
Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Enel a fine mattinata si mantiene al di sotto della parita’. Il titolo viene appesantito dalla delusione degli operatori dopo la pubblicazione dei risultati 2009 e delle stime per i prossimi esercizi. La societa’ guadata dall’a.d. Fulvio Conti ha realizzato profitti netti pari a 5,4 miliardi di euro, in leggero rialzo rispetto all’anno precedente. L’utile ordinario e’ stato invece pari a circa 4 miliardi, livello che dovrebbe essere confermato anche nel 2010 per poi crescere ad appena 4,1 miliardi nel 2011. Solo per il 2014 Enel si attende un utile ordinario in consistente progresso a 5,4 miliardi di euro. La sostanziale stabilita’ di questa grandezza nell’attuale biennio e’ il principale responsabile della negativa performance odierna del titolo. Tra gli altri obiettivi principali del piano strategico 2010-2014 troviamo la riduzione del debito dagli attuali 51 miliardi di euro a 39, risultato che dovrebbe essere raggiunto anche mediante la cessione della rete elettrica ad alta tensione in Spagna entro luglio. A breve e’ inoltre prevista l’integrazione delle attivita’ nel settore delle energie rinnovabili con la controllata Endesa. La societa’ risultante sara’ controllata da Enel Green Power. Quest’ultima, secondo Conti, rappresenta uno strumento di crescita importante per tutto il gruppo. Il prospetto per l’ipo della societa’ dovrebbe essere depositato entro fine aprile.

Il business del secolo potrebbe essere davvero l’energia. In questo periodo ancora carico di incertezze per le borse e persino durante lo scorso difficile anno gli investimenti in energia sono cresciuti in netta controtendenza al mercato. Negli Stati Uniti, a Fremont, l’anno scorso un manipolo di fondi ha investito 286 milioni di dollari in un’industria dedita al fotovoltaico, la Solyndra. PricewaterhouseCoopers e l’Associazione nazionale americana dei fondi di venture capital hanno premiato questo investimento come il più ricco dell’anno ed effettivamente il secondo investimento della classifica non aveva racimolato neanche la metà dei fondi impiegati in Solyndra. Il primo produttore di energia da pellicola ultrasottile, la statunitense First Solar, ha incrementato il suo giro d’affari del 48% lo scorso anno e confermato le stime di crescita per quest’anno.
Sicuramente l’interesse oltre l’Atlantico per le rinnovabili deriva anche dall’incoraggiamento del governo Obama che si è tradotto in diverse forme di incentivazione. Anche nel Vecchio Continente però l’attenzione per le fonti rinnovabili è altissima e il quadro tariffario, mercato per mercato, la fa da padrone.
L’interesse per le fonti rinnovabili ha portato ben 4,09 miliardi di euro sul settore nel 2009 a livello globale, l’occasione nel frattempo si è fatta ghiotta anche per l’Italia che desta sempre più l’interesse dei grandi investitori internazionali e ha già registrato forti rialzi nel settore delle rinnovabili a Piazza Affari.
La prossima quotazione del 30% di Enel Green Power probabilmente attirerà ancora di più l’attenzione del mercato. L’evoluzione del comparto in Italia è però ben misurabile. Nel Vecchio Continente il venir meno degli incentivi pubblici ha portato a un crollo degli investimenti in Germania e nel Regno Unito, mentre nel Bel Paese, per il momento, il quadro tariffario rimane vantaggioso, a tutto vantaggio dell’industria che compirà decisivo balzo in avanti con l’avvio di uno dei più grandi impianti d’Europa per la produzione di pannelli solari a film sottile con tripla giuntura particolarmente adatti per gli impianti di medie e grandi dimensioni. Finalmente si attiverà il trascurato e avanguardistico centro M6 di Catania, i padrini del progetto sono Stmicrolectronics e Sharp. Le energie rinnovabili interessano però un po’ tutti a quarant’anni dalla fine del petrolio (o almeno della sua convenienza) e nell’epoca dei certificati verdi e del protocollo di Tokyo.
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Gli analisti di Deutsche Bank hanno alzato il giudizio sul comparto europeo della pubblica utilità da “underperform” a “neutral” ed hanno ribadito che all’interno del settore delle utilities Enel è tra i titoli preferiti. Ma non solo Enel presenta un quadro grafico interessante nell’ambito del comparto, anche A2A ed Iride sono meritevoli di attenzione nonostante le recenti flessioni.

Movimenti interlocutori di Enel (+0,12%) in attesa dei risultati trimestrali del gruppo. La società ieri ha ceduto terreno a Piazza Affari durante la seduta di ieri subendo probabilmente i contraccolpi del mercato. In giornata sono però anche arrivate notizie relativamente positive, come quelle ricavabili dalla trimestrale della controllata spagnola Endesa. Il gruppo iberico ha infatti più che dimezzato l’utile dei primi nove mesi del 2009 da 6,8 a 3,05 miliardi di euro circa; ma nel 2008 aveva ricavato 4,87 miliardi dalla cessione degli asset di E.On mentre quest’anno l’incasso “straordinario” è stato principalmente riconducibile alla vendita di alcune attività ad Acciona per 1 miliardo di euro circa (in termini di capital gain).
Tolte le poste straordinarie dunque l’utile netto del gruppo mostra una crescita del 5,1% su base annua, nonostante il calo della domanda principalmente dovuto al mercato spagnolo. La produzione complessiva di elettricità è scesa del 6,2% a quota 105.369 GWh, ma i margini sono cresciuti grazie a sinergie con Enel e ad azioni di taglio dei costi soprattutto nella distribuzione. Positive le performance del Sudamerica. Da evidenziare anche che il debito finanziario netto è cresciuto a 19,3 miliardi di euro (+25%) in nove mesi anche a causa dei dividendi da 6,5 miliardi. I debiti hanno così superato il patrimonio netto che è invece sceso a 18,57 miliardi di euro.
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Da Mosca a Bolzano, da Madrid a Santiago del Cile l’Enel di Fulvio Conti è ormai un gigante internazionale con posizioni di leadership in Italia, Spagna, Russia, Cile e in Slovacchia. Un gigante che è anche fortemente attivo nelle strategie di differenziazione del mix energetico italiane promosse dal Governo (anche a causa della nostra eccessiva esposizione alla volatilità dei mercati del greggio e del gas). L’ultimo accordo del gruppo, dopo le campagne d’Oltralpe, riguarda però Bolzano e la nuova socia Sel (Società Elettrica Altotesina) con cui è stato ratificato un accordo progettato un anno fa.
In pratica il colosso italiano dell’energia entra con una quota di minoranza (il 40%) in una nuova società che gestirà l’idroelettrico della Provincia di Bolzano. In gioco ci sono 616 MW da 12 concessioni di grande derivazione idroelettrica e 17 MW da 8 concessioni di piccola derivazione. Si tratta di piccoli passi, se si confrontano ai 26 mila MW di produzione di energia idroelettrica in Italia della sola Enel, ma anche di una mossa strategica viste le potenzialità del comparto e la sua crescente importanza nel contesto delle norme internazionali sul rispetto dell’ambiente e l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica.
La nuova società nasce infatti con l’obiettivo di creare nuovi impianti e sviluppare ulteriormente la produzione. In circa 340 milioni di euro è stato individuato il valore degli asset ceduti da Enel alla newco in cambio delle proprie quote azionarie nella nuova società. La Provincia di Bolzano, che controlla il 94% del capitale di Sel, è stata comunque brava a mantenere il controllo della newco con una quota del 60 per cento.

Passano un po’ in sordina i realizzi odierni sul titolo Edison. La società di Foro Bonaparte, dopo aver chiuso la seduta di venerdì con un rialzo del 4,32% oggi cede lo 0,91% a Piazza Affari muovendosi in controtendenza al mercato. In questi giorni però la multiutility, divisa tra un socio francese di peso come EdF e un pool di società italiane dei servizi guidate da A2A, ha fatto molto parlare di sé.
Per questo autunno era già previsto un dibattito sul riassetto della compagine azionaria: il primo sasso nello stagno lo ha gettato l’amministratore delegato di Enia Andrea Viero, che in molti ipotizzano come prossimo direttore generale della società che dovrebbe nascere dalla fusione tra la stessa Enia e Iride.
Viero ha annunciato entro un mese un progetto dei soci di industriali di A2A in Edison (Enia, Sel e Dolomiti Energia) per la valorizzazione delle rispettive partecipazioni nel gruppo di Foro Bonaparte. Come noto da tempo A2A cerca di salire dall’attuale 51% al 100% di Delmi, la società che divide con EdF il controllo di Transalpina e dunque di Edison.
Enia, con la propria quota del 15% di Delmi è il secondo socio italiano del gruppo dopo A2A ed è seguita da Sell e Dolomiti Energia che controllano il 10% ciascuna di Delmi. Nei mesi scorsi i soci avevano sempre rifiutato di cedere le proprie quote ad A2A a causa del forte calo delle borse che li avrebbe costretti a registrare delle pesanti minusvalenze, il recente recupero dei listini potrebbe però aver mutato lo scenario e già qualcuno oggi ipotizza uno spezzatino di Edison fra francesi e soci italiani. In realtà, al riguardo, EdF ha già chiarito di non apprezzare l’ipotesi, i diversi dossier sul tavolo potrebbero però portare a qualche novità. Il nucleare innanzitutto.
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Da tempo Fulvio Conti combatte per un ritorno dell’Italia al nucleare e l’ultima intervista all’amministratore delegato di Enel pubblicata da Il Sole 24 Ore conferma la decisione di procedere senza incertezze su questo percorso. L’obiettivo è quello strategico di riequilibrare il mix energetico italiano già troppo dipendente dai combustibili fossili (in gran parte di importazione) e di ripartire la nostra dieta energetica riservandone metà a energie rinnovabili e nucleare.
Sul piano politico c’è senz’altro molto da fare, si attendono i criteri posti dal ministero per lo Sviluppo Economico per la scelta dei siti dove sorgeranno le centrali, si attendono indicazioni sugli incentivi alle popolazioni locali che potrebbero opporsi ai progetti. Conti vorrebbe vedere il primo cantiere già nel 2013 e pensa a una centrale che costa 4 miliardi di euro, ma produce almeno 1.300 Megawatt con la nuova tecnologia francese epr. Per produrre un quarto dell’energia italiana con l’atomo servirebbero almeno dieci di queste centrali e una macchina del consenso capace di appianare tutte le prevedibili controversie e opposizioni locali: non sarà semplice.
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Per un gruppo fortemente indebitato come Enel, un’attenta gestione degli oneri finannziari e della patrimonializzazione è, più che una scelta, una necessità. L’amministratore delegato Fulvio Conti lo ha capito da tempo e le due importanti operazioni su cui la maggiore società energetica del Bel Paese ci ha appena informato sono finalizzate proprio alla riduzione del debito e al contemporaneo aumento del patrimonio del gruppo.
L’aumento di capitale da 8 miliardi di euro è sicuramente l’argomento del giorno a Piazza Affari, anche perché un prezzo unitario di 2,48 euro comporta uno sconto del 30% (al netto del dividendo) sui corsi post effetto diluizione. Si tratta di condizioni favorevoli al successo dell’offerta in opzione di 13 azioni per ogni 25 possedute e i ribassi in corso a Piazza Affari sicuramente riflettono (in parte per fortuna) lo sconto effettuato e l’andamento tipico delle società che fanno ricorso al mercato per ristabilire un corretto equilibrio finanziario interno. Con oltre 3,2 milioni di azioni di nuova emissione il numero dei titoli in circolazione in pratica aumenta di un terzo. Tutto questo porta ovviamente un giovamento proporzionale al patrimonio netto.
Nella stessa direzione va la cessione dell’80% di Enel Rete Gas che comporta, oltre all’incasso di 480 milioni di euro e la distribuzione di dividendi e riserve a Enel Distribuzione per un ammontare di 245 milioni, il deconsolidamento (soprattutto) di un debito da 1,2 miliardi di euro.
In questa maniera cresce il patrimonio netto che al 31 marzo ammontava a 27,98 miliardi di euro e diminuisce il debito finanziario che alla stessa data era pari a 50,83 miliardi di euro. Il rating della società dovrebbe dunque quanto meno rimanere invariato (A-/A-2 quello di S&P’s con credit watch negativo, P1 con oultook negativo quello di Moody’s e A-/F2 quello di Fitch).
Gli investimenti che il gruppo programma per il futuro sono d’altra parte ingenti e complessi. Ricordiamo a titolo di esempio la sigla di un accordo con EdF per lo sviluppo del nucleare in Francia e in Italia tramite la costruzione di tre nuovi impianti Epr in Francia e altri quattro in Italia. Le pressioni politiche e sociali sul tema sono ormai all’ordine del giorno con il Governo che preme per la costruzione dei nuovi impianti e i sondaggi (ne citiamo uno riportato da Reuters) che danno al 14% la quota di italiani favorevoli. Di certo il blocco dei lavori imposto circa un anno fa al più importante prototipo francese di EPR, quello di Flamanville al quale partecipa con una quota del 12,5% anche Enel, non depone a favore né dei francesi, né degli italiani. Interventi importanti sono stati anche fatti sull’altro Epr europeo, quello finlandese che molti hanno giudicato un fallimento.
Se l’Autorità per la sicurezza nucleare (ASN) ha parlato in passato di ripetuti errori che manifestano una mancanza di rigore inaccettabile, forse sarà maglio andarci con i piedi di piombo (è proprio il caso di dirlo) anche in Italia.

La delegazione italiana di governo, Confindustria, Abi e Ice ha sicuramente dato l’occasione a Vladimir Putin di mandare un segnale forte al mondo in un periodo in cui l’economia globale trema e i mercati più a rischio subiscono i danni maggiori. Proprio questo il caso della Russia. Osannata per anni mentre il petrolio volava e Gazprom diventava un gigante capace di tenere in scacco energetico il Vecchio Continente, la Federazione ex-comunista ha rischiato un’implosione senza scampo nel corso dello scorso anno e ancora oggi è alle prese con una crisi drammatica.
Soltanto venerdì scorso il ministro dello Sviluppo economico Elvira Nabiuluna ha annunciato un calo del Pil russo del 7% nel primo trimestre: dato nelle previsioni, ma ugualmente grave, come il tasso di disoccupazione ormai sopra l’8% che implica milioni di lavoratori per le strade. I tempi in cui le contrattazioni sulla Borsa di Mosca venivano sospese di continuo sembrano passati. Il collasso del sistema bancario e finanziario derivante dalla fuga degli investitori sembra anch’esso scongiurato. Sicuramente, però, i problemi sono ancora gravi, come dimostra anche il fatto che Vladimir Putin ieri abbia dovuto rassicurare un parlamento (in gran parte costituito dai suoi uomini) ricordando che l’intervento anti-crisi da 90 miliardi di dollari è sufficiente a mantenere il Paese sui binari.
L’Italia è uno dei paesi al mondo più interessati a questo salvataggio dell’economia russa dalla crisi. L’anno scorso l’import da Mosca ha superato i 16 miliardi di euro con un incremento del 10,10% mentre l’export ha toccato quota 10,46 miliardi di euro (+9,5% anno su anno).
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Rialzo del 3,4% ieri per Fastweb
Rialzo del 3,4% ieri per Fastweb grazie notizie di stampa del fine settimana: un importante quotidiano ha infatti scritto che il 2008 sara’ sicuramente il primo anno di utile della storia di Fastweb e che le difficoltà del 2009 non dovrebbero impedire, secondo quanto dichiarato dallo stesso amministratore di Fastweb Stefano Parisi, una crescita della marginalita’ della societa’. La chiusura di seduta è stata registrata a 18.060 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 18.100 ed un minimo a 17.420 euro. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 86,718 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 24 % circa. I segnali tecnici evidenziano una fase di mercato moderatamente direzionata. L’indirizzo più probabile del trend è tuttavia al rialzo, con obiettivi estesi fino a 20.034 euro. L’RSI (relative strength index) a 8 sedute è in zona neutrale, non si registrano pressioni per un mutamento del trend in atto. L’obiettivo di rialzo indicato è raggiungibile a seguito di movimenti che comportino nel breve la rottura di 18.378 euro. Il quadro rialzista presentato in precedenza viene compromesso dalla rottura, confermata in chiusura di giornata, di 16.993 . La violazione di questo livello, limite massimo per eventuali flessioni contro la tendenza attesa, allenterebbe le spinte al rialzo. Attendere tuttavia una conferma in daily close successiva alla rottura del supporto prima di intervenire al ribasso. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Prezzi in rialzo dell’1,8% ieri per Enel
Prezzi in rialzo dell’1,8% ieri per Enel che si muove controtendenza rispetto al mercato dopo l’annuncio ufficiale dell’acquisizione del 25% di Endesa dall’ormai ex partner Acciona. Enel paghera’ 11,1 miliardi di euro piu’ 2,9 miliardi in asset Endesa per salire al 92% circa del capitale dell’utility iberica. Secondo un quotidiano francese, poi confermato da una nota del Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, la societa’ italiana e’ in procinto di acquisire un 12,5% del secondo progetto transalpino Epr (energia nucleare). La chiusura di seduta è stata registrata a 4.328 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 4.413 ed un minimo a 4.293 euro. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 53,201,568 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 25 % circa. Rialzi al di sopra di area 4,40 manterrebbero vivo il rimbalzo prospettando movimenti in area 4,50 e successivamente 4,63. Discese sotto 4,22 euro rischio di ripresa del trend ribassista che ha caratterizzato l’andamento del titolo di recente. Target in quel caso a 4 euro. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.
Saldo positivo ieri per Tod’s
Saldo positivo ieri per Tod’s che ha approfittato dei progressi della big francese PPR. La distanza che separa le due chiusure più recenti è infatti del 1.3 %. I volumi scambiati nell’ultima seduta, di 77,758 pezzi, risultano superiori a quelli della media settimanale del 23 % circa. Ricordiamo che sul finire della scorsa settimana PPR aveva pubblicato dati 2008 leggermente migliori di quelli dell’esercizio precedente. La chiusura di seduta è stata registrata a 30.300 dopo che il titolo aveva toccato un massimo a 30.980 ed un minimo a 29.740 euro. Il titolo dell’azienda di Diego Della Valle sta provando a ritracciare la flessione subita nelle ultime 6/7 sedute, per provare un attacco alle resistenze a 32 euro, livello oltre il quale verrebbe riattivato il rally originato dal bottom di fine gennaio in direzione dei target a 34 e 37. La volatilità storica calcolata a 3 mesi è in linea con quella media di mercato. In base all’analisi del Beta (calcolato sulle ultime 23 sedute) il titolo risulta difensivo, attenua cioè i movimenti dell’indice, ed è da inserire in portafoglio solo se le aspettative sull’indice di riferimento sono di ridimensionamento.