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  <title>Finanzablog.it</title>
  <subtitle>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-17T15:22:03+00:00</updated>
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    <title type="html">Eni sui massimi da oltre un anno</title>
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    <published>2011-02-02T12:42:13+00:00</published>
    <updated>2011-02-02T12:42:13+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4650/eni-sui-massimi-da-oltre-un-anno"><![CDATA[<p>Eni prolunga il rally dopo la rottura rialzista di ieri. Il titolo ha infatti riattivato il trend ascendente in forza da maggio, candidandosi a un&#8217;estensione verso il massimo di inizio 2010 a 18,77 euro. Solo in caso di discese sotto 16,75 verrebbero messe in forse le chance di rialzo.<br />
Eni sembra essersi messa alle spalle le incertezze relative ai suoi asset in Egitto, paese dove genera circa il 13% della sua produzione. Questa mattina sono circolate voci di una interruzione delle trattative con Petrobras per la vendita del 33,34 della portoghese Galp. Un portavoce di Eni si e&#8217; limitato a commentare i rumor affermando che la compagnia brasiliana non e&#8217; l&#8217;unica a essere interessata a Galp.<br />
Questa mattina l&#8217;a.d. Paolo Scaroni, interpellato a margine del cda di Generali sulla strada da seguire per la separazione funzionale della rete di Snam Rete Gas, ha dichiarato di avere una preferenza per il &#8220;modello ITO&#8221; (independent transmission operator), adottato anche in Francia, Germania e Austria. Il modello ITO e&#8217; uno dei tre, insieme a quelli OU (ownership unbundling) e ISO (independent sistem operator) prospettati ieri dal ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani.<br />
Sullo sfondo ci sono le grandi manovre per il rinnovo del cda. Tra fine marzo e inizio aprile si terranno le assemblee per il rinnovo dei board delle societa&#8217; a controllo statale: oltre a Eni troviamo Enel, Finmeccanica, Terna e Poste Italiane. Scaroni era gia&#8217; in odore di nuovo mandato e l&#8217;incognita elezioni anticipate potrebbe rafforzare la sua posizione dato che in tal caso si creerebbero le premesse per una conferma in blocco dei top manager delle societa&#8217; citate.</p>
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    <title type="html">Acea: forte attesa per la gara per il gas romano</title>
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    <published>2010-10-28T17:57:41+00:00</published>
    <updated>2010-10-28T17:57:41+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4553/acea-forte-attesa-per-la-gara-per-il-gas-romano"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/acea.JPG" class="post" align="left" border="0" width="228" height="117" alt="acea eni ropma italgas romana gas mercato finanza risultati andamento" /></p>
<p>La questione del gas a Roma è sempre stata internazionale. La prima concessione su questo servizio (tardiva allora anche per l’Italia) fu concessa ai fratelli Trouvé, dunque passò a Sir James Sheperd. Al momento però gli inviti che la multiutility romana Acea distribuisce per un’alleanza in vista della gara per la distribuzione del gas a Roma il cui bando potrebbe essere pubblicato per la fine dell’anno sono quasi tutti di specchiata natura italica. Essendo in gioco la distribuzione di gas nella più grande città d&#8217;Italia gli esiti di questa gara saranno importanti anche per performance di borsa dei titoli coinvolti nella vicenda. Acea ed Eni in primis, anche se ovviamente vista la diversità delle dimensioni dei due gruppi gli effetti sui loro conti economici dell&#8217;acquisizione di queste attività sarebbero diversi e proporzionali.</p>
<p>Al momento a Snam (il cui azionista di riferimento è Eni) fa riferimento Italgas che controlla la distribuzione del gas a Roma del quale invece Acea vorrebbe ottenere la gestione grazie alla prossima gara in arrivo, anche in alleanza con Eni. Per essere esatti Acea ha già indirizzato dei segnali di fumo all’Eni e al fondo per le infrastrutture F2i. Di risposte esplicite però non ne sono ancora pervenute, anche se ieri Carlo Malacarne, amministratore delegato di Snam, ha affermato di non avere allo stato contatti con Acea, e ha aggiunto che la sua società non è disponibile per investimenti in partecipazioni finanziarie e preferisce in genere gestire direttamente i propri business. </p>
<p>Insomma un accordo con Acea non sembra proprio a portata di mano. Al riguardo va notato che di recente l’Antitrust italiano ha deciso di avviare un’istruttoria per la verifica della posizione della stessa Italgas su segnalazione dei comuni di Roma e di Todi. Secondo quanto risulta dai documenti dell’Authority, i due municipi non avrebbero ottenuto informazioni sufficienti dalla stessa Italgas per procedere con la gara per l’assegnazione del servizio di distribuzione. Una delibera della Giunta comunale romana dello scorso 16 dicembre aveva dato il via alla procedura, ma i documenti forniti da Italgas a detta dei due enti pubblici non sarebbero ancora sufficienti.</p>
<p>Non è inutile ricordare che il Comune di Roma controlla ancora con il 51% del capitale Acea, quindi un soggetto dichiaratamente interessato agli asset che lo stesso Comune vuole rimettere a gara. In futuro è previsto che la quota del Comune nella multiutility scenda sensibilmente, tuttavia i tempi per la gara di assegnazione della distribuzione del gas cittadino nel Comune più grande d’Italia rimangono fluidi, a causa delle opposte pressioni.</p>
<p>L’istruttoria per abuso di posizione dominante dovrà comunque concludersi entro il 15 dicembre, a un anno circa dall’avvio della procedura di gara stabilito dalla Giunta capitolina, assai oltre il periodo in cui i comuni interessati avrebbero dovuto ricevere da Italgas la documentazione. Con l’avvio di un’istruttoria da parte dell’Antitrust sembra probabile dunque che a breve la gara per i servizi gas della capitale venga davvero indetta.</p>
<p>Soltanto lo scorso 15 settembre la stessa Antitrust aveva chiuso un’istruttoria sulla stessa Acea (e le altre principali multiutility italiane) in cui accettava gli impegni presi dal gruppo per una corretta gestione dei rapporti tra Acea e Acea Distribuzione in vista della creazione di un sistema veramente concorrenziale sul territorio. Ieri sera il gruppo Acea ha nominato come proprio direttore generale Paolo Gallo mettendo a posto una tessera importante nel puzzle della propria governance.</p>
<p>In contemporanea la multiutility ha anticipato parte delle linee strategiche del Piano 2011-2013. In attesa della pubblicazione dei dati del terzo trimestre previsti per il prossimo 11 novembre, il gruppo ha messo il pedale sull’acceleratore e prevede una crescita del 17% l’anno del proprio margine operativo lordo (ebitda) che dovrebbe superare gli 870 milioni di euro al 2013. Previsto a quella data un rapporto tra posizione finanziaria netta e mol dell’1,9. Il debito finanziario netto del gruppo a fine semestre era negativo per 2,12 miliardi a fronte di un patrimonio di 1,35 miliardi di euro.</p>
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    <title type="html">Dollaro debole e petrolio al rialzo, quadro positivo per Eni e Saipem</title>
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    <published>2010-10-06T09:15:13+00:00</published>
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    <dc:subject>compratienivendi</dc:subject><dc:subject>fatti-del-giorno</dc:subject><dc:subject>eni</dc:subject><dc:subject>educational</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4532/dollaro-debole-e-petrolio-al-rialzo-quadro-positivo-per-eni-e-saipem"><![CDATA[<p>Nel corso dell&#8217;ultima settimana il dollaro ha inviato segnali evidenti di debolezza nei confronti dell&#8217;euro. Le quotazioni sono infatti salite al di sopra della resistenza offerta a 1,35 dal 50% di ritracciamento del ribasso dal top di novembre 2009. Anche se nel breve termine una pausa di assestamento è possibile (dai minimi di area 1,2750 del 10 settembre la salita è stata ininterrotta) il superamento di 1,35 prospetta il proseguimento dell&#8217;ascesa, e quindi della debolezza del dollaro, anche nel prossimo futuro. Sarà il comportamento dei prezzi in caso di raggiungimento di area 1,39 a decretare la sostenibilità anche nel medio termine:</p>
 <p> oltre quei livelli il rialzo visto dai minimi di giugno a 1,1880 potrebbe dimostrarsi infatti un fenomeno duraturo, destinato a riportare i prezzi in area 1,50. La mancata rottura di 1,39 potrebbe invece portare le quotazioni nella fase centrale del range disegnato negli ultimi mesi, in area 1,30. La debolezza della moneta Usa ha condizionato anche l&#8217;andamento del prezzo del greggio. Il petrolio Wti è infatti salito nuovamente in area 77,50 dollari al barile, già massimo di metà settembre, e successivamente ha superato area 80 dollari dove transita la linea di tendenza tracciata dai massimi di aprile. Il superamento anche di questi livelli permette di considerare ripreso il trend rialzista attivo da maggio ed interrottosi ad agosto. Oltre area 80 l&#8217;obiettivo si sposta sugli 87 dollari, massimo dell&#8217;anno coincidente con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di metà 2008. Discese sotto area 73,50 dollari, dove transita la linea tracciata dai minimi di fine 2008, sarebbero al contrario un segnale favorevole al proseguimento del ribasso visto da aprile con target sui minimi di maggio in area 67. </p>
<p>Ad avvantaggiarsi del proseguimento della fase positiva per il greggio potrebbero essere titoli come Eni o Saipem.</p>
<p>Eni ha disegnato una fase rialzista dai minimi di maggio a 14,30 che si è tuttavia scontrata a metà settembre in area 16,60 con la media mobile a 200 giorni. La flessione scaturita dal test della media si è fermata poco al di sopra del supporto offerto a 15,40 dalla linea tracciata dai minimi di maggio, quindi per il momento il calo visto nella seconda metà del mese di settembre può essere interpretato come correttivo. La tenuta del supporto di area 15,40 potrebbe favorire il realizzarsi di una fase rialzista destinata a mettere nuovamente alla prova la media mobile a 200 giorni. In caso di superamento anche di questo ostacolo vi sarebbero forti segnali in favore della ripresa del trend rialzista di medio periodo intrapreso dai minimi di marzo 2009 ed interrotto dal ribasso avviatosi con il top di gennaio 2010 (ribasso che ha ritracciato il 61,8% della precedente ascesa). Oltre 16,60 primo target a 17,20, poi in area 18. Nel medio termine la fase positiva potrebbe estendere anche verso i 20 euro. Solo discese sotto area 15 (nel breve primo supporto a 15,40) potrebbero mettere in discussione l&#8217;evoluzione rialzista ipotizzata e prospettare movimenti in area 14 euro.  </p>
<p>Nel caso di Saipem la media mobile funziona invece da supporto ormai da più di un anno: il titolo la ha tagliata infatti al rialzo a fine aprile del 2009 e la ha sfruttata poi come sostegno in tutte le fasi correttive sviluppatesi dal top di aprile. Sia i minimi di maggio, sia quelli di luglio e quelli di agosto sono stati toccati in corrispondenza della media, che ora controlla la tenuta del rialzo da area 26,40 (coincidente come valore ed inclinazione con la linea di trend tracciata dai minimi di marzo 2009 e passante per quelli di maggio 2010). Per inviare un segnale capace di confermare il trend positivo Saipem dovrebbe salire oltre area 30 euro, dove transita la linea tracciata dal massimo storico di novembre 2007. Oltre area 30 il primo ostacolo sulla via del rialzo sarebbe proprio il record del 2007, a 31,90, successivamente i prezzi potrebbero salire fino a 36 euro circa, lato superiore del canale che contiene l&#8217;andamento del titolo da marzo 2009. Solo discese sotto area 26,40 (primo supporto di breve a 28 circa) potrebbero segnalare l&#8217;avvio di una correzione estesa, capace di allontanare significativamente la realizzazione del quadro rialzista.</p>
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    <title type="html">Eni a tutto gas: chiusi gli importanti dossier europei, il gruppo tratta con Gazprom</title>
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    <published>2010-10-01T16:10:26+00:00</published>
    <updated>2010-10-01T16:10:26+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4527/eni-a-tutto-gas-chiusi-gli-importanti-dossier-europei-il-gruppo-tratta-con-gazprom"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Enisederoma.jpg" class="post" align="left" border="0" width="194" height="209" alt="eni scaroni gas gasdotti southstream russi gazprom progetti edf mercato finanza iran iran sacntions act risultati cessioni strategie" /></p>
<p>Periodo di grandi cambiamenti per Eni che ha avviato una campagna di cessioni destinata a rimpolpare il bilancio e soprattutto a risolvere importanti questioni come quella delle reti europee del gas. L’accordo con l’Unione europea anticipa la cessione di gasdotti fondamentali per Eni e per l’Italia con l’intento di favorire lo sviluppo della concorrenza in questo settore. In particolare è già previsto che asset strategici come la Tag passino alla Cassa Depositi e Prestiti. La sola partecipazione dell’89% nella Tag (Trans Austria Gasleitung), una condotta austriaca vitale per il Bel Paese è valutata nel bilancio di Eni 170 milioni di euro con il metodo del patrimonio netto. Il 46% di Transitgas è valutato (nella stessa sede) 33 milioni di euro e contando anche le quote del Tenp (Trans Europa Naturgas Pipeline) si arriva a un totale di 210 milioni di euro. Chiunque compri i vari asset sicuramente fornirà utili risorse al bilancio del cane a sei zampe.</p>
<p>Altre risorse giungono poi in bilancio dalle cessioni a Gas Plus che ha investito 175 milioni di euro nell’acquisizione di importanti giacimenti di idrocarburi nel Nord Italia e in particolare di Padana Energia. Da ricordare in questi giorni il posticipo dell’esercizio dell’opzione put che permette a Gas Plus di prendere un po’ di tempo in vista della programmata acquisizione di Adriatica Idrocarburi.</p>
<p>Insomma sia in Italia che all’estero il gruppo guidato da Paolo Scaroni si mostra molto dinamico come testimoniato anche dall’accordo con il Dipartimento di Stato americano in merito a un graduale disimpegno del gruppo italiano dalle attività iraniane stigmatizzate nell’Iran Sanctions Act. Un disimpegno che comunque non dovrebbe impattare se non marginalmente sul bilancio di Eni.</p>
<p>Ben più importanti e strategiche sono invece le trattative di Scaroni con Gazprom. Oggi un incontro a Mosca ha affrontato ancora il tema della maxi-condotta del gas South Stream, dell’ingresso nel progetto dei francesi di EdF. Le collaborazioni fra i due colossi dell’idrocarburo si spingono però molto oltre questa pipeline e si allargano all’Italia e a numerosi altri paesi. Con la consapevolezza da parte del cane a sei zampe dell’importanza di mantenere un ruolo strategico nello scacchiere globale e nel settore del gas che, da solo, ha coperto l’anno scorso la generazione di quasi metà dell’energia elettrica del Bel Paese.</p>
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    <title type="html">Eni: nuove sfide nei mercati del gas</title>
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      <name>Ferry Boat</name>
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    <published>2010-09-21T16:53:47+00:00</published>
    <updated>2010-09-21T16:53:47+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4520/eni-nuove-sfide-nei-mercati-del-gas"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/enilogo_04.jpg" class="post" align="left" border="0" width="199" height="197" alt="eni mercato finanza gas petrolio andamento risultati" /></p>
<p>Secondo diversi osservatori le stime di utile per azione di Eni e delle varie compagnie petrolifere in giro per il mondo potrebbero essere ottimiste sia a causa delle incertezze sulla domanda, sia per fattori specifici al gruppo Eni come la manutenzione di alcuni impianti in questi mesi che potrebbe frenare la produzione, nonostante il gruppo abbia ribadito di volere mantenersi sui livelli produttivi del 2009.</p>
<p>Di recente la decisione di Moody’s di abbassare il rating sul debito di lungo periodo del gruppo da Aa2 ad Aa3 e le valutazione sul processo di rientro del debito sono state accolte con dubbio dal mercato e con serenità dall’amministratore delegato della società Paolo Scaroni. Portare il gearing di Eni sotto il 40% sarebbe senz&#8217;altro utile per mantenere il rating AA, tuttavia la situazione patrimoniale del gruppo non può essere considerata certo a rischio e se la solvibilità dell’azienda fosse in dubbio, le sue emissioni non avrebbero il successo che hanno, come dimostrato da esperienze anche recenti. Al massimo è una questione di ottimizzazione del debito. La bassa esposizione alla raffinazione, i numerosi contratti di fornitura di lungo termine e i progetti di sviluppo di ampio respiro dal South Stream ai giacimenti iracheni di Abu Zubair, piacciono invece molto agli analisti, anche se richiederanno investimenti ingenti per i quali la razionalizzazione del debito appare più che utile in prospettiva.</p>
<p>Proprio nel settore del gas diverse novità sono da registrare a partire dalle voci di stampa in merito a una richiesta di ingresso di Basf in South Stream, voci poi smentite dal colosso chimico tedesco. Il progetto South Stream ha già registrato di recente l’ingresso di EdF con una quota non inferiore al 10%, i francesi dunque si affiancheranno agli italiani di Eni e ai russi di Gazprom nella costruzione della pipeline. Se ora entrasse anche Basf in campo i soci salirebbero a quattro, ma per il momento la questione sembra rinviata. Sicuramente è utile ricordare che Basf è già azionista del progetto Nord Stream che invece prevede di alimentare i mercati europei del gas dal Nord Europa. Di questo progetto fanno parte anche la tedesca E.On, la francese GDF Suez, l’olandese Gasunie e la stessa Gazprom.</p>
<p>In realtà i forti investimenti previsti per simili infrastrutture chiamano a raccolta il maggior numero di investitori possibili e soprattutto richiedono una certezza nelle forniture a monte e nella domanda a valle. La creazione di una grande infrastruttura del gas europea sembra però abbandonata in favore di iniziative private delle singole società del settore (anche se queste in molti casi sono dei colossi semipubblici) e sembra ormai orientata a uno sviluppo della rete dal “basso” come dimostrato dalle difficoltà crescenti affrontate dallo sviluppo del Nabucco, la rete di pipeline praticamente alternativa a South Stream che è stata promossa in passato dall’Unione Europea.</p>
<p>Collegamenti transnazionali e transcontinentali si moltiplicano anche in progetti di Edison e di altri operatori anche piccoli in Italia e la forte pressione competitiva nell’approvvigionamento del gas si sente particolarmente nel Bel Paese dove dei 292,6 TWh di energia elettrica prodotti l’anno scorso ben 147,2 sono venuti direttamente dal gas naturale. La pressione competitiva si avverte nei dati economici della stessa Eni che ha registrato nel secondo trimestre del 2010 una flessione delle vendite di gas del 6,2% sul corrispettivo dato del 2009 e accusato un calo dei volumi venduti in Italia del 20,6% nel trimestre e del 18,8% nel semestre, solo parzialmente bilanciato dalla crescita delle vendite in Francia, Germania, Austria e Belgio.</p>
<p>Il calo dei prezzi del gas negli ultimi mesi e la pressione competitiva mettono sicuramente sotto pressione le politiche di sviluppo del gruppo guidato da Paolo Scaroni che però, va ricordato, ha chiuso il primo semestre con un utile netto da 4,35 miliardi di euro a fronte dei 3,15 del primo semestre del 2009. Sicuramente hanno contribuito in maniera rilevante il deprezzamento dell’euro sul dollaro e la cessione delle quote in GreenStream (per 93 milioni di euro), in DistriRe (47 milioni di euro) e altri fattori straordinari, ma certo le robuste quotazioni del greggio di questi giorni e la convergenza del settore su grandi operatori integrati (come appunto Eni) suggeriscono di non sottovalutare le performance del gruppo nel medio e lungo periodo.</p>
<p>Forse, visto che la società prevede una ripresa nella domanda del gas in Europa nei prossimi mesi, il gruppo potrebbe cominciare a farsi spazio anche in progetti come Nord Stream o direttamente nel retail di altri paesi Ue dove la strategia di penetrazione di Gazprom sembra regalare ogni giorno un nuovo successo.</p>
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    <title type="html">Nuove scommesse africane dell&#039;Eni</title>
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    <published>1999-11-29T23:00:00+00:00</published>
    <updated>1999-11-29T23:00:00+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Eni ancora a caccia di barili in Africa. Il nuovo accordo per l’acquisizione del 55% del blocco Ndunda in Congo crea nuovi spunti di crescita nell’Africa Occidentale dove (tra Nigeria, Gabon, Congo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4494/nuove-scommesse-africane-delleni"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/petrolio6_03.jpg" class="post" align="left" border="0" width="220" height="221" alt="petrolio eni mercato finanza azioni scaroni ragusa adriatico italia nigeria congo produzione prospettive estrazione bp off shore results" /></p>
<p>Eni ancora a caccia di barili in Africa. Il nuovo accordo per l’acquisizione del 55% del blocco Ndunda in Congo crea nuovi spunti di crescita nell’Africa Occidentale dove (tra Nigeria, Gabon, Congo Brazzaville, Angola, Ghana e Mozambico) il Cane a sei zampe produce 450 mila barili di petrolio equivalente (boe) l’anno su una produzione complessiva annuale pari a quasi 1,77 milioni di boe l’anno. Insomma questa parte d’Africa per Eni è strategica e l’incontro dell’ad Paolo Scaroni con il presidente nigeriano Jonathan Ebele Goodluck di venerdì scorso lo conferma.</p>
 <p>
La ripresa dei prezzi del greggio incoraggia nuovi investimenti, anche perché l&#8217;obiettivo dei 2 milioni di boe al giorno è ancora una volta slittato e si pone oggi al 2013. D’altra parte lo scenario produttivo del colosso petrolifero italiano è per forza di cose globale. Fra le notizie più recenti sono da ricordare ancora le pressioni del ministro del petrolio kazako Sauat Mynbayev per il contenimento dei costi del giacimento del Kashagan che già in passato ha dato diversi grattacapi alla società. Né bisogna dimenticare l’Italia dove il gruppo prevede lo start up di nuovi giacimenti entro il 2012 in località che spaziano da Cervia a Ragusa, da Cerro Falcone a Val D’Agri: l’accordo con le comunità locali spesso impegnate nel settore turistico non sarà sempre semplice, ma le prospettive in molti casi sono interessanti. </p>
<p>D’altra parte per un gruppo verticalmente integrato (a differenza di molte altre major del greggio) come Eni i problemi si possono presentare un po’ in tutti i livelli della scala di valore. Per esempio Transitgas, la società che controlla una condotta petrolifera che taglia verticalmente la Svizzera ha annunciato che difficilmente prima della fine del mese sarà riattivato il lato meridionale della condotta danneggiato da massi in caduta e smottamenti. Della società Eni controlla il 46% e questa condotta, come le più importanti Tenp e Tag, rientra nel pacchetto di gasdotti europei che il gruppo dovrà cedere per non incorrere nelle sanzioni dell’Antitrust europea. L’operazione dovrebbe fruttare tra gli 1,5 e gli 1,7 miliardi di euro e potrebbe in parte comportare il trasferimento di asset alla Cassa Depositi e Prestiti.</p>
<p>Insomma questo autunno rischia di essere caldo per Scaroni che dovrà anche convincere diverse amministrazioni locali che nel Canale di Sicilia o nell’Adriatico non si rischiano disastri come quello di BP nel Golfo del Messico. Allo stesso tempo il disimpegno dai gasdotti europei richiederà molto lavoro per ridurre i danni nel rispetto delle indicazioni di Bruxelles.</p>
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    <title type="html">Eni: sollievo dai prezzi del greggio, ma pressioni sulla rete</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4450/eni-sollievo-dai-prezzi-del-greggio-ma-pressioni-sulla-rete"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/enilogo_03.jpg" class="post" align="left" border="0" width="200" height="264" alt="eni gas petrolio energia mercato finanza gazprom rete snam petrolio prezzo greggio south stream north stream" /></p>
<p>Già due settimane fa Paolo Scaroni ha negato ogni interesse per gli asset di BP con cui pure collabora a importanti progetti africani. Se dunque il gigante del petrolio affondato da una falla disastrosa nel Golfo del Messico dovesse procedere a una serie di cessioni a vantaggio dei concorrenti, probabilmente non sarebbe la società del cane a sei zampe ad avvantaggiarsene. L’estrema volatilità dei prezzi del greggio ha invece scosso un po’ tutto il settore e le incertezze su un giro di vite alle autorizzazioni esplorative e agli standard di sicurezza negli impianti hanno compresso i corsi di molte big del settore.</p>
<p>Succede così che in un secondo momento gli analisti inizino a rivalutare i titoli del comparto “troppo depressi” e che anche Eni riprenda la via del rialzo. L’italiana guidata da Paolo Scaroni avrebbe subito troppo il peso di un dossier, come quello di BP, che la riguarda relativamente poco. Di certo il titolo nel corso delle ultime due ottave ha mostrato una certa solidità di impostazione che lo ha riportato a contatto con gli ostacoli di area 16,3 euro, ma vanno anche ricordati i riapprezzamenti del greggio che hanno giocato un ruolo non marginale nei recuperi. Gli ammorbidimenti di Pechino in tema valutario lasciano ben sperare in tal senso anche per il futuro. Nuove e più dure norme sull’off-shore potrebbero comunque comprimere i margini dei big occidentali a danno dei produttori fuori dall’Opec: la morsa delle materie prime potrebbe insomma stringersi di nuovo. Né in patria la situazione rimane stabile.</p>
<p>Il leader del partito democratico Pier Luigi Bersani ha riproposto delle misure per la liberalizzazione del mercato italiano che chiamano direttamente in causa la stessa Eni. La prima proposta prevede che le reti di distribuzione possano avere accesso a tutti i fornitori per abbattere i prezzi del carburante alla pompa. La seconda proposta riguarda invece la separazione della stessa Eni dalla sua controllata Snam Rete Gas e la creazione dunque di una rete veramente terza rispetto agli operatori. Per una società verticalmente integrata come Eni, un gruppo che opera indifferentemente nell’esplorazione e nel retail, si tratta di proposte dirompenti, sebbene non nuove.</p>
<p>Ovviamente, però, il passaggio di una proposta come quella di Snam dal livello del dibattito tra analisti e azionisti di minoranza a proposta attiva del maggiore partito politico di opposizione non può che preoccupare un manager come Scaroni che alla separazione di Snam si è sempre opposto adducendo motivi di interesse nazionale. D’altra parte in un momento in cui un alleato storico come la russa Gazprom comincia ad accedere sempre più direttamente al nostro mercato (rifornendo anche varie multiutility) sicuramente le mosse dei nostri policy maker devono essere molto accorte, anche perché va ricordato che in pratica Gazprom opera da monopolista di Mosca sui mercati internazionali del gas e dunque gode di un ruolo privilegiato che agli operatori europei non è consentito.</p>
<p>Il ruolo di Gazprom nelle forniture europee tramite Nord e South Stream diventa sempre più importante per l’Europa del XXI secolo e il recente ingresso di EdF nella condotta meridionale potrebbe portare una spinta comunitaria anche a questo progetto. In questo contesto la promozione di una rete unica europea del gas potrebbe acquistare un nuovo significato e rilanciare davvero il ruolo dell’Italia quale hub del gas mondiale in arrivo in Europa.</p>
<p>Il nostro Paese dipende più degli altri dal gas e dunque non può aspettare che le politiche comunitarie in tal senso vengano dall’alto (anche perché non gli sarebbero favorevoli) ma deve collaborare a una gestione attiva del settore a Bruxelles in modo da contribuire alla creazione di un sistema che risponda alle nostre esigenze dei prossimi decenni. Eni in questo senso ha le competenze e l’autorevolezza necessarie a promuovere un discorso sistemico nelle sedi opportune, l’appoggio del governo in tal senso sarebbe fondamentale. All’interno di un quadro realmente europeo, allora, le questioni della “rete terza” e della competizione energetica nel nostro mercato acquisterebbero un respiro davvero sostenibile. Senza considerare che i finanziamenti sempre più importanti chiesti dal comparto potrebbero diventare meno &#8220;ingombranti&#8221; se spalleggiati da una platea più ampia di investitori.</p>
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    <title type="html">Petrolio in crescita grazie allo yuan, Eni e Saipem sotto i riflettori</title>
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    <published>2010-06-21T11:14:35+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4449/petrolio-in-crescita-grazie-allo-yuan-eni-e-saipem-sotto-i-riflettori"><![CDATA[<p>Recentemente gli analisti di Nomura hanno rivisto il proprio giudizio sul comparto petrolifero europeo alzandolo da &#8220;neutral&#8221; a &#8220;overweight&#8221;, ovvero &#8220;sovrapesare&#8221;. Secondo lo studio della banca giapponese i prezzi dei titoli del settore sono diminuiti eccessivamente nel recente passato ed adesso è tornato il momento di acquistare. Le prospettive di crescita per il comparto sono in media del 30% circa: le quotazioni attuali incorporano infatti un prezzo del greggio di 55 dollari al barile mentre il petrolio è risalito oltre area 75 e secondo gli esperti di Nomura nel secondo semestre del 2010 dovrebbe fare registrare un prezzo medio di 88 dollari. Positivo in particolare il giudizio su Eni</p>
 <p>, confermato &#8220;buy&#8221;, quindi titolo da acquistare, con prezzo obiettivo a 20,8 euro (era a 22,3 euro, modificato a seguito delle oscillazioni del dollaro). Saipem piace invece a Mediobanca, che ha promosso di recente il titolo da &#8220;neutral&#8221; a &#8220;outperform&#8221; fissando a 28,40 euro il prezzo obiettivo. Il portafoglio ordini del leader nei servizi all&#8217;industria petrolifera è in crescita ed il 27 giugno, quando il gruppo comunicherà i risultati semestrali, le stime per il 2010 potrebbero essere riviste all&#8217;insù. Ovviamente le attese di ripresa per Eni e Saipem potrebbero essere condizionate dall&#8217;andamento del prezzo del greggio, tuttavia il rimbalzo messo a segno dal Wti dai minimi di maggio a 66,80 dollari circa non sembra essere ancora terminato. La resistenza chiave in questa fase si colloca in area 77 dollari, oltre questa soglia target a 79 dollari, ultimo ostacolo in grado di impedire il recupero dei massimi dell&#8217;anno in area 86/87 dollari. </p>
<p>Ad aiutare il progresso del petrolio contribuisce anche la decisione della People&#8217;s Bank of China di rendere più flessibile la propria valuta, che in avvio di ottava ha toccato i massimi contro dollaro dal settembre 2008. Tale decisione ha gia&#8217; avuto un notevole impatto sul mercato delle commodities: un rafforzamento della moneta cinese implica un maggiore potere di acquisto per quel paese e quindi la possibilita&#8217; di importare un flusso maggiore di materie prime. Il petrolio e&#8217; salito a 78,85 dollari circa, un balzo superiore al 2% rispetto ai prezzi di venerdi&#8217; 18 giugno. </p>
<p>Ed effettivamente Eni ha inviato segnali graficamente positivi nelle ultime sedute, come il superamento del top di inizio giugno a 15,70 euro e quello della linea di tendenza tracciata dai massimi di aprile. I prezzi potrebbero arrivare presto a confrontarsi con la resistenza di area 16,20/25, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di aprile e media mobile a 50 sedute. In caso di superamento di questi livelli il titolo invierebbe un segnale forte in favore del proseguimento della fase positiva iniziata con i minimi di maggio a 14,30 e si candiderebbe per il recupero almeno di area 18 euro. Difficile invece dire fin da ora se, anche in caso di proseguimento della fase rialzista, vi siano le condizioni per lasciarsi alle spalle l&#8217;area vischiosa tra 18 e 18,50, già messa alla prova più volte tra giugno 2009 e gennaio 2010. La rottura anche di questa resistenza rappresenterebbe un segnale importante anche per il lungo periodo dal momento che permetterebbe la ripresa dell&#8217;uptrend avviatosi con i minimi di marzo 2009 ma non deve essere data per scontata. Oltre quei livelli sarebbe comunque possibile iniziare a parlare di obiettivi in area 22 euro. Ad indebolire il quadro rialzista sarebbero discese sotto i 15 euro, che aprirebbero la porta al test a 14,50 della linea che sale dai minimi del 2009. In caso di violazione anche di questo supporto rischio di evoluzione negativa duratura, fino a 13,50 euro almeno.</p>
<p>Per sgomberare il campo da dubbi, quando si parla di Saipem, è bene chiarire che il suo grado di correlazione con l&#8217;andamento del prezzo del greggio è molto elevato (attualmente l&#8217;indice di correlazione calcolato ad un anno vale circa 0,5, ma nel recente passato è stato per lunghi periodi anche in area 0,80, ad indicare quindi un legame veramente molto stretto tra le due curve), quindi le capacità del titolo di fare bene in assenza di un trend positivo per il prezzo del petrolio sono relativamente ridotte. I segnali inviati recentemente dal grafico del titolo sono in ogni caso positivi, un elemento questo che, volendo fare un percorso logico inverso rispetto a quello che viene adottato di prassi, sembra confermare la prospettiva di un prezzo del greggio in crescita nel prossimo futuro. Le quotazioni di Saipem hanno infatti superato nella scorsa ottava con forza la linea di tendenza ribassista tracciata dal top di aprile, spingendosi fin quasi a testare in area 27 la media mobile a 50 giorni, praticamente coincidente in questa fase con il 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi primaverili. Il superamento anche dei 27 euro confermerebbe l&#8217;intonazione positiva dimostrata nelle ultime settimane prospettando movimenti in area 30 euro almeno. Oltre questi livelli Saipem si cimenterebbe poi in una impresa difficile, quella di avere ragione dei massimi storici di novembre 2007 a 31,90 euro. Per non perdere la propensione al rialzo il titolo si dovrà mantenere al di sopra dei 25,30 euro. Sotto quei livelli rischio di test a 24 circa della linea che sale dai minimi del 2009, supporto critico anche in ottica di lungo termine. </p>
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    <title type="html">Nuove sfide per i big del petrolio, a partire da Eni</title>
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    <published>2010-05-26T16:07:38+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4430/nuove-sfide-per-i-big-del-petrolio-a-partire-da-eni"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/petroliobarile2_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="203" height="300" alt="eni tenaris petrolio finanza saras raffinazione dollaro euro domanda " /></p>
<p>Il greggio e le altre materie prime hanno risentito duramente delle incertezze sulla tenuta della ripresa europea. I recenti salvataggi spagnoli hanno infatti ravvivato i timori di un possibile contagio della Penisola Iberica e i forti ribassi dell’euro sulle altre valute hanno inevitabilmente reso più onerosa la domanda di energia da parte dei paesi europei che potrebbero anche dovere affrontare degli scenari deflazionistici nel prossimo futuro. Da questo sono derivati i ribassi del greggio e delle materie prime degli ultimi giorni (solo parzialmente recuperati oggi) mentre produttori e distributori corrono ai ripari cercando di riposizionarsi al meglio nel nuovo contesto.</p>
<p>Eni, in particolare, sta cercando di arginare gli effetti deleteri del recente downgrade di Standard &#038; Poor’s da AA- ad A+ a causa della permanenza del debito al di sopra dei 23 miliardi di euro: la società guidata da Paolo Scaroni ha senza dubbio liquidità sufficiente a sopperire a ogni necessità, ma le incertezze portate dal contesto globale forse rendono meno chiare le prospettive di reddito future.</p>
<p>Nel frattempo l’italiana ha annunciato la cessione del 25% di Greenstream alla libica Noc: con Tripoli, adesso, si gestisce alla pari l’infrastruttura che trasporta il gas libico a Gela. Forse per rassicurare il mercato il management ha annunciato che la produzione di petrolio dal pozzo iracheno di Zubair dovrà raggiungere i 250 mila barili di petrolio al giorno dai 180 mila attuali.</p>
 <p>Sicuramente il colosso petrolifero italiano non ha le difficoltà di BP alle prese con un irrisolto dramma ambientale che, secondo Lloyd’s di Londra, potrebbe costarle circa 2 miliardi di dollari. La mancanza di visibilità sulla domanda presente e futura di greggio e altre commodity nell’Eurozona rischia, però, di penalizzare le sue prospettive di medio periodo in maniera consistente.</p>
<p>Non tutte le società del petrolio di Borsa italiana - per fortuna - passano un periodo così incerto. Per esempio stamane Tenaris guadagna più di sei punti percentuali dopo che il governo messicano ha accolto la denuncia avanzata dalla sua controllata Tamsa e annunciato un dazio sui tubi prodotti in Cina. Più timida Saras in Borsa (+0,97%), nonostante l’annuncio di migliori margini di raffinazione nel secondo trimestre grazie alla crescita della domanda di benzina e diesel. Le incertezze sull’evoluzione del mercato nel 2010, però, rimangono anche per la società dei Moratti.</p>
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    <title type="html">Saipem: Schlumberger porta un po&#039; di luce in un settore pieno di incertezze</title>
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    <published>2010-02-23T11:59:14+00:00</published>
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<p>Le continue tensioni sui mercati finanziari internazionali, le oscillazioni dell’euro e del dollaro, le incertezze sulla nuova mappa del potere mondiale all’indomani della crisi hanno messo sull’altalena anche le società del settore petrolifero. Ne risente anche la politica degli investimenti delle grandi oil company e quindi a catena i risultati dei “tecnici” del settore come Saipem. Dopo i balzi delle ultime sedute, il Wti ha ripiegato al di sotto degli 80 dollari.</p>
<p>Eppure i contrasti internazionali per l’accaparramento delle risorse negli ultimi giorni si sono moltiplicati. Basta ricordare le nuove perforazioni dell’Iran nel Mar Caspio che hanno irritato tutti i vicini dall’Azerbaigian alla Russia. Dall’altra parte del mondo le Isole Falkland sono ridiventate il centro di una crisi internazionale dopo che la britannica Desire Petroleum ha cominciato la perforazione del pozzo di Liz.</p>
<p>L’Argentina ha colto l’occasione per riaccendere il conflitto sulla sovranità in queste isole e Buenos Aires sembra che abbia ottenuto l’appoggio alle proprie rivendicazioni da parte di altri paesi sudamericani. Diversi interrogativi nascono però anche all’interno dell’industria: la domanda cinese riuscirà a contrastare la crisi della raffinazione? Il ciclo attuale degli investimenti riuscirà a soddisfare le esigenze di una platea di consumatori che dopo la crisi potrebbe espandersi a dismisura? Nel frattempo anche l’italiana Saipem viene influenzata da un contesto ancora fluido e incerto.</p>
<p>L’ultima grande novità del settore è quella della maxiofferta di Schlumberger per Smith International: alle indiscrezioni della fine della scorsa settimana è seguita una conferma ufficiale da parte delle due società. Un accordo carta contro carta sancisce la fusione fra le due compagnie del settore dei servizi petroliferi e valuta 45,84 dollari ogni titolo Smith facendo schizzare i prezzi in Borsa.</p>
<p>Si tratta forse della più grande operazione del settore dei servizi petroliferi registratasi negli ultimi anni nel mondo del greggio a stelle e strisce: dovrebbe nascerne un colosso da oltre 31 miliardi di dollari di ricavi con sinergie pre imposte che potrebbero raggiungere i 320 milioni di dollari nel 2012. Nonostante lo scambio azionario il mercato ha reagito alla novità e ieri Saipem è riuscita a guadagnare terreno grazie alla valutazione dei multipli sottintesi nel merger americano: nel 2012 la nuova società Usa dovrebbe avere un ev/ebitda di circa 6,6 contro i 6,5 previsti per Saipem nel 2011. Le sfide per il futuro non mancano, soprattutto nel campo della tecnologia.</p>
<p>Quello che ha preoccupato molti analisti a fine 2009 è stato il deterioramento degli ordinativi registrato dalla società italiana: i livelli pre-crisi dovrebbero essere recuperati soltanto nella seconda metà di questo esercizio. Nonostante gli investimenti per diversi miliardi di euro nell’ultimo triennio anche i prossimi anni richiederanno nuovi capitali. Negli anni a venire i capex dovrebbero scendere ancora, ma il loro livello rimane elevato. Il titolo da marzo a oggi ha messo a segno un recupero di tutto rispetto passando da 11 a oltre 25 euro: proprio sulla barriera dei 25,3 euro si sono però impigliati i prezzi nel corso di questo 2010 e, senza uno scatto più deciso oltre l’ostacolo, il rischio di ritracciamenti anche consistenti si fa ogni giorno maggiore, come dimostrano anche gli affondi di inizio febbraio a 22,61 euro. Una rinnovata attenzione del mercato e una maggiore visibilità degli investimenti futuri in campo petrolifero a livello globale potrebbero senz’altro regalare più sprint ai corsi in questo momento di incertezza.</p>
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    <title type="html">Eni: nuovo anno, vecchie sfide </title>
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    <published>2010-01-18T13:17:17+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4308/eni-nuovo-anno-vecchie-sfide"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/petrolio_09.jpg" class="post" align="left" border="0" width="170" height="259" alt="eni petrolio uganda snam rete vinke finanza azioni titoli mercato petrolio oro nero oil scaroni" /></p>
<p>Il 2010 chiederà al management di Eni delle scelte strategiche per il futuro. Cambiamenti importanti urgono, infatti, su più fronti. L’annosa questione della proprietà di Snam e degli assetti proprietari delle reti di condutture che da diverse direzioni pompano il gas in Europa e in Italia rischia infatti di complicarsi ogni giorno di più. Il pericolo, per la società guidata da Paolo Scaroni, è quello di una maxi-sanzione fra i 500 milioni e il miliardo di euro per via del ruolo dominante nei gasdotti europei Tag, Transitgas e Tenp. L’Antitrust europeo minaccia infatti dei provvedimenti che potrebbero impattare pesantemente sui conti del cane a sei zampe.</p>
<p>La faccenda si interseca con quella del controllo di Snam e quindi della rete nazionale di distribuzione e di società collegate ad altre attività di “sistema” come la gestione degli stoccaggi di Stogit. Più volte il controllo della rete da parte di uno degli operatori è stato criticato da diversi osservatori, tuttavia Scaroni ha sempre ottenuto un tacito assenso dalla politica quando ha osservato in passato che sostanzialmente tutti i maggiori operatori europei controllano ancora ampie parti delle infrastrutture. Quando di recente Alessandro Ortis, numero uno dell’Autorità dell’energia, ha ricordato ancora una volta il predominio della società di San Donato nelle forniture di gas del Bel Paese, è stato facile per i giornali ricordare le annose diatribe sul caso. Di recente anche il fondo attivista Knight Vinke ha sostenuto posizioni simili, ma per motivi diversi: uno scorporo delle attività di downstream (Snam compresa) da quelle di upstream secondo il fondo liberebbe valore e favorirebbe una migliore distribuzione del debito. Scaroni ha risposto che tenere certe attività regolate insieme alle altre (il business del gas con quello del petrolio) favorisce la solidità dell’azienda, ma la crisi della domanda di gas di quest’anno mette un po’ in forse un simile assunto.</p>
<p>La compagnia petrolifera fondata da Enrico Mattei si confronta però in questi giorni anche con un altro caso di portata internazionale. In Uganda l’Eni ha puntato tanto, fino ad arrivare a un accordo da 1,5 miliardi di euro con Heritage per l’acquisizione del 50% dei blocchi 1 e 3A del bacino del Lago Albert controllati dalla società. Il socio di Heritage Tullow Oil, il più grande esploratore britannico nel comparto petrolifero, ha però insistito per dire la sua e ha esercitato il proprio diritto di prelazione sugli asset di Heritage in maniera da gestire in proprio il processo di sviluppo di questi giacimenti che potrebbero equivalere a riserve per 2 miliardi di barili. Si tratta comunque per Tullow di una scommessa ardita, perché gli operatori del settore sono ben consapevoli che il gruppo non ha le competenze necessarie per lo sviluppo di un progetto tanto complesso e che ha quindi bisogno urgente di partner qualificati che l’aiutino a ripagarsi gli investimenti. Il progetto domani potrebbe davvero cambiare l’Uganda e prevede la costruzione di un certo numero di infrastrutture. Eni rimane alla finestra fiduciosa in una positiva evoluzione del dossier entro il prossimo mese. Di certo però questa presa di posizione di Tullow complica le cose.</p>
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    <title type="html">Eni: il portafoglio resta uno dei più solidi del settore</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.finanzablog.it/post/4292/eni-il-portafoglio-resta-uno-dei-piu-solidi-del-settore"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Eni.png" class="post" align="left" border="0" width="250" height="178" alt="eni scaroni south stream mercato finanza" /></p>
<p>Le tensioni sui prezzi del petrolio e l&#8217;impatto notevole della crisi hanno creato un bel po&#8217; di problemi alle più grandi compagnie petrolifere del mondo, tuttavia all&#8217;appuntamento con l&#8217;altalena dei corsi del greggio non tutti gli attori del mercato si sono presentati allo stesso modo.</p>
<p>Se io, approfittando dei prezzi da record dell&#8217;oro nero, faccio investimenti pesanti in sabbie bituminose e petrolio non convenzionale, un crollo dei corsi da 150 a 50 dollari rischia di mandarmi e gambe all&#8217;aria e di farmi sbattere la porta in faccia dalle banche: il futuro a volte rischia di essere troppo caro, se non si ha il fiato lungo.</p>
<p>Eni nel contesto globale mostra, però, di avere le spalle larghe e si mantiene ben posizionata in un contesto assai difficile come quello attuale. Il gruppo guidato da Paolo Scaroni ha un gearing (ossia una leva sul debito) superiore in media agli altri concorrenti, la compresenza nella società di attività tipiche delle compagnie petrolifere tradizionali e di attività da utility che a volte confondono gli osservatori. La separazione che alcuni analisti o piccoli azionisti chiedono di attività come la rete del gas dal resto sembra però ben lontana per ora.</p>
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Progetti di lungo termine come South Stream vivono poi una fase interessante (soprattutto dopo le ultime dichiarazioni di Scaroni che avrebbe parlato di una quota di EdF fra il 10 e il 20%), ma sono di lungo respiro e raramente incidono direttamente sui corsi. Più delicati sono i dossier riguardanti le dispute europee sul gasdotto Tag: il rischio di una maximulta dall&#8217;Antitrust di Bruxelles rimane comunque presente, anche se Scaroni si è già detto pronto a ricorrere contro eventuali sanzioni.</p>
<p>Secondo alcuni osservatori la ricca politica dei dividendi, probabilmente una delle migliori del settore petrolifero, sarà rivista in futuro: gli asset non strategici in vendita potrebbero, infatti, non fornire la liquidità necessaria a finanziare la crescita. Quando però Eni, in occasione dell&#8217;ultima trimestrale, sottolinea che anche la perdita di un notch (un &#8220;gradino&#8221;) nei rating sarebbe assolutamente gestibile, chiarisce che il quadro generale rimane stabile, come dimostrato anche dalla solidità patrimoniale del gruppo. In ogni caso, allo stato attuale, il dividend yeld al di sopra del 5% pone ancora la cedola del Cane a sei zampe ai vertici del settore. Il portafoglio solido, variegato e molto incentrato sul petrolio convenzionale ha inoltre riparato in molti casi la società dall&#8217;ottovolante dei prezzi che ha messo a rischio gli investimenti di diversi competitor. Fra tanti dossier, insomma, il quadro generale dell&#8217;Eni rimane ancora solido e interessante. Effetto crisi permettendo&#8230;</p>
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