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  <title>Finanzablog.it</title>
  <link>http://www.finanzablog.it</link>
  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Fri, 10 Feb 2012 14:24:38 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


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    <title>Le banche? Pessime per investire, ottime per il trading</title>
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    <pubDate>Mon, 24 Oct 2011 06:53:22 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>up-down</category><category>banche</category><category>educational</category><category>banche investimenti</category><category>borse bancari</category><category>crisi del debito</category>
    <description>Comincia una nuova settimana in Borsa e di certo non c&amp;#8217;è molto da stare tranquilli, in particolare se guardiamo al settore finanziario e nello specifico alle banche è praticamente[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/banchetrading.jpg" class="post" border="0" width="586" height="387" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Comincia una nuova settimana in Borsa e di certo non c&#8217;è molto da stare tranquilli, in particolare se guardiamo al settore finanziario e nello specifico alle banche è praticamente impossibile individuare un investimento da consigliare. Ciò non significa però che i titoli bancari non possano offrire opportuntà di guadagno in Borsa, a condizione di essere spregiudicati e straordinariamente vigili; e anche pronti a subire anche qualche perdita.</p>
<p>La crisi del debito è tutt&#8217;altro che rientrata: nel vertice europeo di ieri Merkel e Sarkozy hanno dato atto alla Spagna di non essere più un sorvegliato speciale, ma invece Grecia e Italia restano i malati d&#8217;Europa. In particolare il governo Berlusconi deve assolutamente intervenire per rilanciare la crescita economica e restituire slancio al Pil, altrimenti la pur lodevole riduzione del deficit sarà insufficiente, se non addirittura controproducente.</p>
<p>Quanto all Grecia i piani di correzione dei conti pubblici e di austerità non solo stanno esasperando la popolazione e sfibrando la stessa classe politica, che non ne può più di sfidare l&#8217;opinione pubblica in nome dei diktat di Ue, Fondo monetario e Banca centrale europea; ma stanno deprimendo ulteriormente l&#8217;economia. Quest&#8217;anno il Pil greco dovrebbe scendere del 5,5% e nel 2012 del 2,5%. In queste condizioni il rapporto fra debito pubblico e Pil raggiungerà il 162% alla fine del 2011 e il 181% nel 2012.</p>


<p>
In un quadro del genere è molto più probabile che Atene arrivi al default, piuttosto che riesca a tirarsi fuori dalla fossa in cui si è cacciata con anni di gestione allegra della finanza pubblica, conti truccati e crescita a dismisura della burocrazia e del settore pubblico, a fronte di risorse molto limitate, poche esportazioni e un settore manifatturiero quasi inesistente. Ma se la Grecia dovesse fallire davvero, le prime a pagare il conto saranno le banche europee e a seguire quelle di tutto il mondo.</p>
<p>I maggiori istituti di credito del Vecchio Continente, specie quelli francesi e tedeschi, possiedono quote significative del debito greco e subiranno forti perdite in caso di bancarotta o ristrutturazione del debito sovrano. In una sorta di domino, anche le altre banche europee e quelle americane - che hanno acquistato titoli di grandi istituti oppure derivati - subiranno un contraccolpo severo.</p>
<p>L&#8217;investimento nel settore bancario, quindi, come <a href="http://moneymorning.com/2011/10/21/bank-stocks-are-bad-investments-but-excellent-trading-opportunities/">sottolinea Money Morning</a>, è tutt&#8217;altro che sicuro e rassicurante, anzi in una prospettiva industriale e di medio periodo è del tutto sconsigliabile. Ciò non significa che i titoli bancari non possano essere presi di mira in un&#8217;ottica di trading, rischiosa certo, ma con buone opportunità di guadagno.</p>
<p>In particolare la volatilità del settore provoca movimenti significativi, che si traducono in rapidi guadagni per qualcuno e, attenzione, perdite rapide per altri. Il ragionamento che da Shah Gilani si riferisce ai titoli di banche americane, ma a maggior ragione si può riprodurre su quelle europee: gli istituti di credito vanno incontro a ulteriori incertezze (costi non preventivati, perdita di capitali dati in prestito, nuove regole di credito, interventi delle Banche centrali, esposizione alle banche di altre aree), dunque l&#8217;unica ottica con cui possono essere trattati i loro titoli è quella del trader.</p>
<p>Per comprare e vendere al momento opportuno, però, bisogna prima di tutto analizzare con estrema attenzione il settore, imparare a comprendere i fattori che spingono il mercato in una direzione o nell&#8217;altra e muoversi al momento giusto. Per esempio, di fronte ai dati di bilancio cercare bene tra le pieghe dei comunicati e non accontentarsi degli aspetti positivi che le banche tendono a mettere in evidenza, sorvolando sui numeri meno graditi.</p>
<p>Al tempo stesso cercare di variare le posizioni e creare un portafoglio diversificato è un modo per garantirsi di più. Ma la parola d&#8217;ordine è &#8220;non innamorarsi&#8221; dei titoli su cui si investe. Quindi, appena c&#8217;è un guadagno teorico si può pensare di vendere metà delle azioni possedute e cominciare a incamerare una parte di capital gain, aspettando di vedere che succede al resto delle azioni, ma con in mente una perdita massima che si è disposti a tollerare: a quel punto si vende.</p>
<p>Dopo un&#8217;ondata ribassista che ha travolto un titolo da cui si è tratto profitto, si può tornare ad acquistare a prezzi più bassi: in genere presto o tardi arriva un rimbalzo. Se invece sono in vista movimenti macro-economici o un intervento restrittivo delle banche centrali, allora si può vendere allo scoperto per poi ricoprirsi quando i prezzi saranno scesi.</p>
<p>Un atteggiamento così spregiudicato nei confronti degli investimenti è certamente rischioso e va bene solo per chi è disposto a perdere anche parte del capitale, ma visto il gioco che molte banche hanno fatto in questi anni, forse si può provare a giocare con le stesse regole. Ma stavolta contro le banche.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4875/le-banche-pessime-per-investire-ottime-per-il-trading">Le banche? Pessime per investire, ottime per il trading</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 07:53 di lunedì 24 ottobre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>La Bce non alza i tassi, il trend al rialzo delle materie prime e&#039; a rischio? </title>
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    <pubDate>Mon, 14 Feb 2011 08:32:13 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>Nella zona Euro i tassi di interesse sono fermi all&amp;#8217;1% dal maggio del 2009 e sembra che siano destinati a rimanere tali ancora per un tempo relativamente lungo. Nell&amp;#8217;ultima riunione[...]</description>
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    </p>
<p>Nella zona Euro i tassi di interesse sono fermi all&#8217;1% dal maggio del 2009 e sembra che siano destinati a rimanere tali ancora per un tempo relativamente lungo. Nell&#8217;ultima riunione della Bce, tenutasi ad inizio febbraio, è stato infatti deciso all’unanimità di mantenere il saggio di riferimento invariato e la conferenza stampa a commento di questa decisione ha chiarito che gli attuali tassi di interesse sono appropriati al contesto macroeconomico di riferimento.</p>


<p>
La crescita economica resta moderata mentre quella dell&#8217;inflazione a medio termine, l&#8217;intervallo in base al quale la banca centrale orienta le proprie scelte, rimane stabile. La Bce prevede per il 2011 una crescita del Pil della zona Euro compresa tra lo 0,5% ed il 2,3% mentre l&#8217;incremento dei prezzi dovrebbe mantenersi tra l&#8217;1,2% ed il 2,2%. A fronte di queste rivelazioni i mercati sono stati costretti a rivedere le proprie aspettative: in molti erano infatti convinti che i tassi in Europa sarebbero saliti già a metà del 2011 mentre ora appare più probabile uno scenario di stabilità per tutto l&#8217;anno in corso. </p>
<p>L&#8217;effetto principale delle mutate prospettive di politica monetaria lo si è riscontrato sul cambio euro dollaro, che dopo aver avvicinato ad inizio mese la linea di tendenza ribassista tracciata dai massimi del novembre 2009, resistenza passante in area 1,40, ha ripreso a scendere. Il rafforzamento dell&#8217;euro che ha caratterizzato la prima parte del 2011 potrebbe quindi essersi già interrotto, sostituito dalla ripresa del trend ribassista, favorevole alla moneta Usa, partito dal top dello scorso novembre a 1,4280 circa. Solo la rottura della resistenza di area 1,40, dove transita la linea di tendenza tracciata dai massimi di novembre 2009, fornirebbe un segnale in favore di una duratura fase di ripresa della moneta unica. </p>
<p>Il proseguimento del ribasso grafico al di sotto della media mobile a 200 giorni, passante a 1,31, confermerebbe invece la prospettiva di assistere ad un ulteriore rafforzamento del dollaro. Il mercato fornirà indizi rilevanti sulla strada che intende percorrere nel medio termine solo oltrepassando 1,40 o violando 1,31, ma è possibile fin da ora cercare di indovinare quale sarà il risultato della lotta in atto guardando in altre direzioni: gli effetti del rafforzamento registrato nel breve periodo dalla moneta Usa sono stati ad esempio immediatamente evidenti sul mercato delle merci. </p>
<p>Il grafico del Crb, paniere rappresentativo delle principali commodity, risente infatti in modo evidente delle oscillazioni del dollaro, tanto che è difficile scovare periodi prolungati durante i quali gli andamenti delle due curve, quella dell&#8217;indice e quella dell&#8217;euro dollaro, siano stati divergenti. Spesso anzi è proprio l&#8217;andamento del cambio a precedere di alcune settimane punti di svolta significativi anche per il paniere delle merci, come ad esempio accaduto a ottobre 2008 o a novembre 2009. </p>
<p>Se la fase di recupero del dollaro evidenziata recentemente dovesse dimostrarsi duratura vi sarebbe quindi da temere una spirale negativa anche per i prezzi delle commodity che invece attualmente sono al rialzo. Lo studio del grafico del Crb sembra tuttavia smentire questa ipotesi: i prezzi hanno recentemente superato, dopo un mese di tentativi andati a vuoto, la forte resistenza di quota 335, coincidente con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di luglio 2008. Difficilmente un segnale grafico di questa portata viene negato subito dopo il suo invio (quando accade si parla di &#8220;bull trap&#8221;), più spesso invece si assiste ad un classico movimento di ritorno, o &#8220;return move&#8221;, che serve tuttavia ad assestare la tendenza e non ad invertirla. </p>
<p>Nel caso del Crb il movimento di ritorno potrebbe arrivare ad interessare anche area 320, tuttavia solo discese sotto questa soglia sarebbero da leggere con preoccupazione per il proseguimento dell&#8217;ascesa. L’attuale rafforzamento del dollaro potrebbe quindi rivelarsi anticipatore di un ripiegamento temporaneo anche per il prezzo delle merci ma non di una vera inversione. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4663/la-bce-non-alza-i-tassi-il-trend-al-rialzo-delle-materie-prime-e-a-rischio">La Bce non alza i tassi, il trend al rialzo delle materie prime e' a rischio? </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:32 di lunedì 14 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Momento cruciale per l&#039;euro dollaro giunto su di un supporto chiave</title>
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    <pubDate>Fri, 11 Feb 2011 12:12:15 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Euro debole contro dollaro nella seconda metà della settimana. La conferma da parte della BCE dei tassi di interesse all&amp;#8217;1% era ampiamente scontata dal mercato mentre sono state le parole del[...]</description>
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    </p>
<p>Euro debole contro dollaro nella seconda metà della settimana. La conferma da parte della BCE dei tassi di interesse all&#8217;1% era ampiamente scontata dal mercato mentre sono state le parole del presidente dello stesso Istituto, Jean Claude Trichet, a mettere pressione sulla valuta unica. </p>
<p>Trichet ha infatti affermato che le aspettative di inflazione nell&#8217;area Euro &#8220;restano stabili&#8221; e che dunque i tassi di interesse sono destinati a mantenersi sui livelli attuali nel medio periodo, mentre gli operatori si attendevano qualcosa di diverso soprattutto dopo che a gennaio l&#8217;inflazione aveva fatto segnare un +2,4% su base annua rispetto al +2,2% di dicembre.</p>


<p>
Graficamente il cambio contro dollaro era salito mercoledì in area 1,3750 prima di arretrare rapidamente sui supporti a 1,35 circa. Il rialzo scaturito dai bottom dello scorso mese poggia ancora su solide basi ed ha le carte in regola per poter proseguire ulteriormente in direzione dei record autunnali  poco sotto 1,43. Conferme in tal senso giungeranno però solo oltre i citati massimi a 1,3750. </p>
<p>Condizione necessaria per il proseguimento del suddetto cammino è inoltre rappresentata dalla tenuta dei sostegni a 1,35, area di transito della media a 100 sedute e 38% di ritracciamento del rialzo partito a gennaio. Sotto tali riferimenti probabile invece un ulteriore segmento ribassista fino a 1,3250 almeno.  </p>
<p>Analogo il quadro tecnico dell’euro nei confronti dello yen con i prezzi che dopo il test di fine gennaio in area 114,00 sono arretrati nei dintorni di quota 111,00. I prossimi supporti significativi sono posizionati rispettivamente a 110,50 e 109,50 e dovranno garantire al cambio il sostegno necessario per riprendere il cammino rialzista verso gli obiettivi posti sui massimi autunnali a 115,70 circa. </p>
<p>Diversamente invece, probabile un nuovo test dei bottom di gennaio in area 106,80.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4661/momento-cruciale-per-leuro-dollaro-giunto-su-di-un-supporto-chiave">Momento cruciale per l'euro dollaro giunto su di un supporto chiave</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:12 di venerdì 11 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Settore dei media sotto i riflettori. Mondadori e Rcs graficamente interessanti</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4659/settore-dei-media-sotto-i-riflettori-mondadori-e-rcs-graficamente-interessanti</link>
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    <pubDate>Thu, 10 Feb 2011 09:45:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    </p>
<p>Il mondo dell&#8217;editoria è sotto i riflettori dopo che il gruppo Lagardère ha concluso un accordo con il gruppo americano Hearst per cedere i propri magazine internazionali per 651 milioni di euro. La divisione internazionale di Lagardère, cui fa capo Hachette, ha generato ricavi nel 2010 per 775 milioni di euro circa ma non aveva, secondo la proprietà, la massa critica sufficiente per proseguire l&#8217;attività con successo. Hearst ha pagato un multiplo elevato per l&#8217;acquisizione, la stampa ipotizzava una forchetta compresa tra i 500 ed i 700 milioni per l&#8217;operazione, un dato questo che ha rivitalizzato le quotazioni anche delle principali compagnie italiane come Mondadori e Rcs.</p>


<p>
L&#8217;indice settoriale domestico dei media sembra aver recepito il cambiamento di umore: i prezzi hanno disegnato tra la fine di novembre e la metà di gennaio una figura a doppio minimo, quindi rialzista, con base in area 19150, completata il 26 gennaio con il superamento dei 21000 punti. Se le quotazioni riusciranno a lasciarsi alle spalle anche area 22000, dove transitano la linea di tendenza tracciata dai massimi dell&#8217;aprile 2010 e la media mobile a 200 giorni, le prospettive di una fase di ripresa troveranno conferma con l&#8217;indice diretto verso la resistenza successiva, quella dei 24000 punti, area di massimi lo scorso novembre. In caso di rottura di questa soglia verrebbe completato poi un altro doppio minimo, questo di portata decisamente rilevante, capace di anticipare il proseguimento dell&#8217;ascesa almeno fino sui massimi dell 2010 a quota 28800 circa. Solo la violazione dei 20000 punti renderebbe problematica la realizzazione del quadro rialzista suggerendo di adottare prudenza anche sui singoli componenti del comparto. </p>
<p>Mondadori ha intrapreso la strada del rialzo ancora prima del settoriale: il titolo ha disegnato un doppio minimo in area 2,20 euro tra agosto ed ottobre, completandolo poi con la salita oltre i 2,43 euro registrata a fine ottobre. Il doppio minimo può essere considerato poi come la parte più bassa del testa spalle rialzista formatosi a partire dallo scorso maggio. La figura, delimitata dalla linea tracciata dal top del 16 giugno e passante per quello del 5 novembre, si è perfezionata ad inizio dicembre. Successivamente, il 31 gennaio, i prezzi hanno testato dall&#8217;alto la linea del testa spalle con funzione di supporto, coincidente in area 2,50 con la media mobile a 100 giorni, un classico &#8220;return move&#8221; che tende a confermare la validità della configurazione. L&#8217;obiettivo implicato dalla figura rialzista, ottenuto tramite la proiezione della sua ampiezza operata dal punto di rottura, si colloca in area 3,10 euro, praticamente coincidente con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2010, ovvero quello che viene ritenuto il livello più significativo della successione di Fibonacci. Se i prezzi supereranno i 2,80 euro il target si sposterebbe quindi a 3,10 (resistenza intermedia a 2,95 euro). Discese sotto area 2,50 euro metterebbero invece in discussione la natura rialzista del testa spalle e farebbero temere l&#8217;avvio di una fase discendente diretta verso i minimi (storici) della scorsa estate a 2,16 euro.    </p>
<p>Anche nel caso di Rcs è evidente il tentativo di creare una base di appoggio che possa sostenere una reazione dopo il ribasso subito dal top di ottobre 2009 a 1,58 euro. I prezzi hanno infatti testato lo scorso luglio a 0,90 il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi del marzo 2009 e dopo una prima reazione, culminata ad agosto, sono tornati in prossimità del supporto a fine novembre per poi allontanarsene ancora. In area 0,90 si è venuto quindi a creare un potenziale doppio minimo, figura che troverebbe conferma con il superamento del picco di agosto a 1,22 euro. Il rimbalzo delle ultime settimane ha permesso per il momento ai prezzi di portarsi oltre la media mobile a 100 giorni, passante a 1,08 circa, un primo passo importante verso il test di area 1,22. Oltre quella resistenza il primo target si collocherebbe a 1,28, dove transita la linea tracciata dal top di ottobre 2009, poi a 1,55, proiezione verso l&#8217;alto della ampiezza del doppio minimo. Solo la rottura dei massimi del 2009 a 1,58 euro implicherebbe poi un segnale rialzista valido anche in ottica di medio lungo periodo, con obiettivi anche oltre i 2 euro. Se i prezzi si dovessero dimostrare incapaci di superare area 1,20/22 euro e tornassero al di sotto di 1 euro diverrebbe probabile un nuovo test del supporto critico di 0,90. La violazione di questa soglia segnerebbe la ripresa del downtrend visto dal top del 2009 con obiettivo a 0,70 almeno.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4659/settore-dei-media-sotto-i-riflettori-mondadori-e-rcs-graficamente-interessanti">Settore dei media sotto i riflettori. Mondadori e Rcs graficamente interessanti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:45 di giovedì 10 febbraio 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Borsa Usa ancora al rialzo, ma quanto potra’ ancora durare?</title>
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    <pubDate>Wed, 09 Feb 2011 09:26:29 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Borsa Usa ancora al rialzo, ma quanto potra’ ancora durare? I principali indici azionari Usa sono su livelli che non venivano toccati da piu’ di due anni, lo spettro dell’ipercomprato inizia a[...]</description>
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    </p>
<p>Borsa Usa ancora al rialzo, ma quanto potra’ ancora durare? I principali indici azionari Usa sono su livelli che non venivano toccati da piu’ di due anni, lo spettro dell’ipercomprato inizia a farsi strada nella mente degli investitori.</p>
<p>Ma cosa dicono i grafici, confermano il potenziale proseguimento del trend rialzista in atto dai minimi del 2009? La risposta a questa domanda è positiva: lo S&#038;P500 ha dovuto lottare per quasi un anno con la resistenza dei 1220 punti, toccata per la prima volta ad aprile 2010, poi nuovamente a novembre e superata definitivamente lo scorso dicembre, quota coincidente con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2007.</p>


<p>
Chi studia i grafici sa che questo livello ricavato dalla successione di Fibonacci si dimostra spesso capace di discriminare con successo tra una semplice fase correttiva ed una vera e propria inversione di tendenza. Nel caso dell&#8217;indice Usa quindi il superamento dei 1220 punti è un forte indizio che suggerisce come la natura del rialzo in atto dai minimi dell&#8217;inizio 2009 sia quella di un trend autonomo e non di una correzione del ribasso subito dai massimi del 2007. </p>
<p>Il ritorno a testare l&#8217;origine della discesa, i 1576 punti, potrebbe non essere tuttavia un evento così vicino nel tempo. I prezzi si muovono infatti all&#8217;interno di un canale rialzista dai minimi del marzo 2009, canale con una base attualmente a 1150 punti circa ed un limite superiore a 1450 circa (ma che avrà sicuramente un valore maggiore nel momento in cui i prezzi dovessero metterlo alla prova). Il raggiungimento della resistenza, ipotizzabile tra maggio e giugno 2011 potrebbe comportare l&#8217;avvio di un passaggio all&#8217;interno del canale verso il suo limite inferiore, quindi ad una correzione di una certa entità che necessiterebbe poi di tempo per essere riassorbita. </p>
<p>Anche se la tendenza di fondo sembra quindi ormai saldamente orientata al rialzo è probabile che la strada verso i record del 2007 si dimostri accidentata. Del resto la attesa diminuzione nella velocità di crescita degli utili aziendali ed un analogo comportamento del Pil (secondo l&#8217;Fmi gli Stati Uniti cresceranno del 3,0% nel 2011 e del 2,7% l’anno prossimo) sembrano confermare quello che i grafici suggeriscono, ovvero che nei prossimi anni la borsa si muoverà su di una strada statale e non su di una autostrada, pur con limitati rischi di incidenti di percorso. </p>
<p>La fase più delicata del viaggio verso i 1550 punti ed oltre è probabilmente quella attuale. La rottura della resistenza di area 1220 è ancora relativamente fresca ed un &#8220;return move&#8221;, ovvero il ritorno a testarla dall&#8217;alto, con funzione di supporto, è probabile. Se la ipotetica flessione dovesse limitarsi al ritorno in area 1200/1220 e poi l&#8217;indice riprendesse a salire, il test si potrebbe dire superato con successo e l&#8217;orientamento rialzista confermato. </p>
<p>D&#8217;altro canto se la flessione dovesse non trovare sostegno in area 1200 il quadro si complicherebbe, si insinuerebbe infatti il dubbio che la recente fuga al rialzo possa essere stata una &#8220;bull trap&#8221;, l&#8217;ultimo atto di un trend ormai in via di esaurimento. Quale comportamento dovrebbe adottare quindi il risparmiatore nel contingente? La condizione ideale per un incremento delle posizioni azionarie in portafoglio, sia relative al mercato Usa ma anche alla borsa in generale, dando per scontato l&#8217;elevato grado di correlazione che lega il maggior mercato mondiale con gli altri principali, è quella di un ingresso sfruttando l&#8217;eventuale flessione che potrebbe realizzarsi nelle prossime settimane. </p>
<p>La finestra all&#8217;interno della quale operare è quella dei 1200-1250 punti, con l&#8217;accortezza di adottare uno stop loss rigoroso in caso di discese al di sotto di area 1170. La violazione di questo supporto renderebbe infatti incerto il quadro prospettico e sarebbe un invito a fare un passo indietro, privilegiando nuovamente la liquidità. </p>
<p>Comprare sulla forza è invece una alternativa meno allettante: il profilo di rischio di una eventuale operazione sarebbe sfavorevole, difficile infatti individuare un livello al di sotto le quale tagliare le perdite sopportabile per il risparmiatore mediamente prudente. In ogni caso l’immediata rottura dei 1350 punti, 75% di ritracciamento del ribasso dal top del 2007, sarebbe un segnale da seguire al rialzo per il target di area 1450, dove alleggerire nuovamente le posizioni sull’azionario.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4657/borsa-usa-ancora-al-rialzo-ma-quanto-potra-ancora-durare">Borsa Usa ancora al rialzo, ma quanto potra’ ancora durare?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:26 di mercoledì 09 febbraio 2011.</p>
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    <title>Buone prospettive dalle trimestrali per l&#039;azienda Usa e per la borsa</title>
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    <pubDate>Mon, 07 Feb 2011 08:42:37 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>L’ultima stagione delle trimestrali Usa ha confermato l’impressione che, almeno a livello microeconomico, la crisi sia ormai alle spalle. Più dei due terzi delle società che compongono il paniere[...]</description>
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    </p>
<p>L’ultima stagione delle trimestrali Usa ha confermato l’impressione che, almeno a livello microeconomico, la crisi sia ormai alle spalle. Più dei due terzi delle società che compongono il paniere S&#038;P500, tra quelle che hanno presentato i conti, ha battuto le stime sugli utili che per una buona percentuale di queste sono cresciuti nell’ultimo trimestre del 2010 di un 30% o più. Il quadro che è possibile comporre a questo punto per l’intero 2010 è decisamente positivo, forse addirittura troppo: gli utili delle società quotate che entrano a far parte dello S&#038;P500 sono aumentati nell’anno appena concluso del 30% circa archiviando così il miglior risultato dal 1995. Il problema è che sarà probabilmente difficile ripetere questa performance nel 2011, per il quale gli osservatori ipotizzano infatti una crescita dimezzata sull’anno precedente.</p>


<p>
Se queste stime verranno rispettate gli utili per azione del principale indice della borsa Usa dovrebbero crescere quindi dagli 84 attuali ai 96 dollari, per poi superare la barriera dei 100 dollari nel 2012, quando l’eps potrebbe salire fino a quota 105 circa. Le aspettative sono dunque in favore di un proseguimento anche nel medio periodo della crescita degli utili aziendali ma ad un passo decisamente più rallentato rispetto a quello, eccezionale, del 2010. </p>
<p>Il rapporto tra prezzo ed utili al termine dello scorso anno era intorno a 15, ovvero lo S&#038;P500 quotava idealmente 15 volte circa gli utili al 31 dicembre. Ipotizzando di vedere mantenuto questo rapporto anche nel prossimo futuro, utilizzando le stime sui guadagni previsti per il biennio che verrà, le quotazioni dell’indice dovrebbero mantenersi in un intervallo tra i 1440 punti ed i 1575 punti, fatti salvi i sempre possibili temporanei scostamenti da un valore congruo con gli utili aziendali attesi. </p>
<p>Che la salita dell’indice non sia terminata sui massimi di gennaio del resto lo suggerisce anche il contesto macro, non solo quello statunitense ma anche quello globale. La crescita dell’economia mondiale sembra infatti ormai avviata su di un sentiero al rialzo, con i paesi emergenti impegnati a fare da traino e con l’area dell’Euro che, grazie soprattutto alla Germania ma con il contributo non trascurabile anche di alcuni paesi dell’Europa centrale sembra poter ben figurare. </p>
<p>Lo stabilizzarsi della crescita dovrebbe fare avanzare il ciclo economico su posizioni di portafoglio di investimento consone con una riduzione delle attività in bond ed in liquidità, meno rischiose ma poco redditizie, e con un aumento di quelle più rischiose, dove le azioni rivestono un ruolo chiave. L&#8217;ipotesi di vedere tornare entro due anni l&#8217;indice più rappresentativo dell&#8217;azienda America in prossimità dei massimi storici dell&#8217;ottobre 2007, toccati a 1576 punti, non sembra quindi particolarmente azzardata. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4653/buone-prospettive-dalle-trimestrali-per-lazienda-usa-e-per-la-borsa">Buone prospettive dalle trimestrali per l'azienda Usa e per la borsa</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:42 di lunedì 07 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Cambi: fase cruciale per lo yen sia contro dollaro sia contro euro</title>
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    <pubDate>Wed, 02 Feb 2011 11:32:15 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>La decisione dell&amp;#8217;Agenzia Standard &amp;#038; Poor&amp;#8217;s di declassare il rating del Giappone da &amp;#8220;AA&amp;#8221; ad &amp;#8220;AA-&amp;#8221; (quarto miglior rating su una scala[...]</description>
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    </p>
<p>La decisione dell&#8217;Agenzia Standard &#038; Poor&#8217;s di declassare il rating del Giappone da &#8220;AA&#8221; ad &#8220;AA-&#8221; (quarto miglior rating su una scala di 22, al pari di quello della Cina ma addirittura peggiore di quello della Spagna) è stata giustificata dalla scarsa coerenza da parte delle autorità governative nipponiche nell&#8217;azione di risanamento dei conti pubblici.</p>
<p>La decisione ha avuto l&#8217;effetto immediato di penalizzare l&#8217;andamento dello yen nei confronti sia del dollaro che dell&#8217;euro, sebbene già nella giornata successiva, quella di venerdì 28 gennaio, a tale evento la valuta nipponica abbia dato segnali di ripresa. Probabilmente dopo una prima fase di sorpresa il mercato ha metabolizzato l&#8217;idea che una sorte analoga possa toccare anche ad altri paesi industrializzati, riducendo la portata stessa della misura.</p>


<p>
Graficamente questa novità ha aiutato l’euro a proseguire il cammino rialzista intrapreso contro lo yen dai minimi delle scorse settimane in area 106,80. Il cambio si sta avvicinando ai massimi dello scorso autunno posizionati poco oltre quota 115,50, resistenza strategica in ottica di medio lungo periodo. Il superamento di area 114,00 rappresenterebbe un solido indizio in favore di un prossimo attacco a detto ostacolo, oltre il quale si renderebbe possibile la realizzazione di una ampia correzione di tutto il ribasso scaturito dai massimi dell&#8217;autunno 2009 in area 138,50, con obiettivi a 118,00 in prima battuta e più in alto a 122,00 e 126,00 circa. </p>
<p>Oltre 115,50/80 infatti tutta la fase sostanzialmente laterale disegnata dai minimi di giugno 2010 si dimostrerebbe un ampio testa spalle rialzista, base per tentare la correzione della discesa dai massimi di area 139. L&#8217;ipotesi favorevole all&#8217;euro vacillerebbe solo a seguito di discese sotto 111,30 per essere poi compromessa alla violazione di area 109,50, preludio ad un nuovo test dei supporti significativi presenti nei dintorni di 106,00. </p>
<p>Una situazione analoga si sta delineando anche sul grafico di Usd-Yen con la valuta americana che dovrà oltrepassare gli ostacoli a 84/84,50 per andare a confrontarsi con quelli ben più importanti in area 86 oltre i quali il recupero acquisirebbe forza anche in ottica di medio periodo. Sul fronte supporti invece la violazione di quelli a 81 circa, minimi di inizio anno, spianerebbe la strada verso nuovi minimi sotto quelli dello scorso novembre a quota 80,26.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4649/cambi-fase-cruciale-per-lo-yen-sia-contro-dollaro-sia-contro-euro">Cambi: fase cruciale per lo yen sia contro dollaro sia contro euro</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:32 di mercoledì 02 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>L&#039;inflazione cinese in crescita preccupa le borse asiatiche, cosa faranno i principali indici dell&#039;area?</title>
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    <pubDate>Mon, 31 Jan 2011 09:26:45 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    </p>
<p>I dati sull&#8217;inflazione cinese relativa al mese di dicembre hanno fatto salire la tensione sui mercati azionari dell&#8217;area. A preoccupare non è tanto il dato globale, che ha registrato un incremento del 4,6%, quanto quello di alcune sue componenti, in particolare le cibarie. Nell&#8217;intero 2010 l&#8217;aumento dei prezzi è stato del 3,3%, ben al di sopra del 2% &#8220;desiderato&#8221;, con gli alimentari cresciuti del 7,2%. </p>
<p>Il governo di Pechino è molto attento ad evitare che l&#8217;aumento dei prezzi possa tradursi in malcontento da parte della popolazione ed agisce con decisione, ormai da molti mesi, sia sui tassi di interesse sia sulle riserve delle banche per tenere sotto controllo la crescita dell&#8217;inflazione. I mercati temono tuttavia che gli interventi restrittivi di politica monetaria possano non essersi ancora esauriti e quindi che l&#8217;effetto di freno che questa potrebbe avere sull&#8217;economia e sulla borsa possa non si siano ancora manifestati appieno.</p>


<p>
Pechino del resto deve fare i conti con i capitali immessi in circolo durante la crisi economica globale, capitali che se da un lato hanno evitato un inasprirsi della crisi dall&#8217;altro rischiano di produrre ora effetti difficilmente governabili. Nel corso del 2010 ad esempio gli investimenti nel comparto delle costruzioni sono aumentati del 24% circa, la compravendita di terreni è cresciuta del 70% facendo lievitare del 6,5% circa i prezzi delle proprietà, con il risultato che il mercato immobiliare e quello del credito rischiano ora lo scoppio di una bolla, a meno che il governo non decida di alzare ancora i tassi di interesse. </p>
<p>Questa misura potrebbe essere annunciata secondo molti osservatori in prossimità del Capodanno cinese, che quest&#8217;anno cade il 3 febbraio. Ed è proprio questa eventualità che spaventa i mercati: una frenata della crescita cinese, che in ogni caso per il momento non si è ancora manifestata (a dicembre ad esempio il Pil è cresciuto del 9,8%, accelerando dal 9,6% di novembre), si ripercuoterebbe sull&#8217;economia globale, la Cina ha superato ormai il Giappone ed è la seconda economia del mondo, sul valore delle azioni e sul prezzo delle materie prime.</p>
<p>Osservando il grafico dell&#8217;indice Shenzhen (Sse B share index, l&#8217;indice delle azioni di tipo B, ovvero quelle di aziende cinesi quotate in dollari Hong Kong a Shenzhen) è possibile riscontrare nell&#8217;ultimo bimestre una fase laterale piuttosto che una vera e propria inversione ribassista del trend. L&#8217;indice sta sfruttando i precedenti massimi storici, toccati a maggio 2007 a 803 punti e superati lo scorso ottobre, come supporto per il trading range in costruzione. </p>
<p>I prezzi hanno testato recentemente, sempre in area 800, la media mobile a 100 giorni, venendone per il momento respinti. L&#8217;impressione è che il mercato stia cercando di diminuire la velocità di crescita evidenziata dai minimi della scorsa estate, quando l&#8217;indice in soli sei mesi è passato da area 510 a 890, senza mettere comunque in discussione la tenuta della tendenza al rialzo. </p>
<p>Segnali preoccupanti in questo senso verrebbero solo al di sotto dei 750 punti, con il rischio in quel caso di vedere testata nella migliore delle ipotesi la linea di tendenza che sale dai minimi di ottobre 2008 passante in area 650. Movimenti fino a quei livelli richiederebbero tempo per realizzarsi, così come l&#8217;eventuale recupero delle quotazioni attuali. </p>
<p>Per il momento gli indizi fanno tuttavia pensare che area 750/800 possa essere considerata come di acquisto, con la prospettiva di vedere salire successivamente le quotazioni anche oltre l&#8217;attuale massimo storico di quota 888, fino a sfidare i 1000 punti. </p>
<p>Decisamente più attardato, ma non è una sorpresa dal momento che da circa due anni è possibile riscontrare questo tipo di comportamento, l&#8217;indice della borsa di Shanghai. Le quotazioni sono scese recentemente al di sotto della media mobile a 200 giorni, passante a 2750 punti circa, ed è giunto in prossimità della linea di tendenza tracciata dai minimi dell&#8217;ottobre 2008, passante in area 2550. </p>
<p>La violazione anche di questo supporto farebbe temere un approfondimento del ribasso fino ad almeno i 2150 punti, base del canale discendente che è possibile ipotizzare dal top dell&#8217;agosto 2009. Sotto quei livelli diverrebbe poi probabile il test di area 1700/1800. Solo movimenti al di sopra dei 3150 punti, lato superiore del citato canale, fornierebbero indicazioni favorevoli ad una successiva rivalutazione dell&#8217;indice. Possibile in quel caso non solo il ritorno sui massimi del 2009 a 3478 punti ma anche fino in area 3900, sul 50% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2007. </p>
<p>Il quadro grafico dell&#8217;indice di Hong Kong evidenzia invece una impostazione grafica migliore: i prezzi sono da inizio settembre al di sopra della media mobile a 200 sedute, supporto in area 22000, e stanno lottando da tre mesi circa con la resistenza offerta a 24000 circa dal 61,8% di ritracciamento del ribasso dai record dell&#8217;ottobre 2007. Se i prezzi si lasciassero alle spalle l&#8217;ostacolo offerto da questo livello derivato dalla successione di Fibonacci diverrebbe lecito ipotizzare il proseguimento dell&#8217;uptrend disegnato da fine 2008 fino in area 30000 almeno, con target successivo a 32000 circa. </p>
<p>Al tempo stesso il fallito superamento della resistenza e la violazione della media a 200 giorni farebbero temere qualche cosa di più di una semplice flessione. Rischio in quel caso di una correzione ampia di tutta la salita da area 10700 con target a tra i 16000 ed i 17000 punti. Il grafico dell&#8217;Hang Seng è quindi quello che forse più degli altri si presta a fornire la base per decisioni di investimento nell&#8217;area: la decisa rottura dei 24000 punti (o meglio ancora, in ottica prudenziale, dei 25000 punti) sarebbe un segnale chiarificatore in favore del proseguimento del rialzo anche nel medio periodo, la violazione di area 22000 farebbe invece scattare un primo campanello di allarme in seguito al quale sarebbe opportuno valutare una riduzione dell&#8217;esposizione. </p>
<p>Per quello che riguarda gli altri indici azionari dell&#8217;area il quadro grafico è al momento positivo anche se è probabile che una eventuale prolungata fase negativa della borsa cinese potrebbe condizionarne al ribasso l&#8217;andamento. </p>
<p>Il Kospi coreano si trova all&#8217;interno di un canale rialzista grazie al quale le quotazioni hanno recentemente superato i precedenti massimi storici di fine 2007 in area 2085. Il lato superiore del canale transita in area 2330 e rappresenta il target per la attuale fase rialzista. Solo sotto i 1980 punti vi sarebbe il rischio di un test della base del canale citato, coincidente con la media mobile a 200 sedute. </p>
<p>Anche nel caso dell&#8217;indica di Taiwan la media mobile a 200 sedute funge da supporto per il trend rialzista, passante a 8100 punti circa. Prima di scendere su quei livelli i prezzi dovrebbero violare gli 8500 punti, coprendo una distanza estesa, giustificata solo da un deciso peggioramento del quadro congiunturale che al momento non appare probabile. Le aspettative sono quindi al momento orientate verso il raggiungimento in area 10700 del lato superiore del bel canale rialzista disegnato dai minimi del 2009, livello che si colloca al di sopra dei precedenti massimi storici, resistenza intermedia a 9865 circa. </p>
<p>Ad apparire in difficoltà è invece la borsa indonesiana. La crescita dell&#8217;inflazione nel paese sta condizionando negativamente la fiducia degli investitori non solo nei riguardi della borsa ma anche dei bond (in particolare delle obbligazioni islamiche dell’Indonesia denominate in dollari). L&#8217;indice di Jakarta ha disegnato infatti una figura a triplo massimo in area 3800 tra novembre e gennaio per poi avviare una rapida discesa. Se i prezzi dovessero scendere sotto i 3100 punti vi sarebbe un rischio concreto di correzioni ampie di tutta la salita dai minimi di fine 2008 con obiettivo in area 2500 almeno (primo supporto a 2800). Solo recuperi oltre i 3800 punti indicherebbero in modo convincente il termine della fase di tensione prospettando la ripresa dell&#8217;uptrend. </p>
<p>Da seguire con attenzione infine anche l&#8217;indice della borsa di Bombay: i prezzi sono scesi recentemente a testare in area 18800 la media mobile a 200 giorni. La violazione di questo supporto confermerebbe quella già avvenuta ad inizio gennaio della linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo 2009. L&#8217;avvio di una fase di debolezza, seppure in ottica correttiva rispetto al precedente esteso rialzo, diverrebbe sotto i 18800 punti probabile, meglio in quel caso alleggerire eventuali posizioni al rialzo su questa area. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4645/linflazione-cinese-in-crescita-preccupa-le-borse-asiatiche-cosa-faranno-i-principali-indici-dellarea">L'inflazione cinese in crescita preccupa le borse asiatiche, cosa faranno i principali indici dell'area?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:26 di lunedì 31 gennaio 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Il settore del cemento piace agli analisti. Quadro grafico dei principali protagonisti del comparto</title>
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    <pubDate>Thu, 27 Jan 2011 12:21:03 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>Un recente studio di BofA Merrill Lynch sul settore europeo del cemento prevede una ripresa per i mercati maturi, seppure lenta, nel 2011 ed il proseguimento della crescita a ritmi elevati per la domanda[...]</description>
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    </p>
<p>Un recente studio di BofA Merrill Lynch sul settore europeo del cemento prevede una ripresa per i mercati maturi, seppure lenta, nel 2011 ed il proseguimento della crescita a ritmi elevati per la domanda dei paesi in via di sviluppo. L&#8217;andamento grafico dei principali rappresentati domestici del comparto sembra confermare le prospettive di crescita che si intravedono sul fronte della domanda. </p>
<p>Buzzi Unicem, unico rappresentante rimasto all&#8217;interno del paniere Ftse Mib dopo la recente uscita di Italcementi, ha intrapreso un forte rimbalzo</p>


<p> dopo aver testato il 10 gennaio in area 7,90 euro la media mobile a 100 giorni. Successivamente i prezzi, accompagnati da volumi in crescita, hanno superato la forte resistenza offerta dai massimi di novembre e dicembre, allineati in area 8,90 euro portandosi a ridosso della linea di tendenza tracciata dal top di ottobre 2009. Il deciso superamento anche di questo ostacolo, posto in area 9,20 euro, fornisce un segnale graficamente molto importante anche per il destino a medio termine del titolo: la linea rappresenta infatti il lato superiore del canale ribassista seguito dai prezzi nell&#8217;ultimo anno circa (la base del canale è stata testata con precisione dai minimi di fine agosto) e la sua rottura indica quindi un tentativo di inversione di tendenza. Conferme in questo senso vengono anche grazie alla rottura di area 9,50 dove si colloca il 38,2% sdi ritracciamento del ribasso dal picco di fine 2009. Il superamento di questo importante riferimento della serie di Fibonacci lascia spazio a movimenti fino in area 11 euro almeno. Unica resistenza intermedia degna di nota a 10,30 euro circa. In ottica di lungo termine si può notare come quella che il titolo sta tentando di costruire dai minimi del marzo 2009, situati in area 7 euro come quelli dello scorso agosto, potrebbe essere una figura a doppio minimo, ovvero una fase di accumulo che se completata oltre la resistenza di area 13,50 potrebbe indicare la fine anche della fase negativa subita dal titolo dai massimi di meta 2006. Considerazioni di questo tipo sono forse superflue in ottica operativa, la resistenza chiave per la realizzazione dello scenario è infatti molto lontana, ma aiutano ad inquadrare il grafico nella giusta prospettiva. Solo discese nuovamente al di sotto di area 8 euro, dove ora transita la media mobile a 100 sedute, invierebbero un primo segnale preoccupante per la realizzazione del quadro rialzista. Sotto i 7 euro rischio poi di ribassi estesi (la base del citato canale diverrebbe target per la discesa in area 5,50). </p>
<p>Molto simile l&#8217;andamento grafico di Italcementi: anche in questo caso il titolo è stato oggetto di un ampio ribasso dal picco dell&#8217;ottobre 2008 (a 11,30 euro) per poi iniziare una fase laterale ad agosto dello scorso anno dopo aver toccato quota 5,54. A fine novembre i prezzi hanno violato marginalmente quel supporto, spingendosi fino a 5,25, tuttavia si può ancora parlare di potenziale doppio minimo in costruzione nonostante la figura non sia forse da manuale. Il superamento di 6,85, picco di ottobre ed area di transito della linea che scende dai massimi di fine 2008, completerebbe la figura rialzista permettendo ai prezzi di mettere nel mirino area 8,20/30 almeno, target ottenuto come proiezione verso l&#8217;alto dell&#8217;ampiezza del doppio minimo e 50% di ritracciamento del ribasso dai record del 2008. Oltre area 8,30 il rimbalzo acquisterebbe consistenza anche in ottica di medio lungo periodo. Movimenti al di sotto dei minimi di gennaio a 5,83 prospetterebbero un nuovo test di area 5,50. La violazione anche di questo sostegno potrebbe comportare la ripresa del trend ribassista degli ultimi due anni circa con target fino a 3,70, base del canale che contiene tutta la fase discendente. </p>
<p>Cementir è invece leggermente più attardato rispetto a Buzzi: i prezzi devono ancora superare in modo netto la media mobile a 100 giorni, passante a 2,25 euro circa. Il grafico di forza relativa che mette in rapporto le serie storiche di Cementir e Buzzi è del resto orientato al ribasso dal luglio 2007, con il titolo che ha confermato recentemente di non riuscire a tenere il passo degli altri rappresentanti del comparto. Se le quotazioni riusciranno ad avere ragione della resistenza rappresentata dalla linea tracciata dal top di settembre 2009, passante a 2,40 circa, anche per Cementir potrebbe aprirsi una stagione di rialzi. Alla rottura di 2,40 primo target a 2,65, top di inizio novembre e 38,2% di ritracciamento del ribasso dal massimo del 2009, poi obiettivo a 2,87, livello successivo nella successione di Fibonacci (il 50%). Per inviare un segnale rialzista valido anche per il medio termine Cementir dovrebbe salire al di sopra di area 2,90 almeno. In quel caso si aprirebbe la strada verso il raggiungimento dei 4 euro. Sotto area 2 rischio invece di test del supporto chiave di 1,65. sostegno al di sotto del quale il target verrebbe fissato a 1,30 euro circa.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4642/il-settore-del-cemento-piace-agli-analisti-quadro-grafico-dei-principali-protagonisti-del-comparto">Il settore del cemento piace agli analisti. Quadro grafico dei principali protagonisti del comparto</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:21 di giovedì 27 gennaio 2011.</p>
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  <item>
    <title>Euro franco svizzero termometro delle tensioni europee. Il rischio febbre si allontana?</title>
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    <pubDate>Wed, 26 Jan 2011 11:38:54 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    </p>
<p>Negli ultimi mesi, a partire da inizio 2010 e dopo una fase di stabilità durata circa un anno, il cambio euro franco svizzero è tornato ad essere guardato dagli operatori come un termometro capace di rilevare con buona approssimazione la temperatura della crisi del debito dei paesi europei identificati con l’acronimo Pigs. Il franco svizzero del resto ha tradizionalmente sempre avuto la funzione di moneta rifugio nei momenti di tensione, funzione che si era forse in parte persa nella parte centrale della scorsa decade ma che è tornata ora ad essere assolta, quindi il rafforzamento visto nell&#8217;ultimo anno nonostante i tentativi della banca centrale elvetica per opporvisi non deve stupire.</p>


<p>
Il fatto che sul grafico del cambio siano riconoscibili segnali di stanchezza della fase ribassista, quindi di debolezza dell&#8217;euro, può quindi essere visto come un segnale positivo per la risoluzione delle difficoltà di alcuni paesi dell&#8217;Europa periferica, tanto più che questi segnali non dipendono certamente da fattori di tipo macroeconomico (il Pil svizzero del terzo trimestre 2010 è risultato in crescita del 3,4%, il tasso di disoccupazione si è ridotto a livelli record, al 3,65%). Sul grafico è riconoscibile il disegno, a partire dai minimi del 22 dicembre, di un testa spalle rialzista, figura che è stata completata il 13 gennaio grazie al superamento di quota 1,2730.</p>
<p>Questo tipo di configurazione spesso segna punti di svolta rilevanti diventando la base sulla quale poggiare rimbalzi anche estesi. Conferme in questo senso verrebbero oltre 1,31, media mobile a 100 giorni, superata la quale il cambio potrebbe dirigere verso i 1,37, dove transita la linea tracciata dal top del dicembre 2009. Se anche questa resistenza venisse superata sarebbe possibile iniziare a parlare di una vera e propria inversione di tendenza e non solo di un rimbalzo tecnico. Tutto da rifare invece in caso di discese sotto 1,2410, minimo storico di dicembre, la cui violazione segnalerebbe la ripresa del downtrend con target a 1,20 almeno.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4640/euro-franco-svizzero-termometro-delle-tensioni-europee-il-rischio-febbre-si-allontana">Euro franco svizzero termometro delle tensioni europee. Il rischio febbre si allontana?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:38 di mercoledì 26 gennaio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Future obbligazionari e indici di borsa europei indicano che e&#039; ancora il momento per comprare azioni</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4638/future-obbligazionari-e-indici-di-borsa-europei-indicano-che-e-ancora-il-momento-per-comprare-azioni</link>
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    <pubDate>Tue, 25 Jan 2011 12:02:46 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Il future sul Bund ha inviato negli ultimi mesi una serie di segnali che sembrano poter introdurre ad una fase ribassista estesa. Il derivato ha infatti violato in successione, a partire da inizio[...]</description>
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    </p>
<p>Il future sul Bund ha inviato negli ultimi mesi una serie di segnali che sembrano poter introdurre ad una fase ribassista estesa. Il derivato ha infatti violato in successione, a partire da inizio novembre, prima la media mobile a 100 giorni, poi quella a 200 sedute, che era al rialzo dai in modo pressochè continuo dall&#8217;ottobre del 2008 come si vede dal grafico in pagina, ed infine la linea di tendenza tracciata dai record negativi di luglio 2008. Il recente tentativo di rimbalzo, visto dai minimi di dicembre di area 123,75, si è arenato contro la media mobile a 200 giorni, testata dal basso in area 126,50 con un &#8220;return move&#8221; preoccupante: spesso si riscontra questo tipo di comportamento quando, dopo la violazione di un riferimento grafico importante, i prezzi tornano a testarlo con funzione di resistenza per poi intraprendere definitivamente il ribasso.</p>


<p>
Se le quotazioni dovessero scendere al di sotto anche di area 123 sarebbe difficile non ipotizzare una fase correttiva a ritracciamento di tutta la salita dai minimi di area 103,70 del luglio 2008. Nel caso di un ritorno del 50% rispetto alla precedente fase rialzista il future tornerebbe a 118 circa, 113,50 se il ribasso dovesse estendere fino ai 2/3 di ritracciamento. La linea di tendenza tracciata dai minimi del 2000 transita del resto in area 109, fino a che questo supporto rimarrà intatto anche il trend rialzista di lungo termine del Bund potrà essere considerato ancora valido. Il proseguimento della fase ribassista in vista dai massimi della scorsa estate sarebbe quindi da considerare, in ottica temporale estesa, una correzione e non una vera e propria inversione di trend. Ciò non toglie che una fase calante come quella ipotizzata potrebbe impiegare diversi mesi per disegnarsi, aprendo così una finestra abbastanza ampia da giustificare mutamenti del portafoglio anche a chi non opera solo in base a considerazioni di breve termine.</p>
<p>Segnali non molto dissimili sono ricavabili dallo studio del grafico dell&#8217;Euro Schatz future (il sottostante sono titoli di stato a medio termine emessi dal Governo Federale Tedesco con scadenza 2 anni) o dell&#8217;Euro Bobl Futures (sottostante formato da titoli con scadenza a 5 anni), entrambi al di sotto sia delle rispettive medie mobili a 100 e 200 sedute, a conferma del fatto che la flessione dei prezzi e la possibile inversione del trend interessano tutte le scadenza. </p>
<p>Di tenore decisamente diverso invece l&#8217;andamento dell&#8217;indice Dax, che viaggia al di sopra della media mobile a 200 giorni dal luglio del 2009 (eccetto alcuni brevi periodi tra maggio ed agosto dello scorso anno). </p>
<p>L&#8217;indice della borsa di Francoforte ha evidenziato una fase di incertezza durata alcuni mesi, a partire dai massimi di aprile 2010 in area 6350/400, durante la quale i prezzi si sono mossi per vie laterali senza riuscire ad avere ragione della resistenza critica offerta in quell&#8217;area dal 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top del 2007. A metà ottobre 2010 si è verificata la svolta, con l&#8217;indice che ha vistosamente accelerato oltre l&#8217;importante riferimento della serie di Fibonacci fino a superare i 7000 punti. E l&#8217;ascesa potrebbe proseguire ancora dal momento che il lato superiore del canale che contiene l&#8217;andamento dei prezzi dal marzo 2009 transita attualmente in area 7800, livello che diventa il prossimo target del rialzo. Successivamente ad una eventuale flessione in corrispondenza di quei livelli l&#8217;indice potrebbe poi salire fino a mettere alla prova i massimi del 2007 in area 8150. E se anche nel breve termine dovessero realizzarsi flessioni, introdotte dalla violazione dei 6800 punti, difficilmente la struttura rialzista di fondo ne potrebbe risultare intaccata, difesa come è dalle due medie mobili citati e dalla linea di tendenza che sale dai minimi del 2009, supporti tra i 6400 ed i 6600 punti. </p>
<p>Il rialzo dell&#8217;azionario non è un fenomeno che interessa solo la Germania ma inizia ad essere evidente in tutta l&#8217;area dell&#8217;euro, pur con delle differenze nella forza del trend imputabili principalmente alle difficoltà a livello di bilancio per alcuni stati. L&#8217;Eurostoxx 50, paniere rappresentativo delle principali blue chip quotate in euro, ha superato ad inizio dicembre la media mobile a 200 giorni tornando poi a testarla con precisione dall&#8217;alto con i minimi del 10 gennaio per rimbalzare infine con forza da quel supporto (ora in transito in area 2760). I massimi di gennaio si collocano al di sopra di quelli di novembre 2010 a 2902 punti: la strada al test del top di gennaio dello scorso anno a 3044 sembra ormai aperta e solo ritorni al di sotto di area 2760 potrebbero provare altrimenti. Se poi l&#8217;indice trovasse la forza per salire anche al di sopra di area 3050 vi sarebbero ulteriori importanti conferme in favore di una evoluzione positiva anche nel medio termine, con target fino a 3600 almeno, lato superiore del canale che contiene l&#8217;andamento dei prezzi dal marzo 2009.</p>
<p>Lo studio dei grafici sembra quindi confermare quello che il quadro macro lascia supporre: a fronte di una ripresa robusta di importanti rappresentanti dell&#8217;Unione europea si stanno mettendo in moto anche le dinamiche dell&#8217;inflazione, un pericolo che la Bce vorrà tenere sicuramente sotto stretto controllo agendo sulla leva della politica monetaria. Dopo un anno circa di incertezza le borse stanno inviando chiari segnali di rialzo mentre i prezzi dei bond governativi sembrano destinati a contrarsi. Pur con le dovute cautele, la volatilità storica ovvero la rischiosità statistica della borsa è costantemente maggiore rispetto a quella delle obbligazioni, i presupposti per una incursione sui mercati azionari appare quindi una strategia da tenere in attenta considerazione.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4638/future-obbligazionari-e-indici-di-borsa-europei-indicano-che-e-ancora-il-momento-per-comprare-azioni">Future obbligazionari e indici di borsa europei indicano che e' ancora il momento per comprare azioni</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:02 di martedì 25 gennaio 2011.</p>
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    <title>Buone le prospettive di crescita per l&#039;Europa, e&#039; il momento di puntare sulle azioni?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4636/buone-le-prospettive-di-crescita-per-leuropa-e-il-momento-di-puntare-sulle-azioni</link>
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    <pubDate>Mon, 24 Jan 2011 11:12:40 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>L’inizio dell’anno ha portato alcune importanti conferme sullo stato di salute dell’economia europea. Il dato forse più eclatante è quello della crescita del Pil della Germania: secondo[...]</description>
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    </p>
<p>L’inizio dell’anno ha portato alcune importanti conferme sullo stato di salute dell’economia europea. Il dato forse più eclatante è quello della crescita del Pil della Germania: secondo l&#8217;istituto federale di statistica Destatis il prodotto interno lordo tedesco è cresciuto nel 2010del 3,6%, poco al di sotto delle stime che ipotizzavano una crescita del 3,7%, ma comunque al passo più veloce dai tempi della riunificazione. Questo risultato, sul quale veramente pochi avrebbero scommesso solo un anno prima, è stato raggiunto grazie al traino delle esportazioni ma anche tramite la ripresa dei consumi interni, sembra quindi che sia stato avviato un processo virtuoso sostenibile nel tempo, non una semplice fiammata dovuta a fattori temporanei (come ad esempio la ricostituzione delle scorte o un andamento favorevole del cambio).</p>


<p>
Una crescita di questa portata non può non influire positivamente sul mercato del lavoro, ed infatti secondo il Ministro dell&#8217;economia tedesco, Rainer, Bruederle il paese va nella direzione della piena occupazione. Ipotizzare l’inizio di un circolo virtuoso che in qualche modo si autoalimenta sembra dunque a questo punto cosa ragionevole. Ma non è solo la Germania a correre. La produzione industriale italiana ad esempio a novembre è cresciuta del 4,1% (dato corretto per gli effetti di calendario) rispetto al novembre 2009 facendo registrare una accelerazione rispetto al +2,9% di ottobre. </p>
<p>Per il nostro paese il passo sarà più lento rispetto a quello dei migliori, in ogni caso anche per noi il rischio di un ritorno alla crescita negativa sembra ormai definitivamente scongiurato. Secondo l&#8217;ufficio studi dell&#8217;Abi, che ha elaborato il rapporto di previsione Afo-Financial Outlook 2010-12 (con il contributo degli uffici di analisi delle maggiori banche italiane), nel 2011 il Pil dovrebbe crescere dello 0,9% per poi accelerare all&#8217;1,3% nel 2012. Meglio dell’Italia dovrebbe fare poi la Francia: il ministro del bilancio francese ha recentemente annunciato che le previsioni di crescita per la Francia nel 2011 verranno mantenute al 2%. </p>
<p>Buone notizie anche per l&#8217;Europa centro orientale, che non rappresenta di certo un peso per l&#8217;Unione europea ma piuttosto una opportunità: il Pil della regione dovrebbe lievitare del 3,8%, in crescita dal +3,6% del 2010 (previsioni di Unicredit) ed il contributo dei consumi interni a questa crescita potrebbe non essere trascurabile. Il presidente della Bce Trichet ha recentemente indicato tra i fattori potenzialmente positivi per l&#8217;economia dell’Unione l&#8217;ulteriore incremento dell&#8217;export che si dovrebbe registrare nel corso del 2011 grazie alla ripresa globale ed il rafforzamento della domanda interna del settore privato che ha potuto beneficiare fino a questo momento di una politica monetaria accomodante. </p>
<p>Anche la Bce quindi, per quanto ancora cauta sulla sostenibilità della ripresa, inizia a riconoscere che almeno le condizioni giuste per proseguire con la fase positiva esistono. Più in generale la Banca Mondiale nel Global Economic Prospects 2011 ha stimato la crescita del Pil globale per l&#8217;anno appena concluso nell&#8217;ordine del 3,9% mentre si attende un calo al +3,3% nel 2011 ed un nuovo miglioramento nel 2012, con il raggiungimento di un +3,6%. Le economie ad alto reddito dovrebbero contribuire al raggiungimento di questi risultati con un +2,4% nell&#8217;anno in corso e con un +2,7% nel successivo, con la porzione restante del risultato derivante dal contributo dei paesi in via di sviluppo (dove in media si dovrebbe registrare una crescita del 6% circa in ciascuno due anni). </p>
<p>L’aspetto sul quale deve concentrarsi l’attenzione degli investitori è che la stabilizzazione della crescita economica comporta un mutamento del quadro relativo all’andamento dell’inflazione e quindi anche dei tassi di interesse, due variabili che devono essere tenute sotto stretta osservazione quando si disegnano strategie di intervento sui mercati finanziari. E che l’inflazione stia nuovamente alzando la testa lo dimostrano i dati tedeschi, ancora una volta la Germania si dimostra infatti il paese a partire dal quale si originano le principali dinamiche economiche. </p>
<p>L&#8217;indice dei prezzi al consumo tedesco, armonizzato in base agli standard dell&#8217;Unione Europea, ha registrato a dicembre una crescita dell&#8217;1,9% dal +1,6% di novembre, mettendo a segno il rialzo maggiore da ottobre 2008. Su base mensile i prezzi al consumo sono invece aumentati dell&#8217;1,2% mostrando l&#8217;incremento maggiore dal dicembre 2002. Anche il presidente della Bce ha fatto capire chiaramente dopo l’ultima riunione di politica monetaria della Bce che ci sono pressioni di breve periodo sull&#8217;inflazione della zona euro dovute soprattutto ai prezzi energetici. </p>
<p>Se da un lato è vero che la Banca centrale non guarda certo al breve termine come periodo rilevante della politica monetaria, cercando di valutare quali siano le reali tendenze nel medio e nel lungo periodo, dall’altro è anche vero che il costo del denaro nei 17 paesi dell&#8217;Unione monetaria è all’1%, il minimo storico raggiunto ormai nel maggio del 2009, è che una sua ulteriore compressione è da ritenere improbabile mentre un suo rialzo dovrà prima o poi accadere. I mercati hanno infatti considerato i commenti di Jean-Claude Trichet come &#8220;aggressivi&#8221;, ovvero possibilisti sulla fine della politica monetaria accomodante, con il risultato che i rendimenti dei titoli a breve termine sono saliti portando a un appiattimento della curva dei rendimenti. </p>
<p>Alcuni osservatori iniziano a pensare che già nella seconda metà del 2011 la Bce inizierà a rialzare i tassi, è quindi lecito attendersi un futuro di crescita per i rendimenti dei titoli di stato (il decennale tedesco potrebbe puntare al 4% dal 3% circa attuale) e di discesa per i loro prezzi. I rendimenti obbligazionari tendono ad anticipare gli eventi, ed infatti il grafico del Bund future punta al ribasso ormai da fine agosto 2010.</p>
<p>Sembra quindi giunto il momento per iniziare ad alleggerire l’esposizione sul mercato obbligazionario e per incrementare quella sull’azionario.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4636/buone-le-prospettive-di-crescita-per-leuropa-e-il-momento-di-puntare-sulle-azioni">Buone le prospettive di crescita per l'Europa, e' il momento di puntare sulle azioni?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:12 di lunedì 24 gennaio 2011.</p>
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