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  <title>Finanzablog.it</title>
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  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 15:39:34 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>Geronzi lascia e Le Generali volano: messaggio dei mercati?</title>
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    <pubDate>Thu, 07 Apr 2011 08:30:22 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>geronzi</category><category>generali</category><category>assicurazioni</category><category>cesare geronzi</category><category>geronzi addio generali</category>
    <description>La Borsa di Milano ha festeggiato col botto l&amp;#8217;addio di Cesare Geronzi alle Generali, considerato una vera e propria sconfitta per il banchiere laziale messo nell&amp;#8217;angolo e costretto a[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/cesaregeronzigeneralivia.png" class="post-h" border="0" width="432" height="277" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La Borsa di Milano ha festeggiato col botto <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/geronzi_si_dimette_generali_anno_vissuto_pericolosamente/07-04-2011/articolo-id=515821-page=0-comments=1">l&#8217;addio di Cesare Geronzi alle Generali</a>, considerato una vera e propria sconfitta per il banchiere laziale messo nell&#8217;angolo e costretto a dimettersi dai consiglieri e dai manager che lo avrebbero sfiduciato in cda: al suo posto <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/04/06/visualizza_new.html_1525842858.html">potrebbe arrivare</a> Gabriele Galateri di Genola. In una seduta il titolo delle Assicurazioni Generali ha guadagnato il 2,97%, con una chiusura a 15,93 euro, con un picco di 23 milioni e mezzo di azioni passate di mano: volumi quasi quintuplicati rispetto alla seduta precedente.</p>
<p>Secondo fonti di stampa 12 consiglieri su 17 erano pronti a sfiduciare Geronzi, che ha preferito un&#8217;uscita di scena più soft - concordando anche la buonuscita ed evitando l&#8217;ennesimo trauma pubblico alla compagnia - dopo 347 giorni al vertice della più grande istituzione finanziaria italiana, dove era arrivato il 24 aprile 2010 direttamente da Mediobanca, che - è bene ricordarlo - è pur sempre la prima azionista del Leone di Trieste, con il 13,46% del capitale. Ma non è bastato a Geronzi essere stato tre anni al vertice di Mediobanca per risparmiargli questa fine.</p>
<p>Questa di Trieste <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITLDE73524G20110406">è la più grande sconfitta &#8220;politica&#8221;</a> di Cesare Geronzi, che grazie alle sue doti innegabili di grande tessitore è riuscito nell&#8217;arco di una lunga carriera a scalare le vette del potere bancario, nonostante le critiche, gli scandali, i crack finanziari in cui sono state coinvolte le banche da lui guidate (su tutte Banca di Roma con Cirio e Parmalat), le polemiche, <a href="http://www.finanzablog.it/post/4677/crac-cirio-chiesti-15-anni-per-cragnotti-8-per-geronzi">le cause in tribunale</a> e soprattutto i risultati tutt&#8217;altro che esaltanti degli istituti da lui guidati.</p>


<p>
Sempre al suo posto nonostante tutto questo e nonostante una preoccupante attitudine allo scontro con i manager operativi: a Capitalia costrinse all&#8217;addio il rampante amministratore delegato Matteo Arpe, pur molto apprezzatato dal mercato e dagli investitori; a Trieste si è scontrato frontalmente con il vero capo azienda, Giovanni Perissinotto, ma ha perso il sostegno di gran parte dei soci e dei consiglieri indipendenti, <a href="http://www.finanzablog.it/post/4673/duello-della-valle-geronzi-il-ballo-il-vertice-del-leone">come Diego Della Valle e Leonardo Del Vecchio</a>, che addirittura si era dimesso dal cda.</p>
<p>A parte le lotte di potere, però, e gli scontri fra azionisti forti - di cui si può leggere <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/vincono_tremonti_e_della_valle_perde_bollore_ma_resta_sella/07-04-2011/articolo-id=515823-page=0-comments=1">meglio sui giornali</a> (secondo il Giornale vincono Tremonti e Della Valle, perdono il francese Bolloré e la linea di Gianni Letta; e perde Salvatore Ligresti che con Geronzi ha sempre avuto un rapporto privilegiato) - a me viene un interrogativo: di solito l&#8217;addio di un presidente, specie quando arriva inatteso o comunque improvviso, è un trauma per una società quotata e di solito il mercato punisce il titolo e lo vende, preoccupato per l&#8217;incertezza. Già domani, 8 aprile, <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/economia/PN_20110406_00297.shtml">è stato fissato, infatti, un nuovo cda</a> per discutere la successione.</p>
<p>In questo caso, però, la Borsa ha premiato Generali e, senza offesa per nessuno, si può dire che abbia &#8220;brindato&#8221; alla defenestrazione di Cesare Geronzi. Che segnale arriva dai mercati? Forse che è ora di finirla con una certa finanza all&#8217;italiana, in cui contano moltissimo i rapporti personali, le amicizie e le &#8220;cordate&#8221;; in cui è più conveniente per un&#8217;azienda investire dove chiede di farlo il potere politico, come insegna la vicenda Alitalia; in cui i manager devono stare attenti al profitto, ma lo possono e a volte lo devono trascurare se si tratta di accontentare alcuni &#8220;poteri forti&#8221; o i propri referenti politici; in cui le azioni, come amava dire Enrico Cuccia, &#8220;si pesano e non si contano&#8221;.</p>
<p>Geronzi era riuscito ad arrivare, con un discreto sconcerto del mondo della finanza, sulla poltrona più alta di Mediobanca, al posto che fu proprio di Enrico Cuccia. Ma i tempi sono cambiati, chi investe i propri soldi - sono ancora pochi in Italia, ma ci sono - in una società vuole vedere i risultati di bilancio e non è interessato agli equilibrismi tattici. Geronzi ha provato a far rivivere un sistema che aveva già i suoi difetti ai tempi di Cuccia e che comunque ha fatto il suo tempo. Ora, a 76 anni, forse è ora che esca di scena: ma quello che deve cambiare è questo modo di gestire le aziende, che ha l&#8217;unico risultato di allontanare dall&#8217;Italia, anche dalle società pregiate come Le Generali, buona parte degli investitori internazionali.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4703/geronzi-lascia-e-le-generali-volano-messaggio-dei-mercati">Geronzi lascia e Le Generali volano: messaggio dei mercati?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:30 di giovedì 07 aprile 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Crac Cirio: chiesti 15 anni per Cragnotti, 8 per Geronzi</title>
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    <pubDate>Thu, 03 Mar 2011 07:26:33 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>geronzi</category><category>scandalo cirio</category><category>sergio cragnotti cirio</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/sergiocragnottipm.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="264" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Proprio l&#8217;altro giorno parlavamo della lentezza della giustizia italiana nel perseguire gli imputati dei maggiori scandali finanziari che hanno scosso il mercato dei capitali negli ultimi dieci anni. Per un Calisto Tanzi che <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/03/02/foto/il_crack_parmalat_diventa_un_film-13102535/1/">diventa protagonista</a> di un film - &#8220;Il gioiellino&#8221; - con il volto di Remo Girone, mentre il suo contabile Tonna è interpretato da Toni Servillo, a Roma si avvia alla conclusione il processo sul crac Cirio, che travolse il numero uno della società, Sergio Cragnotti, che aveva costruito un piccolo impero nel settore alimentare - era diventato &#8220;L&#8217;uomo del Monte&#8221; - e lambì anche i vertici della principale banca finanziatrice, l&#8217;allora Banca di Roma.</p>
<p>Dopo sette anni dal default, quando Cirio non pagò il primo di una serie di prestiti obbligazionari che erano finiti nelle mani di migliaia di piccoli investitori, a volte inconsapevoli dei reali rischi che correvano, i pubblici ministeri <a href="http://www.ilgiornale.it/economia/cirio_laccusa_picchia_duro_15_anni_cragnotti_8_geronzi/03-03-2011/articolo-id=509436-page=0-comments=1">hanno presentato</a> le richieste di condanna: 15 anni di carcere chiesti per Sergio Cragnotti, accusato di bancarotta fraudolenta; 8 anni per un altro degli imputati, l&#8217;allora presidente di Banca di Roma Cesare Geronzi, che ora è il presidente, senza deleghe, delle Assicurazioni Generali.</p>
<p>Altre condanne riguardano imputati minori, più o meno conosciuti, che sono accusati di aver collaborato alla truffa nascondendo le reali condizioni finanziarie di Cirioe impedendo ai piccoli investitori di valutare con gi strumenti necessari quanto il loro investimento fosse rischioso. Per Gian Piero Fiorani, ex potentissimo ad della Popolare di Lodi, sono stati chiesti otto anni di carcere.</p>
<p>Per i pm la vicenda Cirio è «caratterizzata da un giro imponente di operazioni finanziarie, le quali hanno generato entità ingenti di crediti» tra i vari gruppi; ma in questi movimenti «sia la destinazione delle somme trasferite» ad altre società, «sia la gestione e la sorte dei crediti generati, resta misteriosa e non ricostruibile in termini di certezza». A capo di tutto ciò c’era il «dominus» Sergio Cragnotti, «motore di tutte le operazioni» con il contributo importante, secondo l&#8217;accusa, proprio di Geronzi, che adesso è uno dei volti del capitalismo italiano all&#8217;estero, visto che guida la maggiore istituzione finanziari d&#8217;Italia.</p>
<p>Secondo il pubblico ministero De Marinis «non possono essere concesse le attenuanti generiche a nessuno degli imputati, perché quelli commessi sono stati fatti gravissimi, ma anche perché non c’è stato alcun segno fornito nel corso di questo processo». Per questo motivo non è stato possibile recuperare i soldi spariti dalle casse di Cirio e ricostruire con precisione chi davvero li ha intascati: «La ricostruzione di tali operazioni è impedita dalla indisponibilità della documentazione contabile integrale di gran parte delle società, spesso collocate in località estere off shore. Ne segue che sia la realtà delle operazioni finanziarie, sia la destinazione delle somme trasferite a tali società, sia infine la gestione e la sorte dei crediti come sopra generati, resta misteriosa e non ricostruibile in termini di certezza».</p>
<p>Dopo sette anni di indagini e processo siamo ancora alla fine del primo grado, ma i circa duemila obbligazionisti hanno già perso un treno: per il reato per truffa è arrivata la prescrizione che mette in forse le richieste di risarcimento presentate alle banche. Rimane il reato di bancarotta che coinvolge anche gli istituti di credito, in particolare la ex Banca di Roma accusata di aver trattato Cragnotti «in un modo assolutamente anomalo».</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4677/crac-cirio-chiesti-15-anni-per-cragnotti-8-per-geronzi">Crac Cirio: chiesti 15 anni per Cragnotti, 8 per Geronzi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:26 di giovedì 03 marzo 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Duello Della Valle-Geronzi: in palio il vertice del Leone</title>
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    <pubDate>Mon, 28 Feb 2011 08:01:49 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>geronzi</category><category>assicurazioni</category><category>cesare geronzi</category><category>rcs della valle geronzi</category>
    <description>C&amp;#8217;è ancora spazio per Cesare Geronzi al vertice delle Assicurazioni Generali? Il &amp;#8220;grande vecchio&amp;#8221; della finanza italiana, che è approdato a Trieste dopo aver lasciato la[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/geronzigenerali.jpg" class="post" border="0" width="586" height="291" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>C&#8217;è ancora spazio per Cesare Geronzi al vertice delle Assicurazioni Generali? Il &#8220;grande vecchio&#8221; della finanza italiana, che è approdato a Trieste dopo aver lasciato la plancia di comando di Capitalia (già Banca di Roma) ed essere transitato da Mediobanca, sembra sempre più sgradito ai soci industriali del Leone di Trieste, quelli che investono soldi propri e non ne possono più di vedere al vertice delle società quotate uomini che non sono manager puri, ma neppure investono in proprio.</p>
<p>L&#8217;ultimo schiaffo di Della Valle <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/02/27/news/della_valle_contro_geronzi_dichiarazioni_inopportune-12984770/">è un comunicato</a> con cui l&#8217;imprenditore marchigiano, che siede nel cda delle Generali, <a href="http://www.corriere.it/economia/11_febbraio_27/generali-dellavalle-attacco-geronzi_7e942d96-42b4-11e0-873c-64f8d558fc3b.shtml?fr=box_primopiano">ha preso le distanze</a> dalle ultime dichiarazioni di Geronzi, che tendeva <a href="http://economia.virgilio.it/notizie/economia/generali_geronzi_della_valle_io_mai_litigato_con_nessuno,28509166.html">a minimizzare le divergenze</a> di opinione in seno al consiglio e le critiche degli analisti, liquidandole con un paio di battute.</p>
<p>Il patron delle Tod&#8217;s sembra deciso ad arrivare alla resa dei conti con i vecchi &#8220;poteri forti&#8221; che ancora pretendono di &#8220;pesare&#8221; le azioni, invece di contarle. Se però questa espressione era stata coniata da Enrico Cuccia, che attraverso Mediobanca aveva creato dal nulla e sostenuto il capitalismo italiano, di certo è molto più dura da accettare ora che il vecchio banchiere non c&#8217;è più e al suo posto prova a muoversi, con ben altra eleganza, un uomo come Geronzi. </p>
<blockquote><p>«Leggo sulla stampa - esordisce Della Valle - dichiarazioni rilasciate da Cesare Geronzi fatte in modo inopportuno e senza nessun senso logico che rimettono sotto i riflettori mediatici ancora una volta le Generali e tirano in ballo anche me. Pertanto sono costretto a rispondere. È molto preoccupante sentire parlare del serio e professionale mondo degli analisti con sarcasmo, definendoli &#8220;giovani che hanno il diritto di pensare ciò che pensano&#8221;. Ricordo a Geronzi, e come me sono sicuro vorrebbero farlo anche altri consiglieri, che le Generali hanno oltre 300.000 azionisti che sono invece sensibili e rispettosi dell&#8217;opinione degli analisti quando devono decidere cosa fare dei propri investimenti, compreso quello in Generali».</p></blockquote>
<p> Messaggio forte e chiaro, verrebbe da dire a Della Valle, che ormai - a quanto pare - ha deciso di mollare gli ormeggi e attaccare il sistema di potere che ruota attorno ai vecchi &#8220;salotti&#8221; della finanza italiana, in primis Generali, la stessa Mediobanca ed Rcs; come ha fatto <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/rottamiamo-geronzi-amp-c/2145398/10">nell&#8217;intervista all&#8217;Espresso</a> in cui, di fatto, invita Geronzi ad andare in pensione. È difficile dar torto a mr Tod&#8217;s quando segnala che alcune di queste società potrebbero essere gestite molto meglio e con maggior profitto per gli azionisti se i manager, che sono tutti di qualità, fossero lasciati tranquilli ad operare secondo le regole del mercato senza interferenze esterne.</p>
<p>Si dà il caso, infatti, che l&#8217;intervista di Cesare Geronzi <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/355acba8-392c-11e0-97ca-00144feabdc0.html#axzz1FChIgWWt">al Financial Times</a>, in cui il presidente del Leone è andato ben al di là del suo ruolo di &#8220;chairman&#8221; senza deleghe, per delineare strategie future in alcuni casi in conflitto con le linee guida illustrate di recente dal top management. Proprio questo aveva infastidito alcuni analisti che non si erano trattenuti dal segnalare l&#8217;incongruità e l&#8217;assolutà anomalia di un comportamento del genere.</p>
<p>Cesare Geronzi si farà dunque da parte o sarà ridimensionato dal cda? Intanto pare che anche le partecipazioni azionarie siano state sottratte alla sua iniziativa per passare sotto il controllo dell&#8217;amministratore delegato Perissinotto. Poi bisognerà vedere quanto a lungo Geronzi resterà al vertice del Leone. Senza il carisma e la credibilità di Cuccia è difficile che le azioni si possano pesare e non contare. E al momento della conta è probabile che Geronzi rimanga in minoranza.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4673/duello-della-valle-geronzi-il-ballo-il-vertice-del-leone">Duello Della Valle-Geronzi: in palio il vertice del Leone</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:01 di lunedì 28 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>A Mediobanca un posto si trova</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/3799/a-mediobanca-un-posto-si-trova</link>
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    <pubDate>Fri, 12 Sep 2008 18:13:36 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <category>geronzi</category><category>banche</category><category>tronchetti-provera</category><category>az-italia</category><category>a-profumo</category><category>unicredito</category>
    <description>A Mediobanca il duro braccio di ferro dei giorni scorsi si è sciolto in una stretta di mano. In Borsa hanno già stappato lo spumante e il titolo guadagna più di due punti e mezzo ponendosi fra i[...]</description>
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    </p>
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<p>A Mediobanca il duro braccio di ferro dei giorni scorsi si è sciolto in una stretta di mano. In Borsa hanno già stappato lo spumante e il titolo guadagna più di due punti e mezzo ponendosi fra i migliori dell’S&#038;P/Mib in questa chiusura di ottava. Sullo scontro fra il presidentissimo Cesare Geronzi e i manager Nagel e Pagliaro per il potere nel salotto buono della finanza italiana una parola l’hanno detta tutti, chi a voce alta, chi a denti stretti. È un rituale che si ripete da qualche anno ormai, qualcuno lo attribuisce addirittura alla scomparsa di Enrico Cuccia.</p>
<p>D’altra parte in ballo c’erano gli interessi di Unicredit e dei francesi di Groupama, dei grandi industriali italiani (praticamente sono tutti membri del patto di sindacato) e di un colosso come Generali. Alla fine qualcosa sono riusciti a ottenerla tutti. Geronzi ha aggirato gli insidiosi paletti della Banca d’Italia ed è riuscito a riottenere il potere che il sistema duale complicato da Mario Draghi rischiava di togliergli. Lo ha riassunto bene oggi Giovanni Pons ricordando le difficoltà del banchiere per far passare la nomina di Franco Bernabé in Telecom. Partecipazioni cruciali come quelle in Telecom, in Generali o in Rcs sono d’altra parte l’essenza del potere di Mediobanca: per questo il comitato nomine che le gestisce diventa un nodo cruciale per chi vuole mettere i propri uomini nei posti giusti.</p>
<p>Geronzi avrebbe probabilmente giocato all’asso pigliatutto se l’amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, non avesse trovato una sponda calcolata in Alessandro Profumo, ad di Unicredit e grande azionista di Mediobanca.</p>


<p>Il tandem con Profumo ha permesso a Nagel di difendere molto bene le prerogative del management e di strappare a Geronzi e ai suoi alleati 5 posti per 5 manager che prima componevano il consiglio di gestione sia nel prossimo consiglio di amministrazione, che nel comitato esecutivo. Cavallo che vince non si cambia, verrebbe da dire.</p>
<p>Qui però per far posto a tutti è stato necessario portare a 22 i membri del cda, scomodare francesi (il gruppo C del patto di sindacato che poi è anche quello che sostiene l’amico Antoine Bernheim al vertice di Generali) e tedeschi (Commerzbank che però fa parte del gruppo A dei soci finanziari) e accontentare anche gli industriali.</p>
<p>I posti alla fine sono stati tutti assegnati in un riequilibrio studiatissimo. Dietro le quinte la regia di Mario Draghi da via Nazionale, una presa di posizione prudente ma decisa di Profumo e in qualche maniera il management che ha rimpolpato di utili in questi anni Mediobanca è rimasto alla guida dell’istituto.</p>
<p>Nel frattempo, come giustamente ha evidenziato Manacorda sulla Stampa, Geronzi, col ritorno alla governance monistica, aggira i paletti della banca d’Italia in materia nomine per gli organi di controllo delle società partecipate. In parole più semplici per Geronzi si spiana la via per la vicepresidenza di Generali.</p>
<p>A Trieste, d’altra parte, Bernheim gli ha già steso un tappeto rosso dichiarando pochi giorni fa che avrebbe gradito un suo ritorno sulla seconda poltrona di Generali.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3799/a-mediobanca-un-posto-si-trova">A Mediobanca un posto si trova</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 20:13 di venerdì 12 settembre 2008.</p>
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    <title>Mediobanca: la partita sulla governance è all’ultima mano</title>
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    <pubDate>Wed, 10 Sep 2008 18:14:44 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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<p>La partita per la governance di Mediobanca si avvicina all’ultima mano e intanto appare sempre più chiaro che in gioco c’è molto di più di una lotta per il potere reale tra i manager e il presidente.</p>
<p>Come sicuramente con gusto ha sottolineato ieri al Sole 24 Ore Matteo Arpe, c’è in gioco il ruolo e l’identità di un’istituzione storica del panorama italiano. È vero, infatti, che Mediobanca ha sempre rappresentato in Italia il contraltare della politica, la risposta del sistema economico e finanziario ai salotti romani e alle loro relazioni.</p>
<p>Fu un ruolo in gran parte disegnato da Enrico Cuccia, storico presidente della merchant bank più importante del Bel Paese di cui oggi Cesare Geronzi vorrebbe essere l’erede ideale. Ma per salire su questo trono l’ex numero uno di Capitalia dovrà riprendere in mano tutti quei poteri che sono stati affidati ai manager di Piazzetta Cuccia (in primis ad Alberto Nagel e a Renato Pagliaro) con il sistema duale.</p>
<p>Con l’aiuto del giurista Piergaetano Marchetti a Milano si cerca in questi giorni di completare il puzzle. C’è da decidere il futuro ruolo di Pagliaro (si dice direttore generale) e il numero di manager da inserire nel comitato esecutivo (o tutti e cinque o solo tre). Gli attuali membri del consiglio di gestione vorrebbero anche un loro uomo in ogni comitato interno.</p>


<p>
Nel frattempo gli azionisti di Mediobanca si sono attivati, forse anche per il timore di perdere potere nel futuro board. Le visite di Marco Tronchetti Provera e di Tarak Ben Ammar a Mediobanca sono segnali importanti di un rinnovato interesse della proprietà. La freddezza tattica di Unicredit dei giorni passati sembra avere lasciato il posto a un clima diverso, più costruttivo e, forse, definitivo.</p>
<p>I manager, infatti, incassato un segnale d’appoggio da Alessandro Profumo, sembrano avere superato la fase più dura delle trattative. Il primo effetto sembra proprio quello dell’ingresso di tutti e cinque manager nel prossimo nel futuro cda di Mediobanca: un’ipotesi che ha ripreso forza fra ieri e oggi e che è rimbalzata sui principali quotidiani.</p>
<p>La bozza del nuovo statuto sarebbe ormai quasi pronta. Il calendario degli appuntamenti, d’altra parte, non lascia molto spazio alle indecisioni. Domani ci dovrebbe essere un ultimo incontro Geronzi-Nagel, venerdì dovrebbero partire le convocazioni di soci e organi sociali sulla nuova governance e giovedì prossimo il consiglio di gestione dovrebbe convocare un’assemblea straordinaria che alla fine di ottobre potrebbe approvare il ritorno al sistema tradizionale con un solo consiglio. A meno di colpi di scena (ancora difficili da escludere), la prossima assemblea potrebbe sancire un cambiamento epocale in Mediobanca. Una storia diversa quanto quella di Enrico Cuccia da quella di Cesare Geronzi.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3796/mediobanca-la-partita-sulla-governance-e-all%e2%80%99ultima-mano">Mediobanca: la partita sulla governance è all’ultima mano</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 20:14 di mercoledì 10 settembre 2008.</p>
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    <title>Mediobanca: il monistico? Sarà il trionfo di Geronzi</title>
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    <pubDate>Tue, 26 Aug 2008 17:42:13 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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<p>Sempre più in ascesa l&#8217;astro di Cesare Geronzi che, dopo avere conquistato una fusione favorevole con Unicredit (nonostante diverse contrarietà all&#8217;operazione proprio a Piazza Cordusio) sembra prossimo alla stretta su Mediobanca. Una stretta che imporrà il ritorno al sistema monistico da quello duale approvato appena un anno fa e restituirà nuovi poteri allo stesso Geronzi, attuale presidente del Consiglio di Sorveglianza del gruppo, ansioso di riottenere un più diretto controllo sulle attività del gruppo stesso.</p>
<p>Il modello duale con gli azionisti da un lato (nel consiglio di sorveglianza) e i manager e amministratori dall&#8217;altro (consiglio di gestione) era stato studiato proprio per separare la proprietà dalla gestione al fine di garantire l&#8217;indipendenza e l&#8217;autonomia di Piazzetta Cuccia. D&#8217;altra parte la varietà degli azionisti e i più che concreti conflitti di interessi fra proprietari che spesso sono banche (come appunto Unicredit, l&#8217;azionista più rilevante di Mediobanca) e hanno attività troppo simili suggerivano la costruzione di questa barriera.</p>
<p>Geronzi però si è accorto presto che così, con questo modello duale che dava tanto potere ai manager, per lui rimanevano margini troppo esigui. A suggerire la costruzione di queste mura cinesi fra proprietà e gestione era stata anche la diffidenza di Intesa Sanpaolo (una banca dalla governance duale anch&#8217;essa) che temeva lo strapotere di Unicredit-Capitalia in Mediobanca e quindi nella sua più importante partecipazione Assicurazioni Generali, il colosso assicurativo che controlla una quota importante della stessa Intesa Sanpaolo.</p>
<p>Alessandro Profumo e Dietr Rampl, rispettivamente ad e presidente di Unicredit, sembravano d&#8217;accordo a trattare Mediobanca, il &#8220;salotto buono&#8221; della finanza italiana, come una partecipazione finanziaria affidata ai suoi manager, ma ecco che rispunta Geronzi e riesce a imporre una volta di più la sua visione. Ancora una volta nel Bel Paese il conflitto di interessi viene accantonato e si raggiungono nuove sorprendenti convergenze.</p>


<p>
Dubbi notevoli rimangano sul tavolo. L&#8217;amicizia che si dice unisca Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, e Antoine Bernheim, presidente di Generali (e membro del consiglio di sorveglianza di Mediobanca), allo stesso Geronzi sarà una garanzia sufficiente a evitare colpi di mano di Unicredit su Mediobanca?</p>
<p>Sembra che ancora una volta vincano i nomi sul metodo, che la vecchia guardia riesca a creare nuovi insospettati equilibri. Geronzi ha rinunciato alla vicepresidenza di Generali, ma un colosso come Unicredit sembra ancora costretto a piegarsi alla sua volontà.</p>
<p>Il sospetto che viene, però, è anche un altro. Non sarà che la nuova avventura di Mediobanca nel retail (Che Banca!) sia risultata sgradita al suo presidente? Un&#8217;operazione come questa era infatti destinata ad accrescere i conflitti di interesse fra Unicredit e Mediobanca: una scissione o una crescita della distanza fra le due banche, per lui rappresentante di Unicredit tramite l&#8217;eredità Capitalia, rischiava di lasciarlo in mezzo al guado. Geronzi è riuscito così ancora una volta a far valere il suo ruolo. Con ogni probabilità a ottobre otterrà un maggiore potere a Piazzetta Cuccia e riuscirà ancora una volta a mantenersi solidamente al centro di opposti interessi.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3775/mediobanca-il-monistico-sara-il-trionfo-di-geronzi">Mediobanca: il monistico? Sarà il trionfo di Geronzi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 19:42 di martedì 26 agosto 2008.</p>
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    <title>Unicredit:  Profumo di profit warning</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/3478/unicredit-profumo-di-profit-warning</link>
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    <pubDate>Fri, 14 Mar 2008 17:11:47 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Popi</dc:creator>
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<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/sad_girl.jpg" class="post" align="left" border="0" width="235" height="290" alt="alessandro profumo unicredit piaza cordusio banche banca dati profit warning dati capitali oneri previsioni 2007 2008 bilancio credito liquidit&Atilde;&nbsp; ristrutturazione borsa finanza" /></p>
<p>Alessandro Profumo, ha presentato ieri a Londra alla comunità finanziaria i risultati dell&#8217;esercizio 2007, che si è chiuso con un risultato netto leggermente inferiore alla attese.</p>
<p>L&#8217;utile netto pro forma, includendo cioè la neo acquisita Capitalia per l&#8217;intero esercizio, è stato pari a 6,566 mld di euro in flessione dello 0,4% rispetto al dato del 2006. L&#8217;utile netto normalizzato, escludendo cioè i costi di integrazione di Capitalia e le plusvalenze, è stato di 7,282 mld di euro, in crescita del 10,4%. L&#8217;esposizione sui subprime, pari a 164 mln di euro a dicembre poi scesa a 118 mln di euro al 29 febbraio, è definita dai vertici della banca &#8220;trascurabile&#8221;.</p>
<p>L&#8217;amministratore delegato ha anche dichiarato che il 2008 sarà un anno difficile a causa dei noti problemi finanziari internazionali e che sarà impossibile confermare il target dell&#8217;Eps per l&#8217;anno in corso. In sostanza un profit warning. </p>
<p>Le strategie del 2008 di Unicredit vedono l&#8217;incorporazione di Ubm in Unicredit e il piano di riorganizzazione delle banche del gruppo. L&#8217;obiettivo è creare 3 nuove banche con responsabilità territoriale per l&#8217;offerta dei servizi Retail nonché di riallocare i business corporate, private, mutui e prestiti personali all&#8217;interno del Gruppo.</p>


<p>
Questo piano, che segue all&#8217;integrazione di Capitalia, sarà di due fasi: nella prima, UniCredit Banca di Roma, Bipop Carire, Banco di Sicilia, UniCredit Banca, nonché le due società finanziarie Capitalia Partecipazioni e Capitalia Merchant, saranno incorporate in UniCredit secondo il progetto di fusione approvato dal Consiglio della Capogruppo. Nella seconda fase UniCredit procederà a scorporare i business bancari precedentemente incorporati riallocando i servizi Retail in 3 nuove entità bancarie che manterranno le precedenti denominazioni di UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma e Banco di Sicilia, al fine di massimizzare l&#8217;efficacia commerciale avvalendosi di marchi esistenti fortemente riconosciuti e di competenze radicate nel territorio.</p>
<p>Proprio a questo proposito UniCredit Banca agirà nel Nord Italia, UniCredit Banca di Roma nel Centro-Sud e Banco di Sicilia in Sicilia. Le attività immobiliari di UniCredit Banca di Roma e Banco di Sicilia saranno trasferite alla società immobiliare del Gruppo, UniCredit Real Estate.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3478/unicredit-profumo-di-profit-warning">Unicredit:  Profumo di profit warning</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 19:11 di venerdì 14 marzo 2008.</p>
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  <item>
    <title>Affaire Cirio-Parmalat, Geronzi va a giudizio</title>
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    <pubDate>Wed, 13 Feb 2008 16:16:20 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Geronzi.jpg" class="post" align="left" border="0" width="207" height="312" alt="geronzi parmalat banca di roma mediobanca generali unicredit profumo sergio cragnotti cesare geronzi cirio ciappazzi bond banca rotta fraudolenta preferenziale profumo 300 milion sanzione corte tribunale condanna inquirenti " /></p>
<p><em>Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo</em></p>
<p>Parmalat oscilla sotto la parita&#8217; dopo la notizia del rinvio al 25 febbraio del processo presso il Tribunale di Milano per il fallimento dell&#8217;azienda emiliana, procedimento che vede sul banco degli imputati Calisto Tanzi e i vecchi manager. Il rinvio e&#8217; stato determinato da una richiesta del nuovo avvocato di Lorenzo Penka, ex contabile Parmalat.</p>
<p>Intanto la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Cesare Geronzi, ex numero uno di Capitalia e attuale presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, contro il rinvio a giudizio disposto dal Gup di Parma con l&#8217;accusa di usura e concorso in bancarotta fraudolenta per il caso Ciappazzi.</p>
<p>Secondo gli inquirenti Geronzi obbligo&#8217; Tanzi ad acquistre la Ciappazzi (acque minerali) dal gruppo Ciarrapico ad un prezzo esorbitante, in modo tale che quest&#8217;ultimo disponesse delle risorse per appianare i debiti con l&#8217;istituto capitolino. Una situazione molto simile a quella che vide protagoniste la stessa Parmalat e Cirio, anche in questo caso con la regia di Geronzi e della allora Banca di Roma.</p>
<p>Nel &#8216;99 Tanzi acquisto&#8217; la Eurolat da Cirio pagandola 200 miliardi di lire in piu&#8217; rispetto ai valori di mercato.</p>


<p>La Cirio di Cragnotti utilizzo&#8217; il ricavo per restituire i finanziamenti alla Banca di Roma e per sistemare i bilanci delle societa&#8217; direttamente riconducibili al manager, lasciando Cirio al proprio destino e con lei anche i risparmiatori che avevano investito in obbligazioni dell&#8217;azienda agroalimentare.</p>
<p>Ieri il Tribunale di Roma ha condannato Cragnotti e Banca di Roma (che ora fa parte del gruppo Unicredit) al pagamento di 300 milioni di euro all&#8217;amministrazione straordinaria di Cirio, una cifra che, pero&#8217;, riesce a coprire solo un terzo del passivo.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3407/affaire-cirio-parmalat-geronzi-va-a-giudizio">Affaire Cirio-Parmalat, Geronzi va a giudizio</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 18:16 di mercoledì 13 febbraio 2008.</p>
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    <title>Il Geronzi pensiero</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/3273/il-geronzi-pensiero</link>
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    <pubDate>Fri, 30 Nov 2007 10:30:20 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>Le partite più importanti della finanza italiana, da Mediobanca a Generali passando per Telecom, ruotano intorno a uno dei banchieri più importanti del Bel Paese. Cesare Geronzi, uno degli artefici[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/geronzi1.jpg" class="post" align="left" border="0" width="200" height="200" alt="cesare geronzi mdiobanca generali giovanni bazoli intesa sanpaolo capitali alessandro profumo unicredit telecom intesa sanpaolo manager sole 24 ore" /></p>
<p>Le partite più importanti della finanza italiana, da Mediobanca a Generali passando per Telecom, ruotano intorno a uno dei banchieri più importanti del Bel Paese. Cesare Geronzi, uno degli artefici della fusione fra Capitalia e Unicredit  e uno dei personaggi più potenti e discussi d&#8217;Italia, è stato <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/11/geronzi-strategie-mediobanca.shtml?uuid=c41bdcba-9f15-11dc-a2b4-00000e251029&#038;DocRulesView=Libero&#038;area=apertura">intervistato</a> dal direttore del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli. Vale sicuramente la pena di leggere le sue opinioni su un sistema di potere e denaro di cui lui conosce come pochi gli equilibri.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3273/il-geronzi-pensiero">Il Geronzi pensiero</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:30 di venerdì 30 novembre 2007.</p>
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    <title>Manovre Generali: chi difende l&#039;onore di Bernheim</title>
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    <pubDate>Tue, 20 Nov 2007 18:02:31 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/bernheim_generali_05.jpg" class="post" align="left" border="0" width="165" height="247" alt="bernheim antoine mps monte dei paschi mussari giuseppe leone di trieste unicredit mediobanca axa algebris tci hedge fund merger fusioni acquisizioni assicurazioni banche" /></p>
<p>In difesa dell&#8217;onore di Antoine Bernheim, presidente di Generali sulla graticola a causa delle critiche al suo operato da qualche mese, sono scesi in campo il Financial Times e lo stesso Stato francese. La Patria gli ha regalato la Legion d&#8217;onore alla presenza di René Caron, numero uno del Credit Agricole, e di Jean-Marie Messier, ex guida del gruppo Vivendi.</p>
<p>Il quotidiano britannico ha giudicato invece discutibili gli attacchi sferrati da Algebris alla struttura della corporate governance (passando per critiche all&#8217;età e alla remunerazione di Bernheim) e all&#8217;influenza di Mediobanca sulle scelte del gruppo. Questi gli argomenti del giornalista Paul Betts. Le prospettive di Bernheim nel gruppo sembrano comunque limitate perché già lui stesso ha dichiarato di non volere rinnovare il proprio mandato dopo la sua naturale scadenza, quindi la richiesta di cambiamenti entro i prossimi tre anni è sostanzialmente inutile perché già prevista. Quanto al ruolo di Mediobanca, maggiore azionista di Generali con una quota del 15,1 per cento, è possibile che una banca con un azionariato e un management tanto divisi sul futuro della banca d&#8217;affari debba essere tanto vincolata dalla gestione di un colosso come Generali? Fra l&#8217;altro lo sviluppo di quest&#8217;ultima deriva in gran parte dalle sue imprese estere e dalla sua capacità di crescere fino a combattere alla pari con i colossi europei Allianz e Axa. In quest&#8217;ottica Betts si chiede che senso abbia vincolarsi tanto a Generali.</p>


<p>
Visto dall&#8217;al di qua delle Alpi sembra il discorso di un extraterrestre che non si è accorto (o voluto accorgere) del fatto che Generali è un gigante irrinunciabile per il sistema finanziario ed economico italiano. A dimostrarlo le notizie degli ultimi giorni e il fatto che il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera hanno rivelato quello che il mercato sospettava da tempo: un braccio di ferro fra Intesa Sanpaolo e Unicredit per la conquista di un maggiore potere a Trieste.</p>
<p>Non a caso a Parigi ieri Bernheim ha parlato di un attacco alla compagnia &#8220;che vede coinvolti anche italiani&#8221;. Nel frattempo si è scoperto che Intesa Sanpaolo ha investito 50 milioni di euro in Algebris, il fondo che ha lanciato il sassolino nello stagno di Trieste. Poi si è saputo che, tramite il fondo Pioneer, anche Unicredit aveva investito una cifra simile nel fondo guidato da Davide Serra, (Profumo ha dichiarato che si è trattato di una scelta autonoma di Pioneer). Alla fine emerge che circa il 10% di Algebris è in mani italiane e che quindi quel sassolino forse è partito da molto vicino.</p>
<p>Un ruolo non secondario in questa partita potrebbe averlo poi anche il Monte dei Paschi di Siena. Il blitz sull&#8217;Antonveneta non sembra avere distratto più di tanto Giuseppe Mussari, presidente di Mps, dalle &#8220;partite che contano&#8221;. Il Monte dei Paschi ha ammesso infatti di avere investito 10 milioni di euro in Algebris e recentemente la Fondazione che controlla la banca senese ha dichiarato di avere in portafoglio l&#8217;1,9% di Mediobanca. Se si considera che il Monte dei Paschi ha una partnership sempre più stretta con il concorrente di Generali Axa, si capisce subito che da questa partita non manca nessun giocatore di rilievo.</p>
<p>A complicare le cose ci si mette anche un articolo del Corriere della Sera di oggi, secondo il quale Tci (The children investment fund), hedge fund già noto al mercato per mosse analoghe a quelle di Algebris su Abn Amro e l&#8217;americana Csx, ha fatto un investimento da oltre 440 milioni di euro su Intesa Sanpaolo ed è quindi un socio, seppure minoritario, del gruppo presieduto da Bazoli. In passato la stampa nazionale e internazionale ha evidenziato la vicinanza del fondo Algebris a Tci e sottolineato il fatto che spesso i due hanno operato di concerto in manovre simili a quella di questi mesi su Generali. Nel frattempo il braccio di ferro fra Intesa e Unicredit continua. Una danza che dopo tanti giri porta comunque ai soliti pochi nomi. Resta però da capire chi coglierà fuori posto la fine della musica.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3249/manovre-generali-chi-difende-lonore-di-bernheim">Manovre Generali: chi difende l'onore di Bernheim</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 20:02 di martedì 20 novembre 2007.</p>
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    <title>Mediobanca e Generali fra farsa e potere</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/3163/mediobanca-e-generali-fra-farsa-e-potere</link>
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    <pubDate>Mon, 01 Oct 2007 18:47:14 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/alcastello.jpg" class="post" align="left" border="0" width="295" height="295" alt="MEDIOBANCA geronzi profumo generali axa fusioni acquisizioni " /></p>
<p>Spaghetti e mandolino, tragedia e farsa, c’è poco da dire l’Italia è così. Ancora una volta al centro di tutto c’è Generali e Mediobanca e tutti i suoi soci da Unicredit a Groupama, un balletto che nessuno a volgia di terminare. Un balletto che non può continuare. Così spunta quella figuraccia di Geronzi fresca fresca. Lui dice che Vincenzo Maranghi, lo storico successore e aiutante di Enrico Cuccia deceduto poco tempo fa, lo aveva battezzato presidente di Mediobanca. “Prima della sua morte Maranghi mi disse se volevo essere presidente di Mediobanca”, ha dichiarato Geronzi alla stampa. Immediata la reazione dei familiari che si sono detti “profondamente sconcertati dall&#8217;attribuzione di parole e pensieri a una persona che non è più in grado di asseverare né di correggere nè tanto meno di smentire quelle affermazioni”.</p>
<p>In effetti del fatto che Geronzi, puntando al ruolo di erede della tradizione storica di Mediobanca, sia scaduto in un eccesso di tempestività e di cattivo gusto sembra difficile dubitare. Certo il messaggio che ha lanciato è chiaro e coerente. Adesso Geronzi è il presidente di Mediobanca, ieri lo stesso Vincent Bolloré lo ha definito il naturale candidato alla vicepresidenza di Generali (lasciando un po’ indispettiti anche diversi manager di Mediobanca), domani Geronzi potrebbe diventare l’ago della bilancia nel nuovo assetto del Leone e farsi tramite la stessa Mediobanca (che delle Generali è il maggiore azionisti) garante del “nuovo corso).</p>
<p>A questo punto però ci sono diversi ostacoli e interrogativi. Il primo riguarda la contropartita che francesi vorranno in cambio del proprio appoggio. Un interrogativo grande quanto la stabilità dell’intero sistema finanziario italiano anche perché Generali ha bisogno di crescere per difendersi dagli altri due grossi gruppi europei che sono Allianz e la francese Axa. 

Proprio quest’ultima gioca da tempo il ruolo della pantera in agguato e nessuno sottovaluta i pericoli a cui potrebbe esporre il Leone. Guarda caso fu proprio lo stesso Maranghi a mettere in guardia Generali dal grandissimo pericolo che cadesse nelle mani di Axa. Altro interrogativo riguarda proprio le mosse che Mediobanca e Generali dovranno fare per sventare una caduta. Bisogna crescere, crescere, crescere. Ma mille lacciuoli intralciano il passo. Unicredit, maggiore azionista di Mediobanca, tanto da dovere cedere per ragioni di antitrust il 9,34% di piazzetta Cuccia all’indomani della fusione con Capitalia, rischia un corpo a corpo con Intesa Sanpaolo. Se infatti Unicredit è diventata il primo azionista di Mediobanca che, a sua volta, è il primo azionista di Generali, bisogna anche ricordare che il Leone a sua volta possiede il 5% di Intesa San Paolo Imi. Per questo Giovanni Bazoli, patrone della banca torino-milanese da subito ricordò a Unicredit che non poteva mantenere il controllo di Mediobanca con quelle quote e ricordò gli impegni a vendere. Insomma ancora una volta intorno a Mediobanca ruotano tutti pezzi da novanta della nostra finanza. La cosa più brutta che potrebbe accadere è che alla fine anxcora una votla a trarre il frutto delle divisioni nazinali sia uno straniero come Axa o come Allianz.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3163/mediobanca-e-generali-fra-farsa-e-potere">Mediobanca e Generali fra farsa e potere</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 20:47 di lunedì 01 ottobre 2007.</p>
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    <title>Cercasi Arpe disperatamente...</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/3038/cercasi-arpe-disperatamente</link>
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    <pubDate>Tue, 10 Jul 2007 17:43:18 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/Wanted.JPG" class="post" align="left" border="0" width="244" height="384" alt="MATTEO ARPE CAPITALIA MANAGER FABIO ARPE fondi scontri poteri forte liquidazione maxiuscita lehman brothers mediobanca capitalia" /></p>
<p>Che fine ha fatto Matteo Arpe? Il mercato continua ancora interrogarsi sul destino del giovane sconfitto di Capitalia. Certo qualcuno arriccerà il naso all’aggettivo sconfitto per un uomo che, si favoleggia, abbia incassato fra gli 80 e i 100 milioni di euro di liquidazione per lasciare la banca al suo nemico Cesare Geronzi e alla fusione con Unicredit. Tanto più che già prima prendeva qualcosa come <a href="http://www.wikio.it/economia/banche_e_assicurazioni/capitalia/matteo_arpe">6,1 milioni di euro l&#8217;anno</a>. Ma in fondo, diciamolo, di qualche volto nuovo il marcato italiano chiuso dal trio non proprio giovanile Bazoli-Bernheim-Geronzi ha bisogno.</p>
<p>Il fallito Edipo di Capitalia, secondo altre voci non confermate, avrebbe già preso la via dei fondi internazionali, forse con l’aiuto di qualche collega di Lehman Brothers, forse con l’aiuto di suo fratello <a href="http://www.ilmeridiano.info/articolo.php?Rif=14481">Fabio Arpe</a>, l’uomo che fece passare Caboto da 16 a 2000 dipendenti e dopo la fondazione di Abaxbank oggi è impegnato nella sfida di Banca Mb.</p>
<p>Sicuramente l’ambizioso e socievole Matteo non sarà rimasto a guardare in questi giorni i successi di Geronzi nella nuova Unicredit-Capitalia e soprattutto in Mediobanca. Il problema è che i successi del suo nemico rischiano di rendergli molto difficile la vita in Italia. I “poteri forti” (se si vuole adottare questo buffo appellativo) hanno già dimostrato di essere molto vendicativi e pazienti: cinque a uno che Arpe trova lavoro all’estero.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/3038/cercasi-arpe-disperatamente">Cercasi Arpe disperatamente...</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 19:43 di martedì 10 luglio 2007.</p>
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