<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
    xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
    xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
    xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
    xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
>

<channel>
  <title>finanzablog</title>
  <link>http://www.finanzablog.it</link>
  <description>finanzablog</description>
  <pubDate>Sat, 31 Jul 2010 15:03:18 GMT</pubDate>
  <generator>http://lightpress.org/</generator>
  <copyright>Copyright notice for atom feeds.</copyright>
  <language>it-it</language>


  <item>
    <title>Saipem: il rigassificatore polacco conferma gli investimenti nel settore</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4473/saipem-il-rigassificatore-polacco-conferma-gli-investimenti-nel-settore</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4473/saipem-il-rigassificatore-polacco-conferma-gli-investimenti-nel-settore</guid>
    <pubDate>Fri, 16 Jul 2010 10:30:39 GMT</pubDate>
    <dc:creator>riva</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4473/saipem-il-rigassificatore-polacco-conferma-gli-investimenti-nel-settore#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>az-italia</category>
    <description>Entro il 2014 nella città polacca di Swinoujscie, al confine con la Germania, dovrebbe sorgere un rigassificatore che potrà acquisire fino a 7,5 miliardi di metri cubi di gas via mare. In pratica si[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/petrolio6_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="220" height="221" alt="saipem petrolio tenaris polonia rifassificazione gas andamento domanda globale iea settore energia techint volatilit&Atilde;�&Acirc;&nbsp;" /></p>
<p>Entro il 2014 nella città polacca di Swinoujscie, al confine con la Germania, dovrebbe sorgere un rigassificatore che potrà acquisire fino a 7,5 miliardi di metri cubi di gas via mare. In pratica si tratta di circa la metà dell’intero consumo di gas della Polonia, il nuovo terminal permetterà inoltre a Varsavia di attuare un contratto già siglato con il Qatar. Un’altra via del gas si apre dunque in Europa.</p>
<p>Questo progetto avrà, però, una forte impronta italiana, infatti del consorzio che realizzerà gli impianti del nuovo rigassificatore polacco fanno parte le società Saipem e Techint, ramo engineering del gruppo cui appartiene anche la quotata Tenaris. Da un punto di vista strettamente economico, va sottolineato che la commessa ha un valore di ben 714 milioni di euro e prevede la messa in esercizio di due giganteschi serbatoi di stoccaggio del gas liquido da 160 mila metri cubi ciascuno. La società polacca PBG partecipa al consorzio che è coordinato dal gestore della rete gas polacca Gaz.system, una sorta di omologo della nostra Snam.</p>
<p>Per gli italiani è un altro riconoscimento delle grandi competenze in questo settore strategico dal quale dipende la bilancia energetica italiana. D’altra parte, nonostante la tragedia ambientale di BP al largo delle coste della Louisiana, gli investimenti nel settore degli idrocarburi non sembrano essersi affatto fermati, anche se devono contrastare la elevata volatilità dei prezzi.</p>
<p>Il più recente report della Iea (International Energy Agency) ipotizza una crescita media della domanda globale di greggio dell’1,6% l’anno fino al 2011, ma sottolinea che lo sviluppo del settore sarà quasi interamente affidato ai paesi non-Opec. In Europa la domanda sarà in calo ancora per diverso tempo e questo porterà senza dubbio molti colossi dell’impiantistica come appunto Saipem e Techint a cercare contratti in Cina o in Sudamerica.</p>
<p>L’attività di esplorazione però non conosce soste. Soltanto lo scorso 8 luglio il gruppo Saipem ha annunciato nuovi contratti off-shore per oltre un miliardo di euro con importanti commesse in Kazakhstan (un’estensione dell’odiato e amato contratto sul Kashagan) e in Brasile. Di recente negli Stati Uniti il gruppo Saipem è stato condannato dal Dipartimento di Giustizia nell’ambito di un’inchiesta per corruzione dei processi di costruzione degli impianti di rigassificazione nigeriani di Bonny Island. Si tratta di pratiche del 2004 che coinvolgono Eni e Snamprogetti, ma che escludono ogni responsabilità economica e legale di Saipem in base agli accordi presi sul caso in passato.</p>
<p>Probabilmente, in questo momento, per la società dell’impiantistica e della ricerca petrolifera i prezzi degli idrocarburi e la loro capacità di sostenere gli ingenti investimenti attesi dal settore per i prossimi anni sono molto più importanti. Il quadro grafico di Saipem, d’altra parte, appare ancora incoraggiante e, nonostante un evidente rallentamento del trend rialzista, il titolo viaggia sui livelli del giugno 2008 e un positivo test degli ostacoli compresi tra i 27,6 e i 28,1 euro, potrebbe suggerire nuovi allunghi oltre quota 30 euro. Un panorama tecnico dunque incoraggiante per tutto il settore, come dimostra anche una impostazione grafica simile del titolo Tenaris.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4473/saipem-il-rigassificatore-polacco-conferma-gli-investimenti-nel-settore">Saipem: il rigassificatore polacco conferma gli investimenti nel settore</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 12:30 di venerdì 16 luglio 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Prysmian: nuovi progetti, ma con materie prime così care serve a poco</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4470/prysmian-nuovi-progetti-ma-con-materie-prime-cosi-care-serve-a-poco</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4470/prysmian-nuovi-progetti-ma-con-materie-prime-cosi-care-serve-a-poco</guid>
    <pubDate>Mon, 12 Jul 2010 11:29:03 GMT</pubDate>
    <dc:creator>riva</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4470/prysmian-nuovi-progetti-ma-con-materie-prime-cosi-care-serve-a-poco#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>az-italia</category><category>tecnologia</category>
    <description>Il 2010 di Prysmian sarà un anno faticoso. La crisi globale dell’economia ancora si sente e i prezzi elevati delle materie prime sembrano volere comprimere sempre di più margini. I progetti, quando[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/prysmianlogo.GIF" class="post" align="left" border="0" width="99" height="52" alt="prysmian cavi pirelli mercato finanza transgreen prospettive materie prime prezzi efficienza risultati tlc rete elettrica" /></p>
<p>Il 2010 di Prysmian sarà un anno faticoso. La crisi globale dell’economia ancora si sente e i prezzi elevati delle materie prime sembrano volere comprimere sempre di più margini. I progetti, quando ci sono, hanno un ampio respiro, tuttavia il business è ancora in una fase di stabilizzazione.</p>
<p>Di recente la ex Pirelli Cavi ha messo a segno un buon colpo con l’ingresso in Transgreen, il maxiprogetto europeo che dovrebbe traghettare l’energia da fonti rinnovabili prodotta in Africa nel Vecchio Continente europeo. Esattamente 12 i partner che collaborano all’iniziativa, ma ancora ignote le cifre esatte di questo progetto che prevede una rete di 5 GW di capacità e investimenti di lungo periodo.</p>
<p>D’altra parte in Europa, come nel mondo, Prysmian gioca un ruolo primario nel settore dei cavi per l’energia e in parte per le telecomunicazioni. Nel Nord Europa la società è impegnata nell’eolico off shore e partecipa ad alcuni dei progetti più importanti in questo campo con la forza della propria leadership globale nel settore dei cavi sottomarini. In tutto il Vecchio Continente Prysmian promuove lo sviluppo delle energie pulite che offre nuove occasioni di business nei collegamenti alle reti europee.</p>
<p>Alla fine del primo trimestre la società ha registrato anche un notevole miglioramento della propria posizione finanziaria netta che è scesa a 596 milioni di euro contro i 641 del marzo 2009. L’alleggerimento delle posizioni debitorie si è avvantaggiato delle acquisizioni in Russia e India (due mercati strategici nei progetti del gruppo) e del Forward Start Agreement sottoscritto a gennaio con un pool di banche per il rafforzamento della propria struttura finanziaria. Il business dei cavi, nonostante i piani di rafforzamento infrastrutturale in paesi come la Russia e la Cina, registra ancora a inizio anno una domanda sostanzialmente stabile e l’attesa crescita dei volumi dovrà confrontarsi comunque con condizioni di mercato assai sfidanti, tanto che a fine 2010 il gruppo non si attende un ebitda rettificato superiore ai 350-400 milioni di euro.</p>
<p>Più che l’evoluzione del giro d’affari è, infatti, la redditività la vera chiave di volta dei risultati della società. I prezzi in continua crescita delle materie prime mettono sotto forte pressione i margini: per esempio, alla fine del primo trimestre il free cash flow della società era negativo per 89 milioni di euro contro il rosso da 53 milioni di un anno prima, e proprio a causa dei prezzi dei metalli. Alla fine di marzo l’utile netto della società mostrava una flessione del 31,1% a 31 milioni di euro quanto meno allarmante.</p>
<p>Per questo motivo Prysmian adesso punta su progetti a elevata tecnologia, sui mercati più promettenti, su una forte azione sui costi e razionalizzazione della struttura. Le oggettive incertezze sui prezzi delle materie prime nei prossimi mesi rendono, però, difficile ogni previsione: per questo il management preferisce mantenersi cauto. Forse però i dati del secondo trimestre potrebbero portare a breve qualche nota di ottimismo.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4470/prysmian-nuovi-progetti-ma-con-materie-prime-cosi-care-serve-a-poco">Prysmian: nuovi progetti, ma con materie prime così care serve a poco</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 13:29 di lunedì 12 luglio 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Bond, azioni e cambi, che condiziona chi nelle attuali fasi di mercato. Il peso della banche sul listino domestico</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4454/bond-azioni-e-cambi-che-condiziona-chi-nelle-attuali-fasi-di-mercato-il-peso-della-banche-sul-listino-domestico</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4454/bond-azioni-e-cambi-che-condiziona-chi-nelle-attuali-fasi-di-mercato-il-peso-della-banche-sul-listino-domestico</guid>
    <pubDate>Wed, 23 Jun 2010 10:45:24 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4454/bond-azioni-e-cambi-che-condiziona-chi-nelle-attuali-fasi-di-mercato-il-peso-della-banche-sul-listino-domestico#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>L&amp;#8217;andamento dello spread tra i bond governativi di un paese di quelli dell&amp;#8217;Unione europea e quelli della Germania è divenuto ormai un indicatore anche della forza relativa tra i[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;andamento dello spread tra i bond governativi di un paese di quelli dell&#8217;Unione europea e quelli della Germania è divenuto ormai un indicatore anche della forza relativa tra i rispettivi indici azionari. Non solo le borse dei cosiddetti Pigs (in questo caso la i dell&#8217;acronimo indica l&#8217;Italia) soffrono rispetto a quella tedesca, anche un mercato sulla carta al di sopra di ogni sospetto come quello francese ha visto nelle ultime settimane peggiorare il suo rapporto di forza con il Dax di pari passo con l&#8217;ampliarsi dello spread esistente tra i titoli di stato dei due paesi, ormai ai massimi da più di una anno a questa parte (anche se ancora molto distante dai valori raggiunti dal debito dei paesi dell&#8217;area mediterranea e dal Portogallo).</p>


<p>
I mercati interpretano l&#8217;andamento del premio richiesto agli investitori per detenere titoli di stato diversi da quelli tedeschi anche come una misura dell&#8217;appetibilità della borsa. Evidentemente la sensazione generale degli operatori è che il ribasso dei listini azionari sia ancora ben lontano dal completarsi: se così non fosse, se i mercati pensassero che ormai il peggio della crisi dei conti pubblici che ha colpito i paesi europei è alle spalle, cercherebbero occasioni per comprare quei listini che maggiormente hanno sofferto e che quindi, nel caso di un rimbalzo, avrebbero maggior spazio a disposizione per salire. </p>
<p>Se la speculazione si accanisce sui soggetti più deboli è perchè ritiene che i margini di guadagno per le strategie &#8220;short&#8221;, ovvero quelle che puntano al ribasso, siano ancora elevati. La classifica alla quale si arriva utilizzando lo spread esistente tra i decennali dei diversi paesi per scegliere su quali è meno rischioso investire, oltre alla Germania, mostra in prima posizione, di gran lunga, la Francia, seguita dall&#8217;Italia, dalla Spagna, dal Portogallo e dalla Grecia. Fino a che non vi saranno evidenti segnali di ripresa della fiducia da parte dei mercati sulla possibilità che i paesi europei possano uscire dalla crisi, eventuali scommesse a favore dei cosiddetti periferici, ad eccezione forse dell&#8217;Italia, saranno da evitare. </p>
<p>Il problema per chi volesse investire nel listino domestico non è tanto l&#8217;affidabilità del Paese, da più parti sono giunti i complimenti all&#8217;Italia per il modo in cui è stata gestita la crisi, e nemmeno le sue prospettive di crescita, il Pil del primo trimestre è risultato infatti, con il suo +0,5% nettamente superiore alla media di Eurolandia del +0,2%, il problema è il forte peso dei titoli bancari sul totale della borsa. Le manovre straordinarie adottate da tutti i principali paesi europei per mettere sotto controllo i conti pubblici rischiano di far fare un passo indietro ad una ripresa economica ancora incerta, un fatto questo che andrebbe a colpire pesantemente la redditività delle banche. </p>
<p>Nella classifica dei primi quaranta titoli di Piazza Affari per controvalore scambiato ci sono 8 banche, che insieme rappresentano poco meno di un terzo del totale degli scambi. E&#8217; evidente che in una fase come quella attuale dove il comparto bancario è nuovamente sotto i riflettori a causa della temuta fragilità di alcuni dei suoi esponenti, questa nutrita rappresentanza del settore rischia di diventare una zavorra. E se gli istituti domestici erano relativamente poco esposti alla crisi della Grecia lo stesso non si può dire invece per i problemi denunciati di recente dall&#8217;Ungheria che ha ammesso di essere sull&#8217;orlo della bancarotta. Intesa Sanpaolo ad esempio controlla uno dei maggiori istituti di credito del paese, la Cib Bank mentre Unicredit è presente con Unicredit Bank Hungary. L&#8217;esposizione a livelli di prestiti delle due banche arriva a 13 miliardi di euro circa, una cifra rilevante anche se marginale rispetto all&#8217;intero portafoglio prestiti dei due gruppi. </p>
<p>Il recente rimbalzo del settoriale banche domestico, che ha visto le quotazioni salire dai minimi di quota 16644 nuovamente in area 20000 è per il momento troppo esiguo per poter parlare di un cambio di scenario: i massimi di aprile, a 24675 sono ancora lontanissimi e solo la rottura di area 21500 potrebbe far pensare ad un serio tentativo di recuperare quei livelli. Escludere la borsa italiana dalla lista dei possibili territori di caccia per la ricerca di azioni potenzialmente interessanti è quindi forse sbagliato, soprattutto tenendo presente la capacità di reazione mostrata nel primo trimestre dell’anno, meglio però puntare l’attenzione su titoli diversi dai bancari oppure farli entrare in portafoglio per quantità moderate. </p>
<p>Per avere una idea delle proporzioni che dovrebbero avere le diverse componenti del portafoglio per mantenerlo equilibrato in termini di rischio (senza considerare il problema della correlazioni) l&#8217;investitore può tenere presente che in questa fase la volatilità storica calcolata a tre mesi per Unicredit vale circa 60, quella relativa ad Eni, altro peso massimo del nostro listino, vale circa 30, ovvero la metà. Esiste poi un altro elemento che in questa fase condiziona fortemente l&#8217;andamento dei listini, ovvero il cambio. Fino a pochi mesi orsono erano in molti a scommettere sulla possibilità che l&#8217;euro soppiantasse il dollaro in alcune aree geografiche come moneta di riferimento per gli scambi internazionali. La moneta Usa sembrava destinata ad una fase di debolezza senza fine, tanto che si temeva anche per la possibilità da parte del Tesoro Usa di continuare a collocare con facilità le proprie emissioni. </p>
<p>Adesso è l&#8217;euro a non essere più gradito nei portafogli dei grandi investitori, con il risultato che le quotazioni del cambio euro dollaro hanno violato il forte supporto offerto a 1,23 circa dai minimi di ottobre 2008 e si candidano ora a proseguire nella fase ribassista fino almeno ad intercettare i minimi del novembre 2005 a 1,1650 circa. Da notare che a 1,21 circa si collocava il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2000: la violazione di questa soglia rende difficile continuare a credere che il calo subito dall&#8217;euro dai massimi del 2008 a 1,60 circa sia solo una fase temporanea di correzione ed insinua invece il dubbio di essere di fronte ad una vera e propria tendenza, chi segue i mercati dei cambi sa infatti che i trend sono spesso pluriennali. E la strada dovrebbe percorrere la reazione dell&#8217;euro vista dai recenti minimi di quota 1,1880 per implicare un mutamento di scenario è molto lunga, solo oltre area 1,28 infatti un eventuale proseguimento del rimbalzo, portandosi al di sopra della linea che scende dai massimi di dicembre 2009, segnalerebbe l&#8217;intenzione di voler proseguire andando a correggere una buona porzione della discesa avviatasi da area 1,5140. Fino a quel momento scommettere contro il dollaro potrebbe dimostrarsi pericoloso. Insomma, anche se per il momento è prematuro dirlo, almeno fino a che i prezzi saranno al di sopra di area 1,11/12, altro supporto di grande rilievo, il rischio che la fase di apprezzamento della moneta Usa sia destinato a durare fino al raggiungimento della parità è elevato. </p>
<p>La semplice sovrapposizione dei grafici dell&#8217;Eurostoxx e dell&#8217;euro dollaro mostra una notevole similitudine tra le due curve, almeno a partire dal 2008. Se effettivamente il destino dell&#8217;euro è quello di continuare a deprezzarsi sarà difficile che allo stesso tempo la borsa possa vivere una fase di ripresa che vada oltre le semplici e temporanee correzioni. Nel caso dell&#8217;Eurostoxx poi anche il grafico non aiuta certo a sostenere una ipotesi rialzista. Tra gennaio ed aprile l&#8217;indice ha infatti disegnato un evidente doppio massimo in area 285, una figura ribassista che è stata completata a maggio con la violazione dei 247 punti. </p>
<p>L&#8217;obiettivo della configurazione, calcolato con il metodo della proiezione dell&#8217;ampiezza della figura stessa dal punto di conferma, si colloca sui 212 punti, una quota coincidente sia con i minimi di luglio 2009 sia con il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi del marzo 2009. Il rischio che fino in area 210 l&#8217;Eurostoxx ci possa arrivare, perdendo quindi ancora il 20% circa, è elevato. Sarebbero solo movimenti al di sopra dei 266/67 punti a permettere una revisione dello scenario che in quel caso, se non dichiaratamente rialzista, potrebbe iniziare ad contemplare la possibilità di vedere almeno testati i massimi dello scorso aprile.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4454/bond-azioni-e-cambi-che-condiziona-chi-nelle-attuali-fasi-di-mercato-il-peso-della-banche-sul-listino-domestico">Bond, azioni e cambi, che condiziona chi nelle attuali fasi di mercato. Il peso della banche sul listino domestico</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 12:45 di mercoledì 23 giugno 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Petrolio in crescita grazie allo yuan, Eni e Saipem sotto i riflettori</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4449/petrolio-in-crescita-grazie-allo-yuan-eni-e-saipem-sotto-i-riflettori</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4449/petrolio-in-crescita-grazie-allo-yuan-eni-e-saipem-sotto-i-riflettori</guid>
    <pubDate>Mon, 21 Jun 2010 09:14:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4449/petrolio-in-crescita-grazie-allo-yuan-eni-e-saipem-sotto-i-riflettori#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>eni</category><category>educational</category>
    <description>Recentemente gli analisti di Nomura hanno rivisto il proprio giudizio sul comparto petrolifero europeo alzandolo da &amp;#8220;neutral&amp;#8221; a &amp;#8220;overweight&amp;#8221;, ovvero[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p>Recentemente gli analisti di Nomura hanno rivisto il proprio giudizio sul comparto petrolifero europeo alzandolo da &#8220;neutral&#8221; a &#8220;overweight&#8221;, ovvero &#8220;sovrapesare&#8221;. Secondo lo studio della banca giapponese i prezzi dei titoli del settore sono diminuiti eccessivamente nel recente passato ed adesso è tornato il momento di acquistare. Le prospettive di crescita per il comparto sono in media del 30% circa: le quotazioni attuali incorporano infatti un prezzo del greggio di 55 dollari al barile mentre il petrolio è risalito oltre area 75 e secondo gli esperti di Nomura nel secondo semestre del 2010 dovrebbe fare registrare un prezzo medio di 88 dollari. Positivo in particolare il giudizio su Eni</p>


<p>, confermato &#8220;buy&#8221;, quindi titolo da acquistare, con prezzo obiettivo a 20,8 euro (era a 22,3 euro, modificato a seguito delle oscillazioni del dollaro). Saipem piace invece a Mediobanca, che ha promosso di recente il titolo da &#8220;neutral&#8221; a &#8220;outperform&#8221; fissando a 28,40 euro il prezzo obiettivo. Il portafoglio ordini del leader nei servizi all&#8217;industria petrolifera è in crescita ed il 27 giugno, quando il gruppo comunicherà i risultati semestrali, le stime per il 2010 potrebbero essere riviste all&#8217;insù. Ovviamente le attese di ripresa per Eni e Saipem potrebbero essere condizionate dall&#8217;andamento del prezzo del greggio, tuttavia il rimbalzo messo a segno dal Wti dai minimi di maggio a 66,80 dollari circa non sembra essere ancora terminato. La resistenza chiave in questa fase si colloca in area 77 dollari, oltre questa soglia target a 79 dollari, ultimo ostacolo in grado di impedire il recupero dei massimi dell&#8217;anno in area 86/87 dollari. </p>
<p>Ad aiutare il progresso del petrolio contribuisce anche la decisione della People&#8217;s Bank of China di rendere più flessibile la propria valuta, che in avvio di ottava ha toccato i massimi contro dollaro dal settembre 2008. Tale decisione ha gia&#8217; avuto un notevole impatto sul mercato delle commodities: un rafforzamento della moneta cinese implica un maggiore potere di acquisto per quel paese e quindi la possibilita&#8217; di importare un flusso maggiore di materie prime. Il petrolio e&#8217; salito a 78,85 dollari circa, un balzo superiore al 2% rispetto ai prezzi di venerdi&#8217; 18 giugno. </p>
<p>Ed effettivamente Eni ha inviato segnali graficamente positivi nelle ultime sedute, come il superamento del top di inizio giugno a 15,70 euro e quello della linea di tendenza tracciata dai massimi di aprile. I prezzi potrebbero arrivare presto a confrontarsi con la resistenza di area 16,20/25, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di aprile e media mobile a 50 sedute. In caso di superamento di questi livelli il titolo invierebbe un segnale forte in favore del proseguimento della fase positiva iniziata con i minimi di maggio a 14,30 e si candiderebbe per il recupero almeno di area 18 euro. Difficile invece dire fin da ora se, anche in caso di proseguimento della fase rialzista, vi siano le condizioni per lasciarsi alle spalle l&#8217;area vischiosa tra 18 e 18,50, già messa alla prova più volte tra giugno 2009 e gennaio 2010. La rottura anche di questa resistenza rappresenterebbe un segnale importante anche per il lungo periodo dal momento che permetterebbe la ripresa dell&#8217;uptrend avviatosi con i minimi di marzo 2009 ma non deve essere data per scontata. Oltre quei livelli sarebbe comunque possibile iniziare a parlare di obiettivi in area 22 euro. Ad indebolire il quadro rialzista sarebbero discese sotto i 15 euro, che aprirebbero la porta al test a 14,50 della linea che sale dai minimi del 2009. In caso di violazione anche di questo supporto rischio di evoluzione negativa duratura, fino a 13,50 euro almeno.</p>
<p>Per sgomberare il campo da dubbi, quando si parla di Saipem, è bene chiarire che il suo grado di correlazione con l&#8217;andamento del prezzo del greggio è molto elevato (attualmente l&#8217;indice di correlazione calcolato ad un anno vale circa 0,5, ma nel recente passato è stato per lunghi periodi anche in area 0,80, ad indicare quindi un legame veramente molto stretto tra le due curve), quindi le capacità del titolo di fare bene in assenza di un trend positivo per il prezzo del petrolio sono relativamente ridotte. I segnali inviati recentemente dal grafico del titolo sono in ogni caso positivi, un elemento questo che, volendo fare un percorso logico inverso rispetto a quello che viene adottato di prassi, sembra confermare la prospettiva di un prezzo del greggio in crescita nel prossimo futuro. Le quotazioni di Saipem hanno infatti superato nella scorsa ottava con forza la linea di tendenza ribassista tracciata dal top di aprile, spingendosi fin quasi a testare in area 27 la media mobile a 50 giorni, praticamente coincidente in questa fase con il 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi primaverili. Il superamento anche dei 27 euro confermerebbe l&#8217;intonazione positiva dimostrata nelle ultime settimane prospettando movimenti in area 30 euro almeno. Oltre questi livelli Saipem si cimenterebbe poi in una impresa difficile, quella di avere ragione dei massimi storici di novembre 2007 a 31,90 euro. Per non perdere la propensione al rialzo il titolo si dovrà mantenere al di sopra dei 25,30 euro. Sotto quei livelli rischio di test a 24 circa della linea che sale dai minimi del 2009, supporto critico anche in ottica di lungo termine. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4449/petrolio-in-crescita-grazie-allo-yuan-eni-e-saipem-sotto-i-riflettori">Petrolio in crescita grazie allo yuan, Eni e Saipem sotto i riflettori</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 11:14 di lunedì 21 giugno 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Nuove sfide per i big del petrolio, a partire da Eni</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4430/nuove-sfide-per-i-big-del-petrolio-a-partire-da-eni</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4430/nuove-sfide-per-i-big-del-petrolio-a-partire-da-eni</guid>
    <pubDate>Wed, 26 May 2010 14:07:38 GMT</pubDate>
    <dc:creator>riva</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4430/nuove-sfide-per-i-big-del-petrolio-a-partire-da-eni#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>eni</category><category>az-italia</category><category>energy</category><category>saras</category>
    <description>Il greggio e le altre materie prime hanno risentito duramente delle incertezze sulla tenuta della ripresa europea. I recenti salvataggi spagnoli hanno infatti ravvivato i timori di un possibile contagio[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/petroliobarile2_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="203" height="300" alt="eni tenaris petrolio finanza saras raffinazione dollaro euro domanda " /></p>
<p>Il greggio e le altre materie prime hanno risentito duramente delle incertezze sulla tenuta della ripresa europea. I recenti salvataggi spagnoli hanno infatti ravvivato i timori di un possibile contagio della Penisola Iberica e i forti ribassi dell’euro sulle altre valute hanno inevitabilmente reso più onerosa la domanda di energia da parte dei paesi europei che potrebbero anche dovere affrontare degli scenari deflazionistici nel prossimo futuro. Da questo sono derivati i ribassi del greggio e delle materie prime degli ultimi giorni (solo parzialmente recuperati oggi) mentre produttori e distributori corrono ai ripari cercando di riposizionarsi al meglio nel nuovo contesto.</p>
<p>Eni, in particolare, sta cercando di arginare gli effetti deleteri del recente downgrade di Standard &#038; Poor’s da AA- ad A+ a causa della permanenza del debito al di sopra dei 23 miliardi di euro: la società guidata da Paolo Scaroni ha senza dubbio liquidità sufficiente a sopperire a ogni necessità, ma le incertezze portate dal contesto globale forse rendono meno chiare le prospettive di reddito future.</p>
<p>Nel frattempo l’italiana ha annunciato la cessione del 25% di Greenstream alla libica Noc: con Tripoli, adesso, si gestisce alla pari l’infrastruttura che trasporta il gas libico a Gela. Forse per rassicurare il mercato il management ha annunciato che la produzione di petrolio dal pozzo iracheno di Zubair dovrà raggiungere i 250 mila barili di petrolio al giorno dai 180 mila attuali.</p>


<p>Sicuramente il colosso petrolifero italiano non ha le difficoltà di BP alle prese con un irrisolto dramma ambientale che, secondo Lloyd’s di Londra, potrebbe costarle circa 2 miliardi di dollari. La mancanza di visibilità sulla domanda presente e futura di greggio e altre commodity nell’Eurozona rischia, però, di penalizzare le sue prospettive di medio periodo in maniera consistente.</p>
<p>Non tutte le società del petrolio di Borsa italiana - per fortuna - passano un periodo così incerto. Per esempio stamane Tenaris guadagna più di sei punti percentuali dopo che il governo messicano ha accolto la denuncia avanzata dalla sua controllata Tamsa e annunciato un dazio sui tubi prodotti in Cina. Più timida Saras in Borsa (+0,97%), nonostante l’annuncio di migliori margini di raffinazione nel secondo trimestre grazie alla crescita della domanda di benzina e diesel. Le incertezze sull’evoluzione del mercato nel 2010, però, rimangono anche per la società dei Moratti.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4430/nuove-sfide-per-i-big-del-petrolio-a-partire-da-eni">Nuove sfide per i big del petrolio, a partire da Eni</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 16:07 di mercoledì 26 maggio 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Petrolio ancora al rialzo, ne benificia Saipem</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4385/petrolio-ancora-al-rialzo-ne-benificia-saipem</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4385/petrolio-ancora-al-rialzo-ne-benificia-saipem</guid>
    <pubDate>Mon, 12 Apr 2010 09:07:24 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4385/petrolio-ancora-al-rialzo-ne-benificia-saipem#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>I segnali inviati dall&amp;#8217;andamento del grafico del prezzo del greggio sono decisamente rialzisti: dopo essersi mosso per vie laterali per circa 5 mesi oscillando all&amp;#8217;interno di una[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p>I segnali inviati dall&#8217;andamento del grafico del prezzo del greggio sono decisamente rialzisti: dopo essersi mosso per vie laterali per circa 5 mesi oscillando all&#8217;interno di una fascia compresa tra i 70 ed gli 83 dollari il Wti ha superato con una evidente accelerazione il limite superiore di questo intervallo riportandosi su valori che non venivano più toccati dalla prima decade dell&#8217;ottobre 2008. Ed il modo con il quale è stato superato l&#8217;ostacolo degli 83 dollari fa pensare che anche la prossima resistenza chiave, posta a 88,50 circa, il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di metà 2008, possa essere superata senza troppe difficoltà.</p>


<p> Del resto in analisi tecnica è consuetudine ipotizzare, alla rottura di una fascia laterale, che il movimento successivo si ponga un target proporzionale all&#8217;ampiezza del precedente intervallo di oscillazione. Nel caso del Wti l&#8217;obiettivo al superamento degli 83 dollari si colloca in area 96/97 dollari, con una prima resistenza intermedia in area 91. E non è detto che in area 97 il rialzo si arresti, se non momentaneamente per una correzione. Il ritracciamento della serie di Fibonacci calcolata per il ribasso dai massimi storici del 2008 successivo al 50%, il 61,8%, si colloca infatti in area 102,50/103. Per cancellare il recente segnale rialzista il prezzo del greggio dovrebbe scendere sotto quota 77,75, dove transitano la media mobile a 100 giorni e la linea di tendenza che sale dai minimi di inizio 2009. Discese fino a 82/83 andrebbero invece lette come un &#8220;return move&#8221; a testare dall&#8217;alto la precedente resistenza, ora supporto, e non danneggerebbero quindi l&#8217;uptrend. </p>
<p>Tra i titoli che stanno beneficiando di questa nuova fase rialzista del prezzo del greggio si colloca Saipem. </p>
<p>Il trend rialzista di Saipem, attivo dai minimi di fine 2008 a 9,755 euro, ha messo a segno una evidente accelerazione dopo il superamento ad inizio marzo della forte resistenza dei 25,45 euro. Il titolo si trova ormai ad un passo dal raggiungimento del top del maggio 2008 a 30,96 euro e non troppo distante quindi nemmeno dal massimo storico toccato a 31,90 euro il 9 novembre 2007. Le probabilità che il titolo non solo raggiunga queste quote, ma che possa trovare anche la forza per superarle sono elevate. Oltre area 32 euro il primo target si colloca a 34 euro circa, il successivo a 39 euro. Nel breve termine tuttavia è probabile la realizzazione di una fase correttiva: la velocità con la quale si è realizzata l&#8217;ultima fase del rialzo ha infatti spinto gli indicatori tecnici di uso più comune, come l&#8217;Rsi a 14 sedute, su livelli di ipercomprato difficilmente raggiunti in passato. Una fase correttiva che permetta un abbassamento del gradiente di crescita del trend sarebbe da considerare un elemento positivo, capace di aumentare le possibilità di una prolungata crescita nel medio termine. Sotto area 28,80 il titolo invierebbe un primo segnale di debolezza, introduttivo a ribassi che potrebbero assumersi il compito di ricoprire il gap rialzista del 23 marzo, con base a 27,79, ed eventualmente del 16 marzo, con base a 26,70. Solo discese sotto area 25,45, massimi di febbraio ed area di transito della linea che sale dai minimi di marzo 2009, potrebbero mettere comunque a rischio la tenuta del trend rialzista. Eventuali ripiegamenti che dovessero interessare Saipem nel breve termine, se limitati ai supporti indicati, potrebbero fornire quindi interessanti opportunità di ingresso sul titolo. Opportunità che si manifesterebbero anche in caso di immediata rottura di area 31 euro, con l&#8217;accortezza in quel caso di posizionare uno stop loss al di sotto di quota 29,20.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4385/petrolio-ancora-al-rialzo-ne-benificia-saipem">Petrolio ancora al rialzo, ne benificia Saipem</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 11:07 di lunedì 12 aprile 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Dollaro forte, quale prospettive per le commodities?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4353/dollaro-forte-quale-prospettive-per-le-commodities</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4353/dollaro-forte-quale-prospettive-per-le-commodities</guid>
    <pubDate>Tue, 02 Mar 2010 07:36:18 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4353/dollaro-forte-quale-prospettive-per-le-commodities#comments</comments>
    <slash:comments>1</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>I prezzi delle commodities sono correlati in modo inversamente proporzionale al valore della moneta in cui sono espressi: quando il dollaro si apprezza (ovvero quando il grafico dell&amp;#8217;euro[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p>I prezzi delle commodities sono correlati in modo inversamente proporzionale al valore della moneta in cui sono espressi: quando il dollaro si apprezza (ovvero quando il grafico dell&#8217;euro dollaro scende) l&#8217;indice Crb, il benchmark utilizzato come riferimento del mondo delle merci, si deprezza, viceversa quando il dollaro perde di valore (quando il grafico sale) il Crb guadagna, questo almeno è quello che è successo di recente. Il legame tra i due strumenti è molto elevato: l&#8217;indice di correlazione calcolato su base annua negli ultimi due anni si è mantenuto, eccettuato un breve periodo tra agosto ed ottobre 2009, al di sopra della soglia di 0,8, molto vicino quindi al valore massimo teorico possibile di 1,0.</p>


<p>
Se il legame tra il prezzo delle merci ed il valore del dollaro si dovesse mantenere stabile alla discesa del cambio euro dollaro verso area 1,1450 (target al di sotto di 1,30) potrebbe corrispondere un deciso calo del Crb, attualmente in area 270, che potrebbe scendere verso area 200 almeno. In passato tuttavia la relazione tra dollaro e merci non era sempre stata elevata e positiva: nel periodo tra il luglio 2005 ed il maggio 2006 ad esempio l&#8217;indice di correlazione aveva assunto anche valori negativi. </p>
<p>Seguire l&#8217;evoluzione della correlazione sarà quindi molto importante per gli investitori che vogliano diversificare il proprio portafoglio introducendo le commodities. Se la correlazione dovesse farsi meno stretta, con le merci libere di apprezzarsi anche in presenza di un dollaro forte, per l&#8217;investitore domestico vi sarebbe un doppio vantaggio, quello derivante dalla crescita di valore dello strumento acquistato e quello dell&#8217;effetto cambio favorevole. L&#8217;andamento grafico del Crb per il momento, nonostante la crescita del 50% circa messo a segno dai minimi di inizio 2009, non è tuttavia ancora dichiaratamente rialzista. </p>
<p>I massimi di gennaio hanno ritracciato infatti un terzo circa del ribasso dal massimo storico del 2008, troppo poco per parlare di inversione di tendenza. Il rischio di un calo del Crb in risposta ad una fase prolungata di apprezzamento del dollaro non è quindi da escludere. Segnali in questo senso verrebbero al di sotto dei 260/65 punti, area di transito della media mobile a 200 sedute, già testata dai minimi di inizio febbraio, e della linea di tendenza tracciata dai minimi di inizio 2009. Indicazioni positive verrebbero al contrario al di sopra dei massimi di inizio anno a 294 punti circa, una mossa che potrebbe aprire la strada a movimenti in area 330 e che potrebbe quindi rappresentare una buona opportunità di ingresso anche per il risparmiatore domestico. Lo studio del grafico del prezzo del greggio, un componente fondamentale del paniere delle merci, non aiuta a risolvere i dubbi sul destino di questo comparto. </p>
<p>Il recente ritorno al di sopra di area 80 dollari al barile non è infatti significativo. Un vero e proprio segnale rialzista verrebbe inviato solo al di sopra di area 88, 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi del 2008. Fino a quel momento la fase crescente disegnata nell&#8217;ultimo anno è da considerare una correzione della lunga discesa precedente. Oltre area 88 il prezzo del greggio potrebbe puntare invece con decisione al rialzo, con un obiettivo di poco superiore ai 100 dollari al barile. Le prospettive di crescita dell&#8217;economia globale fornite dalla National Association for Business Economists (Nabe) parlano di un +3,1% per il 2010 e di un +3,2% nel 2011, valori simili a quelli previsti dalla Fed per gli soli Stati Uniti (crescita del Pil 2010 tra il 2,8% ed il 3,5%), potrebbero sostenere la domanda di materie prime e rendere quindi possibile un apprezzamento del greggio anche in presenza di un dollaro forte. </p>
<p>Una situazione di questo tipo del resto si è realizzato già più volte in passato, come ad esempio durante tutto il 2005, con il greggio apprezzatosi del 50% circa ed il dollaro passato da quota 1,36 a 1,18 contro euro. Ed anche il prezzo dell&#8217;oro è a rischio di nuovi ribassi se realmente nei prossimi mesi si realizzerà una fase di ulteriore apprezzamento del dollaro. La correlazione tra questi due strumenti è marcata, anche se in questo caso, come per il petrolio, non sono mancate in passato fasi, anche durature, durante le quali le similitudini sono scomparse (ad esempio il periodo dal dicembre 2008 al marzo 2009 ha visto l&#8217;oro ed il dollaro rafforzarsi contemporaneamente). </p>
<p>Certo è che il prezzo dell&#8217;oro negli ultimi anni ha corso molto, andando a ritoccare spesso i propri massimi storici, ed una correzione di quel rialzo, anche estesa, non dovrebbe stupire quindi più di tanto. Il metallo giallo fino a metà del 2005 valeva infatti ancora poco più di 400 dollari l&#8217;oncia, di recente ha superato quota 1200 triplicando quindi di valore in poco più di 4 anni. Per il momento comunque il trend dell&#8217;oro rimane al rialzo, solo discese sotto area 1030, picco del marzo 2008 e media mobile a 200 giorni, potrebbero segnalare l&#8217;avvio di un ribasso esteso, diretto verso i 900 dollari almeno. </p>
<p>D&#8217;altro canto solo movimenti al di sopra dei massimi storici di dicembre 2009 a 1226 potrebbero indicare la ripresa del rialzo prospettando il test di area 1400. Anche in questo caso uno scenario di probabile apprezzamento della moneta Usa induce comunque l&#8217;investitore che voglia introdurre l&#8217;oro o strumenti correlati in portafoglio alla prudenza. Meglio attendere segnali di forza prima di intervenire, indicazioni favorevoli ad un allentarsi delle correlazioni esistenti tra oro e dollaro che permettano di sperare in un doppio guadagno derivante da una crescita di valore sia del metallo sia della moneta nella quale è quotato.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4353/dollaro-forte-quale-prospettive-per-le-commodities">Dollaro forte, quale prospettive per le commodities?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 09:36 di martedì 02 marzo 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Mercati in cerca di direzione, come si orienteranno gli investitori?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4322/mercati-in-cerca-di-direzione-come-si-orienteranno-gli-investitori</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4322/mercati-in-cerca-di-direzione-come-si-orienteranno-gli-investitori</guid>
    <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 15:09:59 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4322/mercati-in-cerca-di-direzione-come-si-orienteranno-gli-investitori#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>I recenti ribassi dei mercati azionari hanno messo in evidenza un comportamento degli investitori che può essere ricondotto al comportamento &amp;#8220;sell the news&amp;#8221;. Le sedute peggiori per i[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p>I recenti ribassi dei mercati azionari hanno messo in evidenza un comportamento degli investitori che può essere ricondotto al comportamento &#8220;sell the news&#8221;. Le sedute peggiori per i listini, come quella di venerdi&#8217; 22 gennaio, sono scaturite infatti a seguito di buone notizie soprattutto sul fronte delle trimestrali. Quasi tutti i grossi nomi dello S&#038;P500 hanno battuto infatti le attese del mercato ma gli investitori non si sono fatti sedurre dai numeri ed hanno venduto.</p>


<p>Le quotazioni di società simbolo del comparto tecnologico, quello con il maggior peso all&#8217;interno del paniere più rappresentativo di Wall Street, come Google o Advanced Micro Devices, o di titoli finanziari come American Express, sono scese in picchiata nonostante le trimestrali più solide delle previsioni. Evidentemente i mercati ritengono che nei prezzi attuali siano già incorporate queste novità positive, non si deve infatti dimenticare che i mercati vengono da una fase rialzista durata 10 mesi circa che ha visto in molti casi raddoppiare o più le quotazioni, e vogliono ora essere sicuri che anche le prospettive future sono degne dei risultati appena archiviati. Che questa chiave di lettura dei recenti movimenti sia plausibile lo testimonia il comportamento di General Electric proprio nella seduta critica dello scorso venerdì: il titolo del gigante dei servizi è salito in quella occasione di più del 3% con un Dow Jones sceso del 2,10% circa. E questo nonostante l&#8217;utile netto del quarto trimestre sia risultato in calo del 19% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ed i ricavi abbiano fatto registrare una flessione, anche se minore delle attese. </p>
<p>A convincere il mercato a comprare il titolo contro tendenza è stato l&#8217;annuncio di un dividendo accresciuto per il 2010 e di una crescita degli utili nel 2011 e 2012. Analogo comportamento degli investitori nei confronti dell&#8217;europea Philips e dei colossi high tech americani Apple e Texas Instruments. Quello che i mercati ricercano sono quindi aperture positive per il futuro, anche perchè gli elementi di criticità che stanno emergendo appaiono seri. Innanzitutto i tassi di interesse sono destinati a salire, ed anche se negli States eventuali misure di inasprimento di politica monetaria non sembrano dietro l&#8217;angolo, in altre regioni del mondo, alcune di primaria importanza come la Cina, queste dinamiche si sono già messe in movimento. I dati diffusi dall&#8217;Ufficio statistico cinese relativi al quarto trimestre 2009 mostrano una crescita del Pil del 10,7% su base annua, ben superiore alle precedenti stime di un incremento del 9,1%. </p>
<p>Una tendenza di questo tipo non può lasciare indifferenti le autorità monetarie che devono correre ai ripari per prevenire un surriscaldamento dell&#8217;economia. E non solo il costo del denaro potrebbe salire. La forza del dollaro, per quanto sia riflesso del miglioramento dell&#8217;economia statunitense, comporta allo stesso tempo un maggior costo delle materie prime per gli acquirenti che devono convertire la propria valuta per acquistarle. Il fisiologico deprezzamento delle commodities che deriva da un rafforzamento del dollaro viene in buona parte compensato dalle prospettive di aumento della domanda, quindi è plausibile immaginare che in futuro i prezzi delle materie prime rimarranno sotto pressione per gli acquirenti internazionali, con il rischio di una compressione dei margini in alcuni settori. E l&#8217;incremento dei costi di gas e benzina potrebbe avere un impatto anche sulla spesa dei consumatori. Il dollaro non sembra destinato a cedere terreno contro euro e le altre principali divise. Una idea dell&#8217;attuale sentiment di mercato riguardo al cambio la fornisce il posizionamento sui Currency Etc: il 75% circa degli investitori è infatti long sul dollaro americano, ovvero scommette su di un suo ulteriore rafforzamento. </p>
<p>La fase attuale del ciclo economico è di transizione, da una crisi drammatica al ritorno alla crescita, ma per i risparmiatori non è tutto oro quello che luccica: cosa si manifesterà per primo nei conti delle aziende, l&#8217;inevitabile incremento dei costi legato alla ripresa, o quello dei consumi? Le notizie di una revisione al rialzo delle stime di crescita per il 2010 e 2011 da parte della Banca Mondiale, che prevede un Pil globale aumentato del 2,7% nell&#8217;anno in corso e del 3,2% l&#8217;anno prossimo non significano che il peggio è definitivamente alle spalle. I governi dovranno fare rientrare le misure di sostegno all&#8217;economia decise per fronteggiare la crisi e quella fase sarà molto delicata. </p>
<p>Ed a correre i rischi maggiori sono, sempre secondo la Banca Mondiale, i Paesi avanzati, per i quali il fardello aggiuntivo che appesantisce i conti pubblici a causa delle politiche anti crisi potrebbe indurre alcuni governi ad approntare una exit strategy troppo anticipata, con il rischio di ricadere in depressione. Del resto le differenti velocità della ripresa economica attuale ed attesa (nel 2010 la crescita globale dovrebbe attestarsi intorno al 3%, quella delle economie asiatiche, escludendo il Giappone, dovrebbe superare il 7%) sono rispecchiate dalle performance dei mercati finanziari. C&#8217;è stato infatti un ritorno dei flussi di capitali verso i mercati emergenti, con l&#8217;Asia che è riuscita ad assorbirne una gran parte.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4322/mercati-in-cerca-di-direzione-come-si-orienteranno-gli-investitori">Mercati in cerca di direzione, come si orienteranno gli investitori?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 17:09 di martedì 02 febbraio 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Dal vasto panorama degli Etf indicazioni favorevoli per le borse</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4311/dal-vasto-panorama-degli-etf-indicazioni-favorevoli-per-le-borse</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4311/dal-vasto-panorama-degli-etf-indicazioni-favorevoli-per-le-borse</guid>
    <pubDate>Mon, 25 Jan 2010 10:26:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4311/dal-vasto-panorama-degli-etf-indicazioni-favorevoli-per-le-borse#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>L&amp;#8217;andamento degli Etf quotati da Borsa Italiana fotografa un inizio di anno incoraggiante per il mercati finanziari ed in particolare per quelli borsistici. Gli Etf presenti nei listini sono[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;andamento degli Etf quotati da Borsa Italiana fotografa un inizio di anno incoraggiante per il mercati finanziari ed in particolare per quelli borsistici. Gli Etf presenti nei listini sono riferiti infatti ad una moltitudine di strumenti, azioni, bond e commodities, praticamente tutti quelli utilizzati dall&#8217;analisi intermarket per investigare l&#8217;andamento del ciclo economico ed in base a quello avanzare ipotesi sulle prospettive future. Il comportamento delle diverse classi e dei diversi strumenti all&#8217;interno delle classi permette di capire se il ciclo è in una fase espansiva o di contrazione. Ed attualmente le indicazioni che si ricavano permettono di pensare che si stia realizzando proprio una fase di espansione dell&#8217;economia.</p>


<p>La prima osservazione che contribuisce a dipingere un quadro positivo, forse banale ma non per questo meno significativa, è che circa i 3/4 del totale degli strumenti quotati ha superato la prima metà del mese di gennaio con un saldo positivo rispetto ai valori di chiusura del 2009. Quando le prospettive per l&#8217;economia sono negative la quasi totalità degli strumenti punta al ribasso, principalmente le borse e le commodities (i prezzi dei bond, a seconda dell&#8217;evoluzione dei tassi di interesse, soprattutto nelle fasi iniziali della recessione, tendono a crescere). In questo momento tra gli Etf con la peggiore performance si trovano il Msci Greece (GRC) relativo al mercato azionario greco, un dato che non sorprende considerando le difficoltà attraversate da quel paese, ma anche il DJ600 Telecomunication (TELE) ed il DJ600 Utilities (UTI), ovvero due comparti considerati “difensivi”, il CRB Lyxor (CRB) ed alcuni Etf obbligazionari, come l&#8217;Ibx25+ (X25E), l&#8217;Ibx3-5 (X35E) ed il Tbond 7-10 (IBTM), anche se questi ultimi con un calo limitato. All&#8217;estremità opposta della classifica dei rendimenti da inizio anno si trovano invece molti Etf relativi alle borse dei paesi emergenti, come il Russia Lyxor (RUS), il Turkey Lyxor (TUR), il Lyxor Eastern Europe (EST), il Pan Africa Lyx (LAFRI) o l&#8217;MSCI Emmkt (EMKT) e l&#8217;MSCI Emea (XMEA). Bene si comportano anche le borse asiatiche, presenti nelle prime posizioni della lista con il Giappone (IJPN), la Korea (XMKO), Taiwan (XMTW), l&#8217;India (INDI). Passando dalle borse alle commodities ben posizionati si trovano il Djstx Oil and Gas (XSER) ed il Dj600 Basic Resources (BRES). L&#8217;orientamento dei mercati finanziari in questa prima parte dell&#8217;anno conferma quindi l&#8217;impressione che gli operatori credono nella ripresa economica e ritengono che vi siano ancora significativi spazi di crescita. </p>
<p>La presenza delle borse dei paesi emergenti e di quelli asiatici tra le prime file dei migliori del 2010 fa capire come in questa fase gli strumenti più rischiosi siano popolari, cosi come anche le materie prime. Lo stesso Fondo monetario internazionale ritiene che siano la Cina e le economie emergenti a trainare una ripresa globale che si sta dimostrando più rapida a solida del previsto. Questo non significa ovviamente che il percorso dei mercati sarà a senso unico e che la strada per il 2010 sia ormai segnata: le incertezze evidenziate nel corso dell&#8217;ultima ottava da parte delle borse dimostrano che le correzioni sono sempre possibili, tuttavia anche se una fase di ripiegamento non si può escludere, l&#8217;impressione è che il rialzo intrapreso dai listini a marzo del 2009 non sia ancora terminato. Eventuali flessioni potrebbero essere quindi utilizzate per incrementare le posizioni su strumenti legati all’azionario. </p>
<p>Lo studio grafico degli strumenti maggiormente rappresentativi tra quelli citati sembra confermare le attese di ulteriori possibili rialzi e fornisce al contempo interessanti spunti di investimento. Tenere sotto controllo l&#8217;andamento degli indici, e relativi Etf, preferiti dai mercati nelle ultime settimane dovrebbe servire inoltre anche a chi non li detiene direttamente in portafoglio a percepire eventuali mutamenti significativi di orientamento per le borse nel loro complesso: se questi strumenti dovessero violare al ribasso il loro uptrend verrebbe inviato infatti un segnale negativo anche per i mercati maggiori.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4311/dal-vasto-panorama-degli-etf-indicazioni-favorevoli-per-le-borse">Dal vasto panorama degli Etf indicazioni favorevoli per le borse</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 12:26 di lunedì 25 gennaio 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Investire sulle commodities: quali le prospettive e gli strumenti?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4300/investire-sulle-commodities-quali-le-prospettive-e-gli-strumenti</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4300/investire-sulle-commodities-quali-le-prospettive-e-gli-strumenti</guid>
    <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 10:29:46 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4300/investire-sulle-commodities-quali-le-prospettive-e-gli-strumenti#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>educational</category>
    <description>Il petrolio pare essersi stabilizzato al di sopra dei 70 dollari al barile, del resto l&amp;#8217;Opec, dopo aver lasciato recentemente invariato il totale delle quote di produzione a 24,825 milioni di[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p>Il petrolio pare essersi stabilizzato al di sopra dei 70 dollari al barile, del resto l&#8217;Opec, dopo aver lasciato recentemente invariato il totale delle quote di produzione a 24,825 milioni di barili al giorno, ha dichiarato di essere soddisfatto di un livello di prezzo compreso tra 70 ed 80 dollari al barile. I metalli industriali mostrano segnali positivi, in particolare il nichel, il rame e l&#8217;alluminio. La World Steel Association ha comunicato recentemente che la produzione mondiale di acciaio grezzo calcolata su 66 paesi è salita a novembre 2009 del 24,2% rispetto a novembre 2008, in particolare in Cina è stato registrato un aumento del 37%, in Russia del 43%, negli Usa del 27%. Si tratta del terzo mese consecutivo in cui viene registrato un incremento della produzione, dopo che nei primi mesi dell&#8217;anno vi erano stati drastici tagli. L&#8217;industria dell&#8217;acciaio è stata una delle più colpite dalla crisi, vedere segnali di ripresa in questo ambito è di certo un elemento incoraggiante.</p>


<p>Unica nota stonata in questo scenario positivo per l&#8217;investitore, in particolare quello che privilegia strumenti rischiosi come le azioni e le commodities, è l&#8217;andamento del dollaro Usa. La moneta americana si è infatti rafforzata notevolmente sull&#8217;euro, un andamento che negli ultimi anni si era usualmente verificato in corrispondenza con fasi di borsa negative. Nelle ultime settimane invece il dollaro si è apprezzato in sintonia con le borse, in particolare quella Usa (ma anche alcuni listini europei, tra cui quello tedesco e quello francese) che ha fatto registrare nuovi massimi annuali confermando il trend rialzista in atto da marzo. Una spiegazione per questo mutato comportamento dei mercati tuttavia esiste e non contrasta con il quadro favorevole alla ripresa dell&#8217;economia tratteggiato precedentemente: anche in questo caso evidentemente gli operatori sembrano credere ad un futuro di tassi Usa al rialzo, di conseguenza le operazioni di carry trade (le vendite di una valuta poco costosa a fronte di acquisti in un&#8217;altra valuta a maggiore rendimento) si spostano dal dollaro allo yen. Considerando l’andamento recente dei prezzi delle commodities un’area sulla quale concentrare l’attenzione nella prima parte del 2010 è sicuramnte quella degli Etc. Il saldo delle performance raggiunte nel 2009 dagli Etc quotati a Piazza Affari mette poi in luce la forte crescita dei metalli industriali. Il top performer per l&#8217;anno appena concluso è l&#8217;Etc Copper (COPA), che ha guadagnato il 110% circa, seguito a breve distanza dall&#8217;Etc Zinc (ZINC) in rialzo dell&#8217;85% circa. Molto bene anche il Nickel (NICK), con il 55% circa di guadagno, e l&#8217;Alluminio (ALUM), cresciuto del 31% circa. Sono quindi questi gli strumenti che potrebbero essere utilizzati per integrare la componente più aggressiva del portafoglio. Nel caso del rame (ETC copper, COPA) è stato inviato un segnale grafico incoraggiante ad inizio dicembre con il superamento della resistenza offerta in area 24,40 dai top di agosto e settembre allineati su quei livelli, resistenza praticamente coincidente con il 62% di ritracciamento del ribasso dal top di inizio 2008. Fintanto che il supporto di area 23,50, dove transitano la media mobile a 100 giorni e la linea di tendenza tracciata dai minimi di dicembre 2008, verrà rispettato, le attese saranno in favore del proseguimento del rialzo con primo obiettivo a quota 27 e successivo a 31,50. Graficamente molto promettente anche lo Zinco (ETC zinc, ZINC) che ha accelerato al rialzo nella seconda metà del mese di dicembre 2009 superando di slancio la resistenza di quota 6,60, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al ribasso dal top di marzo 2008. Le prospettive di vedere proseguire la fase ascendente verrebbero diminuite solo a seguito di discese al di sotto di area 6,00, mentre oltre il prossimo ostacolo, quello posto a 7,50, il target si sposterebbe in area 8,70. Meno dichiaratamente rialzista il contesto grafico relativo al Nichel (ETC Nickel, NICK), dal momento che in questo caso i prezzi sono reduci da una fase di ribasso correttiva iniziata con il top di agosto a 17,77 protrattasi fino ad inizio dicembre a quota 12,50, con la quale è stato ritracciato il 62% circa del rialzo dai minimi di fine 2008. La reazione vista dal minimo di dicembre si è comunque già portata oltre la linea di tendenza tracciata dal top di agosto e potrebbe proseguire ora fino in area 17,50/18,00. Solo oltre quota 18 tuttavia anche lo scenario di medio periodo verrebbe schiarito al rialzo, con i prezzi diretti inizialmente verso area 21 e successivamente 24,00. La violazione del supporto offerto a 12,50 dai minimi di dicembre vanificherebbe invece i recenti sforzi prospettando nuove discese. Un segnale positivo da un punto di vista grafico potrebbe invece arrivare già in tempi brevi per l&#8217;alluminio (ETC Aluminium, ALUM), poichè i recenti massimi di dicembre a 4,14 sono stati toccati in corrispondenza con il 38% di ritracciamento del ribasso dal top di inizio 2008. La rottura decisa di questa resistenza permetterebbe all&#8217;Etc di proseguire sulla strada del rialzo iniziato a maggio a 2,66 con un primo obiettivo a 4,55, ed uno successivo a 5,00. Sotto 3,80 le attese di crescita comincerebbero invece a vacillare.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4300/investire-sulle-commodities-quali-le-prospettive-e-gli-strumenti">Investire sulle commodities: quali le prospettive e gli strumenti?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 12:29 di martedì 05 gennaio 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Gli scenari piu&#039; probabili per il 2010? Borse su bond giu&#039;</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4299/gli-scenari-piu-probabili-per-il-2010-borse-su-bond-giu</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4299/gli-scenari-piu-probabili-per-il-2010-borse-su-bond-giu</guid>
    <pubDate>Mon, 04 Jan 2010 11:09:57 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4299/gli-scenari-piu-probabili-per-il-2010-borse-su-bond-giu#comments</comments>
    <slash:comments>0</slash:comments>
    <category>uncategorized</category><category>commodities</category><category>obbligazionario</category><category>valutario</category><category>az-italia</category>
    <description>I mercati sono stati bombardati nelle ultime settimane dell&amp;#8217;anno da segnali, principalmente provenienti dal fronte macroeconomico, che lasciano ben sperare per una uscita dalla crisi in modi e[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p>I mercati sono stati bombardati nelle ultime settimane dell&#8217;anno da segnali, principalmente provenienti dal fronte macroeconomico, che lasciano ben sperare per una uscita dalla crisi in modi e tempi probabilmente migliori rispetto a quelli ipotizzati solo pochi mesi orsono.<br />
E&#8217; vero che certi indizi sono a prima vista contraddittori, basti pensare ai recenti dati sul mercato immobiliare Usa (le vendite di abitazioni esistenti a novembre sono state pari a 6,54 milioni di unita&#8217;, nettamente superiori ai 6,09 milioni del mese precedente e ai 6,25 milioni del consensus mentre le vendite di abitazioni nuove sempre nel mese di novembre sono state pari a 355mila unità, dato annualizzato, molto al di sotto delle attese di 440mila unità), tuttavia in media le indicazioni che si ricevono dal mondo esterno puntano più o meno nella stessa direzione: la recessione è finita, gli Usa nel 2010 potrebbero tornare a crescere anche del 4%, la Cina, altro motore dell&#8217;economia globale, almeno del doppio.<br />
Anche l&#8217;Italia nel suo piccolo non rimane a guardare: dopo cinque trimestri in rosso il terzo trimestre del 2009 ha mostrato una crescita, secondo l&#8217;Istat, dello 0,6% rispetto al precedente, un dato che permette di guardare con fiducia al futuro pur consapevoli che la strada da fare per tornare ai livelli pre crisi è molto lunga (su base annua, nonostante il rimbalzo, il calo è ancora del 4,6%). E negli Usa non solo revisioni migliorative del Pil atteso, dati sulla fiducia, dati sui consumi e sui redditi fanno sembrare sempre più vicina l&#8217;uscita dal tunnel.</p>


<p> Anche sul fronte micro si registrano cambiamenti incoraggianti, in particolare le operazioni di fusione ed acquisizione, che tanto piacciono ai mercati e che si erano drasticamente ridotte nel corso del 2009, un rapporto dell&#8217;Ocse stima che le operazioni internazionali di merger and acquisition abbiano registrato una flessione del 56% rispetto all&#8217;anno 2008 (il maggiore calo dal 1995), stanno ritornando in auge, un chiaro segnale che anche a livello imprenditoriale si crede nella ripresa e ci si attrezza per approfittarne nel modo migliore. La società farmaceutica francese Sanofi-Avenits ha confermato che acquisterà Chattern, una operazione da 1,9 miliardi di dollari in cash, Bucyrus International rileverà l&#8217;unità mineraria di Terex per 1,3 miliardi di dollari, solo per citare le ultime operazioni. Ma ulteriori conferme in favore della genuinità delle intenzioni dei mercati nei confronti del trend rialzista delle borse vengono anche dall&#8217;analisi intermarket, in particolare da quello che sta succedendo sui mercati dei bond governativi. Negli Usa lo spread tra titoli a 2 anni e titoli decennali ha raggiunto nuovi massimi storici. La parte lunga della curva sale velocemente, un fenomeno che usualmente si accompagna all&#8217;inizio di un nuovo ciclo espansivo per l&#8217;economia, la fase che permette di realizzare i maggiori guadagni in borsa. Il tesoro Usa è intento ad allungare la duration del debito, evidentemente alla base di queste manovre c&#8217;è la convinzione che si possa instaurare una tendenza rialzista sui tassi di interesse. Difficilmente il Fomc, il braccio armato della Federal Reserve che decide in tema di tassi, interverrà in tempi brevi, c&#8217;è infatti ancora il mercato del lavoro da sanare, tuttavia la strada appare ormai segnata ed il ritorno ad una fase prolungata di costo del denaro in crescita è solo questione di tempo. Il presidente della Fed Bernanke non ha escluso infatti in un discorso alla American Economic Association, ad Atlanta, un rialzo dei tassi di interesse sui fed Funds nel caso si renda necessaria tale manovra dal momento che la fase piu&#8217; critica della crisi sembra essere ora superata (il Pil del terzo trimestre e&#8217; risultato in crescita dopo 4 trimestri negativi). I prezzi dei bond sembrano quindi destinati a scendere, quelli delle azioni a salire, un comportamento che se verificato nei fatti ricondurrebbe la situazione futura ad una di piena espansione del ciclo economico. Lo studio del future sul bond decennale Usa evidenzia effettivamente una debolezza accentuata che potrebbe condizionare l&#8217;andamento dei prezzi anche nel medio periodo. Molti i segnali grafici negativi, il più evidente la violazione della linea di tendenza rialzista tracciata dai minimi di giugno, avvenuta ad inizio dicembre, poi la violazione della media mobile a 200 giorni, tagliata al ribasso già lo scorso maggio, poi ripresa dal basso in qualità di resistenza a novembre ed ora passante in area 118,50 ed orientata al ribasso. Da notare anche che i massimi di fine novembre del derivato si sono attestati sul 50% di ritracciamento del ribasso dal top di fine 2008. Il rimbalzo visto dai minimi di metà 2009 ha quindi tutte le caratteristiche di una semplice correzione che non ha intaccato il trend ribassista attivo dal top del 2008. Discese sotto area 114 completerebbero un ampio testa spalle ribassista, disegnato a partire dal top di marzo 2008, figura che proietta obiettivi sui minimi del giugno 2007 in area 103,70. Se la relazione inversa tra i prezzi dei bond e le quotazioni delle borse sarà verificata anche nei prossimi mesi i segnali negativi per i titoli governativi Usa sarebbero da interpretare come la conferma del proseguimento del rally dei mercati azionari. In caso di discese sotto area 114 per il decennale Usa l&#8217;investitore potrebbe decidere quindi di incrementare la componente azionaria del portafoglio a discapito di quella obbligazionaria.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4299/gli-scenari-piu-probabili-per-il-2010-borse-su-bond-giu">Gli scenari piu' probabili per il 2010? Borse su bond giu'</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 13:09 di lunedì 04 gennaio 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Eni: il portafoglio resta uno dei più solidi del settore</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4292/eni-il-portafoglio-resta-uno-dei-piu-solidi-del-settore</link>
    <guid isPermaLink="true">http://www.finanzablog.it/post/4292/eni-il-portafoglio-resta-uno-dei-piu-solidi-del-settore</guid>
    <pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:16:18 GMT</pubDate>
    <dc:creator>riva</dc:creator>
    <comments>http://www.finanzablog.it/post/4292/eni-il-portafoglio-resta-uno-dei-piu-solidi-del-settore#comments</comments>
    <slash:comments>1</slash:comments>
    <category>commodities</category><category>eni</category><category>az-italia</category>
    <description>Le tensioni sui prezzi del petrolio e l&amp;#8217;impatto notevole della crisi hanno creato un bel po&amp;#8217; di problemi alle più grandi compagnie petrolifere del mondo, tuttavia[...]</description>
    <content:encoded><![CDATA[
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Eni.png" class="post" align="left" border="0" width="250" height="178" alt="eni scaroni south stream mercato finanza" /></p>
<p>Le tensioni sui prezzi del petrolio e l&#8217;impatto notevole della crisi hanno creato un bel po&#8217; di problemi alle più grandi compagnie petrolifere del mondo, tuttavia all&#8217;appuntamento con l&#8217;altalena dei corsi del greggio non tutti gli attori del mercato si sono presentati allo stesso modo.</p>
<p>Se io, approfittando dei prezzi da record dell&#8217;oro nero, faccio investimenti pesanti in sabbie bituminose e petrolio non convenzionale, un crollo dei corsi da 150 a 50 dollari rischia di mandarmi e gambe all&#8217;aria e di farmi sbattere la porta in faccia dalle banche: il futuro a volte rischia di essere troppo caro, se non si ha il fiato lungo.</p>
<p>Eni nel contesto globale mostra, però, di avere le spalle larghe e si mantiene ben posizionata in un contesto assai difficile come quello attuale. Il gruppo guidato da Paolo Scaroni ha un gearing (ossia una leva sul debito) superiore in media agli altri concorrenti, la compresenza nella società di attività tipiche delle compagnie petrolifere tradizionali e di attività da utility che a volte confondono gli osservatori. La separazione che alcuni analisti o piccoli azionisti chiedono di attività come la rete del gas dal resto sembra però ben lontana per ora.</p>


<p>
Progetti di lungo termine come South Stream vivono poi una fase interessante (soprattutto dopo le ultime dichiarazioni di Scaroni che avrebbe parlato di una quota di EdF fra il 10 e il 20%), ma sono di lungo respiro e raramente incidono direttamente sui corsi. Più delicati sono i dossier riguardanti le dispute europee sul gasdotto Tag: il rischio di una maximulta dall&#8217;Antitrust di Bruxelles rimane comunque presente, anche se Scaroni si è già detto pronto a ricorrere contro eventuali sanzioni.</p>
<p>Secondo alcuni osservatori la ricca politica dei dividendi, probabilmente una delle migliori del settore petrolifero, sarà rivista in futuro: gli asset non strategici in vendita potrebbero, infatti, non fornire la liquidità necessaria a finanziare la crescita. Quando però Eni, in occasione dell&#8217;ultima trimestrale, sottolinea che anche la perdita di un notch (un &#8220;gradino&#8221;) nei rating sarebbe assolutamente gestibile, chiarisce che il quadro generale rimane stabile, come dimostrato anche dalla solidità patrimoniale del gruppo. In ogni caso, allo stato attuale, il dividend yeld al di sopra del 5% pone ancora la cedola del Cane a sei zampe ai vertici del settore. Il portafoglio solido, variegato e molto incentrato sul petrolio convenzionale ha inoltre riparato in molti casi la società dall&#8217;ottovolante dei prezzi che ha messo a rischio gli investimenti di diversi competitor. Fra tanti dossier, insomma, il quadro generale dell&#8217;Eni rimane ancora solido e interessante. Effetto crisi permettendo&#8230;</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4292/eni-il-portafoglio-resta-uno-dei-piu-solidi-del-settore">Eni: il portafoglio resta uno dei più solidi del settore</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 14:16 di lunedì 14 dicembre 2009.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>


</channel>
</rss>
