Nel corso delle ultime settimane è stato possibile osservare alcuni fenomeni interessanti sui mercati finanziari. Il 12 agosto la Federale Reserve, la banca centrale Usa, ha deciso all’unanimità di lasciare i tassi di interesse invariati sui livelli compresi in una forchetta fra lo 0% e lo 0,25%, ovvero i minimi di sempre. La banca centrale statunitense ha inoltre ribadito la sua intenzione di mantenere i tassi di interesse bassi ancora per un “considerevole periodo di tempo”.
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Sono passati due anni dallo scoppio della crisi dei mercati finanziari, due anni che hanno lasciato il segno sia sui portafogli sia nella mente degli investitori. E’ infatti il 9 agosto 2007 quando la Bce inietta nei mercati 100 miliardi di euro di liquidità per evitare il collasso del sistema del credito. All’intervento della Bce seguono analoghe misure da parte della Fed, ma ormai è troppo tardi, il panico si è diffuso ed a poco valgono anche le ripetute riduzioni dei tassi di interesse, che negli Usa arriveranno nei mesi successivi a toccare lo zero per cento, per riportare la calma sui mercati.
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Rialzo deciso per lo zucchero. L’Etc Sugar (SUGA), oggi stabile in area 13,63, ha superato ieri i massimi di marzo 2008 in area 13,50. La velocita’ con la quale e’ salito il prezzo nelle ultime sedute potrebbe dare luogo a temporanee correzioni, ma i volumi che sostengono l’ascesa lasciano pensare che vi sia ulteriore spazio per vedere salire il grafico. Del resto il target del doppio minimo disegnato tra giugno e dicembre 2008 proietta un target in area 14,75. Discese fino in area 12,20, base del gap del 7 agosto, sono quindi da considerare una occasione di acquisto.
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I dati sul Pil statunitense del secondo trimestre 2009 sono risultati molto graditi ai mercati finanziari: in base a quanto comunicato dal dipartimento del Commercio infatti la contrazione nel periodo rispetto al precedente è stata solamente dell’1% a fronte di attese di un calo dell’1,5%. Se da un lato è vero che si è trattato del quarto calo consecutivo, un evento che non si realizzava dall’inizio della rilevazione della serie nel 1947, dall’altro è invece evidente il rallentamento del tasso di contrazione, che nei primi tre mesi dell’anno era stato del 6,4% (rivisto dalla precedente rilevazione di -5,5%). La lotta alla recessione sembra quindi funzionare. Il presidente Obama ha recentemente evidenziato la stabilizzazione del sistema bancario e creditizio, segnale che prospetta una ripresa, anche se inizialmente potrebbe essere lenta, dell’economia.
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Dopo un rally durato 15 settimane, dal 6 marzo all’11 giugno per la borsa Usa, i mercati si interrogano sulle possibilità che i listini statunitensi, in particolare quello maggiormente rappresentativo dell’azienda America nel suo complesso, lo S&P500, proseguano al rialzo. L’uscita del dato sulla disoccupazione americana, ai massimi da 26 anni a questa parte, non può non creare forti tensioni sui mercati finanziari. L’aumento del numero dei senza lavoro, la disoccupazione a giugno è salita al 9,5% dal precedente 9,4%, avrà infatti un impatto negativo sulla capacità dell’economia di rimettersi in moto e quindi finirà per prolungare inevitabilmente la recessione che invece in molti si erano affettati a dare, forse troppo prematuramente, per spacciata. Segnali negativi vengono anche dal comparto immobiliare
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Il grafico fornito da Borsa Italiana nel report Monthly Key Figures per il mese di giugno mostra una chiara divergenza tra prezzi, al rialzo, e volumi, al ribasso, nelle ultime sedute del mese di giugno, situazione che anticipava la fase di debolezza effettivamente sperimentata dal mercato nelle ultime sedute.
Lo S&P 500 chiude l’ultima seduta del trimestre in calo dello 0,85%, ma questo non basta a rovinare la festa ai mercati: il secondo quarto dell’anno ha visto infatti il maggior rialzo trimestrale da 10 anni a questa parte. La scommessa ora e’ se il rally potra’ continuare o se gli indici andranno incontro ad una flessione. La fiducia dei consumatori oggi e’ risultata in calo (gli analisti si aspettavano un valore di 55, il dato e’ risultato invece di 49,3 punti) ma altri indizi, come ad esempio il valore del Vix, l’indice di volatilita’ relativo alle opzioni sui titoli dello S&P500, tornato al di sotto della soglia ante Lehman Brothers, lasciano pensare che i mercati abbiano recuperato la necessaria tranquillita’ a disegnare una tendenza rialzista duratura. In quest’ottica sara’ importante valutare il comportamento dei mercati ora che il primo semestre si e’ concluso. Chiusure positive sui primi giorni di luglio potrebbero essere infatti di buon auspicio. Al contrario discese da parte dello S&P500 al di sotto degli 890 punti farebbero temere l’avvio di una fase di correzione estesa: la figura disegnata dal top di inizio maggio si dimostrerebbe infatti in quel caso un testa spalle ribassista con target in area 800 punti.
Gli investitori si saranno ormai abituati: da un lato vengono bombardati quasi ogni giorno da notizie catastrofiche sull’andamento dell’economia, dall’altro hanno visto i mercati finanziari impostare un recupero che in poco più di due mesi ha portato molti dei principali indici di borsa a rivalutarsi del 50% o più. L’ultimo grido di allarme con il quale i mercati hanno dovuto misurarsi è quello relativo al crollo del Pil nella zona Ocse, che nel primo trimestre del 2009 ha registrato un calo del 2,1% rispetto al trimestre precedente, il maggiore ribasso dal 1960. Nonostante la gravità dei numeri un elemento positivo lo si può scorgere, ovvero che negli Usa il calo è stato dell’1,6%, lo stesso che nel trimestre precedente. La recessione morde quindi ancora negli States ma il suo tasso di progresso sembra ormai stabilizzato.
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La teoria dice che nel passaggio da una fase recessiva ad una di crescita si verifica il passaggio di testimone tra di bond ed azioni, che per un certo periodo possono comunque muovere entrambi al rialzo. L’avvio di un trend positivo per il mercato azionario e di uno negativo per quello obbligazionario potrebbero quindi confermare quello che gli indici di fiducia dicono già, ovvero che effettivamente il fondo della recessione è già stato toccato nonostante il Pil e gli utili aziendali siano ancora in contrazione
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La situazione economica da questa parte dell’Atlantico è analoga a quella degli States: a dati macro decisamente negativi fanno da contraltare voci fiduciose che indicano la recessione come una pratica ormai archiviata. Secondo il presidente della Banca centrale europea, che ha parlato a margine del Global Economy Meeting a Basilea, l’economia è ad un punto di svolta e la crisi economica globale avrebbe “toccato il fondo” con alcuni paesi che mostrano già segnali di crescita. In Italia per il momento l’Istat ha comunicato il dato sulla produzione industriale scesa a marzo per l’undicesimo mese consecutivo.
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