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Intesa Sanpaolo

Banche italiane a sconto, ma pesa la crisi dell'economia

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Azioni Italia Unicredito Intesa Sanpaolo

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Un pericoloso recupero quello che le banche hanno avviato. Gli istituti di credito italiani rimangono comunque una storia a parte nel contesto europeo per via delle peculiarità della nostra economia, della struttura del nostro risparmio e per altri fattori ancora. L’internazionalizzazione dei nostri gruppi maggiori non ha niente da invidiare al resto d’Europa, anzi, ma diverse cose ci caratterizzano. Alcune positive e alcune negative.

Ieri il presidente dell’Associazione banche italiane Corrado Faissola ha fatto un intervento importante alle commissioni riunite di Camera e Senato. Segnali di allarme molto forti provengono dall’economia reale. Ad agosto le sofferenze lorde sono cresciute del 20% sul dato del 2008 portandosi a 51,8 miliardi di euro (+8,6 miliardi di euro, 2,94% degli impieghi). Le sofferenze al netto delle svalutazioni sono cresciute di un miliardo fra luglio e agosto e di 7,3 miliardi di euro su base annua (dall’1,24 all’1,67% degli impieghi e al 9,97% del patrimonio di vigilanza).

Le rettifiche di valore netto per deterioramento, ha evidenziato ancora Faissola, nel primo semestre si son portate a 8,5 miliardi di euro e potrebbero raddoppiare per la fine dell’anno. Le perdite sui crediti sono schizzate dai 5,5 miliardi del 2007 ai 9,9 del 2008 e potrebbero raggiungere i 18 miliardi di euro nel medio periodo.

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Quanti tavoli per un'Intesa

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Giornate tattiche per Intesa Sanpaolo che si trova a giocare partite importanti su diversi tavoli. Il dossier più scottante sembra proprio quello di Fideuram, la rete di promotori finanziari da tempo messa tra gli asset pronti per la vendita. Come noto il principale candidato a un acquisto dell’80% di Banca Fideuram sarebbe Exor, la controllante di Fiat in mano alla famiglia Agnelli. Exor dovrebbe intervenire con due fondi di private equity e impiegare un miliardo di euro proveniente da debiti a lungo termine per comprare questa banca. Il consulente per l’operazione è Gerardo Braggiotti, tramite Banca Leonardo, che avrebbe già proposto un piano preciso. Proprio a questo punto, però, la partita si complica.

Secondo MF, che parla di una valutazione di Fideuram da 3,8 miliardi di euro addirittura (per il 100% però), proprio il prezzo avrebbe spinto Exor a fare un passo indietro. Secondo Il Corriere della Sera sembra invece che la partita sia ancora aperta e che in fondo si stia solo discutendo del prezzo, cercando anche di mediare tra i tantissimi soggetti industriali, politici e finanziari coinvolti nella partita che spazia tra Torino e Milano, tra la Fiat degli Agnelli e la Intesa di Giovanni Bazoli.

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Intesa San Paolo in forte rialzo su voci di vendita asset

pubblicato da Ferry Boat in: Fiat Azioni Italia Assicurazioni Intesa Sanpaolo

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Mattinata positiva per Intesa San Paolo che e’ al centro di indiscrezioni relative alla possibile cessione di importanti asset. Si parla infatti di trattative aperte per la vendita di Banca Fideuram, la divisione di asset management dotata di rete di promotori finanziari. Banca Fideuram venne delistata a inizio 2007 e gia’ da qualche tempo si parlava dell’ipotesi di valorizzazione della stessa mediante ritorno in borsa o vendita di una sua quota.

Secondo alcuni rumor il compratore potrebbe essere il Banco Santander, mentre altre voci parlano di Exor, la holding della famiglia Agnelli frutto della fusione tra Ifi e Ifil. Quest’ultima, che puo’ contare su liquidita’ disponibile di circa un miliardo di euro, non ha ovviamente confermato ma neppure smentito. Ha anzi dichiarato che ha molti dossier aperti e che il settore del risparmio gestito potrebbe interessare.

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Banche: utili dimezzati, redditività operativa in recupero

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Azioni Italia Unicredito Intesa Sanpaolo

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Al di sopra o al di sotto delle attese gli utili delle banche italiane, a partire dai principali gruppi del Ftse Mib, appaiono in genere dimezzati o quasi. L’utile netto semestrale di Intesa Sanpaolo è passato dai 3,1 miliardi di euro del giugno 2008 ai recenti 1,588 miliardi di euro; i profitti del Banco Popolare sono scesi da 391 a 204 milioni di euro, quelli del Monte dei Paschi da 552,4 a 332,1 milioni di euro. Ubi Banca ha registrato un calo dell’utile netto contabile del 75,7% a 125,9 milioni di euro. Durante la prima metà del 2008 Unicredit aveva realizzato profitti per 2,97 miliardi di euro: al 30 giugno l’utile netto della banca di Piazza Cordusio si attestava a 937 milioni con un calo del 68,5% sul dato di un anno prima.

La crisi in corso, insomma, ha dato un brutto taglio alla redditività delle banche italiane e già da tempo questo si è ripercosso anche sull’economia reale che, nonostante il notevole taglio del costo del denaro operato dalle principali banche centrali del globo, ha registrato una crescente penuria di liquidità e un sempre più difficile accesso al credito.

Nonostante il credito italiano si sia dimostrato fra i più solidi del mondo, la nostra struttura economica fatta di piccole e medie imprese rischia di dimostrarsi più fragile di altre. Gli interventi del governo italiano per cercare di arginare la stretta del credito e allo stesso tempo per salvaguardare il sistema produttivo sono stati diversi. Prima sono venuti i Tremonti bond, in pratica un prestito del governo alle banche per finanziare in maniera indiretta tutta l’economia. Almeno in teoria è previsto anche un capillare monitoraggio sul territorio per controllare che questo denaro si trasformi davvero in credito per le imprese e non sia interamente utilizzato dagli istituti per tappare gli inevitabili buchi creatisi con il lungo crollo delle borse e la recessione.

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Intesa: cresce la tensione fra fondazioni e Credit Agricole

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Azioni Italia Intesa Sanpaolo

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I dati di Intesa Sanpaolo pur presentando un utile netto dimezzato sia nel trimestre che nel semestre sono stati evidentemente superiori alle attese (si temeva un calo di poco inferiore al 70%) e sono stati seguiti da notevoli rialzi. Diverse novità però erano già emerse prima della pubblicazione della semestrale in merito alla vera e propria guerra scoppiata tra Torino e Parigi in merito al ruolo del Credit Agricole nella banca guidata da Corrado Passera. Il dato è interessante perché l’utile trimestrale di oggi da 512 milioni di euro potrebbe essere totalmente cancellato dalla multa da almeno 500 milioni (che però potrebbe anche superare nel peggiore dei casi i 5 miliardi!) che Intesa potrebbe subire dall’Antitrust.

Come noto infatti, sebbene i termini della chiusura del procedimento dell’Antitrust abbiano concesso una proroga al 14 gennaio del 2010, la tensione tra i soci di Intesa appare sempre maggiore. Proprio ieri il Credit Agricole, che ha registrato una svalutazione di 206 milioni di euro (che avrebbe potuto essere, come rileva oggi Il Sole 24 Ore, di 316 milioni senza l’avviamento negativo da 110 milioni di euro per l’acquisto di una quota dello 0,43% di Intesa nel periodo), ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di vendere le proprie quote e ha affermato che il patto di sindacato con Generali va benissimo.

A questo punto però Giuseppe Guzzetti, il potente presidente della fondazione Cariplo (4,68% di Intesa) e dell’Acri (ossia dell’Associzione delle casse di risparmio italiane), ha aggiunto le proprie proteste a quelle giunte in passato dalla Compagnia di Sanpaolo e dal suo presidente Angelo Benessia, altro azionista importante che ha portato la propria quota in Intesa al 9,89% del capitale prenotando il pacchetto azionario di Barclays.

A chi gli chiedeva di commentare il patto Credit-Generali che secondo i francesi “va benissimo”, Guzzetti ieri ha risposto: “Mi risulta che l’Antitrust la pensi diversamente”.

D’altra parte la stessa fusione di Intesa con la sua Sanpaolo era subordinata all’uscita del Credit da Intesa Sanpaolo: i francesi in cambio ottenevano Friuladria e Cariparma quindi un vero e proprio polo alternativo. La paura di dover svalutare le quote di Intesa ha però suggerito ai francesi di agire in maniera opposta e siccome l’impegno più che da loro sembra che sia stato preso dalla loro partecipata Intesa Sanpaolo, il dilemma appare di non facile soluzione.

Solo dopo le sanzioni le fondazioni potrebbero infatti rivalersi sul Credit Agricole ed eventualmente su Generali. Quest’ultima di recente aveva preso un po’ di distanza dal socio francese, però solo con qualche vago accenno e senza un passo formale quale potrebbe essere la rottura del patto. La banca francese che ha ricevuto 3 miliardi di euro di aiuti dallo Stato d’Oltralpe e che fino a giugno è stata accusata da diversi analisti francesi di essere stata poco trasparente su certi fattori a lei sfavorevoli, sul dossier italiano è da tempo chiara e sembra intenzionata a ignorare i dettami dell’Autorità della concorrenza italiana.

Ieri ha pubblicato risultati al di sopra delle stime e in Italia di fatto controlla un polo del Nord Est di tutto rispetto ed è fra i maggiori azionisti di una banca che insiste sullo stesso territorio. Intanto l’Antitrust ha concesso ancora tempo (anche se ormai sono passati anni) e forse alla fine, come tanti procedimenti, anche questo finirà in una sorta di “prescrizione”.

Il caso Credit-Intesa fa ancora parlare di sé

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Azioni Italia Generali Assicurazioni Intesa Sanpaolo

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Il caso del Credit Agricole e di Generali continua ad appassionare il mercato e Il Sole 24 Ore ha ampiamente esposto le posizioni della banca francese facilmente sintetizzabili in un non siamo tenuti a vendere le nostre quote di Intesa e per ora non lo faremo (perché questo comporterebbe delle minusvalenze notevoli).

L’Antitrust, nel frattempo, ha avviato una procedura di inottemperanza e sicuramente riceverà altri fascicoli dalle banche interessate. Il problema è che questa cosa potrebbe generare una multa tra i 500 e i 5 miliardi di euro, ossia tra l’1 e il 10% del fatturato di Intesa Sanpaolo, la quale, ovviamente, non vuole pagare le minusvalenze generate dalle manovre della sua azionista francese. Insomma la mancata uscita del Credit Agricole da Intesa Sanpaolo rischia di costare alla banca italiana invece che a quella francese e questo ovviamente non piace a molti.

Almeno così sembra pensare la Compagnia di Sanpaolo, l’ala torinese del gruppo che ha già detto che valuterà eventuali azioni legali contro il Credit Agricole, se questa sanzione dovesse danneggiare il proprio investimento.

Il contrasto ha spinto come noto gli stessi torinesi a investire in Intesa diverse centinaia di milioni per non essere messi in secondo piano dal patto tra Generali e Credit Agricole. Prima di ottobre è difficile che si sappia qualcosa di preciso e comunque appare tutti chiaro che il Credit Agricole non vuole valutare la propria partecipazione ai valori di mercato.

Nuove minusvalenze potrebbero spuntare quest’anno se la banca presieduta da René Carron dovesse contabilizzare la partecipazione del 5,49% in Intesa Sanpaolo come non strategica (gli Ias 39 ne impongono la valutazione a prezzi di mercato ovviamente influenzati ancora dal crollo delle borse dell’ultimo anno e mezzo).

Allora cosa fare? Un patto di sindacato con Generali (anch’essa come noto in molti casi filo-francese) potrebbe fare considerare la partecipazione come strategica e quindi evitare il suo aggiornamento ai corsi attuali.

Questo però ovviamente cambierebbe totalmente il disegno della fusione di Intesa Sanpaolo che prevedeva la cessione di due sue banche al gruppo francese insieme a vari sportelli, ma anche la sua uscita dalla compagine azionaria di Intesa per motivi di Antitrust. Insomma il Credit Agricole doveva andare da solo e invece è rimasto fra i principali azionisti di Intesa.

Sicuramente col tempo il mercato potrebbe riprendersi e la quota in Intesa rivalutarsi. Il valore di libro della partecipazione del Credit Agricole in Intesa era di 3,53 miliardi nel 2007 e di 1,65 miliardi circa nel 2007, ai prezzi di ieri il 5,49% circa di Intesa vale circa 1,62 miliardi di euro.

Se, però, l’accordo con Generali passasse, il gruppo francese potrebbe non dover fare nuove sottrazioni o almeno guadagnare tempo. Di certo, però, l’Antitrust non ci farebbe una bella figura e con il tempo neanche il mercato italiano. Ve lo immaginate? Gente che va in uno sportello di Cariparma o di Intesa o di Friuladria o di qualche altra controllata e non sa che alla fine una parte dei soldi che spende va sempre alle stesse persone. Senza considerare che ovviamente la concorrenza fra i vari sportelli non avrebbe più senso. Che l’Agricole abbia imparato troppo bene l’italiano?

Intesa-Credit Agricole: la vicenda si complica

pubblicato da Ferry Boat in: Banche Azioni Italia Generali Assicurazioni Intesa Sanpaolo

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La complessa vicenda che delle partecipazioni del Credit Agricole in Intesa Sanpaolo si è aggrovigliata ulteriormente nel corso del fine settimana. Come noto, di recente la banca francese e il gruppo Generali hanno stretto un accordo sul 10,9% circa di Intesa Sanpaolo, che, nonostante diversi aggiustamenti in corso d’opera, è stato nuovamente bocciato dall’Antitrust.

Al tempo stesso della nascita di Intesa Sanpaolo era, infatti, previsto uno scenario in base al quale i francesi si sarebbero staccati dalla banca italiana, riducendo la propria partecipazione (salita in questi giorni al 5,8% del capitale) nella banca in cambio del nuovo polo creditizio italiano gravitante sugli sportelli di Friuladria e Cariparma ottenuti proprio a seguito della nascita di Intesa.

Sabato, però, il Credit Agricole, in un’intervista rilasciata dal top manager Jean Frederic De Leusse a Il Sole 24 Ore, ha buttato nuova carne al fuoco affermando in buona sostanza che i vincoli di Intesa non riguardano i francesi e che la cessione delle loro quote nella banca potrebbe essere rimproverata a Parigi come cattiva gestione.

Per complicare ulteriormente le cose De Leusse ha citato porzioni di una lettera del dicembre 2006 inviata all’Antitrust in cui la “banque verte” sosteneva di “non essere in grado di onorare gli impegni presi da Banca Intesa nei confronti delle autorità di concorrenza”. Se, come paventato nei giorni scorsi, la stessa Intesa dovesse subire una sanzione (si parla di cifre non inferiori al mezzo miliardo di euro) dall’Antitrust e cercare di rivalersi sui francesi, il Credit si è detto pronto a rispondere.

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Il crack di Risanamento complicherebbe la vita a tanti

pubblicato da Ferry Boat in: OPA per tutti Banche Azioni Italia Unicredito Intesa Sanpaolo

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Se le banche avessero voluto il fallimento di Risanamento, Zunino sarebbe finito a gambe all’aria da un pezzo. Con 2,86 miliardi di euro di debito e un patrimonio netto da neanche 33 milioni, con perdite da quasi 50 milioni di euro nel primo trimestre del 2009 il colosso immobiliare Risanamento è a rischio da un pezzo, ma la richiesta di fallimento da parte del pm Roberto Pellicano lo fa tremare oggi come non mai.

Proprio adesso che la consulenza di Gerardo Braggiotti (Banca Leonardo) sembrava ottenere dei risultati esplode, inattesa, la mina. Il 29 luglio l’udienza durante la quale il tribunale di Milano potrebbe anche dichiarare il fallimento del gruppo.

Sarebbe un disastro per Milano, dove il gruppo di Luigi Zunino gestisce progetti chiave come quello di Santa Giulia e dell’Ex Area Falck, sarebbe un danno notevole per le banche cha hanno forti esposizioni nei confronti della società. Non solo Intesa Sanpaolo (476 milioni di euro di crediti) e Unicredit, ma anche il Banco Popolare che, insieme alla controllata Italease, ha un credito da 500 milioni di euro circa (di cui 220 milioni riferibili alla banca del leasing).

Proprio da Banca Italease e da alcune inchieste sulla ex-gestione Faenza partono le indagini del pm Pellicano che, evidentemente ha trovato un buco inatteso. Che la situazione di Risanamento fosse critica era noto da tempo, tanto che la stessa Italease ha già messo a incaglio i propri crediti (principalmente leasing mobiliari). Il totale degli incagli registrati dalla frastornata banca del leasing ammonta a circa 4 miliardi di euro e quindi le esposizioni verso Risanamento sono solo una frazione ridotta dei crediti problematici complessivi (e peraltro come detto già considerata a rischio).

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Il difficile riposizionamento di Generali

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Generali Assicurazioni Intesa Sanpaolo

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Anno difficile per Generali. Il Leone di Trieste deve infatti difendersi non solo dalla crisi, ma anche da forti pressioni economiche e politiche che giungono da tutte le direzioni. Oltre a questo, ai due amministratori delegati Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot spetta il difficile compito di riposizionare il colosso assicurativo in un mutato scenario domestico ed internazionale.

Le ultime indiscrezioni riportate dalla stampa parlano di una lettera appena inviata da Trieste al cancelliere tedesco Angela Merkel sul caso Commerzbank. Nell’istituto tedesco Generali ha una quota storica del 5% che faceva da contrappeso a un accordo di distribuzione ora a rischio. Dopo l’intervento di Commerz per il salvataggio di Dresdner Bank e il successivo ingresso del Governo di Berlino con una quota del 25% nel capitale della stessa Commerz tutto lo scenario è mutato.

L’acquisizione di Dresdner da Allianz ha infatti avuto come corollario un accordo di distribuzione di Commerzbank con Allianz, primo concorrente di Generali. La fine della distribuzione dei prodotti italiani implicherebbe, però, per Generali anche la necessità di considerare non strategica la quota in Commerzbank e di doverla svalutare per oltre mezzo miliardo di euro. Da qui il bisogno di un contatto diretto con Berlino e di maggiori dettagli dalla Merkel.

Il riposizionamento di Generali sul mercato passa, però, anche per nuove alleanze, come quella stretta ieri dalla controllata Banca Generali con Black Rock, Caam, Morgan Stanley, Invesco e Vontobel per un sostanzioso rafforzamento nel settore del risparmio gestito. Ancora d’attualità rimane il caso di Intesa Sanpaolo. Generali ha appena pubblicato il testo dell’accordo con il Credit Agricole sul 10,8% circa del capitale della prima banca d’Italia, ma intanto deve attendere i risultati della procedura di inottemperanza aperta dall’Antitrust sul caso. Il quadro tracciato ai tempi della fusione fra Intesa e Sanpaolo è oggi profondamente mutato e gli scenari futuri appiano ancora imprevedibili. Nel frattempo la crisi danneggia l’intero comparto e Generali ne subisce gli effetti: una classifica stilata ieri da Borsa Italiana evidenzia che da inizio anno il Leone di Trieste ha perso in Borsa il 22,73% del proprio valore classificandosi come terzultimo titolo del Ftse Mib.

Intesa fa le sue assicurazioni, ma Generali resta azionista

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A più di due anni e mezzo dalla nascita di Intesa Sanpaolo l’assetto della banca appare mutabile e incerto. Il gruppo che era stato disegnato in accordo con l’Antitrust, infatti, non esiste ancora e molti cambiamenti hanno modificato il quadro tratteggiato nel 2006.

Ieri i consigli di gestione e di sorveglianza della banca hanno infatti deciso di promuovere la creazione un polo assicurativo unico che riunisca tutta la bancassurance di Intesa Sanpaolo e che, grazie soprattutto all’acquisto del 50% di Intesa Vita da Generali (si parla di una valutazione della quota da 650-700 milioni di euro), dovrebbe portare Intesa sempre più lontana dal Leone di Trieste, almeno dal punto di vista industriale. Non sarebbe più necessario cedere Sud Polo Vita a questo punto e si potrebbe procedere all’integrazione di Eurizon e Intesa Vita in un’ottica concorrenziale a quella di Generali.

L’Antitrust dovrà ora ricalcolare quote di mercato e assetti della nuova compagnia assicurativa di Intesa Sanpaolo, probabilmente però questo non distoglierà la sua attenzione da un altro problema strettamente collegato: quello della procedura di inottemperanza avviata con il “galeotto” patto fra Credit Agricole e Generali sul 10% circa di Intesa Sanpaolo.

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