
Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Seduta negativa per Autogrill che viene penalizzata dalle indiscrezioni relative al maxifinanziamento da un miliardo di euro che l’azienda della famiglia Benetton intende chiedere ad un pool di banche, al fine di dotarsi delle risorse per effettuare due acquisizioni. La prima riguarda il 50% di Aldeasa dalla britannica Imperial Tobacco (per raggiungere il completo controllo della societa’ spagnola), la seconda il 100% di Worl Duty Free, leader nella ristorazione nei principali aeroporti britannici, dall’iberica Ferrovial.
Secondo le voci che circolano Bnp Paribas, Intesa San Paolo, Royal Bank of Scotland e Unicredit starebbero approntando l’erogazione di un prestito di durata quinquennale a tasso variabile. Resterebbero da definire il tasso di riferimento (euribor a 3 o 6 mesi) e lo spread (70-80 punti base, almeno inizialmente). Esiste inoltre la possibilita’ che il finanziamento bancario possa essere utilizzato come “ponte” in attesa di un miglioramento delle condizioni del mercato del credito, per poi essere successivamente rimpiazzato da un bond.
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Atlantia ha già messo a segno ieri un forte rialzo, nonostante l’attesa di un probabile disimpegno di Abertis. La riunione del comitato esecutivo della societa’ spagnola, con all’ordine del giorno la discussione sull’uscita dal capitale di Schemaventotto, holding che controlla il 50,1 per cento di Atlantia, alla fine ha deciso il way out e la cessione dunque di quel 13,33% del capitale della holding che la vedeva socia dei Benetton e di altri importanti azionisti italiani.
In serata uno stringato comunicato del concessionario autostradale spagnolo sottolineava i buoni rapporti con la compagnia italiana, ma ricordava anche l’attesa per le decisioni della Commissione europea in merito alle azioni che “il Governo Italiano prese a suo tempo per ostacolarono l’aggregazione transfrontaliera delle due attività che ricadeva sotto la giurisdizione della Commissione e che aveva il supporto unanime degli azionisti e il via libera delle competenti autorità antitrust europee”.
Bisogna, però, ricordare che l’attuale fase di turbolenza dei mercati azionari, oltre ad aver determinato un perdita di circa il 20% del valore del titolo Atlantia rispetto al massimo storico toccato a novembre, sconsiglia di procedere ad un collocamento. Piu’ probabile quindi che gli spagnoli optino per attendere un momento meno sfavorevole.
Recentemente i Benetton hanno stretto un patto di sindacato con Goldman Sachs e Mediobanca per permettere il loro ingresso in Sintonia, la holding operante nel settore infrastrutture che ha in pancia, oltre al 60% di Schemaventotto ed al 6% di Atlantia, anche l’8.39% di Telco, il 31.5% di Investimenti e Infrastrutture (Gemina) e il 24.38% di Sagat (Aeroporto Torino). Si prospettano ulteriori investimenti nelle infrastrutture ed eventualmente una collocamento in borsa, ma solo al termine del periodo di lock up, nel 2013.
Lavori in corso nell’azionariato di Atlantia. Il fallimento del matrimonio con gli spagnoli di Abertis impone scelte difficili ai Benetton e rischia di obbligare la famiglia a ridisegnare la catena di controllo della ex Autostrade per l’Italia. Il rinnovo del patto di sindacato di Schema 28, che controlla Atlantia con il 50,1% circa del capitale, lascia infatti aperte diverse questioni, a partire dalle modalità con le quali probabilmente Abertis dovrà liquidare la propria quota.
Gli spagnoli controllano infatti il 13,33% del capitale di Schema 28 tramite la subholding Acesa Italia, ma, vista sfumare la fusione con il concessionario italiano, stanno sicuramente valutando le modalità per un way out. Difficile capire se altri membri del patto non stiano valutando manovre in parallelo. Un quotidiano ha per esempio ricordato che Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit e quindi azionista con il 6,67% del capitale di Schema 28, nei mesi scorsi ha dato il via a un piano di cessione delle partecipazioni estranee al core business della banca.
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Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo
Venerdì scorso il cda di Atlantia ha approvato il budget relativo agli investimenti che il Gruppo effettuerà il prossimo anno, pari a 1,4 miliardi di euro. Si tratta di investimenti che mirano a potenziare la rete di Autostrade per l’Italia e delle altre concessionarie controllate.
Poco chiara è tuttavia risultata la situazione relativa all’approvazione della Convenzione Unica di Autostrade per l’Italia, prevista dalla nuova normativa di settore (legge 286/2006) e firmata con l’Anas, attorno alla quale “permane una quadro di incertezza” con riflessi anche sul regime tariffario applicabile per il 2008.
Il Nars (Nucleo di Attuazione e Regolazione dei Servizi di Pubblica Utilità), organismo del Cipe, aveva fatto alcuni rilievi riguardo al metodo di calcolo delle tariffe previsto dalla nuova convenzione. Il presidente dell’Anas Pietro Ciucci ha però precisato che si sta “lavorando e approfondendo le osservazioni”, anche se si tratta di “una procedura complessa e articolata che ha anche un aspetto negoziale”.
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Alla fine sembra che il braccio di ferro per la conquista degli aeroporti di Roma si sia concluso. Almeno così sembra dalla recenti perdite di Gemina a Piazza Affari (solo oggi -1%) che in molti attribuiscono ai rumor su una offerta da 1,2 miliardi già accettata dalla controparte Macquarie. La banca australiana che controlla il 45% di Adr, società a ui fanno capio gli aeroporti Fioumicino e Ciampino, avrebbe in questo modo rinunciato alla partita in cambio di una ricca offerta che valuta Adr 2,7 miliardi di euro circa. Una cifra per molti esagerata che infatti oggi pesa sul titolo di gemina in borsa. Di certo, però ancora non c’è nulla, anche se i dettagli e le reazioni del mercato sembrano troppo precisi. Venerdì scorso una riunione di Gemina avrebbe dato l’incarico di studiare il dossier al presidente della finanziaria Guido Angiolini e a Paolo Nicoletti (presidente di Leonardo la scatola controllata da Gemina al 51% che a sua volta controlla la quota della finanziaria in Adr). Questa l’unica notizia parzialmente confermata dalla società con un comunicato dell’8 giugno. Per il resto sono solo ipotesi. Lo stesso Financial Times aveva già ipotizzato uin’offerta da 1,1 miliardi di euro, ma, come detto, in queste ore il mercato si spinge oltre gli 1,2 miliardi. Di certo si tratta di cifre impegnative per la finanziaria che probabilmente dovrà ricorrere a un aumento di capitale dell’ordine di grandezza dell’offerta. Almeno così sembra pensarla il mercato da qualche giorno sembra essersi orientato alle vendite. Fra gli azionisti di Gemina Mediobanca , Capitalia, Fonsai e Investimenti e Infrastrutture a sua volta divisa fra Benetton, Clessidra (di cui la stessa Mediobanca è socia) e Romiti.
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Il cda che si riunirà nel pomeriggio sarà chiamato a valutare "l'opportunità di avviare trattative con il gruppo Macquarie per l'acquisto delle quote detenute in AdR": è questo quanto comunicato da Gemina su richiesta degli organi di controllo. La nota emessa dalla finanziaria milanese precisa tuttavia che "non è prevista nella giornata odierna la formulazione di alcuna offerta".
Sembra comunque che l'offerta di Gemina per rilevare la quota pari al 45% di Adr in mano a Macquarie possa arrivare già entro giovedì prossimo e che oscilli tra 1 e 1,2 miliardi di euro.
I soci del patto di Gemina, Generali, Capitalia, Mediobanca, Clessidra e Sintonia sarebbero compatti e riterrebbero il prezzo da pagare non molto alto, considerando che gli aeroporti sono un asset molto richiesto dal mercato.

Continua l’attenzione del mercato per Gemina. Il titolo della società che controlla gli Aeroporti di Roma rimane nel mirino dei compratori che, nonostante le smentite di Macquarie, scommettono ancora su un’opa da 4 euro sulla società. Nell’ultimo mese il titolo Gemina è passato da tre euro a tre euro e mezzo, mentre la rottura del no di Macquarie al piano industriale di Maurizio Basile sembra ancora ben lontana dall’essere sanata. Nel frattempo i Romiti hanno lasciato ogni carica nel consiglio di Gemina, in decisa frattura con il resto dell’azionariato e molti li danno per schierati con Macquarie.
La posizione degli australiani rimane al centro della scena. Possiedono già quasi il 45% di Adr, ma questa quota non gli permette il controllo: serve quindi un grimaldello che gli permetta di ottenere il controllo effettivo della società e perciò stanno sondando il mercato alla ricerca di alleati che regalino anche un sigillo di “italianità” alla loro impresa. Stamane Finanza & Mercati parlava di contatti avviati con Astaldi, che però per adesso preferirebbe tenersi lontana da una partita fin troppo torbida.
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Autogrill stringe la presa su Alpha airport e si prepara a lanciare un’opa da 110 pence ad azione sulla preda britannica. Il board del gruppo inglese favorisce l’operazione e sembra che a breve si prepari a raccomandare l’adesione degli investitori all’offerta italiana. Così, mentre in queste ore il titolo Alpha a Londra incassa rialzi dell’8,5% correndo verso i 110 pence della offerta del gruppo controllato dai Benetton, il mercato sembra ancora sorpreso dalla rapidità degli italiani.
Lo scacco matto inglese si è consumato in tre mosse fatte in meno di una settimana. Prima Autogrill ha rilevato il 12,5% di Alpha Airport per circa 30 milioni di euro, venerdì scorso la società italiana guidata da Gian Mario Tondato da Ruos si è poi portata sulla soglia dell’opa arrivando a controllare il 29,9% della società inglese con un investimento da 45 milioni di euro che valutava il titolo una sterlina.

“Devono portare 3 miliardi sono debitori e non creditori, ma tutte le mattine incassano i pedaggi e questa è un’ingiustizia che deve essere riparata: dove hanno messo i 3 miliardi?”. Il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro gela così l’ottimismo di Gilberto Benetton su un alleggerimento della posizioni del Governo in fatto di concessioni e tariffe. Fino a stamattina l’amministratore e azionista di Autostrade aveva dichiarato: “Sembra che Palazzo Chigi stia rivedendo le proprie posizioni.
Quello che si legge sui giornali è in linea con la situazione, Autostrade sta parlando con il ministero e l’Anas, ma non siamo stati contattati ufficialmente”. La palla però adesso sembra tornata al centro e le pressioni dei concessionari sul governo sembrano essere cadute nel vuoto, mentre le banche d’affari a turno – l’ultima è stata Credit Suisse First Boston – continuano a giudicare, alle nuove condizioni, l’azienda sopravvalutata da piazza Affari. Si parla di qualcosa come tre miliardi di euro di capitalizzazione di borsa da sottrarre che significano una perdita del titolo intorno al 18% del valore corrente.
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Messa da parte la guerra intestina dentro il patto di Gemina tra Romiti e il resto della truppa, cioè Clessidra, Benetton, Capitalia e Mediobanca, gli azionisti della holding si preparano allo scontro finale, quello con gli australiani di Macquarie.
Riunito questa mattina, il patto che controlla Gemina ha deciso di ingaggiare un mediatore per cercare una soluzione alla situazione di stallo che si è venuta a creare dopo la mancata approvazione del piano industriale di Aeroporti di Roma (Adr). Attualmente la società che controlla gli scali di Fiumicino e Ciampino, infatti, è controllata al 51% da Leonardo (che fa capo a Gemina) e al 45% dal gruppo australiano Macquarie. Il conflitto tra la holding italiana e gli australiani non è una novità e si consuma ormai da mesi.
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