
Autogrill ha presentato oggi i risultati di bilancio 2006. La società di ristorazione ha chiuso l’anno con un utile netto pari a 152,5 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente del 17,2 per cento. I ricavi consolidati hanno raggiunto i 3,9 miliardi di euro, in rialzo dell’11,3 per cento, l’ebitda è stato di 514,1 milioni, in crescita dell’8,2% mentre l’ebit è salito a 324,6 milioni, in rialzo del 10,1 per cento.
L’ebitda incorpora anche la plusvalenza realizzata sulla cessione di immobili non commerciali di Aldeasa, una delle aziende del gruppo.
Secondo la nota della società “il 2006 è stato un anno molto positivo per Autogrill, che è riuscita a valorizzare appieno un contesto macroeconomico mondiale complessivamente favorevole, trainato da elevati tassi di crescita dell’economia cinese e statunitense”. In effetti i parametri di bilancio sono migliorati nonostante investimenti per 214 milioni, con un incremento di quasi il 10% rispetto all’anno precedente.
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Oggi il titolo Autostrade recupera circa mezzo punto percentuale dopo le vendite di ieri che lo avevano appesantito dell’1,1% trascinandolo a quota 22,45 euro. In effetti le incertezze sul futuro della compagnia controllata dai Benetton tramite la holding Schema28 (al 52% del capitale) sono molteplici e riguardano soprattutto gli impatti sui ricavi delle nuove normative stabilite dal Governo. Dopo una lotta non troppo sotterranea alla fine i Benetton pare abbiano ottenuto il via libera a un aumento delle tariffe anche quest’anno.
I maligni mormorano che si tratterebbe di un ammorbidimento della linea dura di Di Pietro dopo le proteste dell’Unione europea. Quest’ultima ha infatti accusato più volte il governo italiano, contro il quale hanno avviato una procedura formale, di avere infranto le norme sulla concorrenza sabotando le nozze fra l’italiana Autostrade e la spagnola Abertis. Proprio oggi il governo dovrebbe incontrare i rappresentanti di Bruxelles per esporre le proprie motivazioni.

Per essere una giornata di crisi di governo piazza Affari non se la passa tanto male. A poco più di un’ora dall’apertura i principali indici sono tutti in attivo. L’S&P/Mib guadagna lo 0,42 per cento, il Mibtel porta a casa lo 0,34 per cento, e anche il TechStar viaggia in terreno positivo per lo 0,33 per cento.
Il più gettonato ovviamente è Mediaset che porta a casa quasi un punto percentuale, attestandosi a 9,23 euro, dopo aver guadagnato altrettanto dalla giornata di ieri. Se Prodi e i suoi andassero a casa infatti cadrebbero automaticamente i progetti di riforma del sistema radiotelevisivo avanzati dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. L’effetto dell’ipotetico tetto del 45% alla raccolta pubblicitaria ipotizzata da palazzo Chigi costerebbe alla società, secondo Fedele Confalonieri, 600 milioni. Per il presidente di Mediaset si aggiungerebbero altri 200 milioni di euro di mancati incassi per l’inserimento delle telepromozioni nell’indice di affollamento pubblicitario, più altri 300 legati alla riduzione sotto il 2% dell’affollamento orario degli spot, più ancora altri 400 legati al trasferimento di Rete 4 sul digitale terrestre. Insomma una Caporetto per l’impero televisivo di Berlusconi. Ora, dal momento che nei primi nove mesi del 2006 Mediaset ha fatturato 2,67 miliardi e che quindi a spanne ci possiamo aspettare un giro d’affari complessivo per l’intero esercizio intorno ai 3,5 miliardi di euro, le stime di Confalonieri ipotizzano un danno pari a quasi metà del giro d’affari, il che sembra un po’ eccessivo. Detto questo, rimane evidente che dal progetto del governo Prodi Mediaset ha tutto da perdere.
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Salta l’ipotesi di governance duale per Mediobanca. Niente consiglio di sorveglianza e di gestione, si continua col solito vecchio modello del cda unico. Ieri da New Delhi l’ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera ha difeso la sua creatura, sottolineando come “questo sistema abbia cdi Mediobancaonsentito a Intesa Sanpaolo di assumere decisioni rapide in meno di un mese”. Il numero uno del nuovo colosso bancario si riferisce alle nomine dei vertici di primo e secondo livello e delle direzioni centrali, che sono in effetti già state attribuite. Ma rimane nell’aria, pur inespressa, la convinzione diffusa che il modello duale servisse a Torino e Milano per raggiungere un accordo sul governo del nuovo soggetto post-fusione, ma che il Cerbero sia destinato a scomparire nel tempo.
In effetti il nuovo modello non piace neanche a Bankitalia. Il governatore Mario Draghi ha parlato qualche tempo fa dei “rischi di una non chiara distinzione di ruoli e responsabilità”, mettendo in guardia contro il possibile “pregiudizio per l’efficienza e la rapidità delle decisioni”.
I dati preliminari di Benetton usciti oggi hanno dato una bella spintarella al titolo che ha iniziato a guadagnare il 3% dopo la notizia che i ricavi stimati per il 2006 avevano superato gli 1,93 miliardi di euro con un incremento dell’8,3 per cento.
La società di Ponzano veneto ha anche annunciato oggi che l’ebitda quest’anno dovrebbe crescere del 20% raggiungendo una quota superiore al 15% del fatturato. Previsti inoltre investimenti tra i 250 e 300 milioni di euro che dovrebbero sostenere la crescita sui mercati esteri, la realizzazione degli impianti di logistica e distribuzione di Castrette (Treviso) e di produzione in Tunisia.
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Accelera a piazza Affari il titolo Pirelli e supera gli 81 centesimi con un rialzo superiore all’1,4%. A riscaldare le azioni della Bicocca contribuiscono dei rumors provenienti dalla Russia. Ieri si era infatti diffusa sulla stampa locale la voce di un interesse della Afk Sistema per una quota di Telecom. La notizia era stata poi confermata da un’intervista rilasciata dal presidente della società Alexander Goncharuk, che aveva dichiarato: “Siamo interessati a Telecom; ma non abbiamo raggiunto ancora nessun accordo”.
Stamattina Pirelli ha diffuso una nota in cui conferma l’esistenza di diversi contatti con gruppi interessati all’acquisto di una quota di Olimpia (la cassaforte che controlla Telecom con il 18% del capitale e di cui Pirelli ha l’80%) ma si smentisce ogni accordo anche preliminare. Durante le scorse settimane diverse indiscrezioni avevano indicato come possibili pretendenti l’indiana Induja e il gigante del private equity Blackstone. Nel frattempo diversi analisti hanno sottolineato gli effetti positivi sui conti della Pirelli in caso di cessione di quel 40% di Olimpia programmato da Marco Tronchetti Provera. Ma in onore al vecchio motto “Buy on rumors and sell on news” il titolo Pirelli oggi guadagna in borsa.

Secondo le comunicazioni Consob il fondo Blackrock Investment Management Uk ha acquisito il 2.049% del capitale di Gas Plus. La notizia sembra aver dato un po’ di vigore ad un titolo apparentemente in difficoltà. Dal momento della quotazione a 8,5 euro, avvenuta il 6 dicembre, il titolo ha trovato un buon slancio fra Natale e Capodanno col titolo a 9,3 euro. In questi giorni però Gas Plus viaggia di nuovo sotto i 9 euro.
Nell’assetto azionario della società l’ingresso di Blackrock non sconvolge gli equilibri, dal momento che il 71,2% del capitale è saldamente in mano a Davide Usberti, mentre un altro 2,36% invece è del gruppo Findim. La new entry rappresenta comunque un segnale positivo per la società.
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Autogrill rafforza la sua presenza negli Usa. Ha ottenuto infatti il rinnovo dei contratti nell’isola turistica di Honolulu (nelle Hawaii, isole statunitensi del Pacifico) fino al 2014 per la concessione di 18 punti di ristorazione nell’aeroporto internazionale dell’isola.
Nel 2005 l’aeroporto ha registrato un aumento di traffico del 4,4%. Le attività genereranno un fatturato nel periodo 2007-2014 pari a oltre 300 milioni di dollari.
Autogrill ha poi anche rafforzato la presenza nello scalo di Portland (nello stato dell’Oregon) con un nuovo contratto da 10 anni per la gestione cinque nuovi esercizi.
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“Il Ministero identifica fin d’ora, quali impegni necessari e non derogabili: il mantenimento di una partecipazione al capitale di Alitalia di controllo e, comunque, non inferiore al 30,1% per un periodo di tempo congruo e coerente con il perseguimento degli obiettivi del paino industriale; la salvaguardia dell’identità nazionale di Alitalia; la garanzia di qualità e quantità del servizio offerto e di copertura del territorio”. Il bando, pubblicato stamane dal ministero del Tesoro, mette subito in chiaro quello che ci si aspetta dalla new entry che si aggiudicherà l’onore e l’onere di risollevare le sorti della compagnia di bandiera. Non solo ma, aggiunge il prospetto, dovrà possedere “un patrimonio netto proprio e, ove esistente, consolidato di consistenza non inferiore a 100 milioni di euro”. Insomma, deve averne di tasca sua, non sono ammessi i soliti trucchetti tipo comprare la società e poi scaricare su di essa il debito contratto per l’acquisto.

Guadagna più di tre punti e mezzo percentuali stamattina Pirelli (attestandosi a quota 0,748 euro), sull’onda delle voci di stampa che danno per imminente la sua uscita dal capitale di Telecom. Insomma Marco Tronchetti Provera avrebbe deciso di mettere la parola fine alla sua avventura nel mondo delle telecomunicazioni. Possibile? Difficile dirlo. In effetti finora non si è trattato di un’esperienza molto entusiasmante. I piani sono cambiati più volte: prima la convergenza fisso-mobile, poi la divergenza, poi la concentrazione del core business sui contenuti, poi il disimpegno dalle partecipazioni brasiliane.
Tutte operazioni mancate per una società che ha la necessità di trovare al più presto una direzione, prima di soffocare sotto il peso di quasi quaranta miliardi di euro di debiti. Il disimpegno di Tronchetti Provera ora sarebbe l’ennesimo colpo di scena. Solo a metà ottobre aveva chiamato a difesa del suo controllo sulla società Mediobanca e Generali.