
L’esercizio integrale della greenshoe da parte di Mediobanca, e Goldman Sachs porta al ribasso la matricola Banca Generali che volge in territorio negativo con perdite intorno allo 0,7%. Si tratta del primo rosso dopo la quotazione della matricola di mercoledì scorso da subito rivelatasi un successo con richieste che hanno portato il prezzo sopra i 9 euro dagli 8 dell’ingresso a piazza Affari.
La perdita di oggi lascia ancora sopra i 9 euro la banca del Leone di Trieste, alla faccia di chi giudicava troppo cara (noi compresi) l’ingresso in borsa a un prezzo sopra i 6,5 euro. I multipli infatti rivelavano che Banca Generali era più cara delle concorrenti a quei prezzi, tuttavia il mercato deve aver creduto alle promesse di una crescita mirabolante fatte dall’ad del gruppo Giorgio Girelli al mercato durante il roadshow.
Intanto ora Mediobanca (che era già in parte proprietaria di Banca Generali in quanto è la maggiore azionista del gruppo assicurativo a monte della banca) e Goldman Sachs hanno in portafoglio 4,66 milioni circa di azioni che, pagate a 8 euro valgono circa 37,34 milioni, ma, a prezzi di mercato sui 9 euro, già possono essere rivendute a più di 42 milioni.
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Brutta giornata per gli assicurativi, sia in Italia che in Europa. Fra tante perdite spiccano quelle di Fonsai e di Generali. Entrambe hanno pubblicato la loro trimestrale fra ieri e oggi. Il Leone di Trieste, in particolare, ha pubblicato dei dati positivi con un utile netto a 1,943 miliardi (nei nove mesi) che rappresenta un record storico per l’azienda e un incremento del 23,2%. La seconda compagnia assicurativa europea ha anche rivisto al rialzo i suoi obiettivi per la fine dell’anno portando l’utile netto al 31 dicembre prossimo di cento milioni più in alto a quota 2,3 miliardi.
I risultati di Generali si sono avvantaggiati soprattutto di una forte crescita in Spagna, nei paesi dell’Est Europa e del Far East (come si ama chiamare oggi i mercati fra Cina, India e vicini). Più timidi i miglioramenti in Francia e Germania, mentre in Italia (che è ancora il mercato più importante insieme a quello francese e tedesco) c’è stato pure un calo dei premi vita del 5,1%.
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“Abbiamo capitale in eccesso e quindi non abbiamo bisogno di trattenere utili. La politica dei dividendi nei confronti degli azionisti potrà essere generosa”. Giorgio Girelli, amministratore delegato della prossima matricola di piazza Affari Banca Generali ha lusingato gli investitori stamane durante la presentazione dell’Ipo. “Questa è un’azienda che oggi sta iniziando a generare risultati - ha spiegato Girelli - crediamo che per un azionista sia utile entrare ora”.
Sull’ipotesi di prossime acquisizioni l’ad si è mostrato molto cauto. A suo parere in Italia si assisterà presto ad una seconda fase di consolidamento nel settore del risparmio gestito e perciò è meglio muoversi con attenzione. Secondo Girelli è ancora presto per esportare negli altri paesi europei il modello di business della quotanda del risparmio gestito; prima è meglio rafforzarsi sul mercato di riferimento italiano.
Durante la presentazione del collocamento di Banca Generali molti, però, si sono chiesti quali saranno i prossimi rapporti con la nuova Intesa-San Paolo. “Di sicuro non abbiamo nessun interesse di breve o lungo periodo su Fideuram”, ha spiegato in proposito Girelli aggiungendo: “Già oggi lavoriamo con Intesa, che è nostra azionista, e distribuiamo i loro prodotti. C’è un rapporto di collaborazione che continuerà. Siamo una realtà che vive con le proprie gambe anche all’interno del gruppo Generali”. Insomma si collaborerà, ma, almeno per il momento, ciascuno manterrà la propria identità.
L’Opv di Banca Generali sarà fra il 2 e il 10 novembre prossimi. La forchetta di prezzo indicata nel prospetto informativo è stata fissata nell’intervallo fra 6,50 e 8,50 euro per azione con una valutazione del gruppo fra 723,5 e 946,1 milioni di euro.
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Nessun progetto di opa su Capitalia, non sono previste acquisizioni in Spagna o all’estero per il momento. Il portavoce del Santander ha così messo uno stop alle indiscrezioni uscite sulla nostra stampa nazionale che davano per prossima un’offerta della banca iberica sull’istituto di via Minghetti. L’effetto è quello di perdite vicine all’1% per il Bsch a Madrid e guadagni superiori all1% con volumi sopra la media per Capitalia in una giornata di fiacchezza per i titoli bancari di piazza Affari.
In poche parole, secondo diversi analisti, la banca guidata da Cesare Geronzi con le ultime voci rimbalzate rapidamente anche sulla stampa spagnola ha riconfermato il suo appeal per il mercato e il suo ruolo di preda fra le più interessanti d’Europa.
Ai rumors sull’interesse del Santader aveva contribuito la brama di rivincita dell’istituto presieduto da Emilio Botin dopo l’uscita dai giochi di Intesa San Paolo non ancora compensata da un concambio più favorevole o da qualche regalo finanziario. Circa un mese fa Cesare Geronzi aveva già detto no alle proposte olandesi di Rijkman Groenink (numero uno di Abn Amro che ha in portafoglio l’8,6% di Capitalia ed è reduce dalla conquista di Antonveneta), che ora potrebbe meditare un piano alternativo a quello degli spagnoli. Oggi si parlava già di incontri a breve del Santander con Mario Draghi per discutere la questione e progettare un’offerta. A questo punto la palla ritorna al centro.
Il problema è quello della vittima sacrificale. Cosa vorrà il Credit Agricole da Intesa in cambio del suo assenso alle nozze torinesi? Oggi sicuramente Pauget avrà parlato con Passera anche di questo e, anche se nulla sembra trapelato dell’incontro, tutti continuano a chiedersi se alla fine Intesa darà il via libera su Cariparma ai francesi per tenerseli buoni.
In effetti loro non hanno ancora detto nulla su un matrimonio che crea un colosso pieno di doppioni e che diluisce la quota del Credit Agricole dal 15% in Intesa al 9% della nuova entità. In molti fanno già i calcoli sul regalo che i francesi chiederanno a Passera e Bazoli. In tal senso gli sportelli in avanzo alla Santa Intesa sarebbero un’ottima occasione per distribuire un po’ di polizze francesi, ma servirebbe un nocciolo duro da cui partire e l’offerta di Intesa che comprenderebbe Friuladria più Biverbanca sembra che non sia stata accolta. Più gradita sarebbe Cariparma, ma su questo il nodo rimane e Passera sembra in questo caso volersi tirare indietro.
Sul terreno rimangono anche le ipotesi di un’esclusiva della distribuzione delle polizze del Credit Agricole da parte di Intesa. La fabbrica prodotti di Nextra è già posseduta dai francesi al 65%, ma bisognerebbe capire quali sono le intenzioni di Generali (che ha il 50% di Intesa Vita tramite Alleanza) su un accordo del genere. Cosa ne verrà fuori? Forse è ancora presto per dirlo anche perché sicuramente pure San Paolo avrà un’opinione in merito. Di certo c’è che la partita della bancassurance è ancora tutta da giocare e che Eurizon, la quotanda di San Paolo, è una delle pedine in questa partita. Oltre al problema Antitrust – la quota massima del 25% su base provinciale è superata in diversi feudi del nascente asse Torino-Milano – c’è anche una questione di conflittualità inaccettbile in un gruppo unico. Nextra-Caam non può convivere con San Paolo Asset management e Fideuram rischia di non essere digerita da Banca Generali. Per evitare la nascita di un gruppo schizofrenico o qualche sorpresa francese nel cda bisognerà trovare una soluzione, e presto. Non per niente anche la Consob aspetta chiarimenti sulla vicenda.
Forse si sono accorti che era giunto il momento di pensarci un attimo. L’alt alla quotazione di Eurizon, giunto ieri dal cda di San Paolo con il rinvio del meeting riservato agli analisti del consorzio per l’offerta, si è fatto attendere tanto da giungere sul filo del rasoio. E ha causato qualche mal di pancia all’ad di Eurizon Mario Greco, che pare proprio non aver gradito.
L’analist meeting sarebbe stato un punto di non ritorno e avrebbe avviato un meccanismo inarrestabile. Minacce di dimissioni e decisioni tardive a parte, quella del rinvio dell’Ipo di Eurizon sembra comunque una scelta inevitabile. Troppe duplicazioni (per esempio la fabbrica prodotto) e incertezze sul futuro annebbiano il panorama. Generali, che chiaramente vuole essere il punto di riferimento assicurativo del nuovo asse Milano Torino non starà certo a guardare. Anzi l’accelerazione del processo di quotazione di Banca Generali fa parte di questo panorama incerto e fluido su cui campeggia l’ombra dell’Antitrust e la speranza di nuove sinergie o imprese come quella descritta ieri sui giornali secondo cui San Paolo avrebbe mire sulla britannica Scottish Widows.
Insomma i rumors si inseguono, ma i problemi rimangono: come farà Intesa-San Paolo-Generali a mettere ordine tra gli asset, che sovrappongono in molti casi le loro attività, senza causare concentrazioni eccessive di quote di mercato e senza neanche doversi privare di gioielli notevoli?
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Picco negli utili di Generali che sull’ultima riga del conto economico scrive 1,4 miliardi di euro. Si tratta di un risultato da capogiro che supera le più rosee valutazioni degli analisti. I più generosi erano stati quelli di Citigroup, che però avevano ipotizzato utili a 1,36 miliardi, gli altri scendevano anche fino a 1,1 miliardi.
Miglioramenti industriali sia nel ramo Vita che in quello Danni e l’applicazione del piano industriale 2006-2008 farebbe prevedere lo sviluppo nel segmento retail dei prodotti del Leone di Trieste. La grande attesa intorno alle dichiarazioni del gruppo sugli impatti della Santa Intesa e sui nuovi legami via Alleanza è stata parzialmente delusa. Il management ha detto poco e ha sottolineato che è troppo presto per dare dei dati esatti.
In ogni caso gli accordi nel settore della bancassicurazione rappresentano soltanto una parte degli interessi della compagnia presieduta da Antoine Bernheim. I patti con le banche servono solo a creare un canale per le polizze e i prodotti, devono quindi essere visti più come un mezzo che come un fine. Tuttavia l’amministratore delegato Giovanni Perissinotto e il resto del management hanno ribadito l’intenzione di crescere al fianco del nuovo colosso San Paolo Intesa di cui “Generali sarà il più importante azionista italiano”.
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Scivolone in borsa di Alleanza Assicurazioni la controllata di Generali che oggi ha pubblicato il bilancio semestrale e perde a piazza Affari oltre il 3,4%. Non che l’esercizio della compagnia assicurativa che possiede il 50% di Intesa Vita e che ha beneficiato nei giorni scorsi per questo motivo di forti rialzi derivanti dalle nozze fra Torino e Milano sia poi andato così male, anzi. L’Utile netto del periodo è cresciuto del 28% e il target di fine anno è stato così alzato a 410-440 milioni dai 380 dell’anno scorso. Il problema della compagnia è invece un altro: l’eccesso di liquidità. Non è una novità fra le assicurazioni italiane, ma gli azionisti evidentemente contavano già in un maxidividendo che proprio a causa della nozze fra Intesa e San Paolo è stato ora congelato. La compagnia ha dovuto anche comunicare questo “dettaglio” al mercato su richiesta della Consob (dopo la domanda di un giornalista alla conference call di oggi) e intanto si assiste al paradosso di una società che va bene (come gestione), ma va male (per gli azionisti che si aspettavano il dividendo e sono rimasti a bocca asciutta).
Osserviamo en passant anche che la compagnia continua ad estendere la sua rete e che Intesa Vita ha registrato una crescita del 2,9% a livello di nuova produzione portandosi 21,2 milioni di euro. Note stonate invece il calo dei premi del 3% a 4,36 miliardi di euro e dei ricavi del 10,7% a 5,338 miliardi. A quanto pare Alleanza dovrà rivedere molte cose dopo le nozze fra Intesa e San Paolo, a partire dalle sovrapposizioni che, già si sa, sono presenti in diverse province.
“Le Generali? Bella domanda. Ha letto il Deserto dei Tartari? È un bellissimo libro italiano”. A chi gli chiedeva se ci fossero novità nel tanto chiaccherato quanto inconcludente feeling fra Generali e Axa, Henri de Castries il presidente del colosso assicurativo francese ha risposto così. Il desolante libro di Dino Buzzati racconta della sterile attesa del tenente Drogo che passa la vita in una fortezza aspettando l’invasione dei Tartari i quali, per beffa del destino, arriveranno quando lui è vecchio e sulla via del ritorno a casa: troppo tardi. Considerando che Axa ha appena comprato la Winterthur da Credit Suisse per 8 miliardi e non ha intenzione di chiudere qui la partita l’accusa di immobilismo sembra chiaramente rivolta al Leone di Trieste, che invece fa marcire montagne di denaro nelle casse senza riuscire a muoversi come dovrebbe. Triste, ma vero, il francese ha ragione e anche se Antoine Bernheim ha passato gli ultimi mesi a ristrutturare la sua compagnia, sembra che qualche acquisizione in più non possa far male e che, presto o tardi, sarà necessario anche fare un po’ di shopping.
Intanto in Europa non stanno di certo fermi. Ieri Axa ha mostrato agli analisti un utile semestrale da record a quota 2,7 miliardi, in crescita del 20%. La compagnia assicurativa d’oltralpe ha anche ribadito il suo interesse per il mercato italiano e oggi un bell’articolo su MF dedicato al Monte de paschi di Siena che dalla fine del caso Unipol cerca un’assicurazione per vendere le sue polizze vita, dava i francesi per preferiti dal board di Giuseppe Mussari, mentre anche gli inglesi di Aviva sarebbero fra i possibili contatti.
Generali con l’acquisto di Toro è appena diventata la prima compagnia assicurativa nel ramo danni in Italia e ha raddoppiato la quota di mercato nel segmento retail; l’operazione però ha destato più di qualche perplessità tra gli esperti e sembra anche essere stata bocciata dal mercato che registra perdite del titolo del Leone pari a l’1,8% circa. Come mai? Abbiamo chiesto a un analista di una primaria sim straniera che segue le gesta di Bernheim.
Il primo dubbio che ci è venuto in mente è stato questo: ma non è che Generali ha comprato Toro per reagire alle conquiste svizzere di Axa e agli acquisti delle minorities di Ras da parte di Allianz? Non è che crescevano troppo i gruppi europei? Secondo l’analista senza dubbio i due fattori hanno un peso, ma non sono la vera ragione dell’operazione per almeno due motivi. Il primo è che comunque a livello europeo Generali è tra i giganti e cane non mangia cane, al più si fa un matrimonio, ma non si fanno attacchi: sarebbero bocconi troppo grossi da digerire.
Il secondo motivo è più sibillino. In realtà sembra che il leone di trieste volesse cogliere un’occasione irripetibile che le avrebbe permesso di raggiungere la leadership nel settore danni. “Probabilmente qualcuno stava facendo troppi ordini su Toro che è di fatto l’unica compagnia assicurativa italiana che era davvero sul mercato e il management ha agito d’istinto”. Insomma si sarebbe trattato di un “meglio noi che loro”.
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