
“Chi continua a mettere in dubbio la nostra solidità patrimoniale o è uno scellerato o agisce per secondo fini”. Vincenzo Consoli, direttore generale di Veneto banca, ha troncato così i rumor sulle difficoltà del suo istituto di credito nelle manovre per la conquista della Banca Popolare di Intra. Tra free capital, apertura del libro soci, un aumento di capitale da 250 milioni già autorizzato e previsto per il prossimo gennaio ed altre operazioni il management di Veneto Banca si dice sicuro di poter comprare anche il 100% di Intra e di averne in sovrappiù.
L’offerta veneta al gruppo di Verbania, in attesa di un’autorizzazione che la Banca d’Italia dovrebbe dare per gennaio, consiste in un’opa sul 75% del capitale di Intra a un prezzo di 15 euro per azione: un’offerta vantaggiosa per un titolo che a metà seduta di oggi viaggia intorno a 13,7 euro per azione e per un gruppo bancario che si è visto azzerare il cda in seguito al suo coinvolgimento nel crack Fin.Part.
Il 25% dell’offerta di Veneto banca dovrebbe essere carta contro carta ovvero prevedere un concambio con titoli del nuovo gruppo. Intra, comunque, resterà quotata. Secondo alcuni rumor però il presidente Luigi Terzoli e il direttore generale Giuseppe Grassano sarebbero contrari a vendere, nonostante abbiano già siglato un accordo con Veneto Banca. D’altra parte Intra è una cooperativa e le voci al suo interno sono tante, per cui un certo caos nelle intenzioni dei vertici è verosimile, soprattutto considerando che le offerte di acquisto furono molte a suo tempo, e non tutti potrebbero essere soddisfatti della scelta di Veneto Banca.
Catene di banche nel frullatore. Su Intra a sorpresa spunta l’opa di Veneto Banca. Il 75% della banca a 15 euro, questa è l’offerta. Costerà circa 550 milioni, ma non è ancora del tutto chiaro se l’aumento di capitale necessario a finanziare una metà abbondante di questa cifra avverrà tramite bond convertibili o se lascerà la porta aperta a nuovi soggetti.
Le ipotesi “di sponda” sono insomma che il nuovo aggregato da quasi 200 sportelli diventi poi una possibile preda o se, viste le incognite del caso Finpart ancora pendenti in giudizio e la lunga durata della contesa per la banca di Intra, il piano ha già previsto un modo per garantire l’autonomia della nuova entità. Fervono i lavori su una fusione che, caso ormai raro, non ha sovrapposizioni e che permetterebbe anche alla cooperativa del Triveneto di raddoppiare quasi, per una cifra tutto sommato ragionevole, i propri sportelli.
Incombono 300 milioni di esposizione sul caso Finpart che però il cda di Verbania ha dichiarato di aver coperto ormai per l’87%. Il fascicolo è ancora nelle mani del Pm Luigi Orsi e ha causato anche il forzoso azzeramento del cda della banca di Intra oramai costretta ad una alleanza per cui si erano già candidati il Credito Valtellinese, la Banca popolare di Vicenza (già nell’azionariato di Intra, ma forse ormai rivolta alla Bpi lodigiana) e da ultima anche la Carige con un’offerta recente a sorpresa. In serata un comunicato della stessa Veneto Banca dovrebbe chiarire i dettagli di un’operazione che è ancora tutta da definire.
Ancora di corsa la Banca Popolare di Intra. La small bank più chiaccherata degli ultimi mesi ha dovuto comunicare ieri la sua situazione alla Consob che aveva chiesto più chiarezza dopo il rinnovo forzoso del Cda, le difficoltà correlate al tentativo di smarcarsi dalla vicenda Finpart e la necessità di dare meno complicazioni possibili alla nuova banca che comprerà l’istituto di Verbania.
Praticamente Intra ha detto di essere disposta a mettere sul piatto di Finpart un assegno da 50 milioni di euro, circa un sesto della richiesta dei curatori fallimentari. Si tratta in realtà di un ulteriore abbassamento dell’offerta che prima, secondo indiscrezioni della stampa, si era aggirata sui 100 milioni. Resta accesa la vicenda giudiziaria, ma il tono di Intra appare molto deciso, sarà uno degli effetti delle recenti benigne intenzioni comunicate dal Creval?
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Anche in una giornata di rimbalzo come queste ci sono oscillazioni di rilievo. Qualcuna lascia pure perplessi ed alludiamo a quello strappo al rialzo che porta la Banca di Intra a un rialzo del 7,8%: che scatto per la banca di Verbania. Che è successo? Semplice: Giovanni De Censi ha annunciato che a giorni presenterà un’offerta vincolante per rilevare il malandato Istituto.
La cosa non ha portato molta fortuna al Creval che, in un settore come quello bancario che oggi incassa a Piazza Affari alcuni tra i rialzi maggiori, che tiene a stento il prezzo di apertura. Poca roba, ma significativa. Noi immaginiamo già una schiera di azionisti che mormorerà a De Censi: “Ma chi te lo fa fare?”. In realtà non sono ancora escluse le altre candidature e in particolare quella della banca Popolare di Vicenza che sta ancora valutando. Il presidente Gianni Zonin dell’istituto vicentino che ha già una quota del 4,9% circa di Intra ha pronunciato un attendista “Vedremo”, ma non si tratta di una grande attesa perché il termine per le offerte vincolanti è fra 12 giorni.
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È solo l’ultimo dei comunicati che la Banca Popolare di Intra ha messo sul campo per rispondere a quelli che più che dubbi sembrano certezze: c’è una situazione grave nella Banca di Verbania e nessuno sembra più in grado di governarla, nessuno nel Cda sembra averne l’autorità o la necessaria legittimazione. L’ultimo comunicato di Intra è rivolto alla Consob e nasce dalla necessità di giustificare le dimissioni del vicepresidente Ernesto Paolillo e del consigliere Francesco Amendola. Nel comunicato si parla solo del venir meno, nel board, del dovuto senso di collegialità; ma a tutti appare chiaro che ancora una volta il vertice della banca non ha saputo esprimere con sicurezza e affidabilità una posizione chiara in questo momento difficile. Insomma il nuovo presidente Luigi Terzoli si è preso una brutta gatta da pelare.
Certo il rinnovo del cda venerdì scorso con l’ascesa di Luigi Terzoli stesso alle presidenza, di Marco Fortis alla carica di vicepresidente e con la cooptazione di Maurizio Meloda, Davide Parodi e Cusio Ossola, a parziale sostituzione dei consiglieri dimessisi (ma il turn over non è probabilmente ancora terminato e nuovi nomi entreranno nel Cda) ha sicuramente dato un segnale positivo agli investitori. È però altrettanto chiaro che è ancora presto per parlare di un avvio a soluzione dei numerosi problemi della Banca di Intra.
Il dossier della banca è infatti finito sul tavolo di Bankitalia che potrebbe avviare una procedura di commissariamento sconvolgendo di nuovo il sistema della governance della banca verbanese.
Un ribasso dello 0,73%. Questo indica a metà seduta il listino di Milano alla voce Banca Popolare di Intra. Il gruppo, al centro di una complicata vicenda giudiziaria (e gestionale) dopo il crack di Fin.Part, comunica anche oggi al mercato notizie da un “Tribunale”. La Procura di Milano, infatti, ha iscritto nel registro degli indagati 17 membri del Consiglio di Amministrazione della Popolare con l’accusa di aggiotaggio informativo.
Nella lista nera della banca di Verbania finisce anche il presidente del gruppo Cesare Ponti, accompagnato dall’ex presidente Sandro Saini. Oggi si è anche saputo che l’interdizione dell’ex d.g. del gruppo Claudio Ferrari durerà due mesi.
Il fallimento della holding della moda Fin.Part ha insomma coinvolto le massime cariche della banca. Rilevante in questo senso la vicenda del bond Cerruti, emesso nel 2002.
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Mentre il pm Luigi Orsi interroga a Milano l’ex direttore generale della Banca Popolare di Intra Giovanni Brumana, il titolo della banca si muove timido in territorio positivo con un rialzo intorno allo 0,27% in tarda seduta. I volumi accesi degli ultimi giorni hanno portato al ribasso il titolo e le nuove vengono da quel maledetto crack di Fin.Part che Gianluigi Facchini, l’ex patron della finanziaria dell’alta moda, aveva prodotto indebitando la banca di Verbania e rischiando di portarla sul lastrico.
Anche stamane il Cda della Banca Popolare di Intra ha dovuto fare i conti con questa faccenda annunciando un’assemblea straordinaria per domani, dopo che il pm Luigi Orsi ha chiesto l’interdizione temporanea di Carlo Ferrari. L’attuale direttore generale dell’istituto verrà interrogato venerdì e nello stesso giorno verrà sentito dai pm milanesi anche Marco Lori, ex consigliere di Fin.Part per il quale è stata chiesta l’interdizione dalle cariche sociali.
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Ma ve l’immaginate? Un aereo sulla pista di Malpensa, il volo è diretto a Honk Kong, sta per decollare. Arriva la Guardia di Finanza e blocca tutto, sale a bordo e arresta un uomo. Gianluigi Facchini, ex dominus della holding quotata della moda Fin.part, finisce in manette. Il fallimento della società lo scorso ottobre è stato preceduto da un crack da più di mezzo miliardo di euro e stava per far finire a gambe all’aria anche la Banca Popolare di Intra.
L’ordine veniva dal giudice milanese Piero Comacchio che, su richiesta del pm Luigi Orsi, ha fatto scattare l’arresto anche per Giovanni Brumana, l’ex direttore generale di Banca di Intra che, secondo le accuse, aveva nascosto l’esposizione del proprio gruppo con Fin.part per 260 milioni di euro circa. In carcere è finito anche Gianni Mazzola, imprenditore della Nord Ovest Srl, a.d. e azionista di riferimento della Schiapparelli, che negli ultimi mesi avrebbe organizzato, in accordo con l’industriale Michele Paoloni, il rialzo artificioso delle azioni della Schiapparelli stessa.
Chiusa l’assemblea dei soci, il Presidente Cesare Ponti incassa un buon successo. Dopo una partenza falsa molto preoccupante che l’aveva portato ad agire unilateralmente senza coinvolgere le entità territoriali, l’imprenditore della verdura sotto aceto, ha ripreso a tessere la sua tela di relazioni che gli ha permesso di far eleggere la sua lista di Consiglieri. In totale 8, tra cui Ernesto Paolillo, noto sulle scene bancarie per il suo recente passato in Banca Popolare di Milano, ottimo manager che sta riappropriandosi di scenari a lui più consoni.
Il bilancio 2005 è stato approvato con le perdite causate da Finpart, in rosso per 123 milioni di euro. La lista dei candidati partner è confermata in Banca Popolare Vicentina, Banca Popolare di Verona e Novara, Credito Valtellinese e Veneto Banca. Entro giugno le prime scelte. Che sia la volta buona ?

Oggi risparmiatori in attesa di notizie : prima udienza presso il tribunale fallimentare di Milano per i creditori Fin.Part., al fine di essere ammessi al passivo. I creditori detentori dei Bond Cerruti superano i 200 milioni di euro.
Inoltre CdiA di Viaggi del Ventaglio da cui potrebbero uscire novità in relazione alla possibile cessione di quote di maggioranza, tra le offerte spicca in pole position quella di Carlo De Benedetti.