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Enel

Settore pubblica utilita' in evidenza: Enel, Enl GP e Terna sotto i riflettori

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Enel

Il settore della pubblica utilità ha cercato di mettersi in evidenza in borsa nell’ultima ottava. Il mercato azionario nel suo complesso non è apparso particolarmente brillante, probabilmente anche a causa della revisione al ribasso per le stime di crescita dell’Italia da parte del Fondo monetario internazionale per il 2012 (1,3% invece del precedente 1,4%, un valore che mette il nostro paese in fondo alla classifica della crescita per i principali Paesi industrializzati e partner europei) e dei commenti del centro studi Confindustria che nella congiuntura flash ha evidenziato come l’Italia non tenga il passo rispetto ad una ripresa globale “tornata vigorosa”. A fronte di queste prospettive è normale che gli investitori rivolgano la propria attenzione a temi tipicamente difensivi come quello appunto delle utility.

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Enel in verde dopo ok a conversione centrale Porto Tolle

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia S&P Mib Utilities Enel Azioni Italia

Enel recupera terreno e prova a scacciare il rischio del testa e spalle ribassista in formazione da qualche settimana. Solo una vittoria oltre il massimo prenatalizio a 3,87 euro fornirebbe indicazioni rassicuranti dato che determinerebbe la ripresa del rialzo partito a inizio dicembre in direzione di 3,98 e quindi del top autunnale a 4,1525. Eventuali discese sotto area 3,73 euro causerebbero invece il completamento del pattern citato in precedenza, evento cui seguirebbe un approfondimento verso area 3,60.
Ieri il Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha annunciato il via libera alla conversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle (che attualmente funziona a olio combustibile), provincia di Rovigo. La decisione e’ stata presa in virtu’ del giudizio di compatibilita’ ambientale e dell’intesa con la Regione Veneto. Al termine dei lavori, il cui costo per Enel dovrebbe essere di circa 2 miliardi di euro, la centrale passera’ dagli attuali 2,7 GigaWatt di potenza a poco meno di 2: questo per compensare l’eccesso di capacita’ creatosi a seguito della riduzione dei consumi elettrici.
Secondo alcuni analisti si tratta di un progetto dalla tempistica non immediata, dato che non rientra nel piano industriale 2010-2014 e che i lavori non potranno iniziare prima di aver verificato la compatibilita’ con il programma di sviluppo dell’energia nucleare.

Il settore delle utilities invia segnali positivi, occhi puntati su Enel, Hera e Terna

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Enel Educational

Il settore delle utilities sta inviando segnali positivi da un punto di vista grafico sia a livello europeo sia domestico. Il grafico del settoriale Eurostoxx ha disegnato nel corso degli ultimi mesi, dai minimi di maggio, una estesa fase laterale delimitata dalla resistenza posta a 344 punti circa, messa alla prova più volte e superata a fine ottobre, in contemporanea con la rottura della media mobile a 200 sedute. Tutta la fase orizzontale può essere considerata come un ampio testa spalle rialzista, figura che sta ad indicare l’inversione del trend ribassista subito dal top di gennaio a 398,50 circa. Conferme in favore di una evoluzione rialzista di medio lungo termine verrebbero oltre i 348 punti, 50% di ritracciamento del calo dal top di aprile. In caso di superamento di questa soglia target a 358 e a 370. Sarebbero invece ribassi al di sotto di 338, top di settembre, ad allontanare le prospettive di rialzo.

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Enel: l'estero salva i conti, obiettivi confermati

pubblicato da Ferry Boat in: Enel Azioni Italia Assicurazioni

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Il terzo trimestre di Enel ha visto una crescita del giro d’affari e una flessione di tutti gli altri indicatori del conto economico rispetto allo stesso periodo del 2009, tuttavia il mercato sembra avere accolto senza troppi scossoni gli ultimi dati del gruppo, anzi. Il titolo oggi si muove in controtendenza al mercato e recupera quota 4,10 euro con un rialzo dello 0,24 per cento.

I ricavi sono cresciuti nel terzo trimestre del 4,8% a quota 18,17 miliardi di euro mentre l’utile cedeva il 17% riportandosi a 1,024 miliardi. Come nel caso dei risultati della prima semestrale di Enel Green Power, anche nel caso di Enel numerose operazioni straordinarie condizionano l’interpretazione dei risultati e delle performance del gruppo. Nel caso di Enel si tratta per esempio delle complesse manovre di riassestamento della controllata Endesa che è stata consolidata con il metodo integrale dopo l’acquisizione del 25,01% del capitale da Acciona che ha esercitato anticipatamente la sua put option sulla società. Gli effetti di questa manovra avevano comportato un provento di 970 milioni di euro per la concessione anticipata della put option al socio spagnolo. Altre poste straordinarie riguardano la cessione nel 2009 del 20% circa di Severenergia e di Enel Linee Alta Tensione.

Endesa, per altri versi, si rivela un motore propulsore fondamentale per Enel, dai mercati spagnoli e sudamericani è venuto il maggior input in termini di ricavi. L’Italia da sola rivela invece nel trimestre e nei nove mesi un panorama asfittico con un calo della domanda che il gruppo guidato da Fulvio Conti non ha saputo contrastare registrando flessioni dei volumi di vendita di elettricità e dei margini sugli stessi.

Per la fine dell’anno il gruppo conferma comunque tutti gli obiettivi forniti in passato: il debito dovrebbe scendere a 45 miliardi di euro, il mol a quella data dovrebbe attestarsi a 17 miliardi (quindi il rapporto tra i due sarebbe di circa 2,65) e l’utile dovrebbe superare i 4 miliardi di euro. Nei nove mesi il debt/equity è sceso da 1,11 a 1,04 e il capitale investito netto è salito a 99,87 miliardi di euro. La crescita continua dei ricavi sicuramente incoraggia le performance del gruppo, tuttavia la vendita di nuovi asset è chiaramente indispensabile nell’ottica di un rispetto dei covenant fissati sul debito con le banche. Di certo il giro di boa del 2011 porterà un gruppo diverso e proiettato verso una più alta redditività. L’abbattimento degli oneri finanziari in tal senso rimane un obiettivo primario.

Enel: Enel Green Power rispolvera la questione dei certificati verdi

pubblicato da Ferry Boat in: Persone & fatti Enel Azioni Italia

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Si accende l’attenzione per il comparto delle fonti rinnovabili in attesa dello sbarco in Borsa di Enel Green Power uno dei protagonisti del settore che di recente Enel ha deciso di quotare ottenendo però in fase di collocamento un corrispettivo di 1,6 euro per azione e quindi meno di quanto previsto dal range iniziale di 1,8-2,1 euro.

Sembra che a mancare sia stata la domanda degli istituzionali (attestatasi a 520 milioni di azioni) a fronte di una richiesta vigorosa da parte del retail (1,26 miliardi di titoli). D’altra parte le condizioni dell’offerta nel prospetto indicano un’offerta pubblica pari al minimo al 15% dell’offerta (compresa la quota destinata al mercato spagnolo) e per il resto per l’85% minimo rivolta agli istituzionali. In fase di collocamento le percentuali si sono invertite con il 77% circa assegnato al retail e il resto agli istituzionali. Insomma gli operatori professionali hanno aderito probabilmente meno delle attese e il retail ha supplito anche se il prezzo è scivolato alla fine sotto i margini della forchetta fissata inizialmente.

Al netto delle commissioni e della greenshoe Enel ha comunque ricavato circa 2,22 miliardi di euro dalla quotazione di Green Power (il rapporto prezzo/utili si è attestato a 17,7, quello prezzo/ebitda a 8,5 volte) e, secondo alcuni analisti, potrebbe dover mettere in vendita altri asset per contrastare il debito che è alla base della decisione di quotare il ramo delle energie rinnovabili. Contando la greenshoe al termine Enel ha ricavato circa 2,6 miliardi di euro.

Nel frattempo, comunque, il quadro normativo dell’intero settore è in forte accelerazione e la stessa Enel Green Power ne dovrà tenere conto. Per domani è prevista una riunione di Assoelettrica, l’associazione che riunisce i maggiori produttori di energia, durante la quale probabilmente si confronteranno punti di vista assai diversi sulle norme vigenti e su quelle in arrivo. A partire da quelle che regolamentano il mercato dei certificati verdi. Entro il 31 dicembre di quest’anno è atteso un Decreto del ministero dello Sviluppo che dovrebbe portare a un taglio del 30% dell’importo complessivo pagato per il ritiro dei certificati ritirati dal GSE. Di questa riduzione almeno l’80% dovrebbe provenire dal contenimento dei certificati verdi in eccesso. Enel Green Power nel suo prospetto ha già detto di tener conto nelle previsioni di questo fattore che comunque inciderà profondamente sul mercato delle rinnovabili. Gli attriti fra i vari operatori energetici italiani – si parla di quotate di rango come Eni, Enel, A2A, Acea, Hera, la controllata di Cir Sorgenia, Iride e una serie di altri operatori minori e di gruppi industriali che operano nel settore anche avendo core business di altra natura – non si limitano però solo a questo aspetto.

Attualmente (dato 2010) ogni produttore elettrico deve immettere in rete almeno il 6,05% della propria produzione (o dell’energia importata) da fonti tradizionali ricorrendo a fonti rinnovabili. Chi non ci riesce direttamente compra i certificati verdi. Quanto valgono? I certificati verdi nel 2009 hanno avuto un valore compreso tra i 112,82 euro per MWh (prezzo di riferimento di emissione del GSE pari al prezzo massimo) e gli 88,91 euro per MWh (il prezzo al quale il GSE li ha ritirati). Nello stesso hanno Il GSE in pratica ha ritirato 1,51 miliardi di euro di certificati. I tagli previsti saranno dunque assai significativi per l’industria.

Quello che però molti operatori contestano è l’indirizzamento delle esenzioni e l’eccesso di offerta di certificati verdi che ha generato il bisogno continuo di un intervento pubblico per il sostegno dei prezzi dei medesimi (tramite il GSE). C’è anche chi critica il fatto che spesso vengano equiparati impianti moderni ad alta efficienza (per certe centrali a gas di cogenerazione a ciclo combinato si arriva quasi al 70% in certi casi) a vecchie centrali che hanno un’efficienza assai minore (anche del 27% per certi vecchi impianti).

Insomma la questione rimane aperta e potrebbe darsi che il taglio dei finanziamenti del GSE comporti anche una revisione dei criteri del mercato che potrebbe davvero spingere a un ammodernamento degli impianti. Il problema è che in molti casi da una revisione potrebbero essere danneggiate proprio alcune centrali di Eni ed Enel ossia alcuni dei più formidabili asset dello Stato. Il caso di Enel che produce certificati verdi e li compra a un tempo (da Enel Green Power alle vecchie centrali) rivela però meccanismi ancora più complessi. Di certo della questione si parlerà ancora nei prossimi giorni.

Enel Green Power punta sul vento, ma al momento i pilastri sono idroelettrico e geotermia

pubblicato da Ferry Boat in: Le debuttanti - IPO Enel Azioni Italia Energy

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Venerdì in visita all’impianto catanese di 3Sun, il costruttore di pannelli fotovoltaici appena fondato da Enel Green Power, Stmicroelectronics e Sharp e in attesa delle ultime autorizzazioni, il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia ha auspicato l’Italia diventi leader nell’impiantistica di questo tipo. Sarebbe davvero un successo se così fosse, il ritardo dell’Italia nelle fonti rinnovabili è infatti uno dei fenomeni più contestati da diversi esperti del settore.

Fioccano gli esempi dell’enorme numero di impianti realizzati in Germania o in Giappone in condizioni climaticamente meno favorevoli. Grandi costruttori di pannelli fotovoltaici cinesi invadono i mercati europei e noi che pure siamo in grado di realizzare una centrale all’avanguardia come l’Archimede di Priolo non teniamo neanche lontanamente il passo con questi concorrenti. La svolta per il momento resta ancora tutta nelle attese ed è in buona parte affidata alla quotazione di Enel Green Power.

Sarebbe però sbagliato tralasciare che il motivo primo di questa quotazione è quello del rientro di Enel dal debito contratto per l’acquisizione di Endesa. Intesa Sanpaolo, Credit Suisse, Goldman Sachs, Mediobanca e Barclays sono tutte Joint Global Coordinator e Joint Bookrunner nell’ambito dell’Offerta Istituzionale e hanno sottoscritto (come giustamente evidenziato nel prospetto di quotazione di EGP) lo scorso 19 aprile una linea di credito rotativa quinquennale da 10 miliardi di euro. Queste banche hanno finanziato, con Unicredit (anch’essa Joint Bookrunner nell’ambito dell’Offerta Istituzionale), le conquiste di Enel con i Credit Agreement del 2007 e del 2009 e ora partecipano con un ruolo importante al collocamento dei titoli di Enel Green Power i cui proventi serviranno a coprire le esposizioni di Enel nei loro confronti.

D’altra parte Enel manterrà il controllo del 67,5% del gruppo anche in caso di integrale esercizio della Greenshoe e dunque continuerà ad avere oneri e onori condivisi con il suo campione dell’energia rinnovabile. Né al riguardo va dimenticato che la capogruppo continuerà a svolgere per Enel Green Power i servizi di gestione accentrata della tesoreria, i servizi di pagamento, dei crediti di firma, nonché del rischio di cambio e tassi d’interesse. Se un giorno Enel dovesse perdere il controllo di Green Power il gruppo potrebbe chiedere il rimborso anticipato dei crediti forniti all’attuale controllata.

Tutto questo non impedisce di analizzare i risultati del gruppo Enel Power per come essi sono ampiamente descritti e spiegati nel prospetto di quotazione da più di seicento pagine pubblicato a ridosso dell’avvio dell’offerta. Nel primo semestre del 2010 la società guidata da Fulvio Conti ha accresciuto del 10,5% il proprio fatturato portandolo a quota 1,03 miliardi di euro. Il conto economico ha però molto risentito del consolidamento di Ecyr e delle variazioni di perimetro. L’ebitda della società a perimetro costante avrebbe mostrato infatti un calo del 4,1% (circa 27 milioni da sottrarre ai 651 milioni registrati a perimetro variabile alla fine del primo semestre 2010) sul semestre del 2009 senza questa nuova società consolidata. D’altra parte questa stessa operazione ha comportato maggiori ammortamenti a valle del conto economico e ha costituito il grosso dei 35 milioni di euro che hanno ridotto a 415 milioni l’ebit di Enel Green Power. Insomma le grandi manovre in vista della quotazione hanno smosso un po’ tutto quanto.

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In attesa dell'Ipo di Green Power Enel punta ancora sulla Russia

pubblicato da Ferry Boat in: Enel Azioni Italia Energy

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La strada per la fine del 2010 per Enel è ancora lunga, ma la quotazione di Enel Green Power potrebbe renderla un po’ più breve. L’offerta è già stata approvata da Borsa Italiana e dalla Consob e qualcosa in attesa del prospetto già trapela sul mercato. Un’intervista di Fulvi Conti al Corriere della Sera ha parlato di multipli da 10-12 volte il margine operativo e quindi di un incasso da 3 miliardi di euro per ridurre il debito finanziario del gruppo che ammonta a 68 miliardi di euro. Con le altre cessioni il gruppo che progetta di far crescere nella percentuale del fatturato sempre maggiormente la componente estero dovrebbe riuscire ad abbassare da 51 miliardi a 45 miliardi di euro la posizione finanziaria netta.

Il gruppo si sta dimostrando sempre più attivo negli ultimi giorni in attesa del debutto di Green Power. Nei giorni scorsi Enel ha infatti eletto il management di 3Sun: la società formata dalla stessa Green Power, da Sharp e da Microelectronics sarà guidata da Andrea Cuomo e diverrà la più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici d’Italia con l’obiettivo di portare la produzione iniziale di 160 MW a 480 MW in pochi anni.

All’estero, nel frattempo, il gruppo ha puntato ancora sulla Russia e annunciato oggi la sigla di un memorandum d’intesa per la cooperazione e lo sviluppo delle reti intelligenti con IDGC Holding. Si tratta di un progetto che prevede, tra l’altro, la realizzazione dei contatori intelligenti nel Paese. La Russia, dove il gruppo controlla già il 19,6% di Severenergia che opera nell’upstream del gas, si conferma dunque un mercato tra i più importanti per il big energetico italiano.

Enel: risultati in crescita, ma il debito è da monitorare

pubblicato da Ferry Boat in: Enel Azioni Italia Assicurazioni

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Una crescita dei ricavi di oltre il 20% non può che essere incoraggiante e il giro d’affari di Enel da 34,2 miliardi di euro a semestrale la rende un gruppo sempre più un peso massimo dell’industria globale (per di più in un settore strategico come quello dell’energia).

La crescita è però in gran parte dovuta al cambiamento di metodo di consolidamento della spagnola Endesa da proporzionale a integrale. Buone anche le performance in Russia, mentre il mercato italiano si è mostrato in netto calo. Il gruppo insomma è cresciuto solo all’estero, in termini di fatturato, con una crescita dei ricavi del 107,6% in America Latina e Spagna a quota 14,8 miliardi di euro. La divisione internazionale non ha fatto meno con un apporto al giro d’affari di 3,11 miliardi di euro. La business unit mercato italiano ha ceduto il 13,8% dei ricavi portandosi a 9,14 miliardi di euro, ma l’ebitda è cresciuto del 20,6% a 193 milioni di euro. La business unit Infrastructure&Network, che vanta ricavi per 3,41 miliardi di euro, ha registrato una flessione dell’1,6% in termini di ricavi e del 23,5% in termini di risultato operativo (ebit a 1,4 miliardi).

Da ricordare le performance della quotanda Enel Green Power che registra un rialzo dei ricavi del 12,9% a 974 milioni di euro, ma una flessione dell’ebit del 2,4% a 495 milioni. Da un punto di vista patrimoniale va evidenziata la crescita dell’equity a 49,92 miliardi di euro a fronte di un debito in crescita di oltre 5 punti percentuali a quota 53,89 miliardi di euro. Il management ha spiegato che almeno 1 miliardo di euro di debito sono da attribuire alla contabilizzazione in euro e 1,4 miliardi alla conversione in euro di prestiti in natura straniera che avviene tramite operazioni di hedging.

Di certo un rapporto debt/equity sopra l’unità è ancora lontano dagli obiettivi del gruppo che però ha ribadito l’intenzione di rispettare i target di una riduzione del debito a 45 miliardi entro la fine dell’anno. Il debito ha una scadenza media di 6 anni e 9 mesi e un costo medio del 5,3 per cento e sicuramente una sua riduzione sarà favorita dalla cessione da 1,41 miliardi di euro della rete di Endesa a REE, così come la quotazione di Enel Green Power che dovrebbe portare risorse notevoli nelle casse del gruppo e aiutarlo a non deludere le agenzie di rating che tengono sott’occhio il suo livello di indebitamento.

Certamente i prossimi risultati operativi del gruppo saranno importanti anche per rendere più fiduciosi gli investitori che vorranno scommettere sulle fonti rinnovabili di Green Power per la quale la quotazione a ottobre rimane confermata.

Il governo rispolvera l'"agenda nucleare"

pubblicato da Ferry Boat in: Enel Azioni Italia Energy Finmeccanica

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Il governo del Bel Paese si concentra nuovamente sull’atomo. Il premier Silvio Berlusconi parteciperà, infatti, agli incontri di Washington sulla sicurezza nucleare. Già venerdì scorso l’incontro del presidente francese Nicolas Sarkozy a Parigi nell’ambito di un summit aveva visto un accordo Enel e Ansaldo Finmeccanica da un lato ed EdF e Areva dall’altro. Così, mentre Obama cerca di portare la Cina dalla propria parte nel braccio di ferro per le sanzioni all’Iran, il legame a cavallo delle Alpi sul nucleare si stringe. I protocolli di intesa siglati venerdì scorso a Parigi prevedono un impegno comune di almeno cinque anni e coinvolgono gran parte della filiera dell’atomo che il governo del Pdl sta cercando di ricostruire in Italia. Non a caso l’evento, per quanto in gran parte previsto, è finito sulle principali testate giornalistiche internazionali. D’altra parte i patti prevedono non solo una nuova alleanza fra Enel ed EdF che collaborano da tempo in questo settore, ma implicano a cascata, per esempio, una serie di accordi fra ricercatori universitari italiani e francesi e fra Andra e Sogin, le due società che dovranno gestire le scorie radioattive prodotte dagli impianti.

Nel contesto italiano l’ingresso nel progetto di Ansaldo Energia, società del gruppo Finmeccanica in via di quotazione, isola ancora di più la milanese A2A che pure preme da tempo per ricavarsi un ruolo nella rinascita nucleare del Bel Paese. Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, uno dei maggiori “sponsor” di un’alleanza nucleare con Parigi, ha sottolineato la crescita del ruolo italiano nel nuovo Epr, il reattore di terza generazione già in fase di realizzazione in Finlandia e nella francese Flamanville. Di quest’ultimo impianto Enel già controlla una quota, a Flamanville lavorano inoltre decine di imprese italiane. Le aspirazioni nucleari italiani– è importante sottolinearlo – rimangono aperte, però, anche alle tecnologie concorrenti come quella della Westinghouse, almeno ufficialmente. Per Areva, il più grande costruttore mondiale di centrali, la stretta di mano italiana è importante dopo le critiche per i rincari e i ritardi dell’Epr finlandese e dopo lo smacco subito ad Abu Dhabi con la vittoria della tecnologia sudcoreana per un progetto da 20 miliardi di dollari.

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Gli incentivi in Borsa

pubblicato da Ferry Boat in: Enel Azioni Italia Energy

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Male non faranno, ma certo non cambieranno le cose. Circa 300 milioni di euro spalmati tra scooter, elettrodomestici e macchinari rischiano di essere un finanziamento a pioggia in pratica inefficace se non per le piccole e piccolissime aziende. In Borsa fra incertezze e rumors si va cauti sulla valutazione degli effetti concreti dei nuovi incentivi pubblici a settori diversi dalla classica automobile. D’altra parte è prevista per oggi la discussione in Consiglio dei ministri sui nuovi incentivi fiscali e tutto dunque è ancora in forse, anche se qualche indiscrezioni di stampa dà già qualche indicazione.

Circa 85 milioni di euro dovrebbero andare alle abitazioni per l’alta efficienza energetica: si tratta della fetta più grande della torta che, per quanto esigua, punta però alla riduzione prospettica dei costi per le imprese e quindi potrebbe avere un effetto indiretto superiore all’investimento pubblico. Le quotate del variegato e discusso settore delle energie rinnovabili sono numerose e anche molte società con un core business diverso da quello energetico si stanno muovendo su questo piano.

Al riguardo basta ricordare che uno degli eventi finanziari di quest’anno è la quotazione di Enel Greenpower, ma anche i nomi di Alerion, Actelios, TerniEnergia, Kerself, Greenvision, Kinexia e Pramac. Queste e altre aziende hanno tutti contesti operativi e situazioni economiche e patrimoniali diverse, ma sono accomunate dai vantaggi che temporaneamente offre al settore il Bel Paese e dalle incertezze sul futuro degli incentivi che ancora scaldano il comparto e ne consentono un vivace sviluppo. L’interesse per le energie del futuro porta Autogrill a montare pannelli fotovoltaici e Stm ad avviare la produzione di impianti a pellicola a Catania insieme a Sharp. Diverse incertezze per il dopo-incentivi rimangono nell’aria, in ogni caso 85 milioni di euro ai vari produttori che intervengono nei processi di efficientamento energetico rimangono una cifra abbastanza trascurabile.

Il settore manifatturiero italiano riceve però anch’esso una serie di incentivi importanti: 58 milioni di euro andranno ai mobili per cucine e 50 agli elettrodomestici. A Piazza Affari soltanto spuntano De Longhi, Indesit ed Elica: difficilmente questi gruppi vedranno mutare considerevolmente i propri fatturati, anche se in tempo di crisi tutto fa brodo. L’ordine di grandezza degli interventi lascia sperare al massimo in pochi punti percentuali di fatturato. Gli incentivi sembrano comunque allettanti per i consumatori fino a 1.000 euro per chi acquista una cucina nuova, 130 euro per le lavastoviglie, il 20% per i forni elettrici fino a 1.500 euro.

Gli incentivi forse più interessanti vanno al settore motociclistico: sconto del 10% per motorini euro 3 e del 20% fino a 1.500 euro per motorini con doppia alimentazione o esclusivamente elettrica. In Borsa si vede solo Piaggio e la controllante Immsi mentre Ducati è fuori da Piazza Affari ma rappresenta ancora una realtà importante del settore. L’efficienza energetica sarà premiata anche sotto forma di incentivi alle “eco-case” il cui acquisto proporzionato al risparmio energetico potrà arrivare a 7.000 euro. Sul prezzo di una casa sono pochi, ma non fanno male. Come del resto si potrebbe dire per tutta questa piattaforma di incentivi che sui bilanci 2010 delle quotate forse si vedrà poco.