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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
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    <title type="html">Zaleski: un salvataggio difficile e necessario</title>
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    <published>2008-11-20T18:08:33+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3939/zaleski-un-salvataggio-difficile-e-necessario"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/zaleski1_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="244" height="142" alt="zaleski intesa sanpaolo mercato banche unicredit popolare di milano monte dei paschi di siena generali" /></p>
<p>L&#8217;affaire Zaleski è stato probabilmente uno dei problemi maggiori del sistema finanziario italiano in questo difficile periodo di crollo delle borse. Il passato è d&#8217;obbligo perché sembra che ormai Unicredit abbia costruito l&#8217;impalcatura dell&#8217;operazione destinata a salvare il finanziere franco-polacco.</p>
<p>Il suo fallimento genererebbe d&#8217;altra parte un terremoto che il sistema del credito italiano non può permettersi. L&#8217;operazione sembra ormai delineata. Anche se ieri Profumo ha detto solo che i suoi colleghi &#8220;ci stanno lavorando&#8221; e fino a oggi la banca non rilascia ulteriori dichiarazioni, a breve probabilmente il mercato sarà informato degli sviluppi concreti della vicenda: troppi i dettagli ormai diffusi e comunque non smentiti dalla banca milanese.</p>
<p>Il primo passo sarà quello di allontanare i predatori stranieri ossia Bnp Paribas e Royal Bank of Scotland che volevano accelerare sulla richiesta dei loro crediti da 1,6-1,7 miliardi di euro. Il gruppo dei cinque big del credito italiano (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi e Bpm) che vantano insieme oltre 4 miliardi di euro di crediti nei confronti di Zaleski e della sua Carlo Tassara ha infatti deciso di tenere fuori dalla partita gli stranieri.</p>
<p>È necessario, anche perché il finanziere ha partecipazioni e cariche presso tutte queste stesse banche che lo stanno salvando o in importanti banche e società a loro collegate. Il 5% di Intesa Sanpaolo, il 2% di Generali, il 2% di Mediobanca, il 2% di Ubi Banca, il 10% di Edison, il 2,5% di A2A e le altre partecipazioni in Mps, Bpm, Cattolica e Mittel non possono &#8220;ballare&#8221;.</p>
<p>Per questo Zaleski va salvato. Fra un po&#8217; arriveranno miliardi di prestiti dallo Stato: non possono finire in gruppi dalla dubbia governance. Fra tutti Intesa Sanpaolo (1,7 miliardi di crediti nei confronti di colui che ne controlla il 5% del capitale sociale) è quella che soprattutto deve salvare il proprio azionista a tutti i costi.</p>
<p>Non è tanto l&#8217;amicizia di Zaleski con il presidente di Intesa Giovanni Bazoli, quanto la necessità di salvare l&#8217;equilibrio. Il costo sarà un innalzamento delle esposizioni (non previsto per le altre banche che anzi in certi casi ricompreranno le quote tramite le fondazioni) e soprattutto una brutta figura. Necessaria però.</p>
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    <title type="html">Algebris, la spina nella zampa del Leone</title>
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    <published>2008-04-17T18:07:09+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3552/algebris-la-spina-nella-zampa-del-leone"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/leoneconlaspina.JPG" class="post" align="left" border="0" width="229" height="290" alt="leoone di trieste algebris benetton edizione holding ragione sapa mediobanca intesa sanpaolo bazoli profumo unicredit geronzi governance perissinotto scambio azionario asset finanza assicurazioni leone di trieste" /></p>
<p>Alla fine Algebris, con l’aiuto della Consob, è riuscito a mettere a segno un punto importante nella sua aperta sfida al top management del colosso assicurativo Generali. I Benetton, azionisti con il 4,75% del capitale di Mediobanca, avevano presentato una lista di candidati sindaci alternativa, fra le altre, a quella presentata dallo stesso Algebris. L’hedge fund fondato da Eric Halet e dall&#8217;italiano Davide Serra ha però contestato il conflitto d’interessi dei Benetton: in quanto soci di Mediobanca e membri del suo patto di sindacato non possono essere considerati azionisti di minoranza del gruppo Generali né far parte della lista dei soci di minoranza che ha diritto a un membro del collegio sindacale.</p>
<p>Un certo peso nel ritiro della lista di minoranza per i sindaci proposta da Benetton lo ha avuto anche il fatto che fra i candidati spuntava Giuseppe Pirola fratello minore di un socio di Price Waterhouse Coopers, la società di revisione di Generali. Insomma si sarebbe potuto sospettare un ulteriore conflitto di interesse.</p>
<p>Adesso, se Algebris dovesse riuscire a ottenere un sindaco, potrà iniziare anche a contare qualcosa, sebbene poco, nell’amministrazione della compagnia. I sindaci infatti, oltre ad avere una visione accurata dell’andamento della società hanno anche il diritto di convocare il consiglio d’amministrazione e il comitato esecutivo. I rappresentanti di Algebris potrebbero, insomma, rimproverare Antoine Bernheim (presidente esecutivo), Giovanni Perissinotto (amministratore delegato) e Sergio Balbinot (ad anche lui) di essere troppi e troppo pagati rispetto alla media europea. </p>
<p>Algebris, che controlla appena l’1% del capitale di Generali, ha infatti ripetuto ieri le sue critiche alla governance della compagnia e più volte accusato direttamente e indirettamente proprio i tre manager succitati citando anche dei consigli di cambiamento della governance proposti da Merril Lynch e Goldman Sachs in due report dello scorso ottobre.</p>
<p>Secondo Algebris Generali potrebbe arrivare a valere entro 2 anni 40-44 euro se solo seguisse i suoi consigli.</p>
 <p>
Ovviamente non si tratta solo di rendere più “economica” e trasparente la governance, ma di allineare alla best practice l’expense ratio vita e il return on embedded value del business vita in Germania. Il fondo Algebris ha inoltre chiesto un rapido allineamento del ritorno sugli investimenti del ramo danni alla best practice. Su una cosa però il fondo Algebris sembra essere stato ascoltato dal management del Leone di Trieste: sulla necessità di una più corretta gestione dell’immenso patrimonio immobiliare di Generali.</p>
<p>Oggi la compagnia ha infatti annunciato la creazione di Generali Immobiliare, con sede a Parigi (forse su richiesta dei soci francesi del gruppo triestino e della controllante Mediobanca?), che cercherà di valorizzare al meglio un patrimonio che il gruppo valuta in 23 miliardi di euro. L’intera struttura farà capo a Raffaele Agrusti, direttore generale e responsabile del real estate del Gruppo Generali e rappresenta di fatto la creazione di una specifica business unit della compagnia assicurativa dedita a tutti gli aspetti del ramo immobiliare dall’alberghiero alla logistica, dal retail alla sanità. Se davvero Generali riuscirà ad accrescere i propri risultati (d’altra parte tutt’altro che negativi a guardare la crescita dell’utile netto del 21,2% a 2,92 miliardi di euro) e a diventare più competitiva nei confronti dei grandi concorrenti europei (segnatamente Axa e Allianz) non potrà che fare piacere al pubblico degli azionisti. Che però un fondo con appena l’1% riesca davvero a smuovere un colosso come Generali in cui si intrecciano i più grandi interessi finanziari del Bel Paese, sembra davvero sospetto.</p>
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    <title type="html">Manovre Generali: chi difende l&#039;onore di Bernheim</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3249/manovre-generali-chi-difende-lonore-di-bernheim"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bernheim_generali_05.jpg" class="post" align="left" border="0" width="165" height="247" alt="bernheim antoine mps monte dei paschi mussari giuseppe leone di trieste unicredit mediobanca axa algebris tci hedge fund merger fusioni acquisizioni assicurazioni banche" /></p>
<p>In difesa dell&#8217;onore di Antoine Bernheim, presidente di Generali sulla graticola a causa delle critiche al suo operato da qualche mese, sono scesi in campo il Financial Times e lo stesso Stato francese. La Patria gli ha regalato la Legion d&#8217;onore alla presenza di René Caron, numero uno del Credit Agricole, e di Jean-Marie Messier, ex guida del gruppo Vivendi.</p>
<p>Il quotidiano britannico ha giudicato invece discutibili gli attacchi sferrati da Algebris alla struttura della corporate governance (passando per critiche all&#8217;età e alla remunerazione di Bernheim) e all&#8217;influenza di Mediobanca sulle scelte del gruppo. Questi gli argomenti del giornalista Paul Betts. Le prospettive di Bernheim nel gruppo sembrano comunque limitate perché già lui stesso ha dichiarato di non volere rinnovare il proprio mandato dopo la sua naturale scadenza, quindi la richiesta di cambiamenti entro i prossimi tre anni è sostanzialmente inutile perché già prevista. Quanto al ruolo di Mediobanca, maggiore azionista di Generali con una quota del 15,1 per cento, è possibile che una banca con un azionariato e un management tanto divisi sul futuro della banca d&#8217;affari debba essere tanto vincolata dalla gestione di un colosso come Generali? Fra l&#8217;altro lo sviluppo di quest&#8217;ultima deriva in gran parte dalle sue imprese estere e dalla sua capacità di crescere fino a combattere alla pari con i colossi europei Allianz e Axa. In quest&#8217;ottica Betts si chiede che senso abbia vincolarsi tanto a Generali.</p>
 <p>
Visto dall&#8217;al di qua delle Alpi sembra il discorso di un extraterrestre che non si è accorto (o voluto accorgere) del fatto che Generali è un gigante irrinunciabile per il sistema finanziario ed economico italiano. A dimostrarlo le notizie degli ultimi giorni e il fatto che il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera hanno rivelato quello che il mercato sospettava da tempo: un braccio di ferro fra Intesa Sanpaolo e Unicredit per la conquista di un maggiore potere a Trieste.</p>
<p>Non a caso a Parigi ieri Bernheim ha parlato di un attacco alla compagnia &#8220;che vede coinvolti anche italiani&#8221;. Nel frattempo si è scoperto che Intesa Sanpaolo ha investito 50 milioni di euro in Algebris, il fondo che ha lanciato il sassolino nello stagno di Trieste. Poi si è saputo che, tramite il fondo Pioneer, anche Unicredit aveva investito una cifra simile nel fondo guidato da Davide Serra, (Profumo ha dichiarato che si è trattato di una scelta autonoma di Pioneer). Alla fine emerge che circa il 10% di Algebris è in mani italiane e che quindi quel sassolino forse è partito da molto vicino.</p>
<p>Un ruolo non secondario in questa partita potrebbe averlo poi anche il Monte dei Paschi di Siena. Il blitz sull&#8217;Antonveneta non sembra avere distratto più di tanto Giuseppe Mussari, presidente di Mps, dalle &#8220;partite che contano&#8221;. Il Monte dei Paschi ha ammesso infatti di avere investito 10 milioni di euro in Algebris e recentemente la Fondazione che controlla la banca senese ha dichiarato di avere in portafoglio l&#8217;1,9% di Mediobanca. Se si considera che il Monte dei Paschi ha una partnership sempre più stretta con il concorrente di Generali Axa, si capisce subito che da questa partita non manca nessun giocatore di rilievo.</p>
<p>A complicare le cose ci si mette anche un articolo del Corriere della Sera di oggi, secondo il quale Tci (The children investment fund), hedge fund già noto al mercato per mosse analoghe a quelle di Algebris su Abn Amro e l&#8217;americana Csx, ha fatto un investimento da oltre 440 milioni di euro su Intesa Sanpaolo ed è quindi un socio, seppure minoritario, del gruppo presieduto da Bazoli. In passato la stampa nazionale e internazionale ha evidenziato la vicinanza del fondo Algebris a Tci e sottolineato il fatto che spesso i due hanno operato di concerto in manovre simili a quella di questi mesi su Generali. Nel frattempo il braccio di ferro fra Intesa e Unicredit continua. Una danza che dopo tanti giri porta comunque ai soliti pochi nomi. Resta però da capire chi coglierà fuori posto la fine della musica.</p>
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    <title type="html">Generali: il vecchio Leone perde il pelo, ma non il vizio</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3216/generali-il-vecchio-leone-perde-il-pelo-ma-non-il-vizio"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bernheim_generali2.jpg" class="post" align="left" border="0" width="240" height="190" alt="bernheim generali mediobanca algebris de agostini segnalazione" /></p>
<p>Ci è stato segnalato <a href="http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/post/1666222.html">questo articolo</a> su Generali che riporta delle valutazioni interessanti. Lo linkiamo con piacere, visto anche che le vicissitudini del Leone di Trieste, fra critiche e reazioni, fra strategie politiche e strategie finanziarie, è sicuramente un ever green che ha avuto nuovo lustro con i recenti attacchi del fondo Algebris.</p>
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    <title type="html">Il trampolino per l&#039;Est di Generali</title>
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    <published>2007-07-11T11:44:29+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3041/il-trampolino-per-lest-di-generali"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/iltuffo_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="228" height="279" alt="generali bernheim balbinot assicurazioni paesi dell&#39;est conquiste jointventure ppf Ceska Pojistovna" /></p>
<p>“Con la Ceska Pojistovna riconquistiamo la leadership nell’Europa dell’Est”. Con queste parole Sergio Balbinot, amministratore delegato di Generali, ha presentato al mercato il nuovo accordo miliardario con il gruppo ceco Ppf. Si tratta della creazione di una joint venture di cui la compagnia triestina deterrà una quota del 51 per cento.</p>
<p>La <a href="http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&#038;tpl=kwfinanza%5Cdettaglio_news.tpl&#038;del=20070710&#038;fonte=TLB&#038;codnews=756">struttura dell’operazione</a> prevede il conferimento delle attività di Generali nell’Est europeo alla nuova società: si tratta di asset valutati 1,5 miliardi di euro a cui il Leone aggiungerà altri 1,1 miliardi di euro per raggiungere una quota di maggioranza. Gli asset conferiti da Ppf sarebbero invece valutati 3,6 miliardi di euro. Il nuovo deal fra Balbinot e Petr Kellner, patron di Ppf, regala una posizione di grande vantaggio alla compagnia triestina nei mercati emergenti. Ciò su cui mette l’accento Balbinot oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera è però l’importanza che questa posizione competitiva acquisita nell’Est ha per un eventuale corsa del Leone verso altri mercati emergenti come la Russia e la Turchia. I piani di Generali sono comunque globali ed entro l’autunno dovrebbe essere emessa la prima polizza in India. Il management rivendica il suo forte attivismo che ha reso Generali sempre più attiva sui mercati internazionali negli ultimi tempi.</p>
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    <title type="html">Tutti in fila per Generali</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2913/tutti-in-fila-per-generali"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Filapergenerali.JPG" class="post" align="left" border="0" width="224" height="170" alt="generali assicurazione mediobanca geronzi capitalia unicredit profumo bernheim bazoli intesa san paolo" /></p>
<p>Brutta giornata per Generali in borsa. Non solo il titolo del Leone di Trieste è stato sospeso per eccesso di ribasso (perdeva più del 9%), ma in queste ore le vendite lo portano di quasi un punto e mezzo percentuale sotto l’apertura. La sospensione al ribasso potrebbe essere stata dettata da un errore tecnico nell’operato di qualche trader, ma bisogna dire anche che i volumi elevati di oggi costituiscono un motivo di dubbio sulla contemporanea presenza di ben altre manovre. Di certo non si tratta di manovre russe, visto che <a href="http://www.kommersant.com/p767430/r_529/insurance_Generali_Group_Ingosstrakh/">il rumor</a> che riguardava l’acquisto di una quota fino al 40% della banca russa Igosstrakh è stato smentito dalla compagnia presieduta da Antoine Bernheim.</p>
<p>Più probabile che le parole di Giovanni Bazoli sull’autonomia di Mediobanca (e quindi di Generali che ha il suo maggiore azionista proprio in piazzetta Cuccia) abbiano un po’ disorientato chi puntava sulla coppiata Unicredit-Generali battezzata da Cesare Geronzi. Una tensione uscita allo scoperto con le parole dello stesso Bazoli, che, in quanto presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato in un’intervista rilasciata al direttore del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli, la necessità di mantenere indipendenti sia Mediobanca che la stessa Generali. </p>
<p>Il motivo? Semplice: Generali è il maggiore partner assicurativo e industriale di Intesa e quindi non può essere controllata dal suo maggiore concorrente. Insomma, anche se gli accordi sono chiari e prevedono la cessione a terzi del 9% di Mediobanca “avanzato” alla fusione Unicredit-Capitalia, Bazoli teme un cattivo scherzo e richiama le parti a rispettare gli accordi. Scartata anche l’ipotesi di un acquisto diretto della quota di Mediobanca da parte della stessa Intesa Sanpaolo. “Abbiamo letto che che questa ipotesi è stata esclusa in ragione del conflitto di interessi. Noi siamo d’accordo, ma le stesse considerazioni dovrebbero valere anche per gli altri istituti di credito”, ha detto Bazoli.</p>
<p>Alla fine il paradosso è davvero gustoso. In mezzo a scatole e scatoloni che servono soltanto a nascondere la mancanza di azionisti di peso in tante strategiche società italiane non riescono a raccapezzarsi neanche quelli che nel fare girare queste scatole cinesi sono dei maestri. Certo almeno Bazoli ha il coraggio di dire apertamente che l’italianità di Generali è un valore. D’altra parte lo stesso Antoine Bernheim, presidente della compagnia assicurativa, ha dichiarato ieri che Axa sicuramente in passato ci aveva fatto un pensierino, anche se stava progettando un’offerta amichevole. La presenza francese nel gruppo non sarebbe di certo una novità e questo rende il problema sempre più chiaro. Se i galli italiani che si scornano per Generali diventeranno troppi, sarà facile che finiscano in brodo e che alla fine la compagnia assicurativa finisca nelle mani di qualche big della finanza internazionale. Questo almeno è razionale in una logica di mercato: ovviamente che poi la politica abbia voce in capitolo è inevitabile pensarlo.</p>
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    <title type="html">Tutti quelli che hanno pagato l&#039;italianità di Telecom</title>
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    <published>2007-04-30T12:56:08+00:00</published>
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<p>“Il dottor Padoa-Schioppa mi ha telefonato come ha fatto con tutte le società interessate alla vicenda Telecom per sapere qual era la nostra posizione. Non ci sono state pressioni per un nostro intervento”. Bernheim ha tirato il sasso nello stagno e ritirato la mano, oppure i giornalisti hanno forzato le sue parole. Di certo ormai la questione è irrilevante, anche se forse non è solo un caso che proprio Generali, di cui Antoine Bernheim è presidente, è anche la società che sta appoggiando di più il cambio di proprietà di Telecom Italia con una cifra di 1,37 miliardi di euro a fronte di impegni minori della propria controllante Mediobanca e di Intesa Sanpaolo.</p>
<p>Proprio queste due banche sulla carta tirano fuori ciascuna 522 milioni per pagare a 2,82 euro per ogni azione Telecom e salvarne l’italianità. Ciò dimostra che i due contrastanti big della finanza nazionale Geronzi, vicepresidente di Mediobanca (e presidente di Capitalia suo maggiore azionista), e Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, possano e sappiano andare d’accordo. Il sistema ha reagito insomma, e ha espulso Tronchetti perché, sono parole sue, “non organico”.  </p>
<p>A questo punto Telco, la nuova società che controllerà Telecom con una quota del 18% (a cui però vanno aggiunte le quote di Generali e Mediobanca nel gruppo) avrà un board con sei rappresentanti delle banche e altri quattro rappresentanti di Telefonica, la socia spagnola che si è dimostrata ragionevole e ha ottenuto in cambio uno sconto da 2,92 euro a 2,85 euro ad azione Telecom: tre centesimi in più delle banche, ma sette in meno dell’offerta che aveva fatto insieme ad At&#038;t. Nel board di Telecom avrà però solo due rappresentantimentre gli italiani saranno complessivamente 13. Almeno così calcola il Sole 24 Ore di ieri.</p>
<p>Gli americani non hanno battuto ciglio, anzi, pur evidenziando un maggiore interventismo dello Stato che nel loro paese (ma sarebbe bello sapere cosa farebbero se qualcuno lanciasse un’offerta sulla stessa At&#038;t o su Microsoft), hanno mantenuto un certo stile. Cosa succederà a questo punto e quanto costeranno in tempo e denaro i futuri investimenti sulla rete (si parla di una cifra molto variabile fra i 6,5 e i 10 o più miliardi) è ancora presto per dirlo.</p>
<p>Di certo ha ragione il presidente di Assogestioni Marcello Messori quando constata che i piccoli azionisti sono stati scavalcati e che la società ancora una volta è passata di mano senza che ci fosse un&#8217;opa. Il fatto che poi, sembra, nessun imprenditore avesse in Italia le spalle abbastanza larghe per una simile impresa è un&#8217;obiezione che non pensiamo consolerà il parco buoi. Oggi il mercato si tiene freddo o addirittura vende, è il caso di Telecom e pure di Pirelli: in fondo l’italianità di Telecom l’hanno pagata proprio i piccoli di piazza Affari.</p>
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    <title type="html">Capitalia olandese? Ecco la risposta di Bolloré e Botin (ma soprattutto di Geronzi)</title>
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    <published>2007-02-07T11:16:15+00:00</published>
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<p> Gli unici che non hanno parlato sono gli olandesi di Abn Amro e il silenzio si addice all’azione. Capitalia stamane, dopo un inizio così così a Piazza Affari ritorna in territorio positivo e guadagna qualche decimo di punto percentuale dopo i ritracciamenti di ieri verso quota 7,14 euro. Mediobanca d&#8217;altra parte corre e guadagna oltre un punto percentuale a piazza Affari. Il trait d’union fra questo silenzio e i due movimenti di borsa sta tutto, oltre che negli intrecci azionari, nelle parole di ieri di Vincent Bolloré. Ieri il finanziere francese, che ha in portafoglio il 5% di Mediobanca e rappresenta il lato parigino di piazzetta Cuccia, stava tra sorrisi e strette di mano tenendo a battesimo la sua nuova creatura, l’inserto quotidiano gratuito Matin Plus a cui ha lavorato insieme a Le Monde, e fra le risposte qualcuna sull’Italia non ha temuto di darla.</p>
<p>Rivendicando un ruolo di primo piano nella recente crisi che attraversa l’asse che da Capitalia arriva a <a href="http://www.finanzablog.it/post/2584/per-colpa-di-quella-intesa-il-leone-e-sempre-piu-in-gabbia">Generali</a> attraverso Mediobanca ha dichiarato: “Dopo la fusione Intesa-Sanpaolo, Botin <a href="http://www.finanzablog.it/post/2589/geronzi-e-profumo-e-le-truppe-anti-bazoli-il-santander-dice-la-sua">[numero uno del Santander Ndr.]</a> voleva andarsene dall&#8217;Italia io l&#8217;ho convinto a restare”. Ma le parole di Bolloré - il cui gruppo fra trasporti, media ed energia ha un giro d’affari che sfiora i 6 miliardi di euro - sono andate ben oltre questa dichiarazione. “Capitalia deve restare indipendente e italiana per mantenere gli equilibri necessari all’indipendenza di Mediobanca”, ha dichiarato il vecchio amico di Geronzi, Botin e Bernheim e il panorama si è chiarito definitivamente. Se si aggiunge che oggi indiscrezioni sul Sole 24 ore parlano di strumenti finanziari e partecipazioni in tasca a Vincent Bolloré che potenzialmente arrivano al 10% di Capitalia, si capisce che Mediobanca non gradisce l’incursione di Abn Amro nella banca capitolina. </p>
<p>Rijkman Groenink, presidente di Abn Amro che è il maggiore azionista diretto di Capitalia con una quota del 4,5% circa del capitale, avrà sicuramente già fatto i suoi calcoli in proposito, tuttavia sicuramente oggi la strada che viene da Amsterdam appare più in salita che mai. Se davvero Bolloré dovesse avere il 10% del capitale che si potrebbe aggiungere a quel 5% addirittura di cui si parla a proposito del Santander la compagnia risulterebbe di fatto una conquista difficile e anche un’opa senza defezioni di nessun pattista avrebbe scarse possibilità di conquistare una maggioranza certa nel board. Non resta che vedere dove porterà adesso il complicato gioco delle alleanze che intorno a Generali e Mediobanca è stato di rado così caldo. L’attesa da qui al prossimo rinnovo a marzo del patto di sindacato di Capitalia e dell’assemblea sul rinnovo (o riconferma) del cda di Generali sembra insomma ancora densa di incertezze.</p>
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    <title type="html">Santander fra quegli anti-Bazoli di Geronzi e Profumo</title>
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    <published>2007-02-06T11:15:33+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2589/geronzi-e-profumo-e-le-truppe-anti-bazoli-il-santander-dice-la-sua"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/esercito.jpg" class="post" align="left" border="0" width="250" height="175" alt="capitalia geronzi arpe profumo mediobanca piazzetta cucci intesa san paolo generali bernheim equilibrio scontro banche opa abn amro santander emilio patricia ana botin bsch offerte fusioni acquisizioni mps intesa" /></p>
<p>Per diversi secoli in Italia regnucoli e principati si sono combattuti per il dominio di questo o quel fazzoletto di terra a suon di invocazioni d’aiuto allo straniero. Inevitabilmente l’aiuto interessato finiva per diventare un’oppressione non minore di quella temuta dal proprio vicino. Solo di rado un delicato equilibrio fra gli interessi delle parti contrapposte riusciva a lasciare un po’ di libertà a questo o quel principato. Si tratta di una storia secolare a cui sembra ispirarsi da tempo Cesare Geronzi, il presidente di Capitalia e vicepresidente di Mediobanca, che si trova al centro di una delle più grosse bufere della finanza italiana degli ultimi tempi.</p>
<p>Capitalia è da tempo una delle protagoniste più gettonate del gossip finanziario che le ha in diverse occasioni attribuito dei flirt con Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi e soprattutto con l’azionista olandese Abn Amro. Una direzione quella di Amsterdam che a Geronzi non piace: meglio la Madrid e il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/02/capitalia-botin.shtml?uuid=0db02e8e-b5b6-11db-b223-00000e251029&#038;DocRulesView=Libero">Santander di Emilio Botin</a> se si deve finire in mani straniere.  L’interesse di Botin è ormai palese: il presidente del Bsch ha appena dichiarato di essere sotto il 2% del capitale della banca romana e, secondo diffuse indiscrezioni, avrebbe già strumenti in derivati che gli permetterebbero di salire al 5 per cento. La posta in gioco è però molto più grossa e coinvolge tutti i pezzi da novanta della finanza made in Italy tagliati fuori dall’impero bazoliano di Intesa San Paolo. Lo scontro arriva a fino a <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=154804&#038;START=0&#038;2col=">Generali</a>, di cui Mediobanca è il maggiore azionista e coinvolge i vertici del Leone di Trieste che sono vicini all’asse di Geronzi.</p>
<p>È però proprio a piazzetta Cuccia che si armano i fucili degli opposti eserciti in campo e viene in soccorso di quanti non vogliono lasciare tutto nelle mani di Giovanni Bazoli la Unicredit di Alessandro Profumo, massimo antagonista del neonato gigante del credito. Il prossimo marzo è previsto il rinnovo del patto di sindacato, ossia degli equilibri di potere fra gli azionisti di Mediobanca, prima di allora si consumeranno sicuramente diverse cartucce e Cesare Geronzi cercherà in tutti i modi di puntellare l’asse Capitalia-Mediobanca-Generali, magari con l’aiuto della stessa Unicredit che di piazzetta Cuccia ha oltre il 7,7% del capitale ed è il maggiore azionista. Già ieri Profumo ha detto la sua parlando con finta vaghezza di governance duale: “Mi piacciono molto i sistemi duali perché dividono il ruolo di management e azionisti”, ha detto il conquistatore di Hvb aggiungendo che però “in Italia siamo riusciti a creare una cosa che non rende assolutamente chiara questa distinzione”. Gli osservatori più accorti hanno letto i queste parole un avvertimento agli altri azionisti di Mediobanca. I ruoli insomma si rinserrano, ma le prossime mosse di questa partita italiana saranno compiute probabilmente proprio da <a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=308292">Emilio Botin</a>: in fondo il Santander dopo la fine dell’avventura al San Paolo non poteva che cambiare fronte se voleva rimanere in gioco. Geronzi intanto continua a tessere la sua tela.</p>
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    <title type="html">Colpa di quell&#039;Intesa se il Leone è sempre più in gabbia</title>
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    <published>2007-02-05T15:13:13+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2584/per-colpa-di-quella-intesa-il-leone-e-sempre-piu-in-gabbia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/leoneingabbia.JPG" class="post" align="left" border="0" width="224" height="296" alt="leone di trieste assicurazioni generali bernheim antoine bazoli mediobanca nanni giovanni perissinotto intesa vita alleanza eurizone mario greco zaleski salza san paolo intesa sanpaolo restroscena" /></p>
<p>A essere onesti chi abbia seguito un po&#8217; da vicino la nascita del colosso Intesa Sanpaolo, non può avere dubitato del fatto che il senso dell’operazione era quello di creare un gigante che potesse competere con Unicredit in casa e che fosse impossibile da comprare dopo casi allarmanti (per molti uomini forti della finanza italiana) come Antonveneta e Bnl. In effetti gli analisti avevano avvertito da subito che le sovrapposizione erano tante e che di posti ne sarebbero saltati diversi. Questo senza considerare le cessioni obbligate che hanno dato Cariparma e Friuladria in pasto al Credit Agricole e che ancora sono tutt&#8217;altro che finite.</p>
<p>La scorsa settimana si era arrabbiato anche <a href="http://www.finanzablog.it/post/2575/generali-intesa-sanpaolo-non-ci-convince">Giovanni Perissinotto</a>. L&#8217;ad di Generali, la compagnia assicurativa che tanto ha contribuito a questa fusione, aveva infatti lamentato la durezza dei vincoli posti dall’Antritrust. Come se si trattasse di novità e osservatori di tutte le latitudini politiche e finanziarie non avessero già messo in guardia da un pezzo su quelle rinunce inevitabili per le regole attuali sulla concorrenza&#8230;</p>
<p>Ora però rischia di esplodere un&#8217;altra bomba a orologeria che tutti sanno essere innescata da tempo, quella dei posti di in esubero.  Sembra infatti che gli animi si stiano riscaldando su questa questione e che coloro che hanno accettato di essere allontanati siano ancora molto meno di quei quattro mila preventivati, mentre i sindacati borbottano ancora e diversi colletti bianchi iniziano a temere un tradimento.</p>
<p>La questione più calda di Intesa San Paolo, che però ha segnato un bel punto venerdì scorso con la sigla di un patto che dà alle fondazioni un diritto di prelazione sulle quote rispettive e che quindi cementifica la compagine azionaria del neonato gigante del credito, è un’altra e riporta sempre a quel rapporto ambiguo e forte con Generali. La bancassurance è infatti un nodo ancora non sciolto e l’affaire Eurizon è ancora sul tavolo. Nel frattempo Ugo Ruffolo, numero uno di Alleanza Assicurazioni (Generali), cerca di buttare acqua sul fuoco dichiarando al Sole 24 Ore &#8220;cresciamo anche senza Intesa Vita&#8221;, come a dire che gli stop dell’Antitrust non preoccupano. In realtà è chiaro che il problema si fa sempre più scottante.</p>
<p>Qualcuno già si chiede come farà Antoine Bernheim, vicepresidente di Intesa San Paolo, numero uno di Generali e grande sponsor del matrimonio bancario fra Milano e Torino, a giustificare la sua posizione se il Leone rimarrà a bocca asciutta. D&#8217;altro canto non è un segreto che le lotte per il controllo di Generali covano sotto la cenere e quindi, se la compagnia assicurativa dovesse allontanarsi ancora un po&#8217; da Intesa San Paolo, non si possono escludere dei colpi di mano. E nell’ombra sicuramente Mediobanca sta già giocando le sue carte.</p>
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    <title type="html">Intesa Sanpaolo, battesimo difficile a piazza Affari</title>
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    <published>2007-01-04T12:52:05+00:00</published>
    <updated>2007-01-04T12:52:05+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2400/intesa-sanpaolo-battesimo-difficile-a-piazza-affari"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/sadbaby.JPG" class="post" align="left" border="0" width="150" height="210" alt="intesa sanpaolo giovanni bazoli enrico salza cariplo fondazioni compagnia di san paolo santander opa generali bernheim perissinotto nomine strategie" /></p>
<p>Battesimo difficile in borsa per Intesa Sanpaolo: già il primo giorno delle contrattazioni non era andato bene e il titolo aveva perso qualche decimo di punto percentuale al suo debutto a piazza Affari. Ieri poi c’era stata una piccola rimonta (chiusura a quota 5,86 euro, +0,48%) che però aveva visto fra scambi impetuosi passare di mano l’1,25% del capitale circa. Oggi ritornano le perdite e il titolo va in rosso di oltre l&#8217;1,7% a metà seduta portandosi sotto i 5,8 euro per azione.</p>
<p>Dopo l’infornata di nomine ai vertici della superbanca, il mercato tiene gli occhi puntati sugli assetti azionari del nuovo gruppo ed è anche probabile che gran parte dei movimenti del titolo in questi giorni derivino da acquisti e vendite di soci forti e di istituzionali. Il nocciolo duro delle fondazioni, che hanno da poco costituito un patto di stabilità col 20,1% del capitale e cementato l’accordo con la clausola del diritto di prelazione, potrebbe vedere qualche piccola variazione. Ieri aveva avuto un certo seguito l’idea che i grandi soci di intesa Sanpaolo arrotondassero le loro quote con le previste cessioni del Santander, che è intenzionato a defilarsi gradualmente da un tavolo dove non ha più peso. Oggi tuttavia le mire sul pacchetto spagnolo da parte delle fondazioni sono state smentite dalla stessa <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200701articoli/16102girata.asp">Cariplo</a> (la fondazione è il secondo maggiore azionista del nuovo gruppo con il 4,68% del capitale che dovrebbe portare al 5,6-5,7% comprando dal Credit Agricole le azioni di Cariparma). &#8220;La nostra quota è invariata&#8221;, ha detto il presidente della fondazione Cariplo, Giuseppe Guazzetti a chi gli chiedeva del Santander.</p>
<p>Anche la Compagnia di San Paolo, primo azionista di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato in passato l’intenzione di arrotondare la sua quota del 7,6% all’8%. Insomma il patto che presto sarà diretto da Franzo Grande Stevens e al quale si affiancherà un secondo patto di sindacato con gli azionisti minori dichiara di volere comprare ma il titolo scende. Si tratterà di una ripicca spagnola? Difficile da dire. </p>
<p>Alla riunione per l’elezione del consiglio di gestione del nuovo colosso mancavano Antoine Bernheim e Giovanni Perissinotto, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Generali che nei giorni del battesimo in borsa della superbanca da 70 miliardi - di cui controllano il 5,5% - hanno deciso di andare in vacanza. In molti sospettano che rapporti troppo stretti fra il Leone e Intesa Sanpaolo possano essere nocivi. <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=146310">Qualcun altro</a> sottolinea invece che è già in atto lo scontro per la guida di Generali fra il suo primo azionista, ossia Mediobanca, e il suo secondo socio a cavallo fra Intesa e altri azionisti amici, insomma il sistema Bazoli. Sicuramente nei prossimi mesi se ne vedranno delle belle.</p>
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    <title type="html">Mps via da Finsoe e Hopa</title>
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    <published>2006-12-28T13:17:40+00:00</published>
    <updated>2006-12-28T13:17:40+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Mps alle grandi manovre. Secondo il Sole 24 Ore l&amp;#8217;istituto di credito senese ha deciso di concentrare la sua attenzione sul core business e dismettere le partecipazioni non pertinenti.
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2371/mps-via-da-finsoe-e-hopa"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/escape.jpg" class="post" align="left" border="0" width="201" height="234" alt="" /></p>
<p>Mps alle grandi manovre. Secondo il Sole 24 Ore l&#8217;istituto di credito senese ha deciso di concentrare la sua attenzione sul core business e dismettere le partecipazioni non pertinenti.</p>
<p>Si tratta di una riorganizzazione funzionale alla prossima scelta strategica di un partner europeo. Già individuati sette pretendenti dagli advisor Jp Morgan e Mediobanca, a gennaio si terranno le riunioni. Si tratta di Aegon, Fortis, Axa, Cnp, Predica, Talanx e Zurich. Cedere qualche importante partecipazione in questa prospettiva non potrebbe che far comodo.</p>
<p>Perciò, dopo <a href="http://www.finanzablog.it/post/2306/generali-esce-mps-ma-si-tiene-il-voto">l&#8217;uscita di scena da Generali</a> con una vendita a termine del suo 1,58% di capitale (ma tenendo per sé il diritto di voto), Mps vuole rimettere ordine anche nel suo ruolo dentro Finsoe e Hopa.<br />
 <br />
Attualmente nella cassaforte di Siena è depositato il 27% di Finsoe, la holding di controllo di Unipol, e il 9,6% di Hopa. Unipol a sua volta controlla l&#8217;1,9% del capitale di Monte dei Paschi di Siena. Interessati a quel 27% di Finsoe controllato da Mps ci sarebbero i francesi di Bnp Paribas (che hanno già il 4,5% di Finsoe) e le Bcc, che starebbero studiando l&#8217;operazione con Unipol.</p>
<p>Ma fino ad aprile i giochi sono un po&#8217; bloccati: solo in primavera infatti scade il patto di consultazione tra Mps e Holmo (che fa capo alla Lega delle cooperative e ha la maggioranza assoluta di Finsoe) e Holmo potrebbe essere interessata a acquisire per sé quella quota di Finsoe. Si parlerebbe di un passaggio del 15% (e non di tutto il 27%), in modo da lasciare nella cassaforte di Siena il 12% (che corrisponde a 300 milioni, la quota che Unipol possiede in Mps).</p>
<p>Anche da Hopa Rocca Salimbeni vorrebbe ritirarsi in buon ordine, soprattutto se non andrà in porto la ventilata fusione con la Mittel di Romain Zaleski. Ma qui la faccenda si ingarbuglia, perché il finanziere franco polacco starebbe studiando un&#8217;operazione su Generali. Per ora, ha fatto sapere &#8220;non c&#8217;è nessuna decisione&#8221; e rimane al 2,27%. Ma la sua decisione sarà per forza di cose concordata con Giovanni Bazoli, che presiede la holding di controllo. E per il presidente di Banca Intesa sulla <a href="http://www.finanzablog.it/post/2355/profumo-di-scontro-in-generali">partita Generali</a> si gioca la sfida con Mediobanca.</p>
<p>Oggi intanto si riunisce l&#8217;assemblea di Hopa per rinnovare la fiducia al&#8217;amministratore delegato Ettore Lonati, dopo la condanna di primo grado per il caso Italcase a Brescia che lo ha portato alla sospensione dalla carica.</p>
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