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  <title>finanzablog</title>
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  <pubDate>Sat, 31 Jul 2010 14:59:08 GMT</pubDate>
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    <title>Basilea: più trasparenza e rapidità non farebbero male</title>
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    <pubDate>Wed, 28 Jul 2010 15:19:15 GMT</pubDate>
    <dc:creator>riva</dc:creator>
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    <category>fatti-del-giorno</category><category>obbligazionario</category><category>up-down</category><category>banche</category><category>politica</category>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/trasparenza_03.jpg" class="post" align="left" border="0" width="242" height="180" alt="mercato finanza banche basilea risultati andamento cina europa america stati uniti azioni unicredit intesa sanpaolo mps deutsche bank regole basilea 3 fondi liquidit&Atilde;�&Acirc;&nbsp; leverage risultati nuove norme" /></p>
<p>Fiducia. Operatori, investitori grandi e piccoli, istituzioni di varia natura, osservatori terzi (se è possibile che qualcuno sia “terzo” all’economia globale) sembrano tutti assediati dalla paura, l&#8217;antitesi esatta di quello che si dovrebbe vedere durante una ripresa. L’elevata volatilità dei mercati (favorita anche dalla tradizionale scarsa liquidità di questa stagione) lo conferma. Così come lo conferma l&#8217;antologia delle previsioni apocalittiche o anche, all’opposto, delle minimizzazioni eccessive. Sembra quasi che le nazioni, come le grandi banche, siano ormai tanto fragili da dover essere trattate con guanti di velluto e possibilmente con complicità e sostegno. Sicuramente qualcosa di vero c’è, visto che ancora molti colossi bancari sono alle prese con scenari difficili sia per i tassi d’interesse, che per gli asset in portafoglio, che per le molte trimestrali (industriali soprattutto) che hanno deluso le attese degli analisti. Scenari preoccupanti tornano ad agitare lo spettro del double dip ossia della crisi a W e quindi di un nuovo inasprirsi delle condizioni dei mercati.</p>
<p>La fiducia il bene più importante che sostiene i mercati sembra ancora fragile, nonostante i recenti stress test abbiano consolidato la trasparenza del settore bancario europeo e confermato la sua resistenza a uno scenario di discostamento del Pil Ue di ben tre punti percentuali. Forse l’ipotesi di default di uno stato dell’Eurozona si poteva anche introdurre, tuttavia sarebbe stato contraddittorio con quanto affermato finora dai vari governi dell’Eurozona e disposto con il famoso salvagente da 750 miliardi di euro. Il rischio scontato dai cds sul debito sovrano dei maggiori paesi europei è sceso notevolmente, come rileva Markit, con gli spread sui credit default swap dell’Italia passati dai 177 del 15 luglio ai 132 di ieri. Nello stesso periodo gli spread sui cds della Grecia sono scesi da 809 a 690 punti e quelli sulla Spagna da 221 a 175. Come molti hanno sottolineato oggi anche gli spread tra i titoli di stato europei e quelli tedeschi che fanno da benchmark sono scesi notevolmente. Il successo delle ultime aste spagnola e italiana di ieri ha confermato un ritorno della fiducia sui titoli di stato europei mentre le esposizioni delle banche europee ai titoli di debito dei paesi dell’Europa periferica si dimostrano ancora molto consistenti fornendo uno dei più concreti segnali di fiducia al mercato sull’impossibilità di un default.</p>



<p>Al contempo crescono i dubbi sulla tenuta delle banche cinesi: il Cbrc (China banking Regulatory System) ha deciso di varare una serie di controlli sulle fiduciarie che finanziano i locali fondi immobiliari che hanno visto lievitare i propri asset da 6 a 9 miliardi di dollari nel giro di sei mesi. Come noto da tempo alcuni osservatori temono lo scoppio di una bolla immobiliare in Cina e sin dall’inizio dell’anno il governo di Beijing ha cercato di raffreddare la rovente crescita del mattone cinese.</p>
<p>Negli States la ripresa sembra meno incoraggiante del previsto, almeno a giudicare dalle trimestrali di certi colossi, e forse bisognerà attendere un poco prima di un più sostanzioso recupero sui livelli del 2007. Dopo gli stress test sulle banche qualcuno si attende gli stress test sulle banche centrali le cui esposizioni verso gli stati sovrani e verso il mondo del credito non sono sempre chiarissimi anzi: probabilmente visto il loro ruolo chiave sarebbe opportuno. La volatilità inattesa dei tassi di cambio tra diversi importanti mercati (euro, dollaro, yuan, sterlina e anche real) potrebbe oltretutto sbilanciare alcuni assetti degli istituti centrali principali causando perdite sulle valute estere o anche sui titoli sovrani. Terrence Keeley (Sovereign trends, Llc) ha calcolato che il 40% dei bond pubblici greci è nel sistema delle banche centrali e che il 20% dei corrispettivi spagnoli è nei forzieri degli stessi istituti: il dubbio malizioso che sorge deriva dalla possibilità che le banche centrali giochino contro gli stati per salvaguardare i propri asset. Se si pensa allo strapotere di un Ben Bernanke e ai suoi fortissimi interventi nella finanza statunitense e globale forse un po&#8217; più di trasparenza diviene auspicabile.</p>
<p>Intanto Basilea 3 slitta e rischia anche di annacquarsi con la posticipazione di alcuni importanti “paletti” al patrimonio delle banche addirittura al biennio 2017-2018. Considerando una serie di fattori stringenti sulle poste fuori bilancio (Obs items ossia Off-balance sheet items) e sui derivati è previsto anche un periodo di prova con un criterio di leva finanziaria che prevede un tier 1 ratio al 3% del totale del passivo, ma soltanto nel 2018 verrà introdotto un criterio preciso al riguardo. Quello stesso anno entrerà in vigore anche l&#8217;obbligo di un cuscino di liquidità prova per circa un anno (si tratta del cosiddetto nsfr, net stable funding ratio). Oggi il Sole 24 Ore denunciava il rischio che le nuove norme moltiplichino per un fattore variabile da 2 a 19 la quantità di capitale necessaria a far fronte al rischio di controparte. Si tratta di uno dei tanti aspetti di un discorso molto semplice: la creazione di cuscinetti di capitale renderà inevitabilmente meno redditizie ed efficienti le banche, ma favorirà anche la loro solidità contrastando eventuali nuove crisi. Questo comporterà sicuramente un irrigidimento del credito che rischierà di frenare in qualche modo l’economia, tuttavia il rialzo futuro dei tassi d’interesse nel mondo consentirà probabilmente di contrastare questi sgraditi effetti collaterali. D’altra parte l’attesa per un cambiamento delle regole già avvenuto in America e ancora lontano in Europa si sta facendo davvero troppo lunga. Con il rischio che la già asfittica ripresa del Vecchio Continente rimanga appesa solo alla svalutazione dell’euro e ad altri fattori che potrebbero renderla fragile, come appunto la mancanza di un sistema di garanzia adeguato sulla capitalizzazione delle banche e sulla trasparenza dei mercati finanziari. Se è vero, come è vero, che la fiducia alimenta i mercati i policy makers dell&#8217;economia globale dovranno fare sforzi molto maggiori per rendere più trasparenti i sistemi finanziari. Senza trasparenza, infatti, la fiducia è impensabile.</p>
<p>Nel frattempo qualche segnale importante giunge dai grafici. Ieri si è completato un testa spalle rialzista sul grafico del Ftse All Share, come al solito il mercato sa benissimo dove andare, anche se all&#8217;apparenza c&#8217;e&#8217; molta confusione. Il grafico dice +15% almeno da qui a 1/2 mesi, con la possibilità a fine anno di essere tornati, per quello che riguarda la Borsa Italiana, almeno al punto di partenza del 2010, se non sopra quei livelli. E come al solito, quando saremo a 25000 punti, tutti i grandi analisti cercheranno di capire come è stato possibile, senza rendersi conto di essere stati ancora una volta presi in giro dai mercati.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4483/basilea-piu-trasparenza-e-rapidita-non-farebbero-male">Basilea: più trasparenza e rapidità non farebbero male</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 17:19 di mercoledì 28 luglio 2010.</p>
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    <title>Ipo in forte crescita, quali sono i paesi piu&#039; attivi?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4480/ipo-in-forte-crescita-quali-sono-i-paesi-piu-attivi</link>
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    <pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:04:00 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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<p>Il collocamento sui listini azionari di Hong Kong e Shanghai di AgBank, la Agricultural bank of China, fornisce uno spunto valido per capire quale sia il vero centro dell&#8217;attività finanziaria in questo momento nel mondo. AgBank, la quarta banca al mondo per capitalizzazione dopo Icbc, China Construction Bank e Hsbc, ha raccolto 22,5 miliardi di dollari, un nuovo record a livello planetario, che migliora, anche se solo di poco, quello detenuto precedentemente dal collocamento di un altro gigante del credito cinese, la Industrial Commercial bank of China (Icbc), che aveva raccolto 21,9 miliardi. Ma a presentarsi in borsa non sono solo le banche cinesi, affamate di capitali dopo aver elargito crediti ad imprese e privati negli ultimi due anni sotto la spinta del governo di Pechino.</p>


<p>
I dati raccolti da Ernst e Young per i primi sei mesi dell&#8217;anno (che non includono quindi ancora il collocamento di AgBank), evidenziano una vera e propria esplosione di debutti in borsa rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente. Se il primo semestre del 2009 si era infatti concluso a livello globale con 134 operazioni per un valore complessivo di raccolta di 11,8 miliardi di dollari, quello del 2010 ha visto crescere i debutti a 575 (290 nei primi tre mesi, 285 nei secondi tre) e la raccolta arrivare fino a quota 98,2 miliardi di dollari. </p>
<p>L&#8217;andamento dei listini azionari può apparire quindi incerto, ma il trend dei collocamenti è invece decisamente al rialzo, un fenomeno che lascia ben sperare per il proseguimento della fase di ripresa dell&#8217;economia. Il mercato domestico non è stato putroppo attivo in questo senso, ha visto infatti per il momento un solo collocamento, e ne attende altri due, Enel Green Power e di Fideuram, nella seconda metà dell&#8217;anno. Ma nel resto del mondo l&#8217;appetito per il rischio non è evidentemente ancora stato soddisfatto. Le aree più interessanti da un punto di vista delle Ipo sono state nel secondo trimestre, oltre alla Cina, che primeggia con 172 operazioni e 35,4 miliardi raccolti (153 operazioni e 25,3 miliardi nei primi tre mesi), gli Stati Uniti, con 33 operazioni e 4,7 miliardi, la Polonia, con 16 operazioni e 4,1 miliardi, l&#8217;India, con 7 operazioni e 2,8 miliardi, ed infine la Spagna, con 3 operazioni e 1,9 miliardi. </p>
<p>In Europa è quindi la Polonia il paese più attivo (30 Ipo in sei mesi contro le 27 della borsa di Londra), in particolare grazie alla operazione delle assicurazioni Powszeschny Zaklad Ubezpieczen ed a quella della utility Tauron Polska Energia, che hanno raccolto rispettivamente 2,7 e 1,3 miliardi di dollari. Del resto l&#8217;attenzione per la borsa di Varsavia non deve stupire: il Pil polacco è risultato in crescita dell&#8217;1,5% nel 2009 e le attese per il 2010 sono comprese in una forchetta tra il 2,7% ed il 3,5%. In Asia spiccano invece l&#8217;operazione di Samsung Life Insurance Co, quotata alla borsa coreana, dal valore di 4,4 miliardi di dollari, e quella della giapponese Dai-ichi Life Insurance, che ha raccolto 11,2 miliardi. Ma la capacità di proporre nuove quotande al mercato può essere intesa come un criterio di scelta del paese dove investire? </p>
<p>L&#8217;impressione che si ricava da una analisi dei grafici dei listini dei paesi citati è che il fenomeno delle offerte pubbliche iniziali possa essere considerato un barometro delle prospettive della borsa solo se questa non è matura. Il Ftse 100, lo S&#038;P500, ma anche gli indici di Shangai ed Hong Kong appaiono meno sensibili al rinnovato entusiasmo, anche se siamo ancora lontani dai livelli pre crisi, per le Ipo, mentre per la borsa indiana, quella polacca, ma anche quella coreana mostrano una buona propensione al rialzo. </p>
<p>Il Wig 20, l&#8217;indice dei maggiori 20 titoli del  Warsaw Stock Exchange, evidenzia ad esempio un trend crescente in atto ormai da circa 18 mesi in termini di forza relativa rispetto allo Eurostoxx, un fenomeno che viene del resto confermato dall&#8217;analisi delle performance a 1 anno, con l&#8217;indice europeo in rialzo sui 12 mesi del 5,5% circa e quello polacco del 20% circa. E la borsa di Varsavia potrebbe salire ancora: in area 2250 l&#8217;indice ha disegnato un potenziale doppio minimo che, se confermato oltre i 2450 punti, potrebbe riportare i prezzi sulla resistenza critica di area 2600 già testata con i massimi di aprile. La rottura anche di questo ostacolo, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di fine 2007, potrebbe aprire la strada ad una nuova stagione rialzista simile a quella vista nel 2009 con un primo target a 2900 e successivo a 3350. Ad impensierire seriamente per il destino dell&#8217;indice sarebbero solo discese sotto i 2180 punti, area di minimi a febbraio. </p>
<p>Di impostazione grafica positiva si può parlare anche per il Sensex, il barometro della borsa indiana (il primo indice quotato dal Bombay Stock Exchange nel 1986), che recentemente ha forzato, anche se solo brevemente, i massimi di aprile a 18047 punti. La rottura decisa di area 18000 permetterebbe di interpretare la fase sostanzialmente laterale disegnata nell&#8217;ultimo anno con un ampio rettangolo, quindi una figura di continuazione del trend rialzista attivo dai minimi del marzo 2009. L&#8217;ampiezza della figura, 2000 punti circa, permette di proiettare un primo obiettivo in caso di suo completamento fino in area 20000 circa, ma successivamente i prezzi potrebbero spingersi fino a testare i massimi di inizio 2008 a 21206 punti. In quadro relativo alla borsa indiana diverrebbe negativo solo in caso di discese sotto i 17000 punti, area di transito della media mobile a 200 giorni e della linea tracciata dai minimi di marzo. </p>
<p>Un andamento molto simile a quello della borsa indiana lo evidenzia il coreano Kospi. Anche l&#8217;indice della borsa di Seoul ha disegnato negli ultimi mesi una sorta di rettangolo, una potenziale figura di continuazione dell&#8217;uptrend precedente che troverebbe conferma oltre i 1760 punti. In quel caso le quotazioni potrebbero procedere al test di area 1950 almeno. Anche nel caso del Kospi la violazione della media mobile a 200 sedute, attualmente in area 1650, rappresenterebbe un segnale che il trend sta perdendo forza e sarebbe da interpretare come un suggerimento per alleggerire la posizione. </p>
<p>Ad apparire in affanno nel panorama delle borse più attive nella presentazione di nuove matricole al mercato appare proprio quella cinese. Se da un lato è infatti vero che le attese per la crescita del Pil 2010 sono superiori al 9%, dall&#8217;altro è anche vero che il gigante cinese sta facendo i conti in questo periodo con alcune distorsioni, evidenti sul mercato immobiliare e su quello del credito, dovute proprio ai frenetici tassi di crescita del passato. </p>
<p>L&#8217;indice di Shanghai staziona ormai da mesi al di sotto della media mobile a 200 giorni (molto bella graficamente la sua violazione avvenuta il 19 aprile con un evidente gap ribassista) che invece è per il momento un supporto per gli altri indici citati. Sarebbe necessario un grosso sforzo dei compratori per invertire la direzione del trend, uno sforzo che necessiterebbe del superamento della forte resistenza dei 2650 punti per poter essere coronato da successo. Possibili in quel caso movimenti nuovamente in area 3120, dove si colloca il gap ribassista del 19 aprile, ed in area 3300. La violazione dei 2300 punti sarebbe invece un indizio che farebbe temere il proseguimento della discesa, con il rischio di vedere tornare le quotazioni sui minimi dell&#8217;ottobre 2008 a 1664 prima di assistere ad un nuovo tentativo di recupero.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4480/ipo-in-forte-crescita-quali-sono-i-paesi-piu-attivi">Ipo in forte crescita, quali sono i paesi piu' attivi?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 09:04 di lunedì 26 luglio 2010.</p>
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  <item>
    <title>Banche, il quadro grafico dei principali titoli</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4476/banche-in-quadro-grafico-dei-principali-titioli</link>
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    <pubDate>Tue, 20 Jul 2010 07:31:34 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Per la Borsa Italiana il comparto bancario pesa per un terzo circa del totale, anticiparne i movimenti equivale dunque ad approssimare con un buon grado di precisione l’andamento degli stessi listini.[...]</description>
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<p>Per la Borsa Italiana il comparto bancario pesa per un terzo circa del totale, anticiparne i movimenti equivale dunque ad approssimare con un buon grado di precisione l’andamento degli stessi listini. Guardiamo allora nello specifico quali siano le prospettive grafiche dei big del settore, ovvero Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Popolare e Banca Mps, ovvero le banche italiane sottoposte agli stress test.</p>


<p>
Unicredit si pone come punto di riferimento di tutto il listino, dal momento che da solo pesa per circa il 20% di tutta Piazza Affari. L&#8217;attuale quadro grafico del titolo mostra una situazione interessante, i prezzi sono infatti riusciti a mantenersi al di sopra di area 1,50, reagendo nelle ultime settimane fino a riportarsi al di sopra di quota 2,00. La discesa che si è sviluppata dai massimi dello scorso autunno appare per il momento di natura correttiva rispetto al rialzo partito dai bottom dello stesso anno e si è limitata a correggere una percentuale compresa tra il 50% ed il 61,8% circa di tale movimento, circostanza che resta compatibile con l&#8217;ipotesi di un nuovo spunto rialzista anche di ampia portata. Il rimbalzo che si è sviluppato nelle ultime settimane sembrerebbe confermare proprio questa ipotesi, che troverebbe ulteriori conferme nel caso in cui il titolo riuscisse a lasciarsi alle spalle in chiusura settimanale anche la linea di tendenza che scende dai top di metà ottobre, attualmente poco oltre 2,10. Si tratterebbe di un primo importante indizio in favore della conclusione della suddetta fase ribassista e dell&#8217;inizio di un nuovo movimento con target nel breve a 2,35 euro e piu&#8217; in alto a 2,65 e 2,85 circa, dove i prezzi andrebbero a ritracciare il 38% di tutto il ribasso partito nel 2007. </p>
<p>Lo scenario rialzista, che per il momento presenta ancora buone possibilità di realizzazione, verrebbe invece negato sotto 1,50 (primi segnali di debolezza alla violazione di quota 1,75) preludio al ritorno in area 1,00. Anche Intesa Sanpaolo sta cercando di riprendere quota dopo aver messo a dura prova a cavallo tra maggio e giugno i sostegni di area 1,90/1,95. La reazione prodotta da questi livelli si è per il momento limitata al test delle resistenze a 2,50 circa, banco di prova significativo per il titolo. Il successo su tali ostacoli permetterebbe infatti di ottimizzare la base che i prezzi hanno costruito negli ultimi mesi tra 1,90 e 2,50 euro, proiettando obiettivi nei dintorni di quota 3,00, preludio all&#8217;attacco dei massimi di inizio anno a 3,20 circa ed al successivo test nel lungo termine a 3,80 euro. </p>
<p>Una prospettiva che necessita di conferme ma che resta comunque compatibile con l’evoluzione del rimbalzo partito dai bottom dello scorso anno in area 1,30. Sotto 1,90 invece le pressioni ribassiste tornerebbero forti e si creerebbero i presupposti per un affondo nei dintorni di area 1,00. Scenario analogo anche per il Banco Popolare che dovrà mantenersi al di sopra dei 4,00 euro per alimentare il tentativo rialzista con obiettivi a 5,50 in prima battuta e più in alto sui massimi dello scorso anno in area 7,00. Attenzione invece sotto quota 4,00, primo segnale di avvicinamento ai minimi del 2009 a 1,80 circa. Quadro grafico più difficile invece sia per Banca Mps che per Ubi Banca. I due titoli appaiono in ritardo rispetto all&#8217;andamento dell&#8217;indice settoriale e potrebbero faticare più del previsto per riuscire a sovvertire uno scenario che per il momento resta orientato negativamente. </p>
<p>Banca Mps dovrà risalire inizialmente oltre 1,20 e scavalcare poi quota 1,50 per inviare segnali credibili di ripresa, mentre Ubi Banca dovrà avere la meglio sulle resistenze posizionate a 9,00 euro in prima battuta e più in alto in area 10, per guardare al futuro con minor apprensione. I due titoli andrebbero sottopesati in un ipotetico portafoglio di investimento nel quale invece Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare dovrebbero fare la parte del leone. Sebbene in attesa di ulteriori conferme, dunque, il comparto bancario sembrerebbero aver le carte in regole per un nuovo spunto rialzista da qua a dicembre potenzialmente in grado di ricondurre i listini sui livelli di inizio anno.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4476/banche-in-quadro-grafico-dei-principali-titioli">Banche, il quadro grafico dei principali titoli</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 09:31 di martedì 20 luglio 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Banche: aumenta l&#039;attesa per i risultati degli stress test</title>
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    <pubDate>Mon, 19 Jul 2010 10:17:00 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Mancano ormai pochi giorni al 23 luglio, data in cui verranno pubblicati i risultati degli stress test sugli istituti bancari europei. Si tratta di un esercizio condotto dal CEBS (Committee of European[...]</description>
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<p>Mancano ormai pochi giorni al 23 luglio, data in cui verranno pubblicati i risultati degli stress test sugli istituti bancari europei. Si tratta di un esercizio condotto dal CEBS (Committee of European Banking Supervisors, il comitato delle autorità di vigilanza europee sul settore bancario) al fine di verificare la solidità del sistema bancario nel suo complesso e la capacità delle banche di assorbire gli effetti di possibili nuove crisi del credito e di eventuali incrementi del rischio di mercato, compreso quello connesso ai titoli di debito di stati sovrani.</p>


<p>
Il test si propone inoltre di misurare il grado di dipendenza attuale delle banche dagli aiuti di Stato. L&#8217;obiettivo non è fornire previsioni, ma effettuare un&#8217;analisi sulla base di due scenari macroeconomici per il biennio 2010/2011, uno base e uno avverso, delineati in collaborazione con BCE e Commissione Europea al fine di fornire elementi per la valutazione dell&#8217;adeguatezza del livello di patrimonializzazione delle banche europee. Gli istituti presi in considerazione sono 91, in rappresentanza di almeno il 50% del settore bancario dei singoli paesi e del 65% del settore bancario UE. Tra questi la maggior parte sono spagnoli, seguiti da quelli tedeschi. I dati pubblicati il 23 luglio riguarderanno i singoli gruppi bancari, mentre dopo due settimane saranno resi noti i risultati disaggregati (ovvero quelli relativi alle controllate). </p>
<p>Appare evidente che si tratta di una verifica molto importante e attesa da investitori, economisti e politici. La solidità del sistema finanziario europeo è stata infatti messa in discussione dalla crisi del debito della Grecia (che si è propagata anche a Portogallo, Irlanda e Spagna) e si è iniziato a dubitare dell&#8217;adeguatezza patrimoniale degli istituti di credito, nei cui portafogli troviamo ingenti quantità di titoli di stato. </p>
<p>Ovviamente fino al 23 luglio le previsioni sull&#8217;esito del test continueranno ad imperversare sui media: secondo alcuni il sistema bancario europeo necessita di ben 90 miliardi di euro di capitali freschi, secondo altri la cifra ammonta a 50 miliardi, altri ancora parlano di 20 miliardi. Si discute anche del valore percentuale di svalutazione dei titoli di stato utilizzata nel test. Da più parti si sostiene che il livello di detto parametro stabilito da CEBS sarebbe troppo basso e quindi eccessivamente ottimistico. </p>
<p>Dati ufficiali non sono stati resi noti e quindi siamo nel campo delle speculazioni. In attesa del risultato dello stress test ha avuto molto risalto la proposta di Alessandro Profumo, a.d. di Unicredit (una delle cinque banche italiane sottoposte al test) di creare un fondo privato da 20 miliardi di euro per sostenere istituti in difficoltà. Il fondo dovrebbe, secondo l&#8217;idea di Profumo, essere finanziato su base volontaria dalle prime venti banche internazionali europee e in caso di necessità intervenire ma solo dopo aver ottenuto il via libera delle autorità.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4474/banche-aumenta-lattesa-per-i-risultati-degli-stress-test">Banche: aumenta l'attesa per i risultati degli stress test</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 12:17 di lunedì 19 luglio 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Cina, un rimbalzo e&#039; vicino? </title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4464/cina-un-rimbalzo-e-vicino</link>
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    <pubDate>Wed, 30 Jun 2010 21:32:02 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>La borsa di Shangai negli ultimi 6 mesi ha perso il 23% circa, molto peggio ad esempio dell&amp;#8217;S&amp;#038;P500 che ha invece lasciato sul terreno il 7,5%. Il ribasso ha portato tuttavia i prezzi[...]</description>
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<p>La borsa di Shangai negli ultimi 6 mesi ha perso il 23% circa, molto peggio ad esempio dell&#8217;S&#038;P500 che ha invece lasciato sul terreno il 7,5%. Il ribasso ha portato tuttavia i prezzi in prossimita&#8217; della base del canale che scende dai massimi dell&#8217;agosto 2009 e del 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di ottobre 2008. In caso di tenuta di area 2300 l&#8217;indice di Shanghai potrebbe mettere a segno un rialzo significativo, diretto verso i 3000 punti almeno.</p>


<p>
Oltre area 3000 il trend rialzista attivo dai minimi del 2008 potrebbe dirsi ripreso con obiettivi in area 4200 almeno. Alla base di una reazione potrebbe collocarsi la decisione di lasciare lo yuan apprezzarsi, seppure lentamente, contro dollaro. L&#8217;ultima volta che questo era successo, nel 2005, l&#8217;indice della borsa cinese aveva avviato un rialzo che lo aveva portato dai 1000 ai 6000 punti circa. La violazione di area 2300 comporterebbe al contrario una accelerazione del ribasso anche al di sotto della base del citato canale, un segnale di rinnovata negativita&#8217; che potrebbe portare i prezzi in area 2000 prima che si sviluppi una nuova reazione. </p>
<p>Tentativi di acquisto sull&#8217;indice o strumenti correlati come ad esempio alcuni Etf potrebbero essere coronati da successo. Eventuali strategie al rialzo andrebbero in ogni caso protette da uno stop loss al di sotto dei 2250 punti.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/shanghai.png" class="post-h" align="left" border="0" width="442" height="494" alt="" /><br clear='both' /></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4464/cina-un-rimbalzo-e-vicino">Cina, un rimbalzo e' vicino? </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 23:32 di mercoledì 30 giugno 2010.</p>
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  </item>

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    <title>Segnali grafici negativi per l&#039;indice Nasdaq</title>
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    <pubDate>Wed, 30 Jun 2010 06:58:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Segnali grafici negativi per l&amp;#8217;indice Nasdaq che ha archiviato ieri con un calo del 3,85% la seconda peggiore seduta dell&amp;#8217;anno (solo il 20 maggio il saldo negativo era stato[...]</description>
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<p>Segnali grafici negativi per l&#8217;indice Nasdaq che ha archiviato ieri con un calo del 3,85% la seconda peggiore seduta dell&#8217;anno (solo il 20 maggio il saldo negativo era stato superiore).</p>


<p>L&#8217;indice ha violato con i minimi di 2122 il forte supporto offerto a 2140 dai minimi del 25 maggio e 8 giugno segnalando di fatto la ripresa del trend ribassista attivo dal top di aprile. Unica (tenue) speranza per chi non si vuole ancora arrendere all&#8217;idea che nel futuro dell&#8217;indice ci saranno soprattutto ribassi e&#8217; che il sostegno offerto dai minimi del 5 febbraio a 2100 possa tenere. </p>
<p>Sotto quei livelli sarebbe lecito considerare tutta la fase a partire dal top di inizio anno (11 gennaio a 2326) come un ampio testa spalle, completato ieri dalla violazione di 2150, figura che proietta un primo target a 1900 ed uno successivo a 1750. </p>
<p>Per cancellare la negativita&#8217; implicata dal ribasso di ieri, oltre alla tenuta di area 2100, sara&#8217; necessaria la rottura di 2185. In quel caso possibile almeno la ricopertura del gap lasciato ieri dai prezzi con limite superiore a 2208.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/nasd.png" class="post-h" align="left" border="0" width="457" height="474" alt="" /><br clear='both' /></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4462/egnali-grafici-negativi-per-lindice-nasdaq">Segnali grafici negativi per l'indice Nasdaq</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 08:58 di mercoledì 30 giugno 2010.</p>
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    <title>Borse, una analisi obiettiva della situazione grafica attuale</title>
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    <pubDate>Tue, 29 Jun 2010 10:44:47 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Applicando il metodo dei ritracciamenti alla situazione venutasi a creare sull&amp;#8217;indice domestico dai minimi del 2009, è possibile osservare come il ribasso dal top di ottobre 2009, del qual fa[...]</description>
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<p>Applicando il metodo dei ritracciamenti alla situazione venutasi a creare sull&#8217;indice domestico dai minimi del 2009, è possibile osservare come il ribasso dal top di ottobre 2009, del qual fa ovviamente parte anche la fase sviluppatasi dal massimo di aprile, si sia limitato per il momento a ritracciare il 50% circa della stessa ascesa dai minimi del 2009. Tale quota di supporto (nel caso di ritracciamenti calcolati per una precedente fase rialzista si può ovviamente parlare di supporto, mentre questi diventano resistenze se calcolati per un ribasso) si colloca in area 19300 (a 19299 per l&#8217;esattezza) ed è stata messa alla prova più volte nelle ultime settimane, inizialmente il 7 maggio, seduta durante la quale è stato toccato un minimo a 19162 ma che è poi terminata a 19500, poi il 25 maggio (close a 18964, la più bassa per il momento del 2010) ed infine l&#8217;8 giugno (chiusura di seduta a 19154).</p>


<p>
Dopo ripetuti test dell&#8217;area dove si colloca il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2009 l&#8217;indice è rimbalzato con forza. Il 16, 17 e 18 giugno i massimi di giornata sono stati toccati in corrispondenza del 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di aprile, un fatto che non fa altro che confermare la significatività di questa quota. In base alla teoria quindi è lecito affermare che per il momento il ribasso dai massimi del 2009, per quanto realizzatosi in modo drammatico in particolare nella sua ultima fase, non ha certo invertito la tendenza positiva in forza dai minimi del 2009, essendosi limitato a ripercorrerne il 50% circa. </p>
<p>Inquadrando in questo contesto le oscillazioni degli ultimi mesi il recente ribasso perde molto della sua minacciosità e può essere guardato più serenamente. Per coloro poi che, giustamente, ritengono che limitarsi alla osservazione della nostra borsa sia rischioso, in quanto le vere tendenze si originano su piazze finanziarie più &#8220;pesanti&#8221; in termini di capitalizzazione sulla borsa mondiale (per capitalizzazione totale la borsa italiana è la 13ª al mondo, molto distanziata rispetto alle prime), è possibile estendere lo studio dei ritracciamenti e mostrare che, ad esempio nel caso del Dax, il ribasso dal top di aprile ha percorso a ritroso solo 1/4 circa del rialzo dai minimi del 2009, dimostrando quindi una notevole forza relativa nei confronti della borsa italiana, mentre di poco superiore è invece la flessione dello S&#038;P500, del 33% circa, sempre tenendo come riferimento i minimi del 2009. </p>
<p>Sia la borsa americana sia quella tedesca si sono mantenute molto al di sopra della soglia critica al di sotto della quale avrebbe iniziato a suonare il campanello di allarme. Il quadro che si ricava estendendo l&#8217;analisi ad altri indici è quindi ancora più tranquillizzante, con il ribasso degli ultimi due mesi che perde molta della sua importanza se confrontato con il lungo rialzo precedente. </p>
<p>Tutto bene quindi? Se le recenti puntate al ribasso sono solo marginali rispetto alla tendenza rialzista dello scorso anno è corretto ipotizzare che il proseguimento della fase positiva è il risultato più probabile? </p>
<p>Purtroppo le cose non stanno esattamente così. Ripetendo il processo di risalire indietro nel tempo per capire quanto sia significativa una fase di mercato anche per il rialzo dai minimi del 2009 ed estendendo quindi l&#8217;orizzonte dell&#8217;analisi ci si accorge che l&#8217;ascesa, per il Ftse All Share, dai minimi di 13471, quella che aveva fatto segnare un recupero dell&#8217;86%, si è limitata a ritracciare poco più di un terzo del ribasso dai massimi del maggio 2007 a 44748. Il 50%, la quota critica oltre la quale sarebbe possibile guardare con maggiore serenità al futuro, è ancora lontanissima, a 29000 circa. Per il momento, limitando l&#8217;analisi al mercato italiano, sarebbe quindi corretto affermare che la tendenza ribassista subita dai massimi del 2007 è ancora dominante, e che il rialzo dai minimi dello scorso anno ha rappresentato, almeno per il momento, solo una correzione. </p>
<p>Ecco quindi che se la discesa delle ultime settimane si portasse al di sotto della quota critica dei 17500 punti, i 2/3 di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2009, ci sarebbero tutti i presupposti per poter parlare di una ripresa del trend ribassista di lungo periodo con obiettivi quindi anche molto inferiori rispetto ai 13471 punti del 2009. Fortunatamente le cose cambiano se si ampia l&#8217;analisi agli altri indici principali: il Dax e lo S&#038;P500 hanno ripercorso con la fase rialzista dai minimi del 2009 ben più del 50% del ribasso dai massimi del 2007, un comportamento che lascia ben sperare per un analogo risultato anche da parte del nostro indice. </p>
<p>Le borse di Germania e Stati Uniti sono veramente vicine alla soglia oltre la quale il quadro grafico di medio lungo termine volgerebbe con decisione al bello, le resistenze si collocano rispettivamente a 6400 ed a 1230. Una spallata oltre questi ostacoli confermerebbe l’esistenza di una tendenza positiva capace di contrastare seriamente il ribasso dai massimi del 2007, e se i principali indici mondiali segnassero la strada in questo senso anche il listino domestico, pur se caratterizzato da una forza relativa cedente, seguirebbe nella stessa direzione.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4460/borse-una-analisi-obiettiva-della-situazione-grafica-attuale">Borse, una analisi obiettiva della situazione grafica attuale</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 12:44 di martedì 29 giugno 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Segnali preoccupanti per le borse dal mercato dei cambi</title>
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    <pubDate>Tue, 29 Jun 2010 10:24:19 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Nuovo minimo storico del cambio euro franco svizzero. Il cross continua ad accelerare al ribasso dal top del 15 giugno a 1,4040 ed ha raggiunto questa mattina quota 1,3280 (minimo ieri a 1,3330 circa).[...]</description>
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<p>Nuovo minimo storico del cambio euro franco svizzero. Il cross continua ad accelerare al ribasso dal top del 15 giugno a 1,4040 ed ha raggiunto questa mattina quota 1,3280 (minimo ieri a 1,3330 circa). La corsa verso il franco e&#8217; spesso vista come un segnale di sfiducia nei confronti delle borse, la moneta svizzera e&#8217; infatti considerata un bene rifugio alla stessa stregua dell&#8217;oro. Graficamente la violazione dei minimi di ieri e&#8217; preoccupante: a 1,3330 circa si collocava infatti la base del canale discendente tracciato dai massimi di fine 2007. La violazione della base di un canale ribassista spesso implica una ulteriore accelerazione della fase negativa.</p>


<p>Il rischio di movimenti fino in area 1,30 diventa quindi ora elevato. Se le similitudini tra il grafico dell&#8217;euro chf e quello della borsa verranno confermate, nel breve termine i listini azionari rischiano di andare incontro ad un pesante ribasso.<br />
<img src="http://static.blogo.it/finanzablog/eurchf.png" class="post-h" align="left" border="0" width="462" height="598" alt="" /><br clear='both' /></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4459/segnali-preoccupanti-per-le-borse-dal-mercato-dei-cambi">Segnali preoccupanti per le borse dal mercato dei cambi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 12:24 di martedì 29 giugno 2010.</p>
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    <title>Il settore del lusso: quali prospettive se lo yuan si rafforza?</title>
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    <pubDate>Mon, 28 Jun 2010 07:12:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>La decisione della banca centrale cinese di guidare una graduale fase di apprezzamento dello yuan nei confronti del dollaro non può non fare piacere ai nostri esportatori. Se da un lato è infatti vero[...]</description>
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<p>La decisione della banca centrale cinese di guidare una graduale fase di apprezzamento dello yuan nei confronti del dollaro non può non fare piacere ai nostri esportatori. Se da un lato è infatti vero che le variazioni nel rapporto di cambio avverranno molto lentamente, senza giustificare quindi probabilmente l&#8217;euforia che i mercati hanno dimostrato dopo l&#8217;annuncio, euforia per altro rientrata quando gli operatori hanno realizzato che l&#8217;annuncio coincideva con l&#8217;inizio di una nuova tendenza e non certo con la sua realizzazione, dall&#8217;altro è vero che per chi esporta verso l&#8217;enorme mercato cinese è proprio la prospettiva di un movimento duraturo nel tempo ad essere interessante. E gli effetti positivi non saranno solamente quelli tangibili, ovvero un probabile aumento dei consumi interni della Cina e una maggiore capacità di investimento della stessa Cina nei paesi occidentali grazie ad utili di maggior valore se espressi in dollari, ma ci sarà probabilmente anche una distensione delle tensioni politiche: da sempre una delle istanze dell&#8217;amministrazione Obama è stata proprio quella di vedere rivalutata la moneta cinese. Per il settore del lusso una notizia come questa è da leggere positivamente. Tutte le principali aziende del settore, non solo quelle italiane, sono già presenti su quel mercato con quote rispetto al fatturato totale del 10% circa, ed anche se per alcune, come Luxottica, che producono già in Cina l&#8217;effetto del mutamento del cambio potrebbe essere contabilmente poco significativo, rimarrà in ogni caso l&#8217;effetto positivo di un probabile aumento dei consumi.</p>


<p>
Del resto lo stesso AD di Luxottica Andrea Guerra, ha dichiarato recentemente &#8220;Vogliamo raddoppiare il fatturato nei paesi emergenti nei prossimi tre anni e raddoppiare il numero dei negozi in Cina&#8221;. Attualmente Luxottica possiede in Cina 240 negozi e punta ad arrivare a quota 500 nel giro di tre anni. </p>
<p>Ad essere ben posizionate per poter approfittare di un miglioramento della domanda sembrano essere anche Bulgari e Tod&#8217;s. Tod&#8217;s ha archiviato a fine maggio una buona trimestrale, con le vendite retail in crescita del 3,4% sul fatturato netto ed ha incassato molti giudizi positivi, come quello di Mediobanca che continuerà a tenere il titolo tra le &#8220;mid -small cap long&#8221; ed Ubs, per la quale Tod&#8217;s è la &#8220;top pick&#8221; nel settore italiano dei beni di consumo.</p>
<p>Sul fronte grafico tutti e tre i titoli dimostrano una forza relativa crescente rispetto all&#8217;indice Ftse All Share, come dimostra in fatto che stazionano al di sopra della media mobile a 100 sedute mentre l&#8217;indice ne e&#8217; al di sotto. </p>
<p>Sul trend rialzista di medio termine di Luxottica non ci sono dubbi: il titolo valeva 9,40 euro a marzo 2009 ed è arrivato a testare quota 22,27 ad aprile di quest&#8217;anno (+137% circa) tornando poi in prossimità di quei livelli, a 21,70, il 21 giugno. Le modalità con le quali si è realizzata la correzione iniziata dal top di aprile, che ha visto i prezzi rimbalzare dal test in area 18,10 della media mobile a 200 sedute, permette di considerarla con buona probabilità terminata in corrispondenza del minimo di maggio a 18,09. Se questa lettura è corretta allora il rialzo in corso da circa un mese rappresenta la ripresa dell&#8217;uptrend recentemente interrotto. Conferme in questo senso verrebbero al di sopra dei 22,27 euro, con obiettivo in quel caso in area 24,50, sul lato superiore del canale che contiene l&#8217;uptrend dai minimi di marzo 2009. Un primo segnale negativo a questo scenario verrebbe inviato al di sotto dei 20 euro, con rischio in quel caso di test in area 18,80 sia della media a 200 giorni sia della base del citato canale. La violazione di 18,80 imporrebbe con buona probabilità l&#8217;avvio della correzione di tutta la salita dai minimi dello scorso anno. </p>
<p>Anche nel caso di Tod&#8217;s è possibile avanzare l&#8217;ipotesi che la fase correttiva del trend rialzista iniziata con il top di aprile sia terminata a maggio e che recentemente il titolo abbia gettato le basi per riprendere il trend crescente attivo dai minimi del 2009. Il superamento della resistenza di area 57 euro, messa alla prova a più riprese tra marzo ed aprile, quota critica in quanto coincidente con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di agosto 2007, invierebbe un importante segnale di conferma della possibilità di vedere riprendere la tendenza al rialzo dell&#8217;ultimo anno. Target in quel caso inizialmente a 62,50 euro, ma con la possibilità di estendere nel medio periodo fino in area 66/67 euro. La base del canale che contiene l&#8217;andamento dei prezzi dai minimi del 2009, passante attualmente a 50,50 euro circa e praticamente coincidente con la media mobile a 200 giorni, è il supporto che i prezzi dovranno rispettare per non cancellare il quadro rialzista. </p>
<p>L&#8217;entità della crescita di Bulgari dai minimi del marzo 2009 a 2,79 fino al top di aprile a 6,98, del 154% circa, dà anche in questo caso una idea della forza del trend rialzista che ha sostenuto i prezzi nell&#8217;ultimo anno circa. La recente flessione si è limitata a mettere alla prova in area 5,70 euro la media mobile a 200 sedute, attualmente supporto a 5,95 euro. Il titolo ha superato di recente, dopo averla testata con il top del 21 gennaio, la linea tracciata dal massimo del 2007, linea divenuta poi supporto nel corso della flessione di maggio. I presupposti per vedere proseguire il trend rialzista attivo da area 2,80 euro sembrano quindi esserci, e troverebbero conferma oltre area 7 euro. Alla rottura di questa resistenza primo target a 7,50, poi a 8,70 euro. Solo la violazione dei supporti di area 5,80 potrebbe fare temere l&#8217;avvio di una correzione estesa di tutta la fase crescente degli ultimi 14 mesi, con primo obiettivo a 5 euro.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4458/il-settore-del-lusso-quali-prospettive-se-lo-yuan-si-rafforza">Il settore del lusso: quali prospettive se lo yuan si rafforza?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 09:12 di lunedì 28 giugno 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Bond, azioni e cambi, che condiziona chi nelle attuali fasi di mercato. Il peso della banche sul listino domestico</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4454/bond-azioni-e-cambi-che-condiziona-chi-nelle-attuali-fasi-di-mercato-il-peso-della-banche-sul-listino-domestico</link>
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    <pubDate>Wed, 23 Jun 2010 10:45:24 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>commodities</category><category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category>
    <description>L&amp;#8217;andamento dello spread tra i bond governativi di un paese di quelli dell&amp;#8217;Unione europea e quelli della Germania è divenuto ormai un indicatore anche della forza relativa tra i[...]</description>
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<p>L&#8217;andamento dello spread tra i bond governativi di un paese di quelli dell&#8217;Unione europea e quelli della Germania è divenuto ormai un indicatore anche della forza relativa tra i rispettivi indici azionari. Non solo le borse dei cosiddetti Pigs (in questo caso la i dell&#8217;acronimo indica l&#8217;Italia) soffrono rispetto a quella tedesca, anche un mercato sulla carta al di sopra di ogni sospetto come quello francese ha visto nelle ultime settimane peggiorare il suo rapporto di forza con il Dax di pari passo con l&#8217;ampliarsi dello spread esistente tra i titoli di stato dei due paesi, ormai ai massimi da più di una anno a questa parte (anche se ancora molto distante dai valori raggiunti dal debito dei paesi dell&#8217;area mediterranea e dal Portogallo).</p>


<p>
I mercati interpretano l&#8217;andamento del premio richiesto agli investitori per detenere titoli di stato diversi da quelli tedeschi anche come una misura dell&#8217;appetibilità della borsa. Evidentemente la sensazione generale degli operatori è che il ribasso dei listini azionari sia ancora ben lontano dal completarsi: se così non fosse, se i mercati pensassero che ormai il peggio della crisi dei conti pubblici che ha colpito i paesi europei è alle spalle, cercherebbero occasioni per comprare quei listini che maggiormente hanno sofferto e che quindi, nel caso di un rimbalzo, avrebbero maggior spazio a disposizione per salire. </p>
<p>Se la speculazione si accanisce sui soggetti più deboli è perchè ritiene che i margini di guadagno per le strategie &#8220;short&#8221;, ovvero quelle che puntano al ribasso, siano ancora elevati. La classifica alla quale si arriva utilizzando lo spread esistente tra i decennali dei diversi paesi per scegliere su quali è meno rischioso investire, oltre alla Germania, mostra in prima posizione, di gran lunga, la Francia, seguita dall&#8217;Italia, dalla Spagna, dal Portogallo e dalla Grecia. Fino a che non vi saranno evidenti segnali di ripresa della fiducia da parte dei mercati sulla possibilità che i paesi europei possano uscire dalla crisi, eventuali scommesse a favore dei cosiddetti periferici, ad eccezione forse dell&#8217;Italia, saranno da evitare. </p>
<p>Il problema per chi volesse investire nel listino domestico non è tanto l&#8217;affidabilità del Paese, da più parti sono giunti i complimenti all&#8217;Italia per il modo in cui è stata gestita la crisi, e nemmeno le sue prospettive di crescita, il Pil del primo trimestre è risultato infatti, con il suo +0,5% nettamente superiore alla media di Eurolandia del +0,2%, il problema è il forte peso dei titoli bancari sul totale della borsa. Le manovre straordinarie adottate da tutti i principali paesi europei per mettere sotto controllo i conti pubblici rischiano di far fare un passo indietro ad una ripresa economica ancora incerta, un fatto questo che andrebbe a colpire pesantemente la redditività delle banche. </p>
<p>Nella classifica dei primi quaranta titoli di Piazza Affari per controvalore scambiato ci sono 8 banche, che insieme rappresentano poco meno di un terzo del totale degli scambi. E&#8217; evidente che in una fase come quella attuale dove il comparto bancario è nuovamente sotto i riflettori a causa della temuta fragilità di alcuni dei suoi esponenti, questa nutrita rappresentanza del settore rischia di diventare una zavorra. E se gli istituti domestici erano relativamente poco esposti alla crisi della Grecia lo stesso non si può dire invece per i problemi denunciati di recente dall&#8217;Ungheria che ha ammesso di essere sull&#8217;orlo della bancarotta. Intesa Sanpaolo ad esempio controlla uno dei maggiori istituti di credito del paese, la Cib Bank mentre Unicredit è presente con Unicredit Bank Hungary. L&#8217;esposizione a livelli di prestiti delle due banche arriva a 13 miliardi di euro circa, una cifra rilevante anche se marginale rispetto all&#8217;intero portafoglio prestiti dei due gruppi. </p>
<p>Il recente rimbalzo del settoriale banche domestico, che ha visto le quotazioni salire dai minimi di quota 16644 nuovamente in area 20000 è per il momento troppo esiguo per poter parlare di un cambio di scenario: i massimi di aprile, a 24675 sono ancora lontanissimi e solo la rottura di area 21500 potrebbe far pensare ad un serio tentativo di recuperare quei livelli. Escludere la borsa italiana dalla lista dei possibili territori di caccia per la ricerca di azioni potenzialmente interessanti è quindi forse sbagliato, soprattutto tenendo presente la capacità di reazione mostrata nel primo trimestre dell’anno, meglio però puntare l’attenzione su titoli diversi dai bancari oppure farli entrare in portafoglio per quantità moderate. </p>
<p>Per avere una idea delle proporzioni che dovrebbero avere le diverse componenti del portafoglio per mantenerlo equilibrato in termini di rischio (senza considerare il problema della correlazioni) l&#8217;investitore può tenere presente che in questa fase la volatilità storica calcolata a tre mesi per Unicredit vale circa 60, quella relativa ad Eni, altro peso massimo del nostro listino, vale circa 30, ovvero la metà. Esiste poi un altro elemento che in questa fase condiziona fortemente l&#8217;andamento dei listini, ovvero il cambio. Fino a pochi mesi orsono erano in molti a scommettere sulla possibilità che l&#8217;euro soppiantasse il dollaro in alcune aree geografiche come moneta di riferimento per gli scambi internazionali. La moneta Usa sembrava destinata ad una fase di debolezza senza fine, tanto che si temeva anche per la possibilità da parte del Tesoro Usa di continuare a collocare con facilità le proprie emissioni. </p>
<p>Adesso è l&#8217;euro a non essere più gradito nei portafogli dei grandi investitori, con il risultato che le quotazioni del cambio euro dollaro hanno violato il forte supporto offerto a 1,23 circa dai minimi di ottobre 2008 e si candidano ora a proseguire nella fase ribassista fino almeno ad intercettare i minimi del novembre 2005 a 1,1650 circa. Da notare che a 1,21 circa si collocava il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2000: la violazione di questa soglia rende difficile continuare a credere che il calo subito dall&#8217;euro dai massimi del 2008 a 1,60 circa sia solo una fase temporanea di correzione ed insinua invece il dubbio di essere di fronte ad una vera e propria tendenza, chi segue i mercati dei cambi sa infatti che i trend sono spesso pluriennali. E la strada dovrebbe percorrere la reazione dell&#8217;euro vista dai recenti minimi di quota 1,1880 per implicare un mutamento di scenario è molto lunga, solo oltre area 1,28 infatti un eventuale proseguimento del rimbalzo, portandosi al di sopra della linea che scende dai massimi di dicembre 2009, segnalerebbe l&#8217;intenzione di voler proseguire andando a correggere una buona porzione della discesa avviatasi da area 1,5140. Fino a quel momento scommettere contro il dollaro potrebbe dimostrarsi pericoloso. Insomma, anche se per il momento è prematuro dirlo, almeno fino a che i prezzi saranno al di sopra di area 1,11/12, altro supporto di grande rilievo, il rischio che la fase di apprezzamento della moneta Usa sia destinato a durare fino al raggiungimento della parità è elevato. </p>
<p>La semplice sovrapposizione dei grafici dell&#8217;Eurostoxx e dell&#8217;euro dollaro mostra una notevole similitudine tra le due curve, almeno a partire dal 2008. Se effettivamente il destino dell&#8217;euro è quello di continuare a deprezzarsi sarà difficile che allo stesso tempo la borsa possa vivere una fase di ripresa che vada oltre le semplici e temporanee correzioni. Nel caso dell&#8217;Eurostoxx poi anche il grafico non aiuta certo a sostenere una ipotesi rialzista. Tra gennaio ed aprile l&#8217;indice ha infatti disegnato un evidente doppio massimo in area 285, una figura ribassista che è stata completata a maggio con la violazione dei 247 punti. </p>
<p>L&#8217;obiettivo della configurazione, calcolato con il metodo della proiezione dell&#8217;ampiezza della figura stessa dal punto di conferma, si colloca sui 212 punti, una quota coincidente sia con i minimi di luglio 2009 sia con il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi del marzo 2009. Il rischio che fino in area 210 l&#8217;Eurostoxx ci possa arrivare, perdendo quindi ancora il 20% circa, è elevato. Sarebbero solo movimenti al di sopra dei 266/67 punti a permettere una revisione dello scenario che in quel caso, se non dichiaratamente rialzista, potrebbe iniziare ad contemplare la possibilità di vedere almeno testati i massimi dello scorso aprile.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4454/bond-azioni-e-cambi-che-condiziona-chi-nelle-attuali-fasi-di-mercato-il-peso-della-banche-sul-listino-domestico">Bond, azioni e cambi, che condiziona chi nelle attuali fasi di mercato. Il peso della banche sul listino domestico</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 12:45 di mercoledì 23 giugno 2010.</p>
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    <title>L&#039;aumento della volatilita&#039; mette a dura prova i nervi dei risparmiatori. Ecco come comportarsi</title>
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    <pubDate>Wed, 23 Jun 2010 10:41:27 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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<p>E&#8217; molto difficile orientarsi in questa fase sui mercati azionari per il risparmiatore europeo. Il corso dei titoli è influenzato infatti da variabili che relativamente poco hanno a che fare con l&#8217;andamento del business delle società, con i conti ed i bilanci, e reagisce invece, spesso in modo convulso, ai movimenti che si originano su altri mercati, come quello delle valute e dei bond. L&#8217;investitore non deve fare i conti solo con questa perdita di punti di riferimento, ma anche con una volatilità cresciuta bruscamente, un aumento che rende possibili oscillazioni molto elevate in entrambi i sensi con la conseguenza che diventa problematico farsi una idea su quali siano le reali tendenze dei titoli.</p>


<p>
La volatilità storica relativa all&#8217;indice Eurostoxx, calcolata a 3 mesi, è balzata dai 16 punti circa di inizio aprile, all&#8217;attuale valore di 30, quasi il doppio. Erano circa 11 mesi che la volatilità non raggiungeva questi livelli e probabilmente i sensi degli investitori si erano anestetizzati, abituati ad una evoluzione decisamente meno erratica delle quotazioni. Una idea della portata di questo fenomeno la si ricava osservando come a maggio, per l’indice Eurostoxx, si siano verificate tre sedute caratterizzate da una perdita del 3,5% almeno, una variazione percentuale che non si riscontrava dall&#8217;aprile del 2009, ed al tempo stesso siano state archiviate due giornate positive per il 3% o più, anche questa una variazione che non si verificava da molti mesi, dal luglio dello scorso anno. A giugno queste oscillazioni si sono solo in parte smorzate, e non vi sono in ogni caso segnali che facciano pensare ad una imminente discesa della volatilità. </p>
<p>E’ evidente che oscillazioni di questa portata in entrambi i sensi possono logorare i nervi anche degli investitori di lungo corso, lasciandoli nell’incertezza di quali siano le reali intenzioni del mercato: un giorno si realizzano rialzi prodigiosi, e viene quindi naturale pensare che finalmente i prezzi abbiano scontato tutte le ipotesi peggiori, dal default della Grecia alla ripresa delle ostilità in Medio Oriente, un altro le quotazioni precipitano, quasi che i mercati si siano accorti in quel momento dei problemi che sono invece sul piatto ormai da mesi. </p>
<p>Ecco quindi che innanzitutto il risparmiatore per affrontare i mercati azionari nella loro situazione attuale deve adottare nuovi comportamenti: se fino a poche settimane orsono non era necessaria una attenzione continua alle vicende di borsa, adesso in una sola giornata si può realizzare un guadagno, ma anche una perdita, capace di condizionare pesantemente il risultato di tutto un anno. Unicredit, il titolo mediamente più scambiato del nostro listino e quindi il prototipo, almeno per la nostra Borsa, di liquidità e trasparenza, a maggio ha guadagnato in una sola seduta più del 20% per poi perdere in tre distinte occasioni in sedute successive il 6% o più, mentre a giugno ha già messo a segno sia un rialzo sia un ribasso giornaliero superiore al 5%. E&#8217; evidente quindi che la prima cosa da fare è quella, almeno fino a che la volatilità rimarrà così elevata, di ridurre l&#8217;esposizione sulle singole posizioni, valutando in ogni caso l&#8217;opportunità di ridimensionare la presenza sul mercato azionario. </p>
<p>Oscillazioni giornaliere così ampie come le attuali sono più facilmente gestibili, anche a livello emotivo, se si impiega una porzione minore del proprio capitale. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4453/laumento-della-volatilita-mette-a-dura-prova-i-nervi-dei-risparmiatori-ecco-come-comportarsi">L'aumento della volatilita' mette a dura prova i nervi dei risparmiatori. Ecco come comportarsi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 12:41 di mercoledì 23 giugno 2010.</p>
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    <title>Petrolio in crescita grazie allo yuan, Eni e Saipem sotto i riflettori</title>
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    <pubDate>Mon, 21 Jun 2010 09:14:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>Recentemente gli analisti di Nomura hanno rivisto il proprio giudizio sul comparto petrolifero europeo alzandolo da &amp;#8220;neutral&amp;#8221; a &amp;#8220;overweight&amp;#8221;, ovvero[...]</description>
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<p>Recentemente gli analisti di Nomura hanno rivisto il proprio giudizio sul comparto petrolifero europeo alzandolo da &#8220;neutral&#8221; a &#8220;overweight&#8221;, ovvero &#8220;sovrapesare&#8221;. Secondo lo studio della banca giapponese i prezzi dei titoli del settore sono diminuiti eccessivamente nel recente passato ed adesso è tornato il momento di acquistare. Le prospettive di crescita per il comparto sono in media del 30% circa: le quotazioni attuali incorporano infatti un prezzo del greggio di 55 dollari al barile mentre il petrolio è risalito oltre area 75 e secondo gli esperti di Nomura nel secondo semestre del 2010 dovrebbe fare registrare un prezzo medio di 88 dollari. Positivo in particolare il giudizio su Eni</p>


<p>, confermato &#8220;buy&#8221;, quindi titolo da acquistare, con prezzo obiettivo a 20,8 euro (era a 22,3 euro, modificato a seguito delle oscillazioni del dollaro). Saipem piace invece a Mediobanca, che ha promosso di recente il titolo da &#8220;neutral&#8221; a &#8220;outperform&#8221; fissando a 28,40 euro il prezzo obiettivo. Il portafoglio ordini del leader nei servizi all&#8217;industria petrolifera è in crescita ed il 27 giugno, quando il gruppo comunicherà i risultati semestrali, le stime per il 2010 potrebbero essere riviste all&#8217;insù. Ovviamente le attese di ripresa per Eni e Saipem potrebbero essere condizionate dall&#8217;andamento del prezzo del greggio, tuttavia il rimbalzo messo a segno dal Wti dai minimi di maggio a 66,80 dollari circa non sembra essere ancora terminato. La resistenza chiave in questa fase si colloca in area 77 dollari, oltre questa soglia target a 79 dollari, ultimo ostacolo in grado di impedire il recupero dei massimi dell&#8217;anno in area 86/87 dollari. </p>
<p>Ad aiutare il progresso del petrolio contribuisce anche la decisione della People&#8217;s Bank of China di rendere più flessibile la propria valuta, che in avvio di ottava ha toccato i massimi contro dollaro dal settembre 2008. Tale decisione ha gia&#8217; avuto un notevole impatto sul mercato delle commodities: un rafforzamento della moneta cinese implica un maggiore potere di acquisto per quel paese e quindi la possibilita&#8217; di importare un flusso maggiore di materie prime. Il petrolio e&#8217; salito a 78,85 dollari circa, un balzo superiore al 2% rispetto ai prezzi di venerdi&#8217; 18 giugno. </p>
<p>Ed effettivamente Eni ha inviato segnali graficamente positivi nelle ultime sedute, come il superamento del top di inizio giugno a 15,70 euro e quello della linea di tendenza tracciata dai massimi di aprile. I prezzi potrebbero arrivare presto a confrontarsi con la resistenza di area 16,20/25, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di aprile e media mobile a 50 sedute. In caso di superamento di questi livelli il titolo invierebbe un segnale forte in favore del proseguimento della fase positiva iniziata con i minimi di maggio a 14,30 e si candiderebbe per il recupero almeno di area 18 euro. Difficile invece dire fin da ora se, anche in caso di proseguimento della fase rialzista, vi siano le condizioni per lasciarsi alle spalle l&#8217;area vischiosa tra 18 e 18,50, già messa alla prova più volte tra giugno 2009 e gennaio 2010. La rottura anche di questa resistenza rappresenterebbe un segnale importante anche per il lungo periodo dal momento che permetterebbe la ripresa dell&#8217;uptrend avviatosi con i minimi di marzo 2009 ma non deve essere data per scontata. Oltre quei livelli sarebbe comunque possibile iniziare a parlare di obiettivi in area 22 euro. Ad indebolire il quadro rialzista sarebbero discese sotto i 15 euro, che aprirebbero la porta al test a 14,50 della linea che sale dai minimi del 2009. In caso di violazione anche di questo supporto rischio di evoluzione negativa duratura, fino a 13,50 euro almeno.</p>
<p>Per sgomberare il campo da dubbi, quando si parla di Saipem, è bene chiarire che il suo grado di correlazione con l&#8217;andamento del prezzo del greggio è molto elevato (attualmente l&#8217;indice di correlazione calcolato ad un anno vale circa 0,5, ma nel recente passato è stato per lunghi periodi anche in area 0,80, ad indicare quindi un legame veramente molto stretto tra le due curve), quindi le capacità del titolo di fare bene in assenza di un trend positivo per il prezzo del petrolio sono relativamente ridotte. I segnali inviati recentemente dal grafico del titolo sono in ogni caso positivi, un elemento questo che, volendo fare un percorso logico inverso rispetto a quello che viene adottato di prassi, sembra confermare la prospettiva di un prezzo del greggio in crescita nel prossimo futuro. Le quotazioni di Saipem hanno infatti superato nella scorsa ottava con forza la linea di tendenza ribassista tracciata dal top di aprile, spingendosi fin quasi a testare in area 27 la media mobile a 50 giorni, praticamente coincidente in questa fase con il 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi primaverili. Il superamento anche dei 27 euro confermerebbe l&#8217;intonazione positiva dimostrata nelle ultime settimane prospettando movimenti in area 30 euro almeno. Oltre questi livelli Saipem si cimenterebbe poi in una impresa difficile, quella di avere ragione dei massimi storici di novembre 2007 a 31,90 euro. Per non perdere la propensione al rialzo il titolo si dovrà mantenere al di sopra dei 25,30 euro. Sotto quei livelli rischio di test a 24 circa della linea che sale dai minimi del 2009, supporto critico anche in ottica di lungo termine. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4449/petrolio-in-crescita-grazie-allo-yuan-eni-e-saipem-sotto-i-riflettori">Petrolio in crescita grazie allo yuan, Eni e Saipem sotto i riflettori</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">finanzablog</a> alle 11:14 di lunedì 21 giugno 2010.</p>
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