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Azioni Italia

Mps alla fase due del consolidamento

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Azioni Italia

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Lavori in corso al Monte dei Paschi di Siena, dove le strategie di consolidamento del gruppo sembrano non conoscere interruzioni. Fino a venerdì scorso un’assemblea straordinaria della banca senese ha approvato l’incorporazione nella capogruppo di Paschi Gestioni Immobiliari e MPS Investments oltre alla scissione parziale di MPS Immobiliare fra Banca Mps e l’Antonveneta.

Il gruppo è alle prese con numerose manovre di razionalizzazione dei costi e di rafforzamento del capitale che sono affiancate a un business sempre più consolidato nell’attività bancaria tradizionale.

Per reperire capitali che allontanino le speculazioni in questo periodo assai critico per le banche europee la banca guidata da Giuseppe Mussari ha avviato un piano imponente di cartolarizzazioni che prevede l’emissione di 3,47 miliardi di euro circa di titoli Rmbs (Residential Mortgage backed securities) ossia garantiti da mutui residenziali del gruppo e suddivisi in quattro tranche. Si tratta in pratica di una delle più grandi operazioni di questo tipo dai tempi dello scoppio della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti che aveva congelato questo mercato sia negli States che in Europa.

Nell’ambito di queste operazioni si inserisce in particolare anche il trasferimento di 683 immobili strumentali della banca Mps per oltre un miliardo e mezzo di euro già nel luglio del 2009 al consorzio Perimetro Gestione Proprietà Immobiliare che prevede di finanziarsi con gli affitti pagati dalla banca e di accogliere un numero crescente di investitori con un’ottica di medio e lungo periodo.

Di recente Mps ha anche messo in vendita altri 187 immobili non più strumentali del gruppo dai quali dovrebbe ricavare oltre 320 milioni di euro. Il presidente Giuseppe Mussari ha dichiarato di attendersi una plusvalenza complessiva dalle operazioni di cessione degli immobili di circa 450 milioni di euro, anche se i costi in termini di affitti saliranno di 80 milioni. Archiviati questi dossier il gruppo entrerà in una seconda fase del proprio consolidamento e punterà probabilmente a estrarre il massimo valore dalla ripresa dell’economia italiana.

Al contempo Mps continua a ridisegnare la propria governance con riassetti profondi della struttura organizzativa che comportano la riduzione di consigli di amministrazione e collegi sindacali ormai ritenuti superflui.

A ribadire l’importanza degli interventi di patrimonializzazione della banca senese Mussari ha affermato: “Prima dell’acquisto di Antonveneta avevamo il 6% di Tier 1, adesso siamo all’8,4%”. Uno degli obiettivi primari rimane quello di restituire gli 1,9 miliardi di euro di Tremonti bond nel 2012, con un anno di anticipo. In questo è e rimane fondamentale dimostrare al mercato di essere solidi per non cedere troppo alle speculazioni che sempre più aspramente penalizzano il comparto bancario europeo, a partire dai gruppi valutati meno solidi.

Sul dossier delle tasse non pagate fra il 2004 e il 2008, che sta complicando il Natale di diversi istituti, Monte dei Paschi ha deciso di disinnescare i rumor specificando, per bocca del suo direttore generale Antonio Vigni, di ritenere remoto il rischio di un concordato con l’Agenzia delle Entrate che comporterebbe delle transazioni impreviste, come già verificatosi con la Bpm. Nel proprio ottimismo su questo argomento la banca sarebbe confortata da “autorevoli pareri”.

Draka smuove ancora il settore europeo dei cavi

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Tecnologia

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Il caso di Draka diventa sempre piu’ un caso europeo. L’offerta ostile di Xinmao da circa 1 miliardo di euro per 20,5 euro ad azione ha nettamente superato l’offerta mista di Prysmian da circa 840 milioni di euro a 17,20 euro a titolo. A sua volta questa aveva superato l’offerta da 731 milioni di euro da 15 euro ad azione avanzata da Nexans.

Adesso pero’ proprio quest’ultima, che sembrava uscita da questa battaglia per il cavo olandese con la sua rinuncia alla propria offerta lo scorso 24 novembre, pone una questione di concorrenza europea spostando a un altro livello, quello istituzionale, quello che finora era stato un dibattito tutto privato. Nexans non critica l’operazione cinese, ma paventa il fatto che le attuali normative antitrust europee possano bloccare le imprese europee e svantaggiarle.

In effetti nella sua lettera l’amministratore delegato di Nexans Frederic Vincent sottolinea anche che l’impresa cinese “beneficia probabilmente di un sostegno attivo dello Stato e di un mercato interno (quello cinese Ndr. molto protetto)”.

In effetti bisogna dire che la penetrazione degli operatori cinesi nel settore dei cavi e’ davvero impressionante e gia’ nel contiguo settore dei cavi per le tlc gli operatori cinesi di ZTE, oltre a mettere in crisi colossi del settore come la francese Alcatel Lucent, hanno di recente siglato in Italia un accordo con Tiscali per lo sviluppo del Fiber to the Home in Sardegna. Il quadro pero’ non sarebbe completo se non si spiegasse che nella sua lettera alla Commissione Europea Nexans, il primo operatore dei cavi d’Europa, fa esplicito riferimento a un caso specifico che, oltre alla sua societa’, coinvolge proprio Prysmian.

Si tratta di un fascicolo aperto dall’Unione Europea e dall’Antitrust Usa su un presunto cartello dei cavi sottomarini ad alto voltaggio che avrebbe coinvolto diversi operatori e che risale alla fine del gennaio del 2009. Indagini erano state avviate anche presso le autorita’ che sorvegliano la concorrenza in Giappone e Sud Corea.

Di questo fascicolo non si parlava da tempo, ma il referimento al caso da parte di Nexans indica una certa attenzione al dossier e il timore, non peregrino, che la tutela della concorrenza tra gli operatori europei possa avvantaggiare in qualche caso quelli extra-comunitari (dalla Cina agli Stati Uniti). Nel frattempo Draka viaggia alla Borsa di Amsterdam in zona 18,9 euro confermando, tra qualche ripiegamento, l’attenzione del mercato per questo duello tra Prysmian e Xinmao. Quest’ultima ha una capitalizzazione di circa 300-400 milioni di euro avrebbe pero’ gia’ fornito, su richiesta di Draka, un documento scritto di China Minsheng Bank (CMBC), la prima banca privata cinese, in cui l’istituto sostiene la loro offerta miliardaria.

Dietro il pericolo (comunque concreto) di una fuga tecnologica verso il mercato cinese pieno di potenzialita’ si nasconde anche una guerra finanziaria. Prysmian ha infatti precisato di recente di non volere rilanciare con la propria offerta e, secondo alcuni osservatori, starebbe mirando a un’alleanza capace di contrastare l’offerta cinese. In questo senso la lettera all’Unione europea potrebbe essere un modo per tastare il terreno da parte dei francesi. Di certo prima di gennaio nessuna offerta pubblica su Draka dovrebbe essere formalizzata, tuttavia la corsa dei prezzi di questi giorni lascia ipotizzare che 17,2 euro non bastino piu’.

Dicembre scoppiettante per Bpm che ha sul tavolo diversi importanti dossier

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Azioni Italia

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Il titolo della Banca Popolare di Milano di recente ha violato i minimi dell’aprile del 2009 portandosi ieri a quota 2,68 euro. In pratica la crisi della banca meneghina continua e anzi si fa sempre più aspra, almeno in Borsa.

Fuori dall’agone di Piazza Affari non mancano altre difficoltà e proprio oggi il cda della banca sarà chiamato a decidere in merito al rischio di una maxi ammenda da 220 milioni di euro che potrebbe servire a Bpm a chiudere un contenzioso sugli anni tra il 2004 e il 2007. Secondo quanto rivelato dal quotidiano MF il cda guidato dal presidente Massimo Ponzellini affronterà l’argomento cercando di trovare una posizione comune tra i suoi membri su questa delicata questione.

L’accusa dell’Agenzia delle Entrate è quella di avere messo in piedi complesse triangolazioni con banche estere per eludere il fisco su utili da ben 600 milioni di euro. Per un gruppo che ha chiuso i primi nove mesi del 2010 con utili da 107,9 milioni di euro in calo del 40,4% sul dato di un anno fa sicuramente una multa da 220 milioni di euro non è sicuramente di scarso impatto.

Già in passato, in merito a questa faccenda, la stessa banca aveva evidenziato 120 milioni di euro di rilievi fiscali al netto di sanzioni e interessi per operazioni strutturate realizzate nel 2005. Altre operazioni per l’anno precedente avrebbero portato i rilievi per il biennio 2004-2005 a 152 milioni di euro. Si giunge dunque all’ultimo conteggio di 220 milioni di euro fra 2004 e 2007. Il bilancio del 2010 dovrebbe comunque fissare degli accantonamenti correlati alle sanzioni e l’incontro di oggi appare importante nell’ottica delle decisioni su un dossier da sistemare in qualche maniera entro un mese.

Su altri fronti la situazione della Popolare di Milano non appare rosea. Uno sguardo ai risultati dei primi nove mesi evidenzia performance ancora in forte calo sullo stesso periodo del 2009. In particolare ci sembra rilevante evidenziare la forte crescita delle attività detenute per la negoziazione passate da 1,86 a 2,30 miliardi di euro. Il risultato netto dell’attività finanziaria è sceso da 243,2 a 95,59 milioni di euro, ma le commissioni nette sono cresciute di circa 50 milioni di euro a quota 504,8 milioni.

La posizione interbancaria registra un incremento delle esposizioni verso le banche: il saldo fra debiti è crediti verso le banche era negativo per 1,7 miliardi di euro circa a fine settembre 2010 contro un saldo negativo per 200 milioni di euro registrato nel settembre del 2009. Un dato positivo e importante è venuto dalle rettifiche di valore netto per il deterioramento di crediti e altre operazioni che sono scese a 152 milioni di euro contro svalutazioni di 256,3 milioni registrate un anno prima. Cresciuti comunque gli accantonamenti al fondo rischio e oneri che sono passati da 10,9 a 60,8 milioni di euro. Da segnalare il varo di Prima, la nuova alleanza di Bpm con Mps e Clessidra nel settore dell’asset management con oltre 40 miliardi di euro di asset in gestione e un posto di primo piano nel panorama italiano del risparmio gestito. Al riguardo va notato che già al 30 settembre scorso Anima Sgr, che confluirà in Prima, realizzava il 10,6% degli utili del gruppo.

Nel settore della bancassurance Bpm progetta inoltre di chiudere la cessione dell’80% di Bpm Vita entro la fine dell’anno. Fra i candidati ci sarebbero Zurich, Cardif e Covea.

Unicredit non rinuncia alla Turchia, anzi

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Azioni Italia Unicredito

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Durante l’ultima conference call di presentazione dei dati del gruppo Unicredit Federico Ghizzoni ha prospettato la possibilità di uscita da qualche mercato. Subito qualcuno ha pensato alla Germania, ma l’abbandono della prima economia europea è stato subito smentito dal management.

Acquistano così peso le ricorrenti indiscrezioni sull’uscita di Piazza Cordusio da questo o da quel Paese e anche l’interesse di Koc per la quota di Unicredit in Yapi Kredi acquista un peso che forse in passato non avrebbe avuto. Yapi Kredi è un colosso bancario il cui controllo è condiviso alla pari da Unicredit con la finanziaria Koc.

Questa è una delle più importanti realtà industriali non solo della Turchia ma forse anche d’Europa ed è attiva non solo nel settore finanziario, ma anche in quello dell’automotive (è partner di Fiat in Tofas), nell’energia, nell’elettronica al consumo e in altro ancora.

Per tornare a Unicredit Yapi Kredi è senz’altro una realtà interessante che infatti Piazza Cordusio ha già sottolineato di non voler vendere. D’altra parte perché farlo? Yapi Kredi è una realtà vivace in un mercato vivace, sono previste nuove aperture di filiali in Turchia e la holding che controlla l’81,8% di Yapi Kredi KFS ha realizzato utili in crescita del 36% nei primi nove mesi del 2010: 1,8 miliardi di lire turche che ai cambi di oggi equivalgono a 918,36 milioni di euro. Si parla di una banca con più di 860 filiali, di un istituto di credito dell’area del Mediterraneo che è una di quelle che danno maggiore soddisfazione agli azionisti del gruppo.

Sempre nel Mediterraneo Unicredit aprirà, non appena avrà messo a punto il progetto, una nuova banca in Libia,

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Ansaldo Sts cerca l'en plein

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia

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Accelerazione di Ansaldo Sts ieri in Borsa dopo le novità positive sui contratti in Australia e a Copenhagen. Il titolo ha messo a segno ieri un rialzo del 6,48% e anche oggi si muove sopra la parità. Le due commesse coinvolgono contratti per oltre un miliardo di euro, ma per quanto riguarda la metropolitana di Copenhagen è importante specificare che la cordata di Ansaldo Sts con Ansaldo Breda è stata selezionata come preferred bidder e che l’aggiudicazione della commessa avverrà entro la fine dell’anno. La quota di competenza di Ansaldo Sts comunque dovrebbe ammontare a 700 milioni di euro e quindi rappresenta un’occasione da non trascurare.

Alla fine dello scorso trimestre il gruppo Ansaldo Sts aveva un portafoglio ordini da 3,95 miliardi di euro (+3,5%) e ordinativi per un miliardo di euro circa in calo di un terzo rispetto ai primi nove mesi del 2009. Nuovi contratti dunque fanno senz’altro comodo. In Australia invece il contratto con Rio Tinto per 340 milioni di euro è cosa fatta: la società italiana fornirà sistemi di segnalazione e automazione per i treni destinati alla miniera di Pilbara nella parte occidentale del Quinto continente.

Nei primi nove mesi di quest’anno la società ha dato una sforbiciata al debito e ha migliorato la propria redditività, un secondo step che dia una scossa a ordinativi e aumenti il giro d’affari del gruppo potrebbe dunque fornire un altro ingrediente alla ricetta per lo sviluppo nei prossimi anni. L’ambiente sempre più competitivo in questo settore a livello globale richiede una forte concentrazione. Se per la fine dell’anno il gruppo riuscisse a ottenere definitivamente la commessa di Copenhagen sicuramente il 2011 si presenterebbe per Ansaldo Sts e per il suo azionista di riferimento Finmeccanica con un sorriso.

Fondiaria Sai-Premafin: aumento garantito e prezzo in calo, i Ligresti non si diluiscono

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Assicurazioni

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Il ruolo dei pattisti di casa Ligresti che posseggono il 34,18% del capitale di Premafin e quindi guidano la sua controllata Fondiaria Sai e le altre varie attività del gruppo assomiglia al ruolo di un perno. Intorno a loro capitali enormi in queste settimane si muovono e complesse manovre del mondo bancario si articolano al fine di salvaguardare non solo la tenuta economica di un impero che dopo la ristrutturazione del debito delle holding ora passa alla ristrutturazione delle controllate quotate, quanto la loro posizione strategica nel complesso puzzle degli equilibri finanziari italiani. Comunque la manovra sembra funzionare, anzi diventa più convincente ogni giorno.

Con gli ultimi comunicati del gruppo viene de facto data delega al management per un aumento di capitale da 460 milioni di euro di Fondiaria Sai: di questi almeno 100 milioni di euro sono garantiti da Premafin. Le prossime assemblee previste entro la fine il febbraio del 2011 (probabilmente già a gennaio) dovrebbero dare il via libera a tutte le manovre sul capitale del gruppo.

Premafin alla fine emetterà delle azioni a un prezzo più basso e concorrenziale rispetto agli 1,1 euro che non sembravano convincere il ceto bancario e il mercato, visto che il titolo Premafin valeva in Borsa circa 90 centesimi. I Ligresti però non si diluiranno. L’investimento di Groupama rimarrà, infatti, immutato a 145 milioni di euro come l’aumento di capitale complessivo di Premafin da 225,7 milioni di euro.

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Banco Popolare: l'aumento di capitale consente un cambio di strategia

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Azioni Italia

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Pierfrancesco Saviotti ha dovuto cambiare le strategie in corso d’opera. Basilea III e le pressioni sui mercati dei capitali con la crisi greca prima e irlandese dopo hanno infatti complicato tutto per il Banco Popolare. La via delle cessioni con cui il gruppo doveva fare cassa per ripagare in fretta i Tremonti bond da 1,45 miliardi di euro è diventata più tortuosa.

Così Saviotti ha deciso di chiedere l’aiuto dei soci e promosso un aumento di capitale da 2 miliardi di euro (a fronte di una capitalizzazione della banca pari ieri a circa 2,2 miliardi) che taglierebbe la testa al toro: il prossimo 11 dicembre l’assemblea dovrebbe dire il suo sì.

Il messaggio inviato al mercato con una dettagliata intervista a Il Sole 24 Ore “Dal 2011 il Banco Popolare non avrà più bisogno di capitali” ne risulta inevitabilmente indebolito. Nel frattempo le manovre non si arrestano, anche se il dossier Banca Italease - probabilmente il più spinoso degli ultimi anni - sembra sistemato a grandi linee, nonostante diversi strascichi giudiziari. Oltretutto proprio da Italease nei primi nove mesi di quest’anno sono giunti crediti per imposte anticipate da 285,8 milioni di euro.

Alla fine dei nove mesi il gruppo Banco Popolare tocca così un utile da 467 milioni di euro contro i 316 dello stesso periodo del 2009 (senza Italease la crescita dell’utile è del 42,9% a 274,7 milioni di euro). Per dimostrare che siamo in una fase due del rilancio della banca, il management ha sottolineato la crescita in tutti i segmenti del business con prestiti personali e prodotti di investimento in aumento del 13% nei nove mesi e mutui garantiti e prestiti alle piccole imprese in aumento del 15 per cento. Gli impieghi lordi del gruppo segnano un incremento del 2% a 100,2 miliardi di euro, anche se pesa una notevole flessione degli impieghi di Banca Italease per 2 miliardi di euro (-18,5% da inizio anno).

Sempre su Italease pesano anche 4 miliardi di euro di crediti collegati ai contratti di leasing garantiti da immobili: si tratta di una cifra che è inclusa nell’aggregato da 13 miliardi di euro di esposizioni lorde deteriorate che però sono in calo dell’1,7 per cento. Appare importante sottolineare che mentre nella somma di sofferenze, esposizioni scadute, crediti ristrutturati e incagli complessivi diminuiscono del 18,5% le voci riferibili a Italease, aumentano del 7,7% quelle riferibili al Banco Popolare che toccano quota 9 miliardi di euro. Le sofferenze sono comunque già coperte, svalutate, garantite o passate in perdita per il 92,7% e dunque il peggio sembra davvero passato.

L’attenzione del mercato, piuttosto, sembra essersi concentrata negli ultimi giorni nelle manovre di riassetto. L’impegno dei soci nell’aumento di capitale sembra dato per scontato da Saviotti che così ha deciso di non vendere più una delle banche fondatrici, ossia la Popolare di Lodi, e anzi di rafforzarla con l’integrazione della Banca di Crema, di quella di Cremona e forse di Efibanca.

I dettagli sono tutti rinviati al piano industriale che non sarà svelato al mercato prima del prossimo giugno, ma i contorni generali del nuovo Banco Popolare stanno prendendo forma.

La cessione della banca depositaria (secondo un trend ormai molto diffuso nel settore) sembra ormai certa e dovrebbe essere messa in vendita anche parte della quota nell’Istituto centrale delle banche popolare (Icbp). L’imponente aumento di capitale previsto, d’altra parte, consentirebbe di guardare alla cessione degli asset da una prospettiva affatto diversa da quella adottata in passato.

Coin: prevista un chiusura d'esercizio brillante, intanto Pai studia la cessione

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia

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Effervescente Coin: il gruppo si prepara alla liquidazione delle quote da parte del Fondo Pai che controlla quasi il 70% del capitale e che ha intenzione di valorizzare al massimo l’impegno nel big retail degli ultimi anni. L’integrazione di Upim dopo la sua conquista di fine gennaio 2010 che ha portato dentro i soci di Dicembre 2007 in cambio del 7,34% del capitale della nuova Coin-Ovs-Upim procede a gonfie vele, anche se il debito nel frattempo è cresciuto a quota 421 milioni di euro (dato dello scorso luglio) e le manovre hanno richiesto molte risorse.

La crescita del volume di affari correlata a questa fusione ha però bilanciato gli investimenti e la società ha incrementato utili e giro d’affari nonostante la crescita, nel primo semestre, di oneri finanziari e rimanenze che hanno assorbito cassa. Va comunque evidenziato che l’andamento del gruppo continua a essere incoraggiante, almeno per quanto si può dedurre dal comunicato e dalla presentazione odierni di Coin.

Per la chiusura dell’esercizio al prossimo 31 gennaio 2011, in base anche all’andamento delle vendite negli ultimi mesi, il gruppo prevede un incremento del fatturato del 37% sul dato del 2009, quindi ricavi che dovrebbero attestarsi sugli 1,72 miliardi, con un margine operativo lordo da 200 milioni di euro (+12% e con una marginalità sui ricavi del 12,5%) e con un utile da 65 milioni di euro contro i 44,29 milioni dello scorso anno.

Al termine dell’esercizio l’indebitamento finanziario non dovrebbe superare i 350 milioni (contro i 421,5 milioni della fine del primo semestre) e quindi attestarsi a un rapporto di 1,75 sul mol. Questo favorirà probabilmente una riduzione degli oneri finanziari che avevano cominciato a pesare sul conto economico (15,4 milioni nel primo semestre contro i 9,36 del primo semestre del 2009 quando ancora Coin non aveva conquistato Upim). Alla fine del 2009 il rapporto debt/ebitda era di 2,32 quindi la situazione, sotto questo profilo, già a fine esercizio dovrebbe essere in netto miglioramento e con un giro d’affari aumentato di oltre un terzo grazie a Coin.

Per il 2013 il piano industriale del gruppo prevede un utile superiore ai 130 milioni di euro, un mol di 340 milioni e ricavi da circa 2,13 miliardi di euro, quasi doppi rispetto a quelli dello scorso esercizio. Per allora probabilmente Pai avrà già ceduto la società per la quale starebbe contrattando con alcuni fondi internazionali e con Maurizio Borletti, presidente del Borletti Group azionista de La Rinascente e di Printemps.

MF ha ipotizzato che la recente conquista del 14,83% di questa società da parte di Tamburi possa preludere a un’offerta su Coin che potrebbe far salire il prezzo. Fra i fondi interessati ci sarebbero però anche colossi come Carlyle, Permira, Bridgepoint, Apax e Clessidra. Nel frattempo qualcuno ha già ipotizzato che la cessione di Coin possa essere una delle maggiori operazioni europee di questo tipo nel 2011.

Cattolica: risultati in crescita e manovre in corso

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Assicurazioni

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Risultati in crescita nei primi nove mesi del 2010 per Cattolica Assicurazioni: la compagnia ha saputo portare, in un periodo difficile per il comparto assicurativo, i premi netti da 2,86 a 3,22 miliardi di euro. L’utile attribuibile ai soci è passato da 51 a 56 milioni di euro e anche l’ultimo trimestre ha registrato importanti cambiamenti nel perimetro del gruppo.

In particolare sono da ricordare l’ascesa al 60% di Lombarda Vita con l’acquisto di una quota di poco inferiore al 9,9% del capitale e un investimento di 118,3 milioni di euro. Lombarda Vita è il frutto della partnership tra Ubi Banca e la stessa Cattolica e nel 2009 ha raccolto premi lordi per 1,1 miliardi di euro circa e segnato un ritorno all’utile (70,9 milioni di euro).

Nel periodo è stato anche ceduto il 49% del capitale di BCC Assicurazioni (prima controllata al 100%) a Iccrea Holding, realtà che fa riferimento al mondo delle Banche di Credito Cooperativo e delle Casse Rurali, altri attori del mercato con cui Cattolica ha uno stretto legame. L’operazione ha portato in cassa 10,3 milioni di euro.

Insomma Cattolica non ha rinunciato a partecipazioni di controllo, ma ha modificato il proprio ruolo nelle controllate: nei nove mesi comunque la riserve delle partecipazioni disponibili per la vendita (AFS) è stata tagliata di 60 milioni di euro fino a quota 33 milioni.

Giusto anche ricordare che, in questo clima di cambiamento, di recente Flavio Piva è stato nominato Vicedirettore Generale e Giuseppe Milone assunto quale nuovo Direttore amministrativo.

Nel periodo i proventi da strumenti finanziari a fair value si sono più che dimezzati passando da 504 a 207 milioni di euro, ma sono cresciuti notevolmente gli investimenti immobiliari che sull’attivo passano da 78 a 181 milioni di euro. Complessivamente il risultato degli investimenti cresce del 24% a quota 331 milioni di euro nei primi nove mesi di quest’anno. Crescono leggermente anche le spese di gestione e gli oneri relativi a sinistri che passano da 3,13 a 3,27 miliardi di euro.

Il gruppo però ha un solido margine di solvibilità pari a 1,63 volte il minimo regolamentare, ma avvantaggiato anche da un finanziamento subordinato di 80 milioni di euro in favore del gruppo approvato soltanto il 9 novembre scorso dall’Isvap. Per la fine dell’anno e soprattutto per il prossimo esercizio il gruppo Cattolica si mostra ottimista: le condizioni del mercato rimangono senz’altro sfidanti, tuttavia la forte crescita dei premi e i risultati conseguiti finora sembrano dimostrare che il gruppo è ben posizionato per la crescita.

Unipol tenta una rimonta dopo la trimestrale

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Unipol prova a recuperare terreno grazie ai positivi dati trimestrali. Le quotazioni ieri hanno violato il supporto a 0,5420 euro, ragion per cui per prima cosa sono ora chiamate a riportarsi in pianta stabile oltre il suddetto livello. In caso di successo in questa operazione si creerebbero le premesse per un attacco agli 0,5620, limite oltre il quale il quadro grafico di breve termine migliorerebbe sensibilmente con possibilita’ di ritorno sul top del mese scorso a 0,5735. Nei primi nove mesi del 2010 il gruppo Unipol ha incassato premi netti per 6,46 miliardi di euro, il 9,5% in meno rispetto ai 7,14 miliardi dello stesso periodo del 2009. Gli oneri relativi ai sinistri sono scesi dell’11,5% a/a, il che ha consentito al risultato netto consolidato di salire a 45 milioni di euro dai 31 di un anno fa. Per quanto riguarda la raccolta premi si segnala una sostanziale stabilita’ dei rami Danni (-1,5% a/a) mentre nei rami Vita e’ stata registrata una flessione del 15% a/a, dovuta al contributo negativo di BNL Vita (-19,1%), peraltro atteso dato che il confronto su base annua era con un periodo particolarmente favorevole. Note positive sono giunte dal Gruppo Arca, incluso nel perimetro di consolidamento solo a partire dal terzo trimestre. Arca nei primi nove mesi del 2010 ha visto crescere di ben il 99,3% a/a la raccolta dei premi Vita. Sostanzialmente stabili i risultati degli asset bancari mentre la gestione finanziaria del comparto assicurativo ha generato redditi in crescita del 13% su base annua. Il management, pur prendendo atto del contesto economico incerto, ha confermato l’obiettivo di ritorno a un risultato consolidato positivo per l’esercizio attualmente in corso. Nel 2009 il Gruppo Unipol aveva accusato perdite per 768,6 milioni di euro.