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  <title>Finanzablog.it</title>
  <link>http://www.finanzablog.it</link>
  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Fri, 10 Feb 2012 14:55:22 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


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    <title>La nuova bolla hi-tech? Secondo Ashlee Vance di Business Week questa volta è diversa</title>
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    <pubDate>Mon, 18 Apr 2011 12:14:19 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Administrator</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>persone-fatti</category><category>bolla new economy</category><category>in evidenza</category><category>jeff hammerbacher</category><category>nuova bolla internet</category><category>storia bolla new economy</category>
    <description>Non è da ieri che si parla di una nuova bolla internet pronta a scoppiare a breve: Luca De Biase lo ricordava il 1° marzo scorso, per esempio, sottolineando le differenze tra la vecchia bolla, quella[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bollaneweconomytechbubble.jpg" class="post" border="0" width="586" height="457" alt="bolla new economy tech bubble" /><br clear="all" /></p>
<p>Non è da ieri che si parla di una nuova <strong>bolla internet</strong> pronta a scoppiare a breve: Luca De Biase <a href="http://blog.debiase.com/2011/03/diversamente-bolle.html">lo ricordava il 1° marzo scorso</a>, per esempio, sottolineando le differenze tra la vecchia bolla, quella che tormentò i mercati tra il 1998 e il 2000 e quella che secondo alcuni analisti starebbe gonfiandosi in questi anni. </p>
<p>Leggete il post di De Biase per farvi un&#8217;idea del tema, se non ne sapete nulla. Perché un&#8217;introduzione <a href="http://www.businessweek.com/print/magazine/content/11_17/b4225060960537.htm">al pezzo di Ashlee Vance uscito su Business Week</a> serve, e quella è perfetta. Che cosa scrive Ashlee? Che questa bolla sarebbe molto differente sia dalla precedente - quella di fine anni novanta - sia da un&#8217;altra precedente, più concentrata sull&#8217;hardware, esplosa alla fine degli anni ottanta. </p>
<p>Entrambe avrebbero lasciato qualcosa alle spalle su cui ricostruire, delle macerie, sì, ma non un deserto cosparso di sale. Quest&#8217;ultima bolla - seconda Ashlee - potrebbe lasciarci a mani vuote. Anzi: a mani ancora più vuote che in passato. Vediamo come in dettaglio dopo il salto.</p>


<p>Ashlee apre il pezzo raccontando la storia di Jeff Hammerbacher, un ex ingegnere di Facebook che ha mollato Zuckerberg nel 2008. Oggi Hammerbacher è molto critico sul sistema che ha contribuito ad alimentare e rilascia dichiarazioni come</p>
<blockquote><p>&#8220;The best minds of my generation are thinking about how to make people click ads,&#8221; he says. &#8220;That sucks&#8221;</p></blockquote>
<p>&#8220;Le menti migliori della mia generazione stanno pensando a come far cliccare la gente sulle pubblicità&#8221; spiega &#8220;e questa cosa fa schifo&#8221;. </p>
<p>Negli ultimi tempi sono tante le cifre che fanno pensare a un mercato un po&#8217; dopato: uno degli ultimi episodi? Leggetevi <a href="http://techcrunch.com/2011/04/15/twitter-debate-flipboard-50-million/">questo post di TechCrunch</a> sui 50 milioni di dollari per FlipBoard, bellissima app per iPad, per carità, ma forse un po&#8217; sopravvalutata. &#8220;Cosa ve ne fate di 50 milioni di dollari per un&#8217;app, cosa ci fate che non potreste fare con 20?&#8221; chiede Erick Schonfeld. Leggetelo, dipinge un ottimo quadro della situazione attuale.</p>
<p>Ashlee si dedica a ricostruire tre bolle:</p>
<blockquote><p>
C&#8217;è sempre qualcuno là fuori pronto a urlare alla bolla: il trucco sta nel capire quando sono soldi facili da acchiappare e quando invece sta per scoppiare. Alcune bolle hanno anche fatto del bene, per quanto non abbiano avuto un epilogo positivo. Negli anni ottanta la crescita di Microsoft (MSFT), Compaq (HPQ), e Intel (INTC) portò i personal computer dentro a milioni di case e di uffici, e le azioni di quelle società volarono in alto. La crescita rallentò nei tardi anni ottanta, lasciando nella Valley con un sacco di microprocessori e teorie su come usarli. Il boom delle dot com invece prosperò sulla infatuazione dei mercati per qualunque cosa fosse collegata al web. L&#8217;amore finì tra la fine degli anni novanta e i primi anni &#8216;00, mandando in fumo qualcosa come 6 trilioni* di dollari per gli azionisti. Ma anche in questo caso, in questo ciclo finito male, restava qualcosa: una infrastruttura, internet, che avrebbe prodotto enormi benefici in futuro sia per il business che per i consumatori. </p></blockquote>
<p>ci siete fin qui: bene. Ora pensate che la bolla attuale - se di bolla si tratta, perché anche lì <a href="http://siliconvalley.corriere.it/2011/04/verso_una_nuova_bolla_internet.html">non tutti sono d&#8217;accordo sul fatto che lo sia</a> - si gonfia sui social media, sulle consumer-oriented applications e sulla pubblicità: una volta esplosa, che cosa resterebbe? </p>
<p>Chiosa Ashlee Vance:</p>
<blockquote><p>&#8220;Se questa bolla si gonfia convincendo gente a spendere, che cosa rimarrà una volta esplosa?</p></blockquote>
<p>*<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trilione">Trilioni</a>, nel testo originale. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/gdsdigital/4443630014/#/photos/gdsdigital/4443630014/lightbox/">Flickr</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4709/la-nuova-bolla-hi-tech-secondo-ashlee-vance-di-business-week-questa-volta-e-diversa">La nuova bolla hi-tech? Secondo Ashlee Vance di Business Week questa volta è diversa</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:14 di lunedì 18 aprile 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>La Bce non alza i tassi, il trend al rialzo delle materie prime e&#039; a rischio? </title>
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    <pubDate>Mon, 14 Feb 2011 08:32:13 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>Nella zona Euro i tassi di interesse sono fermi all&amp;#8217;1% dal maggio del 2009 e sembra che siano destinati a rimanere tali ancora per un tempo relativamente lungo. Nell&amp;#8217;ultima riunione[...]</description>
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    </p>
<p>Nella zona Euro i tassi di interesse sono fermi all&#8217;1% dal maggio del 2009 e sembra che siano destinati a rimanere tali ancora per un tempo relativamente lungo. Nell&#8217;ultima riunione della Bce, tenutasi ad inizio febbraio, è stato infatti deciso all’unanimità di mantenere il saggio di riferimento invariato e la conferenza stampa a commento di questa decisione ha chiarito che gli attuali tassi di interesse sono appropriati al contesto macroeconomico di riferimento.</p>


<p>
La crescita economica resta moderata mentre quella dell&#8217;inflazione a medio termine, l&#8217;intervallo in base al quale la banca centrale orienta le proprie scelte, rimane stabile. La Bce prevede per il 2011 una crescita del Pil della zona Euro compresa tra lo 0,5% ed il 2,3% mentre l&#8217;incremento dei prezzi dovrebbe mantenersi tra l&#8217;1,2% ed il 2,2%. A fronte di queste rivelazioni i mercati sono stati costretti a rivedere le proprie aspettative: in molti erano infatti convinti che i tassi in Europa sarebbero saliti già a metà del 2011 mentre ora appare più probabile uno scenario di stabilità per tutto l&#8217;anno in corso. </p>
<p>L&#8217;effetto principale delle mutate prospettive di politica monetaria lo si è riscontrato sul cambio euro dollaro, che dopo aver avvicinato ad inizio mese la linea di tendenza ribassista tracciata dai massimi del novembre 2009, resistenza passante in area 1,40, ha ripreso a scendere. Il rafforzamento dell&#8217;euro che ha caratterizzato la prima parte del 2011 potrebbe quindi essersi già interrotto, sostituito dalla ripresa del trend ribassista, favorevole alla moneta Usa, partito dal top dello scorso novembre a 1,4280 circa. Solo la rottura della resistenza di area 1,40, dove transita la linea di tendenza tracciata dai massimi di novembre 2009, fornirebbe un segnale in favore di una duratura fase di ripresa della moneta unica. </p>
<p>Il proseguimento del ribasso grafico al di sotto della media mobile a 200 giorni, passante a 1,31, confermerebbe invece la prospettiva di assistere ad un ulteriore rafforzamento del dollaro. Il mercato fornirà indizi rilevanti sulla strada che intende percorrere nel medio termine solo oltrepassando 1,40 o violando 1,31, ma è possibile fin da ora cercare di indovinare quale sarà il risultato della lotta in atto guardando in altre direzioni: gli effetti del rafforzamento registrato nel breve periodo dalla moneta Usa sono stati ad esempio immediatamente evidenti sul mercato delle merci. </p>
<p>Il grafico del Crb, paniere rappresentativo delle principali commodity, risente infatti in modo evidente delle oscillazioni del dollaro, tanto che è difficile scovare periodi prolungati durante i quali gli andamenti delle due curve, quella dell&#8217;indice e quella dell&#8217;euro dollaro, siano stati divergenti. Spesso anzi è proprio l&#8217;andamento del cambio a precedere di alcune settimane punti di svolta significativi anche per il paniere delle merci, come ad esempio accaduto a ottobre 2008 o a novembre 2009. </p>
<p>Se la fase di recupero del dollaro evidenziata recentemente dovesse dimostrarsi duratura vi sarebbe quindi da temere una spirale negativa anche per i prezzi delle commodity che invece attualmente sono al rialzo. Lo studio del grafico del Crb sembra tuttavia smentire questa ipotesi: i prezzi hanno recentemente superato, dopo un mese di tentativi andati a vuoto, la forte resistenza di quota 335, coincidente con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di luglio 2008. Difficilmente un segnale grafico di questa portata viene negato subito dopo il suo invio (quando accade si parla di &#8220;bull trap&#8221;), più spesso invece si assiste ad un classico movimento di ritorno, o &#8220;return move&#8221;, che serve tuttavia ad assestare la tendenza e non ad invertirla. </p>
<p>Nel caso del Crb il movimento di ritorno potrebbe arrivare ad interessare anche area 320, tuttavia solo discese sotto questa soglia sarebbero da leggere con preoccupazione per il proseguimento dell&#8217;ascesa. L’attuale rafforzamento del dollaro potrebbe quindi rivelarsi anticipatore di un ripiegamento temporaneo anche per il prezzo delle merci ma non di una vera inversione. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4663/la-bce-non-alza-i-tassi-il-trend-al-rialzo-delle-materie-prime-e-a-rischio">La Bce non alza i tassi, il trend al rialzo delle materie prime e' a rischio? </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:32 di lunedì 14 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Momento cruciale per l&#039;euro dollaro giunto su di un supporto chiave</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4661/momento-cruciale-per-leuro-dollaro-giunto-su-di-un-supporto-chiave</link>
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    <pubDate>Fri, 11 Feb 2011 12:12:15 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>Euro debole contro dollaro nella seconda metà della settimana. La conferma da parte della BCE dei tassi di interesse all&amp;#8217;1% era ampiamente scontata dal mercato mentre sono state le parole del[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p>Euro debole contro dollaro nella seconda metà della settimana. La conferma da parte della BCE dei tassi di interesse all&#8217;1% era ampiamente scontata dal mercato mentre sono state le parole del presidente dello stesso Istituto, Jean Claude Trichet, a mettere pressione sulla valuta unica. </p>
<p>Trichet ha infatti affermato che le aspettative di inflazione nell&#8217;area Euro &#8220;restano stabili&#8221; e che dunque i tassi di interesse sono destinati a mantenersi sui livelli attuali nel medio periodo, mentre gli operatori si attendevano qualcosa di diverso soprattutto dopo che a gennaio l&#8217;inflazione aveva fatto segnare un +2,4% su base annua rispetto al +2,2% di dicembre.</p>


<p>
Graficamente il cambio contro dollaro era salito mercoledì in area 1,3750 prima di arretrare rapidamente sui supporti a 1,35 circa. Il rialzo scaturito dai bottom dello scorso mese poggia ancora su solide basi ed ha le carte in regola per poter proseguire ulteriormente in direzione dei record autunnali  poco sotto 1,43. Conferme in tal senso giungeranno però solo oltre i citati massimi a 1,3750. </p>
<p>Condizione necessaria per il proseguimento del suddetto cammino è inoltre rappresentata dalla tenuta dei sostegni a 1,35, area di transito della media a 100 sedute e 38% di ritracciamento del rialzo partito a gennaio. Sotto tali riferimenti probabile invece un ulteriore segmento ribassista fino a 1,3250 almeno.  </p>
<p>Analogo il quadro tecnico dell’euro nei confronti dello yen con i prezzi che dopo il test di fine gennaio in area 114,00 sono arretrati nei dintorni di quota 111,00. I prossimi supporti significativi sono posizionati rispettivamente a 110,50 e 109,50 e dovranno garantire al cambio il sostegno necessario per riprendere il cammino rialzista verso gli obiettivi posti sui massimi autunnali a 115,70 circa. </p>
<p>Diversamente invece, probabile un nuovo test dei bottom di gennaio in area 106,80.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4661/momento-cruciale-per-leuro-dollaro-giunto-su-di-un-supporto-chiave">Momento cruciale per l'euro dollaro giunto su di un supporto chiave</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:12 di venerdì 11 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Settore dei media sotto i riflettori. Mondadori e Rcs graficamente interessanti</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4659/settore-dei-media-sotto-i-riflettori-mondadori-e-rcs-graficamente-interessanti</link>
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    <pubDate>Thu, 10 Feb 2011 09:45:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Il mondo dell&amp;#8217;editoria è sotto i riflettori dopo che il gruppo Lagardère ha concluso un accordo con il gruppo americano Hearst per cedere i propri magazine internazionali per 651 milioni di[...]</description>
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    </p>
<p>Il mondo dell&#8217;editoria è sotto i riflettori dopo che il gruppo Lagardère ha concluso un accordo con il gruppo americano Hearst per cedere i propri magazine internazionali per 651 milioni di euro. La divisione internazionale di Lagardère, cui fa capo Hachette, ha generato ricavi nel 2010 per 775 milioni di euro circa ma non aveva, secondo la proprietà, la massa critica sufficiente per proseguire l&#8217;attività con successo. Hearst ha pagato un multiplo elevato per l&#8217;acquisizione, la stampa ipotizzava una forchetta compresa tra i 500 ed i 700 milioni per l&#8217;operazione, un dato questo che ha rivitalizzato le quotazioni anche delle principali compagnie italiane come Mondadori e Rcs.</p>


<p>
L&#8217;indice settoriale domestico dei media sembra aver recepito il cambiamento di umore: i prezzi hanno disegnato tra la fine di novembre e la metà di gennaio una figura a doppio minimo, quindi rialzista, con base in area 19150, completata il 26 gennaio con il superamento dei 21000 punti. Se le quotazioni riusciranno a lasciarsi alle spalle anche area 22000, dove transitano la linea di tendenza tracciata dai massimi dell&#8217;aprile 2010 e la media mobile a 200 giorni, le prospettive di una fase di ripresa troveranno conferma con l&#8217;indice diretto verso la resistenza successiva, quella dei 24000 punti, area di massimi lo scorso novembre. In caso di rottura di questa soglia verrebbe completato poi un altro doppio minimo, questo di portata decisamente rilevante, capace di anticipare il proseguimento dell&#8217;ascesa almeno fino sui massimi dell 2010 a quota 28800 circa. Solo la violazione dei 20000 punti renderebbe problematica la realizzazione del quadro rialzista suggerendo di adottare prudenza anche sui singoli componenti del comparto. </p>
<p>Mondadori ha intrapreso la strada del rialzo ancora prima del settoriale: il titolo ha disegnato un doppio minimo in area 2,20 euro tra agosto ed ottobre, completandolo poi con la salita oltre i 2,43 euro registrata a fine ottobre. Il doppio minimo può essere considerato poi come la parte più bassa del testa spalle rialzista formatosi a partire dallo scorso maggio. La figura, delimitata dalla linea tracciata dal top del 16 giugno e passante per quello del 5 novembre, si è perfezionata ad inizio dicembre. Successivamente, il 31 gennaio, i prezzi hanno testato dall&#8217;alto la linea del testa spalle con funzione di supporto, coincidente in area 2,50 con la media mobile a 100 giorni, un classico &#8220;return move&#8221; che tende a confermare la validità della configurazione. L&#8217;obiettivo implicato dalla figura rialzista, ottenuto tramite la proiezione della sua ampiezza operata dal punto di rottura, si colloca in area 3,10 euro, praticamente coincidente con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2010, ovvero quello che viene ritenuto il livello più significativo della successione di Fibonacci. Se i prezzi supereranno i 2,80 euro il target si sposterebbe quindi a 3,10 (resistenza intermedia a 2,95 euro). Discese sotto area 2,50 euro metterebbero invece in discussione la natura rialzista del testa spalle e farebbero temere l&#8217;avvio di una fase discendente diretta verso i minimi (storici) della scorsa estate a 2,16 euro.    </p>
<p>Anche nel caso di Rcs è evidente il tentativo di creare una base di appoggio che possa sostenere una reazione dopo il ribasso subito dal top di ottobre 2009 a 1,58 euro. I prezzi hanno infatti testato lo scorso luglio a 0,90 il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi del marzo 2009 e dopo una prima reazione, culminata ad agosto, sono tornati in prossimità del supporto a fine novembre per poi allontanarsene ancora. In area 0,90 si è venuto quindi a creare un potenziale doppio minimo, figura che troverebbe conferma con il superamento del picco di agosto a 1,22 euro. Il rimbalzo delle ultime settimane ha permesso per il momento ai prezzi di portarsi oltre la media mobile a 100 giorni, passante a 1,08 circa, un primo passo importante verso il test di area 1,22. Oltre quella resistenza il primo target si collocherebbe a 1,28, dove transita la linea tracciata dal top di ottobre 2009, poi a 1,55, proiezione verso l&#8217;alto della ampiezza del doppio minimo. Solo la rottura dei massimi del 2009 a 1,58 euro implicherebbe poi un segnale rialzista valido anche in ottica di medio lungo periodo, con obiettivi anche oltre i 2 euro. Se i prezzi si dovessero dimostrare incapaci di superare area 1,20/22 euro e tornassero al di sotto di 1 euro diverrebbe probabile un nuovo test del supporto critico di 0,90. La violazione di questa soglia segnerebbe la ripresa del downtrend visto dal top del 2009 con obiettivo a 0,70 almeno.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4659/settore-dei-media-sotto-i-riflettori-mondadori-e-rcs-graficamente-interessanti">Settore dei media sotto i riflettori. Mondadori e Rcs graficamente interessanti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:45 di giovedì 10 febbraio 2011.</p>
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    <title>Borsa Usa ancora al rialzo, ma quanto potra’ ancora durare?</title>
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    <pubDate>Wed, 09 Feb 2011 09:26:29 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    </p>
<p>Borsa Usa ancora al rialzo, ma quanto potra’ ancora durare? I principali indici azionari Usa sono su livelli che non venivano toccati da piu’ di due anni, lo spettro dell’ipercomprato inizia a farsi strada nella mente degli investitori.</p>
<p>Ma cosa dicono i grafici, confermano il potenziale proseguimento del trend rialzista in atto dai minimi del 2009? La risposta a questa domanda è positiva: lo S&#038;P500 ha dovuto lottare per quasi un anno con la resistenza dei 1220 punti, toccata per la prima volta ad aprile 2010, poi nuovamente a novembre e superata definitivamente lo scorso dicembre, quota coincidente con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2007.</p>


<p>
Chi studia i grafici sa che questo livello ricavato dalla successione di Fibonacci si dimostra spesso capace di discriminare con successo tra una semplice fase correttiva ed una vera e propria inversione di tendenza. Nel caso dell&#8217;indice Usa quindi il superamento dei 1220 punti è un forte indizio che suggerisce come la natura del rialzo in atto dai minimi dell&#8217;inizio 2009 sia quella di un trend autonomo e non di una correzione del ribasso subito dai massimi del 2007. </p>
<p>Il ritorno a testare l&#8217;origine della discesa, i 1576 punti, potrebbe non essere tuttavia un evento così vicino nel tempo. I prezzi si muovono infatti all&#8217;interno di un canale rialzista dai minimi del marzo 2009, canale con una base attualmente a 1150 punti circa ed un limite superiore a 1450 circa (ma che avrà sicuramente un valore maggiore nel momento in cui i prezzi dovessero metterlo alla prova). Il raggiungimento della resistenza, ipotizzabile tra maggio e giugno 2011 potrebbe comportare l&#8217;avvio di un passaggio all&#8217;interno del canale verso il suo limite inferiore, quindi ad una correzione di una certa entità che necessiterebbe poi di tempo per essere riassorbita. </p>
<p>Anche se la tendenza di fondo sembra quindi ormai saldamente orientata al rialzo è probabile che la strada verso i record del 2007 si dimostri accidentata. Del resto la attesa diminuzione nella velocità di crescita degli utili aziendali ed un analogo comportamento del Pil (secondo l&#8217;Fmi gli Stati Uniti cresceranno del 3,0% nel 2011 e del 2,7% l’anno prossimo) sembrano confermare quello che i grafici suggeriscono, ovvero che nei prossimi anni la borsa si muoverà su di una strada statale e non su di una autostrada, pur con limitati rischi di incidenti di percorso. </p>
<p>La fase più delicata del viaggio verso i 1550 punti ed oltre è probabilmente quella attuale. La rottura della resistenza di area 1220 è ancora relativamente fresca ed un &#8220;return move&#8221;, ovvero il ritorno a testarla dall&#8217;alto, con funzione di supporto, è probabile. Se la ipotetica flessione dovesse limitarsi al ritorno in area 1200/1220 e poi l&#8217;indice riprendesse a salire, il test si potrebbe dire superato con successo e l&#8217;orientamento rialzista confermato. </p>
<p>D&#8217;altro canto se la flessione dovesse non trovare sostegno in area 1200 il quadro si complicherebbe, si insinuerebbe infatti il dubbio che la recente fuga al rialzo possa essere stata una &#8220;bull trap&#8221;, l&#8217;ultimo atto di un trend ormai in via di esaurimento. Quale comportamento dovrebbe adottare quindi il risparmiatore nel contingente? La condizione ideale per un incremento delle posizioni azionarie in portafoglio, sia relative al mercato Usa ma anche alla borsa in generale, dando per scontato l&#8217;elevato grado di correlazione che lega il maggior mercato mondiale con gli altri principali, è quella di un ingresso sfruttando l&#8217;eventuale flessione che potrebbe realizzarsi nelle prossime settimane. </p>
<p>La finestra all&#8217;interno della quale operare è quella dei 1200-1250 punti, con l&#8217;accortezza di adottare uno stop loss rigoroso in caso di discese al di sotto di area 1170. La violazione di questo supporto renderebbe infatti incerto il quadro prospettico e sarebbe un invito a fare un passo indietro, privilegiando nuovamente la liquidità. </p>
<p>Comprare sulla forza è invece una alternativa meno allettante: il profilo di rischio di una eventuale operazione sarebbe sfavorevole, difficile infatti individuare un livello al di sotto le quale tagliare le perdite sopportabile per il risparmiatore mediamente prudente. In ogni caso l’immediata rottura dei 1350 punti, 75% di ritracciamento del ribasso dal top del 2007, sarebbe un segnale da seguire al rialzo per il target di area 1450, dove alleggerire nuovamente le posizioni sull’azionario.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4657/borsa-usa-ancora-al-rialzo-ma-quanto-potra-ancora-durare">Borsa Usa ancora al rialzo, ma quanto potra’ ancora durare?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:26 di mercoledì 09 febbraio 2011.</p>
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    <title>Segnali positivi dalle borse, ne approfittano i bancari. Unicredit e Intesa visti da vicino</title>
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    <pubDate>Tue, 08 Feb 2011 08:34:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>unicredito</category><category>intesa-sanpaolo</category>
    <description>I principali indici azionari domestici inviano segnali positivi, che seppure ancora in attesa di ulteriori conferme per il medio periodo, iniziano a far pensare che almeno la prima parte[...]</description>
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    </p>
<p>I principali indici azionari domestici inviano segnali positivi, che seppure ancora in attesa di ulteriori conferme per il medio periodo, iniziano a far pensare che almeno la prima parte dell&#8217;anno appena iniziato possa dare nuove soddisfazioni ai risparmiatori. Anche l&#8217;indice settoriale delle banche, uno tra quelli con il maggior peso specifico per Piazza Affari, sembra andare nella stessa direzione di quello generale, con il grafico che proprio di recente ha superato ostacoli rilevanti. Il settoriale si è lasciato infatti alle spalle nell&#8217;ultima settimana la linea di tendenza tracciata dai massimi dell&#8217;aprile 2010, linea lavorata a lungo nella parte terminale del mese di gennaio (passante attualmente a 19780 punti circa), dopo aver superato in successione nella prima parte dell&#8217;anno le medie mobili a 100 e 200 giorni, orientate al ribasso da più di un anno. Questi segnali potrebbero anticipare il test di area 21350/450, resistenza dimostratasi tenace a settembre ed ottobre dello scorso anno, quota oltre la quale diverrebbe possibile il test del picco di agosto 2010 a 22888. Sarebbe poi proprio il superamento di questo livello, eventualità probabilmente ancora non imminente ma non improbabile, a completare l&#8217;ampio doppio minimo, per ora solo potenziale, disegnato tra giugno 2010 e gennaio 2011 in area 16500 punti, con conseguente drastico miglioramento anche del quadro prospettico di medio lungo periodo, che vedrebbe spostarsi il target fino sui 24000 punti almeno. Nel breve una fase temporanea di ripiegamento non è da escludere, il classico &#8220;return move&#8221; che segue la rottura di livelli di resistenza importanti, tuttavia solo discese sotto area 19000 potrebbero fare temere una revisione peggiorativa delle attese, con rischio di nuovo test dei 16500/7000 punti.</p>


<p>
L&#8217;andamento grafico dei due campioni del settore a livello domestico, Intesa Sanpaolo e Unicredit, rispecchia a grandi linee quello del settoriale.</p>
<p>Nel caso di Intesa San Paolo è possibile notare la rottura a partire da fine gennaio delle medie mobili a 100 e 200 giorni, utilizzate come approssimazione della tendenza di medio periodo, passanti attualmente in area 2,32 euro. Successivamente, nel corso dell&#8217;ultima settimana, i prezzi hanno anche superato la linea di tendenza tracciata dai massimi di gennaio 2010, confermando la possibilità che il rialzo intrapreso dai minimi di inizio anno a 1,88 possa ancora avere spazio per estendere. Casomai qualche incertezza la si potrebbe registrare nel breve termine, dovuta all&#8217;approssimarsi dell&#8217;area di ipercomprato per gli indicatori tecnici di uso più comune, che potrebbe anticipare una flessione temporanea volta a riequilibrare il tasso di crescita del trend ed a fargli assumere una inclinazione più facilmente sostenibile nel tempo. Eventuali flessioni potrebbero in ogni caso rivelarsi una occasione di ingresso per gli investitori più aggressivi, in area 2,30/2,40 euro. Solo sotto 2,25 il rischio di cali estesi si farebbe significativo suggerendo di abbandonare le strategie di acquisto. Anche il superamento del picco di ottobre, a 2,70 euro, fornirebbe un segnale di forza da interpretare positivamente a livello operativo: in quel caso le oscillazioni disegnate dal minimo dello scorso giugno in area 1,90 si rivelerebbero un ampio doppio minimo, figura rialzista con target a 3,00 e 3,20 euro almeno. </p>
<p>Unicredit evidenzia un trend di forza relativa nei confronti di Intesa San Paolo leggermente decrescente a partire dall&#8217;agosto 2009, è quindi normale che rispetto al titolo già analizzato questo dimostri un leggero ritardo. La linea ribassista tracciata dai massimi di gennaio 2010 è ad esempio ancora al di sopra delle quotazioni attuali, passante in area 2,10 euro, tuttavia le quotazioni si sono già portate al di sopra delle medie mobili a 100 e 200 giorni, passanti rispettivamente a 1,76 e 1,83 euro, confermando un cambiamento di orientamento rispetto al ribasso subito dal top di agosto a 2,235. In caso di rottura di 2,10 i prezzi potrebbero puntare proprio al test di 2,235, livello che rappresenta anche il vertice centrale della figura a doppio minimo disegnata sul supporto di area 1,50 negli ultimi 6 mesi circa. Oltre 2,235 anche il quadro di medio periodo si orienterebbe quindi al rialzo con target a 2,50 e 2,70 euro almeno. A rendere problematico il proseguimento del rialzo sarebbero invece discese sotto area 1,65, con il rischio in quel caso di ritorno a 1,50. Se movimenti fino a 1,75/80 euro potrebbero essere quindi anche sfruttati per intervenire in ottica di successivi rialzi, la violazione di 1,65 suggerirebbe di rivedere la strategia in ottica attendista.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4655/segnali-positivi-dalle-borse-ne-approfittano-i-bancari-unicredit-e-intesa-visti-da-vicino">Segnali positivi dalle borse, ne approfittano i bancari. Unicredit e Intesa visti da vicino</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:34 di martedì 08 febbraio 2011.</p>
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  <item>
    <title>Buone prospettive dalle trimestrali per l&#039;azienda Usa e per la borsa</title>
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    <pubDate>Mon, 07 Feb 2011 08:42:37 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>L’ultima stagione delle trimestrali Usa ha confermato l’impressione che, almeno a livello microeconomico, la crisi sia ormai alle spalle. Più dei due terzi delle società che compongono il paniere[...]</description>
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    </p>
<p>L’ultima stagione delle trimestrali Usa ha confermato l’impressione che, almeno a livello microeconomico, la crisi sia ormai alle spalle. Più dei due terzi delle società che compongono il paniere S&#038;P500, tra quelle che hanno presentato i conti, ha battuto le stime sugli utili che per una buona percentuale di queste sono cresciuti nell’ultimo trimestre del 2010 di un 30% o più. Il quadro che è possibile comporre a questo punto per l’intero 2010 è decisamente positivo, forse addirittura troppo: gli utili delle società quotate che entrano a far parte dello S&#038;P500 sono aumentati nell’anno appena concluso del 30% circa archiviando così il miglior risultato dal 1995. Il problema è che sarà probabilmente difficile ripetere questa performance nel 2011, per il quale gli osservatori ipotizzano infatti una crescita dimezzata sull’anno precedente.</p>


<p>
Se queste stime verranno rispettate gli utili per azione del principale indice della borsa Usa dovrebbero crescere quindi dagli 84 attuali ai 96 dollari, per poi superare la barriera dei 100 dollari nel 2012, quando l’eps potrebbe salire fino a quota 105 circa. Le aspettative sono dunque in favore di un proseguimento anche nel medio periodo della crescita degli utili aziendali ma ad un passo decisamente più rallentato rispetto a quello, eccezionale, del 2010. </p>
<p>Il rapporto tra prezzo ed utili al termine dello scorso anno era intorno a 15, ovvero lo S&#038;P500 quotava idealmente 15 volte circa gli utili al 31 dicembre. Ipotizzando di vedere mantenuto questo rapporto anche nel prossimo futuro, utilizzando le stime sui guadagni previsti per il biennio che verrà, le quotazioni dell’indice dovrebbero mantenersi in un intervallo tra i 1440 punti ed i 1575 punti, fatti salvi i sempre possibili temporanei scostamenti da un valore congruo con gli utili aziendali attesi. </p>
<p>Che la salita dell’indice non sia terminata sui massimi di gennaio del resto lo suggerisce anche il contesto macro, non solo quello statunitense ma anche quello globale. La crescita dell’economia mondiale sembra infatti ormai avviata su di un sentiero al rialzo, con i paesi emergenti impegnati a fare da traino e con l’area dell’Euro che, grazie soprattutto alla Germania ma con il contributo non trascurabile anche di alcuni paesi dell’Europa centrale sembra poter ben figurare. </p>
<p>Lo stabilizzarsi della crescita dovrebbe fare avanzare il ciclo economico su posizioni di portafoglio di investimento consone con una riduzione delle attività in bond ed in liquidità, meno rischiose ma poco redditizie, e con un aumento di quelle più rischiose, dove le azioni rivestono un ruolo chiave. L&#8217;ipotesi di vedere tornare entro due anni l&#8217;indice più rappresentativo dell&#8217;azienda America in prossimità dei massimi storici dell&#8217;ottobre 2007, toccati a 1576 punti, non sembra quindi particolarmente azzardata. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4653/buone-prospettive-dalle-trimestrali-per-lazienda-usa-e-per-la-borsa">Buone prospettive dalle trimestrali per l'azienda Usa e per la borsa</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:42 di lunedì 07 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Cambi: fase cruciale per lo yen sia contro dollaro sia contro euro</title>
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    <pubDate>Wed, 02 Feb 2011 11:32:15 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>La decisione dell&amp;#8217;Agenzia Standard &amp;#038; Poor&amp;#8217;s di declassare il rating del Giappone da &amp;#8220;AA&amp;#8221; ad &amp;#8220;AA-&amp;#8221; (quarto miglior rating su una scala[...]</description>
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    </p>
<p>La decisione dell&#8217;Agenzia Standard &#038; Poor&#8217;s di declassare il rating del Giappone da &#8220;AA&#8221; ad &#8220;AA-&#8221; (quarto miglior rating su una scala di 22, al pari di quello della Cina ma addirittura peggiore di quello della Spagna) è stata giustificata dalla scarsa coerenza da parte delle autorità governative nipponiche nell&#8217;azione di risanamento dei conti pubblici.</p>
<p>La decisione ha avuto l&#8217;effetto immediato di penalizzare l&#8217;andamento dello yen nei confronti sia del dollaro che dell&#8217;euro, sebbene già nella giornata successiva, quella di venerdì 28 gennaio, a tale evento la valuta nipponica abbia dato segnali di ripresa. Probabilmente dopo una prima fase di sorpresa il mercato ha metabolizzato l&#8217;idea che una sorte analoga possa toccare anche ad altri paesi industrializzati, riducendo la portata stessa della misura.</p>


<p>
Graficamente questa novità ha aiutato l’euro a proseguire il cammino rialzista intrapreso contro lo yen dai minimi delle scorse settimane in area 106,80. Il cambio si sta avvicinando ai massimi dello scorso autunno posizionati poco oltre quota 115,50, resistenza strategica in ottica di medio lungo periodo. Il superamento di area 114,00 rappresenterebbe un solido indizio in favore di un prossimo attacco a detto ostacolo, oltre il quale si renderebbe possibile la realizzazione di una ampia correzione di tutto il ribasso scaturito dai massimi dell&#8217;autunno 2009 in area 138,50, con obiettivi a 118,00 in prima battuta e più in alto a 122,00 e 126,00 circa. </p>
<p>Oltre 115,50/80 infatti tutta la fase sostanzialmente laterale disegnata dai minimi di giugno 2010 si dimostrerebbe un ampio testa spalle rialzista, base per tentare la correzione della discesa dai massimi di area 139. L&#8217;ipotesi favorevole all&#8217;euro vacillerebbe solo a seguito di discese sotto 111,30 per essere poi compromessa alla violazione di area 109,50, preludio ad un nuovo test dei supporti significativi presenti nei dintorni di 106,00. </p>
<p>Una situazione analoga si sta delineando anche sul grafico di Usd-Yen con la valuta americana che dovrà oltrepassare gli ostacoli a 84/84,50 per andare a confrontarsi con quelli ben più importanti in area 86 oltre i quali il recupero acquisirebbe forza anche in ottica di medio periodo. Sul fronte supporti invece la violazione di quelli a 81 circa, minimi di inizio anno, spianerebbe la strada verso nuovi minimi sotto quelli dello scorso novembre a quota 80,26.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4649/cambi-fase-cruciale-per-lo-yen-sia-contro-dollaro-sia-contro-euro">Cambi: fase cruciale per lo yen sia contro dollaro sia contro euro</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:32 di mercoledì 02 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Settore pubblica utilita&#039; in evidenza: Enel, Enl GP e Terna sotto i riflettori</title>
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    <pubDate>Tue, 01 Feb 2011 08:34:20 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>enel</category>
    <description>Il settore della pubblica utilità ha cercato di mettersi in evidenza in borsa nell&amp;#8217;ultima ottava. Il mercato azionario nel suo complesso non è apparso particolarmente brillante, probabilmente[...]</description>
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    </p>
<p>Il settore della pubblica utilità ha cercato di mettersi in evidenza in borsa nell&#8217;ultima ottava. Il mercato azionario nel suo complesso non è apparso particolarmente brillante, probabilmente anche a causa della revisione al ribasso per le stime di crescita dell&#8217;Italia da parte del Fondo monetario internazionale per il 2012 (1,3% invece del precedente 1,4%, un valore che mette il nostro paese in fondo alla classifica della crescita per i principali Paesi industrializzati e partner europei) e dei commenti del centro studi Confindustria che nella congiuntura flash ha evidenziato come l&#8217;Italia non tenga il passo rispetto ad una ripresa globale &#8220;tornata vigorosa&#8221;. A fronte di queste prospettive è normale che gli investitori rivolgano la propria attenzione a temi tipicamente difensivi come quello appunto delle utility.</p>


<p>
Lo studio del grafico di forza relativa che mette in rapporto l&#8217;andamento del titolo Enel con quello del paniere Ftse Mib evidenzia una lunga fase di neutralità, iniziata con i minimi del giugno 2009, durante la quale, in media, azione ed indice sono andati di pari passo. Attualmente tuttavia i la curva di forza relativa si trova nella parte alta del trading range disegnato nell&#8217;ultimo anno e mezzo circa. La eventuale rottura di questa resistenza potrebbe anticipare l&#8217;avvio di una fase, probabilmente duratura, durante la quale il titolo farebbe meglio dell&#8217;indice. Anche in termini di semplice grafico dei prezzi Enel sta cercando di inviare segnali positivi: recentemente ad esempio, tra il 13 ed il 18 gennaio, le quotazioni sono salite con una evidente accelerazione al di sopra delle medie mobili a 100 e 200 giorni, passanti in area 3,85/3,90 travolgendo poi la resistenza offerta a 4,01 dal gap ribassista del 22 novembre. Se il titolo riuscirà ora a lasciarsi alle spalle anche il top dello scorso aprile a 4,28 euro sarà possibile pronosticare anche il superamento dei massimi di fine 2009 a 4,37 ed il raggiungimento di area 4,65, dove si colloca il 38,2% di ritracciamento del ribasso dal picco del giugno 2007. Oltre questa importante quota di Fibonacci il rialzo visto dai minimi del 2009 acquisterebbe credibilità e si potrebbe proporre per il superamento dei 5 euro. Le cose si complicherebbero invece per Enel in caso di ritorni al di sotto delle citate medie mobili per mettersi poi veramente male alla violazione dei 3,66 euro, dove transita la linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo. </p>
<p>Segnali positivi sembrano arrivare anche da Enel Green Power, un titolo difficile da valutare per l&#8217;analisi tecnica a causa della sua relativamente breve vita ma che in ogni caso superato di recente una importante resistenza. Il grafico di Enel Green Power evidenzia infatti una fase sostanzialmente laterale tra la sul origine, ad inizio novembre, ed i 19 gennaio, delimitata superiormente dalla resistenza di area 1,62 euro. Il 19 gennaio questa resistenza è stata fatta saltare in presenza di volumi elevati ed è quindi lecito attendersi ora il proseguimento dell&#8217;ascesa. Un obiettivo possibile per il titolo, calcolato con il metodo delle proiezioni di prezzi dal momento che il grafico si muove in territorio inesplorato, si colloca in area 1,85 euro. Solo in caso di discese sotto 1,54 il recente segnale positivo verrebbe messo in discussione e si potrebbero verificare discese nuovamente in area 1,47, sui minimi di novembre. </p>
<p>Decisamente più prodigo di informazioni il grafico di Terna, sul quale è possibile individuare un canale rialzista contenente l&#8217;andamento dei prezzi dai minimi di fine 2008. Il titolo ha disegnato in area 3,07 una potenziale figura a doppio minimo che verrebbe completata con la rottura di area 3,26. Oltre quella soglia le quotazioni avrebbero spazio per salire fino a ricoprire il gap ribassista del 22 novembre in area 3,36 e spingersi poi a testare il picco del 19 novembre, massimo storico lasciato a 3,40 euro. Se il rialzo trovasse la forza per lanciarsi oltre il precedente record il target si sposterebbe sul limite superiore del canale citato, passante attualmente in area 3,65 euro (il valore della linea cresce di circa 0,04 euro al mese). Discese al di sotto dei 3,07 euro potrebbero anticipare invece il test della base del canale costruito a partire dai minimi del 2008, supporto 3,03 che dovrà essere rispettato per evitare il rischio di una inversione ribassista di medio termine.  </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4647/settore-pubblica-utilita-in-evidenza-enel-enl-gp-e-terna-sotto-i-riflettori">Settore pubblica utilita' in evidenza: Enel, Enl GP e Terna sotto i riflettori</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:34 di martedì 01 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>L&#039;inflazione cinese in crescita preccupa le borse asiatiche, cosa faranno i principali indici dell&#039;area?</title>
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    <pubDate>Mon, 31 Jan 2011 09:26:45 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>I dati sull&amp;#8217;inflazione cinese relativa al mese di dicembre hanno fatto salire la tensione sui mercati azionari dell&amp;#8217;area. A preoccupare non è tanto il dato globale, che ha registrato[...]</description>
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    </p>
<p>I dati sull&#8217;inflazione cinese relativa al mese di dicembre hanno fatto salire la tensione sui mercati azionari dell&#8217;area. A preoccupare non è tanto il dato globale, che ha registrato un incremento del 4,6%, quanto quello di alcune sue componenti, in particolare le cibarie. Nell&#8217;intero 2010 l&#8217;aumento dei prezzi è stato del 3,3%, ben al di sopra del 2% &#8220;desiderato&#8221;, con gli alimentari cresciuti del 7,2%. </p>
<p>Il governo di Pechino è molto attento ad evitare che l&#8217;aumento dei prezzi possa tradursi in malcontento da parte della popolazione ed agisce con decisione, ormai da molti mesi, sia sui tassi di interesse sia sulle riserve delle banche per tenere sotto controllo la crescita dell&#8217;inflazione. I mercati temono tuttavia che gli interventi restrittivi di politica monetaria possano non essersi ancora esauriti e quindi che l&#8217;effetto di freno che questa potrebbe avere sull&#8217;economia e sulla borsa possa non si siano ancora manifestati appieno.</p>


<p>
Pechino del resto deve fare i conti con i capitali immessi in circolo durante la crisi economica globale, capitali che se da un lato hanno evitato un inasprirsi della crisi dall&#8217;altro rischiano di produrre ora effetti difficilmente governabili. Nel corso del 2010 ad esempio gli investimenti nel comparto delle costruzioni sono aumentati del 24% circa, la compravendita di terreni è cresciuta del 70% facendo lievitare del 6,5% circa i prezzi delle proprietà, con il risultato che il mercato immobiliare e quello del credito rischiano ora lo scoppio di una bolla, a meno che il governo non decida di alzare ancora i tassi di interesse. </p>
<p>Questa misura potrebbe essere annunciata secondo molti osservatori in prossimità del Capodanno cinese, che quest&#8217;anno cade il 3 febbraio. Ed è proprio questa eventualità che spaventa i mercati: una frenata della crescita cinese, che in ogni caso per il momento non si è ancora manifestata (a dicembre ad esempio il Pil è cresciuto del 9,8%, accelerando dal 9,6% di novembre), si ripercuoterebbe sull&#8217;economia globale, la Cina ha superato ormai il Giappone ed è la seconda economia del mondo, sul valore delle azioni e sul prezzo delle materie prime.</p>
<p>Osservando il grafico dell&#8217;indice Shenzhen (Sse B share index, l&#8217;indice delle azioni di tipo B, ovvero quelle di aziende cinesi quotate in dollari Hong Kong a Shenzhen) è possibile riscontrare nell&#8217;ultimo bimestre una fase laterale piuttosto che una vera e propria inversione ribassista del trend. L&#8217;indice sta sfruttando i precedenti massimi storici, toccati a maggio 2007 a 803 punti e superati lo scorso ottobre, come supporto per il trading range in costruzione. </p>
<p>I prezzi hanno testato recentemente, sempre in area 800, la media mobile a 100 giorni, venendone per il momento respinti. L&#8217;impressione è che il mercato stia cercando di diminuire la velocità di crescita evidenziata dai minimi della scorsa estate, quando l&#8217;indice in soli sei mesi è passato da area 510 a 890, senza mettere comunque in discussione la tenuta della tendenza al rialzo. </p>
<p>Segnali preoccupanti in questo senso verrebbero solo al di sotto dei 750 punti, con il rischio in quel caso di vedere testata nella migliore delle ipotesi la linea di tendenza che sale dai minimi di ottobre 2008 passante in area 650. Movimenti fino a quei livelli richiederebbero tempo per realizzarsi, così come l&#8217;eventuale recupero delle quotazioni attuali. </p>
<p>Per il momento gli indizi fanno tuttavia pensare che area 750/800 possa essere considerata come di acquisto, con la prospettiva di vedere salire successivamente le quotazioni anche oltre l&#8217;attuale massimo storico di quota 888, fino a sfidare i 1000 punti. </p>
<p>Decisamente più attardato, ma non è una sorpresa dal momento che da circa due anni è possibile riscontrare questo tipo di comportamento, l&#8217;indice della borsa di Shanghai. Le quotazioni sono scese recentemente al di sotto della media mobile a 200 giorni, passante a 2750 punti circa, ed è giunto in prossimità della linea di tendenza tracciata dai minimi dell&#8217;ottobre 2008, passante in area 2550. </p>
<p>La violazione anche di questo supporto farebbe temere un approfondimento del ribasso fino ad almeno i 2150 punti, base del canale discendente che è possibile ipotizzare dal top dell&#8217;agosto 2009. Sotto quei livelli diverrebbe poi probabile il test di area 1700/1800. Solo movimenti al di sopra dei 3150 punti, lato superiore del citato canale, fornierebbero indicazioni favorevoli ad una successiva rivalutazione dell&#8217;indice. Possibile in quel caso non solo il ritorno sui massimi del 2009 a 3478 punti ma anche fino in area 3900, sul 50% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2007. </p>
<p>Il quadro grafico dell&#8217;indice di Hong Kong evidenzia invece una impostazione grafica migliore: i prezzi sono da inizio settembre al di sopra della media mobile a 200 sedute, supporto in area 22000, e stanno lottando da tre mesi circa con la resistenza offerta a 24000 circa dal 61,8% di ritracciamento del ribasso dai record dell&#8217;ottobre 2007. Se i prezzi si lasciassero alle spalle l&#8217;ostacolo offerto da questo livello derivato dalla successione di Fibonacci diverrebbe lecito ipotizzare il proseguimento dell&#8217;uptrend disegnato da fine 2008 fino in area 30000 almeno, con target successivo a 32000 circa. </p>
<p>Al tempo stesso il fallito superamento della resistenza e la violazione della media a 200 giorni farebbero temere qualche cosa di più di una semplice flessione. Rischio in quel caso di una correzione ampia di tutta la salita da area 10700 con target a tra i 16000 ed i 17000 punti. Il grafico dell&#8217;Hang Seng è quindi quello che forse più degli altri si presta a fornire la base per decisioni di investimento nell&#8217;area: la decisa rottura dei 24000 punti (o meglio ancora, in ottica prudenziale, dei 25000 punti) sarebbe un segnale chiarificatore in favore del proseguimento del rialzo anche nel medio periodo, la violazione di area 22000 farebbe invece scattare un primo campanello di allarme in seguito al quale sarebbe opportuno valutare una riduzione dell&#8217;esposizione. </p>
<p>Per quello che riguarda gli altri indici azionari dell&#8217;area il quadro grafico è al momento positivo anche se è probabile che una eventuale prolungata fase negativa della borsa cinese potrebbe condizionarne al ribasso l&#8217;andamento. </p>
<p>Il Kospi coreano si trova all&#8217;interno di un canale rialzista grazie al quale le quotazioni hanno recentemente superato i precedenti massimi storici di fine 2007 in area 2085. Il lato superiore del canale transita in area 2330 e rappresenta il target per la attuale fase rialzista. Solo sotto i 1980 punti vi sarebbe il rischio di un test della base del canale citato, coincidente con la media mobile a 200 sedute. </p>
<p>Anche nel caso dell&#8217;indica di Taiwan la media mobile a 200 sedute funge da supporto per il trend rialzista, passante a 8100 punti circa. Prima di scendere su quei livelli i prezzi dovrebbero violare gli 8500 punti, coprendo una distanza estesa, giustificata solo da un deciso peggioramento del quadro congiunturale che al momento non appare probabile. Le aspettative sono quindi al momento orientate verso il raggiungimento in area 10700 del lato superiore del bel canale rialzista disegnato dai minimi del 2009, livello che si colloca al di sopra dei precedenti massimi storici, resistenza intermedia a 9865 circa. </p>
<p>Ad apparire in difficoltà è invece la borsa indonesiana. La crescita dell&#8217;inflazione nel paese sta condizionando negativamente la fiducia degli investitori non solo nei riguardi della borsa ma anche dei bond (in particolare delle obbligazioni islamiche dell’Indonesia denominate in dollari). L&#8217;indice di Jakarta ha disegnato infatti una figura a triplo massimo in area 3800 tra novembre e gennaio per poi avviare una rapida discesa. Se i prezzi dovessero scendere sotto i 3100 punti vi sarebbe un rischio concreto di correzioni ampie di tutta la salita dai minimi di fine 2008 con obiettivo in area 2500 almeno (primo supporto a 2800). Solo recuperi oltre i 3800 punti indicherebbero in modo convincente il termine della fase di tensione prospettando la ripresa dell&#8217;uptrend. </p>
<p>Da seguire con attenzione infine anche l&#8217;indice della borsa di Bombay: i prezzi sono scesi recentemente a testare in area 18800 la media mobile a 200 giorni. La violazione di questo supporto confermerebbe quella già avvenuta ad inizio gennaio della linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo 2009. L&#8217;avvio di una fase di debolezza, seppure in ottica correttiva rispetto al precedente esteso rialzo, diverrebbe sotto i 18800 punti probabile, meglio in quel caso alleggerire eventuali posizioni al rialzo su questa area. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4645/linflazione-cinese-in-crescita-preccupa-le-borse-asiatiche-cosa-faranno-i-principali-indici-dellarea">L'inflazione cinese in crescita preccupa le borse asiatiche, cosa faranno i principali indici dell'area?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:26 di lunedì 31 gennaio 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Il settore del cemento piace agli analisti. Quadro grafico dei principali protagonisti del comparto</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4642/il-settore-del-cemento-piace-agli-analisti-quadro-grafico-dei-principali-protagonisti-del-comparto</link>
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    <pubDate>Thu, 27 Jan 2011 12:21:03 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>Un recente studio di BofA Merrill Lynch sul settore europeo del cemento prevede una ripresa per i mercati maturi, seppure lenta, nel 2011 ed il proseguimento della crescita a ritmi elevati per la domanda[...]</description>
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    </p>
<p>Un recente studio di BofA Merrill Lynch sul settore europeo del cemento prevede una ripresa per i mercati maturi, seppure lenta, nel 2011 ed il proseguimento della crescita a ritmi elevati per la domanda dei paesi in via di sviluppo. L&#8217;andamento grafico dei principali rappresentati domestici del comparto sembra confermare le prospettive di crescita che si intravedono sul fronte della domanda. </p>
<p>Buzzi Unicem, unico rappresentante rimasto all&#8217;interno del paniere Ftse Mib dopo la recente uscita di Italcementi, ha intrapreso un forte rimbalzo</p>


<p> dopo aver testato il 10 gennaio in area 7,90 euro la media mobile a 100 giorni. Successivamente i prezzi, accompagnati da volumi in crescita, hanno superato la forte resistenza offerta dai massimi di novembre e dicembre, allineati in area 8,90 euro portandosi a ridosso della linea di tendenza tracciata dal top di ottobre 2009. Il deciso superamento anche di questo ostacolo, posto in area 9,20 euro, fornisce un segnale graficamente molto importante anche per il destino a medio termine del titolo: la linea rappresenta infatti il lato superiore del canale ribassista seguito dai prezzi nell&#8217;ultimo anno circa (la base del canale è stata testata con precisione dai minimi di fine agosto) e la sua rottura indica quindi un tentativo di inversione di tendenza. Conferme in questo senso vengono anche grazie alla rottura di area 9,50 dove si colloca il 38,2% sdi ritracciamento del ribasso dal picco di fine 2009. Il superamento di questo importante riferimento della serie di Fibonacci lascia spazio a movimenti fino in area 11 euro almeno. Unica resistenza intermedia degna di nota a 10,30 euro circa. In ottica di lungo termine si può notare come quella che il titolo sta tentando di costruire dai minimi del marzo 2009, situati in area 7 euro come quelli dello scorso agosto, potrebbe essere una figura a doppio minimo, ovvero una fase di accumulo che se completata oltre la resistenza di area 13,50 potrebbe indicare la fine anche della fase negativa subita dal titolo dai massimi di meta 2006. Considerazioni di questo tipo sono forse superflue in ottica operativa, la resistenza chiave per la realizzazione dello scenario è infatti molto lontana, ma aiutano ad inquadrare il grafico nella giusta prospettiva. Solo discese nuovamente al di sotto di area 8 euro, dove ora transita la media mobile a 100 sedute, invierebbero un primo segnale preoccupante per la realizzazione del quadro rialzista. Sotto i 7 euro rischio poi di ribassi estesi (la base del citato canale diverrebbe target per la discesa in area 5,50). </p>
<p>Molto simile l&#8217;andamento grafico di Italcementi: anche in questo caso il titolo è stato oggetto di un ampio ribasso dal picco dell&#8217;ottobre 2008 (a 11,30 euro) per poi iniziare una fase laterale ad agosto dello scorso anno dopo aver toccato quota 5,54. A fine novembre i prezzi hanno violato marginalmente quel supporto, spingendosi fino a 5,25, tuttavia si può ancora parlare di potenziale doppio minimo in costruzione nonostante la figura non sia forse da manuale. Il superamento di 6,85, picco di ottobre ed area di transito della linea che scende dai massimi di fine 2008, completerebbe la figura rialzista permettendo ai prezzi di mettere nel mirino area 8,20/30 almeno, target ottenuto come proiezione verso l&#8217;alto dell&#8217;ampiezza del doppio minimo e 50% di ritracciamento del ribasso dai record del 2008. Oltre area 8,30 il rimbalzo acquisterebbe consistenza anche in ottica di medio lungo periodo. Movimenti al di sotto dei minimi di gennaio a 5,83 prospetterebbero un nuovo test di area 5,50. La violazione anche di questo sostegno potrebbe comportare la ripresa del trend ribassista degli ultimi due anni circa con target fino a 3,70, base del canale che contiene tutta la fase discendente. </p>
<p>Cementir è invece leggermente più attardato rispetto a Buzzi: i prezzi devono ancora superare in modo netto la media mobile a 100 giorni, passante a 2,25 euro circa. Il grafico di forza relativa che mette in rapporto le serie storiche di Cementir e Buzzi è del resto orientato al ribasso dal luglio 2007, con il titolo che ha confermato recentemente di non riuscire a tenere il passo degli altri rappresentanti del comparto. Se le quotazioni riusciranno ad avere ragione della resistenza rappresentata dalla linea tracciata dal top di settembre 2009, passante a 2,40 circa, anche per Cementir potrebbe aprirsi una stagione di rialzi. Alla rottura di 2,40 primo target a 2,65, top di inizio novembre e 38,2% di ritracciamento del ribasso dal massimo del 2009, poi obiettivo a 2,87, livello successivo nella successione di Fibonacci (il 50%). Per inviare un segnale rialzista valido anche per il medio termine Cementir dovrebbe salire al di sopra di area 2,90 almeno. In quel caso si aprirebbe la strada verso il raggiungimento dei 4 euro. Sotto area 2 rischio invece di test del supporto chiave di 1,65. sostegno al di sotto del quale il target verrebbe fissato a 1,30 euro circa.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4642/il-settore-del-cemento-piace-agli-analisti-quadro-grafico-dei-principali-protagonisti-del-comparto">Il settore del cemento piace agli analisti. Quadro grafico dei principali protagonisti del comparto</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:21 di giovedì 27 gennaio 2011.</p>
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    <title>Euro franco svizzero termometro delle tensioni europee. Il rischio febbre si allontana?</title>
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    <pubDate>Wed, 26 Jan 2011 11:38:54 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
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<p>Negli ultimi mesi, a partire da inizio 2010 e dopo una fase di stabilità durata circa un anno, il cambio euro franco svizzero è tornato ad essere guardato dagli operatori come un termometro capace di rilevare con buona approssimazione la temperatura della crisi del debito dei paesi europei identificati con l’acronimo Pigs. Il franco svizzero del resto ha tradizionalmente sempre avuto la funzione di moneta rifugio nei momenti di tensione, funzione che si era forse in parte persa nella parte centrale della scorsa decade ma che è tornata ora ad essere assolta, quindi il rafforzamento visto nell&#8217;ultimo anno nonostante i tentativi della banca centrale elvetica per opporvisi non deve stupire.</p>


<p>
Il fatto che sul grafico del cambio siano riconoscibili segnali di stanchezza della fase ribassista, quindi di debolezza dell&#8217;euro, può quindi essere visto come un segnale positivo per la risoluzione delle difficoltà di alcuni paesi dell&#8217;Europa periferica, tanto più che questi segnali non dipendono certamente da fattori di tipo macroeconomico (il Pil svizzero del terzo trimestre 2010 è risultato in crescita del 3,4%, il tasso di disoccupazione si è ridotto a livelli record, al 3,65%). Sul grafico è riconoscibile il disegno, a partire dai minimi del 22 dicembre, di un testa spalle rialzista, figura che è stata completata il 13 gennaio grazie al superamento di quota 1,2730.</p>
<p>Questo tipo di configurazione spesso segna punti di svolta rilevanti diventando la base sulla quale poggiare rimbalzi anche estesi. Conferme in questo senso verrebbero oltre 1,31, media mobile a 100 giorni, superata la quale il cambio potrebbe dirigere verso i 1,37, dove transita la linea tracciata dal top del dicembre 2009. Se anche questa resistenza venisse superata sarebbe possibile iniziare a parlare di una vera e propria inversione di tendenza e non solo di un rimbalzo tecnico. Tutto da rifare invece in caso di discese sotto 1,2410, minimo storico di dicembre, la cui violazione segnalerebbe la ripresa del downtrend con target a 1,20 almeno.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4640/euro-franco-svizzero-termometro-delle-tensioni-europee-il-rischio-febbre-si-allontana">Euro franco svizzero termometro delle tensioni europee. Il rischio febbre si allontana?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:38 di mercoledì 26 gennaio 2011.</p>
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