
Sono almeno due le partite grosse della finanza italiana che passano da Vicenza in questo periodo. La prima è quella delle quote di Mediobanca che Unicredit deve cedere senza scombussolare gli assetti del potere a Piazzetta Cuccia: la Banca Popolare di Vicenza è interessata a un buon 2% del capitale della banca milanese.La seconda riguarda invece quei 186 sportelli che Unicredit deve vendere: anche in questo caso Gianni Zonin, patron della banca vicentina, alza la mano e si mette in gara. La maxifusione di Unicredit con Capitalia, insomma, impone i suoi sacrifici e pretende un delicato e rapido riequilibrio delle posizioni nei salotti buoni di Mediobanca e Generali. Provano ad approfittarne proprio a Vicenza bussando alle porte di Piazzetta Cuccia.
Primo punto. Vicenza, secondo un brillante articolo del Messaggero di oggi, ha già risolto il problema, o almeno presentato la propria proposta. Il problema è abbastanza semplice. Il piano per Mediobanca prevede che la Popolare di Vicenza acquisti il 2% circa della banca d’affari. Allo stato attuale però questa operazione non si può fare perché il gruppo vicentino opera già sia nell’investment banking (l’80% di Nord est merchant), che nel settore assicurativo (12% di Cattolica e due posti nel suo consiglio d’amministrazione). Se perciò Gianni Zonin vuole entrare in Mediobanca dovrà evitare questi due conflitti d’interesse. Ma come? Il quotidiano romano ipotizza in breve delle muraglie cinesi in Cattolica, con la sterilizzazione dei voti vicentini nel board e, sul versante Nord est Merchant, la cessione del controllo a terzi.
Continua a leggere: I pensieri di Profumo passano da Vicenza
Giorni caldi per la Banca popolare italiana: fra progetti e processi, accordi e disaccordi la partita lodigiana sembra sempre più un fronte caldo su cui si misurano nel bene come nel male tutti i limiti attuali del sistema bancario italiano. Le novità per l’istituto guidato da Divo Gronchi sono diverse. La più recente riguarda l’accordo nella bancassurance firmato insieme alla Banca popolare di Verona e Novara. Saranno Fonsai, per il ramo vita, e la compagnia inglese Aviva, ramo danni per i prodotti di credit protection e di personal protection., i partner assicurativi delle due banche.
La sigla di un accordo comune di Bpi e Bpvn nella bancassurance suggerisce anche che il piano di fusione fra le due banche procede, a dispetto delle perplessità già emerse in passato sulla stampa. Solo qualche giorno fa lo stesso Gronchi aveva dovuto ribadire che sull’accordo con la Popolare di Verona e Novara “non mi aspetto imboscate. È vero che sono nate anche associazioni contro la fusione, ma sono fiducioso sul risultato del 10 marzo”.
D’altro canto le difficoltà dell’incontro fra Verona e Lodi non sono state poche. Basta pensare che colui che ideato questo progetto, ossia Divo Gronchi, ha avuto diverse difficoltà di recente.

Banca popolare di Milano ha deciso di allargare la sua attività nel ramo assicurativo estendendo l’intesa con Fonsai già attiva. Attualmente i servizi di bancassurance offerti dall’intesa Bpm-Fonsai sono limitati al ramo vita. La compagnia controllata da Ligresti consolida così la sua strategia di alleanze bancarie e aggiunge il nuovo accordo a quello che ha portato alla joint venture nel ramo dann con Capitalia.
A partire da marzo gli sportelli della Banca popolare di Milano dovrebbero essere in grado di proporre prodotti del ramo danni della compagnia di Ligresti, in particolare quelli di protezione delle proprietà dagli incidenti.
Sempre in tema di popolari, c’è un’altra novità: Piero Giarda, presidente di Bpi, domani sarà in Banca d’Italia per chiarire la situazione a proposito della fiducia a Divo Gronchi, sospeso dalla presidenza della Popolare italiana in seguito alla condanna per il crack Italcase-Bagaglino. Contro Gronchi, infatti, si sono schierate tutte e quattro le associazioni dei dipendenti-soci, oltre 2000 iscritti. L’assemblea degli azionisti prevista per sabato si annuncia già furiosa.
«Sono le truppe cammellate di Gronchi», denunciano i soci lodigiani. Si arriva al pittoresco nella descrizione della scontro in atto sulla riammissione di Divo Gronchi al vertice della Banca Popolare Italiana. Oggi un bell’articolo sul quotidiano Finanza & Mercati descrive bene la fronda che sta ostacolando il reintegro di Gronchi dopo la sospensione obbligatoria seguita alle sentenza su crack Bagaglino-Italcase (la stessa di Geronzi e Colaninno per essere chiari).
Nessuno ovviamente mette in dubbio che quella in atto sia una lotta per la poltrona più che una difesa dell’onorabilità della banca, ma l’alibi c’è e le conte sono partite in vista del prossimo sabato. Quel giorno l’assemblea della banca popolare (in essa vige quindi il voto capitario) sarà chiamata a votare sulla riammissione di Gronchi. Il presidente Piero Giarda rivuole l’ad al suo posto, ma molti gli remano contro.
Continua a leggere: Fusione Bpi-Bpvn, ecco le truppe cammellate di Gronchi

Finita una prima fase di riassestamento che ha portato alla nascita di Intesa San Paolo e a nozze più o meno pronte fra Bpi-Bpvn, Bpu-Banca Lombarda e ad altri progetti ancora, in ballo rimangono i dossier più scottanti: dalle solitarie Bpm e Mps ai casi di Capitalia e Carige, passando per la Popolare dell’Emilia Romagna. Una fila di gatte da pelare che si muovono inascoltate fra gli uffici dell’Abi e della Banca d’Italia di Mario Draghi.
Il più scottante di tutti è però il capitolo Capitalia, la promessa sposa di ignoti che, nonostante gli ottimi risultati è in attesa di un partner che le faccia fare quel salto dimensionale ormai improcrastinabile. Oggi stesso si riunirà il patto di sindacato che dovrà decidere del reintegro di Cesare Geronzi, il dominus dell’istituto capitolino allontanato ex lege dopo la condanna per il crack Italcase-Bagaglino.
Continua a leggere: Capitalia e Carige, il risiko riparte dalle fondazioni

Un buy back da oltre 830 milioni che infiamma i promessi sposi a cavallo fra Lodi e Verona: questa l’idea che danno i guadagni di oltre il 2% per Bpi e Bpvn e un comunicato price sensitive diramato dai due istituti in via di fusione stamattina. D’altro canto le quote che i due cda hanno deciso di ricomprare nelle rispettive banche sono imponenti e potrebbero raggiungere il 5,4% per ciascuna delle due banche.
Per Bpi si parla di un massimo di 37 milioni di titoli (che però ha già in portafoglio 4,6 milioni di azioni) riacquistati dalla banca di Divo Gronchi sul mercato. Il prezzo sarà compreso tra i tre euro nominali e il 15% in più della media dei prezzi negli ultimi tre giorni precedenti l’acquisto. Oggi il titolo viaggia a 10,7 euro per azione e ai prezzi degli ultimi tre giorni si potrebbe quindi arrivare a vendere il titolo sopra i 12 euro. Insomma una forchetta decisamente ampia, ma è decisamente probabile che il prezzo finale si attesti nella parte più alta: bisogna però specificare che il buy back è previsto fra marzo e luglio 2007 e che quindi ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che una media a tre giorni abbia un senso.
Continua a leggere: Banco Popolare, per Lodi e Verona buy back da 830 mln

Ondata di ritorno per l’effetto Draghi. L’ex Goldman Sachs di via Nazionale ha dato una bella scossa al settore bancario con parole che hanno subito avuto conseguenze a piazza Affari: nel sistema bancario “altre significative aggregazioni si prospettano in questi giorni”, ha dichiarato il numero uno della Banca d’Italia aggiungendo che il suo istituto “incoraggia le banche a proseguire sulla strada del consolidamento, sulla base di progetti decisi autonomamente dal mercato”.
La spintarella si è subito sentita con una serie di rialzi che hanno fatto parlare di un nuovo slancio per il risiko bancario. Ieri, complice anche una giornata festiva di scambi ridotti, la Bpm, il caso più discusso fra le popolari di palazzo Mezzanotte, ha incassato più del 6,7% con volumi accesissimi. Oggi la popolare guidata dal politico-banchiere Roberto Mazzotta ritraccia solo lievemente con perdite dell’1%. A (ri)accendere l’interesse sulla Popolare di Milano un turbine di ipotesi già in parte circolate sul mercato. La Bpm ha fallito il suo approccio alla Popolare Italiana di Divo Gronchi, tagliato i ponti con la Popolare dell’Emilia Romagna e sembra fuori dai piani di Bpu, in trattative con Verona. Il rumor su un’interesse di Unicredit per la banca di Mazzotta sembra poi, per il momento, soltanto una voce buttata lì. Così si fa sempre più consistente l’ipotesi che alla fine il predatore si trasformi in preda, magari di un gruppo straniero interessato al retail bancario in Lombardia. Un semplice teorema che è bastato a scaldare le quotazioni nei giorni scorsi.
Continua a leggere: Il risiko bancario è un romanzo popolare

Cattolica Assicurazioni guadagna a metà mattina poco meno di mezzo punto percentuale, dopo essere schizzato su dell’1,25%. L’attenzione verso il titolo si spiega facilmente: sul tavolo di Bpi oggi c’è il dossier sul gruppo assicurativo, che dovrebbe integrarsi col nascendo gruppo Bpi-Bpvn. Naturalmente il cda di Bpi sta anche esaminando la formule tecniche legate alla sua integrazione con la Banca popolare di Verona e Novara. Il modello prevede una holding a cui le due banche dovrebbero fare capo, ma il timone della nuova nave sarebbe duale, distribuito tra un consiglio di sorveglianza e uno di gestione. Definirne cariche e ruoli col bilancino per distribuire perfettamente il peso sulle due banche è, appunto, il problema.
Continua a leggere: Cattolica, verso Bpi-Bpvn in attesa dell'ok di Lodi

Ancora non è operativa la fusione tra Bpi e Bpvn che già si parla di un allargamento. Il candidato sarebbe Cattolica assicurazioni, che trasformerebbe il nuovo polo bancario in un gruppo di bancassurance a tutti gli effetti.
Bpvn in effetti porta in dote al nuovo soggetto (di cui ancora si ignora il nome, come nel caso di SanIntesa) alcune collaborazioni: con Cattolica ha già alcune joint venture assicurative e con Fondiaria-Sai ha in comune il marchio di polizze Novara Vita (l’anno passato ha raccolto 683 milioni di euro con una crescita del 7,5% rispetto all’anno precedente).
Per parte sua Bpi porta nel nuovo gruppo due partnership con Aviva: Eurovita e Aviva previdenza. Nel 2005 la prima ha raccolto 784 milioni e la seconda 81 milioni. Non solo, ma l’ex lodigiana conta anche sulla controllata Reti bancarie, che vende assicurazioni a marchio Unipol.
L’ingresso di Cattolica nella holding di controllo del nuovo soggetto Bpi-Bpvn potrebbe significare la costruzione di un gruppo con una rete che oltre a superare abbondantemente i duemila sportelli dispone di una quantità di soluzioni assicurative per i propri clienti.
Continua a leggere: Bpi-Bpvn, entra in gioco Cattolica assicurazioni

Riceviamo da Cesant e volentieri pubblichiamo:
Ecco una nuova grande banca, o almeno una nuova grande holding bancaria in attesa del passaggio dal modello federativo a quello intermedio del multibrand e a quello finale dell’unica banca. La Bpi convola a nozze con la Bpvn e giunge a coprire senza soluzione di continuità l’area da Novara a Verona (ovvero la due periferie esterne di Milano), passando per Lodi e Bergamo e con una buona presenza anche a Brescia grazie alla Popolare di Crema, Cremona e Mantova.
La struttura è ancora ad un livello embrionale; le basi, però, sono buone quindi anche le prospettive. Significativa la presenza della ex Pop. di Novara nella zona di Napoli e anche quella della BPI sul Tirreno e a Pescara.
Vista così il nome più appropriato non potrà che essere Popolare Italiana. La fusione sarà quasi paritetica capitalizzando Bpvn 8,1 miliardi di euro e Bpi 7,3 miliardi per complessivi 15,5 miliardi: ancora pochi se paragonati ai colossi Unicredit e SantaIntesa, ma decisamente elevati rispetto alla capitalizzazione media delle banche italiane, soprattutto delle popolari: 4,2 miliardi di euro la Bper, 5 miliardi la Bpm e 7,7 miliardi la Bpu.