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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
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    <title type="html">Il Geronzi pensiero</title>
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    <published>2007-11-30T10:30:20+00:00</published>
    <updated>2007-11-30T10:30:20+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Le partite più importanti della finanza italiana, da Mediobanca a Generali passando per Telecom, ruotano intorno a uno dei banchieri più importanti del Bel Paese. Cesare Geronzi, uno degli artefici[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3273/il-geronzi-pensiero"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/geronzi1.jpg" class="post" align="left" border="0" width="200" height="200" alt="cesare geronzi mdiobanca generali giovanni bazoli intesa sanpaolo capitali alessandro profumo unicredit telecom intesa sanpaolo manager sole 24 ore" /></p>
<p>Le partite più importanti della finanza italiana, da Mediobanca a Generali passando per Telecom, ruotano intorno a uno dei banchieri più importanti del Bel Paese. Cesare Geronzi, uno degli artefici della fusione fra Capitalia e Unicredit  e uno dei personaggi più potenti e discussi d&#8217;Italia, è stato <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/11/geronzi-strategie-mediobanca.shtml?uuid=c41bdcba-9f15-11dc-a2b4-00000e251029&#038;DocRulesView=Libero&#038;area=apertura">intervistato</a> dal direttore del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli. Vale sicuramente la pena di leggere le sue opinioni su un sistema di potere e denaro di cui lui conosce come pochi gli equilibri.</p>
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    <title type="html">Mediobanca e Generali fra farsa e potere</title>
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    <published>2007-10-01T18:47:14+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3163/mediobanca-e-generali-fra-farsa-e-potere"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/alcastello.jpg" class="post" align="left" border="0" width="295" height="295" alt="MEDIOBANCA geronzi profumo generali axa fusioni acquisizioni " /></p>
<p>Spaghetti e mandolino, tragedia e farsa, c’è poco da dire l’Italia è così. Ancora una volta al centro di tutto c’è Generali e Mediobanca e tutti i suoi soci da Unicredit a Groupama, un balletto che nessuno a volgia di terminare. Un balletto che non può continuare. Così spunta quella figuraccia di Geronzi fresca fresca. Lui dice che Vincenzo Maranghi, lo storico successore e aiutante di Enrico Cuccia deceduto poco tempo fa, lo aveva battezzato presidente di Mediobanca. “Prima della sua morte Maranghi mi disse se volevo essere presidente di Mediobanca”, ha dichiarato Geronzi alla stampa. Immediata la reazione dei familiari che si sono detti “profondamente sconcertati dall&#8217;attribuzione di parole e pensieri a una persona che non è più in grado di asseverare né di correggere nè tanto meno di smentire quelle affermazioni”.</p>
<p>In effetti del fatto che Geronzi, puntando al ruolo di erede della tradizione storica di Mediobanca, sia scaduto in un eccesso di tempestività e di cattivo gusto sembra difficile dubitare. Certo il messaggio che ha lanciato è chiaro e coerente. Adesso Geronzi è il presidente di Mediobanca, ieri lo stesso Vincent Bolloré lo ha definito il naturale candidato alla vicepresidenza di Generali (lasciando un po’ indispettiti anche diversi manager di Mediobanca), domani Geronzi potrebbe diventare l’ago della bilancia nel nuovo assetto del Leone e farsi tramite la stessa Mediobanca (che delle Generali è il maggiore azionisti) garante del “nuovo corso).</p>
<p>A questo punto però ci sono diversi ostacoli e interrogativi. Il primo riguarda la contropartita che francesi vorranno in cambio del proprio appoggio. Un interrogativo grande quanto la stabilità dell’intero sistema finanziario italiano anche perché Generali ha bisogno di crescere per difendersi dagli altri due grossi gruppi europei che sono Allianz e la francese Axa.  Proprio quest’ultima gioca da tempo il ruolo della pantera in agguato e nessuno sottovaluta i pericoli a cui potrebbe esporre il Leone. Guarda caso fu proprio lo stesso Maranghi a mettere in guardia Generali dal grandissimo pericolo che cadesse nelle mani di Axa. Altro interrogativo riguarda proprio le mosse che Mediobanca e Generali dovranno fare per sventare una caduta. Bisogna crescere, crescere, crescere. Ma mille lacciuoli intralciano il passo. Unicredit, maggiore azionista di Mediobanca, tanto da dovere cedere per ragioni di antitrust il 9,34% di piazzetta Cuccia all’indomani della fusione con Capitalia, rischia un corpo a corpo con Intesa Sanpaolo. Se infatti Unicredit è diventata il primo azionista di Mediobanca che, a sua volta, è il primo azionista di Generali, bisogna anche ricordare che il Leone a sua volta possiede il 5% di Intesa San Paolo Imi. Per questo Giovanni Bazoli, patrone della banca torino-milanese da subito ricordò a Unicredit che non poteva mantenere il controllo di Mediobanca con quelle quote e ricordò gli impegni a vendere. Insomma ancora una volta intorno a Mediobanca ruotano tutti pezzi da novanta della nostra finanza. La cosa più brutta che potrebbe accadere è che alla fine anxcora una votla a trarre il frutto delle divisioni nazinali sia uno straniero come Axa o come Allianz.</p>
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    <title type="html">Cercasi Arpe disperatamente...</title>
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    <published>2007-07-10T17:43:18+00:00</published>
    <updated>2007-07-10T17:43:18+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3038/cercasi-arpe-disperatamente"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Wanted.JPG" class="post" align="left" border="0" width="244" height="384" alt="MATTEO ARPE CAPITALIA MANAGER FABIO ARPE fondi scontri poteri forte liquidazione maxiuscita lehman brothers mediobanca capitalia" /></p>
<p>Che fine ha fatto Matteo Arpe? Il mercato continua ancora interrogarsi sul destino del giovane sconfitto di Capitalia. Certo qualcuno arriccerà il naso all’aggettivo sconfitto per un uomo che, si favoleggia, abbia incassato fra gli 80 e i 100 milioni di euro di liquidazione per lasciare la banca al suo nemico Cesare Geronzi e alla fusione con Unicredit. Tanto più che già prima prendeva qualcosa come <a href="http://www.wikio.it/economia/banche_e_assicurazioni/capitalia/matteo_arpe">6,1 milioni di euro l&#8217;anno</a>. Ma in fondo, diciamolo, di qualche volto nuovo il marcato italiano chiuso dal trio non proprio giovanile Bazoli-Bernheim-Geronzi ha bisogno.</p>
<p>Il fallito Edipo di Capitalia, secondo altre voci non confermate, avrebbe già preso la via dei fondi internazionali, forse con l’aiuto di qualche collega di Lehman Brothers, forse con l’aiuto di suo fratello <a href="http://www.ilmeridiano.info/articolo.php?Rif=14481">Fabio Arpe</a>, l’uomo che fece passare Caboto da 16 a 2000 dipendenti e dopo la fondazione di Abaxbank oggi è impegnato nella sfida di Banca Mb.</p>
<p>Sicuramente l’ambizioso e socievole Matteo non sarà rimasto a guardare in questi giorni i successi di Geronzi nella nuova Unicredit-Capitalia e soprattutto in Mediobanca. Il problema è che i successi del suo nemico rischiano di rendergli molto difficile la vita in Italia. I “poteri forti” (se si vuole adottare questo buffo appellativo) hanno già dimostrato di essere molto vendicativi e pazienti: cinque a uno che Arpe trova lavoro all’estero.</p>
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    <title type="html">A chi conviene Unicredit-Capitalia</title>
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    <published>2007-05-11T16:50:35+00:00</published>
    <updated>2007-05-11T16:50:35+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2889/a-chi-conviene-unicredit-capitalia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/lintesa.jpg" class="post" align="left" border="0" width="238" height="188" alt="capitalia cesare geronzi alessandro profumo matteo arpe mediobanca generali intesa san paolo patto di ferro fusione prodi draghi costamagna goldman sach&#39;s" /></p>
<p>Quella che qualcuno chiama la quadratura del cerchio passa da un caffé ieri pomeriggio fra il ministro degli Esteri Massimo D’Alema e Giovanni Bazoli, il grande architetto di Intesa Sanpaolo. Al centro della conversazione la fusione più sgradita che la Santa Intesa potesse immaginare: Capitalia che va a nozze con Unicredit. Una pioggia di segnali in tal senso è caduta ieri sul mercato. Alessandro Profumo, mentre raccontava agli analisti il brillante primo trimestre di piazza Cordusio, ha ammesso che una integrazione amichevole con Capitalia potrebbe creare valore e avrebbe un senso. Una riapertura a possibili acquisizioni che ha riempito le colonne dei giornali di oggi e a cui Profumo ha corroborato confermando contatti (non negoziati però) sia con Capitalia che con la francese Societe Generale, della quale si era già discusso parecchio nelle ultime settimane.</p>
<p>A dare concretezza all’ambizioso progetto di fusione fra via Minghetti e piazza Cordusio ha contribuito poi la nuova di una consulenza affidata da Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, a Claudio Costamagna, banchiere molto noto in Italia e in Europa sia per il ruolo di primo piano ricoperto fino all’anno scorso in Goldman Sach’s sia per il continuo riemergere del suo nome in molte vicende chiave della finanza nostrana.</p>
<p>Se un pezzo da novanta come Costamagna scende in campo, è il ragionamento che in molti hanno fatto, vuol dire che in pentola bolle qualcosa di grosso. E come negarlo visto che una neonata Unicredit-Capitalia controllerebbe il 20,6% del capitale circa di Generali, ossia di quella che alcuni chiamano ancora la “Cassaforte d’Italia”? </p>
<p>I retroscena sono lineari. La maxifusione godrebbe da tempo di un vigoroso appoggio politico anche perché permetterebbe in un colpo solo di salvare l’italianità di Capitalia e Generali da montanti mire straniere. Lo stesso vale per l’appoggio di Banca d’Italia, che avrebbe già sponsorizzato il merger in passato. Su tutta la vicenda brilla il marchio di Goldman Sach’s: Mario Draghi, Romano Prodi, Claudio Costamagna e molte altre comparse di questo dramma hanno o hanno avuto legami con la potente banca d’affari.</p>
<p>D’altra parte un merger di questo tipo, capace di sistemare mezza finanza italiana in un colpo solo, avrebbe sicuramente bisogno dell&#8217;appoggio di tutto il sistema per sfociare in qualcosa di concreto. Di certo ieri D’Alema ha dovuto spiegare a Bazoli la visione, il senso di questa megaoperazione. Sicuramente si saranno fatti anche quattro calcoli sul prezzo dell’assenso di Intesa Sanpaolo: per un simile terremoto il patto di sindacato di Mediobanca (di cui Capitalia ha il 9% circa e Unicredit l’8,2%) prevede la cessione di partecipazioni e qualcuno già scommette su un prossimo ingresso di Bazoli a piazzetta Cuccia.</p>
<p>La soluzione del puzzle porterebbe insomma sotto il tricolore molte aree a rischio della finanza italiana. In questo complesso panorama si ambienta perfettamente la visita compiuta stamattina da Cesare Geronzi (presidente di Capitalia e numero due di Mediobanca) ad Alessandro Profumo. Un’ora circa per tracciare tratti più definiti per un nascituro gigante del credito italiano? Durante le scorse settimane la vicenda di Abn Amro, prima azionista di Capitalia, contesa dalla britannica Barclays e dal trio Rbs-Santander-Fortis, deve avere turbato profondamente Cesare Geronzi. Forse, come ipotizza qualcuno, alla fine il potente presidente di Capitalia ha avuto timore che la sua banca stesse per essere conquistata dallo straniero.</p>
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    <title type="html">Stop a vendita LaSalle. Abn Amro ancora nella tempesta</title>
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    <published>2007-05-03T18:12:32+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2870/stop-alloperazione-lasalle-abn-amro-ancora-nella-tempesta"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/ABNAmro.jpg" class="post" align="left" border="0" width="228" height="200" alt="abn amro capitalia groenink rijkman geronzi barclays santander botin" /></p>
<p>La magistratura olandese ha bloccato la vendita della controllata americana di Abn Amro LaSalle a Bank of America. Il corrispettivo offerto era di circa 15,4 miliardi di euro, ma l&#8217;operazione varata dal management e preventiva alla fusione della stessa Abn Amro con la britannica Barclays è stata giudicata lesiva dei diritti degli azionisti. A questo punto rientra in gara la controfferta della cordata Royal Bank of Scotland-Santander-Fortis. Questi ultimi hanno infatti offerto una cifra maggiore, 39 euro ad azione, di quella di Barclays (il 13% in più) e hanno formulato anche una proposta al 70% in contanti contro l&#8217;offerta carta contro carta della banca britannica. </p>
<p>La decisione di congelare la vendita di LaSalle è stata presa dalla Camera per le imprese di Amsterdam che ha così accolto una petizione dell&#8217;associazione dei piccoli azionisti olandesi Veb. In poche parole The Children Investment, il fondo che più aveva osteggiato la gestione di Rijkman groenink e le cattive performance della banca olandese negli ultimi anni alla fine ha vinto. Risultato? Probabilmente alla fine la cordata entrata in opposizione a Barclays vincerà e procederà allo spezzatino della banca olandese. La quota di Capitalia rimane salda nel controllo di Emilio Botin, presidente del Santander e amico di Cesare Geronzi. Il terreno per la sentenza di oggi era stato preparato da una dichiarazione decisa di Charles McCreevy, commissario Ue alla  che aveva dichiarato in proposito, secondo quanto riportato dal Sole 24 ore di oggi, che gli ammiinistratori devono imparare a sentire gli azionisti prima di prendere decisioni. “Questa battaglia – avrebbe dichiarato McCreevy - incoraggerà gli azionisti ad alzare la voce e chiedere di più al management”. Visto che in Italia le pubblic company sono un caso raro e quasi sempre gli azionisti hanno il controllo diretto del board che non si muove senza il loro assenso, in fondo il giusto richiamo di Mccreevy sembra provenire, più che da oltre le Alpi, da un altro universo. D’altra parte non c’è da credere che gli effetti di questo cambiamento di scenario per la maggiore azionista di Capitalia (Abn Amro appunto) causeranno cambiamenti nel nostro scenario.</p>
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    <title type="html">Tutti quelli che hanno pagato l&#039;italianità di Telecom</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2865/litalianita-di-telecom-lhanno-pagata-soprattutto-i-piccoli"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/nanoitalianodepresso_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="200" height="206" alt="telecom italia mediobanca tronchetti provera bernheim generali" /></p>
<p>“Il dottor Padoa-Schioppa mi ha telefonato come ha fatto con tutte le società interessate alla vicenda Telecom per sapere qual era la nostra posizione. Non ci sono state pressioni per un nostro intervento”. Bernheim ha tirato il sasso nello stagno e ritirato la mano, oppure i giornalisti hanno forzato le sue parole. Di certo ormai la questione è irrilevante, anche se forse non è solo un caso che proprio Generali, di cui Antoine Bernheim è presidente, è anche la società che sta appoggiando di più il cambio di proprietà di Telecom Italia con una cifra di 1,37 miliardi di euro a fronte di impegni minori della propria controllante Mediobanca e di Intesa Sanpaolo.</p>
<p>Proprio queste due banche sulla carta tirano fuori ciascuna 522 milioni per pagare a 2,82 euro per ogni azione Telecom e salvarne l’italianità. Ciò dimostra che i due contrastanti big della finanza nazionale Geronzi, vicepresidente di Mediobanca (e presidente di Capitalia suo maggiore azionista), e Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, possano e sappiano andare d’accordo. Il sistema ha reagito insomma, e ha espulso Tronchetti perché, sono parole sue, “non organico”.  </p>
<p>A questo punto Telco, la nuova società che controllerà Telecom con una quota del 18% (a cui però vanno aggiunte le quote di Generali e Mediobanca nel gruppo) avrà un board con sei rappresentanti delle banche e altri quattro rappresentanti di Telefonica, la socia spagnola che si è dimostrata ragionevole e ha ottenuto in cambio uno sconto da 2,92 euro a 2,85 euro ad azione Telecom: tre centesimi in più delle banche, ma sette in meno dell’offerta che aveva fatto insieme ad At&#038;t. Nel board di Telecom avrà però solo due rappresentantimentre gli italiani saranno complessivamente 13. Almeno così calcola il Sole 24 Ore di ieri.</p>
<p>Gli americani non hanno battuto ciglio, anzi, pur evidenziando un maggiore interventismo dello Stato che nel loro paese (ma sarebbe bello sapere cosa farebbero se qualcuno lanciasse un’offerta sulla stessa At&#038;t o su Microsoft), hanno mantenuto un certo stile. Cosa succederà a questo punto e quanto costeranno in tempo e denaro i futuri investimenti sulla rete (si parla di una cifra molto variabile fra i 6,5 e i 10 o più miliardi) è ancora presto per dirlo.</p>
<p>Di certo ha ragione il presidente di Assogestioni Marcello Messori quando constata che i piccoli azionisti sono stati scavalcati e che la società ancora una volta è passata di mano senza che ci fosse un&#8217;opa. Il fatto che poi, sembra, nessun imprenditore avesse in Italia le spalle abbastanza larghe per una simile impresa è un&#8217;obiezione che non pensiamo consolerà il parco buoi. Oggi il mercato si tiene freddo o addirittura vende, è il caso di Telecom e pure di Pirelli: in fondo l’italianità di Telecom l’hanno pagata proprio i piccoli di piazza Affari.</p>
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    <title type="html">Banche d&#039;Europa il dado è tratto </title>
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    <published>2007-04-23T17:38:29+00:00</published>
    <updated>2007-04-23T17:38:29+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Riceviamo da Cesant e con piacere pubblichiamo

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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2851/banche-deuropa-il-dado-e-tratto"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/dadi_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="210" height="193" alt="barclays abn amro capitalia antonveneta credem creval monte dei paschi di siena fusioni acquisizioni" /></p>
<p><strong>Riceviamo da Cesant e con piacere pubblichiamo<br />
</strong></p>
<p>Con l&#8217;unione Anglo-Olandese (come ai tempi del vecchio caro petrolio  Shell-Royal Dutch ) e con i contatti Italo-Franco-Tedeschi (l&#8217;asse portante dell&#8217;Eu?), il sistema bancario supera un punto di non ritorno e finalmente il giardino entro cui giocare si allarga a tutta l&#8217;Europa. Lo spazio per i piccoli micro-mercati locali ci sarà sempre, ma le larghe intese non saranno più sull&#8217;asse Milano-Roma con relativi giochi politici troppo determinanti.<br />
Nel breve il mercato ne risentirà, ma nel medio periodo tutta l’Unione europea ne trarrà beneficio. Allora forza IntesaSP non farti scappare l&#8217;occasione di fare il passo oltre le Alpi (Fortis?) e interessati meno di Telecom.</p>
<p>Stesso discorso per Mps e le altre: Dbank non starà certo a guardare e Mps se non prende una strada ben precisa può trovarsi fra non molto un debole branch di un colosso tedesco.</p>
<p>E Capitalia? Gli spagnoli sono sempre in agguato e ora che le carte sono più chiare non si può escludere nulla. Quindi o si cresce a brevissimo (entro l&#8217;estate) o con il prossimo inverno le sorprese non mancheranno.<br />
Facciamo nomi e cognomi: Capitalia può unirsi solo con Carige e Credem per poi puntare ad un&#8217;alleanza tra pari in Europa, altre alternative sarebbero miseri palliativi&#8230; </p>
<p>Ma che fine faranno le popolari? Sempre lo stesso discorso: sono cresciute tanto e i conti sono buoni e quindi o guardano anche loro all&#8217;estero (acquistando però cash) o si uniscono ancora tra loro in attesa di conoscere meglio il destino delle cooperative. Davvero se arrivasse una buona offerta dall&#8217;estero (anche in carta) i soci si farebbero fermare dallo spirito cooperativo? A ben ricordare il primo colpo di Deutsche Bank all&#8217;inizio degli anni 90 fu proprio una popolare che con i conti non era messa nemmeno male (Pop. Lecco).</p>
<p>Quindi? Quindi una bella unione Ubi-Sondrio non sarebbe male, e Creval-Vicenza neppure, e Venetobanca (e controllate) con Bpm-Bper nemmeno&#8230; </p>
<p>Anche le occasioni in giro per l&#8217;Europa sono parecchie, quello che davvero conta è la volontà di rinunciare al proprio orticello e guardarsi intorno&#8230; come sta scritto su un vecchio muro di Milano: il futuro non è più quello di una volta!</p>
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    <title type="html">Barclays e Abn Amro pronti alle nozze</title>
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    <published>2007-04-23T17:21:48+00:00</published>
    <updated>2007-04-23T17:21:48+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2850/barclays-e-abn-amro-pronti-alle-nozze"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/abnamrogroenink.jpg" class="post" align="left" border="0" width="157" height="240" alt="groenink abn amro capitalia geronzi antonveneta tci the children&#39;s fund barclays merger fusione opa botin santander fortis bank of scotland" /></p>
<p>Abn Amro convola a nozze con Barclays. La notizia comunicata al mercato stamattina presto sembra così stroncare le proposte di Royal Bank of Scotland-Santander-Fortis che fino a qualche giorno fa avevano lanciato l’appetibile proposta di 40 euro per ogni azione olandese. Il comunicato congiunto spedito dalle due banche a cavallo della Manica propone 36,25 euro per ogni azione Abn Amro, ma il progetto è, come già noto al mercato, molto forte da un punto di vista industriale. Inoltre una serie di elementi sembrano lavorare a favore di un battesimo della nuova Barclays, nonostante la ricca controfferta. </p>
<p>L’accordo con la Bank of America che comprerà La Salle per 21 milioni di dollari, per esempio; la sede fissata ad Amsterdam o il vertice affidato John Varley, l’amministratore delegato di Barclays che sarà il numero uno del neonato colosso, sono tutti dettagli che fanno capire come il piano sia ormai definitivo. Non meno significativo il silenzio di The Children Investment fund (azionista ribelle di Abn Amro) o della cordata del Santander sulla vicenda.<br />
Insomma sembra che i giochi siano fatti e che la nuova Barclays composta al 52% dalla vecchia e al 48% da azioni Abn Amro sia pronta alla fusione. Rijkman Groenink (in foto), presidente di Abn Amro e autore delle sue conquiste in Italia, ha commentato così il nuovo accordo : &#8220;Questa proposta di fusione si adatta bene al nostro obiettivo di creare un significativo e sostenuto valore per gli azionisti&#8221;. In realtà gli azionisti si dovranno accontentare di un&#8217;offerta inferiore ai corsi di borsa, sebbene questi siano pompati dalle speculazioni dei giorni scorsi.  Tuttavia bisogna anche dire che la ricca controfferta di Rbs-Santander-Fortis sembrava un po&#8217; improvvisata e che anche la politica, con la Banca centrale d&#8217;Olanda che esprimeva perplessità evidenti su questa seconda possibilità, sembrava essersi messa di traverso. </p>
<p>Alla fine salteranno 12.800 posti su un totale complessivo di 217 mila, ma nascerà la seconda banca d’Europa per capitalizzazione di borsa e il nuovo istituto avrà posizioni di dominio globale in diversi settori.</p>
<p>E in Italia? In Italia sarà tutto molto complicato. In gioco c’è la poltrona di primo azionista di Capitalia e soprattutto la proprietà di Antonveneta. Quest’ultima in particolare potrebbe essere messa in vendita, secondo alcuni osservatori, con un target price fra i 9 e i 9,5 miliardi di euro. Per altri anche la quota in Capitalia potrebbe essere ceduta, sebbene i vincoli del patto di sindacato la leghino agli altri pattisti. Per entrambi i casi va però ricordato che sia Barclays che Abn Amro hanno finora puntato molto sul nostro mercato e non si capisce perché debbano ritirarsi ora che hanno anche una potenza di fuoco maggiore. </p>
<p>Resta insomma da vedere cosa farà il nuovo management britannico e in che modo gestirà gli asset dei due gruppi in via di fusione. Capitalia è ancora single in un mercato assai competitivo (tanto che qualcuno ha pure scommesso su una sua prossima offerta-fusione con la stessa Antonveneta). Di certo Cesare Geronzi, il presidente di Capitalia che è molto amico di Emilio Botìn (numero uno del Santander) avrà in queste ore mille pensieri. E un diavolo per capello.</p>
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    <title type="html">Capitalia e i piani di  Geronzi </title>
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    <published>2007-04-13T18:02:59+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2828/capitalia-e-i-piani-di-geronzi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/geronziride_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="134" height="158" alt="capitalia geronzi arpe abn amro barclays santander botin unicredit mediobanca generali" /></p>
<p>Si sono serrati i ranghi in Capitalia. Il presidentissimo Cesare Geronzi ieri ha ottenuto dal board della banca capitolina l’esclusiva facoltà di gestire le scelte strategiche del gruppo e di trattare per eventuali operazioni di fusione e acquisizione che lo riguardino. A questo punto il ruolo di Matteo Arpe, il combattivo amministratore delegato a cui molti attribuiscono le ottime performance di Capitalia negli ultimi anni e il quadruplicato valore delle sue azioni, appare incapsulato. A lui sono state date le deleghe per la gestione della politica industriale della banca, ma i suoi poteri in termini trattative per eventuali merger sono stati di fatto eliminati e non è un caso che ieri il giovane manager si sia astenuto su cinque dei sei punti votati dal cda e abbia abbandonato la riunione al momento della votazione.</p>
<p>Il mercato a questo punto si interroga però sui piani di Cesare Geronzi per il futuro. Il presidente di Capitalia a questo punto, secondo diversi osservatori, potrebbe mirare alla prima poltrona di Mediobanca o addirittura a quella di Generali. A Piazzetta Cuccia Geronzi ricopre già l&#8217;incarico di vicepresidente (Capitalia è il maggiore azionista diretto della storica banca d’affari) e tramite questa partecipazione Capitalia esercita già una forte influenza sulle scelte del Leone di Trieste.<br />
 <br />
Forte dell’appoggio e dell’amicizia di Emilio Botin, guida del Santander e nuovo socio di Capitalia, e di Vincent Bolloré, che ha un ruolo di peso nella compagine azionaria di Mediobanca, Geronzi a questo punto potrebbe ridisegnare gli assetti dell’alta finanza italiana.<br />
Qualunque piano dovrà passare però dalle scelte di piazza Cordusio: Unicredit è infatti azionista di peso della stessa Mediobanca e senza il suo assenso non si va da nessuna parte; tuttavia non è detto che un accordo si possa trovare. Si tratta di un gioco ai massimi livelli insomma che non è privo di rapporti con le partite più importanti del credito europeo.</p>
<p>Recentemente infatti Abn Amro, la banca olandese che è il primo azionista singolo di Capitalia, ha aperto delle trattative per una fusione con gli inglesi di Barclays e questo ha fatto ipotizzare la possibilità di una cessione del paccheto di azioni dell’8,59% di Capitalia a terzi. </p>
<p>Nella partita è poi entrata informalmente una cordata guidata dalla Royal Bank of Scotland e dal Santander (sì, proprio la banca di Emilio Botin) che sarebbe interessata a contrastare l’offerta o a contrattare una cessione degli asset olendesi in Italia (Antonveneta per intero e la fetta di cui sopra di Capitalia). Gli interessi italiani del Santander, uscito scottato dalla fusione Intesa-Sanpaolo e in cerca di vendetta, non sono d’altra parte una novità dell’ultimo momento. Non è perciò da escludere un ingresso spagnolo più deciso in questa partita. La domanda a questo punto rimane una sola. Di questo filo che collega Capitalia, Mediobanca e Generali l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo cosa penserà?</p>
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    <title type="html">Capitalia, il futuro in bilico sulla Manica</title>
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    <published>2007-03-19T16:01:50+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2777/capitalia-la-battaglia-sulla-manica-potrebbe-decidere-del-suo-futuro"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/effettodomino_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="180" height="278" alt="capitalia groenijing abn amro barcleys banca banche finanza opa offerte risiko mediobanca geronzi arpe" /></p>
<p>Ancora una volta i destini di Capitalia si incrociano con quelli delle maggiori banche del Vecchio Continente. Oggi la banca di via Minghetti è protagonista di un rally a piazza Affari che porta i titoli a guadagnare più del 5,6% e a superare quota 6,58 euro. Ma cosa ha scatenato questa pioggia di acquisti? Le novità vengono dalla Gran Bretagna: Barclays, la terza banca inglese, si starebbe accingendo a lanciare un’opa da oltre 60 miliardi di euro su Abn Amro, il colosso del credito olandese ben noto in Italia per la sua recente conquista dell’Antonveneta e per il fatto di essere il primo azionista di Capitalia con una quota di oltre il 7,6% del capitale (questo è il dato Consob, ma qualcuno parla di 8,6 per cento).</p>
<p>Nel week end si sono moltiplicate le ipotesi in merito alla nascita di un gigante anglo-olandese del credito e uno dei primi effetti di questi rumors è stato il passaggio di mano di oltre il 2% Capitalia. Molti osservatori fanno, infatti, questo ragionamento: con la conquista di Abn, Barklays si troverebbe a ereditare un pacchetto così importante della banca capitolina che dovrebbe per forza decidere qualcosa in proposito.  Da un lato c&#8217;è la possibilità di vendere l’intera partecipazione realizzando una lauta plusvalenza e tenendo così a debita distanza partite delicatissime della finanza del Belpaese. Dall’altro ci sono le possibili sinergie tutte da sfruttare fra la rete di Antonveneta e i prodotti di Capitalia. Insomma il panorama è fluido e se ne avvantaggia prima di tutto il titolo di via Minghetti. Comunque vada a finire questa vicenda, probabilmente il dossier Capitalia dovrà essere riaperto. E una nuova fase del risiko bancario non può che dare appeal al titolo.</p>
<p>Sullo sfondo rimane la partita maggiore fra Barclays e Abn Amro. Secondo diversi osservatori i due istituti potrebbero avviare notevoli sinergie in caso di fusione. Abn Amro porterebbe in dote agli inglesi una certa forza sul mercato retail che gravita intorno alle aree del Benelux e nuove significative attività nei mercati emergenti dell’Asia. Ma sarebbe Abn a guadagnarci di più dall&#8217;operazione. Da diverso tempo, infatti, il gruppo olandese annaspa in borsa, mentre il management non riesce a cavare dalla gestione delle performance paragonabili a quelle dei competitor.</p>
<p>Il risultato è stato quello di causare una certa irritazione fra numerosi fondi di private equity che hanno investito sulla banca di Amsterdam. Il potente Children’s Investment Fund, per esempio, da tempo ha bacchettato le strategie e soprattutto i risultati del gruppo: uno degli effetti più concreti di questa ipotetica conquista inglese è sicuramente una certa probabilità che vengano fuori ulteriori dettagli sul piano di ristrutturazione di Abn Amro prima della prevista presentazione del 26 aprile. Nel frattempo diversi altri grandi istituti di mezza Europa rimangono alla finestra e studiano gli effetti di una eventuale opa di Barclays su Abn Amro. Nelle scorse settimane diversi contatti informali erano stati avviati dal gruppo di Amsterdam con alcuni player di primo piano del credito europeo. C’erano stati contatti con BBVA e con il Santander in Spagna, ma anche Citigroup e Hasbc erano stati accreditati come possibili acquirenti. Mentre i titoli del comparto accelerano in mezza Europa, l’orizzonte rimane ancora fumoso. Barclays ha dichiarato che domattina, prima dell’apertura delle contrattazioni, pubblicherà una nota in merito alle indiscrezioni montate nel week end. A questo punto non rimane che aspettare.</p>
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    <title type="html">Capitalia, Manodori: vedremo</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2698/capitalia-manodori-vedremo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/forse.jpg" class="post" align="left" border="0" width="167" height="170" alt="" /></p>
<p>Nulla di fatto dalla fondazione Manodori, che ieri ha riunito il proprio cda a Palazzo Pratonieri a Reggio Emilia. Il primo azionista italiano di Capitalia (con il 4,13%) ha preso tempo e non si è pronunciata. Il che è già un mezzo no. Il presidente del patto di sindacato Vittorio Ripa Di Meana ha infatti annunciato che si dimetterà dall&#8217;incarico se non otterrà l&#8217;appoggio unanime dei membri del sindacato. Se fosse, come sembra, solo Manodori a nutrire delle riserve, la maggioranza sarebbe assicurata. Ma Ripa Di Meana pretende anche l&#8217;appoggio della fondazione. E questo sostegno Manodori evidentemente vuole farlo pesare.</p>
<p>La geometria dei poteri dentro Capitalia appare sempre più incerta e di conseguenza il titolo a piazza Affari soffre (stamane perde l&#8217;1,04% attestandosi sui 6,725 euro). Il mercato teme ripercussioni sulla stabilità del management e sulla sua capacità di traghettare la banca fuori dalla zona crisi (e ormai siamo a buon punto) verso una aggregazione in grado di rilanciare gli utili. Il progetto che molti attribuiscono al presidente dell&#8217;istituto capitolino Cesare Geronzi, di un rafforzamento del blocco Capitalia-Generali-Mediobanca, sembra tramontare ostacolato dal fiero amministratore delegato Matteo Arpe.<br />
 <br />
E chi rimane? Mps e Unicredit, l&#8217;eterna zitella di Rocca Salimbeni e la battitrice libera di Alessandro Profumo. Proprio stamattina quest&#8217;ultima ha incassato la promozione di Merrill Lynch, che ha confermato un rating &#8220;high-convintion buy&#8221; e alzato il prezzo obiettivo a 9 euro, contro i precedenti 8,2. Anche le stime per i risultati 2007 sono cresciuti: l&#8217;eps è passato a 0,57 euro, dal precedente 0,54.</p>
<p>L&#8217;allentamento dell&#8217;assedio Generali-Mediobanca-Capitalia potrebbe far tirare un sospiro di sollievo a Intesa Sanpaolo. Pare anche che sia <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200702articoli/18493girata.asp">in dirittura d&#8217;arrivo l&#8217;accordo tra le fondazioni nel patto</a> del nuovo colosso bancario. Ma forse a Torino non sono proprio così sereni. Proprio ieri il presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli è stato a colloquio dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A pensare male si fa peccato ma ci si azzecca, dice un noto frequentatore di lungo corso della politica italiana.</p>
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    <title type="html">Capitalia, giorno della verità per Ripa di Meana</title>
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    <published>2007-02-26T12:32:25+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2689/capitalia-giorno-della-verita-per-ripa-di-meana"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/tribunale_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="150" height="192" alt="" /></p>
<p>Continuano le polemiche dentro Capitalia. Oggi in chiusura di borsa è prevista la riunione del consiglio della Fondazione Manodori, che dovrà decidere se confermare la fiducia al presidente dimissionario del patto di sindacato della banca capitolina Vittorio Ripa Di Meana. Il capo del patto, infatti, venerdì con una uscita a sorpresa ha fatto sapere che se ne sarebbe andato in protesta contro l&#8217;ad Matteo Arpe.</p>
<p>Secondo Ripa di Meana le accuse di Arpe sono &#8220;cervellotiche e infondate&#8221;, dovute ad &#8220;una forsennata autoesaltazione&#8221;. Arpe aveva attribuito al presidente del patto di sindacato un comportamento poco corretto nella gestione della crisi dei giorni scorsi. &#8220;Le mie dimissioni - ha spiegato Ripa Di Meana - non sono contro il patto, con cui sono in buonissimi rapporti, individualmente e collettivamente: adesso mi aspetto che il patto mi risponda e mi dica cosa pensa&#8221;. Il suo obiettivo è proprio l&#8217;amministratore delegato: &#8220;Non posso accettare che Arpe mi accusi sui giornali, non voglio nemmeno che il patto si senta in obbligo di difendermi e confermarmi solo perché sono il presidente&#8221;.<br />
 <br />
Ma il patto sarebbe tutto con lui. L&#8217;unico membro in dubbio è la fondazione Manodori che, vicina ad Arpe, ha preso tempo e ha stabilito la riunione per questa sera.</p>
<p>La partita quindi si riapre. Il titolo a piazza Affari stamattina continua ad accusare un po&#8217; le incertezze, viaggiando in territorio negativo per uno 0,42% a quota 6,83 euro. D&#8217;altra parte sono in molti a sospettare dietro questa partita ci sia qualcosa in più, che dietro Arpe ci sia qualche appoggio politico. Troppo duro il suo gioco contro uno degli uomini più forti della finanza italiana. Magari una banca d&#8217;affari straniera, forse una Goldman Sachs prodiana in chiave anti Mediobanca.</p>
<p>A complicare le cose, in Olanda nel week end tutti i fari sono rimasti puntati su Abn Amro. La banca, che avrebbe già espresso il proprio appoggio a Ripa di Meana, è stata oggetto dell&#8217;attenzione di Tci, hedge fund che ne controlla l&#8217;1% del capitale. Il fondo ha spedito una lettera ai vertici di Abn spiegando di trovare il titolo sottovalutato e invitando la banca ad esaminare le opportunità di fusione, cessione di alcune attività o anche dell&#8217;intero gruppo.</p>
<p>Sulla questione è intervenuto Nout Wellink, il governatore della banca centrale olandese, dicendo che Tci &#8220;si è spinto troppo in là&#8221;. Wellink ha letto l&#8217;iniziativa del fondo come il tentativo di avviare una scalata sul gruppo bancario e sospetta che altri hedge fund abbiano iniziato a rastrellare quote sul mercato in appoggio a Tci, operazione alla quale si è già apertamente dichiarato contrario.</p>
<p>A scanso di equivoci l&#8217;eventualità che una scalata su Abn possa rappresentare una strategia di conquista su Capitalia (e a questo punto bisognerebbe capire se Arpe ne sa qualcosa, ma pare un po&#8217; fantafinanza), è contraddetta dal fatto che Abn vale 53,3 miliardi di euro, mentre Capitalia ne vale soltanto 17,8. Il che renderebbe la &#8220;scorciatoia&#8221; più lunga della strada diretta.</p>
<p>In ogni caso, a dimostrazione del clima di incertezza di medio periodo, Jp Morgan ha tagliato stamattina il target price del titolo della ex Banca di Roma a 7,6 euro, contro i precedenti 7,7, mentre Credit Suisse l&#8217;ha abbassato a 6,75 euro contro i precedenti 6,9.</p>
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