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Eni

Eni sui massimi da oltre un anno

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia S&P Mib Eni Azioni Italia Energy

Eni prolunga il rally dopo la rottura rialzista di ieri. Il titolo ha infatti riattivato il trend ascendente in forza da maggio, candidandosi a un’estensione verso il massimo di inizio 2010 a 18,77 euro. Solo in caso di discese sotto 16,75 verrebbero messe in forse le chance di rialzo.
Eni sembra essersi messa alle spalle le incertezze relative ai suoi asset in Egitto, paese dove genera circa il 13% della sua produzione. Questa mattina sono circolate voci di una interruzione delle trattative con Petrobras per la vendita del 33,34 della portoghese Galp. Un portavoce di Eni si e’ limitato a commentare i rumor affermando che la compagnia brasiliana non e’ l’unica a essere interessata a Galp.
Questa mattina l’a.d. Paolo Scaroni, interpellato a margine del cda di Generali sulla strada da seguire per la separazione funzionale della rete di Snam Rete Gas, ha dichiarato di avere una preferenza per il “modello ITO” (independent transmission operator), adottato anche in Francia, Germania e Austria. Il modello ITO e’ uno dei tre, insieme a quelli OU (ownership unbundling) e ISO (independent sistem operator) prospettati ieri dal ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani.
Sullo sfondo ci sono le grandi manovre per il rinnovo del cda. Tra fine marzo e inizio aprile si terranno le assemblee per il rinnovo dei board delle societa’ a controllo statale: oltre a Eni troviamo Enel, Finmeccanica, Terna e Poste Italiane. Scaroni era gia’ in odore di nuovo mandato e l’incognita elezioni anticipate potrebbe rafforzare la sua posizione dato che in tal caso si creerebbero le premesse per una conferma in blocco dei top manager delle societa’ citate.

Acea: forte attesa per la gara per il gas romano

pubblicato da Ferry Boat in: Eni Azioni Italia

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La questione del gas a Roma è sempre stata internazionale. La prima concessione su questo servizio (tardiva allora anche per l’Italia) fu concessa ai fratelli Trouvé, dunque passò a Sir James Sheperd. Al momento però gli inviti che la multiutility romana Acea distribuisce per un’alleanza in vista della gara per la distribuzione del gas a Roma il cui bando potrebbe essere pubblicato per la fine dell’anno sono quasi tutti di specchiata natura italica. Essendo in gioco la distribuzione di gas nella più grande città d’Italia gli esiti di questa gara saranno importanti anche per performance di borsa dei titoli coinvolti nella vicenda. Acea ed Eni in primis, anche se ovviamente vista la diversità delle dimensioni dei due gruppi gli effetti sui loro conti economici dell’acquisizione di queste attività sarebbero diversi e proporzionali.

Al momento a Snam (il cui azionista di riferimento è Eni) fa riferimento Italgas che controlla la distribuzione del gas a Roma del quale invece Acea vorrebbe ottenere la gestione grazie alla prossima gara in arrivo, anche in alleanza con Eni. Per essere esatti Acea ha già indirizzato dei segnali di fumo all’Eni e al fondo per le infrastrutture F2i. Di risposte esplicite però non ne sono ancora pervenute, anche se ieri Carlo Malacarne, amministratore delegato di Snam, ha affermato di non avere allo stato contatti con Acea, e ha aggiunto che la sua società non è disponibile per investimenti in partecipazioni finanziarie e preferisce in genere gestire direttamente i propri business.

Insomma un accordo con Acea non sembra proprio a portata di mano. Al riguardo va notato che di recente l’Antitrust italiano ha deciso di avviare un’istruttoria per la verifica della posizione della stessa Italgas su segnalazione dei comuni di Roma e di Todi. Secondo quanto risulta dai documenti dell’Authority, i due municipi non avrebbero ottenuto informazioni sufficienti dalla stessa Italgas per procedere con la gara per l’assegnazione del servizio di distribuzione. Una delibera della Giunta comunale romana dello scorso 16 dicembre aveva dato il via alla procedura, ma i documenti forniti da Italgas a detta dei due enti pubblici non sarebbero ancora sufficienti.

Non è inutile ricordare che il Comune di Roma controlla ancora con il 51% del capitale Acea, quindi un soggetto dichiaratamente interessato agli asset che lo stesso Comune vuole rimettere a gara. In futuro è previsto che la quota del Comune nella multiutility scenda sensibilmente, tuttavia i tempi per la gara di assegnazione della distribuzione del gas cittadino nel Comune più grande d’Italia rimangono fluidi, a causa delle opposte pressioni.

L’istruttoria per abuso di posizione dominante dovrà comunque concludersi entro il 15 dicembre, a un anno circa dall’avvio della procedura di gara stabilito dalla Giunta capitolina, assai oltre il periodo in cui i comuni interessati avrebbero dovuto ricevere da Italgas la documentazione. Con l’avvio di un’istruttoria da parte dell’Antitrust sembra probabile dunque che a breve la gara per i servizi gas della capitale venga davvero indetta.

Soltanto lo scorso 15 settembre la stessa Antitrust aveva chiuso un’istruttoria sulla stessa Acea (e le altre principali multiutility italiane) in cui accettava gli impegni presi dal gruppo per una corretta gestione dei rapporti tra Acea e Acea Distribuzione in vista della creazione di un sistema veramente concorrenziale sul territorio. Ieri sera il gruppo Acea ha nominato come proprio direttore generale Paolo Gallo mettendo a posto una tessera importante nel puzzle della propria governance.

In contemporanea la multiutility ha anticipato parte delle linee strategiche del Piano 2011-2013. In attesa della pubblicazione dei dati del terzo trimestre previsti per il prossimo 11 novembre, il gruppo ha messo il pedale sull’acceleratore e prevede una crescita del 17% l’anno del proprio margine operativo lordo (ebitda) che dovrebbe superare gli 870 milioni di euro al 2013. Previsto a quella data un rapporto tra posizione finanziaria netta e mol dell’1,9. Il debito finanziario netto del gruppo a fine semestre era negativo per 2,12 miliardi a fronte di un patrimonio di 1,35 miliardi di euro.

Dollaro debole e petrolio al rialzo, quadro positivo per Eni e Saipem

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Eni Educational

Nel corso dell’ultima settimana il dollaro ha inviato segnali evidenti di debolezza nei confronti dell’euro. Le quotazioni sono infatti salite al di sopra della resistenza offerta a 1,35 dal 50% di ritracciamento del ribasso dal top di novembre 2009. Anche se nel breve termine una pausa di assestamento è possibile (dai minimi di area 1,2750 del 10 settembre la salita è stata ininterrotta) il superamento di 1,35 prospetta il proseguimento dell’ascesa, e quindi della debolezza del dollaro, anche nel prossimo futuro. Sarà il comportamento dei prezzi in caso di raggiungimento di area 1,39 a decretare la sostenibilità anche nel medio termine:

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Eni a tutto gas: chiusi gli importanti dossier europei, il gruppo tratta con Gazprom

pubblicato da Ferry Boat in: Eni Azioni Italia Energy Scaroni Paolo

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Periodo di grandi cambiamenti per Eni che ha avviato una campagna di cessioni destinata a rimpolpare il bilancio e soprattutto a risolvere importanti questioni come quella delle reti europee del gas. L’accordo con l’Unione europea anticipa la cessione di gasdotti fondamentali per Eni e per l’Italia con l’intento di favorire lo sviluppo della concorrenza in questo settore. In particolare è già previsto che asset strategici come la Tag passino alla Cassa Depositi e Prestiti. La sola partecipazione dell’89% nella Tag (Trans Austria Gasleitung), una condotta austriaca vitale per il Bel Paese è valutata nel bilancio di Eni 170 milioni di euro con il metodo del patrimonio netto. Il 46% di Transitgas è valutato (nella stessa sede) 33 milioni di euro e contando anche le quote del Tenp (Trans Europa Naturgas Pipeline) si arriva a un totale di 210 milioni di euro. Chiunque compri i vari asset sicuramente fornirà utili risorse al bilancio del cane a sei zampe.

Altre risorse giungono poi in bilancio dalle cessioni a Gas Plus che ha investito 175 milioni di euro nell’acquisizione di importanti giacimenti di idrocarburi nel Nord Italia e in particolare di Padana Energia. Da ricordare in questi giorni il posticipo dell’esercizio dell’opzione put che permette a Gas Plus di prendere un po’ di tempo in vista della programmata acquisizione di Adriatica Idrocarburi.

Insomma sia in Italia che all’estero il gruppo guidato da Paolo Scaroni si mostra molto dinamico come testimoniato anche dall’accordo con il Dipartimento di Stato americano in merito a un graduale disimpegno del gruppo italiano dalle attività iraniane stigmatizzate nell’Iran Sanctions Act. Un disimpegno che comunque non dovrebbe impattare se non marginalmente sul bilancio di Eni.

Ben più importanti e strategiche sono invece le trattative di Scaroni con Gazprom. Oggi un incontro a Mosca ha affrontato ancora il tema della maxi-condotta del gas South Stream, dell’ingresso nel progetto dei francesi di EdF. Le collaborazioni fra i due colossi dell’idrocarburo si spingono però molto oltre questa pipeline e si allargano all’Italia e a numerosi altri paesi. Con la consapevolezza da parte del cane a sei zampe dell’importanza di mantenere un ruolo strategico nello scacchiere globale e nel settore del gas che, da solo, ha coperto l’anno scorso la generazione di quasi metà dell’energia elettrica del Bel Paese.

Eni: nuove sfide nei mercati del gas

pubblicato da Ferry Boat in: Eni Azioni Italia Energy

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Secondo diversi osservatori le stime di utile per azione di Eni e delle varie compagnie petrolifere in giro per il mondo potrebbero essere ottimiste sia a causa delle incertezze sulla domanda, sia per fattori specifici al gruppo Eni come la manutenzione di alcuni impianti in questi mesi che potrebbe frenare la produzione, nonostante il gruppo abbia ribadito di volere mantenersi sui livelli produttivi del 2009.

Di recente la decisione di Moody’s di abbassare il rating sul debito di lungo periodo del gruppo da Aa2 ad Aa3 e le valutazione sul processo di rientro del debito sono state accolte con dubbio dal mercato e con serenità dall’amministratore delegato della società Paolo Scaroni. Portare il gearing di Eni sotto il 40% sarebbe senz’altro utile per mantenere il rating AA, tuttavia la situazione patrimoniale del gruppo non può essere considerata certo a rischio e se la solvibilità dell’azienda fosse in dubbio, le sue emissioni non avrebbero il successo che hanno, come dimostrato da esperienze anche recenti. Al massimo è una questione di ottimizzazione del debito. La bassa esposizione alla raffinazione, i numerosi contratti di fornitura di lungo termine e i progetti di sviluppo di ampio respiro dal South Stream ai giacimenti iracheni di Abu Zubair, piacciono invece molto agli analisti, anche se richiederanno investimenti ingenti per i quali la razionalizzazione del debito appare più che utile in prospettiva.

Proprio nel settore del gas diverse novità sono da registrare a partire dalle voci di stampa in merito a una richiesta di ingresso di Basf in South Stream, voci poi smentite dal colosso chimico tedesco. Il progetto South Stream ha già registrato di recente l’ingresso di EdF con una quota non inferiore al 10%, i francesi dunque si affiancheranno agli italiani di Eni e ai russi di Gazprom nella costruzione della pipeline. Se ora entrasse anche Basf in campo i soci salirebbero a quattro, ma per il momento la questione sembra rinviata. Sicuramente è utile ricordare che Basf è già azionista del progetto Nord Stream che invece prevede di alimentare i mercati europei del gas dal Nord Europa. Di questo progetto fanno parte anche la tedesca E.On, la francese GDF Suez, l’olandese Gasunie e la stessa Gazprom.

In realtà i forti investimenti previsti per simili infrastrutture chiamano a raccolta il maggior numero di investitori possibili e soprattutto richiedono una certezza nelle forniture a monte e nella domanda a valle. La creazione di una grande infrastruttura del gas europea sembra però abbandonata in favore di iniziative private delle singole società del settore (anche se queste in molti casi sono dei colossi semipubblici) e sembra ormai orientata a uno sviluppo della rete dal “basso” come dimostrato dalle difficoltà crescenti affrontate dallo sviluppo del Nabucco, la rete di pipeline praticamente alternativa a South Stream che è stata promossa in passato dall’Unione Europea.

Collegamenti transnazionali e transcontinentali si moltiplicano anche in progetti di Edison e di altri operatori anche piccoli in Italia e la forte pressione competitiva nell’approvvigionamento del gas si sente particolarmente nel Bel Paese dove dei 292,6 TWh di energia elettrica prodotti l’anno scorso ben 147,2 sono venuti direttamente dal gas naturale. La pressione competitiva si avverte nei dati economici della stessa Eni che ha registrato nel secondo trimestre del 2010 una flessione delle vendite di gas del 6,2% sul corrispettivo dato del 2009 e accusato un calo dei volumi venduti in Italia del 20,6% nel trimestre e del 18,8% nel semestre, solo parzialmente bilanciato dalla crescita delle vendite in Francia, Germania, Austria e Belgio.

Il calo dei prezzi del gas negli ultimi mesi e la pressione competitiva mettono sicuramente sotto pressione le politiche di sviluppo del gruppo guidato da Paolo Scaroni che però, va ricordato, ha chiuso il primo semestre con un utile netto da 4,35 miliardi di euro a fronte dei 3,15 del primo semestre del 2009. Sicuramente hanno contribuito in maniera rilevante il deprezzamento dell’euro sul dollaro e la cessione delle quote in GreenStream (per 93 milioni di euro), in DistriRe (47 milioni di euro) e altri fattori straordinari, ma certo le robuste quotazioni del greggio di questi giorni e la convergenza del settore su grandi operatori integrati (come appunto Eni) suggeriscono di non sottovalutare le performance del gruppo nel medio e lungo periodo.

Forse, visto che la società prevede una ripresa nella domanda del gas in Europa nei prossimi mesi, il gruppo potrebbe cominciare a farsi spazio anche in progetti come Nord Stream o direttamente nel retail di altri paesi Ue dove la strategia di penetrazione di Gazprom sembra regalare ogni giorno un nuovo successo.

Nuove scommesse africane dell'Eni

pubblicato da Ferry Boat in: Eni Azioni Italia Energy

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Eni ancora a caccia di barili in Africa. Il nuovo accordo per l’acquisizione del 55% del blocco Ndunda in Congo crea nuovi spunti di crescita nell’Africa Occidentale dove (tra Nigeria, Gabon, Congo Brazzaville, Angola, Ghana e Mozambico) il Cane a sei zampe produce 450 mila barili di petrolio equivalente (boe) l’anno su una produzione complessiva annuale pari a quasi 1,77 milioni di boe l’anno. Insomma questa parte d’Africa per Eni è strategica e l’incontro dell’ad Paolo Scaroni con il presidente nigeriano Jonathan Ebele Goodluck di venerdì scorso lo conferma.

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Eni: sollievo dai prezzi del greggio, ma pressioni sulla rete

pubblicato da Ferry Boat in: Eni Azioni Italia Energy

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Già due settimane fa Paolo Scaroni ha negato ogni interesse per gli asset di BP con cui pure collabora a importanti progetti africani. Se dunque il gigante del petrolio affondato da una falla disastrosa nel Golfo del Messico dovesse procedere a una serie di cessioni a vantaggio dei concorrenti, probabilmente non sarebbe la società del cane a sei zampe ad avvantaggiarsene. L’estrema volatilità dei prezzi del greggio ha invece scosso un po’ tutto il settore e le incertezze su un giro di vite alle autorizzazioni esplorative e agli standard di sicurezza negli impianti hanno compresso i corsi di molte big del settore.

Succede così che in un secondo momento gli analisti inizino a rivalutare i titoli del comparto “troppo depressi” e che anche Eni riprenda la via del rialzo. L’italiana guidata da Paolo Scaroni avrebbe subito troppo il peso di un dossier, come quello di BP, che la riguarda relativamente poco. Di certo il titolo nel corso delle ultime due ottave ha mostrato una certa solidità di impostazione che lo ha riportato a contatto con gli ostacoli di area 16,3 euro, ma vanno anche ricordati i riapprezzamenti del greggio che hanno giocato un ruolo non marginale nei recuperi. Gli ammorbidimenti di Pechino in tema valutario lasciano ben sperare in tal senso anche per il futuro. Nuove e più dure norme sull’off-shore potrebbero comunque comprimere i margini dei big occidentali a danno dei produttori fuori dall’Opec: la morsa delle materie prime potrebbe insomma stringersi di nuovo. Né in patria la situazione rimane stabile.

Il leader del partito democratico Pier Luigi Bersani ha riproposto delle misure per la liberalizzazione del mercato italiano che chiamano direttamente in causa la stessa Eni. La prima proposta prevede che le reti di distribuzione possano avere accesso a tutti i fornitori per abbattere i prezzi del carburante alla pompa. La seconda proposta riguarda invece la separazione della stessa Eni dalla sua controllata Snam Rete Gas e la creazione dunque di una rete veramente terza rispetto agli operatori. Per una società verticalmente integrata come Eni, un gruppo che opera indifferentemente nell’esplorazione e nel retail, si tratta di proposte dirompenti, sebbene non nuove.

Ovviamente, però, il passaggio di una proposta come quella di Snam dal livello del dibattito tra analisti e azionisti di minoranza a proposta attiva del maggiore partito politico di opposizione non può che preoccupare un manager come Scaroni che alla separazione di Snam si è sempre opposto adducendo motivi di interesse nazionale. D’altra parte in un momento in cui un alleato storico come la russa Gazprom comincia ad accedere sempre più direttamente al nostro mercato (rifornendo anche varie multiutility) sicuramente le mosse dei nostri policy maker devono essere molto accorte, anche perché va ricordato che in pratica Gazprom opera da monopolista di Mosca sui mercati internazionali del gas e dunque gode di un ruolo privilegiato che agli operatori europei non è consentito.

Il ruolo di Gazprom nelle forniture europee tramite Nord e South Stream diventa sempre più importante per l’Europa del XXI secolo e il recente ingresso di EdF nella condotta meridionale potrebbe portare una spinta comunitaria anche a questo progetto. In questo contesto la promozione di una rete unica europea del gas potrebbe acquistare un nuovo significato e rilanciare davvero il ruolo dell’Italia quale hub del gas mondiale in arrivo in Europa.

Il nostro Paese dipende più degli altri dal gas e dunque non può aspettare che le politiche comunitarie in tal senso vengano dall’alto (anche perché non gli sarebbero favorevoli) ma deve collaborare a una gestione attiva del settore a Bruxelles in modo da contribuire alla creazione di un sistema che risponda alle nostre esigenze dei prossimi decenni. Eni in questo senso ha le competenze e l’autorevolezza necessarie a promuovere un discorso sistemico nelle sedi opportune, l’appoggio del governo in tal senso sarebbe fondamentale. All’interno di un quadro realmente europeo, allora, le questioni della “rete terza” e della competizione energetica nel nostro mercato acquisterebbero un respiro davvero sostenibile. Senza considerare che i finanziamenti sempre più importanti chiesti dal comparto potrebbero diventare meno “ingombranti” se spalleggiati da una platea più ampia di investitori.

Petrolio in crescita grazie allo yuan, Eni e Saipem sotto i riflettori

pubblicato da AleOne in: Commodities Compratienivendi Fatti del giorno Eni Educational

Recentemente gli analisti di Nomura hanno rivisto il proprio giudizio sul comparto petrolifero europeo alzandolo da “neutral” a “overweight”, ovvero “sovrapesare”. Secondo lo studio della banca giapponese i prezzi dei titoli del settore sono diminuiti eccessivamente nel recente passato ed adesso è tornato il momento di acquistare. Le prospettive di crescita per il comparto sono in media del 30% circa: le quotazioni attuali incorporano infatti un prezzo del greggio di 55 dollari al barile mentre il petrolio è risalito oltre area 75 e secondo gli esperti di Nomura nel secondo semestre del 2010 dovrebbe fare registrare un prezzo medio di 88 dollari. Positivo in particolare il giudizio su Eni

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Nuove sfide per i big del petrolio, a partire da Eni

pubblicato da Ferry Boat in: Commodities Eni Azioni Italia Energy Saras

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Il greggio e le altre materie prime hanno risentito duramente delle incertezze sulla tenuta della ripresa europea. I recenti salvataggi spagnoli hanno infatti ravvivato i timori di un possibile contagio della Penisola Iberica e i forti ribassi dell’euro sulle altre valute hanno inevitabilmente reso più onerosa la domanda di energia da parte dei paesi europei che potrebbero anche dovere affrontare degli scenari deflazionistici nel prossimo futuro. Da questo sono derivati i ribassi del greggio e delle materie prime degli ultimi giorni (solo parzialmente recuperati oggi) mentre produttori e distributori corrono ai ripari cercando di riposizionarsi al meglio nel nuovo contesto.

Eni, in particolare, sta cercando di arginare gli effetti deleteri del recente downgrade di Standard & Poor’s da AA- ad A+ a causa della permanenza del debito al di sopra dei 23 miliardi di euro: la società guidata da Paolo Scaroni ha senza dubbio liquidità sufficiente a sopperire a ogni necessità, ma le incertezze portate dal contesto globale forse rendono meno chiare le prospettive di reddito future.

Nel frattempo l’italiana ha annunciato la cessione del 25% di Greenstream alla libica Noc: con Tripoli, adesso, si gestisce alla pari l’infrastruttura che trasporta il gas libico a Gela. Forse per rassicurare il mercato il management ha annunciato che la produzione di petrolio dal pozzo iracheno di Zubair dovrà raggiungere i 250 mila barili di petrolio al giorno dai 180 mila attuali.

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Saipem: Schlumberger porta un po' di luce in un settore pieno di incertezze

pubblicato da Ferry Boat in: Eni Azioni Italia

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Le continue tensioni sui mercati finanziari internazionali, le oscillazioni dell’euro e del dollaro, le incertezze sulla nuova mappa del potere mondiale all’indomani della crisi hanno messo sull’altalena anche le società del settore petrolifero. Ne risente anche la politica degli investimenti delle grandi oil company e quindi a catena i risultati dei “tecnici” del settore come Saipem. Dopo i balzi delle ultime sedute, il Wti ha ripiegato al di sotto degli 80 dollari.

Eppure i contrasti internazionali per l’accaparramento delle risorse negli ultimi giorni si sono moltiplicati. Basta ricordare le nuove perforazioni dell’Iran nel Mar Caspio che hanno irritato tutti i vicini dall’Azerbaigian alla Russia. Dall’altra parte del mondo le Isole Falkland sono ridiventate il centro di una crisi internazionale dopo che la britannica Desire Petroleum ha cominciato la perforazione del pozzo di Liz.

L’Argentina ha colto l’occasione per riaccendere il conflitto sulla sovranità in queste isole e Buenos Aires sembra che abbia ottenuto l’appoggio alle proprie rivendicazioni da parte di altri paesi sudamericani. Diversi interrogativi nascono però anche all’interno dell’industria: la domanda cinese riuscirà a contrastare la crisi della raffinazione? Il ciclo attuale degli investimenti riuscirà a soddisfare le esigenze di una platea di consumatori che dopo la crisi potrebbe espandersi a dismisura? Nel frattempo anche l’italiana Saipem viene influenzata da un contesto ancora fluido e incerto.

L’ultima grande novità del settore è quella della maxiofferta di Schlumberger per Smith International: alle indiscrezioni della fine della scorsa settimana è seguita una conferma ufficiale da parte delle due società. Un accordo carta contro carta sancisce la fusione fra le due compagnie del settore dei servizi petroliferi e valuta 45,84 dollari ogni titolo Smith facendo schizzare i prezzi in Borsa.

Si tratta forse della più grande operazione del settore dei servizi petroliferi registratasi negli ultimi anni nel mondo del greggio a stelle e strisce: dovrebbe nascerne un colosso da oltre 31 miliardi di dollari di ricavi con sinergie pre imposte che potrebbero raggiungere i 320 milioni di dollari nel 2012. Nonostante lo scambio azionario il mercato ha reagito alla novità e ieri Saipem è riuscita a guadagnare terreno grazie alla valutazione dei multipli sottintesi nel merger americano: nel 2012 la nuova società Usa dovrebbe avere un ev/ebitda di circa 6,6 contro i 6,5 previsti per Saipem nel 2011. Le sfide per il futuro non mancano, soprattutto nel campo della tecnologia.

Quello che ha preoccupato molti analisti a fine 2009 è stato il deterioramento degli ordinativi registrato dalla società italiana: i livelli pre-crisi dovrebbero essere recuperati soltanto nella seconda metà di questo esercizio. Nonostante gli investimenti per diversi miliardi di euro nell’ultimo triennio anche i prossimi anni richiederanno nuovi capitali. Negli anni a venire i capex dovrebbero scendere ancora, ma il loro livello rimane elevato. Il titolo da marzo a oggi ha messo a segno un recupero di tutto rispetto passando da 11 a oltre 25 euro: proprio sulla barriera dei 25,3 euro si sono però impigliati i prezzi nel corso di questo 2010 e, senza uno scatto più deciso oltre l’ostacolo, il rischio di ritracciamenti anche consistenti si fa ogni giorno maggiore, come dimostrano anche gli affondi di inizio febbraio a 22,61 euro. Una rinnovata attenzione del mercato e una maggiore visibilità degli investimenti futuri in campo petrolifero a livello globale potrebbero senz’altro regalare più sprint ai corsi in questo momento di incertezza.