Comincia bene l’anno per Atlantia che approfitta dei recuperi dei principali listini azionari e guadagna l’1,11% nel primo pomeriggio riportandosi a quota 15,43 euro dopo aver toccato un massimo a 15,63. Degli allunghi oltre i 15,64 euro (top del 23 dicembre scorso e margine superiore di un’area critica che ostacola i recuperi dei prezzi da oltre un mese) porrebbero le basi per rialzi anche consistenti in direzione dei massimi del 14 luglio scorso a 15,8 euro e dunque in zona 16,2 euro.
Un fascio di medie mobili (a 50, a 100 e a 200 sedute) si frappone a questi ostacoli e alla riattivazione del trend rialzista in forza dal 25 maggio scorso: urgono dunque conferme che scongiurino un ritorno in zona 15,2 o peggio a quota 14,7 euro.
Dal punto di vista dell’analisi fondamentale, di certo l’attivazione degli adeguamenti tariffari, ossia dei rincari dei pedaggi, a partire dal primo di gennaio non farà male. L’aumento medio per l’intera rete autostradale nazionale è stato del 3,3% ma forti oscillazioni dei prezzi caratterizzano le highway della penisola e gli aumenti dei loro pedaggi.
Nel caso di Autostrade per l’Italia - controllata fondamentale del gruppo Atlantia - l’aumento medio è stato dell’1,92% di cui lo 0,63% correlato alla copertura del 70% dell’inflazione che recenti normative ormai garantiscono ai concessionari e per l’1,29% a copertura degli investimenti effettuati e dello stato di avanzamento dei lavori al 30 settembre del 2010. Come anticipato il nuovo quadro normativo a partire da quest’anno prevede che le controllate Raccordo Autostradale Valle d’Aosta, Autostrada Tirrenica, Tangenziale di Napoli, Società Autostrade Meridionali applichino le nuove e favorevoli regole degli aumenti tariffari che garantiscono il 70% dell’inflazione, una componente di riequilibrio e i fattori di remunerazione dell’investimento e di qualità.
A questi adeguamenti dell’1,93% vanno comunque aggiunti gli aumenti di 2 millesimi di euro a chilometro per le classi A e B e di 6 millesimi quelle 3,4 e 5 in base alla legge 122 del 2010 che avvantaggeranno, però, soprattutto l’Anas.
Per automobilisti e camionisti non sarà dunque un 2011 di risparmio - anzi - e le associazioni dei consumatori hanno calcolato un rincaro del 10,8% dei pedaggi in tre anni. Di certo i disagi visti in molte tratte autostradali d’Italia a fine dicembre a causa di qualche nevicata hanno allarmato gli utenti e causato più di un disagio e di una protesta, tanto che la Consulta dei consumatori (un organo di dialogo tra utenti e la società) in una riunione straordinaria convocata dalla stessa Autostrade per l’Italia ha deciso che gli automobilisti rimasti bloccati in autostrada tra il 18 e 19 dicembre hanno diritto a un risarcimento.
Da ricordare anche che oggi il gruppo ha comunicato il raggiungimento con Toto Spa di un accordo per la cessione del 60% del capitale di Strada dei Parchi per un valore di 89 milioni di euro (la concessionaria gestisce le autostrade A24 Roma-L’Aquila-Teramo e A25 Torano-Pescara).
Al 30 settembre scorso Atlantia registrava un notevole incremento del flusso di cassa operativo a 1,53 miliardi di euro (quest’anno ingloba anche i risultati delle acquisizioni del 2009 e registra un aumento del traffico nei primi nove mesi dello 0,36%), ma anche un calo degli investimenti da 1 miliardo circa a 775 milioni di euro (sempre nei nove mesi). La redditività invece aumentava sia per effetto della crescita del giro d’affari, che per un miglioramento della redditività dovuto anche a minori perdite sulle partecipazioni contabilizzate con il metodo del patrimonio netto.
Nel corso della settimana appena trascorsa sono stati inviati segnali grafici positivi da parte degli indici domestici, saliti al di sopra di importanti resistenze. Sia il Ftse Mib sia l’All Share hanno superato la linea di tendenza tracciata dai massimi del mese di aprile e dopo averla ritestata brevemente dall’alto (un comportamento che in analisi tecnica viene identificato come “return move” e che ha implicazioni positive in quanto conferma la validità del livello appena superato) hanno messo a segno una decisa accelerazione rialzista. Dopo più di un mese di sostanziale stabilità sembra quindi che gli operatori abbiano rotto gli indugi e trovato la giusta motivazione per dare un seguito alla fase crescente disegnata dai minimi di maggio. Il superamento del 50% di ritracciamento del ribasso dal massimo di fine 2009, resistenza a 21330 circa per il Ftse Mib ed a 21930 per l’All Share, sarà da intendere come un ulteriore segnale in favore dell’estensione del rialzo anche in ottica di medio periodo. Difficile non notare come molti titoli che possono essere considerati ciclici, quindi destinati a salire in presenza di un sentiment di mercato positivo riguardo le prospettive future della congiuntura economica, abbiano anticipato i segnali grafici rialzisti comparsi poi anche sugli indici. Tra i soggetti più interessanti in questa ottica Atlantia, Bulgari e Fiat.
Grazie al traino dell’economia tedesca il Pil del secondo trimestre dell’area euro è cresciuto dell’1% mettendo quindi a segno il maggiore incremento da tre anni a questa parte. I timori di una frenata dell’economia nel Vecchio Continente sono stati in buona parte dissolti da questa buona notizia che conferma l’impressione derivata dallo studio di alcuni elementi anticipatori dello stato del ciclo economico. Tra questi l’indice Ifo di agosto, salito oltre le attese: l’indice misurato dall’istituto di ricerca Ifo che misura il clima di fiducia delle imprese tedesche è infatti salito ad agosto a 106,7 punti a fronte dei 106,2 di luglio e di attese di 105,7.
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A Barcellona i Benetton potrebbero essere chiamati in un secondo momento. L’intervento di Mediobanca nel dossier di ristrutturazione di Abertis non sembra infatti chiamare ancora in causa Atlantia, partecipata del gruppo spagnolo con il quale si era progettata una fusione in contesto totalmente diverso alcuni anni fa.
Di certo da subito il titolo Atlantia si è avvantaggiato delle voci di un’offerta su Abertis da 12 miliardi di euro che salirebbero a 25 miliardi con il debito. L’operazione viene rivelata in anticipo dal Financial Times e dunque confermata dagli azionisti di Abertis La Caixa e Acs su pressing della Cnmv, la Consob spagnola che ha anche sospeso il titolo ieri in attesa di chiarimenti. I dettagli dell’operazione non sono ancora noti, ma Mediobanca non ha smentito un suo coinvolgimento nell’operazione di leverage buy out in qualità di finanziatrice in pool con un gruppo di altre banche.
Si tratterebbe di un finanziamento che potrebbe raggiungere i 9-10 miliardi di euro e per il quale anche altre banche italiane sarebbero state allertate. Attualmente Criteria Caixa controlla il 28,91% di Abertis e Acs il 25,83 per cento. Il resto è in gran parte azionariato diffuso. Abertis è una società con un giro d’affari da 3,9 miliardi di euro l’anno (dato 2009 con incremento del 6,9%) ma ha un debito da 15,18 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di 5,33 miliardi di euro. Per avere un termine di paragone, Atlantia ha un giro d’affari annuo di 3,61 miliardi di euro e un debito da 9,62 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto da 3,31 miliardi (al netto del recente aumento di capitale da qualche decina di milioni).
Le due società sono due concessionarie pubbliche che hanno allargato nel tempo le proprie attività dall’asfalto dalle piste di atterraggio e decollo. Abertis ha anche un discreto business nel settore delle telecomunicazioni. Adesso si prospetta un intervento sul gruppo da parte del fondo di private equity Cvc, l’azionista Criteria Caixa ha già smentito, però, le ipotesi di delisting in caso di ingresso nel capitale della società e confermato la volontà di rimanere il principale azionista di Abertis.
In realtà secondo diversi osservatori internazionali fra i motivi principali dell’operazione ci sarebbe la volontà di Florentino Perez, presidente di Acs e della squadra del Real Madrid, di stringere la morsa su Iberdrola, importante colosso iberico dell’energia che però non concede al manager neanche un posto nel consiglio di amministrazione.
Nel frattempo Atlantia prende vantaggio dalle indiscrezioni sull’eventuale opa dei soci sui Abertis che potrebbe dare una buona spinta ai multipli del settore. Ancora la struttura dell’operazione e dunque necessariamente le valutazioni di prezzo per un’eventuale offerta rimangono indeterminate, tuttavia la debolezza delle performance borsistiche di Atlantia di oggi (+0,4% contro un mercato che guadagna più di 3,3 punti percentuali) indica che l’effetto Abertis è per il momento congelato in attesa di chiarimenti.
Certo si ritornerà a parlare del caso e sicuramente le vicende di un azionista al 6,68% coinvolgono da vicino Atlantia. Forse però sarà meglio aspettare ancora un poco prima di sbilanciarsi. D’altra parte una fusione fra i due oggi (e il tema non sembra proprio all’ordine del giorno) vedrebbe rapporti di forza molto diversi da quelli di qualche tempo fa e dunque forse sarà meglio valutare prima l’evoluzione nella catena partecipativa di Abertis, dunque gli eventuali asset che questa potrebbe vendere magari anche alla stessa Atlantia. Questo secondo scenario sembra infatti per il momento più probabile di quello di un’aggregazione, anche se, lo ripetiamo, è troppo presto per pronunciarsi su uno scenario tanto incerto.
Secondo gli analisti di Bank of America l’Italia crescerà nel 2010 dell’1,2% e del 2,1% nel 2011. La produzione industriale dovrebbe aumentare del 3,4% nel 2010 e del 3,2% nel 2011. Le stime della banca Usa sono superiori a quelle del Fondo Monetario Internazionale secondo le quali l’Italia dovrebbe crescere dell’1% nel 2010 e dell’1,3% nel 2011 e avvantaggiano quindi i titoli ciclici in generale.
Continua a leggere: L'Italia potrebbe crescere piu' delle attese, quali i titoli favoriti?

Riceviamo da ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Colpo di scena per quanto riguarda i rapporti tra Atlantia e Abertis. Il Corriere della Sera sabato ha scritto che i Benetton (che controllano Atlantia attraverso la holding Edizione srl) e il gruppo spagnolo avrebbero ripreso in mano, con la regia di Mediobanca, il progetto di fusione fallito nel 2006.
Si tratta di una netta inversione di marcia rispetto alle voci che circolavano fino a poche settimane fa, quando si parlava dell’imminente uscita definitiva di Abertis dal capitale di Atlantia. Gli spagnoli detengono infatti il 6,68% del capitale della societa’ italiana, un residuo del tentativo di fusione di quattro anni fa e che sembrava destinato alla vendita.
Invece i vecchi progetti potrebbero essere riesumati con l’aggiunta del coinvolgimento di Gemina. La societa’ che controlla Aeroporti di Roma, a sua volta controllata da Edizione, potrebbe essere infatti incorporata in Atlantia, per poi procedere alla fusione di quest’ultima in Abertis. Ricordiamo che la societa’ spagnola, oltre che nel business delle concessioni autostradali, e’ impegnata anche nella gestione di scali aeroportuali.
L’operazione sarebbe completata dalla cessione del 12-13 per cento di Abertis da parte della Abc Dragados di Florentino Perez ai Benetton, il che permetterebbe ai soci italiani raggruppati in Sintonia di avere il 30% di Atlantia-Abertis contro il 20% di Abc e Caixa.
I diretti interessati hanno smentito, ma alcuni indizi sembrano offrire qualche punto d’appoggio a questa ipotesi. Come mai gli spagnoli accetterebbero di essere i secondi azionisti della nuova societa’? Non e’ del tutto da scartare l’ipotesi per cui questa circostanza potrebbe fungere da compensazione in vista della possibile incorporazione di Telecom Italia in Telefonica, altra voce che da qualche giorno circola con insistenza.

Con il via libera della Banca europea degli investimenti si pongono le basi per una più stretta maglia di collegamenti tra l’Italia e la Francia. Ieri la Bei ha infatti approvato finanziamenti complessivi per 500 milioni di euro per diversi progetti autostradali portati avanti dal gruppo dei Gavio, i signori delle autostrade piemontesi e i secondi concessionari italiani alle spalle dei Benetton.
Nel dettaglio la Bei ha approvato un finanziamento da 350 milioni di euro per il completamento dell’autostrada tra Greggio (Vercelli) e Milano nell’ambito dell’Autostrada Torino-Milano: il costo totale del progetto è di circa 1,1 miliardi di euro e i 57 chilometri da completare dovranno essere pronti in quattro anni. Già nel 2002, ricorda la Bei, il primo tratto Torino-Greggio era stato finanziato con 150 milioni di euro interamente ripagati. Ai 350 milioni di euro che andranno al gruppo Sias, si sommano poi altri finanziamenti per 150 milioni di euro che saranno invece investiti in altre tratte autostradali gestite dalla famiglia tortonese sulla Torino-Ivrea e sulla Torino-Piacenza, sulla Ventimiglia-Savona, sulla tratta Liguria-Toscana e in Valle d’Aosta.
Il gruppo Gavio attraverso le holding Argo Finanziaria e Aurelia controlla un puzzle di attività che spaziano dalla logistica portuale (a Genova), alle concessioni autostradali (Sias, Autostrada Torino-Milano, quote in Milano Serravalle), alle costruzioni e agli aeroporti (Impregilo), ai trasporti (quote in Ferrovie Nord Milano) al nuovo importantissimo ramo dell’energia (Cie). Un impero che accoglie anche quote nello storico alleato Mediobanca, ma che è messo a dura prova dalla recente scomparsa del fondatore Marcellino Gavio e dalla divisione delle quote della holding Aurelia fra i figli e nipoti con il ruolo di successore designato a Beniamino Gavio.
Gli ultimi finanziamenti giungono dunque al momento opportuno, mentre si deve costruire una nuova strategia generale che regali al mercato un’immagine di compattezza in parte andata perduta. Le sfide sui mercati appaiono notevoli, qualcuno ha persino ipotizzato che gli spagnoli di Abertis, dopo il fallimento della fusione con Atlantia-Autostrade per l’Italia, potessero nutrire delle mire per il polo autostradale piemontese. Equilibrio finanziario e crescita potranno essere sostenuti nei prossimi mesi soltanto con una strategia unitaria, chiara e lungimirante. Il rapporto con le banche, con Unicredit e la sua partecipata Mediobanca in primis, non sarà meno importante, sebbene anche da lì c’è il rischio che provenga qualche insidia.

L’attenzione del Governo e del mercato si focalizza in questi giorni sulle infrastrutture e ancora una volta un ruolo di primo piano sembra giocato in questo settore dalla famiglia Benetton. Il gruppo di Ponzano Veneto che controlla Atlantia, Autogrill, quote importanti di Gemina (quindi degli Aeroporti di Roma) e di Impregilo, oltre a diversi altri asset nel settore aeroportuale e ferroviario non poteva d’altronde rimanere estraneo ai progetti di rilancio infrastrutturale italiano.
Le recenti delibere del Cipe che finanzieranno opere fondamentali un po’ in tutto il Bel Paese (dalla Pedemontana lombarda al Ponte sullo Stretto) vedranno, infatti, Impregilo spesso al primo posto fra i beneficiari dei finanziamenti.
Non meno importante è il ruolo degli stessi Benetton nel settore aeroportuale, dove la famiglia di Ponzano Veneto controlla una quota importante di Gemina (e quindi della sua controllata Aeroporti di Roma) e ha di recente tirato un po’ la giacca ai soci dicendosi pronta a supportare un aumento di capitale da oltre 500 milioni di euro, se necessario. Anche in questo caso il travagliato via libera all’aumento delle tariffe aeroportuali giunge gradito in un momento delicato per il riassetto del traffico aereo italiano. Altri interessi ancora portano la famiglia veneta nel business delle ferrovie (Eurostazioni-Grandi Stazioni).
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I dati preliminari sul traffico nella rete di Autostrade per l’Italia fanno bene al gruppo Atlantia (che è concessionario di quelle tratte) ma sono anche un indicatore generale della situazione di tutto il Paese.
Fra luglio e agosto il traffico di veicoli leggeri è cresciuto del 2,2% sul bimestre luglio-agosto del 2008 e quindi ha sicuramente rimpolpato i bilanci di Atlantia che, infatti, oggi guadagna bene in Borsa (+2,88%). Complessivamente la crescita del traffico nel bimestre è stata dello 0,9% ma va comunque considerato che da inizio anno il saldo con lo stesso periodo del 2008 rimane negativo dell’1,6% (-1,2% se si considera che il 2008 era bisestile).
A questo punto è però necessario passare al trasporto merci che in Italia avviene ancora in massima parte sul gommato. I dati di luglio e agosto sono preoccupanti perché evidenziano un calo del traffico dei veicoli pesanti del 4,4% per questa voce e indicano quindi un’economia italiana in forte rallentamento.
Se poi gli italiani non sono potuti andare alle Maldive in aereo e hanno scelto di risparmiare con mete più vicine o magari di scoprire le meraviglie del Belpaese è un dato che può rallegrare fino a un certo punto. Secondo l’Associazione dei tour operator (Astoi) l’agosto del 2009 ha fatto registrare in base ai dati preliminari una flessione delle vendite fra il 10 e il 15% viene dunque da chiedersi se davvero la scelta dell’auto non sia stata più che altro una necessità. Nel resto dell’anno i dati sul traffico potrebbero dunque non essere lusinghieri quanto sono stati questa estate.
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Tonica Atlantia a Milano sull’onda dei rialzi che incoraggiano ancora le borse e dei dati pubblicati venerdì scorso dal maggiore concessionario autostradale italiano.
Il gruppo Atlantia, la società che fa riferimento alla famiglia veneta dei Benetton e che controlla concessioni autostradali che spaziano dal Monte Bianco alla tangenziale di Napoli, ha coperto ampiamente (in termini di ebitda adjusted almeno) il decremento del traffico con l’incremento delle tariffe. La contrazione complessiva dei veicoli in strada (sceso soprattutto il numero dei veicoli pesanti) ha, infatti, impattato il margine operativo lordo per 21 milioni di euro a fronte di 86 milioni di euro ricavati invece dall’aumento delle tariffe. Probabilmente un bilanciamento simile ci sarà anche nel corso del 2009 (anche se il saldo sarà forse meno favorevole), nonostante il calo del traffico abbia raggiunto punte del 2,6% nell’ultima parte dell’esercizio appena trascorso. È, infatti, previsto già dal prossimo primo maggio un incremento delle tariffe che potrebbe attestarsi al 2,4 per cento. D’altra parte il gruppo si avvantaggerà sicuramente della nuova possibilità di affidare lavori in house prevista dalle nuove norme e che si inserisce in un complesso quadro di accordi anche politici del gruppo collegati anche agli investimenti fatti in Alitalia.
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