Il settore dei beni di consumo si sta lentamente riprendendo dopo la crisi economica che ha conosciuto il suo picco negativo a fine 2008 inizio 2009, con evidenti ripercussioni per tutto il 2009. Nel corso del 2010 la situazione ha visto un lieve miglioramento. In base agli ultimi dati Istat le vendite al dettaglio nel periodo gennaio-ottobre risultano invariate rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre l’indice relativo ai beni non alimentari ha fatto segnare un +0,2% (alimentari: -0,5%).
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Il rialzo messo a segno dal dollaro nelle ultime ore ha avuto un impatto negativo sulle commodities, tuttavia l’impressione che si ricava guardando il grafico dell’indice Crb e’ che quella attuale possa dimostrarsi solo una correzione temporanea.
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Lo studio del grafico del petrolio Wti prospetta il proseguimento del rialzo. Dopo una fase di relativa stabilità durata da fine 2009 al novembre 2010, vissuta al di sotto della resistenza chiave degli 88 dollari, quota coincidente con il 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di luglio 2008, a dicembre si è registrata una veloce impennata oltre l’ostacolo.
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Uno dei fenomeni in maggiore evidenza sui mercati finanziari nell’ultimo scorcio del 2010 è stato il rialzo del prezzo del greggio e delle materie prime in generale. Il petrolio ha superato nella seconda metà di dicembre la soglia dei 90 dollari al barile, livelli che non venivano più toccati da due anni circa. La crescita delle quotazioni non è un fenomeno recente, il prezzo del greggio sale infatti in modo costante dai minimi di dicembre 2008 a 31 dollari circa (petrolio Wti), il che significa che in 2 anni si è verificata una rivalutazione del 190% circa.
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Nel corso del mese di dicembre i principali indici della borsa Usa hanno messo a segno rialzi importanti, facendo registrare i nuovi massimi per l’anno che si sta chiudendo. I dati macro del resto sostengono gli acquisti: l’indice della Federal Reserve di Filadelfia, un indicatore della attività del settore manifatturiero, è salito a dicembre ai suoi più alti livelli dall’aprile del 2005, le richieste di sussidi di disoccupazione sono mediamente in calo, le costruzioni di nuove case stanno aumentando più di quanto atteso dagli analisti, solo per citare le indicazioni più recenti.
Gli indici Usa continuano a macinare nuovi record, ieri la borsa americana è ritornata sui livelli antecedenti il crac di Lehman Brothers con il Dow Jones e lo S&P500 che hanno toccato i massimi dal settembre 2008 ed il Nasdaq che e salito a testare i massimi dal gennaio 2008.
Gli investitori che, nonostante questo rally di fine anno, è ancora diffidente nei confronti della possibilità che l’attuale fase rialzista della borsa Usa possa durare ancora a lungo, potrebbero decidere di concentrare la propria attenzione sul comparto delle banche, uno di quelli a maggior peso specifico all’interno degli indici ed anche uno di quelli che di più ha sofferto durante la crisi (la variazione ad un anno è arrivata a toccare a marzo 2009 il record negativo del -78% contro ad esempio il -48% dello S&P500 e del Dow).
Nuovi massimi annuali ieri per S&P500 e Nasdaq, saliti rispettivamente a 1250 e 2658 punti. Il trend al rialzo visto dai minimi estivi sembra quindi intenzionato a proseguire. Ma è proprio così? Cosa dicono i grafici?
Lo S&P500 è riuscito ad inizio dicembre nell’impresa, già tentata senza successo ad aprile e novembre, di lasciarsi alle spalle la resistenza chiave dei 1230 punti, quota coincidente con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2007.
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I mercati Usa ne sono stati convinti per mesi, nonostante le azioni della Federal Reserve volte a scongiurare questo rischio: nel futuro ci sarebbe stata scritta a chiare lettere la parola “deflazione”. Il timore che l’elevato livello di disoccupazione potesse rendere vane le misure straordinarie adottate dalla banca centrale per sostenere l’economia era testimoniato, oltre che dalle parole dello stesso Ben Bernanke, il Presidente della Federal Reserve, che a più riprese ha ventilato proprio il rischio di una deflazione, anche dal comportamento dei titoli di stato: i future sui T-Bond statunitensi sono rimasti fino ad inizio novembre tenacemente incollati ai livelli massimi toccati ad agosto, i valori più elevati dal gennaio 2009.
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Il vertice dei paesi esportatori di petrolio riunitosi recentemente a Quito, in Ecuador, ha deciso di non modificare i tetti di produzione, fermi ormai dalla fine del 2008. I mercati non si attendevano nulla di diverso, nonostante le pressioni al rialzo registrate sui prezzi del greggio nelle ultime settimane. Una decisione meno scontata è stata invece quella di programmare la prossima riunione dell’Opec solo per giugno 2011, un modo per dire ai mercati che un ulteriore rialzo dei prezzi del greggio è accettabile, forse anche proprio verso quei 100 dollari al barile che il Venezuela considera una quotazione adeguata.
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Utilities nella bufera, eppure le prospettive appaiono positive. In avvio di settimana A2A, Edison e Iren hanno subito forti pressioni di vendita. Edison e’ stata colpita dalle vendite dopo un profit warning e soprattutto a seguito di indiscrezioni (smentite) di un aumento di capitale. La societa di Foro Buonaparte si era avvantaggiata nei giorni precedenti delle ipotesi di un’Opa da parte della francese Edf, la maggiore azionista del gruppo. Iren, che detiene il 10% di Edipower (societa’ coinvolta nel riassetto di Edison) e’ stata ugualmente coinvolta. Iren ha anche presentato in avvio di ottava il nuovo piano industriale 2011 - 2015 che prevede il raggiungimento entro 5 anni di un ebitda di 1 miliardo dai 566 milioni attuali e investimenti per 2,5 miliardi. A seguito della presentazione del piano molti broker hanno espresso giudizi positivi sul futuro del titolo (Banca Imi rating buy e tp a 1,7 euro, Cheuvreux rating outperform e tp a 1,45 euro, Deutsche Bank rating buy e tp a 1,6 euro). Anche A2A, socio di Edison, e’ rimasta presa nel vortice delle vendite, tanto da presentare un esposto alla Consob per “manipolazione del mercato”. Questi fatti rischiano di oscurare i miglioramenti di contesto che potrebbero invece rendere interessanti i titoli delle municipalizzate ed in generale delle utility nel medio termine.
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