
“Siamo pronti a costruire due rigassificatori”. Non solo ma (colpo di scena e rullo di tamburi!) “abbiamo le risorse per farlo”. L’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti torna sul tormentone della rigassificazione, quella mirabolante e imperitura tecnologia che ci renderà liberi dalla schiavitù dei gasdotti dei cattivi russi e degli ancora più cattivi arabi.
Di fronte alla commissione Attività produttive della Camera Conti si è impegnato a realizzare un rigassificatore a Porto Empedocle della capacità di otto miliardi di metri cubi all’anno, per un investimento pari a 500 milioni di euro. Manca solo l’approvazione della commissione “Via per le opere a mare” (ma quante commissioni esistono in Italia? Questa pare che la conosca solo L’eco della Maremma). E poi tutto sarà pronto. O meglio, ci vorrà ancora il decreto attuativo della regione Sicilia. Ma per questo si può contare su Totò Cuffaro come cosa fatta.
Continua a leggere: Enel, pronti a costruire due rigassificatori

Italia a tutto gas. Enel ha firmato un accordo con l’algerina Sonatrach per la realizzazione di un gasdotto che via Sardegna trasporterà il metano dall’Africa all’Italia. Il progetto si chiama Galsi e la conduttura sarà lunga circa 900 chilometri. Il gasdotto avrà una capacità di otto miliardi di metri cubi l’anno e prevede un investimento da due miliardi di euro. Galsi permetterà ad Enel Trade di importare due miliardi di metri cubi di gas l’anno per quindici anni e dovrebbe essere operativo dal 2011. Il progetto algerino prevede una partecipazione con una quota del 13,5% di Enel e del 36% di Sonatrach.
Alla firma dell’accordo erano presenti Abdelaziz Bouteflika, il presidente della repubblica algerina, e Romano Prodi. Il progetto permetterà anche di metanizzare la regione Sardegna che, infatti, è fra gli sponsor dell’operazione insieme ad altri investitori nazionali ed esteri. Con quest’ultimo deal si giunge al secondo importante accordo italiano del gas in due giorni. La crescita esponenziale della domanda di metano nel Belpaese e la crisi ucraina di inizio anno hanno imposto le contromisure diplomatiche e industriali che hanno portato all’accordo di Eni con Gazprom ieri e a quello di Enel con Sonatrach oggi. Algeria e Russia sono state al centro di diverse polemiche in Europa negli ultimi mesi per il timore che, grazie ai loro enormi giacimenti di metano, potessero formare una sorta di Opec del gas che mettesse sotto scacco la politica energetica europea sempre più dipendente da questa risorsa. Gli ultimi accordi siglati, sia per la loro contiguità che per la loro importanza, non fanno che confermare la posizione di potere ormai raggiunta dai due paesi.
Continua a leggere: Enel, nuovo gasdotto algerino da due miliardi

Enel smentisce: non sta cedendo la sua quota del 26,1% di Weather a Naguib Sawaris. Il comunicato non smentisce che l’imprenditore egiziano fosse in Italia nei giorni scorsi e abbia parlato con i vertici di Enel ma – afferma – non è allo studio alcuna cessione.
La compagnia italiana dell’energia fa sapere che la sua partecipazione nella holding Weather (che detiene il 100% di Wind e il 50,1% di Orascom) è vincolata da un accordo di Lock up “fino a che la quotazione di Weather non abbia luogo” oppure “sino alla scadenza dei patti stessi”, nell’agosto 2010.
In sostanza per via di questo patto, siglato “in funzione dell’obiettivo di procedere alla quotazione in borsa della stessa Weather, subordinatamente al verificarsi di favorevoli condizioni di mercato”, Enel non può cedere la propria partecipazione nella holding a terzi. Tecnicamente potrebbe venderla a Sawaris, ma non ci sono movimenti in questa direzione. Né sarebbero allo studio le ipotesi, circolate qualche settimana fa, di quotazione di Wind.
Insomma punto e a capo. Enel rimane ancora al palo, continua ad avere risorse bloccate su una partecipazione che nulla hanno a che fare col suo business – eredità dell’iniziativa Wind ai tempi del boom della telefonia mobile – e di cui da tempo segnala di volersi disfare.
Quella di oggi, comunque, è una comunicazione “suggerita” dalla Consob. Dopo le indiscrezioni di due giorni fa l’istituto di controllo della borsa ha chiesto chiarimenti ad Enel. E ha voluto una comunicazione ufficiale al mercato per evitare fraintendimenti e potenziali operazioni di speculazione.

Mentre in Francia Fulvio Conti rimane a guardare e in Belgio spera che il Governo locale metta un bastone fra le ruote di chi vorrebbe usare la fusione GdF-Suez come un asso pigliatutto, Enel si volge ancora una volta ad Est per compiere due mosse importanti.
La prima mossa, già riportata dalla stampa stamane, è un investimento da 900 milioni nella centrale bulgara di Maritza III che entro il 2011 dovrebbe arrivare a raddoppiare quasi la sua produzione sfiorando i 1500 MW di potenza installata. A cascata viene anche un piano ambizioso, quello di costruire un gasdotto da circa 2 miliardi che dovrebbe portare il metano dalla Bulgaria all’Italia attraversando la Macedonia e la Grecia, fino in Puglia: si tratta del cosiddetto Corridoio 8, un progetto colossale che dovrebbe collegare l’Est e il Sud dell’Europa.
Anche in Grecia Enel ha fatto un passo importante. Si tratta della conquista del 75% di Enelco, una società partecipata per la quota rimanente da Copelouzos e dalla russa Gazprom, e che possiede licenze per la costruzione di due centrali a ciclo combinato. È la prima mossa in uno scacchiere nel quale Conti mira a ritagliare un ruolo di primo piano per la compagnia italiana. Il mercato energetico in via di liberalizzazione rappresenta, infatti, un’occasione da non perdere anche per l’importanza strategica del territorio greco. Rimane, però, l’impressione che le conquiste ad Est non possano ripagare le delusioni nel Vecchio Continente e le difficoltà d’ingresso in mercati ben più maturi.
A quanto pare per Enel le strade europee si fanno sempre più strette. Oggi, sull’altare del matrimonio francese fra Gas de France e la bella e impossibile Suez, Fulvio Conti ha depositato due paroline affidate a Les Echos. In sostanza alla sgradita unione è contrapposto il modello virtuoso del mercato italiano che si è aperto non solo alle neonate municipalizzate dell’energia ma anche ai player stranieri come la stessa Edf. Il fatto che proprio l’Electricité de France abbia alcuni problemi sulla sua quota in Edison (fra loro e Aem superano la soglia massima del 30%) fa venire il sospetto che dietro questa considerazione si nasconda quasi una minaccia. D’altro canto l’ipotesi di una normativa in proposito da usare nel braccio di ferro con Parigi non è certo una novità per la nostra stampa.
La seconda considerazione di Conti riguarda invece la crescita del mercato elettrico europeo e sembra quasi un invito alla collaborazione: ma con chi ormai in Francia? Con Edf? Con GdF-Suez? Misteri da chiarire o forse mera dietrologia su un lamento in fondo giusto sulla morte del libero mercato continentale dell’energia.
Altre prede di rango per Enel in fondo non se ne vedono: cosa rimarrebbe? Rwe avrebbe dimensioni utili (circa 41 miliardi di capitalizzazione), forse anche eccessive, tanto che in caso di fusione il Governo italiano scenderebbe sotto il 30%: un possibile pericolo che difficilmente l’Italia sarebbe disposta a correre. Senza considerare le resistenze eventuali dei lander azionisti della compagnia tedesca…
La battaglia spagnola dell’energia coinvolge anche l’Italia. L’ultima novità riguarda il caso di Acs, la compagnia spagnola guidata dall’ex presidente del Real Madrid Florentino Perez, che, dopo aver conquistato più del 40% di Union Fenosa, ha comprato il 10% anche di Iberdrola spingendo il mercato a ipotizzare progetti di fusione fra le due compagnie. Da queste nozze nascerebbe un colosso da 40 miliardi di euro di capitalizzazione in cui il mercato ha visto un parallelo spagnolo delle nozze fra Suez e Gaz de France (appena approvate dal Parlamento francese a maggioranza assoluta). Il motivo principale di questo matrimonio sarebbe quello di proteggere le due compagnie dalle mire straniere e in primis da quelle dell’Enel di Fulvio Conti che già lunedì avrebbe sondato il terreno con il Governo spagnolo. In giornata sono pure circolati dei rumors, poi smentiti, che hanno dato per interessata al progetto anche Gas Natural.
A quanto pare quindi l’Europa, a parole tanto propensa alle fusioni transfrontaliere, sbatte tutte le porte in faccia all’Enel. Intanto sul mercato spagnolo una febbre da merger & acquisition spinge tutti i titoli energetici a rialzi vertiginosi. Di certo contribuisce anche il rilancio di E.On su Endesa. Dopo che la spagnola Acciona ha dichiarato di avere raggiunto il 10% della compagnia (ma secondo alcune voci avrebbe già in portafoglio una quota doppia del capitale della società), i tedeschi hanno deciso di giocarsi il tutto per tutto con un’offerta da capogiro che aumenta la precedente di quasi il 38%. D’altro canto per E.On il controllo di Endesa significherebbe la creazione del leader mondiale dell’elettricità e del gas.
Dietro le operazioni di Acs (fusione Fenosa-Iberdrola) e Acciona si muovono i due colossi del credito iberico Santander (la prima banca europea) e Bbva, che in passato hanno dato prova del loro dinamismo anche in Italia. In molti, nonostante le secche smentite del Governo, sospettano che Zapatero abbia deciso di ostacolare da dietro le quinte le brame degli stranieri sull’energia spagnola. Le ipocrisie dell’Europa sembrano penalizzare ancora una volta la nostra Enel.
Una stretta di mano fa sempre piacere, anche se appare interessata e maliziosa. Già, perché sembra che con l’attacco al processo di privatizzazione di Gaz de France, Segolene Royal abbia appena fatto proprio questo. Ribadendo di preferire un’alleanza più che uno scontro sul caso Enel-Suez, l’aspirante prima presidentessa della Republique, non ha fatto che sottolineare ancora la posizione già abbondantemente palesata del suo partito.
La valanga di emendamenti che la sinistra ha votato contro le nozze GdF-Suez appare oramai perdente e, nonostante il vivace scontro che scuote il Governo d’Oltralpe da mesi, oggi sono davvero in pochi a credere che Enel possa davvero spuntarla e conquistare, se non la stessa Suez, almeno asset importanti di Electrabel.
L’incontro con Prodi e la segnalazione del proprio appoggio sembrano insomma quasi una presa per i fondelli o, in chiave meno maliziosa, una promessa impossibile da mantenere. Che poi la Royal dica di voler creare magari un colosso a cavallo delle Alpi appare come un progetto nuovo e tutto da verificare. Di certo c’è che per ora Enel corre benissimo anche da sola e sebbene tutti la chiamino verso nuove importanti acquisizioni, tutte le agenzie di rating dopo la semestrale sembrano promuovere la Nazionale dell’energia.
“È sottovalutata” rispetto alle avversarie, afferma l’ultimo report di Chevreux. I suoi multipli sono infatti lusinghieri senza considerare che ha ancora 11,3 miliardi di euro a disposizione di eventuali acquisizioni. Si possono fare tante cose con quei soldi e non è detto che fra Iberdrola, Dwe o Endesa non possa spuntare qualche occasione.
In una giornata in rosso per gli energetici Enel si distingue a livello europeo per il suo rialzo dell’1,7% con volumi accesi che raggiungono i 39,5 milioni di pezzi contro la media a 40 sedute di
23,6 milioni. La giornata a piazza Affari si è presentata subito ricca di eventi per la Nazionale dell’energia. Innanzitutto i dati del bilancio semestrale che, pubblicati stamane, hanno portato subito il titolo sugli scudi grazie alla crescita degli utili a 1,9 miliardi nel corso del semestre. Il guadagno è stato del 3,3% su base annua.
Per il 20 novembre è stata fissata la data dello stacco dell’anticipo di 0,2 euro sul dividendo. I ricavi della prima metà dell’anno sono cresciuti del 18% e hanno raggiunto il 19,06 miliardi euro. Operazioni assai rilevanti del periodo sono state la cessione del 13,8% di Terna e lo scambio di capitale azionario con Weather Investments per la cessione del 31% circa di Wind. L’indebitamento netto del gruppo è aumentato a 15 miliardi soprattutto in seguito al consolidamento del debito della centrale Slovenske Elektrarne di cui Enel ha acquistato il 66% durante la prima parte dell’anno.
L’ad Fulvio Conti non ha nascosto le sue mire espansionistiche e, durante la conference call di presentazione dei dati agli analisti, ha ricordato le acquisizioni nel campo delle fonti rinnovabili in Francia e a Panama ribadendo: “Anche nella seconda parte dell’anno è previsto che prosegua l’espansione di Enel all’estero”. L’amministratore delegato di viale Regina Margherita ha anche sottolineato l’interesse per la Turchia e promesso un’offerta per dicembre. Nel mirino di Enel ci sarebbero le reti di distribuzione messe in vendita nell’area del Bosforo, di Ankara e dell’Est del Paese.
Niente di buono invece sul fronte francese. Conti, sempre durante l’incontro di oggi, ha detto di volere aspettare le conclusioni della Commissione europea sulla maxifusione GdF-Suez che tanti problemi gli ha creato. Oggi stesso è cominciata quella che un articolo de Les Echos ha definito l’ultima battaglia.
Giornata senza spunti per Enel che comunque incassa un rialzo dello 0,6% in una giornata fiacca per il sttore energetico italiano. Forse sono le voci di acquisizioni in Russia, forse l’ultimo report di Morgan Stanley.
La banca d’affari assegna infatti alla nostrana dell’energia un lusinghiero overweight al titolo, con target price a 7,7 euro per azione. Secondo gli analisti la società ha già scontato fin troppo le preoccupazioni sul caro petrolio, sul nuovo decreto per l’energia di Bersani che potrebbe premere sulla liberalizzazione del nostro mercato a scapito proprio di Enel. A queste preoccupazioni andrebbero aggiunte le difficoltà “politiche” che il progetto riguardante il rigassificatore di Porto Empedocle sta incontrando proprio oggi.
Il report di Morgan Stanley sottolinea ancora una volta la necessità di una grossa acquisizione per la compagnia guidata da Fulvio Conti e si spinge ad ipotizzare e simulare gli effetti dell’acquisizione della tedesca Rwe. Certo in campo rimangono ipotesi interessanti come Edp o Iberdrola. Tutte società che hanno una capitalizzazione sufficiente a mantenere ancora competitiva in Europa la nostra compagnia elettrica nazionale. Si tratta comunque di teorie nuove sui progetti della società. Il fatto che nel report non si consideri più l’ipotesi Suez-Electrabel appare come un chiaro segno dell’ormai scontato fallimento di quell’opzione. Visto che il Governo francese non esclude di porre la fiducia in caso di proteste dell’opposizione al progetto di fusione Gaz de France Suez come biasimare l’esclusione implicita di Electrabel dai piani futuri e ipotetici di Enel?
Enel al palo e la Russia non aiuta. Da Cernobbio Piero Gnudi ha detto di vedere buone prospettive in Russia dove Enel ha già una joint venture quasi paritetica con la locale Esn. Inoltre sul mercato russo Enel fa anche trading energetico tramite una società che si chiama Res. Quanto alle privatizzazioni russe sono anni che se ne parla, ma di fatto più volte gli osservatori internazionali sono stati delusi dal Cremlino in proposito. Non aiuta neanche il progetto di gestire almeno due rigassificatori o l’anticipo della semestrale al 6 settembre, esattamente un giorno prima dell’inizio del dibattito, in un’aula del Parlamento francese, sulla legge che permetterà le nozze fra Suez e Gaz de France.
Purtroppo abbiamo l’impressione che, anche se la Russia è sicuramente un interlocutore privilegiato dell’Italia, le parole di Gnudi non abbiano che l’intenzione di distrarre dall’incontro odierno di Prodi e De Villepin risoltosi in un arrivederci al 28 settembre. Per quella data Bersani e Loos, gli omologhi dei due paesi addetti all’energia, potranno anche stringersi la mano, ma la legge di privatizzazione di Gdf sarà già stata votata e la fusione temuta da Enel avvenuta. Questo significa che alla società guidata da Fulvio Conti non rimarrà che comprare qualche asset secondario (non certo l’intera Electrabel) che il neonato colosso dovrà vendere all’asta per non incorrere nelle bacchettate dell’Antitrust europea. Forse è davvero meglio guardare ad Est…