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  <title>Finanzablog.it</title>
  <link>http://www.finanzablog.it</link>
  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Fri, 10 Feb 2012 14:22:50 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>La risposta alla crisi europea del debito può essere l&#039;oro</title>
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    <pubDate>Mon, 05 Dec 2011 08:01:12 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>Che cos&amp;#8217;hanno i paesi europei che potrebbe aiutarli a superare questo momento di crisi e ottenere denaro in prestito senza tassi da rapina e senza doversi piegare a politiche restrittive che[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/orobond.jpg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Che cos&#8217;hanno i paesi europei che potrebbe aiutarli a superare questo momento di crisi e ottenere denaro in prestito senza tassi da rapina e senza doversi piegare a politiche restrittive che strozzino le loro economie? L&#8217;oro è la risposta, almeno secondo Neil Behrmann che <a href="http://www.guardian.co.uk/business/blog/2011/nov/18/gold-backed-bonds-solve-eurozone-crisis">sul Guardian</a> spiega questo scenario possibile, anche se per adesso solo teorico.</p>
<p>I paesi europei - e l&#8217;Europa vista nel complesso - conservano nei loro forzieri alcune tra le più ingenti riserve d&#8217;oro del pianeta e, anche se in parte le hanno investite e vendute nei momenti di difficoltà, possono ancora vantare buone risorse che potrebbero utilizzare senza, però, doverle cedere.</p>
<p>Anche i paesi più indebitati, come Grecia Spagna e Portogallo, hanno una dote in oro su cui potrebbero fare leva per finanziarsi senza farsi strozzare dalla speculazione, anche dopo l&#8217;11 settembre 2001 quando molti paesi cedettero parte delle proprie riserve: la Grecia per esempio possiede oltre 3 milioni e mezzo di once di oro, la Spagna oltre 9 milioni e il Portogallo più di 12 milioni. Ancora più notevole il peso del metallo giallo se valutiamo l&#8217;Eurozona nella sua totalità: 347 milioni di once, che al prezzo attuale valgono oltre 600 miliardi di dollari.</p>


<p>Ma come potrebbe essere utilizzato tutto quest&#8217;oro? Una strada potrebbe essere emettere obbligazioni nazionali garantite dalle riserve auree: in questo modo la Cina e gli altri paesi che riluttano a gettare i propri capitali nel pozzo (potenzialmente) senza fondo del Fondo di salvataggio europeo (Efsf) sarebbero invogliati a investire e comunque garantiti.</p>
<p>In questo modo si può evitare di fare schizzare gli interessi sul debito pubblico, permettendo ai paesi in difficoltà persino di uscire dall&#8217;euro, rimettere i conti in ordine, recuperare coesione locale e rientrare con calma nella moneta unica una volta ristabiliti i binari del rigore e della crescita economica.</p>
<p>Un tentativo che l&#8217;Italia potrebbe mettere in pratica anche da sola, visto che possiede quasi 80 milioni di once di oro, al valore attuale corrispondenti a 140 miliardi di dollari. Un passaggio che potrebbe ridurre il costo dell&#8217;indebitamento anche della metà e che non sarebbe una prima assoluta.</p>
<p>A livello globale, infatti, è già capitato che un paese facesse leva sul proprio oro per ottenere prestiti: nel 1981 and 1982 il Sudafrica, che allora era il maggior produttore di oro, scambiò 5 milioni di once di oro in cambio di valute straniere; mentre negli anni Settanta Brasile, Uruguay e Portogallo scambiarono o cedettero il loro oro; nel 1973, la Francia emise &#8216;Giscard&#8217; bonds, connessi con il prezzo dell&#8217;oro.</p>
<p>A questo punto l&#8217;europa può avere anche una carta in più, ma qualsiasi operazione di rigore senza interventi votati alla crescita - e viceversa - è condannata a essere respinta.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4959/la-risposta-alla-crisi-europea-del-debito-puo-essere-loro">La risposta alla crisi europea del debito può essere l'oro</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:01 di lunedì 05 dicembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Con le Borse è sceso anche l&#039;oro, ma ad Halloween meglio comprare</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4889/con-le-borse-e-sceso-anche-loro-ma-ad-halloween-meglio-comprare</link>
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    <pubDate>Thu, 03 Nov 2011 07:20:36 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>commodities</category><category>crisi debito oro</category><category>oro mercati</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/orochartanno.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="223" alt="" />  Nel crollo dei listini finanziari visto in questi ultimi giorni, è stato interessante notare come - contrariamente alle attese - l&#8217;oro non abbia guadagnato terreno, come succede di solito ai beni rifugio e abbia invece perso una parte dei guadagni dell&#8217;anno. Un segnale che forse si stava muovendo pesantemente la speculazione.</p>
<p>Parallelamente anche il prezzo del petrolio è sceso e chi ha ancora qualche risparmio da investire (non molti per la verità) non sa bene come muoversi. Può essere utile, in questa situazione, dare un&#8217;occhiata all&#8217;<a href="http://seekingalpha.com/article/304334-the-best-time-to-own-gold-begins-now">analisi presentata da Kevin McElroy</a> su Seeking Alpha. Secondo lui il momento migliore per acquistare oro è il 1° novembre.</p>
<p>Basta osservare il grafico, in effetti, per farsi un&#8217;idea molto chiara: negli ultimi quarant&#8217;anni l&#8217;andamento dell&#8217;oro ha seguito un percorso pressoché identico, con un forte apprezzamento fra maggio e giugno, una correzione evidente tra settembre e ottobre e poi un&#8217;accelerazione decisa a novembre e dicembre. Nello storico gli ultimi due mesi dell&#8217;anno hanno concentrato oltre il 40% del guadagno annuale.</p>


<p>L&#8217;andamento del 2011 non si è discostato da questo modello, quindi proprio ora - se tutto si ripeterà come al solito - è il momento di acquistare oro. Non importa quanto abbia guadagnato il metallo giallo nella prima parte dell&#8217;anno: anche in passato il mini-rally di fine anno si è confermato con continuità, anche per motivi stagionali. Di mezzo c&#8217;è infatti la stagione dei matrimoni in India, che va da fine settembre a dicembre, con acquisti che non si fermano anche quando i prezzi salgono. Se consideriamo che l&#8217;India è una delle economie in crescita, allora il ragionamento è semplice.</p>
<p>Al solito, come abbiamo spiegato più volte, si può comprare oro in lingotti o in lamine o in monete - come si faceva fino a pochi anni fa, unicamente - e sentirsi un po&#8217; Zio Paperone: di questi tempi, con la paura di un prelievo forzoso sui conti correnti potrebbe essere anche un&#8217;idea. In alternativa ci sono gli Etf basati sul prezzo dell&#8217;oro, un&#8217;investimento immateriale che riproduce le performance del metallo prezioso.</p>
<p>Qualcuno può pensare a un comportamento da trader, cioè acquistare ora e rivendere nel giro di pochi mesi oppure investire una parte dei propri fondi in oro e lasciarli lì. L&#8217;importante, come sempre, rimane la diversificazione.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4889/con-le-borse-e-sceso-anche-loro-ma-ad-halloween-meglio-comprare">Con le Borse è sceso anche l'oro, ma ad Halloween meglio comprare</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 08:20 di giovedì 03 novembre 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Investire nell&#039;oro? Meglio investire nelle miniere</title>
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    <pubDate>Mon, 26 Sep 2011 09:50:21 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>commodities</category><category>up-down</category><category>borsa oro</category><category>etf  oro miniere</category><category>miniere d'oro</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/orominiera.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="321" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Quale potrebbe essere la prossima miniera d&#8217;oro per gli investitori? Forse proprio mettere i propri soldi in azioni di miniere d&#8217;oro. Dopo la corsa all&#8217;oro degli ultimi mesi forse i prezzi del metallo giallo sono troppo alti, ma c&#8217;è un&#8217;alternativa che potrebbe dare anche maggiori soddisfazioni: investire direttamente nelle miniere d&#8217;oro.</p>
<p>Non è un caso che le miniere storiche della California, quelle della famosa corsa all&#8217;oro dei tempi eroici del Klondike, <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/420280/">vengano riaperte</a> sull&#8217;onda degli ultimi aumenti: se negli ultimi decenni cercare nuovi filoni auriferi era diventato anti-economico, viste le valutazioni del metallo giallo, adesso con un&#8217;oncia che si avvicina ai duemila dollari rimettersi a scavare può diventare un buon affare.</p>
<p>Dal punto di vista finanziario tutti questi cambiamenti - che ci riportano alla mente le immagini dei cercatori d&#8217;oro e dello zio Paperone - si traducono in un suggerimento molto chiaro: investire in azioni di miniere d&#8217;oro. Come consiglia <a href="http://moneymorning.com/2011/09/23/now-is-the-season-for-investing-in-gold-mining-stocks/">MoneyMorning</a>, è possibile scegliere un Etf che riproduce un paniere di azione, come il Market Vectors ETF Trust, con le grandi compagnie estrattive, e il Market Vectors Junior Gold Miners, che raggruppa i piccoli produttori: nelle ultime 14 settimane il primo indice è cresciuto del 28%, il secondo del 48%.</p>


<p>C&#8217;è da aggiungere poi che in genere l&#8217;andamento azionario delle miniere d&#8217;oro è ciclico: i titoli toccano il loro massimo a marzo e scendono ai minimi ad agosto. Questo, quindi, può essere il momento giusto per investire una fiche, piccola o grande, del proprio capitale.</p>
<p>Sono diversi i motivi per cui Jon D. Markman punta su un apprezzamento dell&#8217;industria estrattiva: da un lato negli ultimi mesi il settore ha scontato aumenti dei prezzi di produzione, come il prezzo del petrolio, che dovrebbero ridursi. Dall&#8217;altro, i prezzi sono ancora molto bassi: molte aziende quotano 10 volte gli utili, quindi c&#8217;è un ampio margine di apprezzamento.</p>
<p>Se davvero il prezzo dell&#8217;oro dovesse sfondare i 2000 dollari l&#8217;oncia, è presumibile che quello delle miniere d&#8217;oro possa risultare uno dei pochi settori &#8220;in crescita, in un mondo che non cresce&#8221;. Staremo a vedere.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4811/investire-nelloro-meglio-investire-nelle-miniere">Investire nell'oro? Meglio investire nelle miniere</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:50 di lunedì 26 settembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Con la crisi attenti alla &quot;febbre dell&#039;oro&quot;</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4752/con-la-crisi-attenti-alla-febbre-delloro</link>
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    <pubDate>Tue, 26 Jul 2011 10:53:19 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/orogoldcrisi.gif" class="post-h" border="0" width="432" height="283" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La crisi morde, le Borse tremano, i mercati paventano l&#8217;eventuale default degli Stati Uniti e molti investitori puntano sull&#8217;oro. Il metallo giallo tocca ogni giorno nuovi record anche nei tempi attuali in cui non c&#8217;è una forte inflazione; e anche il piccolo investitore si chiede se sia o no il caso di investire sull&#8217;oro.</p>
<p><a href="http://www.finanzablog.it/post/4706/loro-aggiorna-il-record-largento-vola-vale-la-pena-di-investire">Altre volte abbiamo spiegato</a> che non è più necessario comprare gioielli o addirittura lingotti per investire nell&#8217;oro. Adesso ci sono fondi specializzati indicizzati al valore dell&#8217;oro: basta comprare quote in quei fondi, gli Etc, e si può partecipare alla &#8220;corsa all&#8217;oro&#8221; senza dover possedere una cassaforte in cantina.</p>
<p>Detto questo, vale la pena investire adesso nell&#8217;oro? Avevamo espresso dubbi quando il metallo giallo era sotto i 1450 dollari l&#8217;oncia, adesso è volato sopra i 1600. Quindi? Nel breve periodo è possibile che le quotazioni salgano ancora, ma è davvero improbabile che ci sia spazio per rialzi importanti.</p>


<p>
<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-25/contro-rischi-bunker-210543.shtml?uuid=AafmFJrD">Sul Sole24Ore ci ricordano</a> che l&#8217;oro non dà cedole né dividendi e che quando la crisi finirà, presumibilmente le quotazioni scenderanno. Ora: se qualcuno crede che la crisi sia senza fine e che stiamo correndo verso il disastro mondiale, potrebbe investire massicciamente sull&#8217;oro.</p>
<p>Diversamente, se nel medio periodo usciremo dalla crisi, ci saranno correzioni anche importanti per cui entrare adesso nell&#8217;oro, a questi prezzi, può costare caro, anche se il metallo giallo è diventato una materia prima molto richiesta per i circuiti elettronici. La soluzione più saggia, come al solito, è - se lo si desidera - investire una piccola parte dei propri capitali nell&#8217;oro, mettendo un piccolo &#8220;chip&#8221; anche su quel tavolo. Ma sapendo che a questi prezzi, non sembrano alle viste buoni affari.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4752/con-la-crisi-attenti-alla-febbre-delloro">Con la crisi attenti alla "febbre dell'oro"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:53 di martedì 26 luglio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>L&#039;oro aggiorna il record, l&#039;argento vola: vale la pena di investire?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4706/loro-aggiorna-il-record-largento-vola-vale-la-pena-di-investire</link>
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    <pubDate>Wed, 13 Apr 2011 08:01:22 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>Le quotazioni dell&amp;#8217;oro hanno segnato un nuovo massimo storico, a 1447,4 dollari l&amp;#8217;oncia, mentre l&amp;#8217;argento ha raggiunto le quotazioni di oltre 30 anni fa, a 38,17 dollari[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/oroargento.png" class="post" border="0" width="586" height="274" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Le quotazioni dell&#8217;oro hanno segnato <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE72N0ED20110324">un nuovo massimo storico</a>, a 1447,4 dollari l&#8217;oncia, mentre l&#8217;argento ha raggiunto le quotazioni di oltre 30 anni fa, a 38,17 dollari l&#8217;oncia, massimo da gennaio 1980. I metalli preziosi - compreso il platino - sembrano davvero aver toccato la fascia alta della quotazione: ma quindi vale la pena di investire sperando di intercettare nuovi rialzi? oppure non è il caso di entrare ormai che i prezzi sono così alti?</p>
<p>Secondo il blogger Investorjunkie, l&#8217;argento <a href="http://investorjunkie.com/7122/buying-silver-online/">è un&#8217;ottima alternativa all&#8217;oro</a> sia per i prezzi competitivi sia  per gli usi industriali che lo rendono appetibile sia in epoca di crisi sia quando l&#8217;economia riprende a correre. Ma i rialzi delle ultime settimane hanno più un carattere speculativo che reale, dal momento che la produzione mineraria mondiale coprirà la domanda: il punto è che moltissimi investitori vogliono puntare sui beni rifugio. <a href="http://oro-oggi.bullionvault.it/investire_oro_argento_2011">Secondo Metalli-Preziosi.it</a>, comunque, c&#8217;è spazio per ulteriori rialzi.</p>
<p>In effetti a sostenere le quotazioni dei preziosi <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-04-12/nuovi-cavalcano-rally-064646.shtml?uuid=AaTjxDOD">arrivano nuovi Etc</a> (Exchange traded commodities), fondi che replicano le quotazioni delle commodities, come Etc Physical Silver di Etf Securities e Etf Silver Trust di iShares: proprio iShares sta per lanciare nuovi Etc basati su metalli fisici e, se dovesse comprarne ancora per creare una dotazione iniziale darebbe un ulteriore contributo alla spinta rialzista.</p>
<p>Gli Etc sono lo strumento più agevole per chi vuole investire in metalli preziosi senza sobbarcarsi il costo per la custodia fisica dei lingotti o la difficoltà di rivendere gli oggetti d&#8217;oro o d&#8217;argento: basta comprare azioni di una delle società che seguono l&#8217;andamento delle quotazioni.</p>
<p>Diversi osservatori e analisti <a href="http://wallstcheatsheet.com/trading-markets/gold-glitters-at-all-time-highs-as-silver-shines-parabolic.html">credono a un boom</a> che porterebbe l&#8217;argento fino a 50 dollari l&#8217;oncia e l&#8217;oro a superare i 1500. Attenzione però: negli ultimi anni, come dicevamo, i prezzi sono saliti in modo importante, dunque potrebbero arrivare alcune correzioni; in più bisogna considerare che l&#8217;investimento in argento, come in oro platino o diamanti, non genera reddito - al contrario di obbligazioni o immobili - e dunque è puramente speculativo. Può andar bene per chi vuole diversificare un portafogli di investimenti già vario e soprattutto chi è disposto a un investimento di medio/lungo periodo.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4706/loro-aggiorna-il-record-largento-vola-vale-la-pena-di-investire">L'oro aggiorna il record, l'argento vola: vale la pena di investire?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:01 di mercoledì 13 aprile 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Fortune e le riserve di petrolio: ci salverà l&#039;Arabia Saudita?</title>
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    <pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:52:31 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Administrator</dc:creator>
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    <category>commodities</category><category>futures</category><category>energy</category><category>ed yerdeni arabia saudita petrolio</category><category>in evidenza</category><category>prezzo petrolio al barile</category><category>riserve petrolio arabia saudita</category>
    <description>Il destino dell&amp;#8217;economia globale potrebbe dipendere da un aumento del petrolio estratto dal più grande produttore del mondo, l&amp;#8217;Arabia Saudita. Peccato non sia chiaro se queste[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/arabiasauditariservepetrolio.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="236" alt="arabia saudita riserve petrolio" />Il destino dell&#8217;economia globale potrebbe dipendere da un aumento del petrolio estratto dal più grande produttore del mondo, l&#8217;Arabia Saudita. Peccato non sia chiaro se queste riserve esistano davvero. Il prezzo del petrolio è schizzato verso l&#8217;alto martedì, al culmine degli scontri in Libia: rendendo concreta la prospettiva che il 18° produttore mondiale potesse bloccare l&#8217;estrazione. </p>
<p>Una brutta notizia: ma non certo una sorpresa. L&#8217;OPEC ha cercato subito di calmare le acque, promettendo che nuove riserve sarebbero state sfruttate da subito e che la produzione in caso di necessità sarebbe stata aumentata, mentre la IEA ribadiva che sempre quella produzione &#8220;in questa situazione non era ancora necessario aumentarla&#8221;. </p>
<p>In ogni caso, gli investitori attendono un intervento più deciso da parte dell&#8217;OPEC, affinché eviti un&#8217;ulteriore lievitazione dei prezzi. I Futures sono arrivati, sempre martedì, a 98$ a Londra e a 107$ a New York, il livello più alto dal 2008. Il prezzo della benzina è in salita, e sta passando rapidamente da poco più di 3 $, verso la soglia dei 3.50$.  </p>


<p>&#8220;Continuo a pensare che la nazioni OPEC trivelleranno più petrolio per evitare un aumento dei prezzi&#8221; <a href="http://blog.yardeni.com/2011/02/gasoline-price-leading-indicators.html">ha scritto l&#8217;economista Ed Yardeni sul suo blog</a>. &#8220;E&#8217; nel loro interesse fare il possibile affinché si riduca l&#8217;instabilità globale causata dall&#8217;aumento del prezzo del petrolio&#8221;. </p>
<p>Nessuno dubita di questo. Ma alcuni analisti restano dubbiosi sulle possibilità dell&#8217;OPEC di aumentare davvero questa produzione, e di tenerla alta nel medio periodo. </p>
<p>Si tratta di un punto di domanda che riguarda soprattutto il più grande esportatore di petrolio del pianeta, l&#8217;Arabia Saudita. Nel 2009 avevano estratto il 12% della produzione mondiale, con ampi margini di aumento. Molte stime danno oggi intorno ai 2 milioni di barili al giorno la produzione, malgrado il governo americano sostenga che le riserve reali dell&#8217;Arabia Saudita siano ben al di sopra di quanto dichiarato. </p>
<p>Un&#8217;economia dipendente dal petrolio quindi ha ben poco da temere dal rialzo del prezzo al barile di questi giorni? Non tutti la vedono allo stesso modo. Jeffrey Brown per esempio, un ingegnere del settore petrolifero di Dallas, ha molti dubbi sulla possibilità che l&#8217;Arabia Saudita possa accontentare le richieste mondiali di petrolio. </p>
<p>Dal picco di produzione del 2005 a oggi la produzione è scesa in tre anni su quattro, e allo stesso tempo è aumentato il consumo interno di petrolio, rendendo l&#8217;Arabia Saudita il 15° consumatore al mondo nel 2008, secondo analisi del governo Usa.  </p>
<p>Brown ha stimato che in Arabia Saudita si consumino ogni anno circa 3 milioni di barili - il 50% in più rispetto al 2005 - e ogni barile consumato lì, è un barile che non può essere esportato. Che cosa significa questo? Che i sauditi dovranno aumentare la produzione anche solo per soddisfare la domanda interna, mantenendo costanti le esportazioni. </p>
<p>Via | <a href="http://finance.fortune.cnn.com/2011/02/22/can-the-saudis-really-ride-to-the-rescue/">Fortune</a></p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/lifeontheedge/2216760528/sizes/o/">Flickr</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4670/fortune-e-le-riserve-di-petrolio-ci-salvera-larabia-saudita">Fortune e le riserve di petrolio: ci salverà l'Arabia Saudita?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:52 di mercoledì 23 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>L&#039;indice Crb e&#039; prossimo ad una resistenza chiave</title>
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    <pubDate>Wed, 05 Jan 2011 10:45:29 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Il rialzo messo a segno dal dollaro nelle ultime ore ha avuto un impatto negativo sulle commodities, tuttavia l&amp;#8217;impressione che si ricava guardando il grafico dell&amp;#8217;indice Crb[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p>Il rialzo messo a segno dal dollaro nelle ultime ore ha avuto un impatto negativo sulle commodities, tuttavia l&#8217;impressione che si ricava guardando il grafico dell&#8217;indice Crb e&#8217; che quella attuale possa dimostrarsi solo una correzione temporanea.</p>


<p>
L&#8217;indice Crb, costituito dal Commodity Research Bureau (dal 2005 l&#8217;indice si chiama Reuters/Jefferies Crb), ha lo scopo di fornire un&#8217;accurata rappresentazione del mercato delle merci. </p>
<p>Tale indice si trova ad un passo dall&#8217;invio di un segnale grafico molto significativo, il superamento del 50% di ritracciamento del ribasso dal top di luglio 2008, resistenza posta a 337 punti circa messa alla prova nelle prima seduta dell&#8217;anno (massimo del 3 gennaio a 335,32). </p>
<p>L&#8217;importanza di questa percentuale di ritracciamento è notevole, la rottura del 50% di ritracciamento di un precedente movimento viene infatti considerata un primo segnale di inversione di tendenza: se i prezzi superassero l’ostacolo posto a 337 punti circa, il rialzo visto dai minimi di inizio 2009 perderebbe i connotati di correzione della discesa in atto dal picco del 2008 e potrebbe invece essere considerato una tendenza autonoma, un trend potenzialmente in grado di evolvere anche nel medio lungo periodo. </p>
<p>La rottura di area 337 aprirebbe la strada a movimenti verso i 370 punti almeno, un segnale che implicitamente significherebbe che i mercati stanno scommettendo sul proseguimento della crescita economica a livello globale senza particolari incertezze. </p>
<p>Purtroppo questo non significa che per alcuni paesi, come le nazioni periferiche dell&#8217;Europa, i guai siano finiti, ma semplicemente che il mondo può progredire nonostante le loro difficoltà. In altre parole il termine &#8220;decoupling&#8221; (in italiano disaccoppiamento, parola usata per indicare lo sganciamento di un vagone da un treno, in economia indica la perdita di contatto da parte di un&#8217;area con il resto del sistema) sarà probabilmente uno dei leitmotiv per il 2011.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4615/lindice-crb-e-prossimo-ad-una-resistenza-chiave">L'indice Crb e' prossimo ad una resistenza chiave</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:45 di mercoledì 05 gennaio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Borse e commodities, due mercati fortemente legati. Proseguira&#039; il rialzo?</title>
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    <pubDate>Tue, 04 Jan 2011 10:44:12 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    </p>
<p>Lo studio del grafico del petrolio Wti prospetta il proseguimento del rialzo. Dopo una fase di relativa stabilità durata da fine 2009 al novembre 2010, vissuta al di sotto della resistenza chiave degli 88 dollari, quota coincidente con il 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di luglio 2008, a dicembre si è registrata una veloce impennata oltre l&#8217;ostacolo.</p>


<p>
In analisi grafica si ritiene che l&#8217;interruzione di una fase di stabilità, definita anche &#8220;trading range&#8221;, nella stessa direzione del trend precedente ne implichi la ripresa con una forza tanto maggiore quanto più è stata duratura il periodo di moto orizzontale. Nel caso del prezzo del greggio, se si sommano i due elementi, rottura di una resistenza chiave e ripresa dell&#8217;uptrend dopo una trading range prolungato, si ottiene come risultato un probabile proseguimento del rialzo anche nel medio lungo periodo. </p>
<p>Il lato superiore del canale che contiene l&#8217;andamento delle quotazioni dai minimi del 2008 transita in area 110 dollari circa, ma è probabile che tale quota rappresenti solo un punto di arrivo intermedio all&#8217;interno di una tendenza destinata a raggiungere livelli anche maggiori, potenzialmente i 120/122 dollari. La rottura del 50% di ritracciamento di un precedente movimento viene infatti considerata un primo segnale di inversione di tendenza, e nel caso del petrolio significherebbe considerare ormai terminato il ribasso visto dai picchi del 2008 e ripresa invece la tendenza rialzista di lungo periodo, quella intrapresa dai minimi del 1998 a quota 11 dollari circa. </p>
<p>Solo in caso di ritorni al di sotto della base del citato canale, coincidente in questa fase con la media mobile a 200 giorni in area 80 dollari, vi sarebbe un rientro completo delle spinte al rialzo ed il rientro nella fase laterale con base in area 70 dollari circa. E&#8217; evidente che ipotizzare un rialzo duraturo del prezzo del greggio implica una presa di posizione forte non solo sulle altre materie prime, ma anche sulla borsa nel suo complesso. </p>
<p>Un petrolio a 100 e più dollari è compatibile infatti solo con una ripresa robusta dell&#8217;economia globale (le previsioni per il 2011, fino a poco tempo fa improntate ad un rallentamento della crescita rispetto al 2010 iniziano ad essere riviste in positivo da più fonti) e quindi con un proseguimento anche della fase di rialzo vissuta dalle borse nell&#8217;ultima parte del 2010, quando alcuni tra gli indici azionari principali sono tornati al di sopra dei livelli precedenti il crac di Lehman Brothers. </p>
<p>L&#8217;andamento dell&#8217;indici Msci World della borsa mondiale e quello del prezzo del greggio sono del resto da circa due anni perfettamente sovrapponibili, ed anche l&#8217;Msci World ha superato di recente e con una evidente accelerazione al rialzo il 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi del 2007, mettendo una seria ipoteca sul ritorno proprio in area 1200 da dove è partito il ribasso terminato a marzo 2009.  </p>
<p>A sostenere un quadro prospettico di improntato al proseguimento del rialzo di commodities e borse contribuisce anche l&#8217;andamento del prezzo del rame, un metallo la cui domanda dipende pesantemente dall&#8217;andamento del ciclo economico. Il rame ha superato già ad inizio dicembre i precedenti massimi storici toccati ad inizio novembre. Anche in questo caso la crescita della domanda da parte delle economie emergenti gioca un ruolo chiave nel determinare l&#8217;aumento dei prezzi. </p>
<p>La Cina, il maggior importatore di metalli al mondo, a novembre ha aumentato la propria domanda di rame raffinato del 37% sul mese precedente. L&#8217;indice DJ AIG Copper, riferimento per molti Etf legati all&#8217;andamento del rame, nonostante la rapida crescita degli ultimi mesi, dai minimi di giugno in area 300, è ancora lontano dal lato superiore del canale ascendente tracciato dai minimi di dicembre 2008, resistenza in area 500. </p>
<p>Ed anche se da quei livelli dovessero svilupparsi flessioni è probabile che successivamente il percorso in salita riprenda con obiettivi fino in area 555. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4613/borse-e-commodities-due-mercati-fortemente-legati-proseguira-il-rialzo">Borse e commodities, due mercati fortemente legati. Proseguira' il rialzo?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:44 di martedì 04 gennaio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Petrolio, l&#039;aumento di domanda sosterra&#039; ancora i prezzi</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4611/uno-dei-fenomeni-in-maggiore-evidenza-sui-mercati-finanziari-nellultimo-scorcio-del-2010-e-stato-il-rialzo-del-prezzo-del-greggio-e-delle-materie-prime-in-generale-il-petrolio-ha-superato-nella-second</link>
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    <pubDate>Mon, 03 Jan 2011 10:31:31 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category>
    <description>Uno dei fenomeni in maggiore evidenza sui mercati finanziari nell&amp;#8217;ultimo scorcio del 2010 è stato il rialzo del prezzo del greggio e delle materie prime in generale. Il petrolio ha superato[...]</description>
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    </p>
<p>Uno dei fenomeni in maggiore evidenza sui mercati finanziari nell&#8217;ultimo scorcio del 2010 è stato il rialzo del prezzo del greggio e delle materie prime in generale. Il petrolio ha superato nella seconda metà di dicembre la soglia dei 90 dollari al barile, livelli che non venivano più toccati da due anni circa. La crescita delle quotazioni non è un fenomeno recente, il prezzo del greggio sale infatti in modo costante dai minimi di dicembre 2008 a 31 dollari circa (petrolio Wti), il che significa che in 2 anni si è verificata una rivalutazione del 190% circa.</p>


<p>
La media mobile a 200 giorni ha assunto una inclinazione positiva a partire dall&#8217;agosto 2009 e da allora è sempre cresciuta, anche se con velocità diverse (nella fase centrale del 2010 è stata quasi piatta) a conferma del fatto che il trend rialzista di fondo è da considerare solido. Questo andamento è tanto più degno di attenzione se si tiene conto del fatto che la recente impennata delle quotazioni dopo un periodo di relativa stabilità si è realizzata a fronte di una fase di dollaro in deciso rafforzamento: la relazione tra il prezzo delle commodities e l&#8217;andamento del dollaro è di tipo inverso, di norma infatti ad una tendenza di rivalutazione della moneta Usa corrisponde una flessione o almeno una relativa stabilità delle quotazioni del greggio, attualmente invece la correlazione è diretta. </p>
<p>Per gli importatori di petrolio al di fuori dagli Usa, come per gli europei ad esempio, il costo del greggio in termini reali è quindi cresciuto anche di più di quello che la sua crescita in termini nominali lascerebbe pensare. Il Wti in euro ha infatti superato di recente la soglia dei 70 euro al barile, quando a metà novembre era ancora al di sotto dei 60. Alla base dell&#8217;impennata dei prezzi del petrolio vi sono motivazioni legate alla crescita della domanda piuttosto che alla mera speculazione finanziaria (che comunque tende sempre a mettersi in scia di questi fenomeni, amplificandoli, nel tentativo di beneficiare di movimenti ampi e duraturi), un elemento questo che lascia presagire di essere in presenza di una tendenza destinata a durare e non solo di una fiammata temporanea. </p>
<p>A sostegno di questa ipotesi vi numerosi indizi, come la diminuzione delle scorte di greggio negli Usa o il comportamento dei future riferiti al petrolio. Nella parte finale del mese di dicembre l&#8217;EIA, divisione del Dipartimento dell&#8217;Energia americano, ha comunicato un calo delle scorte di petrolio di 5,3 milioni di barili a 340,7 milioni (atteso -2,3 milioni), calo legato oltre che a fattori climatici, il freddo superiore alla media negli Usa, in Europa ed in Cina, anche ad un maggiore consumo a livello globale. La diminuzione delle scorte nelle tre settimane fino alla metà di dicembre è stata per gli Stati Uniti la più marcata dal 1998 e si è verificata nonostante un aumento delle importazioni. </p>
<p>Ed anche sul mercato dei derivati legati alle quotazioni del greggio si sono registrati comportamenti che permettono di ipotizzare un proseguimento della tendenza rialzista in atto. Dopo circa due anni è tornata a manifestarsi la &#8220;backwardation&#8221;, ovvero quella situazione in cui le scadenze dei contratti più vicine sono più care di quelle maggiormente distanti, a conferma del fatto che la domanda è così elevata che i compratori sono disposti a pagare di più per avere subito il bene (di norma sui mercati delle commodities avviene l&#8217;opposto, ovvero i prezzi sulle scadenze più distanti sono anche i più cari, nel qual caso si parla di &#8220;contango&#8221;). </p>
<p>Del resto questi comportamenti trovano giustificazione nell&#8217;economia reale: negli States a settembre, secondo gli ultimi dati a disposizione, l&#8217;aumento della domanda di greggio (+913,000 barili) è stato il più alto dal novembre 2004, in Cina ed India nel 2010 si registrano aumenti di importazioni e consumi nell&#8217;ordine del 7/8%, in generale per i Paesi emergenti nell&#8217;ultimo anno sono stati registrati consumi record, superiori a quelli del 2007, anno precedente la crisi, e le prospettive sono per un ulteriore aumento della domanda anche nel 2011. </p>
<p>Di recente la International Energy Agency ha infatti rivisto al rialzo le stime di domanda per il 2010 ed il 2011 a seguito di una richiesta superiore alle attese da parte degli Usa e dei Paesi emergenti portandole a 87,4 milioni di barili al giorno per il 2010 (+130 mila) ed a 88,8 milioni di barili per il 2011 (+260mila). </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4611/uno-dei-fenomeni-in-maggiore-evidenza-sui-mercati-finanziari-nellultimo-scorcio-del-2010-e-stato-il-rialzo-del-prezzo-del-greggio-e-delle-materie-prime-in-generale-il-petrolio-ha-superato-nella-second">Petrolio, l'aumento di domanda sosterra' ancora i prezzi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:31 di lunedì 03 gennaio 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Prospettive al rialzo per il greggio, Saipem e Tenaris pronti ad approfittarne</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4601/prospettive-al-rialzo-per-il-greggio-saipem-e-tenaris-pronti-ad-approfittarne</link>
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    <pubDate>Fri, 17 Dec 2010 10:32:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>educational</category>
    <description>Il vertice dei paesi esportatori di petrolio riunitosi recentemente a Quito, in Ecuador, ha deciso di non modificare i tetti di produzione, fermi ormai dalla fine del 2008. I mercati non si attendevano[...]</description>
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    </p>
<p>Il vertice dei paesi esportatori di petrolio riunitosi recentemente a Quito, in Ecuador, ha deciso di non modificare i tetti di produzione, fermi ormai dalla fine del 2008. I mercati non si attendevano nulla di diverso, nonostante le pressioni al rialzo registrate sui prezzi del greggio nelle ultime settimane. Una decisione meno scontata è stata invece quella di programmare la prossima riunione dell&#8217;Opec solo per giugno 2011, un modo per dire ai mercati che un ulteriore rialzo dei prezzi del greggio è accettabile, forse anche proprio verso quei 100 dollari al barile che il Venezuela considera una quotazione adeguata.</p>


<p>I mercati dei future hanno raccolto questi indizi e ha iniziato a fare la sua comparsa la &#8220;backwardation&#8221;, ovvero quel fenomeno secondo il quale il prezzo a pronti (o quello di contratti con scadenza vicina) è superiore ai prezzi futuri implicati dai contratti derivati corrispondenti. Le aspettative sono quindi per una crescita della domanda, ed implicitamente anche del prezzo, e avallano quindi sostanzialmente il proseguimento del trend crescente in atto dai minimi del maggio 2010. Del resto anche l&#8217;analisi dei grafici (in particolare del petrolio Wti) sembra confermare il quadro rialzista: ad inizio dicembre sono stati superati in modo netto i massimi di aprile di area 87 dollari, gia&#8217; messi alla prova senza successo ad inizio novembre, ed è stato quindi inviato un segnale di ripresa di quella tendenza positiva nata a fine 2008 ed interrottasi appunto ad aprile 2010. In area 87/88 si colloca il 50% di ritracciamento del ribasso dal picco del 2008, il superamento di quella quota dovrebbe lasciare spazio al raggiungimento del livello successivo nella serie di Fibonacci, il 61,8%, posto a 102 dollari circa. In ottica temporale più estesa probabile il superamento anche di questa resistenza, il lato superiore del canale che contiene l&#8217;andamento dei prezzi dai minimi del dicembre 2008 transita infatti in area 110 dollari, obiettivo del rialzo intorno al quale potrebbero svilupparsi una fase di stabilità oppure una flessione. La base di questo canale transita in area 80 dollari, coincidente con la media mobile a 100 giorni, solo movimenti al di sotto di questa soglia metterebbero in discussione l&#8217;evoluzione rialzista prospettata. </p>
<p>Tra i titoli del listino domestico che sembrano meglio attrezzati da un punto di vista grafico per trarre vantaggio da un progresso al rialzo dei prezzi del greggio vi sono Saipem e Tenaris, quelli che evidenziano il grado di correlazione più elevato rispetto al grafico del Wti. Il valore della correlazione calcolato a tre mesi è infatti di 0,9 circa per Saipem e di 0,8 per Tenaris, a fronte di una massimo teorico raggiungibile di 1,0 che sta ad indicare correlazione perfetta e di un risultato di 0 circa nei confronti dell&#8217;indice Ftse Mib, che è quindi statisticamente indipendente dalle oscillazioni del prezzo del petrolio.</p>
<p>Saipem ha raggiunto di recente un nuovo massimo storico, a quota 35,14 euro, per poi ripiegare senza che il ribasso coinvolgesse in ogni caso supporti di rilievo. Il trend rialzista avviatosi a fine 2008 da quota 9,75 appare infatti saldo, sostenuto da una linea di tendenza primaria molto distante in questa fase dai prezzi, passante in area 29 euro, e da una di più recente origine, tracciata dai minimi di agosto, attualmente supporto a 33,00 circa. Fino a che i 33 euro rimarranno a sostegno dei prezzi le attese saranno in favore del test in area 38 del lato superiore del canale che contiene tutto l&#8217;andamento del titolo negli ultimi due anni circa. Discese sotto area 33 potrebbero invece innescare l&#8217;avvio di una fase di flessione che, pur rimanendo di natura correttiva, rischierebbe di dimostrarsi ampia in quanto proporzionale al rialzo precedente. Meglio quindi adottare in questa fase una strategia di ingresso sul titolo a seguito di nuovi segnali di forza, che verrebbero oltre il top di 35,14 euro, pronti ad alleggerire le posizioni in caso di discese al di sotto dei 33 euro. </p>
<p>Nel caso di Tenaris i massimi storici, toccati nel luglio 2008 a quota 24,05 euro, sono ancora lontani, mentre i prezzi stanno lottando con il picco del febbraio 2010 a 17,55 euro, superato al rialzo il 13 dicembre e poi nuovamente avvicinato. Se l&#8217;operazione di una decisa rottura della resistenza di area 17,50 avrà successo sarà in ogni caso possibile dichiarare ripreso il trend al rialzo visto dai minimi del 2009 (ed interrottosi a febbraio 2010), trend con target proprio sui massimi del 2008. Oltre area 18 il titolo si lascerebbe infatti alle spalle anche il 66% di ritracciamento del ribasso dai record storici inviando un segnale capace di coinvolgere anche il lungo periodo (da notare a 17,91 anche la presenza di un gap ribassista lasciato il 2 settembre 2008, un elemento che aggiunge ulteriore significatività a quell&#8217;area in qualità di resistenza). Target intermedio sulla via del rialzo a 21,50, lato superiore del canale che contiene i prezzi dai minimi del 2009. Per inviare un segnale negativo, limitatamente al breve termine, il titolo dovrebbe scendere sotto quota 16,60 euro. Possibile in quel caso il test di area 15,20, media mobile a 200 sedute e base del gap rialzista del 4 novembre, prima di un nuovo tentativo di ripresa. Solo al di sotto di 14,50, lato inferiore del canale rialzista disegnato dai minimi del 2009, rischio in ogni caso di una inversione che possa condizionare anche il medio lungo periodo.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4601/prospettive-al-rialzo-per-il-greggio-saipem-e-tenaris-pronti-ad-approfittarne">Prospettive al rialzo per il greggio, Saipem e Tenaris pronti ad approfittarne</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:32 di venerdì 17 dicembre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Continua la lotta tra l&#039;euro ed il dollaro, conseguente pesanti per l&#039;oro e le borse. Crb, oro ed Eurostoxx sotto la lente</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4594/continua-la-lotta-tra-leuro-ed-il-dollaro-conseguente-pesanti-per-loro-e-le-borse-crb-oro-ed-eurostoxx-sotto-la-lente</link>
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    <pubDate>Tue, 07 Dec 2010 09:46:33 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>Il rimbalzo visto nelle ultime sedute, dai minimi di area 1,2950, non ha mutato il quadro grafico dell’euro dollaro, ancora orientato con decisione al ribasso. Dai massimi di inizio novembre a 1,4275[...]</description>
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    </p>
<p>Il rimbalzo visto nelle ultime sedute, dai minimi di area 1,2950, non ha mutato il quadro grafico dell’euro dollaro, ancora orientato con decisione al ribasso. Dai massimi di inizio novembre a 1,4275 circa il ritracciamento e’ stato infatti di 1/3 circa, troppo poco per poter parlare di inversione al rialzo. La soglia del 50% di ritracciamento, ostacolo oltre il quale un cambiamento dei rapporti di forza cambierebbe, è ancora lontano. E dal momento che l&#8217;impressione è che in questo momento sia forse più corretto parlare di debolezza di euro che di forza di dollaro, se il cambio dovesse proseguire nella sua marcia al ribasso la causa sarebbe da ricercare nei problemi dell&#8217;Europa.</p>


<p>
Un grafico ribassista dell&#8217;euro dollaro sarebbe lo specchio delle tensioni irrisolte sui mercati europei, o meglio sarebbe un chiaro segnale che gli investitori continuano a scommettere su di un ulteriore aggravarsi della crisi prima di una sua eventuale risoluzione. Che la tensione sia molto elevata lo conferma l&#8217;andamento del prezzo dell&#8217;oro, stabile nei confronti del dollaro nonostante l&#8217;impennata di valore della moneta Usa ed in decisa crescita se espresso in euro. In condizioni normali ad un rafforzamento della moneta americana dovrebbe corrispondere un calo nelle quotazioni del metallo giallo, in quanto espresse in dollari, ed il fatto che i prezzi abbiamo migliorato proprio quest’oggi i massimi storici toccati ad inizio novembre a 1422 dollari l&#8217;oncia è una conferma della fame che ha il mercato in questa fase per i beni rifugio. </p>
<p>Ragionando poi in termini di euro si scopre che anche in questo caso le quotazioni dell’oro sono oltre i massimi storici di giugno, toccati a 1048, ed ora che questa resistenza è alle spalle potrebbero salire ancora, fino in area 1120 euro l&#8217;oncia, sul lato superiore del canale rialzista tracciato dai minimi di fine 2008. E la paura, sentimento del quale il prezzo dell&#8217;oro è un buon termometro, ha ragione di essere: la speculazione fa il suo mestiere, cerca argini fragili oltre i quali dilagare, ed a causa dell&#8217;enorme liquidità disponibile sui mercati ha risorse praticamente illimitate per alimentare le proprie scommesse. </p>
<p>Anche se da un punto di vista della teoria economica classica ha poco senso assistere al rafforzamento di una moneta che ha tassi bassissimi rispetto ad un&#8217;altra che ha invece tassi ben maggiori, all&#8217;atto pratico il trend visto nelle ultime settimane potrebbe proseguire ancora per molto, condizionando ovviamente non solo il valore del cambio ma anche quello di borse e commodities. </p>
<p>Ragionando in termini puramente grafici l&#8217;osservazione che è possibile fare riguardo l&#8217;andamento del cambio negli ultimi due anni e mezzo circa è che effettivamente la struttura disegnata dai prezzi è compatibile con una fase di ritracciamento (del rialzo dai minimi del 2000) ancora non completata: la teoria delle onde di Elliott ipotizza che le fasi correttive si sviluppino in tre segmenti, due dei quali, il primo ed il terzo, in direzione contraria rispetto alla tendenza che viene corretta, il secondo invece nella direzione del trend principale. Il ribasso dal top di aprile 2008 al minimo di luglio 2010, con il quale è stato ritracciato il 50% circa del rialzo dai minimi del 2000, potrebbe essere considerato come la prima fase, o onda, della correzione, il rimbalzo sviluppatosi fino al massimo di novembre 2010 come la seconda fase, la recente discesa da area 1,43 potrebbe quindi dimostrarsi la terza ed ultima onda della struttura correttiva. </p>
<p>Se questa interpretazione trovasse conferma nei fatti il destino del cambio sarebbe nella migliore delle ipotesi quello di tornare a testare i minimi di giugno in area 1,1880, con un forte rischio tuttavia di vedere proseguire la discesa almeno fino a 1,10/11 se non fino alla soglia della parità. Dove ricercare ulteriori conferme, oltre ai recenti segnali di debolezza del grafico, delle prospettive di un proseguimento della fase ribassista? La violazione di 1,28, 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di giugno, sarebbe un forte segnale in questo senso. </p>
<p>Sul fronte opposto invece servirebbe il recupero dei massimi di novembre a 1,4280 per ripristinare la completa fiducia nella prospettiva di rafforzamento dell&#8217;euro. La forza del dollaro, per quanto forse incongrua con il quadro macro attuale ma non per questo meno reale, rischia di dimostrarsi negativa anche per borse e commodities. </p>
<p>L&#8217;indice Eurostoxx 50 del resto ha inviato nelle ultime sedute segnali grafici negativi potenzialmente anche in ottica di medio termine, come la violazione delle linee di tendenza tracciate dai minimi di marzo 2009 e di maggio 2010 e delle medie mobili a 100 e 200 sedute, tutte passanti tra i 2700 ed i 2750 punti. </p>
<p>A preoccupare in questo caso, come per quello dell&#8217;euro dollaro, non sono solo i singoli indizi, ma anche tutta la struttura del grafico degli ultimi mesi. Alla luce della violazione della linea di tendenza tracciata dai minimi di maggio il rialzo disegnato da quei livelli assume le sembianze di un &#8220;flag&#8221;, o bandiera, figura di continuazione del trend (nello specifico di quello ribassista in atto dai massimi di fine 2009) che spesso si pone nella parte centrale di un movimento. </p>
<p>Se la debolezza dell&#8217;indice trovasse ulteriori conferme sotto i 2620 punti, 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di maggio, il target di medio periodo verrebbe collocato in area 2300 punti. Per cancellare i timori di essere nuovamente inseriti all&#8217;interno del trend ribassista intrapreso dai massimi di gennaio a 3044 l&#8217;Eurostoxx 50 dovrebbe trovare la forza di risalire almeno oltre area 2810 (preferibilmente senza aver violato prima i 2620 punti). In quel caso un tentativo di rottura della resistenza a 2900 diverrebbe probabile e se coronato da successo vi sarebbe spazio per il ritorno sui massimi dell&#8217;anno. </p>
<p>La forza del dollaro ha messo in discussione anche il trend rialzista delle commodities (tra la moneta Usa ed il prezzo delle merci, espresso in dollari, esiste infatti una correlazione inversa). Il Crb è sceso dai massimi di inizio novembre a quota 320 fino a testare i massimi di inizio anno a 293 circa. Per il momento la flessione ha tratti solo correttivi, ma se il ribasso dovesse estendere sotto i 285 punti vi sarebbe per il Crb un concreto rischio di inversione di trend. </p>
<p>L&#8217;interpretazione che sarebbe possibile dare per un mutamento così drastico nella tendenza del prezzo delle merci, al rialzo ormai da quasi due anni, è che i mercati si sono convinti che la crisi europea ha il potere di mettere seriamente in pericolo la ripresa dell&#8217;economia mondiale, rendendo pericolosamente inefficaci anche gli ingenti sforzi fatti dalla Federal Reserve fino a questo momento. </p>
<p>Se questo dovesse accadere sarebbe proprio il caso di dire che la teoria del caos è stata verificata: una farfalla che ha sbattuto le ali sul mare della Grecia ha causato un&#8217;ondata così alta da travolgere anche New York.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4594/continua-la-lotta-tra-leuro-ed-il-dollaro-conseguente-pesanti-per-loro-e-le-borse-crb-oro-ed-eurostoxx-sotto-la-lente">Continua la lotta tra l'euro ed il dollaro, conseguente pesanti per l'oro e le borse. Crb, oro ed Eurostoxx sotto la lente</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:46 di martedì 07 dicembre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Il rallentamento della crescita cinese mette sotto pressione anche i prezzi delle commodities</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4587/il-rallentamento-della-crescita-cinese-mette-sotto-pressione-anche-i-prezzi-delle-commodities</link>
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    <pubDate>Tue, 30 Nov 2010 10:18:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
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<p>I listini di Hong Kong e Shanghai hanno denunciato da alcune settimane segnali di debolezza iniziando a scontare un mutamento di politica monetaria da parte delle autorità cinesi che sembrano determinate in questa fase a lottare contro i rischi di inflazione a scapito della crescita dell’economia.</p>


<p>
Anche i mercati delle commodities si attrezzano per fare fronte ad un rallentamento della crescita cinese e quindi potenzialmente della crescita globale. Il veloce ribasso subito dall&#8217;indice Crb delle commodities dal top del 9 novembre a quota 320, valore più elevato dal 6 ottobre 2008, dimostra che le aspettative stanno mutando e che gli investitori temono un ridimensionamento della potenziale crescita futura e quindi contestualmente un calo del prezzo delle merci. </p>
<p>Per quello che riguarda il listino di Hong Kong, il più liquido tra i panieri contenenti azioni cinesi (all&#8217;interno dell&#8217;Hang Seng ci sono titoli di società cinesi incorporate a Hong Kong sulle quali possono investire tutti gli investitori esteri) l&#8217;analisi grafica sembra confermare le ipotesi avanzate in precedenza: per il breve termine il rischio che si sia concluso un ciclo rialzista è molto elevato, in ottica temporale più estesa invece le aspettative rimangono di rialzo. </p>
<p>Dai minimi dell&#8217;ottobre 2008, disegnati in prossimità della linea tracciata dal record negativo di metà 2008, l&#8217;indice si è prodotto in un rialzo fino in area 25000 che ha ritracciato i 2/3 circa del calo subito dal picco del 2007. In prossimità della resistenza dei 25000 punti il trend rialzista ha subito poi un evidente rallentamento. L&#8217;applicazione della teoria delle onde di Elliott allo studio della struttura del grafico degli ultimi due anni circa sembrerebbe rivelare una serie di 5 elementi ormai completata (in base a questo approccio ogni tendenza è disegnata da una successione di fasi &#8220;impulsive&#8221;, nella stessa direzione del trend, composte da 5 elementi, e da fasi &#8220;correttive&#8221;, di tre elementi). </p>
<p>Se tra ottobre 2008 e novembre 2010 si fosse effettivamente completata una sequenza in 5 onde adesso sarebbe il momento della correzione. Ipotizzare un ritorno tra i 19000 punti, minimo di maggio, ed i 18000 punti, 50% di ritracciamento del rialzo da ottobre 2008, appare plausibile. Successivamente alla correzione sarebbe molto probabile la realizzazione di un movimento diretto almeno a testare i massimi del 2007 in area 32000. Segnali contrari al disegnarsi di una flessione ed introduttivi all’immediato proseguimento dell&#8217;uptrend verrebbero invece oltre area 26500, con obiettivo minimo in quel caso sui 30000 punti. </p>
<p>La correlazione tra indice Hang Seng e indice Msci World, rappresentativo della borsa mondiale, calcolata su base annua, è in questa fase neutrale, prossima allo zero (l&#8217;indice oscilla tra i valori di -1 e +1), tuttavia questa condizione è più l&#8217;eccezione che la regola. Negli ultimi 5 anni infatti il valore dell&#8217;indice si è mantenuto per lunghi periodi al di sopra della soglia degli 0,80 punti, ad indicare una correlazione elevata e positiva. Se è scontato che il maggiore fattore di condizionamento della borsa mondiale è dato dall&#8217;andamento di quella Usa, la statistica sembra in ogni caso evidenziare l&#8217;esistenza di un legame stretto anche tra la borsa cinese e quella mondiale. </p>
<p>Una temporanea evoluzione negativa dell&#8217;indice cinese (Shanghai evidenzia un andamento più fragile rispetto a Hong Kong, quindi quanto detto per l’Hang Seng si applica anche all’indice di Shanghai) potrebbe essere quindi, se non la causa, almeno il riflesso di una situazione generalizzata di calo della borsa. </p>
<p>Nel caso dell&#8217;indice delle merci, il Crb (Commodity Research Bureau), la correlazione con l&#8217;Msci World è molto più elevata che per l&#8217;Hang Seng: attualmente il valore di questa grandezza è di 0,55 circa, ma negli ultimi due anni è stato stabilmente al di sopra di quota 0,8, ad indicare un legame molto stretto tra i due strumenti. </p>
<p>Il Crb ha disegnato negli ultimi sei mesi un rialzo robusto, superando due resistenze solide, il top di gennaio 2010 di area 294 ed il 38,2% di ritracciamento del ribasso dal massimo di metà 2008, subendo tuttavia successivamente da quota 320, top del 9 novembre e limite superiore del canale ascendente che contiene il trend da marzo 2009, una brusca frenata. La pista ciclica a 200 sedute, indicatore che rappresenta la distanza tra la media mobile calcolata a 200 giorni e la serie storica dei prezzi dell&#8217;indice, ha toccato in corrispondenza dei massimi di novembre lo stesso valore minimo raggiunto ad ottobre 2009, data a partire dalla quale si è realizzata una fase laterale correttiva durata 8 mesi circa. </p>
<p>Pur in un contesto di trend di fondo al rialzo la realizzazione di una nuova fase di ritracciamento appare quindi possibile. I prezzi potrebbero avvicinare in area 265 la linea tracciata dai minimi del marzo 2009, base del citato canale, per riprendere eventualmente a salire da quei livelli. Se il futuro a breve termine del Crb dovesse essere confermato al ribasso vi sarebbero ulteriori indizi del rischio di una fase analoga anche per le borse principali. Solo il superamento dei 320 punti da parte dell&#8217;indice delle merci segnalerebbe un immediato ritorno della fiducia e la prospettiva di vedere salire fin da subito le quotazioni con target fino ai 370 punti, un percorso che richiederebbe alcuni mesi almeno per realizzarsi mettendo al riparo dal rischio di discese anche i listini azionari.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4587/il-rallentamento-della-crescita-cinese-mette-sotto-pressione-anche-i-prezzi-delle-commodities">Il rallentamento della crescita cinese mette sotto pressione anche i prezzi delle commodities</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:18 di martedì 30 novembre 2010.</p>
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