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Fiat

Chrysler rimborsa i debiti e Fiat sale al 46%

pubblicato da alessandro condina in: Fiat Automotive


Con sei anni di anticipo Chrysler restituisce i prestiti concessi dal governo degli Stati Uniti e da quello canadese e permette a Fiat di salire al 46% nel capitale: entro la fine dell’anno la quota torinese nella società potrebbe salire fino al 51% dopo il lancio di un nuovo modello compatto e a bassi consumi.

La società di Detroit, che nel 2009 finì in bancarotta, ha rimborsato 7,6 miliardi di dollari che Barack Obama e Stephen Harper avevano messo a disposizione per consentire il rilancio del gruppo e salvare migliaia di posti di lavoro. Con soddisfazione dei dipendenti e soprattutto dei contribuenti americani, Chrysler in meno di due anni ha dimostrato di non aver più bisogno degli aiuti pubblici e di potersi già finanziare sul mercato, senza aspettare il 2017 come previsto dagli accordi.

Chrysler, infatti, ha potuto restituire le somme prese a prestito grazie a nuovi finanziamenti: un prestito da 3 miliardi fornito da un consorzio di banche, 3,2 miliardi da obbligazioni e una linea di credito da 1,3 miliardi di crediti a breve; oltre a 1,3 miliardi versati da Fiat per salire al 46 per cento.

Dopo questa operazione, Chrysler ha ancora 10 miliardi di liquidità e si prepara a una futura fusione con Fiat, nel cui bilancio i risultati americani saranno consolidati a partire dal primo giugno. Nel frattempo i governi americano e canadese sono rimasti azionisti di minoranza nel gruppo di Detroit.

Quali sono quindi le prospettive per il gruppo italo-americano? Probabilmente a partire dal 2012 Chrysler sarà quotata in Borsa e fusa con Fiat auto. Il gruppo Fiat, seppur diluito rispetto al controllo attuale, resterà azionista di riferimento di una vera e propria public company, molto probabilmente americana in cui il peso di Chrysler potrà essere superiore a quello del vecchio Lingotto. Non è un caso che mentre i risultati di vendita di Chrysler sono migliorati, quelli di Fiat arrancano ancora, anche per l’assenza di nuovi modelli significativi.

Adesso bisogna vedere che accoglienza avrà la nuova Lancia Y e quali nuovi modelli saranno presentati sul mercato europeo. Ma il futuro di Fiat sembra sempre più americano.

Ft su Fiat/Chrysler: la strada di Marchionne è solo all'inizio

pubblicato da alessandro condina in: Fiat Assicurazioni


Senza cacciare fuori un soldo, Fiat si è assicurata un altro pezzetto di Chrysler ed è salita al 30% nel capitale del produttore americano di automobili, con il beneplacito del governo americano che spera in un pieno recupero per la casa di Detroit. Marchionne invece punta a creare in fretta una conglomerata che metta insieme la produzione di Fiat e quella di Chrysler per raggiungere una massa critica importante.

Entro la fine del’anno, Fiat dovrebbe salire ancora, almeno al 35%, conferendo tecnologia, cioè una nuova auto ad alta efficienza energetica; e in breve dovrebbe arrivare al 51% della società. A quel punto, però, bisognerà consolidare i conti di Chrysler nel bilancio Fiat e qui arriveranno al pettine un bel po’ di nodi, come segnala la Lex Column del Financial Times.

Il debito è infatti l’ostacolo più grosso e il boccone più indigesto da digerire: 13 miliardi di dollari sono un peso molto rilevante al punto da trasformare un risultato operativo di 763 milioni di dollari di utili in una perdita netta di 652 milioni nel 2010: tutto a causa degli interessi sul debito.

La questione dipende anche dai margini di profitto che Chrysler può ottenere: a differenza di Fiat però non possiede né auto di lusso come Ferrari e Maserati né una produzione in un paese in crescita impetuosa come il Brasile. L’unica carta che Marchionne può giocare è lo sbarco in Borsa, un ritorno per Chrysler che seguirebbe un po’ la strada di General Motors, per ottenere fondi freschi con cui ridurre l’indebitamento; e una rinegoziazione dei debiti con le banche.

Secondo Il Sole 24 ore, dopo la fusione il gruppo Fiat-Chrysler avrebbe un indebitamento di 4,4 miliardi di euro, contro un Ebitda di 7 miliardi di dollari (non è chiaro perché il quotidiano di Confindustria faccia i calcoli in valute diverse, mah!): sostenibile, ma superiore a quello degli altri gruppi mondiali dell’auto.

Il gioco di Marchionne è una sfida molto rischiosa, in cui gli elementi industriali si intrecciano e sono anzi sovrastati dalle questioni finanziarie: il Sole parla di “debito industriale”, ma sui risultati - come abbiamo visto - pesa e non poco l’indebitamento con il Tesoro americano e con le banche. Il Financial Times sembra molto più scettico o almeno cauto e ricorda l’esperienza di Carlos Ghosn, che ha messo insieme Renault e Nissan, ma non è riuscito a governare a lungo il colosso franco-nipponico ed è stato estromesso. Marchionne starà in guardia.

Fiat: proseguono le polemiche sul mantenimento della sede in Italia mentre Moody's conferma il rating

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia S&P Mib Fiat Azioni Italia Automotive

Fiat a fine mattinata scivola in territorio negativo allontanandosi dai massimi visti in questa prima parte di seduta. Il titolo incassa quindi con relativa disinvoltura la decisione di Moody’s di confermare il rating Ba1. Si e’ in tal modo concluso il processo di revisione del rating avviato in estate dopo l’annuncio della separazione della divisione auto da quella veicoli industriali/commerciali, in vista di un possibile downgrade. Il rischio di un peggioramento del merito di credito e’ stato quindi scongiurato, anche se l’outlook resta negativo.
Sullo sfondo si continua a parlare del possibile abbandono dell’Italia da parte della casa torinese. Tutto e’ nato da una dichiarazione dell’a.d. Sergio Marchionne, secondo il quale Fiat e Chrysler potrebbero, in prospettiva, fondersi e diventare un’unica entita’. A quel punto si porrebbe il problema di dove stabilire sede e centro direzionale dell’azienda.
Stando a quanto asserito dal manager italocanadese la nuova societa’ potrebbe essere a stelle e strisce, anche se poi Marchionne si e’ affrettato a precisare che si tratta di ipotesi e che i prossimi passi da compiere sono quelli in direzione della restituzione dei prestiti ai governi USA e canadese, condizione obbligatoria per salire al 51% dell’azienda americana.
Le affermazioni di Marchionne hanno ovviamente sollevato un polverone in Italia e spinto il governo a convocare il manager per un incontro che avverra’ sabato prossimo. In realta’ la discussione sul dove localizzare la sede ha una valenza piu’ simbolica che sostanziale. Ricordiamo infatti che Fiat con il progetto Fabbrica Italia ha programmato investimenti per 20 miliardi di euro nel nostro Paese. Importa quindi relativamente poco se la sede si trovi a Torino o a Detroit, quello che conta veramente e’ che l’apparato produttivo sul territorio italiano rimanga ben saldo e che anzi venga potenziato.

Fiat recupera in vista dello spin-off

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Automotive

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Fiat prova a reagire immediatamente alla correzione di ieri. Il titolo si era infatti portato a contatto con l’importante resistenza piazzata sui 15,77 euro, rappresentata dal picco del maggio 2008. Se le quotazioni riuscissero a scavalcare in modo perentorio detto riferimento avrebbero la possibilita’ di prolungare il loro recupero in direzione dei 17,50/18,00 euro almeno. Discese sotto 14,30 potrebbero invece anticipare una flessione verso i 13,80 e i 12,50 euro. Il ribasso accusato ieri da Fiat puo’ anche essere messo in relazione alla presenza di un ostacolo grafico importante, ma e’ senz’altro stato favorito dalle notizie provenienti dalla Cina.

L’amministrazione locale di Pechino ha infatti deciso di porre un limite alle immatricolazioni di auto nel 2011 al fine di porre un freno al traffico e all’inquinamento. Se la mossa della capitale fosse seguita anche da altre metropoli cinesi potrebbero essere messe in discussione le stime di crescita delle vendite nel Paese asiatico, Paese su cui ormai tutti i principali costruttori puntano molto. In ogni caso Fiat conferma di godere di un ottimo stato di forma in quanto gli altri titoli di aziende automobilistiche europee anche oggi perdono terreno.

D’altro canto il Lingotto puo’ approfittare delle attese degli operatori per lo spin-off del settore auto e quindi per il debutto in borsa di Fiat Industrial lunedi’ prossimo. Questa operazione potrebbero essere il punto di partenza per una volta epocale per la casa torinese. Da un lato infatti il mercato sconta una fusione con Chrysler e quindi la creazione di un player globale capace di affrontare da una posizione migliore le sfide del mercato dell’auto. A tal proposito nelle ultime settimane sono circolate analisi in base alle quali Fiat potrebbe accelerare il processo di crescita nel capitale di Chrysler in modo da salire al 51% gia’ entro il 2011, a patto che vengano restituiti i fondi concessi dal governo USA.

Dall’altro e’ lecito ipotizzare che la separazione dei due business (auto e veicoli industriali) possa favorire operazioni di valorizzazione. Recentemente si e’ infatti mormorato di un interessamento di Daimler per Fiat Industrial. Il quadro favorevole per Sergio Marchionne si completa infine con il raggiungimento la settimana scorsa di un accordo con le parti sociali (Fiom esclusa) per il progetto di rilancio dello stabilimento di Mirafiori.

Fiat e Piaggio controtendenza, ecco le attese a medio termine

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Fiat Educational

L’Italia delle due e quattro ruote, almeno in Borsa, non se la passa affatto male in questo periodo. I titoli di Fiat e Piaggio fanno registrare infatti performance ad un anno superiori al 20% a fronte invece di un indice Ftse All share in calo del 6% circa.

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Fiat-Exor in rialzo, nonostante il calo delle immatricolazioni

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Automotive

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Performance positive per Exor e la controllante Fiat. I titoli della scuderia Agnelli non sembrano risentire dei pessimi dati sulle immatricolazioni in Europa a ottobre. A fronte di un calo del 16,1% a/a del mercato, i marchi del Lingotto hanno fatto segnare una flessione doppia (-32,7% a/a), circostanza che ha fatto inevitabilmente precipitare la quota di mercato al 7% dall’8,8% di un anno fa. Fiat ed Exor stanno pero’ traendo beneficio dagli scenari prospettati la settimana scorsa dall’a.d. Sergio Marchionne agli investitori istituzionali. Il manager ha sostanzialmente confermato che la separazione della divisione auto da Fiat Industrial (veicoli commerciali e Cnh) non sara’ l’ultimo passo della riorganizzazione del gruppo torinese. L’obiettivo sembra essere una integrazione tra Fiat e Chrysler, operazione cui arrivare dopo aver raggiunto il controllo della casa americana. Al momento Fiat ha il 20% di Chrysler, quota che potrebbe salire senza colpo ferire al 35% a fine 2011, a patto che vengano raggiunti determinati target. Nel 2013 Fiat potra’ arrivare al 51% di Chrysler, stavolta dietro un esborso il cui ammontare dipendera’ dal valore di mercato della casa americana, visto che secondo Marchionne quest’ultima tornera’ in borsa nei prossimi 12-18 mesi. Come verra’ finanziato l’acquisto del 16% di Chrysler? Le strade percorribili sembrano essere la quotazione in borsa di Ferrari, con il collocamento del 39% del capitale della stessa, e la vendita di Magneti Marelli, previo spezzatino di quest’ultima. Intanto le operazioni a sostegno dello spin off proseguono. Nella serata di ieri Fiat ha ufficializzato il mandato a un pool di banche per la realizzazione di un maxi finanziamento da 4 miliardi di euro. Il prestito verra’ utilizzato anche per permettere a Fiat Industrial di rimborsare i finanziamenti infragruppo concessi da Fiat fino all’efficacia della scissione. Fiat Industrial debuttera’ in borsa il prossimo 3 gennaio.

La borsa invia segnali positivi, i ciclici sotto esame. Analisi grafica di Atlantia, Bulgari e Fiat

pubblicato da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Fiat Autostrade

Nel corso della settimana appena trascorsa sono stati inviati segnali grafici positivi da parte degli indici domestici, saliti al di sopra di importanti resistenze. Sia il Ftse Mib sia l’All Share hanno superato la linea di tendenza tracciata dai massimi del mese di aprile e dopo averla ritestata brevemente dall’alto (un comportamento che in analisi tecnica viene identificato come “return move” e che ha implicazioni positive in quanto conferma la validità del livello appena superato) hanno messo a segno una decisa accelerazione rialzista. Dopo più di un mese di sostanziale stabilità sembra quindi che gli operatori abbiano rotto gli indugi e trovato la giusta motivazione per dare un seguito alla fase crescente disegnata dai minimi di maggio. Il superamento del 50% di ritracciamento del ribasso dal massimo di fine 2009, resistenza a 21330 circa per il Ftse Mib ed a 21930 per l’All Share, sarà da intendere come un ulteriore segnale in favore dell’estensione del rialzo anche in ottica di medio periodo. Difficile non notare come molti titoli che possono essere considerati ciclici, quindi destinati a salire in presenza di un sentiment di mercato positivo riguardo le prospettive future della congiuntura economica, abbiano anticipato i segnali grafici rialzisti comparsi poi anche sugli indici. Tra i soggetti più interessanti in questa ottica Atlantia, Bulgari e Fiat.

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Fiat approfitta del report di Bernstein

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Automotive Marchionne Sergio

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Inizio di ottava al fulmicotone per Fiat. Il titolo ha superato di slancio la resistenza a 10,50 euro circa rappresentata dal massimo di inizio agosto e riattivato formalmente il trend ascendente originato dai minimi di maggio/luglio. Ora le quotazioni puntano dichiaratamente verso il top di ottobre a 11,47. Le prospettive potrebbero cambiare solo a seguito di flessioni sotto 10,10, prologo a un approfondimento in area 9,50. Gli investitori rompono quindi gli indugi dopo le incertezze che avevano seguito giovedi’ scorso la decisione dell’assemblea dei soci di approvare la separazione della divisione auto. Oggi gli acquisti sul titolo sono favoriti anche dall’upgrade sul titolo da parte di Bernstein da “market perform” a “outperform”, con prezzo obiettivo incrementato da 12 a 15 euro. Il broker americano ha migliorato la propria view sul Lingotto in virtu’ dello spin off, ma non solo. Secondo gli analisti di Bernstein la casa torinese sara’ in grado di migliorare i propri utili nel corso del biennio 2010-2011, grazie alle buone performance in Brasile e al probabile ritorno all’utile di Chrysler. Questo permettera’ a Fiat di controbilanciare l’atteso indebolimento del mercato dell’auto europeo. Bernstein ritiene che le buone prospettive di Chrysler possano spingere Fiat a salire al 51% della casa americana dall’attuale 20%. Segnali favorevoli dagli USA giungono anche per il marchio Fiat. A quanto pare le prenotazioni per le prime cinquecento unita’ della 500 messe in vendita sul sito Chrysler giovedi’ scorso sono andate esaurite in meno di due ore, segno che oltreoceano c’e’ attesa per il ritorno di Fiat. Tra le ultime novita’ segnaliamo la nomina di Andrea Formica (con un passato in Ford e Toyota) a responsabile del brand Fiat di Fiat Group Automobiles. Formica prende il posto di Lorenzo Sistino che restera’ nel gruppo andando a coprire la funzione International Operations, mantenendo la responsabilita’ di Fiat Professional. Infine, alle 14 e’ prevista la ripresa delle attivita’ nello stabilimento di Melfi dopo lo stop imposto sin da mercoledi’ scorso a causa di una fornitura di pezzi difettosi.

Fiat ai ferri corti con i sindacati

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Automotive

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Mattinata all’insegna della debolezza per Fiat. Il titolo anche oggi sta mettendo sotto pressione il minimo del 12 agosto a 9,28 euro. Una chiusura di seduta inferiore a detto livello determinerebbe la ripresa del movimento ribassista partito a inizio mese con target a 8,8450 almeno. Concrete indicazioni di forza giungerebbero a seguito del superamento di 9,89, prologo al ritorno sui recenti massimi a 10,50. Fiat sta vivendo un momento complicato a causa dell’irrigidimento delle posizioni riguardo alla vicenda dei tre operai dello stabilimento di Melfi reintegrati dal giudice del lavoro, ma invitati dalla casa torinese a non presentarsi in fabbrica pur garantendo loro lo stipendio. Critiche a questa iniziativa sono giunte non solo dalla Fiom-Cgil, la sigla sindacale piu’ battagliera, ma anche dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, e dal sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia. La Fiom Basilicata ha denunciato in sede penale la Fiat per mancata esecuzione della sentenza di reintegro. Buone notizie invece per quanto riguarda i rapporti tra Fiat e i sindacati americani. Ieri l’a.d. Sergio Marchionne ha ringraziato lo United Auto Workers per il contributo al rilancio di Chrysler. Il manager ha parlato in un’assemblea presso lo stabilimento Toledo Assembly Plant in Ohio di fronte a 800 iscritti al sindacato e al vicepresidente USA, Joe Biden. Marchionne si e’ detto soddisfatto delle performance realizzate dalla casa americana, ma ha ribadito che difficilmente quest’ultima potra’ tornare in utile nel 2010. L’appuntamento con un’eventuale miglioramento delle stime interne e’ fissato dopo la pubblicazione dei dati del terzo trimestre dell’esercizio. Il manager italocanadese ha parlato anche di Alfa Romeo, anticipando il ritorno del prestigioso marchio negli USA e la possibilita’ che per la commercializzazione vengano utilizzati gli stessi punti vendita di Fiat. Ieri un portavoce ha smentito l’ipotesi di vendita di Alfa Romeo alla Volkswagen, dopo le indiscrezioni della stampa tedesca.

La Exor di casa Agnelli punta sul private banking di KBL

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Automotive

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Il portafoglio degli Agnelli continua a diversificarsi, o almeno ci prova. In questi giorni entra infatti nel vivo la gara per l’acquisizione di KBL, private banker della banca belga KBC messa in vendita nei mesi addietro.

Al traguardo, secondo quanto rivelato dal giornalista di Les Echos Ninon Renaud, si presenterebbero al momento solo due contendenti: la Exor di casa Agnelli e la Hinduja dei chiaccherati fratelli Srichand e Gopichand Hinduja. L’offerta, secondo le indiscrezioni dovrebbe aggirarsi sul miliardo e mezzo di euro e quindi, in linea con le valutazioni del mercato che pone in questo periodo nel range del 3-5% degli asset in gestione il valore delle banche private.

Quel che però davvero sembra alla base delle trattative con KBC è il progetto industriale che dovrà garantire un raddoppio almeno delle attività gestite da KBL e allo stesso tempo tutelare le autonomie dei gestori locali che rappresentano l’ossatura del gruppo e la cerniera tra la banca e la base clienti.

Su questi due pilastri dovrà reggersi poi una visione che garantisca la crescita di un’industria finanziaria dai numeri importanti. Secondo alcuni osservatori in gioco ci sarebbe la scelta tra un progetto eurocentrico riferibile a Exor e un progetto allargato al Subcontinente indiano riferibile a Hindjua che quindi potrebbero rappresentare un ponte verso l’Est.

Questo però è corretto fino a un certo punto perché la Exor di casa Agnelli opera già con il private di tutto il mondo tramite Vision Investment Management, società finanziaria con sede a Honk Hong e partecipata al 40% da Exor. Va poi ricordato anche l’asset management in cui Exor opera tramite le quote in Banca Leonardo e in Perella Weinberg Partners.

In pochi ricordano oggi che la cessione di KBL, ramo private del gruppo belga KBC è figlia diretta della crisi finanziaria e degli aiuti di stato dei membri dell’Unione europea ai propri sistemi creditizi. In particolare al gruppo KBC sono state concesse due ricapitalizzazioni siglate dal governo di Bruxelles, la Commissione Ue ha imposto però la cessione delle attività di private banking – quindi di KBL appunto – della banca Centea e dell’assicuratore Fidea.

A queste cessioni imposte come contraltare agli aiuti del governo belga e al fine di garantire una ristrutturazione effettiva sono state affiancati dei “disimpegni” nell’Europa dell’Est (alcune voci di stampa parlano di una prossima cessione di alcune partecipazioni nella sua controllata della Repubblica Ceca). Adesso gli Agnelli potrebbero subentrare nella gestione dei grossi capitali privati affidati a KBL, ma solo a patto di vincere l’agguerrita concorrenza di Hinduja.

Secondo quanto emerge dal bilancio di fine 2009 Exor ha in cassa circa 1 miliardo di euro da investire e sembra molto intenzionata a differenziare le proprie attività che già spaziano dalla carta di Sequana al turismo di Alpitour, dalla Juventus, ai servizi immobiliari di Cushman & Wakefield, ai servizi alle imprese, alla finanza di cui sopra. Naturalmente l’asset principale rimane però quel 30,4% di Fiat che le garantisce un posto nell’Olimpo dell’industria italiana.