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  <title>Finanzablog.it</title>
  <link>http://www.finanzablog.it</link>
  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 15:49:49 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


  <item>
    <title>Unicredit e Intesa fuori dallo Stoxx Europe 50 con Nokia e SocGen</title>
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    <pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:31:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>unicredito</category><category>intesa-sanpaolo</category><category>intesa unicredit stoxx</category><category>lvmh</category><category>nokia blue chips</category>
    <description>I titoli bancari europei sono in sofferenza e anche alcuni manifatturieri sono in difficoltà; tiene bene il settore del lusso (i ricchi non hanno smessi di comprare e i super ricchi aumentano), mentre[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/unicreditintesa.jpg" class="post" border="0" width="586" height="282" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>I titoli bancari europei sono in sofferenza e anche alcuni manifatturieri sono in difficoltà; tiene bene il settore del lusso (i ricchi non hanno smessi di comprare e i super ricchi aumentano), mentre il mercato della Gran Bretagna soffre meno dell&#8217;Europa continentale. Questo quadro è suffragato dalla <a href="http://www.stoxx.com/download/news/2011/stoxxnews_20110831a.pdf">revisione annuale delle blue chips</a> europee operata da <a href="http://www.stoxx.com/index.html">Stoxx Limited</a>.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;indice europeo escono le prime due banche italiane, Unicredit e Intesa Sanpaolo; insieme a loro viene escluso un altro titolo bancario, la francese Société Générale e la finlandese Nokia, che sconta le difficoltà dei suoi ultimi modelli di telefono cellulare e la concorrenza spietata dell&#8217;iPhone di Apple, che con il suo successo planetario ha spazzato via i trionfi degli anni Zero.</p>
<p>Al posto delle società eliminate, entrano a far parte del paniere due titoli inglesi e due francesi, rispettivamente Unilever e National Grid, insieme a Lvmh e Air Liquide: un titolo alimentare, una utility, un&#8217;azienda del lusso e una del settore chimico.  In qualche modo la manifattura si prende una rivincita sul settore finanziario, che deve cedere alcune posizioni.</p>


<p>A livello dell&#8217;area Euro, ci sono cambiamenti anche nell&#8217;indice specifico, l&#8217;Euro Stoxx 50: escono le francese Alstom e Crédit Agricole (un altro bancario!) ed entrano la tedesca Volkswagen e la spagnola Inditex, un altro campione dell&#8217;abbigliamento, sebbene non di lusso, bensì mass market.</p>
<p>Dopo la tempesta che ha investito i mercati finanziari in estate non era difficile prevedere un arretramento per il settore bancario, quello più esposto alla debolezza dei debiti sovrani e alla minaccia di un eventuale default nell&#8217;area dell&#8217;euro, successivo ai declassamenti che hanno colpito i paesi mediterranei. La revisione dello Stoxx Europe non fa che riflettere la perdita di valore di questi titoli che sono stati i più penalizzati negli ultimi mesi. In realtà, però, non si può ancora dire che siano stati raggiunti i nuovi minimi.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4783/unicredit-e-intesa-fuori-dallo-stoxx-europe-50-con-nokia-e-socgen">Unicredit e Intesa fuori dallo Stoxx Europe 50 con Nokia e SocGen</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:31 di venerdì 02 settembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Banche italiane sotto tiro dopo Moody&#039;s</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4737/banche-italiane-sotto-tiro-dopo-moodys</link>
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    <pubDate>Mon, 27 Jun 2011 11:39:18 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>banche</category><category>unicredito</category><category>intesa-sanpaolo</category><category>banche italia</category><category>banche popolari</category><category>speculazione banche</category>
    <description>Dopo il venerdì nero delle banche italiane la Borsa guarda con trepidazione ai titoli del settore, che in alcuni casi come per Intesa e Unicredit sono stati addirittura sospesi per eccesso di ribasso[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/banchecrisiborsa.png" class="post-h" border="0" width="432" height="388" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Dopo il venerdì nero delle banche italiane la Borsa guarda con trepidazione ai titoli del settore, che in alcuni casi come per Intesa e Unicredit sono stati addirittura sospesi per eccesso di ribasso nell&#8217;ultima seduta della settimana scorsa. Sono molteplici <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-26/banche-test-speculazione-143155.shtml?uuid=AaQmQBjD">i fattori di debolezza</a> per gli istituti di credito italiani: da un lato la crisi greca, che però <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-27/mussari-incomprensibile-decisione-moodys-105314.shtml?uuid=AaQO5MjD">non vede le banche tricolori particolarmente esposte</a>, di certo non come quelle tedesche o inglesi; dall&#8217;altro l&#8217;annuncio di Moody&#8217;s che ha messo sotto osservazione per un eventuale declassamento il debito di parecchi istituti italiani; da ultimo il cronico deficit di redditività rispetto ai concorrenti europei.</p>
<p>Per alcune banche, poi, bisogna considerare anche questioni particolari, come le difficoltà di Popolare di Milano e l&#8217;impegno di Unicredit per il salvataggio del gruppo Ligresti. L&#8217;istituto di piazza Cordusio potrebbe essere costretto a coprire una parte dell&#8217;aumento di capitale per Fondiaria-Sai e Premafin, se il mercato non sarà molto disponibile a partecipare al&#8217;iniziativa. Un ulteriore criticità proprio mentre le banche europee si preparano a un ulteriore stress test.</p>
<p>Ovviamente è scesa in campo la speculazione che ha subito annusato l&#8217;odore della preda più debole. La crisi greca e l&#8217;annuncio di Moody&#8217;s hanno fatto il resto, ma se il sistema bancario italiano - anche a causa dell&#8217;enorme debito pubblico dell&#8217;Italia - è in cronica difficoltà, c&#8217;è poco da accusare gli speculatori che vendono al ribasso.</p>


<p>
Negli ultimi sei mesi <a href="http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,434770/Comparto_banche_sotto_pressione_ma_le_Popolari.aspx">l&#8217;indice di settore ha perso l&#8217;11% circa</a>, mentre la Borsa nel suo complesso ha ceduto solo il 2,8% circa nello stesso periodo. In particolare sofferenza, appunto, sono le banche popolari. I primi quattro gruppi del settore hanno lasciato sul terreno gran parte del loro valore e sono vicini ai minimi storici: la Popolare Milano risulta infatti in calo nei sei mesi del 40% circa, Ubi Banca e Banco Popolare del 36% circa, Banca Popolare Emilia Romagna del 20% circa.</p>
<p>Proprio le banche che dovevano rappresentare il territorio e trovarsi al riparo dalle turbolenze internazionali sono quelle che pagano pegno più di tutte, di fronte a un mercato che non capisce bene la loro natura. Non è un caso che proprio negli ultimi giorni si sia fatta sentire alta la voce della Banca d&#8217;Italia, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-22/banca-italia-schiaccia-acceleratore-223901.shtml?uuid=Aax3JHiD">che chiede una riforma delle popolari</a>.</p>
<p>In questo senso sono chiarissime, se ce ne fosse stato bisogno dopo gli interventi del governatore Mario Draghi, le parole di Anna Maria Tarantola, vice direttore generale della Banca d&#8217;Italia, nel corso di un&#8217;audizione presso la commissione Finanze e Tesoro del Senato: </p>
<blockquote><p>Le banche popolari hanno assunto una valenza sistemica nella nostra economia; la loro sana e prudente gestione ha quindi un ruolo cruciale. Adottare forme di governo che permettano un adeguato scrutinio del mercato e soddisfino le esigenze di rappresentatività degli investitori è un percorso imprescindibile per assicurare sia i necessari rafforzamenti del capitale sia la copertura delle esigenze di raccolta di fondi sui mercati</p></blockquote>
<p>Non basta però un cambiamento degli ordinamenti interni, è necessaria la via legislativa, perché </p>
<blockquote><p>«solo una modifica normativa può imprimere una spinta decisiva alla rimozione degli ostacoli ancora esistenti ad un effettivo controllo da parte degli azionisti, al ricambio del management inefficiente, al necessario rafforzamento patrimoniale». </p></blockquote>
<p>La Banca d&#8217;Italia chiama; il Parlamento risponderà?</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4737/banche-italiane-sotto-tiro-dopo-moodys">Banche italiane sotto tiro dopo Moody's</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:39 di lunedì 27 giugno 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Segnali positivi dalle borse, ne approfittano i bancari. Unicredit e Intesa visti da vicino</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4655/segnali-positivi-dalle-borse-ne-approfittano-i-bancari-unicredit-e-intesa-visti-da-vicino</link>
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    <pubDate>Tue, 08 Feb 2011 08:34:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>I principali indici azionari domestici inviano segnali positivi, che seppure ancora in attesa di ulteriori conferme per il medio periodo, iniziano a far pensare che almeno la prima parte[...]</description>
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    </p>
<p>I principali indici azionari domestici inviano segnali positivi, che seppure ancora in attesa di ulteriori conferme per il medio periodo, iniziano a far pensare che almeno la prima parte dell&#8217;anno appena iniziato possa dare nuove soddisfazioni ai risparmiatori. Anche l&#8217;indice settoriale delle banche, uno tra quelli con il maggior peso specifico per Piazza Affari, sembra andare nella stessa direzione di quello generale, con il grafico che proprio di recente ha superato ostacoli rilevanti. Il settoriale si è lasciato infatti alle spalle nell&#8217;ultima settimana la linea di tendenza tracciata dai massimi dell&#8217;aprile 2010, linea lavorata a lungo nella parte terminale del mese di gennaio (passante attualmente a 19780 punti circa), dopo aver superato in successione nella prima parte dell&#8217;anno le medie mobili a 100 e 200 giorni, orientate al ribasso da più di un anno. Questi segnali potrebbero anticipare il test di area 21350/450, resistenza dimostratasi tenace a settembre ed ottobre dello scorso anno, quota oltre la quale diverrebbe possibile il test del picco di agosto 2010 a 22888. Sarebbe poi proprio il superamento di questo livello, eventualità probabilmente ancora non imminente ma non improbabile, a completare l&#8217;ampio doppio minimo, per ora solo potenziale, disegnato tra giugno 2010 e gennaio 2011 in area 16500 punti, con conseguente drastico miglioramento anche del quadro prospettico di medio lungo periodo, che vedrebbe spostarsi il target fino sui 24000 punti almeno. Nel breve una fase temporanea di ripiegamento non è da escludere, il classico &#8220;return move&#8221; che segue la rottura di livelli di resistenza importanti, tuttavia solo discese sotto area 19000 potrebbero fare temere una revisione peggiorativa delle attese, con rischio di nuovo test dei 16500/7000 punti.</p>


<p>
L&#8217;andamento grafico dei due campioni del settore a livello domestico, Intesa Sanpaolo e Unicredit, rispecchia a grandi linee quello del settoriale.</p>
<p>Nel caso di Intesa San Paolo è possibile notare la rottura a partire da fine gennaio delle medie mobili a 100 e 200 giorni, utilizzate come approssimazione della tendenza di medio periodo, passanti attualmente in area 2,32 euro. Successivamente, nel corso dell&#8217;ultima settimana, i prezzi hanno anche superato la linea di tendenza tracciata dai massimi di gennaio 2010, confermando la possibilità che il rialzo intrapreso dai minimi di inizio anno a 1,88 possa ancora avere spazio per estendere. Casomai qualche incertezza la si potrebbe registrare nel breve termine, dovuta all&#8217;approssimarsi dell&#8217;area di ipercomprato per gli indicatori tecnici di uso più comune, che potrebbe anticipare una flessione temporanea volta a riequilibrare il tasso di crescita del trend ed a fargli assumere una inclinazione più facilmente sostenibile nel tempo. Eventuali flessioni potrebbero in ogni caso rivelarsi una occasione di ingresso per gli investitori più aggressivi, in area 2,30/2,40 euro. Solo sotto 2,25 il rischio di cali estesi si farebbe significativo suggerendo di abbandonare le strategie di acquisto. Anche il superamento del picco di ottobre, a 2,70 euro, fornirebbe un segnale di forza da interpretare positivamente a livello operativo: in quel caso le oscillazioni disegnate dal minimo dello scorso giugno in area 1,90 si rivelerebbero un ampio doppio minimo, figura rialzista con target a 3,00 e 3,20 euro almeno. </p>
<p>Unicredit evidenzia un trend di forza relativa nei confronti di Intesa San Paolo leggermente decrescente a partire dall&#8217;agosto 2009, è quindi normale che rispetto al titolo già analizzato questo dimostri un leggero ritardo. La linea ribassista tracciata dai massimi di gennaio 2010 è ad esempio ancora al di sopra delle quotazioni attuali, passante in area 2,10 euro, tuttavia le quotazioni si sono già portate al di sopra delle medie mobili a 100 e 200 giorni, passanti rispettivamente a 1,76 e 1,83 euro, confermando un cambiamento di orientamento rispetto al ribasso subito dal top di agosto a 2,235. In caso di rottura di 2,10 i prezzi potrebbero puntare proprio al test di 2,235, livello che rappresenta anche il vertice centrale della figura a doppio minimo disegnata sul supporto di area 1,50 negli ultimi 6 mesi circa. Oltre 2,235 anche il quadro di medio periodo si orienterebbe quindi al rialzo con target a 2,50 e 2,70 euro almeno. A rendere problematico il proseguimento del rialzo sarebbero invece discese sotto area 1,65, con il rischio in quel caso di ritorno a 1,50. Se movimenti fino a 1,75/80 euro potrebbero essere quindi anche sfruttati per intervenire in ottica di successivi rialzi, la violazione di 1,65 suggerirebbe di rivedere la strategia in ottica attendista.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4655/segnali-positivi-dalle-borse-ne-approfittano-i-bancari-unicredit-e-intesa-visti-da-vicino">Segnali positivi dalle borse, ne approfittano i bancari. Unicredit e Intesa visti da vicino</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:34 di martedì 08 febbraio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Banche alla riscossa, forti rimbalzi per Unicredit ed Intesa</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4624/banche-alla-riscossa-forti-rimbalzi-per-unicredit-ed-intesa</link>
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    <pubDate>Wed, 12 Jan 2011 10:17:54 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>L&amp;#8217;indice settoriale domestico delle banche era arrivato a fine dicembre molto vicino all&amp;#8217;invio di un segnale fortemente negativo. Le quotazioni avevano infatti quasi raggiunto il[...]</description>
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    </p>
<p>L&#8217;indice settoriale domestico delle banche era arrivato a fine dicembre molto vicino all&#8217;invio di un segnale fortemente negativo. Le quotazioni avevano infatti quasi raggiunto il supporto di area 16650, dove si allineano i minimi di giugno e di novembre 2010, ovvero i record negativi toccati dall&#8217;indice dalla sua comparsa a Piazza Affari. E&#8217; quindi evidente che il rimbalzo messo a segno in avvio di anno non può non fare piacere agli investitori che hanno interesse in questo comparto, anche se la strada fatta al rialzo è per il momento troppo esigua per potere parlare di una inversione del trend negativo in essere dal top di agosto. Segnali favorevoli ad un rimbalzo significativo verrebbero solo al di sopra dei 19000 punti, con le quotazioni dirette in quel caso verso area 20000, altro ostacolo rilevante nella definizione di un quadro grafico di medio periodo positivo. Altrettanto e forse più significativa, ma con implicazioni opposte, sarebbe la violazione dei 16650 punti. La prospettiva di vedere proseguire il calo degli ultimi mesi sarebbe molto concreta, con i prezzi diretti nella migliore delle ipotesi verso area 15000.</p>


<p>
Le considerazioni fatte per l&#8217;indice settoriale valgono in buona sostanza anche per i principali rappresentanti del comparto. Unicredit ad esempio è arrivato a fine anno molto vicino ai minimi di fine novembre a 1,483, sostanzialmente allineati con quelli di giugno di quota 1,506, ma è riuscito a rimbalzare con forza dal supporto. La prima resistenza da controllare per ricavare indizi positivi in caso di rottura si colloca a 1,70, oltre la quale il titolo potrebbe testare il top di dicembre a 1,736 e successivamente la media mobile a 100 giorni passante a 1,80 circa. Solo in caso di rottura anche di questa soglia sarebbe possibile iniziare a guardare alla fase di reazione come ad un tentativo di rialzo duraturo e non come ad una semplice correzione. In caso di rottura di 1,80 obiettivi fino a 2,20/2,25 potrebbero diventare raggiungibili. La violazione dei minimi di novembre darebbe invece un brutto colpo alle speranze di rimbalzo, introducendo al rischio di proseguimento della discesa fino in area 1,13/1,15, base del canale ribassista tracciato dal top dell&#8217;ottobre 2009 e lato inferiore del gap al rialzo lasciato dai prezzi il 2 aprile 2009.</p>
<p>Le similitudini tra il grafico di Unicredit e quello di Intesa Sanpaolo sono evidenti anche dopo una osservazione superficiale (e confermate da un indice di correlazione calcolato ad un anno che nel 2010 non è praticamente mai sceso sotto quota 0,80 dopo aver toccato a febbraio anche 0,95, valore corrispondente ad una correlazione quasi perfetta) e permettono quindi di utilizzare riferimenti analoghi per formulare l&#8217;analisi. La media mobile a 100 giorni, passante in area 2,33 euro e raggiungibile alla rottura di 2,23, rappresenta il primo ostacolo rilevante con il quale il titolo dovrà confrontarsi per cercare di inviare un segnale in favore del proseguimento della fase di ripresa. Oltre area 2,33 euro, dove si colloca anche il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre a 2,70, possibili movimenti proprio fino a quel massimo. La rottura di 2,70 permetterebbe poi di considerare avviato un rialzo capace di estendere in modo significativo, diretto, nel medio termine, a testare la resistenza dei 3,20 euro. La violazione dei minimi di novembre a 1,98 euro potrebbe implicare invece non solo un nuovo test dei minimi di giugno a 1,90, coincidenti con i 2/3 di ritracciamento del rialzo dai record negativi del marzo 2009, ma anche discese al di sotto di quel livello, fino a 1,70 almeno.</p>
<p>E se il settore banche dovesse realmente cercare un riscatto in questa prima fase del 2011 dopo aver terminato in tono dimesso lo scorso anno un titolo da seguire attentamente potrebbe essere anche Mediobanca, che ha sovraperformato negli ultimi mesi le due big del comparto viste sopra. Mediobanca infatti sta già lottando da circa un mese con la media mobile a 100 giorni, passante poco al di sotto dei 7 euro, e se riuscisse a lasciarsi definitivamente alle spalle questo riferimento, salendo oltre quota 7,20, le prospettive volgerebbero al bello, almeno fino al test di 7,75, top di novembre e 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di ottobre 2009. Oltre area 7,75 vi sarebbero poi ulteriori segnali positivi, introduttivi a movimenti in area 8,20 almeno. Solo la violazione a 6,30 della linea tracciata dai minimi di marzo 2009 potrebbe porre un freno ai tentativi di recupero del titolo imponendo invece nella migliore delle ipotesi un nuovo test dei minimi di maggio 2010 a 6,09 euro.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4624/banche-alla-riscossa-forti-rimbalzi-per-unicredit-ed-intesa">Banche alla riscossa, forti rimbalzi per Unicredit ed Intesa</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:17 di mercoledì 12 gennaio 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Banche italiane, le voci non sono tutte negative. Bene Intesa, Mps ed Ubi Banca</title>
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    <pubDate>Wed, 27 Oct 2010 11:58:33 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>banche</category><category>intesa-sanpaolo</category>
    <description>L&amp;#8217;ultimo rapporto di Moody&amp;#8217;s sulle banche italiane e&amp;#8217; stato abbastanza critico, tanto da esprimere un outlook negativo sul comparto. Secondo l&amp;#8217;autore del report[...]</description>
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    </p>
<p>L&#8217;ultimo rapporto di Moody&#8217;s sulle banche italiane e&#8217; stato abbastanza critico, tanto da esprimere un outlook negativo sul comparto. Secondo l&#8217;autore del report Carlo Gori, Vice President, Senior Analyst, le previsioni pessimistiche &#8220;sono influenzate dai bassi livelli di capitale e riserve delle banche italiane, insufficienti a far fronte ai crescenti problemi connessi alla qualita&#8217; degli attivi&#8221;. Non tutte le voci sono tuttavia allineate su questi toni preoccupanti.</p>


<p>
Secondo gli analisti di Citigroup, ad esempio, i titoli delle principali banche italiane hanno buone prospettive di rialzo. In un report recentemente pubblicato le banche italiane sono infatti promosse ad &#8220;overweight&#8221;, ovvero &#8220;sovrapesare&#8221;, dal momento che hanno perso molto di più in termini di capitalizzazione con i ribassi di borsa degli ultimi due anni rispetto ad altri paesi. La capitalizzazione del comparto vale infatti in Italia il 6% circa del Pil, molto meno di quello che pesa ad esempio in Gran Bretagna (13%) e Spagna (12%). Gli analisti di Citigruop pensano che questo divario possa essere compensato con una crescita delle quotazioni di borsa dei titoli italiani piuttosto che con una ulteriore compressione di quelli esteri. </p>
<p>Il Ftse Italia Banche sembra effettivamente intenzionato a fornire segnali positivi: le quotazioni hanno superato da alcune sedute la media mobile a 100 giorni per poi accelerare al rialzo lasciandosi alle spalle, oltre i 20500 punti, anche la linea di tendenza ribassista tracciata dal top di inizio agosto. Parlare di inversione di tendenza dopo il lungo ribasso subito dai massimi di ottobre 2009 è prematuro, ma se i prezzi riusciranno a superare anche l&#8217;ostacolo posto in area 22500, dove si colloca il 50% di ritracciamento della discesa precedente, le prospettive per assistere ad un proseguimento della fase positiva anche nel medio termine risulteranno notevolmente più solide. A rendere meno credibile una evoluzione rialzista sarebbero solo discese al di sotto dei 19700 punti, area dove transita la linea tracciata dai minimi di giugno.  </p>
<p>Tra i titoli più interessanti del comparto da un punto di vista grafico vi sono Intesa Sanpaolo, Banca Monte Paschi ed Ubi Banca. </p>
<p>Intesa Sanpaolo ha superato nel corso dell&#8217;ultima ottava la media mobile a 200 sedute, il cui taglio al rialzo è venuto a poca distanza dalla rottura della linea ribassista proveniente dal massimo di inizio anno e passante per quello di agosto. Questo duplice segnale di forza sembra anticipare il superamento dello stesso top toccato nel corso dell&#8217;estate a 2,65 euro, una rottura che anticiperebbe il test a 2,72 del 61,8% di ritracciamento del ribasso dai massimi di inizio anno. La rottura anche di questo significativo livello della serie di Fibonacci sarebbe un forte indizio in favore di una estensione duratura del rialzo iniziato con i minimi di giugno a 1,90 euro. Ipotizzando che i prezzi si stiano muovendo all&#8217;interno di un canale rialzista con limite superiore attualmente a 2,95 euro circa, primo target alla rottura di 2,72. La base dello stesso canale, in area 2,35, praticamente coincidente con la media mobile a 100 giorni, è il supporto che il titolo deve rispettare per evitare che gli sforzi fatti nelle ultime settimane per impostare una struttura al rialzo vengano vanificati. Al di sotto di area 2,35 rischio infatti di vedere tornare i prezzi fino in area 2 euro almeno. </p>
<p>Anche Monte Paschi è riuscito, dopo una lotta durata circa un mese, a lasciarsi alle spalle la media mobile a 200 giorni, testata una prima volta con il top di 1,06 e superata in modo netto solo il 18 ottobre con il rialzo oltre quota 1,04. La rottura di questa resistenza dinamica, avvicinata nuovamente dai prezzi dall&#8217;alto nelle ultime due sedute con funzione di supporto, sembra confermare l&#8217;interruzione al rialzo della fase laterale disegnata dai prezzi a partire dai minimi di giugno a 0,8165. L&#8217;ipotesi che è possibile fare è che la fase laterale degli ultimi mesi sia una base sulla quale poggiare un tentativo di rialzo significativo. La rottura di 1,125, 38,2% di ritracciamento (il primo dei livelli significativi della serie di Fibonacci) del ribasso dai massimi di agosto 2009, sarebbe il segnale che confermerebbe l&#8217;avvio di una fase positiva importante, destinata a correggere una porzione rilevante del ribasso subito da area 1,60. Oltre 1,1250 target fino a 1,32 con resistenza intermedia a 1,22. Solo discese al di sotto di 0,97, area di transito della media mobile a 100 giorni, potrebbero far temere il ritorno sulla base del trading range in area 0,80/0,85 euro.  </p>
<p>Anche nel caso di Ubi Banca è possibile riconoscere la creazione di una fase laterale, successiva al test dei minimi di inizio giugno a 6,51 euro, che potrebbe funzionare da sostegno per un tentativo di recupero significativo. Un primo segnale positivo il titolo lo ha inviato gia ad inizio ottobre superando prima la linea di tendenza ribassista tracciata dal top di aprile e poi la media mobile a 100 giorni, entrambe in area 7,40, per poi accelerare al rialzo. La rottura di area 8,50, massimo di luglio e 50% di ritracciamento del ribasso dal top di aprile, fornirebbero importanti segnali di conferma in favore di un quadro rialzista che si estenda anche nel medio termine. In quel caso sarebbe infatti possibile considerare la fase laterale disegnata negli ultimi mesi come un doppio minimo, figura rialzista che fornisce un target in base alla proiezione verso l&#8217;alto della sua ampiezza. Nel caso di ubi Banca l&#8217;obiettivo al superamento degli 8,50 euro sarebbe posto in corrispondenza con il top di aprile a 10,44 euro (a 8,95 la prima resistenza intermedia). Sotto 7,40 il titolo invierebbe segnali preoccupanti per la tenuta dell&#8217;uptrend, segnali che se confermati con la violazione di area 6,95 potrebbero portare ad un nuovo test dei minimi di giugno a 6,51 euro.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4551/banche-italiane-le-voci-non-sono-tutte-negative-bene-intesa-mps-ed-ubi-banca">Banche italiane, le voci non sono tutte negative. Bene Intesa, Mps ed Ubi Banca</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 13:58 di mercoledì 27 ottobre 2010.</p>
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    <title>Intesa: ancora incerto il futuro di Fideuram</title>
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    <pubDate>Mon, 13 Sep 2010 16:25:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <category>le-debuttanti-ipo</category><category>banche</category><category>az-italia</category><category>intesa-sanpaolo</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/intesasanpaolologo.JPG" class="post" align="left" border="0" width="216" height="162" alt="intesa fideuram quotazione mercato finanza azioni titoli risultati old mutual vita index linked risultati corrado passera risparmio gestito reti private banker private" /></p>
<p>I destini di Fideuram, ala del risparmio gestito di Intesa Sanpaolo, rimangono incerti. Le ultime indiscrezioni in merito a trattative con Old Mutual per Fideuram Vita non hanno infatti trovato finora alcuna conferma ufficiale, né pare ancora chiaro se il progetto di quotazione sia definitivamente tramontato. I dettagli pubblicati dai giornali che parlano di un’offerta sull’80,1% di Fideuram vita da parte del colosso finanziario sudafricano Old Mutual lasciano però ipotizzare che qualcosa stia succedendo.</p>
<p>Le turbolenze sui mercati azionari si sono però messe di traverso al progetto di quotazione e i prezzi sul mercato non spingono certo ad affari particolarmente vantaggiosi. Incerto anche il processo di valorizzazione del gruppo che potrebbe cedere in tutto o in parte (come le ultime indiscrezioni sull’offerta di Old Mutual lasciano intendere) la rete di distribuzione di prodotti finanziari controllata da Intesa.</p>
<p>Pochi giorni fa intanto il gruppo sudafricano Old Mutual ha annunciato la decisione di Tom Turpin, che aveva guidato per due anni con buoni risultati l’asset management della società, di lasciare la compagnia. Una riorganizzazione della governance potrebbe di certo impattare anche sui piani italiani del gruppo che già opera nel Bel Paese con la svedese Skandia, rilevata nel 2006 e che intrattiene dei rapporti di partnership con diversi attori finanziari italiani tra i quali la stessa Fideuram.</p>
<p>Gli asset di quest’ultima interessati dai rumor, ossia Fideuram Vita, sono stati valutati da Intermonte tra i 400 milioni e i 500 milioni di euro e quindi potrebbero portare 5-10 basis point al core tier 1 di Intesa utili in un periodo di inasprimento dei criteri di patrimonializzazione delle banche con Basilea III.</p>
<p>Nel primo semestre l’intera Fideuram ha registrato, al netto delle componenti non ricorrenti, un utile da 114,8 milioni di euro in forte crescita rispetto ai 90,7 milioni di un anno prima (considerando le componenti straordinarie l’utile si è attestato a 93,9 milioni di euro) e dunque i risultati del gruppo momentaneamente incoraggiano il management a cercare condizioni vantaggiose di vendita (congiuntura permettendo).</p>
<p>Nei mesi addietro alcuni operatori del settore avevano spinto le valutazioni di Fideuram fino a 3-3,5 miliardi di euro, ma nel frattempo il rallentamento della ripresa ha ridisegnato il panorama e non è detto dunque che alla fine Intesa Sanpaolo riesca a spuntare un cifra simile dal mercato. In gioco ci sono comunque una rete di 4.300 private banker, patrimoni in amministrazione per quasi 70 miliardi di euro, un’esperienza di 40 anni nel settore del risparmio gestito: sicuramente degli asset da maneggiare con cura.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4514/intesa-ancora-incerto-il-futuro-di-fideuram">Intesa: ancora incerto il futuro di Fideuram</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 18:25 di lunedì 13 settembre 2010.</p>
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  </item>

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    <title>Lega ancora in pressing sulle banche del Nord</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4493/lega-ancora-in-pressing-sulle-banche-del-nord</link>
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    <pubDate>Mon, 29 Nov 1999 23:00:00 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    <description>Pressioni politiche sulla Bpm. Umberto Bossi, leader della Lega, ha infatti ribadito nel fine settimana il legame del suo partito con la banca milanese. “Massimo Ponzellini lo abbiamo nominato noi”,[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/pressione_04.jpg" class="post" align="left" border="0" width="245" height="280" alt="lega banche nord bossi cota finanza fondazioni crisi politica berlusconi governo unicredit banca popolare di milano uilca" /></p>
<p>Pressioni politiche sulla Bpm. Umberto Bossi, leader della Lega, ha infatti ribadito nel fine settimana il legame del suo partito con la banca milanese. “Massimo Ponzellini lo abbiamo nominato noi”, ha affermato il politico di Cassano Magnago facendo riferimento alla recente nomina del numero uno di Impregilo anche al vertice della Bpm. Come noto il crescente successo elettorale della Lega Nord ha spinto questo movimento a esercitare una certa pressione sulle fondazioni bancarie con cui si è trovato a diretto contatto.</p>
<p>Quasi quotidiane le preoccupazioni del sindaco leghista di Verona Flavio Tosi (a cui spetta la nomina diretta di 4 dei 22 consiglieri della Fondazione Cariverona che controlla il 4,98% di Unicredit) sull’ascesa libica nel capitale dell’istituto di credito. “Questa mi pare una scalata”, aveva detto Tosi dopo che i due azionisti libici principali erano saliti al 7% circa del capitale di Piazza Cordusio. Contare quanto Gheddafi nella banca guidata da Profumo (lo statuto limita comunque i diritti di voto al 5%) non era insomma cosa gradita, anche se l’ingresso di Unicredit a Tripoli come prima banca straniera della nuova fase di apertura del Paese prometteva prospettive di business interessanti.</p>
<p>A Ponte di Legno, però, Bossi ha gettato acqua sul fuoco, affermando che la presenza libica in Unicredit non preoccupa: un’inversione di marcia bilanciata da una presa di posizione forte su un’altra banca del Ftse Mib la Bpm.</p>
<p>Che Ponzellini godesse dell’appoggio della Lega era cosa nota, ma che addirittura questa se ne arrogasse la nomina è sembrato eccessivo alla Uilca: il segretario del potente sindacato bancario Massimo Masi ha infatti risposto che “il presidente di una banca cooperativa come la Popolare di Milano, viene eletto dagli azionisti e non dal potere politico”. “Pur condividendo alcune posizioni della Lega sulla vicinanza delle banche ai Territori – ha aggiunto Masi - è evidente che il Presidente della BPM dovrà rapportarsi con gli azionisti di riferimento (che altro non sono che i dipendenti e le organizzazioni sindacali interne) e tutelare i loro interessi”.</p>
<p>In questo contesto non pare peregrino nemmeno quell’“E’ partito bene” del governatore leghista del Piemonte Roberto Cota in riferimento al nuovo presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo Andrea Beltratti. Alla Regione Piemonte, infatti, tocca uno dei diciassette membri del Consiglio generale della Compagnia di San Paolo che a sua volta è il maggiore azionista singolo di Intesa con il 9,88% del capitale. Nel bel mezzo della crisi politica in corso la Lega dunque non rinuncia a far sentire il suo peso nel mondo finanziario, anche se, come ha sottolineato lo stesso Bossi a Ponte di Legno: “Le banche, sembrerà strano, ma funzionano a soldi: ha ragione chi ci mette i soldi”. Insomma i voti per il momento potrebbero non bastare.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4493/lega-ancora-in-pressing-sulle-banche-del-nord">Lega ancora in pressing sulle banche del Nord</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 01:00 di martedì 30 novembre 1999.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Banche, il quadro grafico dei principali titoli</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4476/banche-in-quadro-grafico-dei-principali-titioli</link>
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    <pubDate>Tue, 20 Jul 2010 09:31:34 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <category>compratienivendi</category><category>fatti-del-giorno</category><category>educational</category><category>unicredito</category><category>intesa-sanpaolo</category>
    <description>Per la Borsa Italiana il comparto bancario pesa per un terzo circa del totale, anticiparne i movimenti equivale dunque ad approssimare con un buon grado di precisione l’andamento degli stessi listini.[...]</description>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F4476%2Fbanche-in-quadro-grafico-dei-principali-titioli" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
      <a href="https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=it&url=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F4476%2Fbanche-in-quadro-grafico-dei-principali-titioli" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/plusone.gif" width=32 height=20 alt="+1" /></a>
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    </p>
<p>Per la Borsa Italiana il comparto bancario pesa per un terzo circa del totale, anticiparne i movimenti equivale dunque ad approssimare con un buon grado di precisione l’andamento degli stessi listini. Guardiamo allora nello specifico quali siano le prospettive grafiche dei big del settore, ovvero Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Popolare e Banca Mps, ovvero le banche italiane sottoposte agli stress test.</p>


<p>
Unicredit si pone come punto di riferimento di tutto il listino, dal momento che da solo pesa per circa il 20% di tutta Piazza Affari. L&#8217;attuale quadro grafico del titolo mostra una situazione interessante, i prezzi sono infatti riusciti a mantenersi al di sopra di area 1,50, reagendo nelle ultime settimane fino a riportarsi al di sopra di quota 2,00. La discesa che si è sviluppata dai massimi dello scorso autunno appare per il momento di natura correttiva rispetto al rialzo partito dai bottom dello stesso anno e si è limitata a correggere una percentuale compresa tra il 50% ed il 61,8% circa di tale movimento, circostanza che resta compatibile con l&#8217;ipotesi di un nuovo spunto rialzista anche di ampia portata. Il rimbalzo che si è sviluppato nelle ultime settimane sembrerebbe confermare proprio questa ipotesi, che troverebbe ulteriori conferme nel caso in cui il titolo riuscisse a lasciarsi alle spalle in chiusura settimanale anche la linea di tendenza che scende dai top di metà ottobre, attualmente poco oltre 2,10. Si tratterebbe di un primo importante indizio in favore della conclusione della suddetta fase ribassista e dell&#8217;inizio di un nuovo movimento con target nel breve a 2,35 euro e piu&#8217; in alto a 2,65 e 2,85 circa, dove i prezzi andrebbero a ritracciare il 38% di tutto il ribasso partito nel 2007. </p>
<p>Lo scenario rialzista, che per il momento presenta ancora buone possibilità di realizzazione, verrebbe invece negato sotto 1,50 (primi segnali di debolezza alla violazione di quota 1,75) preludio al ritorno in area 1,00. Anche Intesa Sanpaolo sta cercando di riprendere quota dopo aver messo a dura prova a cavallo tra maggio e giugno i sostegni di area 1,90/1,95. La reazione prodotta da questi livelli si è per il momento limitata al test delle resistenze a 2,50 circa, banco di prova significativo per il titolo. Il successo su tali ostacoli permetterebbe infatti di ottimizzare la base che i prezzi hanno costruito negli ultimi mesi tra 1,90 e 2,50 euro, proiettando obiettivi nei dintorni di quota 3,00, preludio all&#8217;attacco dei massimi di inizio anno a 3,20 circa ed al successivo test nel lungo termine a 3,80 euro. </p>
<p>Una prospettiva che necessita di conferme ma che resta comunque compatibile con l’evoluzione del rimbalzo partito dai bottom dello scorso anno in area 1,30. Sotto 1,90 invece le pressioni ribassiste tornerebbero forti e si creerebbero i presupposti per un affondo nei dintorni di area 1,00. Scenario analogo anche per il Banco Popolare che dovrà mantenersi al di sopra dei 4,00 euro per alimentare il tentativo rialzista con obiettivi a 5,50 in prima battuta e più in alto sui massimi dello scorso anno in area 7,00. Attenzione invece sotto quota 4,00, primo segnale di avvicinamento ai minimi del 2009 a 1,80 circa. Quadro grafico più difficile invece sia per Banca Mps che per Ubi Banca. I due titoli appaiono in ritardo rispetto all&#8217;andamento dell&#8217;indice settoriale e potrebbero faticare più del previsto per riuscire a sovvertire uno scenario che per il momento resta orientato negativamente. </p>
<p>Banca Mps dovrà risalire inizialmente oltre 1,20 e scavalcare poi quota 1,50 per inviare segnali credibili di ripresa, mentre Ubi Banca dovrà avere la meglio sulle resistenze posizionate a 9,00 euro in prima battuta e più in alto in area 10, per guardare al futuro con minor apprensione. I due titoli andrebbero sottopesati in un ipotetico portafoglio di investimento nel quale invece Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare dovrebbero fare la parte del leone. Sebbene in attesa di ulteriori conferme, dunque, il comparto bancario sembrerebbero aver le carte in regole per un nuovo spunto rialzista da qua a dicembre potenzialmente in grado di ricondurre i listini sui livelli di inizio anno.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4476/banche-in-quadro-grafico-dei-principali-titioli">Banche, il quadro grafico dei principali titoli</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:31 di martedì 20 luglio 2010.</p>
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  </item>

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    <title>Banche: aumenta l&#039;attesa per i risultati degli stress test</title>
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    <pubDate>Mon, 19 Jul 2010 12:17:00 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    </p>
<p>Mancano ormai pochi giorni al 23 luglio, data in cui verranno pubblicati i risultati degli stress test sugli istituti bancari europei. Si tratta di un esercizio condotto dal CEBS (Committee of European Banking Supervisors, il comitato delle autorità di vigilanza europee sul settore bancario) al fine di verificare la solidità del sistema bancario nel suo complesso e la capacità delle banche di assorbire gli effetti di possibili nuove crisi del credito e di eventuali incrementi del rischio di mercato, compreso quello connesso ai titoli di debito di stati sovrani.</p>


<p>
Il test si propone inoltre di misurare il grado di dipendenza attuale delle banche dagli aiuti di Stato. L&#8217;obiettivo non è fornire previsioni, ma effettuare un&#8217;analisi sulla base di due scenari macroeconomici per il biennio 2010/2011, uno base e uno avverso, delineati in collaborazione con BCE e Commissione Europea al fine di fornire elementi per la valutazione dell&#8217;adeguatezza del livello di patrimonializzazione delle banche europee. Gli istituti presi in considerazione sono 91, in rappresentanza di almeno il 50% del settore bancario dei singoli paesi e del 65% del settore bancario UE. Tra questi la maggior parte sono spagnoli, seguiti da quelli tedeschi. I dati pubblicati il 23 luglio riguarderanno i singoli gruppi bancari, mentre dopo due settimane saranno resi noti i risultati disaggregati (ovvero quelli relativi alle controllate). </p>
<p>Appare evidente che si tratta di una verifica molto importante e attesa da investitori, economisti e politici. La solidità del sistema finanziario europeo è stata infatti messa in discussione dalla crisi del debito della Grecia (che si è propagata anche a Portogallo, Irlanda e Spagna) e si è iniziato a dubitare dell&#8217;adeguatezza patrimoniale degli istituti di credito, nei cui portafogli troviamo ingenti quantità di titoli di stato. </p>
<p>Ovviamente fino al 23 luglio le previsioni sull&#8217;esito del test continueranno ad imperversare sui media: secondo alcuni il sistema bancario europeo necessita di ben 90 miliardi di euro di capitali freschi, secondo altri la cifra ammonta a 50 miliardi, altri ancora parlano di 20 miliardi. Si discute anche del valore percentuale di svalutazione dei titoli di stato utilizzata nel test. Da più parti si sostiene che il livello di detto parametro stabilito da CEBS sarebbe troppo basso e quindi eccessivamente ottimistico. </p>
<p>Dati ufficiali non sono stati resi noti e quindi siamo nel campo delle speculazioni. In attesa del risultato dello stress test ha avuto molto risalto la proposta di Alessandro Profumo, a.d. di Unicredit (una delle cinque banche italiane sottoposte al test) di creare un fondo privato da 20 miliardi di euro per sostenere istituti in difficoltà. Il fondo dovrebbe, secondo l&#8217;idea di Profumo, essere finanziato su base volontaria dalle prime venti banche internazionali europee e in caso di necessità intervenire ma solo dopo aver ottenuto il via libera delle autorità.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4474/banche-aumenta-lattesa-per-i-risultati-degli-stress-test">Banche: aumenta l'attesa per i risultati degli stress test</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:17 di lunedì 19 luglio 2010.</p>
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    <title>Banche: Cardia pone all&#039;ordine del giorno la tutela del cliente</title>
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    <pubDate>Tue, 04 May 2010 16:56:25 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Ferry Boat</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/cardia_01.jpg" class="post" align="left" border="0" width="120" height="185" alt="consob unicredit intesa sanpaolo mercato finanza risultati andamento azioni mifid indagini ordine del giorno consumatore cliente finanza personale risparmio tradito" /></p>
<p>Le accuse mosse dalla Consob alle maggiori banche italiane sono molto gravi, è inutile girarci attorno. Si immagini un cliente qualunque che vada in banca dal proprio consulente finanziario e gli chieda dove investire quei 5.000-10.000 euro che ha risparmiato e che non vuole lasciare immobili sul conto. A quel punto il promoter comincerà a parlare, a studiare il profilo del cliente che conosce già da tempo e gli suggerirà magari una gamma di investimenti. Il cliente penserà a dei suggerimenti fatti nel suo interesse e si alzerà contento, stringerà la mano al suo consulente e se ne andrà convinto di essere stato ascoltato e consigliato. Probabilmente non saprà mai che il consulente sapeva già cosa vendergli, che i prodotti che doveva rigirare ai mercati erano già stati studiati dalla sua banca che stila dei budget precisi e promuove campagne pubblicitarie in base ai propri obiettivi. L&#8217;interesse del cliente rischia così di sparire o di annacquarsi negli interessi miliardari di colossi come Unicredit o Intesa Sanpaolo, come Mps o Bnl. Senza considerare i casi più gravi di vendita di prodotti come i titoli di Parmalat o Cirio in cui spesso le banche hanno deliberatamente venduto roba di cui si volevano liberare.</p>
<p>Questo è l’argomento in cui entra la Consob con le sue ultime richieste che impongono alle prime cinque banche d’Italia un ordine del giorno che potrebbe cambiare radicalmente le loro politiche commerciali. Questa volta, ha già specificato l’Autorità di controllo guidata da Lamberto Cardia (in foto), la Consob non si accontenterà di un report o un dossier, ma andrà nelle banche per verificare l’applicazione della Mifid e delle procedure che le banche dovranno attuare. Sicuramente l’intervento viene al termine di quasi tre anni di ispezioni e controlli, di “educazione finanziaria” degli operatori al nuovo panorama che la Mifid impone, tuttavia la coincidenza con il nuovo clima internazionale di questi giorni non può apparire casuale. Proprio in questi giorni Lloyd Blankfein, numero uno di Goldman Sachs ammette di avere contribuito alla crisi dei mutui subprime e subisce con il suo gruppo accuse di frode ai danni dei propri clienti. Pochi giorni fa la stessa Sec ha accusato Goldman Sachs di avere scommesso contro i prodotti che vendeva ai suoi clienti: un doppio gioco che potrebbe essersi verificato in molti casi anche in Italia.</p>
<p>L’approccio amichevole dell’Autorità è tipico del suo ruolo e caratterizza anche i commissari antitrust o per l’energia: adesso la palla passa alle banche. La norma del Tuf (l’articolo 7 in merito agli interventi della Banca d’Italia e della Consob sui soggetti abilitati) che permette a Cardia di imporre un ordine del giorno a Profumo e a Passera è applicata per la seconda volta (si era già presentato il caso di Banca Network e Banca Generali) a un anno e mezzo dalla sua entrata in vigore. Si inserisce probabilmente in un nuovo corso della finanza nostrana che si sta ridisegnando in base alle norme europee che raccomandano la tutela dei risparmiatori e la trasparenza del ruolo degli intermediatori.</p>
<p>In Italia il patrimonio gestito complessivo ammontava a poco meno di 950 miliardi di euro a fine 2009, tuttavia il dibattito sulla professionalità dei gestori, sulla competitività delle regole del mercato nazionale e sulle performance dei prodotti venduti allo sportello sta vivendo solo con la Mifid una nuova stagione. Casi come quello dei bond argentini o quello dei vari crack Parmalat e Cirio hanno dimostrato che la posizione del risparmiatore rimane molto svantaggiata. La separazione tra banche e gestori che dovrebbe andare nella direzione di una riduzione del potenziale (e spesso concreto) conflitto di interessi fra la banca e il cliente fa un passo avanti anche con il progetto di quotazione di Fideuram che avvia la separazione (si spera) della rete dalla banca e quindi potenzialmente riduce quei conflitti che la stessa Consob ha appena messo in luce. Forse è meglio chiedersi ancora perché il gestore ci dà un consiglio o un altro, ma senz’altro l’intervento della Consob in questo senso è una bella notizia.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4407/banche-cardia-pone-allordine-del-giorno-la-tutela-del-cliente">Banche: Cardia pone all'ordine del giorno la tutela del cliente</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 18:56 di martedì 04 maggio 2010.</p>
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  <item>
    <title>Banche, buone le prospettive per il settore</title>
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    <pubDate>Tue, 23 Mar 2010 09:29:14 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    </p>
<p>Parlando a un’audizione della commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi ha dichiarato che &#8220;quasi tutte le banche sono sulla strada della risoluzione dei loro problemi di finanziamento&#8221; avvertendo tuttavia anche che &#8220;i loro bilanci restano ancora esposti a elementi di fragilità, legati soprattutto allo stato della ripresa economica&#8221;. I rischi per gli istituti bancari sono legati al deterioramento della qualità del credito dovuto alla crisi. La via del risanamento non è quindi ancora percorsa per intero, c&#8217;è infatti per Draghi ancora &#8220;un duro lavoro da completare davanti a noi&#8221;, tuttavia le condizioni sui mercati finanziari internazionali sono notevolmente migliorate nel corso dell&#8217;ultimo anno.</p>


<p>Se la ripresa economica farà il suo corso le banche potranno aumentare i finanziamenti e si potrà avviare così un circolo virtuoso. In questo contesto vanno letti i conti 2009 di Unicredit, che ha conseguito un utile netto pari a 1,702 miliardi di euro, in calo rispetto ai 4,012 miliardi di euro evidenziati l&#8217;esercizio precedente, ma superiore alle attese: il consensus degli analisti parlava di 1,3 miliardi circa. Il mercato è stato sorpreso positivamente non solo dai numeri ma anche dalla loro composizione. L&#8217;aumento del margine di intermediazione del 2,6% e a la contrazione dei costi operativi dell&#8217;8% parlano di una migliore sostenibilità dell&#8217;attività del gruppo. </p>
<p>E proprio grazie a questi dati il titolo Unicredit ha messo a segno nella seduta di mercoledì scorso un deciso rialzo che ha permesso il superamento della linea di tendenza ribassista tracciata dal massimo di ottobre a 2,66 euro e della media mobile a 100 sedute, entrambe resistenza in area 2,10/2,15. Il rimbalzo di Unicredit si è sviluppato a partire da una solida base, ovvero dai minimi di fine febbraio a 1,82 euro, area dove si colloca il 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi dello scorso marzo. Anche se è prematuro per affermarlo in modo certo il ribasso dal top di ottobre 2009, arrestatosi sul primo dei ritracciamenti di Fibonacci considerati significativo, potrebbe rappresentare quindi tutta la correzione della fase rialzista precedente. Questo significa che, a fronte di ulteriori conferme che verrebbero al di sopra dei 2,40 euro, il rialzo delle ultime settimane potrebbe anche dimostrarsi l&#8217;inizio di un trend duraturo, destinato a lasciarsi alle spalle i massimi del 2009 per proseguire nell&#8217;azione di correzione del ribasso dal picco del 2007. Oltre area 2,65 il titolo potrebbe ambire quindi al raggiungimento dei 3,60 euro, 50% di ritracciamento del ribasso subito dai massimi storici di tre anni orsono. Resistenze intermedie si collocano a 2,83 e 3,30 euro. La situazione si complicherebbe in caso di mancato superamento di area 2,40 e di ritorni al di sotto dei 2 euro. Il rischio in quel caso di un nuovo test di area 1,80/85 sarebbe elevato e se il supporto in questa occasione dovesse cedere Unicredit potrebbe scendere fino in area 1,60/65, 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo e base del gap rialzista del 14 luglio scorso, prima di essere in grado di tentare una reazione. </p>
<p>L&#8217;altro gigante del credito nostrano, Intesa Sanpaolo, non è stato certo a guardare, e galvanizzato dai buoni risultati di Unicredit si è lanciato al rialzo. Il titolo veniva già da un risultato importante, il completamento con la rottura di 2,74, top dell&#8217;11 febbraio, della figura a doppio minimo disegnata dai prezzi in area 2,50 a partire da inizio febbraio. In area 2,50 si trova il 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi del marzo 2009, quindi il fatto che il titolo sia rimbalzato con vigore proprio da quei livelli rende il quadro attuale compatibile con l&#8217;ipotesi di essere in presenza di una fase rialzista destinata a durare. Il 38,2% di ritracciamento, primo dei livelli di Fibonacci che contano, è infatti uno dei possibili target per una fase correttiva (il successivo il 50%) e non è infrequente che un trend riprenda dopo uno storno in quell&#8217;area. Salendo oltre area 2,90 il titolo si è lasciato alla spalle anche la media mobile a 100 giorni, un ulteriore segnale di forza. La rottura della resistenza di 3,21/3,22, area di massimi tra ottobre 2009 e gennaio 2010, confermerebbe le prospettive di rialzo dettate dalla presenza sul grafico di un bel testa spalle disegnato nel periodo tra lo scorso novembre e luglio. La figura è stata completata ad agosto e proietta un target in area 4,10 euro. Resistenze intermedie a 3,50 e 3,70 euro. Oltre 3,70 il titolo supererebbe anche il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di maggio 2007, inviando così un ulteriore segnale positivo che potrebbe collaborare a fare di area 4,10 solo un punto di arrivo intermedio di una fase rialzista ancora più estesa. La linea che delimita il testa spalle, quella definita dagli analisti &#8220;neckline&#8221;, transita attualmente in area 2,40 e rappresenta il supporto che non dovrà essere violato perchè il quadro prospettico possa rimanere improntato al rialzo. I primi segnali di debolezza verrebbero inviati invece già al di sotto di 2,70.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4374/banche-buone-le-prospettive-per-il-settore">Banche, buone le prospettive per il settore</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:29 di martedì 23 marzo 2010.</p>
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    <title>Il comparto della banche Usa tenta l&#039;inversione al rialzo, più incerte invece quelle europee</title>
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    <pubDate>Mon, 22 Mar 2010 12:32:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>AleOne</dc:creator>
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    <description>La crisi dei mercati finanziari avviatasi con i massimi di borsa dell&amp;#8217;ottobre 2007 era legata, come la maggior parte degli investitori ricorderà, alle difficoltà del settore finanziario e di[...]</description>
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<p>La crisi dei mercati finanziari avviatasi con i massimi di borsa dell&#8217;ottobre 2007 era legata, come la maggior parte degli investitori ricorderà, alle difficoltà del settore finanziario e di quello immobiliare. La discesa dei prezzi delle case ha infatti iniziato un effetto domino anche sul valore di prodotti finanziari contenenti i mutui utilizzati per comprarle con il risultato che i bilanci di banche ed assicurazioni di importanza primaria si sono trovati appesantiti da perdite gigantesche. Nel tentativo di uscire da questa situazione gli istituti di credito hanno avviato una stretta creditizia che ha a sua volta strangolato l&#8217;economia reale facendola cadere in recessione. Questa a grandi linee la storia di quella che è risultata essere per alcuni dei paesi maggiormente industrializzati la crisi peggiore dalla seconda guerra mondiale. Gli sforzi immensi fatti dai governi di tutto il mondo per interrompere la spirale negativa della recessione sembra aver ottenuto dei risultati tangibili. I due grandi malati, il comparto finanziario e quello immobiliare sembrano infatti in via di guarigione. Prova ne è l&#8217;andamento degli indici di borsa relativi a questi settori.</p>


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Negli Usa sia il DJ Financial sia l&#8217;S&#038;P Banking hanno fatto registrare nuovi massimi annuali portandosi al di sopra dei record di gennaio, segnalando l&#8217;intenzione di riprendere il trend rialzista in atto dai minimi del 2009. Ed un comportamento analogo lo ha avuto anche lo S&#038;P Homebuilder, portatosi al di sopra non solo dei massimi di gennaio ma anche di quelli dello scorso settembre. In particolare l&#8217;S&#038;P Banking, chiamato anche dagli operatori &#8220;Bank Index&#8221;, è un paniere il cui andamento è determinante per il trend generale della borsa. Il peso dei finanziari è infatti tale che difficilmente il mercato ne può ignorare le sorti. </p>
<p>Un certo grado di indipendenza ovviamente esiste, ma è sufficiente affiancare i grafici del settoriale delle banche e quello dell&#8217;S&#038;P500 per capire come le differenze siano principalmente di entità di movimento e non di direzione. In generale, osservando il grafico di forza relativa che mette in rapporto il settore con l&#8217;indice generale, è possibile affermare che nelle fasi di borsa calante il comparto banche tende a cedere terreno più velocemente rispetto alla media degli altri settori, mentre nelle fasi di borsa positive le banche sovraperformano il mercato. Può essere quindi confortante notare come proprio il grafico di forza relativa nel corso dell&#8217;ultimo bimestre abbia disegnato una tendenza rialzista, anche se ancora in embrione, che ne interrompe una sostanzialmente laterale in atto dalla scorsa estate. </p>
<p>Anche l&#8217;analisi delle medie mobili sembra compatibile con un quadro rialzista del settore banche: quella a 200 sedute funziona da supporto dallo scorso agosto (era superiore ai prezzi, quindi indicava un trend di medio termine al ribasso, dal giugno 2007) e nell&#8217;ultimo trimestre ha virato al rialzo, mentre quella a 100 giorni è stata messa alla prova in qualità di supporto sia a dicembre 2009 sia a febbraio, e dopo una lunga fase di test, tra il 4 ed il 16 febbraio la media a 100 giorni è stata infatti il baricentro dell&#8217;azione dei prezzi, ha fornito la base per una decisa puntata al rialzo. Grazie a questo ultimo spunto le quotazioni si sono lasciate poi alle spalle la forte resistenza dei 138/139 punti, dove si trovano assiepati molti massimi toccati tra ottobre 2009 e gennaio 2010. Tale resistenza acquista ancora maggiore importanza se si considera che coincide con il 25% di ritracciamento del ribasso dal top di inizio 2007. La rottura dei 140 punti sembra aprire quindi la strada al test del raggiungimento dell&#8217;ostacolo successivo nella scala dei ritracciamenti, il 50%, posto in area 188 punti. </p>
<p>In funzione dei legami tra settore e mercato è difficile immaginare una situazione dove il Bank Index passa da 140 a 180 punti senza che anche lo S&#038;P500 metta a segno un ulteriore rialzo. Del resto l&#8217;indice più rappresentativo della borsa Usa è già salito, superando quota 1125, al di sopra del 50% di ritracciamento del ribasso dal top di fine 2007, un segnale che sembra aprire la strada al raggiungimento di area 1230/35 almeno in tempi relativamente brevi. Uno sguardo ai grafici dei giganti Usa del settore del credito (JP Morgan Chase è al numero 7 nella classifica dei titoli più pesanti all&#8217;interno dell&#8217;S&#038;P500, Bank of America è al numero 9, wells Fargo al numero 10, Citigroup al numero 30) conferma l&#8217;ipotesi che il settore potrebbe tentare un balzo in avanti significativo. </p>
<p>Delle quattro maggiori istituzioni statunitensi, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo e JpMorgan Chase solo Citigroup sembra in affanno rispetto al comparto. Il titolo viaggia infatti ancora al di sotto dei massimi dello scorso agosto a 5,43 dollari, e fino a che questa resitenza non verrà superata il rimbalzo in atto dai minimi di febbraio a 3,11 dollari potrebbe rivelarsi anche un episodio correttivo. Quello che tuttavia è probabile, se la tendenza del settore sarà confermata al rialzo, è che Citigroup (Citigroup ha riportato nel quarto trimestre 2009 una perdita netta di 7,6 miliardi di dollari) sia solo in ritardo rispetto al recupero dei suoi competitor. </p>
<p>In Europa l&#8217;evoluzione del comparto bancario non è così incoraggiante come per quello Usa. Il settoriale Eurostoxx Bank viaggia infatti attualmente al di sotto sia della media mobile a 100 sia a quella a 200 sedute, entrambe in area 210, ancora lontano quindi dai massimi di gennaio toccati a 235,10 punti. Il rialzo messo a segno dai minimi di inizio febbraio a 177 dovrà quindi prima superare area 210 poi area 235 per poter dimostrare di essere in grado di estendere anche nel medio termine. La rottura dei massimi di gennaio porterebbe il settoriale anche al di sopra del 33% di ritracciamento del ribasso subito dai massimi del 2007, aprendo quindi la strada al test del livello di ritracciamento successivo, il 50%, posto in area 290. Lo studio della forza relativa risultante dal rapporto tra il settoriale e l&#8217;indice generale Eurostoxx conferma quanto già scoperto per il mercato Usa, ovvero che il comparto banche tende a sovraperformare l&#8217;indice generale nelle fasi di borsa positiva mentre accumula perdite maggiori durante le fasi di borsa calante. Il tentativo che sta mettendo attualmente a segno il grafico di forza relativa di volgere al rialzo dopo 6 mesi circa di tendenza calante deve essere quindi guardato con favore, tuttavia per il momento l&#8217;entità del rimbalzo visto dai minimi di febbraio è troppo modesta perchè si possa parlare di una nuova tendenza. </p>
<p>La differenza di comportamento tra i settoriali delle due diverse aree geografiche non deve stupire poi tanto, in quanto riflette quella evidenziata dai panieri generali. Lo S&#038;P500 ha dimostrata infatti negli ultimi 5 mesi circa una discreta capacità di sovraperformare l&#8217;Eurostoxx. Nonostante questa differenza in termini di risultati l&#8217;andamento delle due curve rimane molto simile, difficile quindi ipotizzare uno svincolarsi del paniere europeo rispetto a quello americano anche se le difficoltà di alcuni paesi dell&#8217;Unione dovessero rimanere irrisolte. E&#8217; invece probabile che gli indizi positivi raccolti per la borsa Usa finiscano per trainare anche quella europea. L&#8217;investitore che non volesse abbandonare l&#8217;euro come valuta di riferimento può quindi continuare a scommettere sui titoli del Vecchio Continente. Anzi, è possibile che in un secondo tempo, una volta che la tendenza rialzista si sarà nuovamente stabilizzata, i titoli europei tentino di recuperare lo svantaggio rispetto a quelli Usa. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4372/il-comparto-della-banche-usa-tenta-linversione-al-rialzo-piu-incerte-invece-quelle-europee">Il comparto della banche Usa tenta l'inversione al rialzo, più incerte invece quelle europee</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 14:32 di lunedì 22 marzo 2010.</p>
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