mercoledì 10 marzo 2010

Energie rinnovabili: un settore ancora in grande fermento

pubblicato da riva in: Enel Azioni Italia Energy

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Il business del secolo potrebbe essere davvero l’energia. In questo periodo ancora carico di incertezze per le borse e persino durante lo scorso difficile anno gli investimenti in energia sono cresciuti in netta controtendenza al mercato. Negli Stati Uniti, a Fremont, l’anno scorso un manipolo di fondi ha investito 286 milioni di dollari in un’industria dedita al fotovoltaico, la Solyndra. PricewaterhouseCoopers e l’Associazione nazionale americana dei fondi di venture capital hanno premiato questo investimento come il più ricco dell’anno ed effettivamente il secondo investimento della classifica non aveva racimolato neanche la metà dei fondi impiegati in Solyndra. Il primo produttore di energia da pellicola ultrasottile, la statunitense First Solar, ha incrementato il suo giro d’affari del 48% lo scorso anno e confermato le stime di crescita per quest’anno.

Sicuramente l’interesse oltre l’Atlantico per le rinnovabili deriva anche dall’incoraggiamento del governo Obama che si è tradotto in diverse forme di incentivazione. Anche nel Vecchio Continente però l’attenzione per le fonti rinnovabili è altissima e il quadro tariffario, mercato per mercato, la fa da padrone.

L’interesse per le fonti rinnovabili ha portato ben 4,09 miliardi di euro sul settore nel 2009 a livello globale, l’occasione nel frattempo si è fatta ghiotta anche per l’Italia che desta sempre più l’interesse dei grandi investitori internazionali e ha già registrato forti rialzi nel settore delle rinnovabili a Piazza Affari.

La prossima quotazione del 30% di Enel Green Power probabilmente attirerà ancora di più l’attenzione del mercato. L’evoluzione del comparto in Italia è però ben misurabile. Nel Vecchio Continente il venir meno degli incentivi pubblici ha portato a un crollo degli investimenti in Germania e nel Regno Unito, mentre nel Bel Paese, per il momento, il quadro tariffario rimane vantaggioso, a tutto vantaggio dell’industria che compirà decisivo balzo in avanti con l’avvio di uno dei più grandi impianti d’Europa per la produzione di pannelli solari a film sottile con tripla giuntura particolarmente adatti per gli impianti di medie e grandi dimensioni. Finalmente si attiverà il trascurato e avanguardistico centro M6 di Catania, i padrini del progetto sono Stmicrolectronics e Sharp. Le energie rinnovabili interessano però un po’ tutti a quarant’anni dalla fine del petrolio (o almeno della sua convenienza) e nell’epoca dei certificati verdi e del protocollo di Tokyo.

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venerdì 05 marzo 2010

Prysmian sale dopo la vendita della quota da parte di Goldman Sachs

pubblicato da riva in: Azioni Italia Energy

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Prysmian a fine mattinata torna sopra la parita’ dopo un avvio debole. Il titolo nella parte iniziale della seduta era stato penalizzato dalla notizia della vendita della quota del 16,8% in mano a Goldman Sachs, gran parte della quale detenuta tramite il veicolo denominato Prysmian (Lux) II S.à r.l.

Si tratta dell’ultima tranche della partecipazione di maggioranza detenuta da Goldman Sachs, partecipazione che e’ stata progressivamente ridotta dopo l’approdo in borsa della ex divisione Pirelli Cavi. Le azioni sono state cedute a investitori qualificati attraverso un’offerta gestita da Goldman Sachs International e Banca IMI S.p.A. in qualità di Joint Bookrunner.

Nonostante l’iniziale sbandamento (secondo i rumor il prezzo di vendita sarebbe stato di 12,75 euro, contro i 13,20 della chiusura di ieri) la notizia e’ da considerarsi positiva in quanto le azioni sono finite direttamente nei portafogli di investitori istituzionali senza passare per il mercato, circostanza che ha evitato il riversarsi delle azioni in borsa con conseguente deprezzamento del titolo.

Da notare che 1,5 milioni di azioni sugli oltre 30 milioni venduti da Goldman Sachs sono stati acquistati dall’amministratore delegato di Prysmian Valerio Battista, con un investimento vicino ai 20 milioni di euro. Il manager, che deteneva gia’ una quota dello 0,4% e’ cosi’ salito all’1,2%. Si tratta in sostanza di una evidente dimostrazione di fiducia nelle prospettive della societa’.

Prysmian ha da poco presentato i risultati 2009. Ricavi e profitti sono scesi rispettivamente del 17,4 e del 37,9 per cento su base annua, ma l’Ebitda adjusted ha superato, seppur di poco, le stime di consensus. Il dividendo e’ stato confermato a 0,417 euro per azione. Nonostante le incertezze

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lunedì 08 febbraio 2010

Fonti rinnovabili all'attenzione del mercato in attesa del nuovo sistema di incentivi

pubblicato da riva in: Utilities Azioni Italia Energy

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Periodo importante per i titoli del comparto delle energie rinnovabili. Il settore è sicuramente influenzato da un certo fermento visibile anche dalle performance borsistiche di gran parte delle aziende interessate.

Spiccano casi come quello di TerniEnergia, il cui titolo è passato dagli 1,5-1,7 euro di inizio anno agli attuali 4 euro (dopo massimi in zona 5 euro). Il gruppo comunica di continuo la sigla di nuovi contratti e con qualche strappo vola in Borsa. Qualcuno ritiene che dopo aver superato i 100 milioni di euro di capitalizzazione TerniEnergia quoti ormai in linea con il proprio fair value, ma il comparto e questo stesso titolo rimangono molto dinamici. Casi simili quelli di Kinexia, Pramac ed Erg Renew. Non mancano, però, società dalle performance deludenti. KR Energy in un mese è passata da 20 a 13 centesimi in buona parte per via della crescita dell’indebitamento della holding e anche Actelios, la società dei Falck attiva nel ramo dei termovalorizzatori, ha visto i prezzi scendere da 4,4 a 3,4 euro in pochi mesi. Tutto il comparto delle rinnovabili sarà comunque influenzato dall’atteso cambiamento normativo.

Qualche tempo fa un analista evidenziava che il taglio degli incentivi all’energia solare in Germania, primo produttore globale di energia fotovoltaica, ha permesso lo spostamento di notevoli capitali in Italia dove le più giovani politiche di incentivazione sembrano garantire un contesto più vantaggioso. In Italia, però, gli incentivi alla produzione da fonti rinnovabili iniziano a costare cari ed è già prevista una riduzione nel 2010, pertanto in realtà la partita si gioca ormai sull’entità del taglio e sui vantaggi che il Bel Paese potrà lasciare alle società dell’energia verde.

Il presidente dell’autorità per l’Energia Alessandro Ortis in un recente intervento in Parlamento ha ricordato che gli incentivi hanno superato i 2 miliardi di euro nel 2009, che dovrebbero raggiungere i 3 miliardi quest’anno e superare i 5 miliardi di euro nel 2015: “Rischiano dunque di emergere, nel medio termine, evidenti problemi di sostenibilita’ economica degli attuali meccanismi di incentivazione posti a carico dei consumatori – ha concluso Ortis - ciò suggerisce una necessaria rivisitazione del complesso degli stessi meccanismi”.

Sul tema è intervenuta anche l’Aper (l’Associazione produttori energia da fonti rinnovabili) che ha condannato le indiscrezioni sulle modifiche ancora in via di elaborazione, ma ha anche sottolineato che l’ultima versione del testo di decreto giuntale a fine gennaio lascia qualche perplessità. Fra le altre cose, sarebbero eccessivi i tagli previsti alle tariffe incentivanti e il decremento annuale delle stesse tariffe stimato nel documento desterebbe perplessità.

Il dibattito sull’argomento è dunque molto vivo in questi giorni e i corsi dei titoli interessati ne rispecchiano le alterne vicende. In un settore tanto complesso e variegato ogni società presenta spesso delle peculiarità che vanno analizzate singolarmente, tuttavia l’evoluzione del quadro normativo e tariffario rimane per tutti uno dei principali catalizzatori del prezzo.

lunedì 18 gennaio 2010

Eni: nuovo anno, vecchie sfide

pubblicato da riva in: Eni Azioni Italia Energy Scaroni Paolo

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Il 2010 chiederà al management di Eni delle scelte strategiche per il futuro. Cambiamenti importanti urgono, infatti, su più fronti. L’annosa questione della proprietà di Snam e degli assetti proprietari delle reti di condutture che da diverse direzioni pompano il gas in Europa e in Italia rischia infatti di complicarsi ogni giorno di più. Il pericolo, per la società guidata da Paolo Scaroni, è quello di una maxi-sanzione fra i 500 milioni e il miliardo di euro per via del ruolo dominante nei gasdotti europei Tag, Transitgas e Tenp. L’Antitrust europeo minaccia infatti dei provvedimenti che potrebbero impattare pesantemente sui conti del cane a sei zampe.

La faccenda si interseca con quella del controllo di Snam e quindi della rete nazionale di distribuzione e di società collegate ad altre attività di “sistema” come la gestione degli stoccaggi di Stogit. Più volte il controllo della rete da parte di uno degli operatori è stato criticato da diversi osservatori, tuttavia Scaroni ha sempre ottenuto un tacito assenso dalla politica quando ha osservato in passato che sostanzialmente tutti i maggiori operatori europei controllano ancora ampie parti delle infrastrutture. Quando di recente Alessandro Ortis, numero uno dell’Autorità dell’energia, ha ricordato ancora una volta il predominio della società di San Donato nelle forniture di gas del Bel Paese, è stato facile per i giornali ricordare le annose diatribe sul caso. Di recente anche il fondo attivista Knight Vinke ha sostenuto posizioni simili, ma per motivi diversi: uno scorporo delle attività di downstream (Snam compresa) da quelle di upstream secondo il fondo liberebbe valore e favorirebbe una migliore distribuzione del debito. Scaroni ha risposto che tenere certe attività regolate insieme alle altre (il business del gas con quello del petrolio) favorisce la solidità dell’azienda, ma la crisi della domanda di gas di quest’anno mette un po’ in forse un simile assunto.

La compagnia petrolifera fondata da Enrico Mattei si confronta però in questi giorni anche con un altro caso di portata internazionale. In Uganda l’Eni ha puntato tanto, fino ad arrivare a un accordo da 1,5 miliardi di euro con Heritage per l’acquisizione del 50% dei blocchi 1 e 3A del bacino del Lago Albert controllati dalla società. Il socio di Heritage Tullow Oil, il più grande esploratore britannico nel comparto petrolifero, ha però insistito per dire la sua e ha esercitato il proprio diritto di prelazione sugli asset di Heritage in maniera da gestire in proprio il processo di sviluppo di questi giacimenti che potrebbero equivalere a riserve per 2 miliardi di barili. Si tratta comunque per Tullow di una scommessa ardita, perché gli operatori del settore sono ben consapevoli che il gruppo non ha le competenze necessarie per lo sviluppo di un progetto tanto complesso e che ha quindi bisogno urgente di partner qualificati che l’aiutino a ripagarsi gli investimenti. Il progetto domani potrebbe davvero cambiare l’Uganda e prevede la costruzione di un certo numero di infrastrutture. Eni rimane alla finestra fiduciosa in una positiva evoluzione del dossier entro il prossimo mese. Di certo però questa presa di posizione di Tullow complica le cose.

venerdì 27 novembre 2009

Utility sotto pressione a causa dei prezzi dell'energia

pubblicato da riva in: Azioni Italia Energy

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Nuovi segnali di allarme per il mondo delle utility. Il settore delle società dei servizi, nonostante il suo carattere spiccatamente difensivo sui listini, è travagliato da una serie di inattese novità che hanno penalizzato più di una volta i corsi. L’ultimo report di Morgan Stanley suona un altro campanello di allarme: la redditività delle case dell’energia potrebbe infatti declinare nel 2010 per via di un nuovo taglio ai prezzi di energia e gas.

La previsione getta luci fosche indirettamente anche su tutta l’economia, basta pensare all’importanza che la domanda ha avuto come catalyst dei prezzi del greggio nell’ultimo anno. Non tutto il male vien per nuocere però: Morgan Stanley nella propria panoramica sul mondo delle utility ha infatti promosso le nostrane Snam Rete Gas e A2A a top picks, ossia le ha inserite nella classifica delle azioni preferite.

Qualche novità positiva in fondo mancava al settore dopo gli ultimi mesi di dieta dettata dalle multe europee per aiuti di Stato. Le sanzioni che hanno messo a repentaglio la cedola di diverse società hanno infatti generato un vero e proprio terremoto nel mondo delle municipalizzate dei servizi e messo il bastone fra le ruote di Iride ed Enia dirette verso una fusione ormai rinviata a data da definirsi.

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martedì 24 novembre 2009

Edison a tutto gas

pubblicato da riva in: Utilities Azioni Italia Energy

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Per quanto divisa appaia ogni giorno di più fra azionisti d’orientamento antitetico, Edison conferma negli ultimi mesi la propria attività ad ampio respiro su tutto il Mediterraneo (e oltre) e si dimostra un gruppo più che dinamico anche a livello commerciale.

Le ultime novità provengono da Galsi, il gasdotto da 8 miliardi di metri cubi all’anno di cui la società controllata da EdF e da un gruppo di azionisti italiani guidati da A2A controlla circa il 20,8% del capitale. La nuova pipeline rappresenta una grande occasione per la Regione Sardegna (che partecipa con una quota dell’11,6% al progetto tramite Sfirs) e per il gigante del gas algerino Sonatrach che è il maggiore azionista (e fornitore) con una quota nel progetto Galsi del 41,6%. In Galsi sono presenti anche Enel ed Hera, ma il ruolo di Edison è il secondo dopo quello degli algerini. Né si tratta dell’unico progetto infrastrutturale messo in piedi da Edison.

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lunedì 23 novembre 2009

Eni: successi in Angola, ma il dossier austriaco resta caldo

pubblicato da riva in: Eni Azioni Italia Energy

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Eni continua a far parlare di sé e oggi registra un buon rialzo di oltre 1,3 punti percentuali dopo aver raggiunto un accordo con la britannica Heritage Oil che a Londra registra un rialzo del 2,76 per cento. È ancora il sole africano che scalda le quotazioni di questi big petroliferi e con il nuovo deal Eni ha ottenuto la possibilità di avere un ruolo di primo piano in alcuni giacimenti dell’Uganda (blocchi 1 e 3A).

I numeri in campo sono estremamente interessanti: i giacimenti in questione si trovano, infatti, nel lago Albert al quale sono attribuite risorse per 1 miliardo di barili di petrolio equivalente di cui circa 700 milioni già scoperti. Per la società guidata da Paolo Scaroni l’Africa non è ovviamente una novità e rappresenta senz’altro un’area importante per le prospettive del gruppo. Egitto, Nigeria, Libia, Congo, Ghana rappresentano paesi importanti sia allo stato delle cose che in prospettiva, ma presentano anche difficoltà e contesti diversi che spaziano dalle problematiche ambientali e sociali della Nigeria (che hanno già pesato notevolmente sulle performance di tutta la società durante il 2008 e il 2009), alle difficoltà tecniche del Congo, dove il petrolio dovrà in molti casi essere estratto dalle sabbie bituminose, alle trattative “politiche” in Egitto o in Libia.

Un puzzle di contesti reso più complicato dalle vere e proprie gare fra vari competitor internazionali spinti verso l’Africa dalla forte volatilità del greggio sui mercati internazionali. Il crescente ruolo degli operatori cinesi anche in Africa è solo uno degli esempi più noti della gara per l’approvvigionamento energetico nel contesto internazionale. Lo scacchiere africano è però solo uno dei tanti in cui si trova operare la più grande società italiana.

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venerdì 20 novembre 2009

Iride-Enia: non c'è accordo sul dividendo straordinario

pubblicato da riva in: Utilities Azioni Italia Energy

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Ancora tensioni intorno alla travagliata fusione Iride-Enìa. Le difficoltà in vista della scadenza ormai prossima - per il prossimo 30 novembre dovrebbe essere siglato un improbabile accordo definitivo - invece di diminuire si accrescono, anche se bisogna dire che più che le intenzioni a mutare negli ultimi mesi è stato il contesto legale delle multiutility. Iride ed Enia insomma rischiano di cambiare o sono già cambiate rispetto a quando hanno deciso un concambio di 4,2 azioni ordinarie Iride per ogni azione Enìa: sia per via del nuovo dl Ronchi, che della maximulta Ue da 65 milioni di euro pagata da Iride per aiuti di Stato.

Un colpo durissimo che probabilmente ridurrà pesantemente il dividendo destinato ai comuni azionisti di Iride. Proprio le mutate condizioni della multiutility nata a cavallo tra Torino e Genova hanno suggerito la richiesta di nuove condizioni agli emiliani di Enia.

Tramontata rapidamente l’ipotesi di un intervento sul concambio che rimetterebbe in gioco tutta l’operazione, era emersa quella di un dividendo straordinario per i soci di Enia che però in questi giorni è contestata dalla stessa Iride che mette in gioco il Decreto Ronchi. Essendosi quotato dopo il primo ottobre 2003 il gruppo Enia è infatti l’unica società dei servizi quotata che rischia di dover rimettere a gara le concessioni su rifiuti e la gestione idrica già dal prossimo anno: se questi business dovessero finire in mano ad altri operatori (ma potrebbero anche essere aggiudicati agli attuali gestori), sicuramente il profilo reddituale della stessa Enia ne risentirebbe. Quanto?

Dall’ultima trimestrale di Enia si apprende che i ricavi del gruppo sono stati pari nei primi nove mesi del 2009 a 728,3 milioni di euro di cui 123,6 provenienti dal ciclo idrico e 157,7 provenienti dal settore ambiente.

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martedì 10 novembre 2009

Saras: 2009 difficile e il mercato vende dopo la trimestrale

pubblicato da riva in: Azioni Italia Energy Saras

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Il mercato reagisce con le vendite alla pubblicazione dei dati trimestrali di Saras e penalizza il titolo della compagnia di raffinazione della famiglia Moratti con un ribasso del 4,3% a 2,11 euro. D’altra parte i dati pubblicati dal gruppo sono preoccupanti anche se bisogna osservare che, almeno nel caso di Saras, oltre a fattori di mercato come la forte riduzione dei prezzi dei prodotti petroliferi e il calo della domanda che ha compresso i margini di raffinazione, hanno pesato anche elementi di natura straordinaria come un tragico incidente in una raffineria e una serie di imprevisti che hanno causato dei rallentamenti e appesantimenti della catena produttiva del gruppo.

La fotografia di Saras e delle sue performance alla fine del terzo trimestre mostra comunque una forte flessione di tutti i principali indicatori del conto economico: il confronto con il terzo trimestre del 2008 rivela infatti una flessione del fatturato del 43% a 1,41 miliardi di euro, dell’ebitda del 127% fino a un rosso di 17,1 milioni di euro. Nel trimestre si registra una perdita operativa di 65,5 milioni di euro (-399%) e un risultato negativo per 49,6 milioni di euro.

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venerdì 06 novembre 2009

Eni: un passo avanti in Kazkhstan

pubblicato da riva in: Eni Azioni Italia Energy

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Ieri l’Italia ha fatto un importante passo in direzione del Kazakhstan. Alcune delle maggiori imprese pubbliche hanno infatti siglato un importante protocollo d’intesa con corrispettive società pubbliche kazake. Gli accordi hanno un valore di diversi miliardi di dollari (sarebbero circa 6 quelli stimati da MF) e permettono a Eni di mettere in piedi nuovi progetti nel Paese guidato da Nursultan Nazarbayev dopo le difficoltà riscontrate in passato sul progetto del Kashagan, di cui comunque Eni rimane uno dei principali attori anche oggi. Grazie anche all’appoggio dell’Italia per la presidenza kazaka dell’Osce l’Eni potrà ora partecipare, insieme alla sua corrispettiva kazaka KazMunayGas, alle esplorazioni delle aree di Isatay e Shagala nel Mar Caspio.

Contributi importanti del cane a sei zampe verranno anche per il miglioramento dello sfruttamento del gas kazako. È infatti previsto che vengano promosse la costruzione di un impianto di generazione a turbogas, di un cantiere navale e che sia promosso l’upgrading della raffineria di Pavlodar, di cui KasMunaiGas possiede una quota di maggioranza.

Prevista anche una forte collaborazione fra Finmeccanica e Ferrovie dello Stato da un lato e la società locale Temir Zholy nel settore ferroviario del Paese. Ai nuovi progetti in questo campo parteciperà anche Ansaldo. Il ruolo di Finmeccanica comprende però anche accordi fra KazEngineering e Selex Galileo che vedrà applicati i propri sistemi elettro-ottici nell’ammodernamento dei tank corazzati T72 dell’eserciro kazako. Altre collaborazioni potrebbero poi riguardare l’elicotteristica civile e una joint venture per l’assemblaggio in Kazakhstan degli autobus a gas naturale della BredaMenarinibus (Finmeccanica).

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