La Exor di casa Agnelli punta sul private banking di KBL

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Il portafoglio degli Agnelli continua a diversificarsi, o almeno ci prova. In questi giorni entra infatti nel vivo la gara per l’acquisizione di KBL, private banker della banca belga KBC messa in vendita nei mesi addietro.

Al traguardo, secondo quanto rivelato dal giornalista di Les Echos Ninon Renaud, si presenterebbero al momento solo due contendenti: la Exor di casa Agnelli e la Hinduja dei chiaccherati fratelli Srichand e Gopichand Hinduja. L’offerta, secondo le indiscrezioni dovrebbe aggirarsi sul miliardo e mezzo di euro e quindi, in linea con le valutazioni del mercato che pone in questo periodo nel range del 3-5% degli asset in gestione il valore delle banche private.

Quel che però davvero sembra alla base delle trattative con KBC è il progetto industriale che dovrà garantire un raddoppio almeno delle attività gestite da KBL e allo stesso tempo tutelare le autonomie dei gestori locali che rappresentano l’ossatura del gruppo e la cerniera tra la banca e la base clienti.

Su questi due pilastri dovrà reggersi poi una visione che garantisca la crescita di un’industria finanziaria dai numeri importanti. Secondo alcuni osservatori in gioco ci sarebbe la scelta tra un progetto eurocentrico riferibile a Exor e un progetto allargato al Subcontinente indiano riferibile a Hindjua che quindi potrebbero rappresentare un ponte verso l’Est.

Questo però è corretto fino a un certo punto perché la Exor di casa Agnelli opera già con il private di tutto il mondo tramite Vision Investment Management, società finanziaria con sede a Honk Hong e partecipata al 40% da Exor. Va poi ricordato anche l’asset management in cui Exor opera tramite le quote in Banca Leonardo e in Perella Weinberg Partners.

In pochi ricordano oggi che la cessione di KBL, ramo private del gruppo belga KBC è figlia diretta della crisi finanziaria e degli aiuti di stato dei membri dell’Unione europea ai propri sistemi creditizi. In particolare al gruppo KBC sono state concesse due ricapitalizzazioni siglate dal governo di Bruxelles, la Commissione Ue ha imposto però la cessione delle attività di private banking – quindi di KBL appunto – della banca Centea e dell’assicuratore Fidea.

A queste cessioni imposte come contraltare agli aiuti del governo belga e al fine di garantire una ristrutturazione effettiva sono state affiancati dei “disimpegni” nell’Europa dell’Est (alcune voci di stampa parlano di una prossima cessione di alcune partecipazioni nella sua controllata della Repubblica Ceca). Adesso gli Agnelli potrebbero subentrare nella gestione dei grossi capitali privati affidati a KBL, ma solo a patto di vincere l’agguerrita concorrenza di Hinduja.

Secondo quanto emerge dal bilancio di fine 2009 Exor ha in cassa circa 1 miliardo di euro da investire e sembra molto intenzionata a differenziare le proprie attività che già spaziano dalla carta di Sequana al turismo di Alpitour, dalla Juventus, ai servizi immobiliari di Cushman & Wakefield, ai servizi alle imprese, alla finanza di cui sopra. Naturalmente l’asset principale rimane però quel 30,4% di Fiat che le garantisce un posto nell’Olimpo dell’industria italiana.

condividi condividi 1 commento martedì 27 aprile 2010

Fiat brilla in attesa del piano industriale

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Il balzo di Fiat di oggi nasce a Stoccarda, nelle stanze del gruppo Daimler che ha annunciato dati sorprendenti per il primo trimestre del 2010 e alzato gli obiettivi di quest’anno. La casa tedesca ha detto di aspettarsi per la fine dell’anno un utile operativo di 3 miliardi di euro dalla Mercedes (contro stime precedenti di 2,5 miliardi) e un ebit di 700 milioni dai truck. Una sorpresa generosa che ha scaldato un po’ tutte le quattroruote d’Europa e oggi a Milano si riflette anche su Fiat. Nel caso del Lingotto, però, il rialzo da oltre quattro punti percentuali giunge il giorno prima della presentazione del piano industriale del gruppo e quindi rimane a forte rischio speculativo.

Il titolo della casa automobilistica torinese si porta a 9,9 euro con un allungo in direzione delle coriacee resistenze di area 10 euro che, in fondo, non soprende. Dallo scorso 24 marzo, infatti, i corsi di Fiat sono incastrati in un trend laterale compreso tra i 9,53 e i 10 euro: il piano industriale di domani potrebbe generare l’atteso break out.

Molto dipenderà da quello che l’amministratore delegato Sergio Marchionne dirà domani al mercato. Da diversi mesi gli analisti si interrogano su quello che resterà della domanda di automobili dopo la fine dell’effetto incentivi praticamente giunti al capolinea con questo mese. Domani il management di Fiat dovrà anche concedere qualche cosa sullo spin off dell’auto, uno di quei piani “croce e delizia” del mercato che potrebbero, però, incrementare notevolmente il valore dell’insieme. Sarà comunque importante per la società torinese una conferma degli obiettivi che prevedono nel 2014 un utile operativo di 5 miliardi di euro, un utile netto da 3,5 miliardi e reddito operativo del business dell’auto da 1,4-1,7 miliardi di euro.

I piani di Chrysler per i prossimi anni prevedono obiettivi non meno vitali e una crescita della casa americana nel bilancio del Lingotto non indifferente. In cinque anni Chrysler, che domani presenterà un consuntivo per il 2009, prevede un raddoppio dei volumi da 1,3 a 2,8 milioni di unità entro il 2014.

Per quella data l’utile netto estratto dalla casa americana dovrebbe essere almeno pari a 750 milioni di euro. Fra l’oggi e questi obiettivi si frappone, però, la ristrutturazione dell’auto in tutto il mondo. Prevedibili nuove puntate sui mercati dell’Estremo Oriente e sugli altri emergenti con il doloroso corollario del disimpegno nei mercati maturi.

Secondo diversi analisti sul mercato europeo pesa ancora una grossa sovrapproduzione: la probabile chiusura dello stabilimento Opel di Anversa, la prevista fine della produzione di auto a Termini Imerese e altri diversi dolorosi tagli indicano probabilmente un trend che accompagnerà ancora nei prossimi anni la ristrutturazione del settore in Europa. Il riposizionamento dei player globali appare dunque inevitabile e, anche se uno scatto di Daimler fa bene al Vecchio Continente, sicuramente i progetti di lungo periodo delle case automobilistiche dovranno fare i conti con lo spostamento della domanda delle quattroruote su altri mercati. Nel frattempo anche a Torino le sorprese non mancano e, secondo quanto battuto dalle agenzie di stampa, si prepara l’addio di Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza del gruppo che potrebbe passare a John Elkann. Le indiscrezion parlano di una conferenza stampa indetta a sorpresa oggi pomeriggio alle 16 al Lingotto.

condividi condividi 2 commenti martedì 20 aprile 2010
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Fiat: la sfida globale impone all'Italia nuove strategie per l'auto

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La deitalianizzazione di Fiat è probabilmente una scelta industriale difficile da contestare. L’auto in Italia ha probabilmente fatto il suo tempo e il centro della produzione e della vendita di autovetture si è spostato nel tempo su altri mercati. Fa bene Repubblica a evidenziarlo ieri, fa bene la comunità finanziaria a parlarne, farebbe bene la politica a tentare un nuovo approccio al problema dopo quello degli incentivi.

Sia chiaro il problema della sovraccapacità produttiva riguarda tutta l’Europa, in Germania è probabilmente più grave che in Italia (si pensi che lì vengono prodotti 3 milioni di auto e ne viene comprato solo un milione). In Francia per evitare il probabile tracollo dell’auto alla fine degli incentivi hanno deciso di rinnovarli per tutto l’anno. E qui? Nel Bel Paese qualcuno calcola un calo del 50% fra l’aprile 2009 e l’aprile 2010 – perché solo quel mese cesseranno gli strascichi e l’inevaso degli incentivi 2009 – e del 16% anno su anno.

I problemi strutturali rimarranno però sul tappeto. Per avere un’idea l’ebit margin medio europeo è tra il 3 e il 3,5% per quel che riguarda il settore auto: le attese per il dato corrispettivo negli Stati Uniti parlano di un 7 per cento. Ok si tratta di un obiettivo da realizzare, ma anche di un obiettivo doppio rispetto a quanto avviene oggi in Europa. Ma come la centralità dell’Italia per Fiat? Tutti sanno che è finita da un pezzo: il primo paese di vendita e produzione del Lingotto è il Brasile dove la quota di mercato è del 25% e il gruppo ha una presenza consolidata.

Presenze strategiche sono in Cina e in Russia, mentre gli effetti sul conto economico di Chrysler potranno vedersi solo in futuro perché al momento nel conto economico del gruppo l’americana ha il valore di una partecipazione finanziaria. In Italia il concreto rischio di produrre in perdita a fronte delle dimensioni di un mercato che non è più in grado di assorbire la produzione nostrana minaccia l’occupazione e in fondo la nostra storia industriale. L’incentivo rischia di diventare un palliativo, una droga alla quale forse è stato opportuno dire di no.

La Fiat di oggi deve competere con giganti agguerriti su scala globale: la partnership in Russia con Sollers, le puntate in Messico e gli impianti polacchi, l’alleanza con Tata in India e i truck in Cina rappresentano il vero futuro del gruppo. La chiusura di Termini Imerese e il potenziamento forzoso della produzione di Melfi con la Panda non risolveranno certo una sovraccapacità di produttiva che è cresciuta negli anni e che ora concentra il capitale umano sulla ricerca e lo sviluppo (che per fortuna per ora rimangono in Italia).

E l’operaio? A chi conta quelli di trent’anni fa e gli 80 mila lavoratori di Fiat di oggi bisognerebbe ricordare che una volta su una linea produttiva stavano 20 persone oggi 2 e che quindi la tecnologia ha fatto dei passi avanti da cui non si torna indietro.

Sperare di affrontare problemi nuovi con vecchie soluzioni sarebbe inutile e sciocco. Serve senz’altro qualcosa di diverso, forse ne vedremo un anticipo al Salone di Ginevra. A questo punto pare infatti chiaro che l’Italia è sempre più un mercato come gli altri per Fiat e che quindi il Lingotto (o le altre case automobilistiche) dovranno essere attirate dalla politica con proposte industriali concrete perché la logica globale in cui è inserito non gli dà possibilità di errore.

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Fiat: spunta anche l'ipotesi Tata per Termini Imerese

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Tempi duri per Fiat che si trova ancora nel pieno di un difficile clima politico e di scelte impegnative che condizioneranno il futuro di un gruppo sospeso tra storia nazionale e prospettive globali.

Che la casa automobilistica torinese sia un pezzo della storia d’Italia nessuno lo può e lo vuole negare. Che però la produzione nel Bel Paese negli ultimi dieci anni si sia più che dimezzata è un dato di fatto che fa riflettere la politica sull’utilità di nuovi incentivi. Se si considera che poi l’indotto automobilistico moltiplica per 5 gli addetti del settore il problema occupazionale diventa davvero scottante.

Oggi circa 600-650 mila veicoli sono prodotti da Fiat in Italia e Scajola ne vorrebbe invece prodotti più di 900 mila l’anno; d’altra parte la scelta sugli incentivi è un’arma formidabile. Nel mezzo si mette la crisi di molti impianti nel Sud, o almeno i disinvestimenti della Fiat negli impianti di Pomigliano e Termini Imerese (ma anche nell’Alfa Romeo di Arese).

Stanotte alcuni lavoratori dello stabilimento campano di Pomigliano d’Arco hanno trascorso la notte nell’aula consiliare del Comune dopo avere protestato ieri contro il mancato rinnovo di 40 contratti dei lavoro da parte del gruppo. In realtà gli impianti italiani di Fiat hanno ridotto notevolmente la produzione durante dicembre e solo a fine gennaio si tornerà in catena di montaggio a ritmi più sostenuti.

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Fiat: scontro politico, ma esistono dei problemi produttivi

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Il caso Fiat diventa sempre più politico, o almeno più politico si dimostra nelle ultime ore. Il battibecco tra l’amministratore delegato Sergio Marchionne e il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola è stato infatti duro. Al ministro che giudica “folle” chiudere uno stabilimento di qualità come Termini Imerese, il manager ha risposto che prima di usare certi termini forti bisognerebbe capire i dati.

La parola che però nessuno dei due usa, ma che entrambi sottintendono è un’altra, è “incentivo”. Perché a nessuno sfugge che a breve il governo dovrà decidere del rinnovo o meno degli incentivi al settore auto che Roma vorrebbe gradualmente ridurre, ma che potrebbe persino cancellare. Molte critiche a questi incentivi sono giunti da altri comparti industriali che si sono sentiti trascurati dallo Stato. Sembra tuttavia difficile mettere in secondo piano l’importanza di Fiat per l’Italia: circa il 42% dei suoi dipendenti lavora infatti nel Bel Paese, in termini assoluti sono più di 83 mila. A questi vanno aggiunti i numeri non secondari dell’indotto che in media in Europa impiega 4 persone per ogni dipendente: significa che la cifra dei dipendenti italiani nel comparto auto potrebbe superare le 400 mila persone.

Sono certamente cifre che fanno riflettere e forse un po’ tremare in vista della delocalizzazione che l’industria italiana ha avviato e che Fiat sta perseguendo. Quando Luca Cordero di Montezemolo afferma che la politica industriale del Paese la deve fare il governo e non la Fiat sottintende anche questo, sebbene il gruppo torinese non abbia mai detto no a incentivi e sussidi di disoccupazione.

D’altra parte ieri i dati sulle immatricolazioni di vetture in Europa e in Italia sono stati veramente preoccupanti. Il calo delle vendite di vetture nell’Unione Europea è stato del 53,5% in media e i maggiori mercati hanno registrato cali a due cifre con l’Italia che ha immatricolato, sempre a ottobre, il 14,3% delle vetture in meno. Cali peggiori si sono visti in Germania (-20,7%) e in Francia (-22,6%) mentre la Spagna ha ridotto i ribassi al 6% ma dopo mesi spesso più difficili rispetto alla media dei grandi mercati Ue.

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Fiat: gli ambiziosi obiettivi di Chrysler scaldano il titolo

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In controtendenza a un mercato ancora in rosso il titolo Fiat registra un rialzo di quasi due punti percentuali all’indomani della presentazione del nuovo piano 2010-2014 di Chrysler. Il piano che ieri Sergio Marchionne ha illustrato alla platea di Auburn Hill sembra insomma aver convinto il mercato che ancora una volta segue i target aggressivi del manager italo-canadese.

Il nuovo big italo-americano dell’auto prevede obiettivi ambiziosi, con Chrysler che arriva a moltiplicare i volumi dagli 1,3 milioni di auto vendute nel 2009 a 2,8 milioni di veicoli nel 2014. La Jeep da sola si arrampica verso le 800 mila vetture e già l’anno prossimo tutto il gruppo Usa prevede di portare in conti in pareggio per poi tornare all’utile nel 2011. Nel 2014 Marchionne ha previsto anche che la Chrysler produca 21 nuovi modelli destinati a ridisegnare la personalità di marchi storici americani come Dodge. A quella data le due case a cavallo dell’Oceano Atlantico dovrebbero già condividere ben tre piattaforme di produzione con una precisa ripartizione fra motori tradizionali, che faranno ampio uso dell’avanzata tecnologia italiana, e propulsori ibridi, che saranno invece della Chrysler incoraggiata dagli incentivi di Obama.

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Quanti tavoli per un'Intesa

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Giornate tattiche per Intesa Sanpaolo che si trova a giocare partite importanti su diversi tavoli. Il dossier più scottante sembra proprio quello di Fideuram, la rete di promotori finanziari da tempo messa tra gli asset pronti per la vendita. Come noto il principale candidato a un acquisto dell’80% di Banca Fideuram sarebbe Exor, la controllante di Fiat in mano alla famiglia Agnelli. Exor dovrebbe intervenire con due fondi di private equity e impiegare un miliardo di euro proveniente da debiti a lungo termine per comprare questa banca. Il consulente per l’operazione è Gerardo Braggiotti, tramite Banca Leonardo, che avrebbe già proposto un piano preciso. Proprio a questo punto, però, la partita si complica.

Secondo MF, che parla di una valutazione di Fideuram da 3,8 miliardi di euro addirittura (per il 100% però), proprio il prezzo avrebbe spinto Exor a fare un passo indietro. Secondo Il Corriere della Sera sembra invece che la partita sia ancora aperta e che in fondo si stia solo discutendo del prezzo, cercando anche di mediare tra i tantissimi soggetti industriali, politici e finanziari coinvolti nella partita che spazia tra Torino e Milano, tra la Fiat degli Agnelli e la Intesa di Giovanni Bazoli.

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Autunno caldo per il mercato dell'auto

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L’inizio dell’autunno si è mostrato particolarmente caldo per il comparto auto. I primi segnali di ripresa devono infatti fare i conti, nel settore automotive, con gli effetti di quella che è stata la più grande crisi di questa industria dalla sua nascita. In Europa in questi giorni tiene banco il via libera di General Motors alla cordata Magna-Sberbank sul gruppo Opel. In questo modo la controllata tedesca di GM non solo passerà alla società canadese di componentistica creando anche un ponte verso la Russia, ma soprattutto potrà servirsi dei 4,5 miliardi di euro di prestito ponte promessi da Berlino. Proprio su questo finanziamento, che si inquadra nel contesto di un acceso confronto elettorale in Germania, Bruxelles ha deciso di portare l’attenzione nel corso del fine settimana.

Yves Leterme, ministro degli esteri del Belgio, ha sottolineato la necessità che i finanziamenti pubblici a Opel rispettino le norme europee per la concorrenza e ha cominciato una serie di incontri finalizzati all’analisi degli aiuti pubblici proibiti sempre più diffusisi sui vari mercati nazionali a seguito della crisi.

Nel frattempo, dopo i consistenti investimenti della Fiat nella produzione in Cina, si muove anche la prima casa tedesca delle quattro ruote, Volkswagen. In particolare la casa di Wolfsburg, secondo quanto riportato da Bloomberg, avrebbe deciso di investire fino a quattro miliardi di euro all’ombra della Grande Muraglia entro il 2011. La crescita del mercato cinese dell’auto ha infatti portato VW a vendere oltre 650 mila vetture soltanto nella prima metà del 2009 e adesso sicuramente in Germania vogliono prendere un ulteriore vantaggio su quel mercato sviluppando nuovi modelli.

Diverse sfide per il settore emergono dalle problematiche ambientali. Nel settore delle auto ibride la Prius, l’auto più venduta in Giappone, ha aperto la strada a nuove forme di riutilizzo dell’energia sviluppata dai motori nel mondo. Forse il nuovo memorandum d’intesa tra Magneti Marelli e Stmicroelectronics per lo sviluppo di componenti per motori ibridi ed elettrici anche in vetture di serie apre la strada alla risposta italiana alla leadership giapponese nel settore. Forse vantiamo delle posizioni di vantaggio nel campo delle emissioni, ma nel segmento delle auto ibride quello di Fiat pare senz’altro un inseguimento.

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Intesa San Paolo in forte rialzo su voci di vendita asset

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Mattinata positiva per Intesa San Paolo che e’ al centro di indiscrezioni relative alla possibile cessione di importanti asset. Si parla infatti di trattative aperte per la vendita di Banca Fideuram, la divisione di asset management dotata di rete di promotori finanziari. Banca Fideuram venne delistata a inizio 2007 e gia’ da qualche tempo si parlava dell’ipotesi di valorizzazione della stessa mediante ritorno in borsa o vendita di una sua quota.

Secondo alcuni rumor il compratore potrebbe essere il Banco Santander, mentre altre voci parlano di Exor, la holding della famiglia Agnelli frutto della fusione tra Ifi e Ifil. Quest’ultima, che puo’ contare su liquidita’ disponibile di circa un miliardo di euro, non ha ovviamente confermato ma neppure smentito. Ha anzi dichiarato che ha molti dossier aperti e che il settore del risparmio gestito potrebbe interessare.

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Fiat: bene le vendite, rallenta Alfa Romeo

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La crescita delle vendite di auto per il terzo mese consecutivo non scalda il titolo Fiat che anche oggi subisce la cattiva intonazione dei listini e cede l’1,68% portandosi a quota 7,9 euro. Eppure, secondo i dati pubblicati da Ministero dei Trasporti, le vendite complessive di auto ad agosto in Italia sono cresciute dell’8,5% sul dato dell’agosto 2008.

Fiat guadagna quote di mercato nazionale portandosi al 25,88% con una crescita delle immatricolazioni del 10,8 per cento (oltre 21.800 vetture nel mese). La sua controlla Alfa Romeo segna invece, in termini di immatricolazioni, una flessione dell’8,79 per cento a 2.116 auto immatricolate, mentre Lancia cresce di ben 26,51 punti percentuali portandosi a 4.514 auto nuove immatricolate. Semestre su semestre il saldo di Fiat rimane ancora negativo (-4,91%) mentre Alfa Romeo cresce (+6,97%) e Lancia pure, sebbene di poco (+0,15%).

Segnali discordanti vengono invece dai mercati internazionali: in Francia, nonostante una crescita generale del mercato del 7% il gruppo italiano ha perso ben il 18,5 sul dato dello scorso agosto. Il saldo annuale francese rimane in crescita dal 4,5 al 5,6 per cento grazie al generale ritorno delle vendite che, per il mercato francese come per quello italiano, è dovuto in gran parte agli incentivi al settore auto. In generale bisogna però osservare che la dinamica delle vendite del gruppo italiano si è mostrata molto attiva negli ultimi mesi e che i suoi risultati sono stati in molti casi sovraperformanti rispetto al comparto.

Novità per Fiat vengono anche dagli Stati Uniti dove Chrysler, ad agosto, ha registrato una crescita delle vendite del 5% sul mese di luglio pur mantenendo un saldo pesantemente negativo del 15% se si considera l’anno intero. Il valore delle vendite sull’anno sarebbe però soprattutto dovuto al black out dell’azienda durante il culmine estivo della crisi prima della soluzione e dell’ingresso formale di Fiat nella compagine azionaria. In quel periodo infatti una forte riduzione delle forniture ha penalizzato il magazzino e le vendite. Per riprendersi Chrysler ora annuncia offerte speciali già da settembre.

Per tornare a Fiat va ricordato che a inizio agosto Standard&éPoor’s ha tolto il creditwatch negativo sul titolo confermando il rating a lungo termine BB+ (a breve è di B, quindi sono entrambi rating da junk bond).

L’estate del gruppo è stata comunque, dal punto di vista finanziario, rovente, con un’emissione da 1 miliardo di euro al 2012 con tasso al 9,25% che ha registrato un’esplosione della domanda con richieste per 10 miliardi di euro. Nondimento il bond senior della controllata Case New Holland (gruppo Fiat) al 2013 con cedola al 7,75% ha attirato il mercato e alleggerito la struttura complessiva con lusinghieri effetti per il titolo Fiat.

Nessuno, però, si nasconde che adesso le vere sfide dell’auto sono per dicembre. Con il 2010 termineranno, infatti, gli incentivi al mercato da parte della maggior parte degli stati: a quel punto i nodi, per tutti i player globali, verranno al pettine.

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