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Autostrada Torino-Milano: in arrivo fondi dalla Bei

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Azioni Italia Automotive Autostrade

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Con il via libera della Banca europea degli investimenti si pongono le basi per una più stretta maglia di collegamenti tra l’Italia e la Francia. Ieri la Bei ha infatti approvato finanziamenti complessivi per 500 milioni di euro per diversi progetti autostradali portati avanti dal gruppo dei Gavio, i signori delle autostrade piemontesi e i secondi concessionari italiani alle spalle dei Benetton.

Nel dettaglio la Bei ha approvato un finanziamento da 350 milioni di euro per il completamento dell’autostrada tra Greggio (Vercelli) e Milano nell’ambito dell’Autostrada Torino-Milano: il costo totale del progetto è di circa 1,1 miliardi di euro e i 57 chilometri da completare dovranno essere pronti in quattro anni. Già nel 2002, ricorda la Bei, il primo tratto Torino-Greggio era stato finanziato con 150 milioni di euro interamente ripagati. Ai 350 milioni di euro che andranno al gruppo Sias, si sommano poi altri finanziamenti per 150 milioni di euro che saranno invece investiti in altre tratte autostradali gestite dalla famiglia tortonese sulla Torino-Ivrea e sulla Torino-Piacenza, sulla Ventimiglia-Savona, sulla tratta Liguria-Toscana e in Valle d’Aosta.

Il gruppo Gavio attraverso le holding Argo Finanziaria e Aurelia controlla un puzzle di attività che spaziano dalla logistica portuale (a Genova), alle concessioni autostradali (Sias, Autostrada Torino-Milano, quote in Milano Serravalle), alle costruzioni e agli aeroporti (Impregilo), ai trasporti (quote in Ferrovie Nord Milano) al nuovo importantissimo ramo dell’energia (Cie). Un impero che accoglie anche quote nello storico alleato Mediobanca, ma che è messo a dura prova dalla recente scomparsa del fondatore Marcellino Gavio e dalla divisione delle quote della holding Aurelia fra i figli e nipoti con il ruolo di successore designato a Beniamino Gavio.

Gli ultimi finanziamenti giungono dunque al momento opportuno, mentre si deve costruire una nuova strategia generale che regali al mercato un’immagine di compattezza in parte andata perduta. Le sfide sui mercati appaiono notevoli, qualcuno ha persino ipotizzato che gli spagnoli di Abertis, dopo il fallimento della fusione con Atlantia-Autostrade per l’Italia, potessero nutrire delle mire per il polo autostradale piemontese. Equilibrio finanziario e crescita potranno essere sostenuti nei prossimi mesi soltanto con una strategia unitaria, chiara e lungimirante. Il rapporto con le banche, con Unicredit e la sua partecipata Mediobanca in primis, non sarà meno importante, sebbene anche da lì c’è il rischio che provenga qualche insidia.

Atahotels, tempo di ristrutturazioni

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! Automotive Ligresti Salvatore


Toccherà a Fondiaria-Sai e a Milano assicurazioni accollarsi l’aumento di capitale da 12 milioni di euro di Atahotels, il gruppo alberghiero acquisito un anno fa da Sinergia, la holding di Salvatore Ligresti.

La catena alberghiera infatti si sarebbe trovata a metter mano al capitale sociale portandolo da 28 milioni ad appena 5 milioni di euro in seguito a perdite per 23 milioni di euro.

La crisi finanziaria sembra essersi abbattuta in maniera decisa sul gruppo tanto da tramutare un’opportunità, tale infatti era stata definita l’acquisizione da Fon-Sai e Milano assicurazioni che detengono rispettivamente il 51% e il 49% del capitale sociale, in uno svantaggio.

E’ da considerare che il target di Atahotels è principalmente rappresentato da grandi aziende e istituzioni che, presso le strutture della catena, trovano ampi spazi dedicati ai congressi e alle conferenze. La conseguenza diretta della crisi in cui si trova ora il gruppo sembra perciò essere strettamente correlata alla recessione. Nei primi sei mesi Atahotels ha infatti perso oltre 20 milioni di euro rispetto ai 5,6 milioni persi nell’intero arco del 2008.

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Fiat: spunta anche l'ipotesi Tata per Termini Imerese

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Automotive

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Tempi duri per Fiat che si trova ancora nel pieno di un difficile clima politico e di scelte impegnative che condizioneranno il futuro di un gruppo sospeso tra storia nazionale e prospettive globali.

Che la casa automobilistica torinese sia un pezzo della storia d’Italia nessuno lo può e lo vuole negare. Che però la produzione nel Bel Paese negli ultimi dieci anni si sia più che dimezzata è un dato di fatto che fa riflettere la politica sull’utilità di nuovi incentivi. Se si considera che poi l’indotto automobilistico moltiplica per 5 gli addetti del settore il problema occupazionale diventa davvero scottante.

Oggi circa 600-650 mila veicoli sono prodotti da Fiat in Italia e Scajola ne vorrebbe invece prodotti più di 900 mila l’anno; d’altra parte la scelta sugli incentivi è un’arma formidabile. Nel mezzo si mette la crisi di molti impianti nel Sud, o almeno i disinvestimenti della Fiat negli impianti di Pomigliano e Termini Imerese (ma anche nell’Alfa Romeo di Arese).

Stanotte alcuni lavoratori dello stabilimento campano di Pomigliano d’Arco hanno trascorso la notte nell’aula consiliare del Comune dopo avere protestato ieri contro il mancato rinnovo di 40 contratti dei lavoro da parte del gruppo. In realtà gli impianti italiani di Fiat hanno ridotto notevolmente la produzione durante dicembre e solo a fine gennaio si tornerà in catena di montaggio a ritmi più sostenuti.

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Piaggio positiva dopo i dati sulle immatricolazioni

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Automotive

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Piaggio a fine mattinata si mette in evidenza con un buon rialzo, muovendosi quindi in controtendenza rispetto ai principali indici del mercato azionario italiano. Il titolo oscilla al di sopra dei primi ostacolo a 1,80 euro circa, circostanza che, se confermata in chiusura di seduta, potrebbe anticipare un recupero in direzione dei traguardi a 1,91 e quindi sul massimo annuale a 1,97.

Il titolo approfitta dei buoni dati riguardanti le immatricolazioni di veicoli a due ruote a novembre, con una quota di mercato che nel mese scorso ha toccato il 31,9%, in rialzo dell’1,8% a/a. Analizzando i dati si scopre che la performance migliore e’ stata ottenuta nel settore scooter con cilindrata superiore a 50cc dove la quota di mercato e’ salita al 33,2%, in crescita del 2,4% a/a.
Ieri la societa’ di Pontedera ha anche reso noti i risultati dell’emissione rivolta a investitori istituzionali del bond ad alto rendimento da 150 milioni di euro e scadenza a 7 anni. L’obbligazione ha cedola fissa pari al 7% e ha ricevuto richieste per 700 milioni di euro di controvalore.

L’operazione permettera’ a Piaggio di migliorare il costo del proprio debito e di allungarne la scadenza. I proventi dell’emissione verranno infatti utilizzati per rimborsare finanziamenti a breve e un bond in scadenza nel 2012 avente cedola del 10%.
Il trend evidenziato nel terzo trimestre nel 2009 (ricavi in calo del 3% a/a contro il -9% a/a nei primi nove mesi, ebitda a +26%) lascia ben sperare in una chiusura di esercizio migliore delle attese. Il direttore generale Michele Pallottini in occasione della pubblicazione della trimestrale aveva prospettato la possibilita’ che il target per l’ebitda margin possa essere rivisto al rialzo.

Fiat: scontro politico, ma esistono dei problemi produttivi

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Il caso Fiat diventa sempre più politico, o almeno più politico si dimostra nelle ultime ore. Il battibecco tra l’amministratore delegato Sergio Marchionne e il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola è stato infatti duro. Al ministro che giudica “folle” chiudere uno stabilimento di qualità come Termini Imerese, il manager ha risposto che prima di usare certi termini forti bisognerebbe capire i dati.

La parola che però nessuno dei due usa, ma che entrambi sottintendono è un’altra, è “incentivo”. Perché a nessuno sfugge che a breve il governo dovrà decidere del rinnovo o meno degli incentivi al settore auto che Roma vorrebbe gradualmente ridurre, ma che potrebbe persino cancellare. Molte critiche a questi incentivi sono giunti da altri comparti industriali che si sono sentiti trascurati dallo Stato. Sembra tuttavia difficile mettere in secondo piano l’importanza di Fiat per l’Italia: circa il 42% dei suoi dipendenti lavora infatti nel Bel Paese, in termini assoluti sono più di 83 mila. A questi vanno aggiunti i numeri non secondari dell’indotto che in media in Europa impiega 4 persone per ogni dipendente: significa che la cifra dei dipendenti italiani nel comparto auto potrebbe superare le 400 mila persone.

Sono certamente cifre che fanno riflettere e forse un po’ tremare in vista della delocalizzazione che l’industria italiana ha avviato e che Fiat sta perseguendo. Quando Luca Cordero di Montezemolo afferma che la politica industriale del Paese la deve fare il governo e non la Fiat sottintende anche questo, sebbene il gruppo torinese non abbia mai detto no a incentivi e sussidi di disoccupazione.

D’altra parte ieri i dati sulle immatricolazioni di vetture in Europa e in Italia sono stati veramente preoccupanti. Il calo delle vendite di vetture nell’Unione Europea è stato del 53,5% in media e i maggiori mercati hanno registrato cali a due cifre con l’Italia che ha immatricolato, sempre a ottobre, il 14,3% delle vetture in meno. Cali peggiori si sono visti in Germania (-20,7%) e in Francia (-22,6%) mentre la Spagna ha ridotto i ribassi al 6% ma dopo mesi spesso più difficili rispetto alla media dei grandi mercati Ue.

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Fiat: gli ambiziosi obiettivi di Chrysler scaldano il titolo

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Automotive

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In controtendenza a un mercato ancora in rosso il titolo Fiat registra un rialzo di quasi due punti percentuali all’indomani della presentazione del nuovo piano 2010-2014 di Chrysler. Il piano che ieri Sergio Marchionne ha illustrato alla platea di Auburn Hill sembra insomma aver convinto il mercato che ancora una volta segue i target aggressivi del manager italo-canadese.

Il nuovo big italo-americano dell’auto prevede obiettivi ambiziosi, con Chrysler che arriva a moltiplicare i volumi dagli 1,3 milioni di auto vendute nel 2009 a 2,8 milioni di veicoli nel 2014. La Jeep da sola si arrampica verso le 800 mila vetture e già l’anno prossimo tutto il gruppo Usa prevede di portare in conti in pareggio per poi tornare all’utile nel 2011. Nel 2014 Marchionne ha previsto anche che la Chrysler produca 21 nuovi modelli destinati a ridisegnare la personalità di marchi storici americani come Dodge. A quella data le due case a cavallo dell’Oceano Atlantico dovrebbero già condividere ben tre piattaforme di produzione con una precisa ripartizione fra motori tradizionali, che faranno ampio uso dell’avanzata tecnologia italiana, e propulsori ibridi, che saranno invece della Chrysler incoraggiata dagli incentivi di Obama.

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Quanti tavoli per un'Intesa

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Fiat Azioni Italia Automotive Intesa Sanpaolo

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Giornate tattiche per Intesa Sanpaolo che si trova a giocare partite importanti su diversi tavoli. Il dossier più scottante sembra proprio quello di Fideuram, la rete di promotori finanziari da tempo messa tra gli asset pronti per la vendita. Come noto il principale candidato a un acquisto dell’80% di Banca Fideuram sarebbe Exor, la controllante di Fiat in mano alla famiglia Agnelli. Exor dovrebbe intervenire con due fondi di private equity e impiegare un miliardo di euro proveniente da debiti a lungo termine per comprare questa banca. Il consulente per l’operazione è Gerardo Braggiotti, tramite Banca Leonardo, che avrebbe già proposto un piano preciso. Proprio a questo punto, però, la partita si complica.

Secondo MF, che parla di una valutazione di Fideuram da 3,8 miliardi di euro addirittura (per il 100% però), proprio il prezzo avrebbe spinto Exor a fare un passo indietro. Secondo Il Corriere della Sera sembra invece che la partita sia ancora aperta e che in fondo si stia solo discutendo del prezzo, cercando anche di mediare tra i tantissimi soggetti industriali, politici e finanziari coinvolti nella partita che spazia tra Torino e Milano, tra la Fiat degli Agnelli e la Intesa di Giovanni Bazoli.

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Autunno caldo per il mercato dell'auto

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Automotive

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L’inizio dell’autunno si è mostrato particolarmente caldo per il comparto auto. I primi segnali di ripresa devono infatti fare i conti, nel settore automotive, con gli effetti di quella che è stata la più grande crisi di questa industria dalla sua nascita. In Europa in questi giorni tiene banco il via libera di General Motors alla cordata Magna-Sberbank sul gruppo Opel. In questo modo la controllata tedesca di GM non solo passerà alla società canadese di componentistica creando anche un ponte verso la Russia, ma soprattutto potrà servirsi dei 4,5 miliardi di euro di prestito ponte promessi da Berlino. Proprio su questo finanziamento, che si inquadra nel contesto di un acceso confronto elettorale in Germania, Bruxelles ha deciso di portare l’attenzione nel corso del fine settimana.

Yves Leterme, ministro degli esteri del Belgio, ha sottolineato la necessità che i finanziamenti pubblici a Opel rispettino le norme europee per la concorrenza e ha cominciato una serie di incontri finalizzati all’analisi degli aiuti pubblici proibiti sempre più diffusisi sui vari mercati nazionali a seguito della crisi.

Nel frattempo, dopo i consistenti investimenti della Fiat nella produzione in Cina, si muove anche la prima casa tedesca delle quattro ruote, Volkswagen. In particolare la casa di Wolfsburg, secondo quanto riportato da Bloomberg, avrebbe deciso di investire fino a quattro miliardi di euro all’ombra della Grande Muraglia entro il 2011. La crescita del mercato cinese dell’auto ha infatti portato VW a vendere oltre 650 mila vetture soltanto nella prima metà del 2009 e adesso sicuramente in Germania vogliono prendere un ulteriore vantaggio su quel mercato sviluppando nuovi modelli.

Diverse sfide per il settore emergono dalle problematiche ambientali. Nel settore delle auto ibride la Prius, l’auto più venduta in Giappone, ha aperto la strada a nuove forme di riutilizzo dell’energia sviluppata dai motori nel mondo. Forse il nuovo memorandum d’intesa tra Magneti Marelli e Stmicroelectronics per lo sviluppo di componenti per motori ibridi ed elettrici anche in vetture di serie apre la strada alla risposta italiana alla leadership giapponese nel settore. Forse vantiamo delle posizioni di vantaggio nel campo delle emissioni, ma nel segmento delle auto ibride quello di Fiat pare senz’altro un inseguimento.

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Fiat: bene le vendite, rallenta Alfa Romeo

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Automotive

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La crescita delle vendite di auto per il terzo mese consecutivo non scalda il titolo Fiat che anche oggi subisce la cattiva intonazione dei listini e cede l’1,68% portandosi a quota 7,9 euro. Eppure, secondo i dati pubblicati da Ministero dei Trasporti, le vendite complessive di auto ad agosto in Italia sono cresciute dell’8,5% sul dato dell’agosto 2008.

Fiat guadagna quote di mercato nazionale portandosi al 25,88% con una crescita delle immatricolazioni del 10,8 per cento (oltre 21.800 vetture nel mese). La sua controlla Alfa Romeo segna invece, in termini di immatricolazioni, una flessione dell’8,79 per cento a 2.116 auto immatricolate, mentre Lancia cresce di ben 26,51 punti percentuali portandosi a 4.514 auto nuove immatricolate. Semestre su semestre il saldo di Fiat rimane ancora negativo (-4,91%) mentre Alfa Romeo cresce (+6,97%) e Lancia pure, sebbene di poco (+0,15%).

Segnali discordanti vengono invece dai mercati internazionali: in Francia, nonostante una crescita generale del mercato del 7% il gruppo italiano ha perso ben il 18,5 sul dato dello scorso agosto. Il saldo annuale francese rimane in crescita dal 4,5 al 5,6 per cento grazie al generale ritorno delle vendite che, per il mercato francese come per quello italiano, è dovuto in gran parte agli incentivi al settore auto. In generale bisogna però osservare che la dinamica delle vendite del gruppo italiano si è mostrata molto attiva negli ultimi mesi e che i suoi risultati sono stati in molti casi sovraperformanti rispetto al comparto.

Novità per Fiat vengono anche dagli Stati Uniti dove Chrysler, ad agosto, ha registrato una crescita delle vendite del 5% sul mese di luglio pur mantenendo un saldo pesantemente negativo del 15% se si considera l’anno intero. Il valore delle vendite sull’anno sarebbe però soprattutto dovuto al black out dell’azienda durante il culmine estivo della crisi prima della soluzione e dell’ingresso formale di Fiat nella compagine azionaria. In quel periodo infatti una forte riduzione delle forniture ha penalizzato il magazzino e le vendite. Per riprendersi Chrysler ora annuncia offerte speciali già da settembre.

Per tornare a Fiat va ricordato che a inizio agosto Standard&éPoor’s ha tolto il creditwatch negativo sul titolo confermando il rating a lungo termine BB+ (a breve è di B, quindi sono entrambi rating da junk bond).

L’estate del gruppo è stata comunque, dal punto di vista finanziario, rovente, con un’emissione da 1 miliardo di euro al 2012 con tasso al 9,25% che ha registrato un’esplosione della domanda con richieste per 10 miliardi di euro. Nondimento il bond senior della controllata Case New Holland (gruppo Fiat) al 2013 con cedola al 7,75% ha attirato il mercato e alleggerito la struttura complessiva con lusinghieri effetti per il titolo Fiat.

Nessuno, però, si nasconde che adesso le vere sfide dell’auto sono per dicembre. Con il 2010 termineranno, infatti, gli incentivi al mercato da parte della maggior parte degli stati: a quel punto i nodi, per tutti i player globali, verranno al pettine.

Fiat e la sfida americana della 500

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Lo stop alla cessione di Opel da parte di General Motors ha di colpo risvegliato l’attenzione del mercato per il settore dell’auto il cui riassestamento globale pare ancora lontano. Di fatto alla fine General Motors ha detto di no non solo ai canadesi di Magna, ma anche a Sberbank e alla possibile costituzione di un importante gruppo russo dell’auto che già si sta costituendo dalla fusione di Avtovaz e del produttore di camion Kamaz.

Soprattutto era la consapevolezza che sarebbe stato difficile ricomprare Opel dal Magna-Sberbank e che quindi l’industria dell’auto Usa sarebbe divenuta sempre più debole in un mercato chiave come quello europeo (dopo avere di fatto ceduto Chrysler alla Fiat) e vari marchi ad altri operatori.

Certo la Ford ha una quota di mercato del 10% in Europa, ma General Motors rischiava di perdere presa sul Vecchio Continente nonostante i finanziamenti pubblici ottenuti.

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