Lega ancora in pressing sulle banche del Nord

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Pressioni politiche sulla Bpm. Umberto Bossi, leader della Lega, ha infatti ribadito nel fine settimana il legame del suo partito con la banca milanese. “Massimo Ponzellini lo abbiamo nominato noi”, ha affermato il politico di Cassano Magnago facendo riferimento alla recente nomina del numero uno di Impregilo anche al vertice della Bpm. Come noto il crescente successo elettorale della Lega Nord ha spinto questo movimento a esercitare una certa pressione sulle fondazioni bancarie con cui si è trovato a diretto contatto.

Quasi quotidiane le preoccupazioni del sindaco leghista di Verona Flavio Tosi (a cui spetta la nomina diretta di 4 dei 22 consiglieri della Fondazione Cariverona che controlla il 4,98% di Unicredit) sull’ascesa libica nel capitale dell’istituto di credito. “Questa mi pare una scalata”, aveva detto Tosi dopo che i due azionisti libici principali erano saliti al 7% circa del capitale di Piazza Cordusio. Contare quanto Gheddafi nella banca guidata da Profumo (lo statuto limita comunque i diritti di voto al 5%) non era insomma cosa gradita, anche se l’ingresso di Unicredit a Tripoli come prima banca straniera della nuova fase di apertura del Paese prometteva prospettive di business interessanti.

A Ponte di Legno, però, Bossi ha gettato acqua sul fuoco, affermando che la presenza libica in Unicredit non preoccupa: un’inversione di marcia bilanciata da una presa di posizione forte su un’altra banca del Ftse Mib la Bpm.

Che Ponzellini godesse dell’appoggio della Lega era cosa nota, ma che addirittura questa se ne arrogasse la nomina è sembrato eccessivo alla Uilca: il segretario del potente sindacato bancario Massimo Masi ha infatti risposto che “il presidente di una banca cooperativa come la Popolare di Milano, viene eletto dagli azionisti e non dal potere politico”. “Pur condividendo alcune posizioni della Lega sulla vicinanza delle banche ai Territori – ha aggiunto Masi - è evidente che il Presidente della BPM dovrà rapportarsi con gli azionisti di riferimento (che altro non sono che i dipendenti e le organizzazioni sindacali interne) e tutelare i loro interessi”.

In questo contesto non pare peregrino nemmeno quell’“E’ partito bene” del governatore leghista del Piemonte Roberto Cota in riferimento al nuovo presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo Andrea Beltratti. Alla Regione Piemonte, infatti, tocca uno dei diciassette membri del Consiglio generale della Compagnia di San Paolo che a sua volta è il maggiore azionista singolo di Intesa con il 9,88% del capitale. Nel bel mezzo della crisi politica in corso la Lega dunque non rinuncia a far sentire il suo peso nel mondo finanziario, anche se, come ha sottolineato lo stesso Bossi a Ponte di Legno: “Le banche, sembrerà strano, ma funzionano a soldi: ha ragione chi ci mette i soldi”. Insomma i voti per il momento potrebbero non bastare.

condividi condividi 0 commenti martedì 30 novembre 1999

Banche, il quadro grafico dei principali titoli

pubblicato da AleOne

Per la Borsa Italiana il comparto bancario pesa per un terzo circa del totale, anticiparne i movimenti equivale dunque ad approssimare con un buon grado di precisione l’andamento degli stessi listini. Guardiamo allora nello specifico quali siano le prospettive grafiche dei big del settore, ovvero Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Popolare e Banca Mps, ovvero le banche italiane sottoposte agli stress test.

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condividi condividi 0 commenti martedì 20 luglio 2010
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Banche: aumenta l'attesa per i risultati degli stress test

pubblicato da AleOne

Mancano ormai pochi giorni al 23 luglio, data in cui verranno pubblicati i risultati degli stress test sugli istituti bancari europei. Si tratta di un esercizio condotto dal CEBS (Committee of European Banking Supervisors, il comitato delle autorità di vigilanza europee sul settore bancario) al fine di verificare la solidità del sistema bancario nel suo complesso e la capacità delle banche di assorbire gli effetti di possibili nuove crisi del credito e di eventuali incrementi del rischio di mercato, compreso quello connesso ai titoli di debito di stati sovrani.

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Banche: Cardia pone all'ordine del giorno la tutela del cliente

pubblicato da riva

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Le accuse mosse dalla Consob alle maggiori banche italiane sono molto gravi, è inutile girarci attorno. Si immagini un cliente qualunque che vada in banca dal proprio consulente finanziario e gli chieda dove investire quei 5.000-10.000 euro che ha risparmiato e che non vuole lasciare immobili sul conto. A quel punto il promoter comincerà a parlare, a studiare il profilo del cliente che conosce già da tempo e gli suggerirà magari una gamma di investimenti. Il cliente penserà a dei suggerimenti fatti nel suo interesse e si alzerà contento, stringerà la mano al suo consulente e se ne andrà convinto di essere stato ascoltato e consigliato. Probabilmente non saprà mai che il consulente sapeva già cosa vendergli, che i prodotti che doveva rigirare ai mercati erano già stati studiati dalla sua banca che stila dei budget precisi e promuove campagne pubblicitarie in base ai propri obiettivi. L’interesse del cliente rischia così di sparire o di annacquarsi negli interessi miliardari di colossi come Unicredit o Intesa Sanpaolo, come Mps o Bnl. Senza considerare i casi più gravi di vendita di prodotti come i titoli di Parmalat o Cirio in cui spesso le banche hanno deliberatamente venduto roba di cui si volevano liberare.

Questo è l’argomento in cui entra la Consob con le sue ultime richieste che impongono alle prime cinque banche d’Italia un ordine del giorno che potrebbe cambiare radicalmente le loro politiche commerciali. Questa volta, ha già specificato l’Autorità di controllo guidata da Lamberto Cardia (in foto), la Consob non si accontenterà di un report o un dossier, ma andrà nelle banche per verificare l’applicazione della Mifid e delle procedure che le banche dovranno attuare. Sicuramente l’intervento viene al termine di quasi tre anni di ispezioni e controlli, di “educazione finanziaria” degli operatori al nuovo panorama che la Mifid impone, tuttavia la coincidenza con il nuovo clima internazionale di questi giorni non può apparire casuale. Proprio in questi giorni Lloyd Blankfein, numero uno di Goldman Sachs ammette di avere contribuito alla crisi dei mutui subprime e subisce con il suo gruppo accuse di frode ai danni dei propri clienti. Pochi giorni fa la stessa Sec ha accusato Goldman Sachs di avere scommesso contro i prodotti che vendeva ai suoi clienti: un doppio gioco che potrebbe essersi verificato in molti casi anche in Italia.

L’approccio amichevole dell’Autorità è tipico del suo ruolo e caratterizza anche i commissari antitrust o per l’energia: adesso la palla passa alle banche. La norma del Tuf (l’articolo 7 in merito agli interventi della Banca d’Italia e della Consob sui soggetti abilitati) che permette a Cardia di imporre un ordine del giorno a Profumo e a Passera è applicata per la seconda volta (si era già presentato il caso di Banca Network e Banca Generali) a un anno e mezzo dalla sua entrata in vigore. Si inserisce probabilmente in un nuovo corso della finanza nostrana che si sta ridisegnando in base alle norme europee che raccomandano la tutela dei risparmiatori e la trasparenza del ruolo degli intermediatori.

In Italia il patrimonio gestito complessivo ammontava a poco meno di 950 miliardi di euro a fine 2009, tuttavia il dibattito sulla professionalità dei gestori, sulla competitività delle regole del mercato nazionale e sulle performance dei prodotti venduti allo sportello sta vivendo solo con la Mifid una nuova stagione. Casi come quello dei bond argentini o quello dei vari crack Parmalat e Cirio hanno dimostrato che la posizione del risparmiatore rimane molto svantaggiata. La separazione tra banche e gestori che dovrebbe andare nella direzione di una riduzione del potenziale (e spesso concreto) conflitto di interessi fra la banca e il cliente fa un passo avanti anche con il progetto di quotazione di Fideuram che avvia la separazione (si spera) della rete dalla banca e quindi potenzialmente riduce quei conflitti che la stessa Consob ha appena messo in luce. Forse è meglio chiedersi ancora perché il gestore ci dà un consiglio o un altro, ma senz’altro l’intervento della Consob in questo senso è una bella notizia.

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Banche, buone le prospettive per il settore

pubblicato da AleOne

Parlando a un’audizione della commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi ha dichiarato che “quasi tutte le banche sono sulla strada della risoluzione dei loro problemi di finanziamento” avvertendo tuttavia anche che “i loro bilanci restano ancora esposti a elementi di fragilità, legati soprattutto allo stato della ripresa economica”. I rischi per gli istituti bancari sono legati al deterioramento della qualità del credito dovuto alla crisi. La via del risanamento non è quindi ancora percorsa per intero, c’è infatti per Draghi ancora “un duro lavoro da completare davanti a noi”, tuttavia le condizioni sui mercati finanziari internazionali sono notevolmente migliorate nel corso dell’ultimo anno.

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Il comparto della banche Usa tenta l'inversione al rialzo, più incerte invece quelle europee

pubblicato da AleOne

La crisi dei mercati finanziari avviatasi con i massimi di borsa dell’ottobre 2007 era legata, come la maggior parte degli investitori ricorderà, alle difficoltà del settore finanziario e di quello immobiliare. La discesa dei prezzi delle case ha infatti iniziato un effetto domino anche sul valore di prodotti finanziari contenenti i mutui utilizzati per comprarle con il risultato che i bilanci di banche ed assicurazioni di importanza primaria si sono trovati appesantiti da perdite gigantesche. Nel tentativo di uscire da questa situazione gli istituti di credito hanno avviato una stretta creditizia che ha a sua volta strangolato l’economia reale facendola cadere in recessione. Questa a grandi linee la storia di quella che è risultata essere per alcuni dei paesi maggiormente industrializzati la crisi peggiore dalla seconda guerra mondiale. Gli sforzi immensi fatti dai governi di tutto il mondo per interrompere la spirale negativa della recessione sembra aver ottenuto dei risultati tangibili. I due grandi malati, il comparto finanziario e quello immobiliare sembrano infatti in via di guarigione. Prova ne è l’andamento degli indici di borsa relativi a questi settori.

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Un'Intesa che fa comodo all'Agricole

pubblicato da riva

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Alla fine un pezzo di carta dall’Agricole, l’Antitrust lo ha avuto. Questa volta infatti il processo di cessione delle quote di Intesa Sanpaolo in pancia al gigante francese è stato rigidamente regolamentato. Il mercato ne esce vincitore, l’Agricole incassa un ulteriore successo, perché a latere a questo accordo con l’Authority si impegna a comprare altri 150-200 sportelli da Intesa e quindi a estendere fino a 900 filiali la sua rete italiana.

Dopo il caso di Bnp Paribas-Bnl un altro gigante francese diventa di dimensioni nazionali nel Bel Paese: ma il mercato bancario d’Oltralpe è tanto liberalizzato? La domanda sorge spontanea, ma sarebbe difficile non vedere anche lo scarso interesse dimostrato dai nostri gruppi finanziari nella penetrazione del retail dei mercati maturi: gruppi come Intesa, Unicredit ed Mps sono praticamente inesistenti in Francia.

L’accordo preso con l’Antitrust stabilisce comunque una soluzione condivisa per un problema che si trascinava dalla fusione fra Intesa e Sanpaolo Imi. Prevista la creazione di un trust guidato da uno o più monitor trustee di gradimento dell’Authority che vigileranno sulla gestione delle quote di Intesa in pancia al concorrente francese Agricole.

La Banque Verte dovrà entro l’anno cedere lo 0,8% del capitale di Intesa e quindi cedere entro luglio dell’anno prossimo un altro 3% riportandosi al massimo al 2% del capitale di Intesa. Nel consiglio di sorveglianza saranno eletti pro quota un candidato e un sostituto indipendenti e di chiara fama. La cessione del 3% del capitale di Intesa dall’anno prossimo dovrà però avvenire a un prezzo minimo già fissato, ma non reso pubblico (qualcuno parla di 4 euro per azione contro i 2,6 euro a cui il titolo scambia attualmente). Se questa operazione di cessione non andasse in porto, le quote sarebbero affidate a una banca d’affari terza e i corrispondenti diritti di voto sterilizzati. Sulla carta il conflitto di interessi dovrebbe essere stato risolto, i francesi, grazie al nuovo trust, non saranno tenuti a svalutare le proprie quote e riusciranno anzi a crescere con l’acquisto di nuove filiali. Ci sono voluti più di tre anni per ottenere queste garanzie, forse davvero troppo.

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Intesa Sanpaolo: soci in manovra fra equilibri difficili

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Ancora grandi manovre in Intesa Sanpaolo. Grandi soci del gruppo come la Compagnia di Sanpaolo (9,88%) o la Fondazione Cariplo (4,68%), come la Cassa di risparmio di Padova e Rovigo (4,1%) o la Carisbo (2,1%) sembrano avere approvato unanimemente l’elezione di Marco Morelli a direttore generale vicario del gruppo e guida della Banca dei Territori.

Morelli si affianca così a Gaetano Miccichè che continua a guidare il corporate e investment banking, entrambi fanno capo a Corrado Passera, ceo del gruppo. Secondo indiscrezioni di stampa, Angelo Benessia, numero uno della torinese Compagnia di Sanpaolo, e Giuseppe Guzzetti, presidente della Cariplo, avrebbero contattato in prima persona Morelli, già cfo e vice-direttore generale di Mps, per proporgli la candidatura. Non può dunque sorprendere questa generale aria di convergenza che, però, ha lasciato freddi il Comune di Torino e la Regione Piemonte in un gelido no comment.

Le manovre devono ancora concludersi con il rinnovo delle cariche al consiglio di gestione e la riconferma o meno al suo vertice del “torinese” Enrico Salza, quindi si gioca ancora su più tavoli, ma l’impressione generale è che l’atteso blitz torinese, dopo la crescita della Compagnia Sanpaolo al 9,88% del gruppo, non ci sia stato.

Qualche altro spunto potrebbe venire dalla vicepresidenza del consiglio di sorveglianza per cui concorrerebbero Elsa Fornero e Alfonso Iozzo come rappresentanti dell’ala “torinese”. In definitiva molti hanno letto le ultime nomine come una vittoria del tandem Giovanni Bazoli-Corrado Passera, che sarebbero riusciti a fare quadrato sulla Banca dei Territori.

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Caso Delta in via Nazionale: debiti per oltre 3 miliardi pesano sulle grandi banche

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Tutti insieme in Banca d’Italia per trovare una soluzione al difficile caso di Delta, società del credito al consumo collegata a esponenti di spicco della finanza di San Marino e un certo numero di creditori intenzionati a chiudere il dossier. Oggi la quotata Sopaf ha annunciato l’incasso di una prima tranche di 10 milioni di euro sul caso per la cessione delle proprie quote del 15,95% di Delta che passerà alla Cassa di Risparmio di San Marino. La finanziaria dei Magnoni che credeva una volta nella formazione di un grande polo del credito al consumo che inglobasse anche Delta incasserà per questa operazione altri 25 milioni di euro, quindi si potrebbe immaginare un valore complessivo di Delta sui 220 milioni di euro. In realtà, però, il calcolo del valore di Delta risulta assai più complesso in quanto i debiti per circa 3,3 miliardi di euro sono assai superiori al capitale proprio della società e rappresentano la vera leva delle manovre delle banche sul gruppo.

Intesa Sanpaolo ha già sottolineato un interesse per Bentos, Sedicibanca, Plusvalore e Carifin Italia e sarebbe spinta proprio dalle complessa natura dei propri rapporti con il gruppo, dalle esposizioni e dalle garanzie che la coinvolgono più che da manovre di crescita nel mercato del credito al consumo. Il caso è però complicato anche dalle posizioni di molti altri creditori (da Unicredit a Barclays) che vorranno tutelare i propri interessi e ottenere delle quote eque in caso di spartizione dei titoli.

In seguito ad accertamenti della Banca d’Italia risalenti allo scorso febbraio (e di successivi provvedimenti del Tribunale di Forlì) si è scoperto che la Cassa di risparmio di San Marino controllava illegalmente (e indirettamente) il gruppo. La Cassa non poteva infatti essere autorizzata al controllo “in relazione sia alle carenze del sistema antiriciclaggio sammarinese rilevate in sede internazionale, sia all’assenza di un accordo di collaborazione tra le Autorità di vigilanza dei due Stati” (così Banca d’Italia Ndr).

Di recente Mario Fantini si è visto bocciare dal Tar del Lazio proprio il ricorso contro i provvedimenti di via Nazionale che il 23 aprile scorso aveva revocato alla stessa Cassa di Risparmio di San Marino l’autorizzazione alle partecipazioni nel capitale di Delta. Gli intrecci tra le due sono ben rappresentati dal fatto che Mario Fantini è il fondatore di entrambe le società. Così si giunge agli incontri settimanali tra le parti presso Banca d’Italia e alle manovre di ricapitalizzazione per 150 milioni di euro della Cassa di San Marino a cui, rivela Il Sole 24 Ore, potrebbero aggiungersi altri 200 milioni di bond subordinati. L’obiettivo generale sembra quello di salvare il salvabile di Delta: come ne uscirà fuori quella che era la tredicesima società italiana di credito al consumo solo tre anni fa è però ancora impossibile da dire. Di certo debiti per 3,3 miliardi di euro pesano anche sulle spalle larghe di gruppi come Intesa o Unicredit.

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Euribor ai minimi storici: cresce il ricorso al bond

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Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo

Non sembra accennare a rallentare la corsa all’emissione di obbligazioni. Nelle ultime settimane molte importanti societa’ italiane hanno fatto ricorso al mercato dei bond, o hanno deliberato l’intenzione di farlo entro breve tempo.

Tra le prime possiamo citare Intesa San Paolo che ha recentemente emesso un bond in due tranche con scadenze a 2 (tasso variabile) e 5 anni (tasso fisso) per un ammontare complessivo di ben 2,5 miliardi di euro.
Tra le seconde troviamo Edison, che a fine dicembre ha autorizzato l’amministratore delegato a lanciare obbligazioni per 500 milioni di euro entro il 30 giugno 2010. Foro Bonaparte a luglio aveva emesso un altro bond a 5 anni da 700 milioni.

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