Sembrano già così lontani quegli anni, sembra una vita fa: era il 2005, quando quella che giornalisticamente passò alla storia come “bancopoli” riempì le colonne dei quotidiani. Fu coniata anche un’espressione che gira ancora oggi, “i furbetti del quartierino”, e anche certe intercettazioni - Fassino al telefono con Consorte che domanda “Abbiamo una banca?” - ce le ricordiamo ancora…
Perché tornare a parlarne oggi? Perché oggi di fronte alla prima sezione penale del tribunale di Milano i pm Luigi Orsi e Gaetano Ruta hanno chiesto condanne pesanti per i protagonisti della vicenda:
I reati contestati vanno dall’aggiotaggio informativo all’insider trading, all’ostacolo alle funzioni di vigilanza. Assoluzione richiesta solo per Emilio Gnutti e Pierluigi Stefanini, all’epoca dei fatti rispettivamente presidente di Hopa e di Holmo, la controllante di Unipol, e per due manager della Deutsche Bank (…) Condanna proposta per l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio (tre anni e sei mesi) e per l’allora capo della vigilanza Francesco Frasca (due anni e quattro mesi), che segue puntualmente ogni udienza che lo riguarda anche nel processo Antonveneta. La pena più elevata è stata quella richiesta per l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte (quattro anni e sette mesi)
Su La Stampa c’è un articolo di approfondimento. Fazio, ex governatore della Banca d’Italia non ne esce bene, viene definito un “autocrate con una visione medievale della finanza”…
Continua a leggere: Unipol: le richieste dei pm per Fazio e Consorte
Deliberato il 13 aprile scorso dal Consiglio dei Ministri il DEF - Documento di Economia e Finanza - scatta una foto al presente dell’Italia e cerca di delineare il futuro del Paese. È al centro dell’attenzione in questi giorni, sono tante le reazioni al documento. Intanto, potete farvi un’idea da voi, scaricando integralmente i pdf di DEF e PNR per esempio dal sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Questo pezzo di Repubblica di alcuni giorni fa riassume bene il contenuto del documento, la parola chiave è una sola, stabilità.
“L’unico messaggio responsabile e nell’interesse del Paese è che non esistono i presupposti per una crescita duratura ed equa senza stabilità dei conti pubblici”
Continua a leggere: DEF e PNR: Tremonti e il Documento di Economia e Finanza 2011
Comincia una nuova era per Google e, anche se è garantita una forte continuità con il passato, in qualche modo la società cambierà pelle. Dopo 10 anni di guida affidata a Eric Schmidt, che ha portato la società in Borsa, l’ha condotta nella battaglia con gli altri colossi dell’informatica e di Internet e comunque rimane nel gruppo come presidente esecutivo, adesso tocca davvero a Larry Page, uno dei due fondatori di Google insieme al socio Sergey Brin.
Page, che ha 38 anni, fu considerato troppo giovane e inesperto per guidare un’azienda con aspettative e progetti così colossali, per cui dieci anni fa fu chiesto a lui e a Brin, che adesso ha 37 anni, di trovare un capo azienda esperto e in grado di governare la società con sicurezza e decisione: da allora Schmidt, come presidente e Ceo, ha lavorato fianco a fianco con i due fondatori guidandoli nel mondo della finanza e della gestione manageriale di un gruppo con quasi 30mila dipendenti in tutto il mondo: i tre hanno formato sempre una specie di comitato, ma il Ceo era comunque l’unico ad avere l’ultima parola sulle decisioni strategiche.
Da oggi, invece, quel ruolo esecutivo di capo azienda passa a Page che ha studiato, è cresciuto e adesso si sente (e viene considerato) pronto ad affrontare in prima persona le insidie di un ruolo così delicato e ricco di responsabilità. Sul proprio blog ufficiale il suo predecessore lo ha incoraggiato senza tentennamenti:
Sono enormemente orgoglioso del mio ultimo decennio alla guida dell’azienda, e sono più che certo che con Larry i prossimi 10 anni saranno ancora migliori. Sono sicuro che è pronto.
Continua a leggere: Google ha un nuovo Ceo: il fondatore Larry Page
Nella zona Euro i tassi di interesse sono fermi all’1% dal maggio del 2009 e sembra che siano destinati a rimanere tali ancora per un tempo relativamente lungo. Nell’ultima riunione della Bce, tenutasi ad inizio febbraio, è stato infatti deciso all’unanimità di mantenere il saggio di riferimento invariato e la conferenza stampa a commento di questa decisione ha chiarito che gli attuali tassi di interesse sono appropriati al contesto macroeconomico di riferimento.
Continua a leggere: La Bce non alza i tassi, il trend al rialzo delle materie prime e' a rischio?
Euro debole contro dollaro nella seconda metà della settimana. La conferma da parte della BCE dei tassi di interesse all’1% era ampiamente scontata dal mercato mentre sono state le parole del presidente dello stesso Istituto, Jean Claude Trichet, a mettere pressione sulla valuta unica.
Trichet ha infatti affermato che le aspettative di inflazione nell’area Euro “restano stabili” e che dunque i tassi di interesse sono destinati a mantenersi sui livelli attuali nel medio periodo, mentre gli operatori si attendevano qualcosa di diverso soprattutto dopo che a gennaio l’inflazione aveva fatto segnare un +2,4% su base annua rispetto al +2,2% di dicembre.
Continua a leggere: Momento cruciale per l'euro dollaro giunto su di un supporto chiave
Il mondo dell’editoria è sotto i riflettori dopo che il gruppo Lagardère ha concluso un accordo con il gruppo americano Hearst per cedere i propri magazine internazionali per 651 milioni di euro. La divisione internazionale di Lagardère, cui fa capo Hachette, ha generato ricavi nel 2010 per 775 milioni di euro circa ma non aveva, secondo la proprietà, la massa critica sufficiente per proseguire l’attività con successo. Hearst ha pagato un multiplo elevato per l’acquisizione, la stampa ipotizzava una forchetta compresa tra i 500 ed i 700 milioni per l’operazione, un dato questo che ha rivitalizzato le quotazioni anche delle principali compagnie italiane come Mondadori e Rcs.
Continua a leggere: Settore dei media sotto i riflettori. Mondadori e Rcs graficamente interessanti
Borsa Usa ancora al rialzo, ma quanto potra’ ancora durare? I principali indici azionari Usa sono su livelli che non venivano toccati da piu’ di due anni, lo spettro dell’ipercomprato inizia a farsi strada nella mente degli investitori.
Ma cosa dicono i grafici, confermano il potenziale proseguimento del trend rialzista in atto dai minimi del 2009? La risposta a questa domanda è positiva: lo S&P500 ha dovuto lottare per quasi un anno con la resistenza dei 1220 punti, toccata per la prima volta ad aprile 2010, poi nuovamente a novembre e superata definitivamente lo scorso dicembre, quota coincidente con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2007.
Continua a leggere: Borsa Usa ancora al rialzo, ma quanto potra’ ancora durare?
I principali indici azionari domestici inviano segnali positivi, che seppure ancora in attesa di ulteriori conferme per il medio periodo, iniziano a far pensare che almeno la prima parte dell’anno appena iniziato possa dare nuove soddisfazioni ai risparmiatori. Anche l’indice settoriale delle banche, uno tra quelli con il maggior peso specifico per Piazza Affari, sembra andare nella stessa direzione di quello generale, con il grafico che proprio di recente ha superato ostacoli rilevanti. Il settoriale si è lasciato infatti alle spalle nell’ultima settimana la linea di tendenza tracciata dai massimi dell’aprile 2010, linea lavorata a lungo nella parte terminale del mese di gennaio (passante attualmente a 19780 punti circa), dopo aver superato in successione nella prima parte dell’anno le medie mobili a 100 e 200 giorni, orientate al ribasso da più di un anno. Questi segnali potrebbero anticipare il test di area 21350/450, resistenza dimostratasi tenace a settembre ed ottobre dello scorso anno, quota oltre la quale diverrebbe possibile il test del picco di agosto 2010 a 22888. Sarebbe poi proprio il superamento di questo livello, eventualità probabilmente ancora non imminente ma non improbabile, a completare l’ampio doppio minimo, per ora solo potenziale, disegnato tra giugno 2010 e gennaio 2011 in area 16500 punti, con conseguente drastico miglioramento anche del quadro prospettico di medio lungo periodo, che vedrebbe spostarsi il target fino sui 24000 punti almeno. Nel breve una fase temporanea di ripiegamento non è da escludere, il classico “return move” che segue la rottura di livelli di resistenza importanti, tuttavia solo discese sotto area 19000 potrebbero fare temere una revisione peggiorativa delle attese, con rischio di nuovo test dei 16500/7000 punti.
L’ultima stagione delle trimestrali Usa ha confermato l’impressione che, almeno a livello microeconomico, la crisi sia ormai alle spalle. Più dei due terzi delle società che compongono il paniere S&P500, tra quelle che hanno presentato i conti, ha battuto le stime sugli utili che per una buona percentuale di queste sono cresciuti nell’ultimo trimestre del 2010 di un 30% o più. Il quadro che è possibile comporre a questo punto per l’intero 2010 è decisamente positivo, forse addirittura troppo: gli utili delle società quotate che entrano a far parte dello S&P500 sono aumentati nell’anno appena concluso del 30% circa archiviando così il miglior risultato dal 1995. Il problema è che sarà probabilmente difficile ripetere questa performance nel 2011, per il quale gli osservatori ipotizzano infatti una crescita dimezzata sull’anno precedente.
Continua a leggere: Buone prospettive dalle trimestrali per l'azienda Usa e per la borsa
La decisione dell’Agenzia Standard & Poor’s di declassare il rating del Giappone da “AA” ad “AA-” (quarto miglior rating su una scala di 22, al pari di quello della Cina ma addirittura peggiore di quello della Spagna) è stata giustificata dalla scarsa coerenza da parte delle autorità governative nipponiche nell’azione di risanamento dei conti pubblici.
La decisione ha avuto l’effetto immediato di penalizzare l’andamento dello yen nei confronti sia del dollaro che dell’euro, sebbene già nella giornata successiva, quella di venerdì 28 gennaio, a tale evento la valuta nipponica abbia dato segnali di ripresa. Probabilmente dopo una prima fase di sorpresa il mercato ha metabolizzato l’idea che una sorte analoga possa toccare anche ad altri paesi industrializzati, riducendo la portata stessa della misura.
Continua a leggere: Cambi: fase cruciale per lo yen sia contro dollaro sia contro euro