scuderia Agnelli non sembrano risentire dei pessimi dati sulle immatricolazioni in Europa a ottobre. A fronte di un calo del 16,1% a/a del mercato, i marchi del Lingotto hanno fatto segnare una flessione doppia (-32,7% a/a), circostanza che ha fatto inevitabilmente precipitare la quota di mercato al 7% dall&#8217;8,8% di un anno fa. Fiat ed Exor stanno pero&#8217; traendo beneficio dagli scenari prospettati la settimana scorsa dall&#8217;a.d. Sergio Marchionne agli investitori istituzionali. Il manager ha sostanzialmente confermato che la separazione della divisione auto da Fiat Industrial (veicoli commerciali e Cnh) non sara&#8217; l&#8217;ultimo passo della riorganizzazione del gruppo torinese. L&#8217;obiettivo sembra essere una integrazione tra Fiat e Chrysler, operazione cui arrivare dopo aver raggiunto il controllo della casa americana. Al momento Fiat ha il 20% di Chrysler, quota che potrebbe salire senza colpo ferire al 35% a fine 2011, a patto che vengano raggiunti determinati target. Nel 2013 Fiat potra&#8217; arrivare al 51% di Chrysler, stavolta dietro un esborso il cui ammontare dipendera&#8217; dal valore di mercato della casa americana, visto che secondo Marchionne quest&#8217;ultima tornera&#8217; in borsa nei prossimi 12-18 mesi. Come verra&#8217; finanziato l&#8217;acquisto del 16% di Chrysler? Le strade percorribili sembrano essere la quotazione in borsa di Ferrari, con il collocamento del 39% del capitale della stessa, e la vendita di Magneti Marelli, previo spezzatino di quest&#8217;ultima. Intanto le operazioni a sostegno dello spin off proseguono. Nella serata di ieri Fiat ha ufficializzato il mandato a un pool di banche per la realizzazione di un maxi finanziamento da 4 miliardi di euro. Il prestito verra&#8217; utilizzato anche per permettere a Fiat Industrial di rimborsare i finanziamenti infragruppo concessi da Fiat fino all&#8217;efficacia della scissione. Fiat Industrial debuttera&#8217; in borsa il prossimo 3 gennaio.</p>
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    <title type="html">Pirelli: le nuove direzioni degli pneumatici della Bicocca</title>
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    <published>2010-11-04T13:19:44+00:00</published>
    <updated>2010-11-04T13:19:44+00:00</updated>
    <dc:subject>tronchetti-provera</dc:subject><dc:subject>az-italia</dc:subject><dc:subject>automotive</dc:subject><dc:subject>pirelli</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Dopo Continental e Michelin è la volta di Pirelli: la società della Bicocca ha accresciuto il proprio giro d’affari di quasi un quinto nei primi nove mesi di quest’anno fatturando al 30 settembre[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4559/pirelli-le-nuove-direzioni-degli-pneumatici-della-bicocca"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/pirelli1_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="247" height="256" alt="pirelli tronchetti provera pneumatici mercato bicocca andamento risultati finanza banche " /></p>
<p>Dopo Continental e Michelin è la volta di Pirelli: la società della Bicocca ha accresciuto il proprio giro d’affari di quasi un quinto nei primi nove mesi di quest’anno fatturando al 30 settembre 3,7 miliardi di euro. La marginalità operativa del gruppo è passata dal 5,9% all’8,4% e nel terzo trimestre ha raggiunto il 9,1% ponendosi anche al di sopra, per esempio, di quella di Michelin, un competitor lodato dal mercato nei giorni scorsi per i suoi risultati.</p>
<p>Il conto economico del terzo trimestre del gruppo si chiude con un utile da 74,1 milioni di euro che conferma la forza del core business. Bisogna però ricordare che sui dati dei nove mesi pesano gli effetti dello spin off di Pirelli Re (oggi Prelios) che hanno portato a un impatto di 265,6 milioni di euro (evidenziato come risultato delle attività cessate): conclusione, il gruppo nei nove mesi perde 101,5 milioni di euro.</p>
<p>Il core business, in compenso si dimostra sempre più solido e la transizione verso una società ormai concentrata quasi esclusivamente sugli pneumatici è in pratica cosa fatta. Negli ultimi anni Pirelli ha ceduto Telecom Italia, Alcatel Lucent Submarine, Oclaro, Pirelli Broadband Solutions e infine Pirelli Re ritornando alle gomme che ormai coprono quasi tutto il fatturato della Bicocca.</p>
<p>Negli ultimi nove mesi Pirelli Tyre ha fatturato 3,55 miliardi di euro sui 3,7 complessivi di Pirelli. Nei prossimi 5 anni il settore degli pneumatici crescerà in media del 7% l’anno e la Bicocca intende giocare un ruolo di primo piano nei nuovi assetti del comparto.</p>
<p>Con l’ultima trimestrale gli obiettivi del gruppo cambiano per la terza volta in un anno: gli ultimi target ipotizzano una crescita media dei ricavi totali oltre l’8% l’anno fino al 2013. Il giro d’affari previsto a circa 4,8 miliardi di euro per la fine di quest’anno al termine del piano dovrebbe superare i 6 miliardi di euro. La redditività operativa dovrebbe passare dal 7,5% previsto a fine anno al 10,5-11,5% nel 2013.</p>
<p>A fine settembre il gruppo Pirelli aveva una posizione finanziaria netta negativa per 704,9 milioni di euro a fronte di un patrimonio netto di oltre 2,13 miliardi. Il gruppo prevede un aumento della propria solidità finanziaria nei prossimi anni con un rapporto net debt/ebitda a 0,6 nel 2015. La crescita di Pirelli, stando al piano presentato dalla compagnia, sarà organica: nei prossimi tre anni non sono previste fusioni o acquisizioni.</p>
<p>La società punterà sulle economie emergenti e pone come sua priorità il “local to local” ossia l’imperativo dell’avvicinamento della produzione al mercato di riferimento. In altri termini, come già si è visto negli ultimi anni, i nuovi impianti saranno spesso in Sudamerica o in Cina piuttosto che in Italia o in Europa. Già oggi la produzione di Pirelli è per tre quarti nei paesi in rapido sviluppo, nel 2015 il 73% delle vendite sarà dai segmenti Premium per l’auto e i veicoli commerciali leggeri che già oggi coprono due terzi del fatturato.</p>
<p>Proprio il settore Premium è quello che per ora si è mostrato più promettente e su esso Pirelli vuole puntare. Oltre il 57% dei ricavi fra cinque anni verrà dalle aree di maggiore crescita come la Russia, il Medioriente o il Sudamerica. Nel piano la Bicocca prevede di investire 1,9 miliardi nel prossimo lustro a fronte degli 1,5 miliardi investiti nel 2006-2010. Le dinamiche industriali del settore tyre in questo periodo di grande cambiamento sono ben chiarite nelle comunicazioni della societa&#8217;, che specifica anche che la concentrazione sullo pneumatico è stata incoraggiata negli ultimi anni dalla profittabilità di questo business: il segmento tyre deve più del 70% del suo fatturato al ricambio e questo lo rende meno volatile e strutturalmente più redditizio del comparto automotive in generale.</p>
<p>Il margine dell’ebit sui ricavi dei primi dieci produttori di pneumatici è pari al 7,3% nel 2010 contro il 5,7% dei primi dieci produttori di componentistica per l’automotive e il 4,3% dei dieci maggiori produttori di automobili. Con un brand che già vale 1,8 miliardi e ora sarà rilanciato dal ruolo preponderante nella Formula 1, Pirelli sembra pronta a cogliere le occasioni dei prossimi anni, anche se probabilmente saranno sempre più distanti dai mercati europei.</p>
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    <title type="html">Pirelli pronta per lo scorporo di Prelios e per i mercati globali</title>
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    <published>2010-10-21T18:11:47+00:00</published>
    <updated>2010-10-21T18:11:47+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Il gruppo Pirelli continua a incoraggiare il mercato e anche il quadro grafico dell&amp;#8217;azione della società degli pneumatici continua a inviare segnali di forza confrontandosi con decisione con[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4546/pirelli-pronta-per-lo-scorporo-di-prelios-e-per-i-mercati-globali"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/pirelli1_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="247" height="256" alt="pirelli risultati mercato piano industriali margini pirelli re immobiliare prelios scorporo il costo risultati" /></p>
<p>Il gruppo Pirelli continua a incoraggiare il mercato e anche il quadro grafico dell&#8217;azione della società degli pneumatici continua a inviare segnali di forza confrontandosi con decisione con gli ostacoli di area 6,5 euro che indicano anche un ritorno dei prezzi sui livelli del 2008 con spunti verso le performance del pre-crisi. Il titolo ha chiuso la seduta a quota 6,56 euro con un rialzo dell&#8217;1,94 per cento. L&#8217;azione ha di recente consolidato un supporto dinamico sulla media mobile a 100 sedute, superato il primo ritracciamento di Fibonacci dai massimi del febbraio del 2005 (in zona 6 euro) dopo aver superato e trasformato in supporto (sottolineandolo con un return move che ha preparato il nuovo rimbalzo delle ultime sedute) i baluardi di quota 5,7 euro. In zona 7 euro, in area 7,7 e oltre gli 8,2 euro l&#8217;azione potrebbe incontrare degli ostacoli di peso alla foga del suo rally recente, tuttavia va evidenziato che la posizione di ipercomprato ha già respinto di recente al ribasso l&#8217;indicatore dei forza relativa a 14 sedute del titolo Pirelli, infiacchendo lo spread fra questo oscillatore e la sua media mobile a 50 sedute da molti ritenuto un buon indice della forza del trend.</p>
<p>Ieri L&#8217;Rsi a 14 sedute era a 71 punti (quindi poco sopra la soglia dell&#8217;ipercomprato a 70) e viaggiava dunque ancora a dieci punti di distanza circa della sua media mobile a 50 sedute: si tratta di un differenziale ancora abbastanza ampio e va anche evidenziato che negli ultimi mesi in più di un&#8217;occasione questa media mobile ha respinto al rialzo l&#8217;oscillatore fornendo segnali utili anche per i prezzi.</p>
<p>Ogni realizzo che dovesse scattare nel corso delle prossime sedute  potrebbe comunque ancora trovare in zona 6,1 euro dei supporti o anche a quota 5,7 euro.</p>
<p>Ma cosa alimenta questa corsa del titolo che ha consentito all&#8217;azione di passare dai minimi dello scorso marzo 2009 in zona 1,6 euro ai circa 6,5 euro di queste ultime sedute?</p>
<p>La perfomance in accelerazione dei prezzi non sembra attribuibile tanto a un miglioramento (ancora malcerto) della situazione del comparto automotive, quanto piuttosto a un diretto intervento sulla marginalità del business tramite un incremento dei prezzi dei prodotti che per ora sembra incoraggiare la redditività dell&#8217;azienda (anche se siamo soltanto nella prima fase dell&#8217;inserimento sul mercato delle nuove politiche di prezzo).</p>
<p>Sicuramente la crisi di diversi concorrenti ha avvantaggiato un gruppo che proprio in questi giorni vara una separazione dagli asset del Real Estate concentrati in Pirelli Re, ormai destinata a diventare già dal prossimo 25 ottobre Prelios e ad essere spartita pro-quota fra i vari azionisti.</p>
<p>D&#8217;altra parte i fondamentali alimentano l&#8217;ottimismo dei mercati sui risultati della Bicocca dopo la crescita del fatturato del 19,8% nel primo semestre a quota 2,42 miliardi di euro (attesi per il prossimo 3 novembre i dati del terzo trimestre).</p>
<p>Le politiche di rebranding che hanno suggerito di cambiare il nome di Pirelli Re in Prelios hanno un corrispettivo nel brending di Pirelli stessa che si avvantaggerà del ruolo di fornitore unico di pneumatici per la Formula Uno nel triennio 2011-2013. In esclusiva la Bicocca si farà pubblicità anche con il Mondiale GP2 e con un ruolo di peso nel GP3.</p>
<p>Il flusso netto di cassa operativo da 55,6 milioni di euro realizzato nella prima metà di quest&#8217;anno è incoraggiante rispetto all&#8217;assorbimento di cassa di circa 18,5 milioni di euro del primo semestre del 2009. Il gruppo ha realizzato, sempre nel primo semestre, perdite collegate ad attività cessate per 256,4 milioni di euro di cui ben 20,4 milioni di euro attribuibili direttamente a Pirelli Re in termini di risultato di gestione e altri 236 milioni di euro ancora collegati alla perdita di assegnazione delle azioni della società immobiliare.</p>
<p>Questo ha fatto precipitare il conto economico della Bicocca verso una perdita semestrale complessiva da 175,6 milioni di euro a fronte di un business che cresceva di quasi un quinto rispetto all&#8217;ultimo anno. Insomma lo spin off delle attività immobiliare probabilmente non lascia troppi rimpianti alla Bicocca. Il risultato della capogruppo era negativo per 165,5 milioni di euro e contando dividendi per 81,1 milioni e altre perdite si arrivava a un patrimonio netto del gruppo di 2 miliardi di euro a fine semestre contro una posizione finanziaria netta negativa per quasi 700 milioni contro i neanche 530 milioni di fine 2009. Il colpo si è dunque sentito, ma Pirelli ha le spalle larghe. La politica di espansione sui mercati esteri negli ultimi anni lo dimostra ampiamente.</p>
<p>Soltanto ieri sera la società ha annunciato nuovi investimenti da 100 milioni di dollari in Argentina, dove sarà potenziato lo stabilimento di Merlo, in provincia di Buenos Aires: venti milioni dollari saranno già investiti nel corso di quest&#8217;anno ed entro il 2013 il gruppo italiano dovrebbe riuscire a produrre più di sei milioni di pezzi in loco, conun&#8217;attenzione particolare ai segmenti dei SUV e dei light Truck. In Sudamerica Pirelli Tyre produce già più di un terzo del proprio fatturato (il 36% per l&#8217;esattezza) ed è presente con altri 5 impianti in Brasile e con uno in Venezuela. D&#8217;altra parte se si prendono le statistiche sul 2009 dell&#8217;associazione mondiale dei produttori di auto Oica, si nota che il Brasile è stato il quinto mercato globale per le quattroruote durante lo scorso anno. I 2,57 milioni di vetture in loco fanno impallidire la produzione complessiva italiana per lo stesso anno pari a 661 mila auto.</p>
<p>Si deve inoltre sottolineare che quanto prodotto in loco non è destinato esclusivamente ai mercati al di sotto del Canale di Panama. Né il gruppo dimentica il primo mercato mondiale (almeno in termini di produzione) che è la Cina (oltre 10,3 milioni di vetture prodotte solo lo scorso anno, 13,79 milioni se si considerano anche i veicoli commerciali): proprio nel segmento dei truck il gruppo opera con l&#8217;impianto di Yanzhou fin dal 2005 con 593 addetti, nuovi investimenti sono previsti per circa 50 milioni di euro (secondo quanto annunciato dal gruppo circa un anno fa) e dovrebbero portare alla creazione di un nuovo impianto per filtri. I progetti per lo sviluppo, e nei mercati forti, insomma non mancano, anche se il gruppo adesso è sempre più concentrato sul core business degli pneumatici.</p>
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