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  <title>Finanzablog.it</title>
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  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 15:15:57 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


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    <title>Capitalia e Carige, il risiko riparte dalle fondazioni</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2479/capitalia-e-carige-per-il-risiko-bancario-bisogna-ripartire-dalle-fondazioni</link>
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    <pubDate>Tue, 16 Jan 2007 15:30:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/fondazioni.jpg" class="post" align="left" border="0" width="240" height="180" alt="banche banca carige cassa di risparmio genova capitalia geronzi banco di sicilia politica lorenzelli bpm bper matteo arpe cesare abn amro fondazione cassa di risparmio di roma" /></p>
<p>Finita una prima fase di riassestamento che ha portato alla nascita di Intesa San Paolo e a nozze più o meno pronte fra Bpi-Bpvn, Bpu-Banca Lombarda e ad altri progetti ancora, in ballo rimangono i dossier più scottanti: dalle solitarie Bpm e Mps ai casi di Capitalia e Carige, passando per la Popolare dell&#8217;Emilia Romagna. Una fila di gatte da pelare che si muovono inascoltate fra gli uffici dell’Abi e della Banca d’Italia di Mario Draghi.</p>
<p>Il più scottante di tutti è però il capitolo <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=149626">Capitalia</a>, la promessa sposa di ignoti che, nonostante gli ottimi risultati è in attesa di un partner che le faccia fare quel salto dimensionale ormai improcrastinabile. Oggi stesso si riunirà il patto di sindacato che dovrà decidere del <a href="http://www.marketwatch.com/news/story/capitalia-shareholder-wants-suspended-chairman/story.aspx?guid=%7B15516069%2D3430%2D4531%2DABFE%2DB0246EE62371%7D&#038;dist=rss&#038;siteid=mktw">reintegro di Cesare Geronzi</a>, il dominus dell’istituto capitolino allontanato ex lege dopo la condanna per il crack <a href="http://www.finanzablog.it/post/2275/capitalia-e-la-geronzocrazia">Italcase-Bagaglino</a>. 

Il dossier è scottante anche perché Abn Amro, l’azionista pesante di Amsterdam che vorrebbe probabilmente diventare patron della banca, potrebbe cogliere l’occasione per allontanare un fiero avversario della fusione olandese. Il dubbio però rimane anche perché finora Abn Amro ha difeso il management della banca (forse però pensando più a Matteo Arpe che a Cesare Geronzi). In questa manovra anche la Fondazione Fondazione Cassa di Roma ha un ruolo di primo piano nonostante non faccia parte del patto. <!--more-->Il suo no preventivo alla rielezione del presidente Geronzi pesa quanto quel 7,18% del capitale che ha in portafoglio e quindi non è detto che il suo eco non si senta anche alla riunione di oggi. Insomma c’è un clima di incertezza generale di cui oggi soffre anche il titolo con una perdita dello 0,63% che stamani erano anche peggiori.</p>
<p>Su un binario parallelo corre anche un&#8217;altra quotata del credito, ossia la <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/01/dravenna_160107_carige.shtml?uuid=51b85742-a53e-11db-9340-00000e25108c&#038;DocRulesView=Libero">Cassa di risparmio di Genova</a>. La banca ha infatti registrato il brusco addio di <a href="http://www.radioamicizia.it/articolo_politica.asp?id_art=21148">Vincenzo Lorenzelli</a>, il presidente della Fondazione Carige che controlla la stessa banca con una quota del 43,3% del capitale. L’uomo che da tempo guida la fondazione non ha approvato le scelte fatte dagli azionisti che avrebbero proposto una lista in bilico fra i rappresentanti del forzista Claudio Scajola, del governatore diessino della Regione Liguria Claudio Burlando e dell&#8217;arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco. Insomma ci sarebbe ormai troppo politica nella Carige. La banca che negli ultimi anni si è trasformata in un istituto di dimensioni nazionali però oggi in borsa non sembra soffrire dell’addio e guadagna qualche decimo di punto percentuale. In passato numerose inchieste sull’operato dell’istituto e denunce sulla cronaca locale avevano in effetti minato l’immagine della Carige, tuttavia sembra che l’addio brusco di Lorenzelli avvenuto ieri abbia sorpreso un po’ tutti.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2479/capitalia-e-carige-per-il-risiko-bancario-bisogna-ripartire-dalle-fondazioni">Capitalia e Carige, il risiko riparte dalle fondazioni</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 17:30 di martedì 16 gennaio 2007.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Bpu-Bielle, dalla Lombarda in dote un concambio da 0,83</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2103/bpu-bipielle-dalla-lombarda-in-dote-un-concambio-da-083</link>
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    <pubDate>Tue, 14 Nov 2006 10:55:04 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/matrimonio1_02.jpg" class="post" align="left" border="0" width="227" height="162" alt="bpu banca lombarda faissola bazoli zaleski credito cooperativo voto capitario mario draghi fusioni banche" /> </p>
<p>Nozze cooperative in Lombardia. Le banche popolari unite sono riuscite a trascinare nel magnifico mondo della cooperazione bancaria la Banca Lombarda che, per il 46% della quarta banca italiana per sportelli e la quinta per raccolta diretta, paga il dazio di un concambio un po’ inferiore alle attese e ai suoi corsi di borsa. Si è, infatti, scelto di valutare ogni azione della Banca Lombarda 0,83 azioni della Bpu.</p>
<p>Qualcuno oggi sulla stampa mormorava che ci deve essere voluta tutta l’influenza di Giovanni Bazoli (vice presidente della Lombarda) per accettare un concambio che oggi fa perdere a Bielle oltre il 4,8% in apertura e che ancora probabilmente le farà perdere un bel po’ prima di allinearla a quel rapporto di 0,83. C’è però da dire che la Lombarda era reduce da un rally in borsa che ne aveva gonfiato il titolo di oltre il 17%: un effetto speculativo dovuto alle scommesse su ricche offerte straniere. Alla fine il gruppo ha deciso di fare una navigazione di cabotaggio: si approda vicino, ma si ha quasi la metà di una banca che capitalizza 13,5 miliardi di euro e sforna utili (al 30 settembre) da 745 milioni.

</p>
<p>Gli oneri dell’integrazione sono da 380 milioni e in massima parte saranno spesati nel bilancio del prossimo anno. Bpu e Banca Lombarda progettano di guadagnare 2,3 miliardi al netto delle spese per l’integrazione in seguito a queste nozze. Agli azionisti sarà distribuito un dividendo da 0,80 euro, si può anche recedere dall’operazione, ma solo se non si porta via una quota del 10% del capitale. E la governance? Ovviamente sarà duale, come tanto si usa per ora nel dorato mondo del credito all’italiana. A Brescia un consiglio di sorveglianza (23 membri, 11 Bpu, 11 Lombarda e 1 delle liste di minoranza) e uno di gestione (tra i 7 e gli 11 componenti eletti dal consiglio di sorveglianza) guideranno il nuovo semigigante del credito. Primo presidente sarà Emilio Zanetti (attuale presidente di Bpu), il vice presidente sarà Corrado Faissola (amministratore delegato di Banca Lombarda).</p>
<p>La Bpu-Lombarda (il nuovo nome non è ancora noto) sarà una banca popolare con statuto cooperativo, il che significa che vigerà il voto capitario e che ancora una volta la banca non sarà contendibile. Di certo il problema (?) delle banche popolari si riaffaccia prepotente sulla scena del credito italiano, Draghi ne aveva discusso qualche giorno fa proponendo modifiche alla normativa di riferimento, molte altre voci adesso si aggiungeranno alla sua, anche se quella di oggi non può che essere vista come una grossa vittoria del sistema cooperativo bancario. Sicuramente Romain Zaleski non festeggia, aveva il 2% nel capitale di Banca Lombarda e un posto nel board, ma c’è da dire che probabilmente sul titolo aveva già guadagnato parecchio in passato.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2103/bpu-bipielle-dalla-lombarda-in-dote-un-concambio-da-083">Bpu-Bielle, dalla Lombarda in dote un concambio da 0,83</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:55 di martedì 14 novembre 2006.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Hedge Fund Italia: 24 miliardi di patrimonio gestito, ma Saccomanni dice &quot;state attenti&quot;</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2054/hedge-fund-italia-24-miliardi-di-patrimonio-gestito-ma-saccomanni-dice-state-attenti</link>
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    <pubDate>Mon, 06 Nov 2006 18:01:38 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/shark.jpg" class="post" align="left" border="0" width="245" height="188" alt="hedge fund saccomanni trichet draghi rischio" /></p>
<p>Quello degli hedge fund è un mondo in rapida evoluzione, anche in Italia, paese tradizionalmente estraneo per questi complessi rapaci del mercato. In Italia infatti la soglia d’ingresso è alta – ci vogliono 500 mila euro almeno di investimento – e, anche per la rischiosità di un investimento in questo tipo di strumento finanziario, spesso capita che questi prodotti non vengano distribuiti o pubblicizzati molto.</p>
<p>Tuttavia, questa è la novità di oggi: Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, ha ricordato alla convention dell’Abi (associazione banche italiane) che oramai si è arrivati a quota 24 miliardi di dollari gestiti dagli hedge. In realtà, nonostante un notevole sviluppo nel Belpaese di questo strumento d’investimento rispetto al passato, ancora l’Italia rimane indietro rispetto ai colleghi stranieri in questo segmento.

</p>
<p>“L’industria degli hedge fund si è sviluppata solo di recente – ha spiegato Saccomanni - a giugno di quest’anno essi amministravano attività per circa 24 miliardi di dollari, il 3% delle attività gestite dai fondi comuni italiani e il 2% del mercato globale degli hedge funds”. Insomma non si può certo dire che di qua dalle Alpi siamo dei patiti per gli hedge; d’altro canto essi iniziano a interessarci sempre di più.</p>
<p>Ma cosa ci interessa esattamente? Già, perché il moltiplicarsi degli strumenti finanziari complessi e anche la loro enorme articolazione rende qualche volta simili agli hedge anche cose prima molto diverse come i fondi flessibili. D’altra parte si sa che una certa attenzione in Europa (e in Italia, specie dalle parti di via Nazionale) si sta concentrando proprio su questi fondi noti per i grandi rischi (ma anche guadagni) cui espongono gli investitori per via dell’elevata leva che sono soliti usare.</p>
<p>Lo scorso 26 ottobre lo stesso Jean Claude Trichet – il presidente della Banca centrale europea, ha richiamato l’attenzione sull’instabilità che gli hedge fund rischiano di portare sui mercati, soprattutto nei prossimi prevedibili periodi di tensione sulle borse mondiali. La liquidità va bene, ma visti anche certi crolli recenti, è meglio non mettere a repentaglio la stabilità del sistema con un numero eccessivo di esposizioni in hedge. </p>
<p>Per questo motivo lo stesso Trichet ha detto che si porrà mano anche alle regole dell’Unione europea per limitare i rischi. Anche gli istituzionali, a partire dalle banche, stanno infatti investendo sempre di più in hedge. Questo espone gli istituti di credito a un rischio secondo alcuni eccessivo che potrebbe in caso di terremoti o eccessiva volatilità dei mercati generare una sorta di effetto domino. In poche parole si teme che qualora gli hedge dovessero affondare potrebbero portare con sé anche le banche.</p>
<p> Sarebbe un disastro che neanche a Mario Draghi, numero uno di via Nazionale, potrebbe piacere. L’ex Goldmann Sachs ha infatti richiamato anche lui, di recente, il rischio di un eccessivo vincolo ai fondi hedge. Alla fine,e questo era il succo di quanto ha detto oggi Saccomanni alle banche dell’Abi, “Care banche state attente nell&#8217;usare strumenti troppo rischiosi, tanto va la gatta a lardo che ci lascia lo zampino”.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2054/hedge-fund-italia-24-miliardi-di-patrimonio-gestito-ma-saccomanni-dice-state-attenti">Hedge Fund Italia: 24 miliardi di patrimonio gestito, ma Saccomanni dice "state attenti"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 20:01 di lunedì 06 novembre 2006.</p>
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  </item>

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    <title>Il risiko bancario è un romanzo popolare</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2032/il-risiko-bancario-e-un-romanzo-popolare</link>
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    <pubDate>Thu, 02 Nov 2006 11:24:06 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>Ondata di ritorno per l’effetto Draghi. L’ex Goldman Sachs di via Nazionale ha dato una bella scossa al settore bancario con parole che hanno subito avuto conseguenze a piazza Affari: nel sistema[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/risiko1.jpg" class="post" align="left" border="0" width="249" height="192" alt="banca popolare cooperativa bancaria bpm milano lodi bpi gronchi credito valtellinese bpu banche popolari unite draghi" /></p>
<p>Ondata di ritorno per l’effetto Draghi. L’ex Goldman Sachs di via Nazionale ha dato una bella scossa al settore bancario con parole che hanno subito avuto conseguenze a piazza Affari: nel sistema bancario “altre significative aggregazioni si prospettano in questi giorni”, ha dichiarato il numero uno della Banca d’Italia aggiungendo che il suo istituto “incoraggia le banche a proseguire sulla strada del consolidamento, sulla base di progetti decisi autonomamente dal mercato”.</p>
<p>La spintarella si è subito sentita con una serie di rialzi che hanno fatto parlare di <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200611articoli/13443girata.asp">un nuovo slancio per il risiko bancario</a>. Ieri, complice anche una giornata festiva di scambi ridotti, la Bpm, il caso più discusso fra le popolari di palazzo Mezzanotte, ha incassato più del 6,7% con volumi accesissimi. Oggi la popolare guidata dal politico-banchiere Roberto Mazzotta ritraccia solo lievemente con perdite dell’1%. A (ri)accendere l’interesse sulla Popolare di Milano un turbine di ipotesi già in parte circolate sul mercato. La Bpm ha fallito il suo approccio alla Popolare Italiana di Divo Gronchi, tagliato i ponti con la Popolare dell’Emilia Romagna e sembra fuori dai piani di Bpu, in trattative con Verona. Il rumor su un’interesse di Unicredit per la banca di Mazzotta sembra poi, per il momento, soltanto una voce buttata lì. Così si fa sempre più consistente l’ipotesi che alla fine il predatore si trasformi in preda, magari di un gruppo straniero interessato al retail bancario in Lombardia. Un semplice teorema che è bastato a scaldare le quotazioni nei giorni scorsi.

</p>
<p>D’altro canto un po’ tutto il settore delle popolari italiane appare sempre più spesso in fermento. Le nozze fra Bpi e Bpvn spingono le banche più piccole a cercare un alleato per accrescere le proprie dimensioni. Un esempio notevole è quello delle Banche Popolari Unite che battono sempre più decisamente la strada delle nozze con la Banca Lombarda: che si tratti solo di un effetto secondario della fusione Intesa-San Paolo e marcatamente di un riassetto creditizio delle partecipazioni di Giovanni Bazoli (presidente di Intesa) non toglie nulla all’interesse che desta l’eventuale offerta di una banca cooperativa su un altro istituto. Anche il Credito Valtellinese, altra esclusa dai banchetti di nozze degli ultimi tempi, si è fatta notare ieri con un incasso che sfiora il 7% e ha così confermato le tensioni sulle popolari rinfocolate dalle parole di via Nazionale. </p>
<p>Da notare in proposito che proprio in vista di nuove nozze fra questi piccoli del credito si è riavviato un dibattito sulle regole. Proprio ieri Roberto Pinza, viceministro dell’Economia, ha dichiarato a F&#038;M che “la riforma delle popolari non è all’ordine del giorno. Non ce ne stiamo occupando e non intendiamo farlo”. Una dura bocciatura delle parole di Mario Draghi che, invece, aveva rilanciato l’idea. Intanto si continua a discutere della possibilità di ridisegnare la governance delle cooperative bancarie per avvicinarla all’Europa: c’è chi dice di voler eliminare il voto capitario eliminando i tetti alle quote negli istituti in questione e limitando la “clausola di gradimento”; è questa la proposta di Carlo Jannone (FI). Più morbida l’idea di Ugo La Malfa che ha, invece, proposto di alzare il tetto nelle partecipazioni dallo 0,5% al 5% di banche, di assicurazioni vita e fondazioni, ma senza toccare il voto capitario nelle cooperative. Tutte ipotesi ancora da verificare, ma il fatto che poi tutto ciò faccia schizzare i prezzi e porti a valutazioni da record il settore è tutto sommato normale.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2032/il-risiko-bancario-e-un-romanzo-popolare">Il risiko bancario è un romanzo popolare</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:24 di giovedì 02 novembre 2006.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Capitalia delle mie brame</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/2013/capitalia-delle-mie-brame</link>
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    <pubDate>Mon, 30 Oct 2006 13:30:08 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>Nessun progetto di opa su Capitalia, non sono previste acquisizioni in Spagna o all’estero per il momento. Il portavoce del Santander ha così messo uno stop alle indiscrezioni uscite sulla nostra[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/cenerentola.JPG" class="post" align="left" border="0" width="164" height="202" alt="capitalia abn amro mps santander hsbc groenink botin bernheim generali mediobanca bollor&Atilde;&uml;" /></p>
<p>Nessun progetto di opa su Capitalia, non sono previste acquisizioni in Spagna o all’estero per il momento. Il portavoce del Santander ha così messo uno stop alle indiscrezioni uscite sulla nostra stampa nazionale che davano per prossima un’offerta della banca iberica sull’istituto di via Minghetti. L&#8217;effetto è quello di perdite vicine all’1% per il Bsch a Madrid e guadagni superiori all1% con volumi sopra la media per Capitalia in una giornata di fiacchezza per i titoli bancari di piazza Affari. </p>
<p>In poche parole, secondo diversi analisti, la banca guidata da Cesare Geronzi con le ultime voci rimbalzate rapidamente anche sulla stampa spagnola ha riconfermato il suo appeal per il mercato e il suo ruolo di preda fra le più interessanti d’Europa.</p>
<p>Ai rumors sull’interesse del Santader aveva contribuito la brama di rivincita dell’istituto presieduto da Emilio Botin dopo l’uscita dai giochi di Intesa San Paolo non ancora compensata da un concambio più favorevole o da qualche regalo finanziario. Circa un mese fa Cesare Geronzi aveva già detto no alle proposte olandesi di Rijkman Groenink (numero uno di Abn Amro che ha in portafoglio l’8,6% di Capitalia ed è reduce dalla conquista di Antonveneta), che ora potrebbe meditare un piano alternativo a quello degli spagnoli. Oggi si parlava già di incontri a breve del Santander con Mario Draghi per discutere la questione e progettare un’offerta. A questo punto la palla ritorna al centro. 

</p>
<p>Secondo alcuni osservatori Geronzi continuerebbe a corteggiare Monte dei Paschi allo scopo di creare un’alleanza che faccia massa critica e renda meno contendibile una banca dal patto di sindacato frammentato fra 16 azionisti e con le dimensioni della preda ideale per un grosso gruppo. Certo Mps finora non ha mostrato entusiasmo per un patto romano e potrebbe decidere di restare fuori dai giochi.</p>
<p>Di certo fra olandesi e spagnoli Draghi potrebbe a breve avere molto da fare. Intanto perché si continua a parlare di gruppi stranieri già presenti in forze sul suolo italiano: se Abn Amro riuscisse a mettere le mani su Capitalia, diverrebbe il terzo protagonista del mercato del credito in Italia. Inoltre bisogna considerare che il portafoglio strategico di via Minghetti (partecipazioni in Mediobanca e Generali per esempio) proietterebbe all’istante un eventuale acquirente nel salotto più prestigioso della finanza del Belpaese.</p>
<p>L’amicizia di Emilio Botin con Vincent Bollorè (azionista e membro del consiglio di piazzetta Cuccia) e con Antoine Bernheim (presidente di Generali) potrebbe allora non bastare.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/2013/capitalia-delle-mie-brame">Capitalia delle mie brame</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 15:30 di lunedì 30 ottobre 2006.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Mario Draghi, io la penso così</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/1880/mario-draghi-io-la-penso-cosi</link>
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    <pubDate>Wed, 11 Oct 2006 12:59:20 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/draghimario.jpg" class="post" align="left" border="0" width="200" height="200" alt="draghi banca d&#39;italia derivati fondo monetario internazionale fmi banche d&#39;affari" /></p>
<p>Ha parlato di tutto a Firenze Mario Draghi. Il Governatore della Banca d’Italia in una lezione all’università Cesare Alfieri di Firenze è riuscito parlare del ruolo del Fondo monetario internazionale e dei prezzi del petrolio, di hedge fund e di volatilità dei mercati. <a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=268029">L’ex Goldman Sachs ha però glissato sull’argomento più atteso: il suo giudizio sulla nuova manovra finanziaria</a>. L’uomo di via Nazionale ha infatti tralasciato di commentare una manovra su cui ha in passato espresso grandi speranze. Possibile che dopo la retromarcia su Tfr e stanziamenti ai Comuni tema che una nuova giravolta del Governo renda inutili i suoi commenti?</p>
<p>In compenso il drago di Bankitalia ha detto cose molto interessanti sul fatto che il Fondo monetario internazionale è in “crisi d’identità”: lo stock di prestiti concesso dall’Fmi è sceso infatti in valore assoluto ai livelli di vent’anni fa, mentre i paesi emergenti hanno continuato ad accumulare riserve in valuta estera che “oggi superano di dieci volte la dimensione finanziaria del Fondo”. Se questo fenomeno si rivelasse strutturale l’Fmi dovrebbe ridisegnare il proprio ruolo e i no global i propri cartelli. Sull’oil Mario Draghi ha invece ripetuto ciò che gli analisti affermano da tempo: che l’aumento dei prezzi dipende della domanda e non dall’offerta e che perciò è da considerare stabile sul breve e medio periodo. Saggio e distinto il commento sul fatto che paradossalmente in tempi di strette monetarie delle banche centrali e di limitata liquidità il ricorso sempre più frequente a strumenti finanziari complessi come i derivati per ottenere margini maggiori rischia di esporre ad una crisi tutto il sistema. In questo panorama anche gli hedge fund che pure contribuiscono ad aumentare la liquidità dei mercati hanno una qualche responsabilità.</p>
<p>Sarebbe stato interessante chiedere al Governatore della Banca d’Italia qualcosa sul ruolo delle banche d’affari internazionali nell’epoca delle fusioni bancarie.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/1880/mario-draghi-io-la-penso-cosi">Mario Draghi, io la penso così</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:59 di mercoledì 11 ottobre 2006.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Ma conviene comprare una banca?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/1573/ma-conviene-comprare-una-banca</link>
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    <pubDate>Wed, 23 Aug 2006 10:49:33 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/dubbio.jpg" class="post" align="left" border="0" width="143" height="200" alt="dubbio bankitalia fusioni banche aggregazioni draghi mario " /> </p>
<p>Veramente buffo aprire il giornale (F&#038;M) una mattina d’agosto e accorgersi che tre studiosi della Banca d’Italia a maggio avevano già detto che no, che si è scherzato, che le fusioni fra le banche non convengono agli azionisti. Ma come, la Banca d’Italia non era quella capeggiata dall’ex-Goldman Sachs Mario Draghi che si è tanto prodigato a diffondere il verbo dell’andate e fondetevi ai riottosi piccoli istituti di credito della Penisola?</p>
<p>Eppure no, <a href="http://www.bancaditalia.it/ricerca/consultazioni/temidi/td06/td587_06/td587;internal&#038;action=lastLevel.action&#038;Parameter=ricerca">la ricerca di Alessio De Vincenzo, Claudio Dora e Carmelo Salleo</a> sostiene il contrario: “I risultati di numerosi studi sulle acquisizioni e sulle fusioni bancarie sembrano suggerire che, in media, queste operazioni non generano benefici rilevanti per gli azionisti”. Il complesso e utile lavoro dei tre studiosi sostiene anche che le economie di scala e di scopo non sono particolarmente rilevanti per gli azionisti. Il prezzo pagato da un big per comprare una banca più piccola sarebbe in molti casi troppo caro. La ricerca, infatti, “smonta” le motivazioni che spingono a comprare e che condizionano il prezzo: alla fine sembra l’offerta per la banca target dipenda più dalla voglia di grandeur di un manager anziano o dalla capacità di fuoco della banca cacciatrice, che da una reale valutazione dei vantaggi industriali. A naso ci sembra un lavoro serio e soprattutto tanto sorprendente da lasciarci un po’ incuriositi. Vista la posizione eterodossa dei ricercatori rispetto al vertice dell’istituto ci viene da applaudire alla libera ricerca. È vero che la loro non è una posizione ufficiale di Bankitalia, fa però piacere sentire un’opinione diversa&#8230; tanto diversa da lasciare un po’ perplessi.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/1573/ma-conviene-comprare-una-banca">Ma conviene comprare una banca?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:49 di mercoledì 23 agosto 2006.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Draghi bacchetta i banchieri: &quot;bisogna crescere&quot;</title>
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    <pubDate>Thu, 01 Jun 2006 12:27:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Pinocchio_01.gif" class="post" align="left" border="0" width="239" height="233" alt="draghi_banche_profumo_mazzotta_bpm_unicredit_relazione" /></p>
<p>Ma sarà vero che il nuovo eroe delle banche italiane Mario Draghi ha dato la scossa ad un sistema imbolsito e pigro? Oggi sui giornali, all’indomani della prima relazione del “drago” di via Nazionale, si legge di tutto. <a href="http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&#038;tpl=kwfinanzadettaglio_news.tpl&#038;del=20060601&#038;fonte=RPB&#038;codnews=570152">Massimo Giannini in un fondo su La Repubblica</a> si è lanciato in uno sperticato plauso al nuovo eroico governatore confrontandolo a Lindbergh, il primo trasvolatore dell’Atlantico a bordo del famoso “Spirit of Saint Louis”. Secondo Giannini l’ex Goldman Sachs che ha preso il posto dell’uomo di Alvito ha portato nelle polverose stanze della Banca d’Italia un&#8217;aria nuova, lo “spirito della Britannia”. Con tanto di espressioni come governance, compliance e private equity che dovrebbero spronare i sonnacchiosi “signori del credito alla competizione globale”. Parla come Arpe questo qui, avrà pensato qualcuno in platea.

</p>
<p><a href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=163252&#038;chkAgenzie=TMFI">IntantoAlessandro Profumo si è subito affrettato a rilasciare un’intervista al Messaggero </a>dicendo: “In questo momento facciamo gli spettatori in panchina. Ovviamente seguiamo con attenzione la partita e cerchiamo di capire se qualcuno si muove oppure no, perché se qualcuno si dovesse muovere, siamo pronti”. Speriamo che almeno questo “panchinaro” d’oro non telefoni agli arbitri.</p>
<p>Ieri Draghi ha però richiamato il Paese alla crescita, una priorità da perseguire con rigore e metodo. Ci ha fatto sorridere la risposta di Roberto Mazzotta, il presidente della Banca Popolare di Milano, in un’intervista al Corriere: “Non abbiamo più scuse, non possiamo più vestire alla marinara. Siamo adulti&#8221;. Ma ve l’immaginate Mazzotta con i pantaloncini alla marinara? Alla fine il dubbio ci rimane: non è che il nuovo e “international” numero uno di Bankitalia imporrà a tutti la bombetta?</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/1134/draghi-bacchetta-i-banchieri-bisogna-crescere">Draghi bacchetta i banchieri: "bisogna crescere"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:27 di giovedì 01 giugno 2006.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Lo yo yo di Intra, lettera su Creval dopo l&#039;offerta</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/1120/lo-yo-yo-di-intra-lettera-su-creval-dopo-lofferta</link>
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    <pubDate>Wed, 31 May 2006 15:33:52 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>Anche in una giornata di rimbalzo come queste ci sono oscillazioni di rilievo. Qualcuna lascia pure perplessi ed alludiamo a quello strappo al rialzo che porta la Banca di Intra a un rialzo del 7,8%:[...]</description>
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      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F1120%2Flo-yo-yo-di-intra-lettera-su-creval-dopo-lofferta" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
      <a href="https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=it&url=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F1120%2Flo-yo-yo-di-intra-lettera-su-creval-dopo-lofferta" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/plusone.gif" width=32 height=20 alt="+1" /></a>
      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Lo+yo+yo+di+Intra%2C+lettera+su+Creval+dopo+l%27offerta&url=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F1120%2Flo-yo-yo-di-intra-lettera-su-creval-dopo-lofferta" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/yoyo.jpg" class="post" align="left" border="0" width="200" height="181" alt="intra_creval_banche_draghi_vicenza_poplare_fondazioni" /> </p>
<p>Anche in una giornata di rimbalzo come queste ci sono oscillazioni di rilievo. Qualcuna lascia pure perplessi ed alludiamo a quello strappo al rialzo che porta la Banca di Intra a un rialzo del 7,8%: che scatto per la banca di Verbania. Che è successo? <a href="http://economia.virgilio.it/news/foglia.html?t=2&#038;id=2&#038;codNotizia=11937713">Semplice: Giovanni De Censi ha annunciato che a giorni presenterà un’offerta vincolante per rilevare il malandato Istituto.</a></p>
<p>La cosa non ha portato molta fortuna al Creval che, in un settore come quello bancario che oggi incassa a Piazza Affari alcuni tra i rialzi maggiori, che tiene a stento il prezzo di apertura. Poca roba, ma significativa. Noi immaginiamo già una schiera di azionisti che mormorerà a De Censi: “Ma chi te lo fa fare?”. In realtà non sono ancora escluse le altre candidature e in particolare quella della banca Popolare di Vicenza che sta ancora valutando. Il presidente Gianni Zonin dell’istituto vicentino che ha già una quota del 4,9% circa di Intra ha pronunciato un attendista “Vedremo”, ma non si tratta di una grande attesa perché il termine per le offerte vincolanti è fra 12 giorni.

</p>
<p>Ci saranno altri colpi di scena? Riusciranno le banche a fare una fusione (o un salvataggio?) anche piccola piccola entro l’anno? Intanto il boss di bankitalia Draghi sembra volere accelerare il processo e ha anche tolto alcuni obblighi di comunicazione nei passaggi di quote di controllo bancarie che potrebbero ostacolare operazioni di conquista nel settore.</p>
<p>Sempre a proposito di banche rileviamo che<a href="http://today.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=businessNews&#038;storyID=2006-05-31T130650Z_01_L31512382_RTRIDST_0_OITBS-DRAGHI-BANCHE.XML&#038;ImageID=2006-05-31T094612Z_01_NOOTR_RTRIDSP_0_OITBS-DRAGHI-BANCHE.XML"> lo stesso Mario Draghi ha appena affermato </a>che: &#8220;Sarà abolito l&#8217;obbligo di comunicare all&#8217;organo di vigilanza il progetto di acquisto di partecipazioni di controllo nelle banche prima che essi vengano proposti al consiglio di amministrazione&#8221;. Si tratta di una manovra che dovrebbe favorire le fusioni. Per il resto la solita fuffa. Sembra un altro oracolo questo governatore. Quando disse che bisognava superare personalismi e campanilismi, qualcuno lo prese come un attacco alle fondazioni (c’è ancora in ballo quel discorso sul massimo delle quote che una fondazione può avere in un istituto di credito), qualcuno si chiese se alludesse a Banca Intesa, qualcun altro si è detto (e in qaulche caso in questi giorni si è ripetuto) che è meglio tacere che non farsi capire.</p>
<p>In compenso, a parte lo stesso Creval, Carife e Carige che perdono (meditate gente), il resto delle banche italiane sembra decisamente improntato al rialzo. Forse la cosa importante non è quel che Draghi dice, ma che dica qualcosa&#8230;</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/1120/lo-yo-yo-di-intra-lettera-su-creval-dopo-lofferta">Lo yo yo di Intra, lettera su Creval dopo l'offerta</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 17:33 di mercoledì 31 maggio 2006.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Tra Berlusoni e Prodi vince....Mario Draghi</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/570/tra-berlusoni-e-prodi-vincemario-draghi</link>
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    <pubDate>Fri, 07 Apr 2006 10:50:54 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>fatti-del-giorno</category><category>draghi</category>
    <description>Nel Bollettino Economico di marzo n° 46 di Banca di Italia sono lucidamente esposti i problemi del nostro paese e proposte le strade da percorrere per risolverli. Vale la pena di dare una lettura a[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/draghi_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="99" height="99" alt="" />  <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollec/bolls46/bollec46">Nel Bollettino Economico di marzo n° 46 di Banca di Italia</a> sono lucidamente esposti i problemi del nostro paese e proposte le strade da percorrere per risolverli. Vale la pena di dare una lettura a questo pezzo lungo ma molto istruttivo.  </p>
<p><strong>Ricondurre rapidamente i conti pubblici su un sentiero coerente con la stabile riduzione del rapporto tra debito e PIL è una priorità della politica economica, anche in vista del fine più generale: trarre l’economia italiana dal ristagno. </strong></p>
<p>I due obiettivi sono complementari.  Lo sviluppo economico del Paese nel corso dell’ultimo decennio ha rallentato sino ad arrestarsi, indipendentemente dallo svolgersi del ciclo mondiale. <strong>A fermarlo sono stati i nodi strutturali che riducono la capacità del nostro sistema produttivo di trarre beneficio dalle opportunità insite nei nuovi assetti del commercio internazionale e nelle tecnologie innovative affermatesi nel mondo.</strong> </p>
<p>Allentare, sciogliere quei nodi può far ritrovare alle imprese italiane la capacità di incrementare la produttività quanto e più dei concorrenti, in modo da competere efficacemente su tutti i mercati.  I segnali di ripresa congiunturale descritti non delineano ancora un superamento del divario di crescita di cui l’economia italiana soffre, non solo rispetto alle aree più dinamiche del mondo, ma anche rispetto agli stessi grandi paesi dell’area dell’euro, pure attardati nel confronto internazionale. </p>
<p><strong>Per questo occorrono azioni di lunga lena volte a modificare incisivamente la struttura produttiva e l’ambiente regolamentare e di mercato in cui essa opera. </strong></p>
<p><strong>Nel 2005 l’economia italiana ha ristagnato, ampliando ulteriormente il divario negativo di crescita rispetto agli altri paesi dell’area. </strong>

Il numero di persone occupate è aumentato dello 0,2 per cento, ma l’input di lavoro complessivo, misurato in unità standard, è calato dello 0,4 per cento. Vi ha corrisposto un incremento della produttività (0,5 per cento).  Nei primi mesi di quest’anno le stime di Banca di Italia mostrano un sostanziale ristagno della produzione industriale. Gli indicatori congiunturali qualitativi appaiono più positivi, segnalando il consolidamento di un clima di maggiore fiducia sia fra le imprese sia fra le famiglie. Nell’insieme i modelli statistici di previsione a brevissimo termine indicano un ritorno a ritmi di crescita del PIL positivi nel trimestre corrente.  </p>
<p>Le condizioni di offerta del credito bancario dovrebbero mantenersi favorevoli nei prossimi mesi. La domanda da parte delle imprese rimane modesta, ma dovrebbe crescere lievemente, riflettendo soprattutto maggiori necessità di finanziamento delle scorte e del capitale circolante. </p>
<p><strong>Secondo le previsioni della Commissione europea e di Consensus l’economia italiana dovrebbe crescere nella media del 2006 a un tasso di poco superiore all’1 per cento. </strong></p>
<p>Un tale risultato presuppone peraltro un ritorno già nel trimestre in corso a ritmi di sviluppo prossimi all’1,5 per cento in ragione d’anno. La dinamica del PIL sarebbe sostenuta da una ripresa delle <strong>esportazioni </strong>che, pur continuando a crescere meno del commercio mondiale, si s<strong>vilupperebbero nella media dell’anno di quasi il 5 per cento</strong>; anche attivati dalla domanda estera, gli investimenti accelererebbero considerevolmente, dopo la flessione dello scorso anno. I consumi manterrebbero un ritmo di crescita simile a quello del 2005.   </p>
<p>Le previsioni per l’inflazione nel 2006 non si discostano significativamente da quelle relative all’area dell’euro. </p>
<p>Nel 2005 i conti pubblici si sono chiusi con un <strong>saldo primario di cassa pressoché nullo</strong>, nonostante rilevanti misure con effetti di natura temporanea, e con un rapporto tra debito e PIL in crescita.  </p>
<p>L’aggiornamento del Programma di stabilità presentato dal Governo alla Commissione europea nel dicembre 2005 fissa <strong>due obiettivi prioritari</strong>: ricondurre l’indebitamento netto sotto la soglia del 3 per cento entro il 2007, in linea con la decisione del Consiglio della UE dello scorso luglio che ha aperto nei confronti dell’Italia la Procedura per i disavanzi eccessivi; innescare un processo di riduzione del rapporto tra debito e PIL che faccia leva su un significativo avanzo primario strutturale.  Nel quadro programmatico l’indebitamento netto in rapporto al PIL scende al <strong>3,5 per cento nel 2006, al 2,8 nel 2007, all’1,5 nel 2009</strong>; l’avanzo primario sale all’1,3 per cento nel 2006 e raggiunge il 3,2 nel 2009; nel 2006 il rapporto tra debito e PIL scende di mezzo punto percentuale e la riduzione si accentua negli anni successivi.  Per conseguire l’obiettivo fissato per l’anno in corso il Governo ha varato una manovra dell’ordine di 1,4 punti percentuali del prodotto (20,5 miliardi); essa include misure a carattere transitorio sulle entrate per circa 0,2 punti di PIL. L’entità della manovra, prevista originariamente in 0,8 punti, è stata rafforzata durante l’iter parlamentare del disegno di legge finanziaria.   La manovra fa leva principalmente su risparmi di spesa (17,0 miliardi); gli interventi di aumento delle entrate (10,6 miliardi), che riguardano per circa tre quarti il settore delle imprese, raccolgono risorse destinate in larga misura al finanziamento di sgravi fiscali (3,7 miliardi) e di maggiori spese (3,5 miliardi).   </p>
<p>Il 14 marzo scorso il Consiglio della UE ha ritenuto che la manovra di bilancio per il 2006, se pienamente attuata, possa assicurare <strong>progressi adeguati </strong>a conseguire il rientro dalla situazione di disavanzo eccessivo nel 2007; il Consiglio ha sottolineato che per il prossimo anno si richiedono <strong>interventi aggiuntivi di rilevanti dimensioni</strong>. Consiglio e Commissione continueranno a esercitare un’attenta sorveglianza sul bilancio pubblico italiano. </p>
<p>I principali <strong>rischi </strong>concernenti il conseguimento degli obiettivi indicati per l’anno in corso riguardano la realizzazione delle <strong>misure di contenimento della spesa</strong>, che interessano in misura rilevante le Amministrazioni decentrate.  La piena realizzazione della manovra sulla spesa comporta una crescita della componente primaria corrente di circa l’1 per cento rispetto al livello del 2005. In termini reali, essa dovrebbe segnare una flessione intorno a un punto percentuale.  <strong>In un’ottica di medio termine sono necessari interventi capaci di incidere in maniera permanente sui comportamenti di spesa degli enti pubblici</strong>; in particolare, occorrono regole di bilancio e meccanismi di finanziamento che rendano le Amministrazioni decentrate pienamente partecipi dell’azione di riequilibrio dei conti pubblici.  </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/570/tra-berlusoni-e-prodi-vincemario-draghi">Tra Berlusoni e Prodi vince....Mario Draghi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:50 di venerdì 07 aprile 2006.</p>
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    <title>Draghi secondo FT</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/220/draghi-secondo-ft</link>
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    <pubDate>Mon, 06 Mar 2006 13:00:07 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <category>notizie</category><category>fatti-del-giorno</category><category>persone</category><category>draghi</category>
    <description>Ecco come il Financial Times  presenta e argomenta il discorso del neo-governatore d&amp;#8217;Italia Mario Draghi. Vengono citate affermazioni &amp;#8220;forti&amp;#8221;, come quella di Montezemolo[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/logoft.jpg" class="post" align="left" border="0" width="142" height="144" alt="" /> </p>
<p>Ecco come il <a href="http://news.ft.com/cms/s/36d3928e-acb5-11da-8226-0000779e2340.html">Financial Times </a> presenta e argomenta il discorso del neo-governatore d&#8217;Italia Mario Draghi. Vengono citate affermazioni &#8220;forti&#8221;, come quella di Montezemolo sulla campagna elettorale: &#8220;la più lunga e brutta campagna dalla seconda guerra mondiale&#8221;.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/220/draghi-secondo-ft">Draghi secondo FT</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 15:00 di lunedì 06 marzo 2006.</p>
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    <title>Draghi: pochi e chiari messaggi</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/205/draghi-pochi-e-chiari-messaggi</link>
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    <pubDate>Sun, 05 Mar 2006 21:53:24 GMT</pubDate>
    <dc:creator>theman</dc:creator>
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    <category>notizie</category><category>fatti-del-giorno</category><category>banche</category><category>draghi</category>
    <description>Debutto pubblico di Draghi che termina in un generale consenso, che non ci capisce se dovuto oppure conseguenza di un intervento molto prudente. le verità che il nuovo governatore ha comunicato al[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/mario_draghi.jpg" class="post" align="left" border="0" width="166" height="220" alt="draghi forex cagliari" /> Debutto pubblico di Draghi che termina in un generale consenso, che non ci capisce se dovuto oppure conseguenza di un intervento molto prudente. le verità che il nuovo governatore ha comunicato al Forex di Cagliari non sanno infatti di sorpresa: i tassi di interesse, anche dopo il rialzo della BCE non sono in tensione - l&#8217;economica italiana è &#8220;insabbiata&#8221; ma il declino appare non irreversibili - la legge sui takeoversa a livello europeo puo&#8217; essere migliorata. Spazio quindi alle parti politiche per accapparrarsi queste dichiarazioni come critica piuttosto che elogio all&#8217;operato del governo. In verità ci aspettavamo di più, più coraggio.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/205/draghi-pochi-e-chiari-messaggi">Draghi: pochi e chiari messaggi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 23:53 di domenica 05 marzo 2006.</p>
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