Il mese di agosto ha ribadito, almeno fino a questo momento, una verità che i mercati finanziari avevano, loro malgrado, già imparato nella prima parte dell’anno: se c’è un trend rialzista ben definito sul quale scommettere è quello dei bond e non certo quello delle azioni. Uno sguardo al grafico del future sul T-Bond Usa mette in evidenza la creazione di una figura a doppio minimo tra il giugno 2009 e l’aprile 2010, figura completata con il superamento a maggio della resistenza a 123,35 (quotazioni convertite in forma decimale e arrotondate al prossimo 1/100 di punto), seguita da una evidente accelerazione al rialzo che ha permesso ai prezzi di avvicinare i massimi storici di fine 2008 toccati a quota 141,70 circa.
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Grazie al traino dell’economia tedesca il Pil del secondo trimestre dell’area euro è cresciuto dell’1% mettendo quindi a segno il maggiore incremento da tre anni a questa parte. I timori di una frenata dell’economia nel Vecchio Continente sono stati in buona parte dissolti da questa buona notizia che conferma l’impressione derivata dallo studio di alcuni elementi anticipatori dello stato del ciclo economico. Tra questi l’indice Ifo di agosto, salito oltre le attese: l’indice misurato dall’istituto di ricerca Ifo che misura il clima di fiducia delle imprese tedesche è infatti salito ad agosto a 106,7 punti a fronte dei 106,2 di luglio e di attese di 105,7.
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Gli investitori in cerca di porti sicuri hanno causato una brusca caduta dell’euro contro dollaro ed un deciso rialzo dell’oro. Per noi parlare poi dei bond governativi, con il Bund future salito a nuovi record storici, superando di slancio la soglia dei 130 punti. Ed è proprio analizzando il grafico del Bund che è possibile iniziare ad avanzare alcune ipotesi sull’andamento futuro dei mercati nel loro complesso, iniziare a tracciare un possibile quadro prospettico al quale l’investitore possa fare riferimento per supportare le proprie scelte.
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Dopo aver viaggiato con decisione al rialzo nel corso del mese di luglio (il migliore risultato da un anno a questa parte per quelle Usa) le borse hanno invertito improvvisamente senso di marcia. Purtroppo, a ben guardare, questo avvitamento è stato causato da motivazioni molto serie, che potrebbero continuare a fare sentire il proprio effetto ancora per molto tempo. Incredibilmente tra le cause principali della caduta ci sono da annoverare le dichiarazioni del presidente della banca centrale Usa sulle condizioni dell’economia globale e su quella statunitense in particolare. Alla fine del mese di luglio il numero uno della Federal Reserve Ben Bernanke dichiarava di essere pronto ad adottare misure per stimolare ulteriormente l’economia se la crescita fosse risultata più debole di quanto previsto.
In Europa la situazione sul fronte macro appare leggermente migliore di quella statunitense. L’Ifo di luglio ad esempio, l’indice che misura le aspettative sull’economia tedesca, è salito a 106,2 punti da 101,5 del mese precedente, battendo largamente le attese e facendo registrare il maggior progresso dalla riunificazione della Germania.
Anche la stagione delle trimestrali in Europa è andata meglio del previsto evidenziando in molti casi risultati sorprendenti: Siemens ad esempio, il maggior gruppo ingegneristico d’Europa, ha visto crescere i ricavi e gli ordinativi (del 22%) dopo sette trimestri consecutivi di cali, Bnp Paribas, la seconda banca di Francia, ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con un utile netto in crescita del 31% a 2,11 miliardi di euro e soprattutto ha annunciato che le sofferenze sono scese sui minimi degli ultimi due anni solo per citare gli esempio più eclatanti.
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Il mese di luglio è stato archiviato dai mercati azionari Usa con il migliore rialzo da un anno a questa parte. Evidentemente il mese di luglio piace agli investitori: nel 2009 il Dow Jones aveva guadagnato l’8,5% circa, quest’anno il 7%. Del resto la statistica dice che negli ultimi 80 anni il Dow ha archiviato questo mese con il segno più per 50 volte. Quello che la statistica non dice e’ cosa aspettarsi successivamente, ovvero se una chiusura positiva del luglio può essere considerata di buon auspicio per la parte successiva dell’anno.
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Seduta positiva ieri per il future Eurostoxx che riesce a cancellare in chiusura le incertezze dimostrate nella prima parte della giornata. Dopo essere sceso a 2788 il future e’ infatti rimbalzato fino a terminare a 2834 (close precedente a 2817). I prezzi hanno anche tentato di forzare la resistenza offerta dal top di lunedi’ a 2837, riuscendoci tuttavia solo nell’intraday. Area 2835/40 si conferma quindi una resistenza di rilievo: la sua rottura segnalerebbe la ripresa del trend rialzista in atto da inizio luglio, con primo target a 2900 e successivo a 3000.
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Cosa dice l’analisi del grafico della borsa Usa? E’ plausibile ipotizzare un ulteriore calo, un proseguimento del ribasso in atto dai massimi di aprile? La risposta è purtroppo affermativa: lo S&p500 sta infatti correggendo il rialzo disegnato dal marzo 2009, e facendo questo ha violato sia la media mobile a 200 sedute, attualmente passante in area 1120, sia la linea tracciata proprio dai minimi dello scorso marzo, indebolendo così la struttura della tendenza rialzista precedente. Per il momento l’indice ha ritracciato, con i minimi di inizio luglio, esattamente il 38,2% del precedente rialzo, quello partito appunto dal marzo 2009, fermandosi quindi sul primo dei ritracciamenti della serie di Fibonacci comunemente utilizzata dagli studiosi dei grafici.
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Più degli stress test poterono le trimestrali. Parafrasando il sommo poeta è così che può essere descritto il motivo alla base del recente rialzo del comparto bancario. La pubblicazione dei risultati sugli stress test elaborati per le banche europee (tutte promosse con onore le 5 italiane sottoposte all’esame) non ha sortito infatti effetti dirompenti sul comparto, in negativo e in positivo, come invece temuto nelle sedute precedenti la pubblicazione stessa, mentre sono state le trimestrali di alcune grandi banche europee a convincere gli investitori, anche quelli nostrani, a comprare con decisione. In particolare al mercato sono piaciuti i risultati di Deutsche Bank, che ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con un utile pari a 1,2 miliardi di euro, in crescita del 6,4% sullo stesso periodo dell’anno precedente e leggermente migliore delle attese, quelli della svizzera Ubs, che ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con un utile pari a 2,01 miliardi di franchi svizzeri, a fronte di attese in media di un utile di 1,12 miliardi, e quelli di Bnp Paribas. La seconda banca di Francia, ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con un utile netto in crescita a 2,11 miliardi di euro (+31%). Le sofferenze sono scese sui minimi degli ultimi due anni. Le attese medie erano di 1,6 miliardi di euro di utile.
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L’investitore nostrano, soprattutto se ha una esperienza di borsa di lunga durata, sa bene che i dati macroeconomici che muovono il mercato domestico nella maggior parte dei casi non sono quelli italiani, ma quelli che provengono da oltre oceano, dagli States. L’uscita pomeridiana delle “figure”, come venivano chiamate dagli operatori in cambi al tempo della lira, ovvero delle “macro figures”, siano esse riferite all’occupazione, agli investimenti, all’andamento del mercato immobiliare o agli indici di fiducia, è un appuntamento di fondamentale importanza anche per i nostri operatori.