<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xml:lang="it-it">

  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-17T14:32:24+00:00</updated>
  <id>http://www.finanzablog.it</id>
  <link rel="alternate" type="text/html" hreflang="it-it" href="http://www.finanzablog.it" />
  <generator uri="http://lightpress.org/" version="1.1.0">Lightpress</generator>

  
  <entry>
    <title type="html">JpMorgan: il momento peggiore per perdere 2 miliardi nel trading</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/5225/jpmorgan-il-momento-peggiore-per-perdere-2-miliardi-nel-trading" />
    <id>http://www.finanzablog.it/post/5225/jpmorgan-il-momento-peggiore-per-perdere-2-miliardi-nel-trading/</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2012-05-11T11:03:38+00:00</published>
    <updated>2012-05-11T11:03:38+00:00</updated>
    <dc:subject>up-down</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>banche d'affari</dc:subject><dc:subject>jp morgan</dc:subject><dc:subject>volcker rule</dc:subject><dc:subject>wall street</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Può succedere che una banca d&amp;#8217;affari come Jp Morgan perda 2 miliardi di dollari in sei settimane in operazioni di trading ad alto rischio: il problema è che nell&amp;#8217;ultima occasione,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5225/jpmorgan-il-momento-peggiore-per-perdere-2-miliardi-nel-trading"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/jamiedimonjpmorgan.jpg" class="post" border="0" width="586" height="395" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Può succedere che una banca d&#8217;affari come Jp Morgan perda 2 miliardi di dollari in sei settimane in operazioni di trading ad alto rischio: il problema è che nell&#8217;ultima occasione, ammessa dall&#8217;amministratore delegato Jamie Dimon, il colosso americano ha scelto il momento meno opportuno dal punto di vista d&#8217;immagine per la sua reputazione e quella dell&#8217;intero settore bancario.</p>
<p>Giovedì, infatti, JPMorgan Chase &#038; Co ha annunciato che aveva avuto 2 miliardi di dollari di perdite nel trading in sei settimane relativi a titoli di credito di sintesi, ma proprio questa settimana era fissata un&#8217;audizione al Congresso sulla Volcker Rule a proposito delle banche: in quella sede Paul Volcker stesso ha sostenuto che la norma che porta il suo nome deve essere raffrozata sulle operazioni rischiose gestite dalle banche di grandi dimensioni.</p>
<p>Dimon ha esercitato forti pressioni per indebolire l&#8217;iniziativa, ma la sua ammissione di una perdita così consistente ha giocato a suo sfavore, tanto che poco dopo l&#8217;annuncio il senatore Carl Levin ha spiegato che &#8220;l&#8217;enorme perdita JP Morgan annunciata oggi è solo l&#8217;ultima prova che quello che le banche chiamano &#8216;copertura&#8217; sono spesso scommesse rischiose che si permettono gli istituti contando sul principio del &#8216;too big to fail&#8221;.</p>
 <p>
A suo credito, Dimon ha spiegato che le perdite saranno facilmente assorbite dalla banca, ma sono correlate al chief investment office della banca, che specula con i soldi della banca e gestisce il rischio. Si tratta di un&#8217;operazione che è stato oggetto di molta attenzione da parte dei media nelle ultime settimane.</p>
<p>Le perdite anche portato un po&#8217; di incertezza a JPMorgan, che di solito è quanto di meno indicato ci sia nel mercato azionario. Dimon ha detto che le perdite associate con il trading potrebbe aumentare di 1 miliardo di dollari del secondo trimestre. &#8220;Ci sarà un sacco di volatilità qui&#8221;, ha detto Dimon. &#8220;Si potrebbe facilmente peggiorare questo trimestre&#8221; e ha ammesso i trading sono stati &#8220;mal eseguiti&#8221; e &#8220;scarsamente controllati&#8221;.</p>
<p>Il punto è che adesso si accenderà un faro ancora più luminoso non solo su Jp Morgan, ma su tutte le banche d&#8217;affari americane che dopo un difficile 2011 finora hanno recuperato terreno nel prezzo delle loro azioni. Che succederà adesso alle altre sorelle del trading?</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">&quot;Niente bonus al capo di Barclays&quot;</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/5181/niente-bonus-al-capo-di-barclays" />
    <id>http://www.finanzablog.it/?p=5181</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2012-04-12T08:45:10+00:00</published>
    <updated>2012-04-12T08:45:10+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>banche remunerazioni</dc:subject><dc:subject>bob diamond barclays</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Non c&amp;#8217;è pace per gli alti dirigenti delle banche. Adesso è la volta del capo di Barclays, Bob Diamond, nel mirino di due gruppi di azionisti che contestano i bonus riconosciuti[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5181/niente-bonus-al-capo-di-barclays"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bobdiamondbarclays.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="259" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Non c&#8217;è pace per gli alti dirigenti delle banche. Adesso è la volta del capo di Barclays, Bob Diamond, nel mirino di due gruppi di azionisti che <a href="http://www.fool.co.uk/news/investing/company-comment/2012/04/10/barclays-bank-boss-deserves-no-bonus.aspx?source=uhpsithla0000002">contestano i bonus</a> riconosciuti all&#8217;amministratore delegato mentre il prezzo delle azioni crolla.</p>
<p>Dopo gli eventi disastrosi degli ultimi anni, gli aninimi sono già esacerbati nei confronti degli istituti di credito e dei loro dirigenti; al punto che viene messo in discussione anche il capo di una delle banche che finora non sono state vittima del terremoto del credito e che non hanno avuto bisogno di un aiuto con i soldi dei contribuenti. </p>
<p>Pensions and Investors Research Consultants (Pirc) sono sul piede di guerra contro Bob Diamonde in vista della riunione del 27 aprile stanno invitando gli azionisti a votare contro la relazione sulle remunerazioni della banca. Nel 2011 Diamond ha guadagnato 6,3 milioni di sterline, di cui solo 1,35 possono essere definiti come stipendio base. Ma secondo Pirc, se si calcola complessivamente il valore delle azioni che gli sono state assegnate la retribuzione totale effettiva potrebbe essere più alta di 11,8 milioni di sterline.</p>
 <p>In più di un anno le azioni di Barclays sono diminuite di più di un quarto, il che secondo il gruppo di azionisti è un motivo sufficiente per rifiutare una retribuzione così sfacciatamente alta, sull&#8217;onda di ciò che è successo anche per altri gruppi. Per esempio all&#8217;inizio dell&#8217;anno Lloyds Banking Group ha annunciato una revocatoria dei bonus.</p>
<p>Sulla stessa linea della Pirc, ShareSoc ha messo in discussione i soldi concessi a Diamond, ma come andrà a finire si saprà solo dopo l&#8217;assemble degli azionisti.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Stipendio dimezzato per il Ceo di Credit Suisse</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/5155/stipendio-dimezzato-per-il-ceo-di-credit-suisse" />
    <id>http://www.finanzablog.it/?p=5155</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2012-03-26T12:09:08+00:00</published>
    <updated>2012-03-26T12:09:08+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>banche retribuzioni</dc:subject><dc:subject>credit suisse</dc:subject><dc:subject>crisi del debito</dc:subject><dc:subject>crisi finanziaria</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La banca non fa utili e le azioni crollano? Paga il massimo dirigente. Così, almeno, hanno deciso a Crédit Suisse Group Ag, che ha dimezzato i compensi del Chief executive officer Brady Dougan.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5155/stipendio-dimezzato-per-il-ceo-di-credit-suisse"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bradydugancreditsuiss.jpg" class="post" border="0" width="586" height="429" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La banca non fa utili e le azioni crollano? Paga il massimo dirigente. Così, almeno, hanno deciso a Crédit Suisse Group Ag, che <a href="http://www.bbc.co.uk/news/business-17488862">ha dimezzato</a> i compensi del Chief executive officer Brady Dougan. L&#8217;hanno scorso gli utili del gruppo sono crollati del 62 per cento e le sue azioni hanno perso il 41 per cento, per il disastro delle attività di investment banking.</p>
<p>Tra stipendio base, benefit e premi azionari Dougan ha comunque incassato 6 milioni e 370mila dollari, come riconoscimento per il suo intervento sulla realizzazione delle strategie a lungo termine e il posizionamento della compagnia. Una cifra di tutto rispetto che ha attirato comunque critiche per l&#8217;entità dei compensi.</p>
<p>Nel 2010 Dougan ha incassato 12,8 milioni di franchi svizzeri nel 2010, circa 14 milioni di dollari, mentre nel 2011 il capo della società di asset management della banca, Robert Shafir, ne ha ottenuti 9,3 per aver registrato un aumento del 10 per cento dei profitti al lordo delle imposte. L&#8217;azienda ha motiva così il taglio &#8220;Questo livello di salario riflette l&#8217;andamento finanziario rispetto all&#8217;anno precedente e la quotazione più bassa e riconosce anche l&#8217;intervento di mr Dougan sull&#8217;esecuzione della strategia di lungo termine e il posizionamento dell&#8217;azienda in un ambiente industriale in evoluzione&#8221;.</p>
 <p>
Entrambe le retribuzioni rischiano di scatenare ire degli investitori, in particolare in Svizzera, dove le richieste a Credit Suisse per tagliare i suoi costosi investimenti sono arrivati a un livello elevatissimo. &#8220;La retribuzione è troppo alta in proporzione al calo dei risultati finanziari della banca&#8221;, ha detto a Reuters Roby Tschopp del gruppo di azionisti svizzeri Actares. </p>
<p>Credit Suisse ha detto che per gli ultimi quattro anni non ha pagato i dirigenti premi in denaro, in favore di vari schemi di stock option collegati al prezzo delle azioni della banca.  Nel mese di gennaio, la banca ha presentato un nuovo strumento chiamato PAF2, che collegherà i bonus di 5.500 amministratori delegati e direttori per circa $ 5 miliardi di attivi illiquidi crollati in valore per la crisi del credito.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Pignoramenti illegali: banche Usa multate per 25 miliardi</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/5135/le-banche-usa-pagano-25-miliardi-per-i-pignoramenti-illegali" />
    <id>http://www.finanzablog.it/post/5135/le-banche-usa-pagano-25-miliardi-per-i-pignoramenti-illegali/</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2012-03-14T09:11:31+00:00</published>
    <updated>2012-03-14T09:11:31+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>titoli-esteri</dc:subject><dc:subject>bolle</dc:subject><dc:subject>banche usa</dc:subject><dc:subject>bolla immobiliare usa</dc:subject><dc:subject>pignoramenti usa</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Se le banche a livello mondiale, ma soprattutto in America, non godevano di buona fama, adesso il grande pubblico ha un motivo in più per detestarle: in base a un accordo siglato con il governo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5135/le-banche-usa-pagano-25-miliardi-per-i-pignoramenti-illegali"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/pignoramentiusa.jpg" class="post" border="0" width="586" height="389" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Se le banche a livello mondiale, ma soprattutto in America, non godevano di buona fama, adesso il grande pubblico ha un motivo in più per detestarle: in base a un accordo siglato con il governo federale americano e 48 procuratori generali, le cinque maggiori banche degli Stati Uniti si impegnano <a href="http://economywatch.msnbc.msn.com/_news/2012/03/12/10654572-us-files-25-billion-settlement-with-banks-on-mortgage-abuses">a pagare 25 miliardi di dollari</a> per evitare di finire alla sbarra.</p>
<p>L&#8217;intesa deve essere ancora approvata da un giudice, ma il fatto stesso che si sia arrivati a una composizione indica che gli istituti di credito avevano molto da farsi perdonare. <a href="http://www.nytimes.com/2012/03/13/business/tough-reviews-ahead-for-banks-in-26-billion-mortgage-deal.html?_r=1">Secondo le indagini federali</a>, infatti, i dirigenti dei maggiori gruppi finanziari hanno chiuso un occhio e in molti casi hanno anzi spinto i loro dipendenti a procedure ai limiti della legalità e oltre, per pignorare le abitazioni di cittadini in difficoltà.</p>
<p>Notifiche mai pervenute, tempi di pignoramento ridotti a meno del minimo di legge: &#8220;errori&#8221;, secondo la difesa delle banche, ma pagati a caro prezzo da centinaia di migliaia di americani che hanno perso la loro casa in tempi rapidissimi, anche in base a procedure irregolari. I manager erano a conoscenza dei problemi e delle irregolarità, ma non hanno fatto nulla per correggerli, anzi si sono solo preoccupati di mettere le mani su villette e appartamenti, contribuendo ad acuire la crisi del 2009/2009 da cui adesso gli Stati Uniti stanno provando a uscire con fatica.</p>
 <p><a href="http://www.forbes.com/sites/greatspeculations/2012/03/13/banks-foreclosure-settlement-marks-a-turning-point/">Dell&#8217;accordo</a> da 25 miliardi di dollari, 5 miliardi andranno a finire nelle casse federali e statali sotto forma di multe. Dei rimanenti 20 miliardi, una somma di 17 miliardi sarà messa a disposizione per fornire sostegno finanziario e altre forme di assistenza ai mutuatari colpiti. I rimanenti 3 miliardi serviranno ad aiutare migliaia di proprietari di case a concludere un nuovo contratto ipotecario rifinanziato con la propria banca.</p>
<p>Ripartito in base alle banche interessate, l&#8217;accordo <a href="http://economywatch.msnbc.msn.com/_news/2012/03/12/10654572-us-files-25-billion-settlement-with-banks-on-mortgage-abuses">prevede i seguenti pagamenti</a>:<br />
Ally - 110 milioni di dollari ai governi federali e statali, 200 milioni di dollari come aiuto per i mutuatari,<br />
Bank of America - 3,24 miliardi dollari e 8,58 miliardi dollari,<br />
Citigroup - 415 milioni e 1,79 miliardi dollari<br />
JPMorgan - 1,08 miliardi dollari e 4,21 miliardi dollari<br />
Wells Fargo - 1,01 miliardi dollari e 4,34 miliardi dollari</p>
<p>In Borsa i titoli delle banche coinvolte nelle accuse hanno già perso terreno, ma ne perderanno ancora di più nella fiducia dei consumatori e dei contribuenti americani.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Banche commerciali e d&#039;affari di nuovo separate in Usa?</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/5093/banche-commerciali-e-daffari-di-nuovo-separate-in-usa" />
    <id>http://www.finanzablog.it/post/5093/banche-commerciali-e-daffari-di-nuovo-separate-in-usa/</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2012-02-23T10:03:11+00:00</published>
    <updated>2012-02-23T10:03:11+00:00</updated>
    <dc:subject>up-down</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>titoli-esteri</dc:subject><dc:subject>banche d'affari</dc:subject><dc:subject>banche di investimento</dc:subject><dc:subject>volcker rule</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Le riforme volute dal presidente Obama per frenare la speculazione finanziaria produrranno forse la fine della &amp;#8220;banca universale&amp;#8221;? Per chi non se lo ricorda, ci fu un tempo in cui le[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5093/banche-commerciali-e-daffari-di-nuovo-separate-in-usa"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/goldmansachsvolcker.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="225" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Le riforme volute dal presidente Obama per frenare la speculazione finanziaria produrranno forse la fine della &#8220;banca universale&#8221;? Per chi non se lo ricorda, ci fu un tempo in cui le banche d&#8217;affari si occupavano di affari, trading, investimenti, fusioni e acquisizioni; invece le banche commerciali si occupavano di depositi e di gestire i risparmi della clientela. Poi arrivarono gli anni Novanta e la <em>deregulation</em> e quelle commistioni che in parte hanno portato alla speculazione e alla crisi attuale.</p>
<p>Le nuove regole contenute nella riforma Dodd–Frank su Wall Street e relative alle banche riportano alcuni paletti che potrebbero dividere di nuovo il mondo del credito: è la cosiddetta <a href="http://dealbook.nytimes.com/2012/02/21/under-volcker-old-dividing-line-in-banks-may-return/?ref=business">Volcker Rule</a>, da Paul Volcker, ex presidente della Federal Reserve e scelto da Obama per guidare il comitato consultivo Economic Recovery Advisory Board formato il 6 febbraio 2009.</p>
<p>Il paradosso è che alcuni simboli della finanza e degli affari, come Goldman Sachs e Morgan Stanley, potrebbero finire dalla &#8220;parte sbagliata&#8221; del muro ed essere considerate banche commerciali e non di investimento, visto anche come sta andando il mercato in questi anni. A quel punto si potrebbe creare lo spazio per l&#8217;arrivo di nuovi concorrenti, magari più piccoli e agguerriti che prenderebbero il posto di queste istituzioni centenarie. Non sappiamo, però, con quali conseguenze.</p>
 <p>
Per esempio nel 2007 Goldman aveva registrato un fatturato di 7,6 miliardi dalle attività di investment banking tradizionale, ma 31,2 miliardi dollari in ricavi grazie alle operazioni di trading, che invece l&#8217;anno scorso hanno portato appena 17,3 miliardi dollari di entrate.</p>
<p>In base alla Dodd-Frank i derivati ​​devono essere negoziati su agenzie centrali di compensazione piuttosto che tra le banche di investimento come avveniva prima della crisi finanziaria; d&#8217;altra parte il rafforzamento dei requisiti patrimoniali richiesti aumenta il costo del finanziamento. Poi c&#8217;è la regola Volcker, che rischia di ridurre sostanzialmente la maggior parte dei profitti che le banche ottengono dal trading: un vero colpo al cuore per realtà come Morgan Stanley.</p>
<p>Non è un caso che la settimana scorsa Goldman, Morgan Stanley e 15 altre banche globali siano state messe sotto osservazione dall&#8217;Investors Service di Moody&#8217;s, con la motivazione che &#8220;la combinazione di condizioni operative mutate e crescenti requisiti normativi e le restrizioni ha ridotto a più lungo termine la redditività e le prospettive di crescita per queste imprese&#8221;.</p>
<p>La Volcker Rule, per essere onesti, ha effetti benefici anche per le banche di grandi dimensioni; ma per seguire tutte le regole e le imposizioni previste dal nuovo sistema bisogna avere risorse e apparati sufficienti. Per questo motivo le vecchie banche d&#8217;affari potrebbero rinunciare ad essere holding bancarie, come avevano scelto di diventare dopo la crisi del 2008, quella che era costata il fallimento di Lehman Brothers.</p>
<p>Merrill Lynch era stata acquisita da Bank of America, Morgan Stanley si era salvata grazie all&#8217;intervento di Mitsubishi UFJ Financial Group, mentre Goldman aveva ricevuto un&#8217;iniezione di capitale dalla Berkshire Hathaway di  Warren Buffett. Con le nuove regole saranno costrette a rispettare criteri più severi e ottemperare a regolamenti stringenti.</p>
<p>Eppure con la Volcker Rule ci sono anche spazi di crescita, perché non si applica ai fondi di private equity, hedge fund e banche d&#8217;investimento più piccole: questi attori potrebbero tentare di intervenire da sé e riempire lo spazio che le banche di investimento non possono più occupare.</p>
<p>È possibile, quindi, che le vecchie banche di investimento siano sfidate da nuovi protagonisti che non sono limitati da questa regola; oppure che scelgano di tornare piccole e si liberino dai paletti della Volcker Rule. Tecnicamente, questo è giuridicamente possibile; ma politicamente non è così facile da digerire dall&#8217;opinione pubblica: un puzzle tutto da ricostruire.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Sorpresa: un banchiere che rinuncia a 2,9 milioni di bonus</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/5025/sorpresa-un-banchiere-che-rinuncia-a-29-milioni-di-bonus" />
    <id>http://www.finanzablog.it/post/5025/sorpresa-un-banchiere-che-rinuncia-a-29-milioni-di-bonus/</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2012-01-17T06:54:19+00:00</published>
    <updated>2012-01-17T06:54:19+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>assicurazioni</dc:subject><dc:subject>antonio horta-osorio</dc:subject><dc:subject>banchieri bonus</dc:subject><dc:subject>crisi finanziaria</dc:subject><dc:subject>lloyds horta-osorio</dc:subject><dc:subject>stipendi banche</dc:subject><dc:subject>top manager</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[In tempi di vacche magre e di piani di austerità i compensi stratosferici dei manager, le retribuzioni da favola e i bonus milionari, specialmente quelli pagati ai dirigenti delle grandi istituzioni[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5025/sorpresa-un-banchiere-che-rinuncia-a-29-milioni-di-bonus"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/antoniohortaosorio.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="275" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>In tempi di vacche magre e di piani di austerità i compensi stratosferici dei manager, le retribuzioni da favola e i bonus milionari, specialmente quelli pagati ai dirigenti delle grandi istituzioni finanziarie, sono ancora più stridenti: da un lato migliaia di persone, di semplici dipendenti, perdono il loro lavoro e vengono mandate a casa per esigenze di riduzione dei costi, dall&#8217;altro le società - a volte persino quelle salvate grazie all&#8217;intervento pubblico - insistono a strapagare i vertici aziendali.</p>
<p>Fa notizia quindi che un amministratore delegato, a capo di uno dei più noti e antichi gruppi bancari, <a href="http://www.fool.co.uk/news/investing/2012/01/13/banker-snubs-bonus.aspx">rinunci a un bonus</a> da 2,4 milioni di sterline, cioè 2,9 milioni di euro, cui avrebbe avuto diritto per il 2011: è la decisione sorprendente di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ant%C3%B3nio_Mota_de_Sousa_Horta_Os%C3%B3rio">Antonio Horta-Osorio</a>, Chief executive officer di Lloyds Banking Group.</p>
<p>Il banchiere portoghese è alla guida del gruppo inglese da marzo dell&#8217;anno scorso, ma verso la fine dell&#8217;anno ha goduto di un paio di mesi di pausa, a causa di una forma di insonnia legata allo stress da super lavoro; nonostante questa assenza avrebbe avuto diritto al bonus da 2,4 milioni di sterline, oltre al salario da 1,06 milioni, ma al rientro sul posto di lavoro ha comunicato al cda che avrebbe rinunciato all&#8217;incentivo.</p>
 <p>
È interessante scoprire che oltre al periodo di assenza, Horta-Osorio spieghi il suo gesto anche <a href="http://www.smh.com.au/business/bankers-move-to-forgo-bonus-puts-peers-in-spotlight-20120115-1q17u.html">con un&#8217;altra motivazione</a>: &#8220;la difficile situazione finanziaria della gente&#8221; in questo particolare momento. Era da tempo che i banchieri e in genere i grandi manager sembravano completamente scollati dal resto della società, per cui un gesto in fondo così ovvio e quasi dovuto dà l&#8217;impressione di una piccola rivoluzione; o almeno di un primo cambiamento di rotta.</p>
<p>In effetti parecchi osservatori e diversi giornali <a href="http://www.telegraph.co.uk/journalists/harry-wilson/9012414/Lloyds-chief-Antonio-Horta-Osorio-gives-up-2.4m-bonus.html">hanno messo in evidenza</a> come questa decisione rischi di ripercuotersi sull&#8217;intera categoria dei top manager o comunque chiami in causa anche gli altri alti dirigenti che si trovano in una posizione analoga. Se il Ceo dei Lloyds ha decisio di rinunciare allo stipendio, forse anche i suoi colleghi - a capo di banche e istituzioni finanziarie che hanno goduto spesso di sovvenzioni pubbliche - possono fare altrettanto e dare almeno un segnale di realismo e di buonsenso.</p>
<p>Ovviamente non è che Horta-Osorio si sia tagliato lo stipendio al livello di uno dei suoi dipendenti, ma finora non risultavano casi simili di auto-limitazione delle retribuzioni e dei benefit accessori: 1 milione di sterline è già un compenso di tutto rispetto, ma in genere chi guadagna tanto non è mai disposto a rinunciare neppure a una parte della sua retribuzione e spesso è convinto di meritare tutto ciò che gli viene riconosciuto.</p>
<p>Un gesto di responsabilità di questo tenore potrebbe indicare da un lato la gravità di una situazione che minaccia di scuotere gran parte della società, a partire dalla classe media; dall&#8217;altro una nuova consapevolezza da parte degli uomini (e di quelle poche donne) che guidano le massime istituzioni finanziarie. Voi che ne pensate?</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Il New York Times dà a Mario (Draghi) quel che è di Mario</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/5005/il-new-york-times-da-a-mario-draghi-quel-che-e-di-mario" />
    <id>http://www.finanzablog.it/post/5005/il-new-york-times-da-a-mario-draghi-quel-che-e-di-mario/</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2011-12-27T08:15:41+00:00</published>
    <updated>2011-12-27T08:15:41+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>politica</dc:subject><dc:subject>bce banche credito</dc:subject><dc:subject>draghi bce</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Chi può salvare le banche europee e di conseguenza rilanciare l&amp;#8217;economia e sanare gli equilibri monetari dell&amp;#8217;intera Unione Europea? C&amp;#8217;è un uomo che, forse, può farlo e[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/5005/il-new-york-times-da-a-mario-draghi-quel-che-e-di-mario"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/mariodraghi.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="306" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Chi può salvare le banche europee e di conseguenza rilanciare l&#8217;economia e sanare gli equilibri monetari dell&#8217;intera Unione Europea? C&#8217;è un uomo che, forse, può farlo e che ha già mosso le sue pedine per ottenere un risultato concreto restando all&#8217;interno del mandato assegnatogli, senza bisogno di un intervento politico, che si è dimostrato una chimera.</p>
<p>Quest&#8217;uomo è il presidente della Bce, Mario Draghi, di cui il New York Times <a href="http://www.nytimes.com/2011/12/22/business/a-central-bank-doing-what-central-banks-do.html?_r=1&#038;ref=business&#038;pagewanted=all">celebra la concretezza</a> (una banca centrale &#8220;che fa ciò che serve&#8221;, titola il quotidiano americano) e soprattutto la capacità di visione lungimirante, al punto da non essere capito subito.</p>
<p>Quando l&#8217;8 dicembre, infatti, Draghi ha annunciato il piano di prestiti alle banche a lungo termine e a bassissimo tasso (l&#8217;1%), in pochi avevano colto  la portata di questa iniziativa, che come abbiamo appena visto è stata accolta con entusiasmo dalle banche europee, che per tre anni avranno a disposizione liquidità a bassissimo costo: già chiesti a Francoforte ben 500 miliardi.<del datetime="2011-12-27T01:01:18+00:00"></p>
<p>Con questa mossa Draghi mette una pezza alla crisi dei debiti sovrani in Europa, pone le basi per rilanciare la crescita economica e può vantarsi - in praticolare con la Germania - di non aver violato le regole europee e di essersi attenuto con rigore al mandato della Bce.</p>
<p>Un capolavoro di strategia, che sulle prime era stato tralasciato da molti cronisti, impegnati più a raccogliere le dichiarazioni estemporanee del presidente della Bce che a capire ciò che Draghi stava annunciando; solo Scalfari su Repubblica aveva dato molto peso a quell&#8217;annuncio e aveva spiegato gli effetti positivi che ne sarebbero nati.</p>
<p>Le banche infatti avranno a disposizione un fiume di liquidità, portando a garanzia anche i bond statali purché il loro rating non sia &#8220;spazzatura&#8221;: se ne gioveranno sia i bilanci statali, poiché le banche saranno invogliate ad acquistare o mantenere titoli di stato dell&#8217;area Euro, e se ne gioveranno le stesse banche, su cui pesavano e pesano i capitali investiti in bond in euro.</p>
<p>Per di più, tutta questa liquidità può - e deve - servire a rilanciare l&#8217;economia, a ridare fiato alle imprese e risorse alle famiglie. Chi ha avuto molto (le banche) deve impegnarsi a fornire benzina alle realtà produttive dell&#8217;Europa. Per di più guadagnandoci! perché le banche prenderanno denaro al&#8217;1% e lo cederanno con tassi dal 3,5 al 5 per cento, lucrando la differenza.</p>
<p>Ma perché quindi nonostante l&#8217;intervento della Bce i mercati <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204464404577111983838592746.html?mod=ITP_pageone_0">non hanno brindato ai prestiti concessi dalla Bce</a>? Innanzitutto bisogna verificare che gli istituti di credito usino i soldi extra per iniziative efficaci e utili all&#8217;economia europea. E poi Draghi non è un guru con la bacchetta magica. Con la sua mossa ha offerto gli strumenti per affrontare la crisi: usarli, e farlo bene, è una faccenda delle banche e dei governi nazionali.</del></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Se la crisi del debito va in Giappone: default o svalutazione</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/4983/se-la-crisi-del-debito-va-in-giappone-default-o-svalutazione" />
    <id>http://www.finanzablog.it/?p=4983</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2011-12-15T07:16:47+00:00</published>
    <updated>2011-12-15T07:16:47+00:00</updated>
    <dc:subject>obbligazionario</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>crisi del debito</dc:subject><dc:subject>debito sovrano</dc:subject><dc:subject>giappone debito</dc:subject><dc:subject>titoli di stato</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Finché la speculazione si accanirà sull&amp;#8217;Europa, con l&amp;#8217;obiettivo di indebolire e magari distruggere la costruzione, ancora fragile e incompiuta, dell&amp;#8217;euro nessuno ci farà[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4983/se-la-crisi-del-debito-va-in-giappone-default-o-svalutazione"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/giapponedebito.jpg" class="post" border="0" width="586" height="394" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Finché la speculazione si accanirà sull&#8217;Europa, con l&#8217;obiettivo di indebolire e magari distruggere la costruzione, ancora fragile e incompiuta, dell&#8217;euro nessuno ci farà caso; ma al di là della Grecia e della Spagna, del Portogallo e dell&#8217;Italia, ci sono altri paesi con un debito pubblico monstre, che però fino a questo momento sono rimasti immuni al contagio e all&#8217;ondata di panico che ha travolto i mercati.</p>
<p>Se la Grecia ha un debto pubblico pari al 139% del Pil, l&#8217;Italia al 119 e gli Stati Uniti al 99% - con in più un deficit altissimo, sommato al deficit delle partite correnti - c&#8217;è un paese che vanta un debito pubblico che secondo il Fondo monetario internazionale nel 2011 ha raggiunto il 234% del Prodotto interno lordo: è il Giappone, come molti già sapranno.</p>
<p>The Motley Fool si chiede <a href="http://www.fool.com/investing/general/2011/12/12/which-country-defaults-next.aspx">chi sarà il prossimo</a> a fare default e in qualche modo lascia intendere che potrebbe essere proprio il paese del Sol Levante, che ormai da un paio di decenni è in crisi cronica, afflitto da stagnazione e inflazione. In realtà le cose non stanno così e il rischio di un default vero e proprio è praticamente da escludere; le prospettive di Tokyo, però, sono tutt&#8217;altro che buone.</p>
 <p>Finora il Giappone non è stato praticamente lambito dalla crisi: i tassi di interesse richiesti dal mercato per finanziare il suo debito sono tra i più bassi del mondo, dal momento che un bond a 10 anni rende solo l&#8217;1,1%. Praticamente Tokyo si finanzia gratis.</p>
<p>Questo è stato possibile finora perché il 95% del debito pubblico è in mano agli stessi giapponesi, che ovviamente non denunceranno mai il defualt del loro stesso paese e che si accontentano di rendimenti così bassi per un misto di orgoglio nazionalista e interesse. In Italia circa metà del debito pubblico è degli italiani e in Grecia solo il 29%.</p>
<p>Investendo i loro risparmi in Borsa, infatti, i giapponese otterrebbero molto meno e anzi rischierebbero di perdere parte del loro capitale. l&#8217;indice Nikkei è in calo ormai da oltre dieci anni e dalla metà degli anni Novanta ha perso oltre metà del proprio valore. Invece i titoli di stato sono un rifugio sicuro per un popolo storicamente risparmiatore e poco incline al rischio. Ma le cose potrebbero cambiare in poco tempo.</p>
<p>In meno di trent&#8217;anni l&#8217;attitudine al risparmio è diminuita vistosamente: dal 10% del reddito nel 1981 a meno del 3% nel 2009. È una conseguenza della crisi economica e della minore quantità di reddito disponibile. Col passare degli anni i risparmi sono sempre meno e quando saranno intaccati i capitali messi da parte ci sarà meno liquidità da investire per finanziare un debito pubblico di dimensioni così importanti.</p>
<p>Per di più la dinamica demografica del Giappone è preoccupante: la popolazione invecchia e il tasso di natalità è bassissimi. Un quadro del genere nel medio periodo significa meno cittadini attivi, meno stipendi e dunque meno redditi. Chi non produce e non guadagna non può risparmiare e neppure finanziare il debito pubblico. Non parliamo poi dell&#8217;instabilità politica, con cambi di governo da fare invidia ai bei tempi dell&#8217;Italia anni Ottanta.</p>
<p>Se il Giappone cominciasse ad avere difficoltà nel finanziarsi, ovviamente non arriverebbe al default. Poiché è uno stato sovrano e ha la propria valuta, di cui ha pieno controllo al contrario della Grecia e dell&#8217;Italia, potrebbe sempre stampare nuova carta moneta e pagare così i debiti: la conseguenza sarebbe una terribile inflazione, ma intanto la bancarotta sarebbe evitata. Una bella svalutazione, poi, aiuterebbe a rimettere le cose a posto.</p>
<p>Il problema comunque dal punto di vista finanziario colpirebbe in particolare il settore bancario: i titoli che verrebbero coinvolti da un possibile deterioramento del debito sovrano giapponese sarebbero le banche asiatiche che possiedono buona parte dei titoli di stato. Attenzione quindi a Mizuho Financial Group, Mitsubishi UFJ Financial Group e Sumitomo Mitsui Financial Group.</p>
<p>In caso di svalutazione avrebbero conseguenze negative anche le compagnie che devono buona parte del fatturato al mercato giapponese come salesforce.com e Adobe Systems che registra circa il 10-15% del fatturato in Giappone. Ma per adesso la bufera è ancora saldamente sopra l&#8217;Europa.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Con le regole Eba banche costrette a svendere i gioielli</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/4985/con-le-regole-eba-banche-costrette-a-svendere-i-gioielli" />
    <id>http://www.finanzablog.it/?p=4985</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2011-12-14T09:08:08+00:00</published>
    <updated>2011-12-14T09:08:08+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>banche italia</dc:subject><dc:subject>crisi del debito</dc:subject><dc:subject>crisi finanziaria</dc:subject><dc:subject>eba banche</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Le banche italiane sono state le prime a ribellarsi e protestare contro le nuove regole imposte dall&amp;#8217;Eba, l&amp;#8217;Autorità bancaria europea: in base ai nuovi criteri di capitalizzazione[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4985/con-le-regole-eba-banche-costrette-a-svendere-i-gioielli"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bancheeba.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="355" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Le banche italiane sono state le prime a ribellarsi e protestare contro le nuove regole imposte dall&#8217;Eba, <a href="http://www.eba.europa.eu/">l&#8217;Autorità bancaria europea</a>: in base ai nuovi criteri di capitalizzazione gli istituti di credito italiani <a href="http://www.wallstreetitalia.com/article/1283873/mps-unicredit-banco-popolare-ecco-quanto-dovrebbero-raccogliere.aspx">dovrebbero raccogliere</a> oltre 15 miliardi di euro per far fronte ai rischi legati alla crisi del debito; ma l&#8217;Abi ha contestato le valutazioni europee e la stessa Banca d&#8217;Italia sostiene che i gruppi italiani sono già attrezzati per superare la congiuntura.</p>
<p>A leggere Blooomberg, però, si capisce come le richiesta dell&#8217;Eba rischino di mettere in ginocchio l&#8217;intero settore bancario e, invece di rafforzare le banche europee, possano addirittura indebolirle, costringendole a <a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-12-13/eu-banks-selling-crown-jewels-to-raise-capital-risk-undermining-growth.html">vendere &#8220;i gioielli della corona&#8221;</a> per ottemperare alle richieste del regolatore.</p>
<p>I più grandi gruppi bancari europei, a cominciare da quelli francesi e spagnoli, si preparano a vendere i pezzi più pregiati, cioè le controllate più redditizie e i rami d&#8217;azienda che fanno più utili: l&#8217;obiettivo è fare cassa e ottenere il risultato richiesto nel modo più semplice e rapido. Così facendo, però, rafforzano solo apparentemente la loro patrimonializzazione, mentre in realtà si indeboliscono e perdono l&#8217;opportunità di crescere quando l&#8217;economia riprenderà a correre.</p>
 <p>Per esempio lo spagnolo Banco Santander , che ha bisogno di oltre 5 miliardi di euro freschi, ha ceduto la propria divisione in Colombia a un concorrente cileno, la Corpbanca; Deutsche Bank sta valutando quali attività cedere e la belga KBC è pronta a uscire dal mercato polacco.</p>
<p>Ma in un quadro di difficoltà per l&#8217;Eurozona, proprie le attività al di fuori dei mercati domestici possono spingere in su i profitti nel medio periodo: privarsi degli asset più redditizi può portare addirittura alla stagnazione e peggiorare il quadro complessivo del settore invece di rafforzarlo. La mania del rigore a tutti i costi sul modello tedesco rischierà, dunque, di far affondare l&#8217;economia europea?</p>
<p>La direttiva dell&#8217;Eba anticipa al 2012, rispetto alla precedente data del 2019, il rafforzamento del capitale richiesto alle banche: 71 grandi gruppi europei dovranno puntellare la loro posizione patrimoniale costituendo un &#8220;buffer di capitale&#8221; eccezionale e temporaneo nel momento in cui la crisi del debito sovrano - con il deterioramento delle prospettive per alcuni grandi paesi dell&#8217;Eurozona - espone le banche a nuovi rischi.</p>
<p>La richiesta è di raccogliere nuovi capitali per portare, entro la fine di giugno 2012, il Core tier 1 ratio (il rapporto tra il capitale di qualità più elevata e le attività ponderate per il rischio) al 9%. Complessivamente le banche europee dovranno mettere insieme 114,7 miliardi di euro rispetto ai 106 miliardi prevetivati in precedenza.</p>
<p>Per i cinque gruppi bancari italiani (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Banco Popolare e Ubi Banca) significa trovare altri 15,366 miliardi di euro: Unicredit 7,974 miliardi, Intesa Sanpaolo non ha esigenze di nuovo capitale; Monte dei Paschi 3,267 miliardi; Banco Popolare 2,731 miliardi; Ubi Banca 1,393 miliardi di euro.</p>
<p>Questo surplus di capitale serve a rassicurare i mercati e convincerli che le banche sarebbero in grado di fronteggiare anche lo scenario peggiore a livello europeo, con un&#8217;adeguata posizione patrimoniale; in priva battuta dovranno essere utilizzate risorse private, che possono provenire da utili non distribuiti, restrizioni sui bonus aziendali, aumenti di capitale della migliore qualità; emissioni presso investitori privati di strumenti di debito convertibili in azioni.</p>
<p>Ma una delle scorciatoie è cedere i pezzi più pregiati, il che però rischia di esporre le banche a un futuro di crescita più limitata.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Banche e trader contro le regole Usa anti-speculazione</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/4969/banche-e-trader-contro-le-regole-usa-anti-speculazione" />
    <id>http://www.finanzablog.it/post/4969/banche-e-trader-contro-le-regole-usa-anti-speculazione/</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2011-12-13T08:30:58+00:00</published>
    <updated>2011-12-13T08:30:58+00:00</updated>
    <dc:subject>uncategorized</dc:subject><dc:subject>up-down</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>borse regole</dc:subject><dc:subject>finanza speculazione</dc:subject><dc:subject>speculazione mercati</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La lotta alla speculazione non ha molti fan, specialmente nel mondo della finanza e tra gli operatori che temono di perdere buona parte delle laute commissioni che finora hanno sempre lucrato. Con una[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4969/banche-e-trader-contro-le-regole-usa-anti-speculazione"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/speculazioneborse.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="322" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La lotta alla speculazione non ha molti fan, specialmente nel mondo della finanza e tra gli operatori che temono di perdere buona parte delle laute commissioni che finora hanno sempre lucrato. Con una riduzione dei movimenti speculativi, infatti, si ridurrebbero anche le movimentazioni in generale, così i primi a rimetterci sarebbero gli intermediari che per primi si ribellano.</p>
<p>In Italia la Consob ha limitato fortemente le vendite allo scoperto, ma mentre l&#8217;Europa sta cercando ancora una regolamentazione comune, proprio dagli Stati Uniti, patria dell&#8217;economia di mercato, arrivano le norme più severe contro cui si sono già levate le voci polemiche delle associazioni finanziarie.</p>
<p>La Cftc, Commodity Futures Trading Commission, degli Stati Uniti, infatti, ha promulgato a ottobre un Position Limits Rule, che limita fortemente il numero di contratti derivati che un operatore può comprare o vendere in un determinato periodo di tempo, con l&#8217;obiettivo dichiarato di disincentivare e contrastare la speculazione finanziaria. Ma due associazioni di categoria -  la International Swaps and Derivatives Association e la Securities Industry and Financial Markets Association - <a href="http://www.courthousenews.com/2011/12/06/41966.htm">hanno presentato un ricorso</a> davanti a una Corte federale contro la Cftc e la sua decisione.</p>
 <p>Sia la Isda sia la Sifma riuniscono banche, intermediatori finanziari e operatori di Borsa di tutto il mondo, secondo i quali non esiste un problema di eccessiva speculazione. L&#8217;accusa è che la Position limits rule è nella migliore delle ipotesi non necessaria e, nella peggiore, dannosa per Wall Street.</p>
<p>Da un lato la Commissione punta a rendere efficace la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dodd%E2%80%93Frank_Wall_Street_Reform_and_Consumer_Protection_Act">Dodd-Frank</a> - la grande riforma del sistema finanziario approvata dal Congresso democratico e promulgata dal presidente Obama - ma per gli operatori del settore la Cftc è andata troppo oltre in questo intento regolatorio e la nuova regole </p>
<blockquote><p>renderanno più difficile per chi lavora nel mercato gestire il rischio e per i mercati restare efficienti nel fissare i prezzi; d&#8217;altro canto gli investitori pagheranno gli alti costi necessari per ridisegnare le strategie di trading. </p></blockquote>
<p>Il bersaglio grosso, però, è proprio la Dodd-Frank, che secondo i democratici <a href="http://dealbook.nytimes.com/2011/12/02/wall-street-groups-sue-regulator-over-dodd-frank/">è nel mirino delle società finanziarie</a> e dei trader che non vogliono alcun tipo di regolazione e cercano di sfuggire al controllo della politica e delle autorità di vigilanza. Ma la crisi del 2007-2008 e quella attuale nascono in parte proprio dai movimenti fuori controllo dei mercati e dalla carenza di sorveglianza da parte degli organismi indipendenti.</p>
<p>Da questo braccio di ferro - a livello globale - dipenderà il futuro del mercato globale e si dovrà stabilire se la finanza deve avere una funzione ancillare al servizio dell&#8217;economia, e quindi della società, oppure se la finanza deve crescere senza controlli e soprattutto con finalità e obiettivi distinti e slegati dalla società.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Boom in Borsa: è ora di comprare i titoli bancari?</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/4957/boom-in-borsa-e-ora-di-comprare-i-titoli-bancari" />
    <id>http://www.finanzablog.it/post/4957/boom-in-borsa-e-ora-di-comprare-i-titoli-bancari/</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2011-11-29T08:01:03+00:00</published>
    <updated>2011-11-29T08:01:03+00:00</updated>
    <dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>unicredito</dc:subject><dc:subject>bnl</dc:subject><dc:subject>bancari borsa italiana</dc:subject><dc:subject>banche milano</dc:subject><dc:subject>crisi del debito</dc:subject><dc:subject>titoli bancari</dc:subject><dc:subject>unicredit</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Avvio di settimana col botto per le Borse europee, in particolare per Milano che ha messo a segno ieri un +4,6% (l&amp;#8217;Ftse Mib) sopra i 14mila e 500 punti. Sugli scudi in particolare i titoli[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4957/boom-in-borsa-e-ora-di-comprare-i-titoli-bancari"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/unicreditimpalcature.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="287" alt="" /><br clear="all" />  Avvio di settimana col botto per le Borse europee, in particolare per Milano che ha messo a segno ieri un +4,6% (l&#8217;Ftse Mib) sopra i 14mila e 500 punti. Sugli scudi in particolare i titoli bancari che hanno visto tutto il settore brillare - con l&#8217;eccezione di Pop Milano e di un paio di banche locali.</p>
<p>I big del credito invece hanno messo a segno rialzi brillanti, dopo mesi di cali continui e di veri e propri crolli che hanno ridotto il valore delle azioni a livelli bassissimi, tanto da far pensare a qualcuno che sia arrivato il momento dei grandi affari. Anche sui blog americani che si occupano di finanza si fa un gran parlare delle prospettive per i titoli bancari e delle opportunità di investimento con l&#8217;occhio al 2012, quando tutto il settore del credito dovrebbe riprendersi dalle batoste del 2011.</p>
<p>La situazione per l&#8217;Europa è un tantino diversa, perché sull&#8217;altra sponda dell&#8217;Atlantico si può sempre dire che &#8220;gli istituti americani sono più solidi di quelli europei&#8221; e le prossime elezioni potrebbero anche mandare al potere un repubblicano, che sarebbe la manna dal cielo per le big della finanza Usa. Qui da noi invece la crisi del debito sovrano è ancora ben lontana da una soluzione e la prospettiva stessa di un&#8217;esplosione dell&#8217;euro mette sotto pressione i titoli bancari come non mai; e ce li lascerà ancora per un bel po&#8217; di tempo. Che succederebbe se davvero la Grecia dichiarasse default? e se dopo toccasse all&#8217;Italia o alla Spagna. Non si salverebbe nessuno e le prime ad andarci di mezzo sarebbero le banche italiane e poi quelle europee.</p>
 <p>Questo scenario sinceramente è improbabile, anche se negli ultimi giorni qualcuno ha fatto circolare ad arte la notizia delle banche mondiali che preparano un piano di resistenza all&#8217;uragano dell&#8217;euro-flop; in ogni caso però la percentuale di rischio è molto alta e chi decidesse di investire i propri capitali su titoli bancari deve sapere che può andare incontro anche a perdite importanti e che, comunque, deve essere in grado di tenere i nervi saldi.</p>
<p>In ogni caso, anche in uno scenario più roseo le banche italiane - quasi tutte le più grandi - devono rimettere a posto i loro conti e soprattutto rafforzare la patrimonializzazione. A parte IntesaSanpaolo che ha giù provveduto, per tutti gli altri sono in vista aumenti di capitale che inevitabilmente chiameranno in causa gli azionisti. Però anche così i margini di recupero sembrano molto alti.</p>
<p>Ieri Unicredit ha recuperato oltre l&#8217;8% a 0,75 euro: in un anno però il titolo ha perso oltre il 50% del proprio valore. Dal livello di 1,58 di gennaio fino ai 2 euro e 02 del 18 febbraio, poi è stata tutta una discesa vertiginosa, accentuata dalla metà di luglio, fino ai minimi di fine settembre, sotto i 65 centesimi per azione.</p>
<p>Intesa invece ha guadagnato più del 7% ieri, a 1,15: in un anno il crollo è stato del 42%, con un minimo di 85 centesimi il 13 settembre. Quando un settore comincia a perdere e accentua le perdite, in genere gli investitori tendono a reagire con eccessiva paura fino a scendere sotto il valore reale di un&#8217;azienda. Può essere questo il caso dei titoli bancari che, a meno di veri cataclismi, possono puntare a un recupero almeno parziale nel 2012, a condizione che il risanamento e una gestione più oculata restituiscano fiducia nei mercati.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Le banche devono tornare a separarsi in retail e affari?</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.finanzablog.it/post/4861/le-banche-devono-tornare-a-separarsi-in-retail-e-affari" />
    <id>http://www.finanzablog.it/post/4861/le-banche-devono-tornare-a-separarsi-in-retail-e-affari/</id>
    <author>
      <name>alessandro condina</name>
    </author>
    <published>2011-11-21T09:20:13+00:00</published>
    <updated>2011-11-21T09:20:13+00:00</updated>
    <dc:subject>obbligazionario</dc:subject><dc:subject>banche</dc:subject><dc:subject>banche commerciali</dc:subject><dc:subject>lagarde banche</dc:subject><dc:subject>retail investment banking</dc:subject><dc:subject>sistema bancario</dc:subject><dc:subject>unicredit</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La crisi è nata dalle banche, si è aggravata a causa delle banche, si è spostata sui bilanci degli stati per salvare le banche e adesso - a quanto pare - viene affrontata per lo più da uomini che[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4861/le-banche-devono-tornare-a-separarsi-in-retail-e-affari"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/banchebondcrisi.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="186" alt="" />  La crisi è nata dalle banche, si è aggravata a causa delle banche, si è spostata sui bilanci degli stati per salvare le banche e adesso - a quanto pare - viene affrontata per lo più da uomini che provengono dalle banche (Goldman Sachs <a href="http://www.independent.co.uk/news/business/analysis-and-features/what-price-the-new-democracy-goldman-sachs-conquers-europe-6264091.html">ringrazia</a>).</p>
<p>Rimane però un problema di fondo che è come mettere in sicurezza il sistema del credito bancario - che è fondamentale per il funzionamento dell&#8217;economia di mercato su cui, volenti o nolenti, si fonda il nostro sistema - senza &#8220;graziare&#8221; i banchieri che hanno provocato la crisi e, soprattutto, cercando di evitare che una situazione del genere si ripresenti e che il sistema creditizio possa degenerare ancora.</p>
<p>Già qualche settimana fa la presidente del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-18/lagarde-garanzie-solo-retail-063705.shtml?uuid=Aa3lGrDE">ha sollevato questo problema</a> sostenendo che i governi non devono intervenire per salvare le banche &#8220;tutte intere&#8221;, ma tutelare solo la parte retail, cioè le attività rivolte alla clientela: fondamentalmente le vecchie banche commerciali, che conservavano i risparmi e con quei soldi finanziavano privati e imprese. Per poterlo fare, però, bisognerebbe tornare a dividere le attività di investment banking da quelle retail.</p>
 <p>Esatto: tornare a dividere, perché per un certo tempo le attività bancarie sono state nettamente divise, almeno in gran parte del mondo occidentale capitalistico, proprio per evitare commistioni fra attività diverse e potenzialmente in conflitto di interessi: in parole povere, se una banca deve consigliare a un cliente un investimento e al tempo stesso si preoccupa di collocare sul mercato o di garantire obbligazioni e azioni societarie, qualcosa potrebbe non funzionare.</p>
<p>Lo dice molto chiaramente Lagarde: </p>
<blockquote><p>«Si può pensare alla divisione messa in atto dal presidente Roosevelt, alla raccomandazione della commissione inglese Vickers o alla Volcker Rule, ma ciò che conta è isolare bene i due tipi di attività bancaria». </p></blockquote>
<p>Già ai tempi del presidente Roosvelt il Congresso Usa impose <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Ascesa-e-caduta-delle-banche-d-investimento-611">la separazione di quei due mondi</a> con il Glass-Steagall Act del 1933 e ne seguì il New Deal: solo nel 1999 quella legge venne abrogata, anche se nel frattempo le banche d&#8217;affari avevano cominciato ad ampliare il loro raggio d&#8217;azione; in Italia la separazione venne meno negli anni Novanta, quando molte banche pubbliche vennero traformate in spa per poi essere privatizzate.</p>
<p>Purtroppo molto spesso l&#8217;esperienza non insegna niente e in troppi dimenticano che se i padri avevano fatto una determinata scelta era motivata da ragioni ben precise. Ormai comunque il recinto è aperto e i buoi sono scappati. Diverse voci si stanno levando in questo periodo per ricostituire quella barriera che impediva, o cercava di farlo, i conflitti di interessi tra diverse attività bancarie.</p>
<p>In Francia i socialisti <a href="http://www.reuters.com/article/2011/10/27/france-sarkozy-banks-idUSL5E7LR5J020111027">sostengono questa innovazione</a>, in Germania l&#8217;opposizione socialdemocratica <a href="http://www.investireoggi.it/estero/le-banche-commerciali-dovrebbero-essere-separate-dalle-banche-dinvestimento/">chiede con forza</a> la separazione delle due attività, nonostante proprio in Germania sia stata in vigore per tutto il Novecento la disciplina della banca universale. E anche diverse commissioni in vari paesi <a href="http://www.euromoney.com/Article/2924398/Category/17/ChannelPage/0/Vickers-reports-capital-requirement-tip-of-the-iceberg.html">vanno nella stessa direzione</a>.</p>
<p>E in Italia? Non risultano pervenute iniziative e neppure riflessioni da parte delle forze politiche né di destra né di sinistra, che pure avrebbero ogni interesse e, in teoria, dovrebbero essere attrezzate per riformare sul serio il sistema e proporre alternative. Intanto è una grande banca, Unicredit, che mentre annuncia un piano di taglio dei costi e un risanamento sceglie di diventare una &#8220;<a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/UniCredit-Ghizzoni-addio-modello-universale-siamo-banca-commerciale/14-11-2011/1-A_000321119.shtml">banca commerciale pura</a>&#8220;. E il regolatore ancora aspetta.</p>
]]></content>
    

  </entry>
  
</feed>

