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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
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    <title type="html">Tod&#039;s: Della Valle alla conquista del Far West</title>
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    <published>2009-05-19T16:48:10+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4154/tods-della-valle-alla-conquista-del-far-west"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/dellavalle.jpg" class="post" align="left" border="0" width="243" height="163" alt="della valle mercato finanza azioni titoli seduta tod&#39;s saks saks saks new york distribuzione calzature luxury market offerta carlos slim" /></p>
<p>Diego Della Valle parte alla conquista dell&#8217;America, ma più che del Far West si tratta in questo caso della Quinta Strada, la celebre arteria di New York dove ha sede uno dei grandi magazzini controllati dalla Saks Incorporated. La società è entrata in crisi e ha chiuso il 2008 con un rosso da 155 milioni di dollari dovuto essenzialmente a un crollo delle vendite che nel primo trimestre del 2009 ha raggiunto il 27,6 per cento.</p>
<p>Nel solo mese di aprile la catena di distribuzione Saks, che vanta sedi in tutto il mondo da Chicago a Città del Messico fino all&#8217;Arabia Saudita, ha registrato vendite per 347,5 milioni di dollari, circa il 31,3% in meno di quanto segnato nell&#8217;aprile del 2008. Di certo il gruppo sta passando un momento difficile. Anche se dal punto di vista della situazione patrimoniale la catena appare abbastanza solida (debt/equity a meno di 0,7), le difficoltà degli ultimi tempi hanno costretto il gruppo a cedere parte dei propri asset (Proffitt&#8217;s and McRae&#8217;s nel 2005 e Northern Department Store Group nel 2006) concentrandosi nel settore luxury. Lo scorso gennaio il gruppo ha ceduto anche Club Libby Lu.</p>
<p>Per Saks però Della Valle (in foto), il patron della Tod&#8217;s, ha già messo a punto un piano industriale per il rilancio e, dopo aver rastrellato il 5,9% del capitale con un investimento di circa 32 milioni di dollari, ha deciso di presentarlo al primo azionista del gruppo, neanche lui americano.</p>
 <p>
Si tratta infatti di Carlos Slim, celebre finanziere messicano catalogato in passato da Forbes come uno degli uomini più ricchi del mondo (sarebbe il terzo dopo Bill Gates e Warren Buffet). Il patron di America Movil e di altre importanti compagnie di telecomunicazione del Sudamerica ha infatti quote pari al 18,6% del capitale del gruppo e, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore di oggi, avrebbe anche il modo di ostacolare eventuali acquirenti che superassero una quota del 20% del capitale di Saks con una pillola avvelenata (poison pill) per l&#8217;eventuale scalatore.</p>
<p>In realtà dalle dichiarazione di Della Valle al quotidiano di Confindustria il patron della Tod&#8217;s appare sicuro di sé. Di certo le sue dichiarazioni, e ancora di più le sue azioni, hanno incoraggiato i rialzi messi ieri a segno dalla compagnia in borsa: la seduta di Wall Street si è chiusa con Saks in vantaggio di oltre il venti punti percentuali sul riferimento. L&#8217;azione ha insomma raggiunto i 4,08 dollari contro prezzo medio di acquisto da parte dell&#8217;industriale italiano valutabile in circa 3,7-3,8 dollari. Il gruppo di Della Valle d&#8217;altra parte ha dimostrato una certa solidità di fronte alla crisi ed è riuscito a mantenere in crescita i ricavi (e l&#8217;ebit) anche nel primo trimestre del 2009. La situazione finanziaria netta di Tods a fine marzo dimostra un avanzo di liquidità per 85,3 milioni di euro e i punti vendita negli Stati Uniti sono ancora solo 14. Attualmente Saks controlla 54 grandi magazzini e 48 outlet che renderebbero l&#8217;operazione assai interessante anche solo in termini di sinergie industriali. A questo punto non resta che vedere che ne pensa Slim.</p>
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    <title type="html">Tiscali e Fastweb: quei rumors che non piacciono a De Benedetti</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/3400/tiscali-e-fastweb-quei-rumors-che-no-piacciono-a-de-benedetti"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/rumorstelecom2.jpg" class="post" align="left" border="0" width="250" height="188" alt="fastweb tiscali renato soru telecomunicazioni fibra ottica rumors mercato indiscrezioni isp sardo rumors" /></p>
<p>Di certo l’ottava di Borsa appena cominciata si dimostra particolarmente interessante per il settore delle telecomunicazioni. Tiscali e Fastweb dimostrano, infatti, sin dall’inizio delle contrattazioni di stamane di essere al centro delle attenzioni del mercato. Nel dettaglio Tiscali stamane è penalizzata dai realizzi dopo che la chiusura della scorsa ottava ha portato il titolo a guadagnare più del 20 per cento: in queste ore molti investitori liquidano il titolo che perde oltre sei punti e mezzo a Piazza Affari. Al contrario è ben comprata l’antagonista Fastweb che, secondo molti, sarebbe prossima al delisting grazie a un intervento degli attuali proprietari di Swisscom.</p>
<p>Ma cosa sta succedendo esattamente? Fare il punto della situazione non è facile. Tiscali, si dice, sarebbe nel mirino di diverse società estere, dalla Vodafone a Orange passando per O2 e T-Mobile. Insomma nel calderone dei rumors finiscono praticamente tutti gli operatori mobili stranieri e le voci insospettiscono anche la Consob, messa in allerta da un apprezzamento del titolo del 20% che chiede chiarimenti alla società e persino alla Fsa, la sua corrispettiva britannica, perché riceva delucidazioni dalle società finite nel mirino delle indiscrezioni.</p>
<p>Lo stringato comunicato della stessa Tiscali, con il quale l’isp sardo riferisce di non avere ricevuto manifestazioni d’interesse e di non avere operazioni straordinarie allo studio, sembra, però, per il momento avere alleggerito le pressioni del mercato e oggi, infatti, giungono i primi realizzi.</p>
 <p>
Nel frattempo proprio su Tiscali i forti rialzi della seduta di venerdì scorso hanno fatto sfumare un bell’affare per Carlo De Benedetti che, tramite la società Management e Capitali, fondo in cui si è associato insieme ad investitori del calibro di Diego Della Valle per investire nelle aziende italiane in crisi, era a un passo dalla possibilità di acquisire il 6,9% del capitale di Tiscali pagando 1,42 euro ad azione contro i 2,7 euro previsti dalla conversione standard.</p>
<p>M&#038;C ha infatti sottoscritto 60 milioni di obbligazioni convertibili al 2012 di Tiscali e, secondo quanto rivelato dal Giornale, il contratto prevede che se per cinque giorni di seguito il titolo fosse stato pari o inferiore a 1,425 euro allora l’Ingegnere e tutti i sottoscrittori del bond avrebbero potuto convertire le obbligazioni in titoli a questo prezzo. Risultato, De Benedetti avrebbe pagato il 6,9% di Tiscali solo 60 milioni di euro invece che 113 milioni circa e sarebbe così entrato a un prezzo di favore nel board dell’isp sardo.</p>
<p>L’affare è stato vanificato dal rally del titolo di venerdì, ma a questo punto il mercato attende che i colossi delle tlc stranieri esprimano la propria posizione in merito. Fra i rumors circolati uno, poi, riporta all’Italia, ma passando per la Svizzera.</p>
<p>I particolare, secondo alcune indiscrezioni, Fastweb potrebbe allearsi a British Telecom per lanciare un’offerta su Tiscali. L’occasione sarebbe ghiotta per la società della fibra ottica, ma il fatto che la recente opa di Swisscom è stata sostanzialmente lanciata a debito lascia ipotizzare che il peso di BT nell’eventuale nuovo gruppo non sarebbe indifferente. Così, mentre il mercato incrocia le dita e spera che gli svizzeri delistino Fastweb magari con un premio sulle quotazioni, Renato Soru in queste ore probabilmente cerca di trovare un modo per scansare un’offerta che potrebbe togliergli il controllo del gruppo che lo ha portato agli altari delle cronache e a cui deve il proprio successo.</p>
<p>Il recente aumento di capitale sembra comunque avere avviato un nuovo corso e i dati della società che si è di recente focalizzata sul mercato britannico e su quello italiano sembrano confortanti. La competizione però cresce e, se molti analisti hanno tagliato il rating di Fastweb sostenendo che i <a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2008/02/11/finanza/017webby.html">tagli alle tariffe penalizzeranno le performance del gruppo</a>, diversi osservatori si chiedono se una eventuale alleanza fra Renato Soru, presidente della Regione Sardegna e azionista al 25% di Tiscali, e Carlo De Benedetti, patron del Gruppo L’Espresso e anche lui uomo del centrosinistra, non risulti a qualche colosso delle telecomunicazioni d’Oltralpe un po’ indigesta.</p>
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    <title type="html">Alitalia, in gara adesso sono in cinque</title>
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    <published>2007-02-14T11:42:50+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2629/alitalia-in-gara-adesso-sono-in-cinque"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/gara_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="255" height="184" alt="alitalia bando tommaso padoa schioppa offerte de benedetti della valle intesa corrado passera unicredit alessandro profumo tpg texas pacific group bando esclusi carlo toto airone matlin patterson" /></p>
<p>Guadagni da oltre mezzo punto percentuale oggi a Piazza Affari per Alitalia, ma l’apertura aveva sfiorato un rialzo dell’1,2% e il titolo si avvantaggiava così della prima <a href="http://www.tesoro.it/app/comunicati/view/view.asp?comunicato=9642">short list del ministero dell’Economia</a> che riduceva a 5 i pretendenti alla mano della compagnia. Gustosa la ipotetica battaglia per la conquista della Magliana fra Corrado Passera, ad di Intesa che appoggia e già ha fornito credito per 105 milioni di euro alla AirOne di Carlo Toto, e Alessandro Profumo, che guida Unicredit nella gara e protegge con la sua offerta un misterioso concorrente che potrebbe anche essere un big dei voli come Air France o Lufthansa.</p>
<p>Ha ottenuto il via libera del Tesoro anche la Mangement &#038; Capitali di Carlo De Benedetti che gode dell’appoggio di Diego Della Valle, di Nerio Alessandri ed è in cordata con Goldman Sachs, Cerberus, Elq Investors e con Lefinelc, società che fa riferimento ad Alcide Leali, l’ex patron di Air Dolomiti. Le altre offerte selezionate provengono da <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200702articoli/17993girata.asp">fondi stranieri</a>. Il primo è Matlin Patterson global advisers, un fondo di private equity statunitense con sede a New York che gestisce circa 3,9 miliardi di dollari. Importante anche il via libera all’offerta di uno dei più grandi fondi di private equity del mondo, ossia Texas pacific group, il big della finanza americana guidato da Davide Bonderman con in portafoglio asset per 30 miliardi di dollari. Tpg ha già diverse esperienze nel settore del trasporto aereo, e ha acquisito in passato quote di Continental Airlines , America West Airlines e Ryan Air fra gli altri. Alcune ipotesi sull’offerta del fondo texano rigurdano un ossibile ingresso in secondo battuta di Macquarie che con Tpg sta rilevando la compagnia australiana Qantas e che già in Italia controlla il 45% degli Aeroporti di Roma. </p>
<p>Bocciate le proposte del professore Fabio Scaccia e della Wonder &#038; Dreams dell’imprenditore milanese Paolo Alazraki, questi aveva rinunciato nei giorni scorsi denunciando irregolarità nella procedura del bando. Esclusa anche la cordata dell’Unione Piloti che aveva presentato un’offerta tramite la Net Present value. Non arriva alla prossima fase la cordata guidata dall’imprenditore forlivese Terenzio Servetti, che aveva partecipato alla prima fase del bando con una cordata guidata dalla sua Porcellana Castello. Bocciata anche l’offerta dei fondi Terra Firma e della misteriosa società off shore delle Isole Vergini britanniche Benstar Saturn. Alcuni di questi pretendenti tuttavia sembrano intenzionati ad allearsi con le cordate rimaste in campo e perciò lo scenario rimane ancora fluido in attesa della prossima metà di aprile, periodo in cui dovrebbero arivare sul tavolo di Tommaso Padoa Schioppa le offerte preliminari non vincolanti.</p>
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    <title type="html">Tod&#039;s cresce a due cifre nel 2006, il titolo prende il volo</title>
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    <published>2007-01-30T17:21:10+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2555/tods-cresce-a-due-cifre-nel-2006-il-titolo-prende-il-volo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/scarpetods.jpg" class="post" align="left" border="0" width="250" height="276" alt="diego della valle alitalia de benedetti bilancio 2006 " /></p>
<p>Guadagni in borsa per la società di Diego Della Valle: il fatturato preliminare del 2006 sale del 13,6% fino a quota 573 milioni (573,1 a cambi costanti). Da qui lo scatto in borsa della casa marchigiana delle calzature che porta il titolo a quota 66,4 euro per azione con un guadagno superiore al 3,6 per cento.</p>
<p>Buone le vendite risulta positivo in tutti i mercati e attraverso i diversi canali distributivi. Se l’Italia, l’Europa e il Nord America sono mercati già maturi dove il marchio Tod&#8217;s appare solidamente radicato (i ricavi hanno registrato un notevole passo avanti). Nel Far East e nel resto dei mercati mondiali è stato registrato un incremento del 25,3% che apporta quasi 90 milioni di euro al fatturato di Tod’s. Quelli orientali sono d’altronde mercati su cui il gruppo sta puntando di più: basti pensare che, dei 17 nuovi negozi aperti in franchising nel 2006, la maggior parte ha sede in Asia. </p>
<p>Rimane, però, ancora l’Italia il mercato nazionale in generale più importante per Tod’s, da solo il Belpaese aggiunge 279,6 milioni di euro al giro d’affari dell’impero dei Della Valle (in incremento del 15,8% rispetto al 2005). </p>
<p>Brillante la crescita del segmento della pellicceria e degli accessori, che hanno segnato un incremento di oltre il 19 per cento. I dati pubblicati oggi sul giro d’affari di Tod’s confermano le stime degli analisti di Goldman Sach’s che puntavano a ricavi di poco superiori ai 575 milioni di euro e ponevano un target price a 74 euro (contro i nemmeno 67 dei corsi attuali). Parte dei lauti dividendi da un euro previsti per il prossimo maggio Diego Della Valle (che da solo ha il 59,5% del capitale) potrebbe investirli in Alitalia. In fondo è stato uno dei primi a mostrare interesse per la privatizzazione della compagnia aerea tramite la M&#038;C di De Benedetti, il fondo di cui è socio e che ieri ha alla fine presentato la sua proposta nonostante le iniziali ritrosie dell’Ingegnere.</p>
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    <title type="html">Immobile Alitalia, entro oggi le offerte</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2544/immobile-alitalia-entro-oggi-le-offerte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/orologio1.jpg" class="post" align="left" border="0" width="198" height="217" alt="alitalia alazraki offerte opa cimoli sabatini ministero tesoro padoa schioppa air france airone toto texas pacific group fondi m&amp;c carlo de benedetti management e capitali diego della valle banca intesa privatizzazione sindacati" /></p>
<p> Il titolo di Alitalia rimane incollato al prezzo di apertura (di poco superiore all’euro) nell’ultimo giorno valido per la presentazione delle offerte. Il Financial Times pronostica almeno tre offerte per la compagnia di bandiera, mentre il francese Le Tribune non esclude un intervento in seconda battuta di Air France, che potrebbe ritagliarsi un ruolo nella privatizzazione di Alitalia in seguito.</p>
<p>Nel frattempo, a seguito delle richieste della Consob, la compagnia aerea ha pubblicato <a href="http://corporate.alitalia.it/it/Images/pr_28_01_2007_tcm6-18480.pdf">i dati</a> sulla sua situazione finanziaria. Durante lo scorso esercizio del 2006 sono state registrate perdite per 380 milioni di euro, un rosso esorbitante per alcuni, che però è inferiore alle stime più pessimistiche, che prevedevano perdite d’esercizio da 400 milioni di euro. La compagnia guidata da Giancarlo Cimoli e da Giovanni Sabatini, che sbrigano l’amministrazione ordinaria supplendo alle funzioni piene di un cda decaduto dopo le dimissioni di Jean-Cyril Spinetta, ha mancato una serie di obiettivi che si era posta per la fine dell’anno; in compenso dichiara di avere risorse finanziarie più che sufficienti a far fronte alla gestione dei prossimi 12 mesi (come richiesto per legge). </p>
<p><a href="http://www.finanzablog.it/post/2433/alitalia-intervista-a-oliviero-baccelli">Le difficoltà</a> sono venute dai numerosi scioperi che hanno penalizzato Alitalia negli scorsi mesi, dai pesanti rincari del greggio durante e <a href="http://www.italianosdargentina.com.ar/index.php?IdNot=5632">dall’incertezza nella guida del gruppo</a>, che ha dovuto approntare lo scorso ottobre un nuovo piano di emergenza. Alitalia si presenta insomma al bando per la vendita con una <a href="http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&#038;tpl=kwfinanza%5Cdettaglio_news.tpl&#038;del=20070129&#038;fonte=LFN&#038;codnews=73263">serie di incertezze</a> e non è ancora del tutto esclusa l&#8217;ipotesi che, se dovesse andare male l&#8217;asta, la compagnia finisca comunque per dover portare i libri in tribunale o per essere commissariata. I debiti complessivi registrati a fine dicembre hanno sfiorato <a href="http://corporate.alitalia.it/it/Images/pr_28_01_2007_2_tcm6-18485.pdf">il miliardo di euro</a> e un nuovo investitore che volesse rilanciare la compagnia dovrà spendere 1,5-2 miliardi di euro per rilevare la compagnia e poi ancora una cifra simile per ricapitalizzarla e riportare equilibrio nei conti.</p>
<p>Fra i candidati finora più probabili spicca AirOne che dovrebbe, in cordata con Banca Intesa, lanciare un’offerta avvalendosi dell’appoggio politico dei Ds. Le difficoltà per la compagnia di Carlo Toto in caso di conquista di Alitalia sarebbero notevoli: oltre a quelle sul fronte della concorrenza (per la sovrapposizione di diverse rotte e per il cambiamento di alleanze internazionali dall&#8217;orbita francese a quella dei tedeschi di Lufthansa) AirOne dovrebbe anche trovare il modo di reperire la liquidità necessaria ad un’operazione che sulla carta sembra essere al di sopra delle sue forze.</p>
<p>Un altro probabile acquirente è la Management e Capitali di Carlo De Benedetti, socio nel fondo di turnaround di Diego Della Valle, che avrebbe anche nel corso degli ultimi mesi ottenuto il sostegno di diversi fondi anglosassoni. Fra i probabili candidati c’è poi Texas Pacific Group, un fondo di private equity di statura internazionale che ha già condotto simili operazioni su altri mercati. In questa partita non manca nemmeno il battitore libero: Paolo Alazraki, imprenditore milanese, che ha incontrato più volte i sindacati nel corso delle ultime settimane dopo avere manifestato l’intenzione di creare un’altra cordata autonoma per la conquista di Alitalia. C’è di buono che nei prossimi giorni, con la presentazione delle offerte (che entro le 18 di oggi dovranno essere sul tavolo di Tommaso Padoa Schioppa) dovrebbero diradarsi un po’ di quelle nebbie che le indiscrezioni degli scorsi mesi avevano creato sul caso Alitalia e farsi strada alcune certezze.</p>
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    <title type="html">Alitalia, Air France non abbassa la guardia</title>
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    <published>2007-01-23T13:12:04+00:00</published>
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    <summary type="text"><![CDATA[Negozia sotto un cielo grigio Alitalia in questi giorni: ieri il titolo aveva lasciato sul tappeto di piazza Affari quasi il 2% e anche oggi a metà seduta le azioni della compagnia aerea perdono lo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2515/alitalia-air-france-non-abbassa-la-guardia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/tex_front.jpg" class="post" align="left" border="0" width="215" height="283" alt="alitalia cimoli jean cyril spinetta nministero economia tommaso padoa schioppa goldman sachs rotschild management e capitali M&amp;C carlo de benedetti diego della valle ribassi rumors attesa" /></p>
<p>Negozia sotto un cielo grigio Alitalia in questi giorni: ieri il titolo aveva lasciato sul tappeto di piazza Affari quasi il 2% e anche oggi a metà seduta le azioni della compagnia aerea perdono lo 0,3%. A suggerire le vendite contribuiscono soprattutto le <a href="http://tempsreel.nouvelobs.com/actualites/economie/entreprises/20070122.OBS8162/air_france_muet_sur_alitalia.html?idfx=RSS_economie">indiscrezioni</a> uscite sulla stampa francese nei giorni scorsi. Un articolo su La Tribune di ieri sosteneva che Air France non avrebbe alcuna intenzione di presentare un’offerta per la compagnia italiana, soprattutto per via delle condizioni imposte dal Governo italiano, che renderebbero troppo rischioso un salvataggio. Nonostante il fatto che nessun commento sulla notizia sia giunto dalla compagnia guidata da Jean-Cyril Spinetta, ieri le azioni di Alitalia hanno perso l’1,98%. Oggi sull’argomento ritorna anche Les Echos che azzarda un’ipotesi sulla reale strategia di Air France. La compagnia non avrebbe alcuna intenzione di lanciare un’offerta, ma non vorrebbe neanche archiviare del tutto il dossier. In tal senso avrebbero un certo appeal le proposte di alcuni investitori interessati all’operazione come Goldman Sachs, Rothschild, o la <a href="http://canali.libero.it/affaritaliani/alitaliacordataitaliana2301.html">M&#038;C di Carlo De Benedetti</a> (sostenuta secondo il quotidiano parigino da Mediobanca). Insomma un partner industriale di livello potrebbe fare comodo in un secondo momento.</p>
<p>Sarebbe però soprattutto la posizione di Lufthansa la più preoccupante per il vettore francese.  Una (improbabile) offerta diretta rischierebbe di tagliare fuori dal nostro mercato Air France; ma soprattutto <a href="http://finanza.espressonline.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&#038;tpl=kwfinanza%5Cdettaglio_news.tpl&#038;del=20070123&#038;fonte=LFN&#038;codnews=71041">AirOne</a> è ancora nella pole position dei possibili acquirenti e, visti i suoi legami con la compagnia tedesca, un suo successo potrebbe essere pericoloso per la compagnia franco-olandese. Insomma Air France rimane alla finestra e prepara una contromossa nel caso in cui la gara per Alitalia prendesse una direzione sgradita.</p>
<p>Intanto opposte versioni dei fatti allontanano Spinetta dal ministero dell’Economia (il maggiore azionista di Alitalia). Le recenti dimissioni del manager francese sarebbero state anticipate, secondo lo stesso Spinetta, al ministero dell’Economia fin dallo scorso dicembre. Gli uomini di Tommaso Padoa Schioppa dichiarano però di avere saputo delle reali intenzioni di Spinetta soltanto la sera prima dell’annuncio pubblico, ossia il 16 gennaio scorso. Nel frattempo, ancora una volta, Alitalia in borsa vola basso, nonostante abbia ottenuto dalla Consob l’ok alla pubblicazione del bilancio del 2006 dopo la presentazione delle offerte.</p>
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    <title type="html">Alitalia, Zonin ci sta</title>
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    <published>2007-01-16T12:23:17+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2477/alitalia-zonin-ci-sta"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/presente_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="158" height="245" alt="alitalia cimoli bando offerta zonin banca popolare di vicenza beneto cordata nord est myair airone de benedetti diego della valle management e capitali air france" /></p>
<p>Alitalia perde in borsa qualche decimo di punto percentuale in una giornata fiacca per piazza Affari nonostante l’ultima dichiarazione d’interesse della Popolare di Vicenza. <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200701articoli/16660girata.asp">Gianni Zonin</a>, presidente della Popolare veneta ha infatti rilasciato un’intervista alla stampa in cui si dichiara disponibile all’affare. Ovviamente anche in questo caso si tratta di <a href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200701161020577389&#038;chkAgenzie=TMFI">organizzare una cordata</a> e il pensiero corre subito a alle voci su una <a href="http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1103298">cordata del Nord Est</a> che non avevano trovato poi conferma. Alpi Eagles ha smentito il proprio interesse e Myair – sono queste due le compagnie aeree venete low cost nate negli ultimi anni – non ha commentato.</p>
<p>La fine del mese intanto si avvicina ed è probabile che qualcun altro si faccia vivo prima del 29. Di certo quello di Zonin è un segnale positivo, così come quello di De Benedetti pervenuto lo scorso venerdì. Rimane invece improbabile un intervento della Save, l’attivissima società che gestisce l’aeroporto di Venezia. Il resto sono ancora voci, tranne quella che riguarda lo sciopero ad oltranza dei sindacati che partirà dal prossimo 19 e porterà il problema delle trattative a ridosso della presentazione delle offerte. </p>
<p>Difficile criticare chi rischia il posto di lavoro e non ha ottenuto garanzie precise dal Governo, tuttavia di scioperi Alitalia ne già fatti tanti (anche di licenziamenti a dire il vero) e finora hanno contribuito quasi solamente ad aggravare la situazione. Intanto grandi istituti finanziari anche esteri si muovono e, comunque vada, non c’è che da incrociare le dita e sperare che il nuovo management che seguirà alla vendita della compagnia abbia il coraggio e le idee utili al rilancio della compagnia. Sicuramente la spesa minima di due miliardi di euro e la probabile successiva ricapitalizzazione della società (a meno che il nuovo padrone non porti una dote consistente in termini di flotta aerea) saranno un buon pungolo. Di ricette però a questo punto se ne sono sentite tante e <a href="http://www.finanzablog.it/post/2433/alitalia-intervista-a-oliviero-baccelli">anche gli esperti del settore</a> concordano nel ritenere che la debolezza di un management in scadenza rimane uno dei problemi più gravi della compagnia.</p>
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    <title type="html">Alitalia, braccia incrociate dopo il no di Bianchi</title>
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    <published>2007-01-15T16:51:15+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2468/alitalia-braccia-incrociate-dopo-il-no-di-bianchi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/portabagagli_aeroporto.jpg" class="post" align="left" border="0" width="210" height="265" alt="alitalia cimoli sindacati sciopero de benedetti m&amp;c management e capitali offerte bando air france braccia incrociate strike" /></p>
<p>Brutto inizio di settimana per Alitalia. Il titolo della compagnia di bandiera lascia oggi sul terreno l’1,6% quasi del proprio valore sullo sfondo di indici in rialzo di circa mezzo punto percentuale. In vista della fine del mese e di quel 29 gennaio che dovrebbe portare sul tavolo di palazzo Chigi le offerte sulla compagnia, i sindacati sono scesi sul piede di guerra. Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ha detto di no a un incontro con le varie sigle interne di Alitalia per discutere della privatizzazione. <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200701articoli/16635girata.asp">La posizione del ministro Bianchi</a> è costretta fra i “vorrei che ce ne stessimo buoni tutti quanti fino al 29 gennaio” e i “se dovessi trovarmi adesso ad un tavolo non saprei cosa contrattare, mi sentirei fare delle domande a cui non saprei rispondere”. Come dire che, finché non arrivano le proposte, non c’è nulla da aggiungere.</p>
<p>Una posizione che molte delle tredici sigle della protesta interne alla compagnia hanno giudicato <a href="http://www.ansa.it/infrastrutturetrasporti/notizie/fdg/200701151237268343/200701151237268343.html">inaccettabile</a>, sebbene non siano mancati i dissensi interni. Il prossimo 19 gennaio comincerà quindi lo sciopero a oltranza della compagnia e molti temono adesso che una protesta tanto forte proprio nei giorni a ridosso della scadenza del bando, possa nuocere alle <a href="http://www.finanzablog.it/post/2433/alitalia-intervista-a-oliviero-baccelli">trattative</a> e avvantaggiare chi voglia giocare al ribasso nelle offerte.  L’immagine che ne viene fuori è quella di un’Alitalia impazzita e ingovernabile che sarà difficile da vendere e da salvare. Non sono pochi infatti quelli che vedono nel rapporto con i sindacati <a href="http://www.finanzablog.it/post/2437/alitalia-alazraki-un-altro-imprenditore-che-sogna-di-volare">lo scoglio principale</a> contro cui dovrà misurarsi qualunque nuovo azionista o manager.</p>
<p>Nel frattempo venerdì scorso è venuto allo scoperto <a href="http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&#038;tpl=kwfinanza%5Cdettaglio_news.tpl&#038;del=20070115&#038;fonte=LFN&#038;codnews=67401">Carlo De Benedetti</a> e una riunione degli azionisti del suo fondo Management &#038; Capitali (da tempo indicato come possibile offerente) ha partorito una stringata <a href="http://www.management-capitali.com/mec/upload/files/italiano/Comunicato%20del%2012-01-2007.pdf">nota</a> in cui si conferma lo studio di un’offerta su Alitalia. È importante evidenziare che la cordata proveniente da questa direzione coinvolge soggetti esteri importanti come Cerberus e Goldman Sach’s, anche Lehman Brothers sarebbe della partita nel ruolo di advisor. All’incontro era presente anche Nerio Alessandri (Finwellness-Technogym) e un altro azionista di rilievo di M&#038;C, il fondo Schroders. Insomma le cordate interessate ad un’offerta si stanno già contando, ma le difficoltà, come visto, non mancano.</p>
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    <title type="html">Alitalia: l&#039;advisor Merrill Lynch, gli scioperi, i rumors</title>
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    <published>2006-12-15T15:11:44+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2308/alitalia-ladvisor-merrill-lynch-gli-scioperi-i-rumors"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/alitalia9.jpg" class="post" align="left" border="0" width="140" height="189" alt="Alitalia cimoli tommaso padoa schioppa privatizzazione ministero economia finanza tesoro merrill lynch advisor airone toto de benedetti della valle diego intesa management &amp; capitali air france " /></p>
<p> Alitalia guadagna in borsa nel primo pomeriggio lo 0,66% viaggiando a quota 0,945 euro in recupero sulle perdite che a inizio seduta affondavano il titolo fino a 0,91 euro. Già ieri il titolo aveva perso il 3,19% dopo che Carlo De Benedetti aveva giudicato le condizioni per la privatizzazione di Alitalia troppo restrittive spiegando che “io, personalmente, non credo che ci sarà nessun imprenditore disponibile”. Allo scetticismo dell’Ingegnere era seguito il rifiuto dei Benetton. Nei giorni precedenti Diego Della Valle aveva invece manifestato interesse a partecipare ad una cordata per la conquista di Alitalia.</p>
<p>Ieri stesso il ministero dell’Economia ha comunicato la scelta dell’advisor: sarà Merrill Lynch a curare la cessione di quel 30,1% in mano allo Stato. Nel frattempo Jp Morgan ha abbassato le proprie stime sul 2006 mostrando un certo scetticismo sull’obiettivo di Alitalia di tornare all&#8217;utile nel 2008. La banca d&#8217;affari ha però anche consigliato una certa cautela agli investitori per la &#8220;sottile speranza di un&#8217;offerta di salvataggio unita al fatto che le azioni hanno viaggiato in ritardo rispetto al rally 2006 del settore&#8221;.  </p>
<p>Ora, secondo Il Sole 24 Ore il Governo avrebbe innestato una retromarcia su alcuni punti chiave dell&#8217;operazione ammorbidendo la sua posizione sul mantenimento dei livelli occupazionali e la salvaguardia della rete. Le dure proteste dei sindacati si sentono ancor più dei giudizi negativi espressi dagli imprenditori nel giorno dello sciopero che coinvolge tutto il comparto dei trasporti aerei. Per quanto riguarda la compagnia guidata da Giancarlo Cimoli i voli soppressi in partenza sarebbero fino ad ora 124, mentre in arrivo sarebbero stati cancellati 101 collegamenti.</p>
<p>Il Governo procede dunque fra mille difficoltà e resistenze nel percorso che dovrebbe portare entro un paio di settimane alla pubblicazione di un avviso per la richiesta di manifestazioni d’interesse. La sollecitazione preliminare sarebbe seguita dal bando formale per la vendita della compagnia. Sui giornali continua la girandola dei nomi. De Benedetti è critico, ma rimane ancora in gioco: potrebbe partecipare ad una cordata con Lehman Brothers e Ubs tramite la sua Management &#038; Capitali di cui è socio anche Della Valle. Da mesi invece AirOne lavora con Intesa ad un&#8217;altra offerta su Alitalia. Alla finestra rimane Air France, ma è probabile che gli interessati siano di più. Per oggi intanto la borsa sorride alla compagnia di bandiera anche se gli aerei, di nuovo, rimangono a terra.</p>
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    <title type="html">Alitalia, chi disprezza compra?</title>
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    <published>2006-12-14T16:49:50+00:00</published>
    <updated>2006-12-14T16:49:50+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2301/alitalia-chi-disprezza-compra"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/disprezzo.jpg" class="post" align="left" border="0" width="208" height="280" alt="alitalia cisl fit de benedetti privatizzazione della valle diego benetton bianchi di pietro padoa schioppa" /></p>
<p>Alitalia perde anche oggi in borsa: -3,84% a quota 0,93 euro a poche ore dalla chiusura delle negoziazioni. Pesa sul titolo il vortice delle dichiarazioni che si sono inseguite sul progetto di privatizzazione. <a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=292604">Carlo De Benedetti</a>, che molti davano per interessato all’affare, non solo ha declinato l’invito, ma ha anche aggiunto che a queste condizioni nessun imprenditore sarà disposto a presentare un’offerta. Praticamente un altro broncio su quei paletti della privatizzazione che ogni possibile offerente cerca di piegare dalla sua parte.</p>
<p>Al no condizionato del patron della Cir si è aggiunto quello dei Benetton, mentre Diego Della Valle si sarebbe detto disponibile a partecipare a una cordata. Un silenzio di pietra viene invece dalla AirOne di Carlo Toto che in molti danno per pronta a una offerta appoggiata anche da banca Intesa.</p>
<p>Il panorama quindi è questo: molti dicono che non parteciperanno a queste condizioni, mentre altri tacciono (fra loro anche AirFrance). Forse quindi ha ragione Ubaldo Pacella (Fit Cisl) quando parla di “kermesse delle dichiarazioni al buio” su un piano industriale ancora non definito. In effetti tutti parlano del problema occupazionale - che esiste – ma quali saranno le strategie di un rilancio di Alitalia nessuno ancora lo sa. “L’impressione – aggiunge Pacella – è che ci siano molti investitori intenzionati a ricavarsi una fetta di mercato ancora più piccola prima ancora dell’annuncio di un piano industriale chiaro”. A chi gli chiede del disinteresse di troppi imprenditori, il sindacalista risponde in modo sibillino: “Al mercato di solito chi disprezza compra”.</p>
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    <title type="html">Marcolin, giorni di pioggia e giorni di sole</title>
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    <published>2006-12-06T16:08:03+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2253/marcolin-va-in-giappone-ma-la-situazione-rimane-in-bianco-e-nero"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/marcolin_ferrari_1.jpg" class="post" align="left" border="0" width="238" height="168" alt="marcolin della valle diego ricapitalizzazione giappone " /></p>
<p>A quanto pare non porta troppa fortuna il Giappone a Marcolin. La disastrata compagnia degli occhiali da sole ha appena firmato con la giapponese Optec un accordo per la costituzione della joint venture Marcolin Japan. Anche se il nome della socia del Sol Levante non compare, Optec avrà della neonata impresa il 60%, contro il 40% del gruppo italiano. La strategia del gruppo di Longarone (Belluno) è chiara: il mercato giapponese è sempre più importante per il settore degli eyeswear (come Marcolin ama chiamare i suoi occhiali da sole d’alta gamma) e ci punta sopra. La scommessa viene valutata in un giro d’affari da 11 milioni di euro per la joint venture nei prossimi tre anni. Ma non porta, appunto, troppa fortuna al titolo che dopo il comunicato comincia a muoversi in territorio negativo.</p>
<p>Il patto di sindacato della società del bellunese vede in equilibrio le famiglie Marcolin e il nuovo azionista Della Valle e ha appena concluso un aumento di capitale che mira a riequilibrare la situazione patrimoniale del gruppo portando in cassa 29,6 milioni di euro grazie all&#8217;emissione di oltre 16,6 milioni di titoli. </p>
<p>Il gruppo ha recentemente pubblicato una trimestrale ancora in rosso: una perdita d’esercizio nei primi nove mesi dell’anno da circa 4,6 milioni in miglioramento rispetto al rosso da quasi 8 milioni dello stesso periodo del 2005. Il fatturato ha invece mostrato un calo da 5 milioni portando attestandosi a quota a 113 milioni di euro. La redditività dell’impresa è però in netto miglioramento e sembra quindi che la cura Della Valle (entrato nel capitale l’anno scorso) stia in parte funzionando, anche se bisogna dire che la perdita del marchio Dolce &#038; Gabbana è stata un duro colpo. L’ebitda è passato da 1,4 milioni a 4,818 in un anno e l’ebit dal rosso di 4,2 milioni del 30 settembre 2005 è passato in territorio positivo per 207 mila euro. Da un punto di vista patrimoniale la posizione finanziaria della società è negativa per 51,73 milioni di euro (al 30 settembre scorso quindi prima degli effetti della ricapitalizzazione) a fronte di un patrimonio netto consolidato di 31,4 milioni di euro.</p>
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    <title type="html">Alitalia vola in borsa, le offerte più chiaccherate</title>
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    <published>2006-12-04T13:21:46+00:00</published>
    <updated>2006-12-04T13:21:46+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/2234/alitalia-vola-in-borsa-le-offerte-piu-chiaccherate"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/soldi2_04.jpg" class="post" align="left" border="0" width="178" height="173" alt="alitalia cimoli airone carlo toto air france de benedetti m&amp;c diego della valle offerte governo prodi colaninno" /></p>
<p>Vola in borsa di nuovo Alitalia nella seconda giornata di contrattazione dopo l’annuncio di una nuova fase di privatizzazione. A breve potrebbe essere messa sul mercato una fetta del 25% della compagnia di bandiera attualmente nel portafoglio del ministero dell’Economia. In effetti, dopo l’annuncio del sindaco di Roma Walter Veltroni che parlava di un certo interesse da parte di importanti imprenditori italiani, già da venerdì è scoppiato il totopretendente che ha buttato nel pentolone delle ipotesi tre grossi nomi della finanza nostrana. Si è parlato innanzitutto della AirOne di Carlo Toto, che però dovrebbe ricorrere al debito per finanziare un’operazione di questo livello.</p>
<p>Sull&#8217;ipotesi AirOne si è espresso in <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200612articoli/14987girata.asp">una bella intervista a La Stampa</a> il presidente della commissione Antitrust Antonio Catricalà. Un’eventuale fusione fra AirOne e Alitalia necessiterebbe di un decreto ad hoc del Governo per aggirare i tetti massimi di mercato imposti dalla legge attuale. Sarebbe un provvedimento inedito ma giustificabile, date le grandi quote che i competitor globali hanno nei rispettivi mercati nazionali. Bisognerebbe in ogni caso tenere alta la guardia perché, se in Francia e altrove certe grosse fette del mercato sono state conquistate con la qualità dei servizi offerti, in Italia si rischia di promuovere una fusione politica piuttosto che la competitività del sistema. Bisognerà in ogni caso rifare i conti in tasca anche al sistema aeroportuale che con i suoi eccessivi costi rischia di penalizzare anche i bilanci di Alitalia.</p>
<p>Fra <a href="http://oknotizie.alice.it/go.php?us=1b112b1c1a4a88e">i possibili prentedenti</a> ci sono anche Roberto Colaninno, Diego Della Valle, Unicredit e Capitalia che potrebbero finanziare un prestito ponte per aiutare un partner industriale a mettere piede in Alitalia. Il nome più chiaccherato rimane però quello dell’Ingegnere, di Carlo De Benedetti. Qualunque sia il prescelto, si tratta comunque di un’operazione in grado di portare nella compagine azionaria di Alitalia un amico di Prodi dalle spalle larghe.</p>
<p>Così, mentre da tutte le latitudini politiche e dai sindacati si plaude a questa svolta decisionistica del Governo, non mancano i richiami all’attenzione per il piano industriale che un prossimo partner potrebbe presentare per la compagnia.  Il Governo ha messo le mani avanti: la vendita di questo pacchettone (valore attuale fra i 300 e i 400 milioni di euro) di Alitalia non sarà solo una questione di prezzo, ma saranno valutati soprattutto i piani per la compagnia e le alleanze internazionali proposte.</p>
<p>De Benedetti rappresenta l&#8217;evenienza più probabile, dal momento che ha appena incassato dalla De Agostini i soldi del pacchetto di controllo di Cdb Web Tech e può fare affidamento su una consistente liquidità presente in Management &#038; Capitali. Si parla di circa 135 milioni di euro finiti nelle casse della Romed International (holding finanziaria lussemburghese dell’Ingegnere), a cui va aggiunta una dotazione da 600 milioni di euro nelle casse di M&#038;C. In totale, insomma, De Benedetti potrebbe entrare nella partita per il salvataggio di Alitalia con munizioni proprie per oltre 730 milioni: più che sufficienti per gli asset che saranno messi in vendita con una &#8220;trattativa pubblica diretta e trasparente&#8221;.</p>
<p>Anche dall’estero intanto ci guardano. Air France e la sua guida Cyril Spinetta rimangono alla finestra dopo che le condizioni vessatorie proposte a Giancarlo Cimoli – si parlava di una riduzione del 12% della flotta e di una marginalizzazione notevole della compagnia - hanno ricevuto il secco no di tutti: da Prodi, ai sindacati, all’opposizione. Lufthansa invece ha ribadito di non essere affatto interessata alla compagnia italiana. Attualmente Alitalia è vincolata ad Air France dall&#8217;adesione a Sky Team. Abbandonare l&#8217;alleanza costerebbe una penale di almeno 180 milioni di euro. In Parlamento e nel Governo c’è anche chi preme per un partnership di più ampie vedute e vede con favore alleanze asiatiche e partner del Far East in grado di rilanciare il ruolo internazionale di Alitalia. <a href="http://213.215.144.81/public_html/articolo_index_28122.html">Lo scenario rimane fluido</a>, ma entro il prossimo gennaio 2007 potrebbero già trovare definizione le prime scelte strategiche del Governo su uno dei dossier più scottanti della finanza italiana.</p>
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