
Bpm è fuori dai giochi. Rimangono in lista per la fusione con Bpi solo la Banca popolare di Verona e Novara e la Banca popolare dell’Emilia Romagna.
A nulla è valsa la lettera aperta del presidente di Bpm, Roberto Mazzotta, densa di sentimento per la ex Banca popolare di Lodi. Un testo che magnificava le virtù di un’unione tra i due istituti di credito, accompagnato da una proposta di fusione morbida, attenta a non ferire l’orgogliosa autonomia di Bpi: il delisting di entrambe le banche e la collocazione sotto l’ombrello di una stessa holding. Insomma un abbraccio sì, ma non soffocante.
I sentimenti traditi di Bpm, secondo alcuni rumors in circolazione, stanno spingendo Mazzotta al gesto estremo: ricorrere agli avvocati. Spesso accade, e pare che sia proprio questo il caso, che le storie d’amore più intense finiscano in tribunale.
Intanto Bpvn e Bper si sfregano le mani. L’offerta di Bper punta, come quella di Bpm, su una larga autonomia concessa a Lodi, mentre Bpvn fa perno sulla contiguità territoriale e l’identità culturale.
Entro i prossimi quindici giorni le due banche dovranno consegnare l’offerta definitiva e vincolante, dopo una serie di colloqui con gli advisor Mediobanca e Rotschild. Sarà la volta buona? Chi saprà conquistarsi un “posto al sole” in questa avvincente saga bancaria sentimentale? La mossa ventilata, per ora non confermata, di Bpm preannuncia nuovi colpi di scena. Basteranno quindici giorni?

Un’alleanza e non un’acquisizione: è questa la proposta di Banca popolare di Milano a Bpi. Tradotto in termini tecnici, la cosa potrebbe essere realizzata attraverso un dividendo straordinario, staccato dalla banca di Lodi, tale da portare il concambio tra i due titoli al rapporto di 1 a 1, raggiungendo quota 12 euro. A quel punto le due società si ritirerebbero da Piazza Affari e si metterebbero sotto l’ombrello di una stessa holding.
Questo piano metterebbe Lodi e Milano nella condizione di stringere un’alleanza alla pari, sottolineano fonti vicine a Bpm. Rumors in circolazione segnalano che anche le altre pretendenti – Banca popolare di Verona e Novara, Banca popolare dell’Emilia Romagna e Banche popolari Unite – offrono tra gli 11,5 e i 12 euro.
Bpm non ha fatto cifre, però, nella sua proposta economica per l’aggregazione – spiegano fonti vicine alla banca citate dall’agenzia Radiocor – perché sarebbe stato contrario alle normative della Consob. “Ciononostante – aggiungono – i vertici di Bpi hanno tutti gli elementi, anche economici, per decidere”.
Non appena è giunta la notizia, Bpi è schizzata piazza Affari, e guadagna, a qualche decina di minuti dalla chiusura, il 6,89%.
Il mercato però non dà credito all’offerta della popolare di Milano che, dopo essere rimasta in tensione positiva tutto il giorno, è precipitata alle sedici e trenta, attestandosi in chiusura su -0,58%. Anche Banca popolare di Verona e Novara chiude su un -0,18%.
Diametralmente opposta la reazione del mercato rispetto a Banche popolari Unite, che invece cresce dell’1,14% arrivando a 22,18 euro per azione. Bper, dal canto suo, ha chiuso invariata.
Secondo indiscrezioni il Bpvn avrebbe offerto 11 euro per azione e sarebbe la favorita dai due advisor Mediobanca e Rotschild. La giornata si era aperta all’insegna dei colpi di scena.
Stamattina una lettera aperta del Bpvn al Cittadino di Lodi segnalava di aver presentato agli advisor “una serie di proposte, ipotesi ed opzioni tese alla costruzione di un Gruppo completamente nuovo che dovrà trovare in Banca Popolare Italiana e in Banco Popolare di Verona e Novara il radicamento geografico e valoriale, ma che per dimensioni, ambizioni e prospettive supererà quelle dei due Gruppi di origine”.
Ma non è stata l’unica lettera comparsa in mattinata. Anche il presidente di Bpm Roberto Mazzotta ha descritto in una propria missiva il risultato di una fusione tra Lodi e la sua banca: “una banca al vertice del sistema nel comparto del risparmio gestito e dei servizi alle famiglie e molto forte nel mercato dei servizi alle imprese”. Una sinergia realizzata a partire da “tre caratteristiche che nella realtà di fatto nessun’altra banca è in grado di condividere nello stesso modo: la sostanziale parità di peso, la complementarietà e la vicinanza”.
Il pressing delle pretendenti in verità non è servito a molto. Un susseguirsi di voci per tutta la giornata ha confuso il mercato, finché l’unica premiata a fine seduta è stata Bpi. Allo stato attuale non è ancora giunta una decisione finale. Il presidente Piero Garda potrebbe alla fine decidere di non decidere, selezionando una nuova lista ridotta di due nomi.

“Non credo, basta ricercare insieme le soluzioni”: questa è la risposta dell’ad di Bpu Giampiero Auletta Armenise, riportata dal Sole 24 Ore di oggi, alla domanda “Ci sarebbe un problema di governance in caso di fusione Bpi-Bpu?”.
Contropiede, cambi di zona, stop e fughe in avanti. Così funziona la partita Bpi. E i nuovi dati trimestrali pubblicati ieri sera a borse chiuse danno l’assist a Bpu per riprendere possesso di campo e cercare di aprire difficili spazi di manovra.
I dati di Bpi sono buoni: utile netto di 92 milioni di euro contro la perdita di 181,6 milioni del primo semestre 2005. Crescono i rami retail: +26% di mutui residenziali, +22,5% di credito al consumo, +13% attività bancassurance.
Migliora anche la solidità patrimoniale: “Grazie all’apporto dei mezzi freschi – recita la nota – rivenienti dall’aumento di capitale conclusosi ai primi di agosto 2006 ed alla riduzione dell’attività di rischio, soprattutto in relazione ai rischi di mercato, il Gruppo migliora la propria solidità patrimoniale. In particolare il Core Tier1, calcolato includendo gli effetti dell’aumento di capitale, si fissa al 7,4%”.
Roberto Mazzotta, il presidente della Banca popolare di Milano che oggi ha presentato agli analisti il piano strategico per il triennio 2007-2009, non ha aggiunto una parola di più a quello che il mercato già sa. “Siamo un compagno di strada di grande solidità e considerevole efficacia” ha risposto a chi gli chiedeva di possibili future aggregazioni con altri istituti. Il pensiero di tutti correva naturalmente a Lodi. La scorsa settimana, infatti, la Banca popolare italiana guidata da Divo Gronchi aveva confermato insieme alla banca milanese l’esistenza di contatti fra i due istituti.
Tuttavia, anche dopo che l’istituto lodigiano ha completato con successo la ricapitalizzazione da quasi 720 milioni non è trapelato nulla di più sicuro oltre a qualche generico pettegolezzo su delle simpatie lodigiane per la banca di Mazzotta.
Il fattore umano d’altra parte non è da trascurare visto che a Lodi vige il voto capitario che dà a ogni socio un voto indipendentemente dalla percentuale di capitale che ha in portafoglio. Inoltre una banca più piccola come la Popolare di Milano potrebbe essere sentita come più affine rispetto a un qualche colosso straniero.
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La nuova vicenda destinata a riscaldare i titoli dei quotidiani finanziari è quella delle voci di aggregazione fra Bpm e Bpi. Ieri sera sono usciti, a chiusura dei mercati avvenuta, i primi commenti dei due gruppi alle voci diffuse in mattinata dalla carta salmonata (e colorata) del Sole 24 Ore. Nessuna smentita nei fatti, ma neanche particolari precisazioni. Dei contatti ci sono stati, ma di più non si sa.
Intanto i primi effetti in borsa si sono cominciati ad avvertire con un rialzo odierno superiore al 2,3% di Bpi e un lieve calo di Banca Popolare di Milano, che già aveva lasciato ieri sui listini il 3,14% del suo valore. Possibile che per una volta Draghi sia stato ascoltato dai riottosi istituti di credito made in Italy?
Intanto per stamattina, scirve il Messaggero, è previsto un incontro fra Giovanni Carosio, capo della vigilanza della Banca d’Italia e Divo Gronchi, a.d. della Popolare Italiana. Forse si parlerà del rapporto dell’ispezione condotta da Bankitalia a Lodi per 11 mesi. Intanto si moltiplicano le ipotesi su un interesse di altri soggetti diversi da Bpm. Fra i prentendenti ci sarebbero anche Societé Generalé e Deutsche Bank, pronte ad un’opa, e anche Mediobanca che, secondo quanto riportato dall’agenzia Mf/Dow Jones sarebbe un’opzione gradita dal presidente di Lodi Piero Giarda.
Il tempo passa e i pezzi del puzzle finiscono al loro posto. Il Corrierone, re del gossip e delle brame dei furbetti torna in mani sicure. L’operazione, come tutti avevano capito subito, è un accordo fuori da Piazza Affari. Il collocamento all’asta di quel 14,8% circa di Rcs è avvenuto ieri al prezzo di 4,51 euro per azione. Come scrive La Repubblica oggi, di solito il collocamento di azioni avviene in questi casi a prezzi scontati rispetto alle quotazioni di borsa, ma ieri il titolo Rcs ballava intorno i 4,3 euro per azione: come a dire non vi avvicinate. In ballo c’erano poi oltre 108,8 milioni di titoli, ma Piazza Affari ne ha visti solo 5,2 milioni, né ci sono stati passaggi ai blocchi. Gli investitori che si erano messi in coda per i titoli presso Credit Suisse hanno capito subito che Rcs era zona off limits.
Ma chi sono questi amici che si sono presi il pacchettone del giornale di Paolo Mieli? Gente gradita ovviamente. Le new entry di via Solferino sono, infatti, i Benetton, come si mormorava già qualche mese fa, e Pierluigi Toti, un costruttore azionista di Capitalia. A loro va una quota di circa il 5% a testa. Anche la Banca Popolare Italiana ha deciso di riprendersi un 4,53% del gruppo editoriale.

Un inizio di giornata veramente pesante quello di Rcs oggi in borsa: il titolo perde il 2,2% dopo un avvio di seduta con ribassi superiori al 3,4%. Lettera anche sulla Banca Popolare Italiana, che apre con un ribasso di circa lo 0,4%.
Ancora una volta tiene banco l’attualità per il tormentato gruppo editoriale di via Solferino: oggi passeranno di mano circa 460 milioni di euro in azioni Rcs, cioè il 14,8% del capitale circa. Si tratta proprio di quel famoso pacchetto che Stefano Ricucci aveva conquistato e lasciato in pegno alla Bpi in cambio di crediti per circa 673 milioni di euro complessivi (secondo quanto scritto sul bilancio 2005).
Ieri, infatti, la ex lodigiana guidata da Divo Gronchi ha comunicato un’escussione di crediti per 924 milioni di euro che porterà questa quota consistente del gruppo editoriale sul mercato con l’aiuto di Credit Suisse e per di più con un’operazione rapida di accelerated bookbuilding che collocherà l’intero ammontare dei titoli entro la giornata di oggi (a un prezzo non ancora comunicato, ma unico per l’intero pacchetto).
A farsi carico di un totale di crediti è stata Abn Amro e la plusvalenza realizzata dalla Banca Popolare Italiana è stata pari a circa 115 milioni di euro.
Anche la stessa Bpi potrebbe riacquistare parte delle azioni. La Banca Popolare Italiana ha, comunque garantito, i futuri azionisti del gruppo da ogni strascico legale del contenzioso con Magiste. Sul fronte della holding di Ricucci infatti nulla sembra essersi mosso e l’ipotesi del fallimento rimane sul tavolo della magistratura anche se l’ipotesi del concordato preventivo non ancora da scartare.
Una buon inizio di giornata per Divo Gronchi quello di oggi. La borsa promuove il titolo della Banca Popolare Italiana, di cui Divo Gronchi è la nuova guida, con un rialzo dell’1,63%. Un avvio roseo un po’ per tutto il settore bancario (e per tutta la borsa), ma sulla banca prima guidata da Giampiero Fiorani piove qualche novità.
Innanzitutto l’avanzamento del processo di cessione della banca Bipielle.Net. e di Area Life. La Popolare lodigiana ha infatti (ieri sera) comunicato la cessione per l’esclusiva dell’affare a Sopaf. È anche venuto fuori il nome di un possibile acquirente: si tratterebbe del colosso irlandese Aviva, una delle maggiori compagnie assicurative del mondo con un piede in Unicredit (più del 2,8% della proprietà).
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Continuano le grandi manovre a Lodi. La Banca Popolare Italiana ha dato un colpo d’acceleratore sulla razionalizzazione della propria struttura interna: la fusione già anticipata in passato dall’ammministratore delegato del gruppo Divo Gronchi accorcerà la catena di controllo incorporando le due controllate Reti Bancarie e Bipielle Investimenti. I dettagli dell’operazione sono in un comunicato di oggi che prevede un aumento di capitale sociale da 212 milioni di euro circa nel caso di Reti Bancarie e da massimo 124 milioni di euro in Bipielle. Il concambio fra le azioni di Bipielle e BPI sarà di 5 azioni della prima per sei della seconda; ogni azione di Reti Bancarie varrà invece 5 azioni di Bpi.
È solo l’ultima operazione che fanno a Lodi. Già ieri era stata comunicata al mercato la delibera del Cda per l’aumento di capitale da 720 milioni di euro. Garantisce Mediobanca. Una cifra del genere servirà a mantenere dei ratios patrimoniale adeguati per il corrente esercizio: il Tier 1 che Gronchi prevede a fine anno è del 7%.
Novità si registrano sul fronte della Barilla.