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Media: pubblicità in lenta ripresa, ma il 2008 è lontano

pubblicato da Ferry Boat in: Media Azioni Italia RCS Cairo

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Fra scricchiolii dovuti in parte all’età e in parte all’attrito la ruota dell’editoria sembra essersi rimessa lentamente in moto. I primi cinque mesi dell’anno fotografato da Nielsen rivelano una crescita complessiva del mercato pubblicitario del 3,8% circa e, si sa, dall’advertising dipende ormai quasi tutto che si parli di televisione o di internet, di radio o di carta stampata. Complessivamente fra gennaio e maggio gli inserzionisti hanno investito 3,8 miliardi di euro in pubblicità, circa 140 milioni di euro in più rispetto al 2009 e comunque molto meno che nel 2008.

Eppur si muove, direbbe Galileo vedendo le performance delle quotate del settore. Mediaset ha archiviato nell’ultimo anno un recupero del 22,8% ed Rcs del 17% circa. In Borsa hanno brillato soprattutto l’Espresso che ha guadagnato il 45,8% per cento e Poligrafici Editoriale, quella de Il Giorno e Il Resto del Carlino, che ha guadagnato il 26,7 per cento. Più timide le performance di Caltagirone Editore (quello de Il Mattino e Il Messaggero) che nell’ultimo anno ha recuperato solo il 4,7% mentre per Il Sole 24 Ore sono mesi da dimenticare con un ribasso complessivo del 33,6% che deprime il titolo.

Il taglio degli investimenti pubblicitari che ha accompagnato la crisi ha forzato diverse tendenze già vistesi in passato: con una certa rapidità il mondo dell’editoria si adatta a mutazioni profonde che scuotono ancora il settore. Nuove tendenze emergono con vigore. Il panorama televisivo, che assorbe di gran lunga la maggior parte delle risorse pubblicitarie, ha in realtà registrato negli ultimi anni l’exploit di Sky Italia che nel 2009 è stato il secondo gruppo per fatturato dopo la Rai con 2,71 miliardi di euro e una crescita del 2,7 per cento. La pubblicità, però, in questo caso non c’entra, perché Sky ricava 2,4 miliardi dalle offerte pay.

Mediaset, che dipende dalla pubblicità che le fornisce 1,9 miliardi di euro su un giro d’affari di 2,5 miliardi, ha puntato anche sull’offerta Premium nel settore della pay-tv. Di recente la guerra tra i due colossi ha portato a un taglio delle offerte dei concorrenti che rischia di penalizzare i margini di tutta la televisione.

Per completezza andrebbe aggiunto che la prima televisione italiana, la Rai, deve 1,6 miliardi di euro (su un fatturato complessivo di 2,7 mld) al canone e poco più di 900 milioni alla pubblicità.

Il canale di trasmissione che però ha meglio contrasto la crisi non è quello televisivo, bensì quello della radio e, in seconda battuta, quello di internet. Secondo le ultime rilevazioni sull’etere nei primi 5 mesi del 2010 la radio ha registrato una crescita della raccolta pubblicitaria del 14,6% mentre Internet ha saputo incrementare le risorse dall’advertising dell’11,6 per cento.

Non è un caso che i principali quotidiani stiano concentrando risorse crescenti sui propri siti web, anche se il peso in valore assoluto di questo canale rimane ancora marginale rispetto a quelli tradizionali. Nei primi 5 mesi i quotidiani hanno registrato un calo dello 0,2% negli investimenti in pubblicità commerciale nazionale, mentre la free press e i periodici hanno ancora una volta pagato il conto più salato con una flessione del 6,7 e del 9,3% rispettivamente. Lo spostamento di notevoli investimenti provenienti dal settore dell’abbigliamento dai periodici ai quotidiani ha aggravato al crisi dei primi e reso la moda il primo finanziatore pubblicitario della stampa giornaliera.

Nel settore della carta stampata i tagli all’editoria, e in particolare dei fondi per il ripristino del diritto soggettivo per il 2010 e il 2011, mettono a rischio l’esistenza di tantissime piccole testate dal Manifesto a Europa. Il numero dei giornali rischia dunque di diminuire drasticamente, anche a causa dell’Austherity decisa dal ministero dell’Economia. Difficile dire se ci siano dietro queste manovre intendimenti politici o semplicemente un adattamento dei mercati (e dei fondi pubblici) alla difficile congiuntura, né le due cose si escludono. In ogni caso i grandi quotidiani e i grandi periodici potrebbero guadagnare le quote dei concorrenti in difficoltà. Sotterranea e multiforme la ripresa del settore pubblicitario sembra però riemergere in attesa, come il resto dell’economia, di un po’ più di fiducia.

Editoria: qualche segnale di ripresa dai dati Nielsen

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Cairo

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L’ultima rilevazione italiana di Nielsen, uno dei più grandi analisti mondiali del settore pubblicitario, invia qualche segnale di ottimismo dopo mesi e mesi di profonda crisi. Il settore dell’editoria e in particolare quello dell’editoria periodica è uno dei più ciclici a causa della strettissima connessione degli investimenti pubblicitari con la generale congiuntura economica. In qualche maniera, per converso, dagli investimenti pubblicitari si può ottenere un indicatore sullo stato generale dell’economia.

Nel suo consuntivo 2009 Nielsen evidenzia che in Italia l’anno si chiude con una flessione degli investimenti in pubblicità del 13,4% a quota 8,51 miliardi di euro. Il dato di dicembre evidenzia invece un calo di soli 1,6 punti sul dicembre 2008 e invia un segnale di ripresa. Nell’ultimo mese dello scorso anno i comparti della televisione, del cinema, della radio, di internet e altri ancora hanno registrato valori in crescita, mentre il trend dei quotidiano ha mostrato una flessione.

Se in tutto l’anno la televisione (compresi i canali generalisti e satellitari) ha registrato un calo delle risorse pubblicitarie del 10,2% nel solo mese di dicembre il saldo con il dicembre precedente rivela invece una crescita del 2,5 per cento. Il segmento della stampa rimane in forte affanno con un calo complessivo annuale del 21,6% in termini di raccolta pubblicitaria. Nello specifico perdono raccolta pubblicitaria i quotidiani a pagamento con una flessione del 16% complessiva; i quotidiani free press subiscono un danno maggiore dalla crisi con una contrazione del 26,6%. In difficoltà anche i periodici: perdono nell’anno il 28,7% dei loro investimenti pubblicitari.

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Cairo, buona la trimestrale e il mercato non apprezza

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! Persone Media Azioni Italia Cairo

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Viaggia in territorio negativo Cairo Communication nel primo giorno di contrattazione dopo la pubblicazione dei dati della trimestrale. Qualche decimo di punto in territorio negativo in apertura suggerisce che i dati non abbiano infiammato il mercato, anzi.

I ricavi lordi consolidati sono cresciuti del 21% a 243,8 milioni, il margine operativo lordo ha segnato uno stacco al rialzo del 18% (9,8 milioni di euro). L’esercizio si è chiuso con un utile netto di 254 mila euro su cui ha impattato soprattutto la perdita – da 9,874 milioni - derivante dalle attività in dismissione in Diellesei. Ovviamente svalutare e sottrarre asset dal bilancio pesa (Pirelli docet) e finisce per pesare anche sulla situazione patrimoniale del gruppo che indica un net equity da 92,8 milioni di euro contro un patrimonio netto di 117,9 milioni al 30 settembre dell’anno scorso. Si è ridotto però anche il debito finanziario netto che scivola a 92,395 milioni.

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Cairo incassa la fiducia degli analisti, c'è spazio per crescere ancora

pubblicato da Ferry Boat in: Media Azioni Italia Cairo

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Sembra che per la Cairo Communication ci siano ancora ampi margini di crescita: la casa editrice che quota a 37,29 euro per azione ha dei target prioce più che lusinghieri dalle maggiori banche d’affari e società di rating. Un articolo uscito oggi su F&M parla di prezzi obiettivo fra i 44,4 euro e i 51 euro per azione. Sembra, infatti, che dal prossimo anno gli strascichi derivanti dal flop delle directories non debbano più farsi sentire sul conto economico. Parliamo di una cifra rilevante che si aggirerebbe sugli 8-9 milioni di euro a livello di ebitda e che, eliminata dovrebbe quasi far raddoppiare il margine operativo lordo dando una svolta al conto economico: questo l’impatto valutato dall’analista di una sim.

Intanto proseguono i successi in campo editoriale e la raccolta pubblicitaria di questa società anche grazie alle nuove iniziative DiPiùTv e a Diva&Donna sembra proceda meglio che per altri competitor. La società continua anche a raccogliere pubblicità per La 7 ed i contratti con Mediaset del Torino FC, società appartenente anch’essa a Urbano Cairo, ma non consolidata in Cairo Communication, dovrebbero portare altro denaro nelle casse della casa editrice che riceve in appalto dalla squadra granata i cartelloni dello stadio. Quest’anno il Torino FC sarà l’unica squadra piemontese a giocare in serie A dopo la retrocessione d’ufficio in serie B, per illecito sportivo, della Juventus FC, un aspetto questo che dovrebbe attrarre ulteriormente l’interesse degli sponsor verso il club granata.

Cairo perde quota nel giorno della semestrale

pubblicato da Ferry Boat in: Fatti del giorno Persone & fatti Persone Media Azioni Italia Cairo

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Segno rosso su Cairo Communication. La società dell’ex manager di Publitalia Urbano Cairo ha chiuso le contrattazioni con una flessione dell’1,08% nel giorno della pubblicazione del bilancio semestrale che comprende il periodo fino al 31 marzo del 2006.

I ricavi semestrali della società dell’occhio rosso (è questo il marchio del gruppo) sono cresciuti in un anno da 88 milioni di euro a 113,4 milioni. Positiva anche la voce del margine operativo lordo che è passato da 2,4 milioni di euro a circa 4,1 milioni. Più giù però risuonano le dolenti note. A seguito delle svalutazioni dovute alla liquidazione del ramo directory, l’ebit di Cairo è negativo per 182 mila euro contro il dato positivo del corrispondente periodo 2004/2005 che segnava un guadagno di 780 mila euro. In particolare la liquidazione del ramo directory pesa sul risultato operativo per 2,24 milioni. Sostanzialmente stabile l’utile netto che passa da 2,16 milioni a 2,114.

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Cairo liquida le directories: ci vogliono meno costi

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! Fatti del giorno Media Azioni Italia Cairo

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La giornata per Cairo Communication si è aperta con qualche guadagno a Piazza Affari e con un ritracciamento che già 20 minuti dopo l’inizio delle negoziazioni ha visto il titolo riavvicinarsi al prezzo d’apertura. Lo slancio iniziale del gruppo editoriale è dovuto alla decisione di uscire dal settore delle directories tramite la liquidazione di Diellesei, la ex Cairo Directory che il gruppo di Roberto Urbano Cairo partecipa al 60%.

La scelta incoraggia un poco gli investitori perché gli investimenti fatti nel settore directories non hanno portato affatto i risultati sperati e hanno anche appesantito i risultati della gestione. Sul ramo directory di Cairo pesava comunque una forte concorrenza, che ha ridotto i margini degli operatori.

Problemi anche dai perduranti accertamenti di alcuni periti dopo l’iniziativa giudiziaria avversa di Seat Pagine Gialle. Questi fattori hanno anche fatto slittare il break-even, insomma c’è un po’ di maretta e anche i report di alcuni analisti sulla società hanno in passato evidenziato come il gruppo editoriale soffra di un difetto di marginalità.

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