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  <title>Finanzablog.it</title>
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  <description>Finanza: trading, investimenti e news di finanza</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 15:50:37 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>Facebook mette sul piatto altri 85 milioni di azioni</title>
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    <pubDate>Wed, 16 May 2012 09:12:44 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>tecnologia</category><category>ipo</category><category>azioni facebook</category><category>facebook ipo</category><category>facebook quotazione</category>
    <description>Domani pomeriggio (ora di New York) sarà il grande giorno della Ipo per Facebook, che da venerdì sarà quotata sui mercati finanziari; ma ancora adesso arrivano novirà che aggiungono elementi[...]</description>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F5231%2Ffacebook-mette-sul-piatto-altri-85-milioni-di-azioni" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/facebookipo85.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="270" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Domani pomeriggio (ora di New York) sarà il grande giorno della Ipo per Facebook, che da venerdì sarà quotata sui mercati finanziari; ma ancora adesso arrivano novirà che aggiungono elementi all&#8217;evento dell&#8217;anno per le Borse mondiali e per gli investitori.</p>
<p>Secondo un&#8217;indiscrezione riportata da Cnbc, Facebook si prepara ad aggiungere <a href="http://www.forbes.com/sites/ericsavitz/2012/05/15/facebook-reportedly-to-boost-deal-by-85-million-shares/">altri 89 milioni di azioni</a> da mettere sul mercato al momento dell&#8217;Offerta pubblica iniziale: dai 337 milioni si arriverà a 422 milioni di azioni, che lascia immaginare un&#8217;altissima richiesta e la previsione di uno straordinario successo.</p>
<p>Non è chiaro però se sarà la società stessa a cedere questo ulteriore pacchetto di azioni o se saranno gli attuali soci a &#8220;fare cassa&#8221; e incamerare il premio per aver creduto in quello che è diventato il re dei social network. Attualmente i documenti depositati alla Sec indicano la vendita di 180 milioni di azioni da parte di Facebook e 157,4 milioni da parte degli attuali azionisti che si apprestono a vendere: proprio oggi, secondo Cnbc, la società aggiornerà i documenti presentati alle autorità di vigilanza.</p>


<p>Ovviamente se sarà la società a cedere un ulteriore pacchetto azionario, ciò significa che metterà in cassa una cifra attorno ai 3,2 miliardi di dollari rispetto al previsto. Dipenderà dal prezzo che verrà stabilito domani per la quotazione. Alla cifra di cui si discute adesso, fra i 34 e i 38 dollari per azioni, si parla di 16 miliardi di dollari in totale di raccolta, da suddividere fra la compagnia e gli azionisti che cederanno parte dei loro pacchetti.</p>
<p>Se Facebook venisse quotata a 38 dollari e la compagnia esercitasse la cessione ulteriore di circa 50 milioni di azioni - di cui già si parla nel prospetto - si tratterebbe di una dote ulteriore di 1,9 miliardi di dollari, in parte per la società in parte per gli azionisti. Un bottino di tutto rispetto.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5231/facebook-mette-sul-piatto-altri-85-milioni-di-azioni">Facebook mette sul piatto altri 85 milioni di azioni</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:12 di mercoledì 16 maggio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Facebook: il debutto in Borsa dovrebbe arrivare il 18 maggio</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5207/facebook-il-debutto-in-borsa-dovrebbe-arrivare-il-18-maggio</link>
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    <pubDate>Thu, 03 May 2012 08:35:19 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>media</category><category>tecnologia</category><category>ipo</category><category>facebook</category><category>ipo</category><category>wall street</category>
    <description>C&amp;#8217;è una data per l&amp;#8217;Ipo di Facebook: secondo il Wall Street Journal si tratta del 18 maggio, quando finalmente tutti gli investitori saranno liberi di butt&amp;#8230; pardon,[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/fbipomay.jpg" class="post" border="0" width="586" height="390" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>C&#8217;è una data per l&#8217;Ipo di Facebook: secondo il Wall Street Journal <a href="http://www.forbes.com/sites/tomiogeron/2012/05/01/facebook-sets-ipo-date-for-may-18-report/">si tratta del 18 maggio</a>, quando finalmente tutti gli investitori saranno liberi di butt&#8230; pardon, investire i propri soldi nell&#8217;azienda di Mark Zuckerberg.</p>
<p>Intanto, però, non spariscono le nuvole attorno alle reali prospettive di crescita della società e soprattutto all&#8217;appetibilità dei messaggi pubblicitari pubblicati sulle pagine personali degli utenti di Facebook e degli altri social network. Sempre secondo il Wall Street Journal, mentre da un lato gli inserzionisti sono esortati a utilizzare nuove forme di annunci pubblicitari, d&#8217;altra parte la loro libertà di azione è molto ridotta.</p>
<p>Secondo il quotidiano newyorchese, siti come Google e Yahoo offrono più opportunità di profilare gli utenti e permettono ritorni superiori in rapporto agli investimenti pubblicitari. Facebook, che non fa pagare gli utenti per utilizzare i suoi servizi, ha estremo bisogno della pubblicità per sopravvivere e per accrescere il fatturato; ma se questa pubblicità non dà sufficienti ritorni rischia di diminuire.</p>


<p>Il punto è <a href="http://www.foxbusiness.com/technology/2012/05/02/as-ipo-approaches-facebook-advertisers-investors-unsure-return-report/">quanto sarà valutata Facebook</a> al momento della quotazione: davverò arriverà ai 100 miliardi di dollari di cui si favoleggia? In quel caso, calcola il Wall Street Journal, siamo attorno a 33 volte il fatturato pubblicitario che dovrebbe essere attorno a 3 miliardi all&#8217;anno.</p>
<p>Nel trimestre chiuso a marzo, il fatturato derivante dalla pubblicità ha rappresentato oltre l&#8217;80% del fatturato del periodo, cresciuto sì del 45%, ma molto meno di quanto ottenuto l&#8217;anno scorso, quando le entrate raddoppiarono rispetto a dodici mesi prima. Facebook quindi sta rallentando e questo andamento, peraltro fisiologico in parte, sembra preoccupare gli analisti. C&#8217;è stato anche chi ha valutato la capitalizzazione giusta della società attorno ai 20 o 30 miliardi di dollari.</p>
<p>Ma Facebok è affamata di denaro fresco e comunque è probabile che l&#8217;arrivo in Borsa faccia scoppiare la febbre degli acquisti, forse persino a prezzi troppo alti.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5207/facebook-il-debutto-in-borsa-dovrebbe-arrivare-il-18-maggio">Facebook: il debutto in Borsa dovrebbe arrivare il 18 maggio</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:35 di giovedì 03 maggio 2012.</p>
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  </item>

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    <title>Tornano le Ipo: Blackstone e Bain collocano Michaels Stores</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5159/tornano-le-ipo-blackstone-e-bain-collocano-michaels-stores</link>
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    <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 10:35:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>ipo</category><category>ipo usa</category><category>private equity</category>
    <description>Torna l&amp;#8217;ora delle Ipo e questo potrebbe essere un segnale positivo per le Borse in genere e in particolare per i fondi di private equity che negli ultimi anni hanno sofferto molto il calo dei[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/michaelstoresipo.gif" class="post-h" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Torna l&#8217;ora delle Ipo e questo potrebbe essere un segnale positivo per le Borse in genere e in particolare per i fondi di private equity che negli ultimi anni hanno sofferto molto il calo dei corsi azionari. A quanto <a href="http://www.reuters.com/article/2012/03/26/us-michaels-store-idUSBRE82P11120120326">anticipa Reuters</a> Blackstone Group e Bain Capital hanno messo a punto un piano per quotare la catena americana di punti vendita per l&#8217;arte e il bricolage Michaels Stores Inc.</p>
<p>Quasi sei anni fa  pubblico, quasi sei anni fa i due investitori acquistarono il più grande retailer del settore in Nord America per più di 6 miliardi miliardi di dollari e ora sono pronti a farlo sbarcare in Borsa, con la consulenza di JPMorgan Chase &#038; Co e Goldman Sachs Group. A quanto pare un primo documento di registrazione dell&#8217;Ipo dovrebbe essere presentata nel mese di aprile.</p>
<p>Blackstone e Bain controllano congiuntamente il 93 per cento di Michaels Stores, mentre l&#8217;hedge fund Highfields Capital Management LP detiene il 6,2 per cento della società. Né i portavoce dei due gruppi di private equity né quelli di Michaels Stores hanno commentato le anticipazioni, ma ormai il cammino sembra segnato.</p>


<p> Michaels gestisce 1.066 negozi in 49 stati degli Stati Uniti e in Canada e nel 2011 ha registrato utili prima di interessi, imposte, ammortamenti di 661 milioni dollari; il debito totale ammontava a 3,5 miliardi al 28 gennaio 2012.</p>
<p>Questa Ipo dalle dimensioni significative potrebbe rivelarsi un test importante per le imprese di private equity che da un paio di anni stanno cercando senza successo di uscire da investimenti pagati a prezzi troppo alti rispetto alle quotazioni azionarie. Bain e Blackstone, infatti, avevano rilevato Michaels Stores nel 2006, vicino alla all&#8217;apice del boom per le acquisizioni, pagando un prezzo generoso che ora devono cercare di recuperare.</p>
<p>L&#8217;andamento dell&#8217;operazione potrà dare anche informazioni preziose sulle prospettive del settore vendite al dettaglio, dopo il collocamento del retailer di abbigliamento di lusso Michael Kors Holdings Ltd che ha raccolto 944 milioni dollari in una IPO nel mese di dicembre. In particolare Bain deve decidere se acquisire un altro rivenditore pronto a quotarsi, Toys R US, che aveva presentato i documenti per l&#8217;Ipo già nel maggio 2010.</p>
<p>Secondo le fonti, la commercializzazione dell&#8217;offerta sarà affidata a Barclays Capital e Deutsche Bank.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5159/tornano-le-ipo-blackstone-e-bain-collocano-michaels-stores">Tornano le Ipo: Blackstone e Bain collocano Michaels Stores</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:35 di mercoledì 28 marzo 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>L&#039;Ipo di Facebook un&#039;occasione per la California</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5105/lipo-di-facebook-unoccasione-per-la-california</link>
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    <pubDate>Thu, 01 Mar 2012 10:36:55 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>L&amp;#8217;Ipo di Facebook non sarà un affarone solo per Mark Zuckerberg, per gli azionisti che si sono già accaparrati i titoli della società prima della quotazione, per le banche finanziatrici e[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/zuckerbergipofacebookipocalifornia.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="270" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>L&#8217;Ipo di Facebook non sarà un affarone solo per Mark Zuckerberg, per gli azionisti che si sono già accaparrati i titoli della società prima della quotazione, per le banche finanziatrici e per i vari incubatori e angeli che hanno fornito i capitali iniziali. Anche lo stato della California - sede della Silicon Valley - <a href="http://www.forbes.com/sites/abrambrown/2012/02/28/calfornia-expects-to-get-2-5-billion-from-facebook-ipo/">farà il colpaccio</a>: 2,5 miliardi che incasserà dalle tasse nei prossimi anni.</p>
<p>Lo sbarco in Borsa del re dei social network, infatti, genererà una nuova piccola folla di milionari e miliardari, che in parte contribuiranno a riempire le casse della California, che è finita in default anche se in Europa non ce ne siamo accorti, perché gli Stati Uniti - a differenza dell&#8217;Ue - hanno un bilancio federale. In ogni caso i 2,5 miliardi dollari di entrate sono stati calcolati da un rapporto dell&#8217;ufficio di Analisi legislative dello stato: i dipendenti di Facebook e gli investitori, infatti, dovranno pagare l&#8217;imposta sulle plusvalenze sulle stock options che convertiranno.</p>
<p>Le nuove entrate tributarie arriveranno nell&#8217;arco di alcuni anni: la California si aspetta circa $ 500 milioni in questo anno fiscale e 1,5 miliardi il prossimo; il resto arriverà nel tempo. L&#8217;Ipo di Facebook, del valore di almeno 5 miliardi di dollari, è attesa da parecchi mesi e anche se non arriverà fino a 10 miliardi sarà comunque il debutto più ricco di una società americana di Internet da Google piazzò la sua offerta da 1,7 miliardi dollari nel 2004.</p>


<p>Il governatore della California, il democratico Jerry Brown, deve fronteggiare un buco da 9 miliardi dollari nel bilancio corrente e i soldi che entreranno grazie a Facebook non potranno che tornargli utili. Non è ancora ufficiale quando le azioni di Fc entreranno in contrattazione, ma ci vogliono ancora almeno tre o quattro mesi: intanto, però, molti si stanno già fregando le mani. </p>
<p>Alla California interessano molto i documenti che Facebook deve ancora presentare alla Seec, perché lì si leggerà che quote sono state offerte ai dipendenti e agli investitori e quando si concluderà il periodo di lock up. Per adesso comunque il rapporto consiglia di non impegnare le somme attese e di destinarle solo a coprire il buco, solo quando saranno accertate con sicurezza. In ogni caso, Facebook in Borsa farà sorridere molti.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5105/lipo-di-facebook-unoccasione-per-la-california">L'Ipo di Facebook un'occasione per la California</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:36 di giovedì 01 marzo 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Facebook: Ipo da 5 miliardi di dollari, ma non per tutti</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/5065/facebook-ipo-da-5-miliardi-di-dollari-ma-non-per-tutti</link>
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    <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:43:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>Un&amp;#8217;offerta pubblica di vendita da 5 miliardi di dollari, con il supporto delle più importanti banche d&amp;#8217;affari, da Morgan Stanley a J.P. Morgan e Goldman Sachs. Dopo tanta attese,[...]</description>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F5065%2Ffacebook-ipo-da-5-miliardi-di-dollari-ma-non-per-tutti" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Facebook%3A+Ipo+da+5+miliardi+di+dollari%2C+ma+non+per+tutti&url=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F5065%2Ffacebook-ipo-da-5-miliardi-di-dollari-ma-non-per-tutti" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/facebookzuckerberg_01.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="270" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Un&#8217;offerta pubblica di vendita da 5 miliardi di dollari, <a href="http://seekingalpha.com/article/334192-status-update-facebook-checks-in-at-sec-for-5b-ipo">con il supporto</a> delle più importanti banche d&#8217;affari, da Morgan Stanley a J.P. Morgan e Goldman Sachs. Dopo tanta attese, tanti annunci poi rimandati, alla fine Facebook <a href="http://www.sec.gov/Archives/edgar/data/1326801/000119312512034517/d287954ds1.htm#toc287954_2">ha presentato alla Sec un&#8217;istanza</a> per la quotazione in Borsa.</p>
<p>Dopo soli 8 anni di attività, il social network più famoso al mondo ha una base di 800 milioni di utenti attivi mensilmente: nel 2011 il fatturato ha raggiunto i 3,7 miliardi di dollari. La crescita futura, però, non potrà mantenere i ritmi registrati finora e la società stessa, nei documenti presentati alle autorità di controllo, ammette i propri punti di debolezza, come sottolinea <a href="http://techcrunch.com/2012/02/01/facebooks-risk-factors-mobile-gov-slowed-growth-google/">TechCrunch</a>.</p>
<p>Innanzitutto Facebook ha già quasi saturato i suoi mercati chiave nel mondo occidentale, in termini di utenti. E poiché finora la redditività della società è legata al numero di iscritti attivi, in futuro un rallentamento nella crescita dell&#8217;utenza potrà riflettersi anche sui risultati economici. Ma non basta: fra gli altri fattori di rischio ci sono la carenza di prodotti dedicati all&#8217;utenza via cellulare, la pressione dei concorrenti come Google+, Twitter e Microsoft, la censura dei governi e la normativa sulla privacy, la dipendenza da un solo cliente, Zynga, per il 12% dei ricavi.</p>


<p>
Innanzitutto la società ammette di non generare alcun flusso di cassa significativo dai prodotti via cellulare, il che a lungo andare potrebbe danneggiare i profitti se la clientela continuerà a passare sempre più tempo su Facebook via cellulare che dal computer fisso. Infatti il sito visibile su smartphone e le stesse app non contengono pubblicità o annunci di alcun tipo ed è complicato pensare a una forma di spot che non disturbino troppo gli utenti. Per di più Facebook non ha un proprio cellulare o sistema operativo, per cui deve sfruttare le possibilità che gli offroni sistemi esterni come iOs e Android.</p>
<p>C&#8217;è da aggiungere che Google e Apple controllano direttamente i sistemi di pagamento collegati alle app sui loro sistemi operativi, privando Facebook di una parte dei suoi possibili utili. I concorrenti, come Google Microsoft Twitter, hanno la possibilità di interferire nelle attività di Facebook, ma mentre Twitter può essere facilmente fronteggiato, Google ha una potenza di fuoco tale - grazie alle risorse economiche e alla liquidità disponibile, oltre che all&#8217;interoperabilità con i suoi altri prodotti come Gmail, Google search, eccetera - che Facebook è esposto a una vera concorrenza, anche a causa della possibilità da parte di Google di adattare gli annunci pubblicitari alla clientela.</p>
<p>Oltre a tutto questo Facebook deve fronteggiare in alcuni paese una forte censura governativa, come in Cina per esempio, mentre nei paesi occidentali e in particolare in Europa le sue attività sono limitate da una normativa sulla privacy molto avanzata, che tutela i diritti dei clienti.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/5065/facebook-ipo-da-5-miliardi-di-dollari-ma-non-per-tutti">Facebook: Ipo da 5 miliardi di dollari, ma non per tutti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:43 di venerdì 03 febbraio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>La carica delle Ipo nel 2012: Facebook e gli altri</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4997/la-carica-delle-ipo-nel-2012-facebook-e-i-sette-nani</link>
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    <pubDate>Tue, 03 Jan 2012 08:05:28 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>Il 2011 è stato un anno dalla doppia faccia per quanto riguarda i collocamenti in Borsa: i primi sei mesi sono stati all&amp;#8217;insegna dell&amp;#8217;entusiasmo e della fiducia con un aumento delle[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/ipo2011renaissance.png" class="post" border="0" width="586" height="228" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Il 2011 è stato un anno dalla doppia faccia per quanto riguarda i collocamenti in Borsa: i primi sei mesi sono stati all&#8217;insegna dell&#8217;entusiasmo e della fiducia con un aumento delle Ipo; poi però ci si sono messi il terremoto e lo tsunami in Giappone, la crisi del debito in Europa e l&#8217;abbassamento del rating degli Stati Uniti, così la seconda parte dell&#8217;anno - contrariamente al solito - è stata povera di nuovi debutti.</p>
<p>D&#8217;altro canto le società tecnologiche hanno riscoperto il brivido dell&#8217;Ipo e finalmente gli investitori sono tornati a puntare su Internet dopo essersi ripresi dallo scoppio della bolla tecnologica nel 2001. Sul Nasdaq sono arrivati titoli attesi e desiderati come LinkedIn, Groupon e Zynga; quindi i nomi di grande richiamo hanno risentito solo marginalmente del rallentamento.</p>
<p>Per quanto riguarda questo 2012 appena cominciato, quindi, le prospettive <a href="http://www.forbes.com/sites/steveschaefer/2011/12/27/the-ipo-class-of-2012-facebook-and-beyond/?feed=rss_tickers">sono incerte quasi per tutti</a>, salvo la tanto attesa Ipo di Facebook che dopo annunci, smentite, passi indietro e collocamenti azionari privati sembra pronto a sbarcare in Borsa entro la primavera.</p>


<p>In lista d&#8217;attesa ci sono più società di quante ce ne fossero all&#8217;inizio del 2011, ma in media i collocamenti sono di minore entità. Secondo <a href="http://www.renaissancecapital.com/ipohome/review/2011Review.aspx">il rapporto pubblicato da Renaissance Capital</a>, nel 2011 sono andate in porto globalmente 334 Ipo, con una raccolta di 134,5 miliardi di dollari; nel 2010 erano stati 479 per 234,4 miliardi, mentre il 2008 e il 2009 erano stati anni magrissimi.</p>
<p>Rimane il fatto che, rispetto agli anni del boom delle dot.com, la raccolta media rimane bassa e le società più piccole hanno più difficoltà a convincere gli investitori. I grandi nomi, invece, raccoglierebbero capitali in qualsiasi condizione di mercato. Quindi non ci saranno problemi per Facebook, mentre gli altri dovranno scegliere bene il momento del debutto.</p>
<p>In pista ci sono già nomo come AMC Entertainment, Party City, Kayak Software e ExactTarget, mentre altre società, come sostiene il rapporto di Renaissance,  sono ancora nell&#8217;ombra: tra queste Dropbox, Gilt Group, Workday, Spotify e Glam Media. Il nuovo anno ci dirà chi diventerà una &#8220;public company&#8221; e che accoglienza riceverà.</p>
<p>Grafica | <a href="http://www.renaissancecapital.com/index/index.aspx">Renaissance Capital</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4997/la-carica-delle-ipo-nel-2012-facebook-e-i-sette-nani">La carica delle Ipo nel 2012: Facebook e gli altri</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:05 di martedì 03 gennaio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>L&#039;informazione finanziaria sulle Ipo: non si parla di profitti?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4933/linformazione-finanziaria-sulle-ipo-non-si-parla-di-profitti</link>
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    <pubDate>Mon, 26 Dec 2011 09:09:54 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>titoli-esteri</category><category>ipo</category><category>groupon ipo</category><category>ipo</category><category>ipo giornali</category><category>ipo nasdaq media</category><category>ipo zynga</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/ipolinkedin.jpg" class="post" border="0" width="586" height="368" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Circa dieci anni fa avvenne con le prime società attive su Internet: portali, produttori di software, siti di informazione. Bastava avere a che fare con la Rete per finire sotto i riflettori e ricevere un trattamento da cinque stelle sui mezzi di informazione, compresi quelli finanziari. Le aziende che decidevano di sbarcare in Borsa e avevano nel nome un www o una &#8220;e&#8221; minuscola (abbreaviazione di electronic) si trovavano una strada spianata.</p>
<p>Come tutte le mode peggiori, ovviamente anche questa attecchi rapidamente anche da noi: e così Seat Pagine Gialle, all&#8217;epoca, acquisto Buffetti solo perché aveva un bellissimo sito internet (così racconta la pubblicistica) e fra i tecnologici - sul poco fortunato listino Numtel - fu un fiorire di ePlanet, eBiscom, e altri cloni di eBay.</p>
<p>Adesso sembra di essere tornati a quell&#8217;epoca, con la differenza che non si parla più di connessioni o portali o motori di ricerca, ma di social network: basta operare su Internet e attivare qualcosa di vagamente social (anche molto vagamente, come nel caso di Gorupon) per guadagnarsi titoli sui giornali, copertine di riviste e in genere buona stampa.</p>


<p>
Così - visti anche i risultati di alcune matricole del 2011 come Pandora, la stessa Groupon e Zynga - più di un osservatore comincia <a href="http://www.dailyfinance.com/2011/11/11/yelp-ipos-profit-enigma-is-the-site-making-money/">a chiedersi</a> se la copertura giornalistica della finanza, in particolare della Ipo, sia corretta o non risulti piuttosto distorta.</p>
<p>Nel presentare le società che si apprestano a sbarcare in Borsa, infatti, i giornali fanno a gare a sparare cifre sempre più alte quanto alla valutazione aziendale, indiscrezioni sulle posizioni di vertici e previsioni sul prezzo: in pochi però si preoccupano di leggere con attenzione i numeri, specie quelli di bilancio, e di analizzare con freddezza e distacco le prospettive e i punti di forza e di debolezza delle &#8220;matricole&#8221;. Profitti? Non pervenuti: in pochi ne parlano e quasi nessuno li valuta con precisione, escludendo i risultati frutto di operazioni straordinarie dall&#8217;andamento dell&#8217;attività principale.</p>
<p>L&#8217;entusiasmo, quindi, rischia di accecare sia gli investitori sia gli analisti e i commentatori; eppure proprio i giornali dovrebbero svolgere una funzione, insostituibile, di osservazione, analisi e presentazione neutra. Invece troppo spesso si lasciano trascinare dall&#8217;euforia generalizzata e finiscono per dare ai lettori ciò che questi ultimi cercano e non ciò di cui hanno bisogno.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4933/linformazione-finanziaria-sulle-ipo-non-si-parla-di-profitti">L'informazione finanziaria sulle Ipo: non si parla di profitti?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:09 di lunedì 26 dicembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Arriva il giorno dell&#039;Ipo per Zynga: pro e contro</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4987/arriva-il-giorno-dellipo-per-zynga-pro-e-contro</link>
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    <pubDate>Fri, 16 Dec 2011 10:39:52 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>Tanta attesa, tante previsioni e aspettative e finalmente, appena prima della fine dell&amp;#8217;anno, arriva la quotazione in Borsa di Zynga, che fa oggi il suo debutto sui listini di Borsa americani.[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/zyngacityville.jpg" class="post" border="0" width="586" height="360" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Tanta attesa, tante previsioni e aspettative e finalmente, appena prima della fine dell&#8217;anno, arriva la <a href="http://seekingalpha.com/article/313848-ipo-preview-zynga">quotazione in Borsa di Zynga</a>, che fa oggi il suo debutto sui listini di Borsa americani. </p>
<p>La società californiana che realizza videogiochi online si quota sul Nasdaq con una previsione di raccolta di circa 925 milioni di dollari, il controvalore di 100 milioni di azioni che saranno collocate a un prezzo compreso fra 8,50 e 10 dollari. In base a questa valutazione l&#8217;azienda vale 6,5 miliardi di dollari, quasi sette volte il fatturato dell&#8217;ultimo anno. Ma dopo i mesi di anticipazioni, dati presunti e bilanci reali, Zynga vale davvero l&#8217;investimento?</p>
<p>Se lo chiede oggi <a href=" http://seekingalpha.com/article/312763-zynga-ready-to-skyrocket-out-of-the-gate">SeekingAlpha</a>, che dedica a Zynga un&#8217;<a href=" http://seekingalpha.com/article/313904-7-reasons-to-ignore-the-zynga-ipo-hype">ampia trattazione</a>, da cui emergono conclusioni quanto meno caute sulle prospettive del titolo.</p>


<p>Innanzitutto va detto che il primo giorno di contrattazioni sarà, quasi sicuramente, all&#8217;insegna del boom. L&#8217;attesa è stata troppa, le aspettative sono altissime, negli ultimi mesi il titolo è stato &#8220;pompato&#8221; in ogni modo, e poi vanno considerati precedenti: anche LinkedIn e Groupon, altre due matricole tecnologiche molto attese quest&#8217;anno hanno fatto il boom nel giorno del debutto. Quindi, chi riesce a piazzare un&#8217;offerta di acquisto iniziale ha ottime opportunità di guadagno. Il dubbio riguarda quello che succederà dopo.</p>
<p>A questo proposito c&#8217;è chi solleva dubbi sui risultati futuri della società, mettendo in evidenza alcuni punti di debolezza. A favore di Zynga depone la rapida crescita delle entrate (da 19 milioni di dollari nel 2008 a 600 milioni nel 2010), il numero degli utenti e il fatto che, insolitamente per una matricola, sono già arrivati gli utili, in un tempo record; e gli attuali proprietari manterranno una partecipazione molto alta, circa il 30%. Ma le buone notizie finiscono qui.</p>
<p>Per quanto riguarda gli utili, il problema di Zynga è la fortissima dipendenza da Facebook: oltre il 90% delle entrate derivano dal rapporto di partnership con il colosso dei social network; il contratto è in scadenza nel giro di un paio di anni e un eventuale cambio delle condizioni garantite da Zuckerberg avrebbe un impatto notevole sui conti di Zynga.</p>
<p>La valutazione complessiva dell&#8217;azienda è molto generosa, più di tre volte il concorrente Electronic Arts secondo Bloomberg; il punto è che Ea vanta un catalogo di giochi di successo molto ricco, mentre per esempio Zynga per adesso può contare solo su pochi titoli. C&#8217;è poi da considerare il modello di business basato sul free-gaming: in genere gli utenti non pagano per giocare e Zynga fattura la vendita di servizi accessori. Solo una minoranza - meno del 3% - garantisce le entrate della società.</p>
<p>Da un lato ci sono prospettive di crescita, dall&#8217;altro evidentemente numeri così esigui dimostrano che qualcosa va messo a punto anche a livello di organizzazione. In definitiva, chi riesce a conquistare le azioni al collocamento ha l&#8217;opportunità di realizzare quasi subito. Chi è comunque interessato al titolo può aspettare qualche giorno, vedere sgonfiarsi i primi fuochi d&#8217;artificio e puntare poi a un risultato di medio periodo. In attesa della madre di tutte le Ipo, quella di Facebook.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4987/arriva-il-giorno-dellipo-per-zynga-pro-e-contro">Arriva il giorno dell'Ipo per Zynga: pro e contro</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 12:39 di venerdì 16 dicembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Se l&#039;Ipo di Facebook vendesse troppi sogni agli investitori?</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4949/se-lipo-di-facebook-vendesse-troppi-sogni-agli-investitori</link>
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    <pubDate>Wed, 30 Nov 2011 09:31:28 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>tecnologia</category><category>ipo</category><category>bolla tech</category><category>facebook 100 miliardi</category><category>facebook ipo</category><category>facebook nasdaq</category><category>groupon ipo</category><category>ipo zynga</category>
    <description>La madre di tutte le Ipo, una quotazione che valuti la società 100 miliardi di dollari e metta subito sul mercato una quota da 10 miliardi. Ieri i siti Internet, giornali e blog, si sono lanciati sulle[...]</description>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F4949%2Fse-lipo-di-facebook-vendesse-troppi-sogni-agli-investitori" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
      <a href="https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=it&url=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F4949%2Fse-lipo-di-facebook-vendesse-troppi-sogni-agli-investitori" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/plusone.gif" width=32 height=20 alt="+1" /></a>
      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Se+l%27Ipo+di+Facebook+vendesse+troppi+sogni+agli+investitori%3F&url=http%3A%2F%2Fwww.finanzablog.it%2Fpost%2F4949%2Fse-lipo-di-facebook-vendesse-troppi-sogni-agli-investitori" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/zuckerbergfacebookipo.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="289" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>La madre di tutte le Ipo, <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/29/news/facebook_borsa-25776686/">una quotazione</a> che valuti la società 100 miliardi di dollari e metta subito sul mercato una quota da 10 miliardi. Ieri i siti Internet, giornali e blog, si sono lanciati sulle prospettive di sbarco in Borsa per Facebook, sull&#8217;onda di <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203935604577066773790883672.html?mod=WSJ_hp_LEFTTopStories">un articolo</a> di indiscrezioni pubblicato dal Wall Stree Journal, che sciorina numeri e lancia un succoso amo a tutti quelli che sono a caccia dell&#8217;affare del decennio.</p>
<p>Ma non sarà che la notizia, come un sufflé esagerato, si sta gonfiando troppo e che la bolla sia davvero pronta per scoppiare in mano a chi si lancerà sull&#8217;Ipo e, soprattutto, sul titolo nei primi giorni di quotazione? Se lo è <a href="http://www.forbes.com/sites/ericjackson/2011/11/23/what-if-facebooks-ipo-dreams-are-built-on-as-much-hype-as-groupons/">chiesto anche Forbes</a>, che nei giorni scorsi aveva sollevato alcuni interrogativi sulla società fondata da Mrk Zuckerberg e assurta ormai a simbolo di Internet 2.0 e futura gallina dalle uova d&#8217;oro del Nasdaq.</p>
<p>Fondata nel 2004, Facebook ha raggiunto 800 milioni di utenti in tutto il mondo, con 500 milioni che ogni giorno si collegano al sito e ormai, entro aprile 2012, dovrà rendere pubblici i propri bilanci secondo le regole della Sec, dal momento che ha superato i 500 azionisti, pur non essendo ancora sbarcata in Borsa.</p>


<p>
Questo obbligo lascia immaginare che i vertici aziendali, in primis il fondatore Zuckerberg, possano decidere direttamente per la quotazione, che il Wall Street Journal, citando la solita &#8220;persona vicina al dossier&#8221;, colloca tra aprile e giugno 2012. Anche perché se poi i bilanci fossero deludenti potrebbero far scendere la febbre da Ipo e smontare l&#8217;entusiasmo dei corifei della new tech generations, quella che comprende LikedIn e Groupon, Zynga e Facebook, che sono entrate o stanno per entrare in Borsa.</p>
<p>Se veramente fosse quotata collocando un controvalore da 10 miliardi sul mercato, quella di Facebook sarebbe l&#8217;Ipo più costosa per una società tecnologica - più di cinque volte Google - e una delle più grandi di tutti i tempi. Secondo Dealogic sono 13 Ipo hanno superato un valore di 10 miliardi di dollari e, negli Stati Uniti, se ne sono contate solo tre: Visa Inc. da $19,7 miliardi nel 2008; General Motors Co. a $18,1 miliardi nel 2010; a AT&#038;T Wireless Services Inc. a $10,6 miliardi nel 2000.</p>
<p>Il collocamento più ricca mai eseguito in tutto il mondo, è stato quello di Industrial &#038; Commercial Bank of China, che nel 2006 mise sul mercato $21,9 miliardi di dollari di azioni e concluse il primo giorno di contrattazioni a un valore complessivo di $148 miliardi.</p>
<p>Ma Facebook sarà in grado di mantenere le promesse e non deludere le altissime aspettative che si stanno creando? Come scrive Forbes, la capitalizzazione di Google è circa 185 miliardi di dollari, da confrontare ai 100 miliardi teorici di Facebook, di cui ancora non conosciamo i numeri. Alcuni analisti valutano che il fatturato di Facebook raggiungerà i $4,27 miliardi quest&#8217;anno e dovrebbe raggiungere i 5,78 miliardi nel 2012. Quanto a Google, nel 2010 ha registrato un fatturato da 36 miliardi di dollari!</p>
<p>Ciò significa che Facebook sarebbe valutata, al momento del collocamento, 23 volte rispetto al fatturato, mentre Google vale solo 5 volte tanto. È una valutazione equa? Chi dice di sì spiega che Google ormai è una società matura e non ha grandi prospettive di crescita, almeno non di una crescita impetuosa, mentre Facebook deve ancora raggiungere l&#8217;apice e deve essere valutata in base alle potenzialità, non ai freddi numeri.</p>
<p>Chi dice di no, invece, sottolinea che Facebook ha sì moltissimi utenti, ma non è ancora chiaro come e se riuscirà a fare soldi con questi utenti. Secondo le banche che preparano la quotazione, la chiave saranno gli annunci pubblicitari profilati, cioè particolareggiati fino al dettaglio: per dire, la casalinga che vive in Sicilia e ha tre figli o l&#8217;architetto gay di Milano con una casa di più di 100 mq e le vacanze sempre al mare.</p>
<p>Ma c&#8217;è davvero qualcuno capace di pagare così tanto per fare pubblicità? e soprattutto disposto a farlo? Oppure i veri grandi investitori in pubblicità sono quelli che puntano sui grandi numeri e sul mercato di massa, come i film di cassetta o la telefonia mobile che si rivolge indifferentemente al manager o all&#8217;adolescente? Ognuno si può dare una risposta.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4949/se-lipo-di-facebook-vendesse-troppi-sogni-agli-investitori">Se l'Ipo di Facebook vendesse troppi sogni agli investitori?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:31 di mercoledì 30 novembre 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Lavoro troppo duro: a rischio i talenti di Zynga</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4955/lavoro-troppo-duro-a-rischio-i-talenti-di-zynga</link>
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    <pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:25:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>Aria di rivolta in casa Zynga. La società - che vanta uno dei tassi di crescita più elevati per una start-up - non è ancora sbarcata sul listino di Borsa e già deve fronteggiare un sommovimento[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/markpincusceozynga.jpg" class="post" border="0" width="586" height="329" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Aria di rivolta in casa Zynga. La società - che vanta uno dei tassi di crescita più elevati per una start-up - non è ancora sbarcata sul listino di Borsa e già deve fronteggiare un sommovimento interno che potrebbe anche minacciare i risultati futuri. A quanto pare numerosi dipendenti hanno scritto al fondatore e massimo dirigente di Zynga, Mark Pincus, <a href="http://dealbook.nytimes.com/2011/11/27/zyngas-tough-culture-risks-a-talent-drain/">per lamentarsi</a> sull&#8217;orario di lavoro troppo lungo e lo stress legato alle scadenze.</p>
<p>A quanto pare lo stesso Pincus ha letto alcune delle lamentele più dure in una riunione con il suo staff e ha chiesto ai dirigenti di risolvere i problemi, ma il punto è che, probabilmente, il difetto viene dal vertice e la società, se non cambia almeno in parte la sua politica, potrebbe pagare un prezzo troppo alto: l&#8217;addio dei dipendenti migliori che aspettano solo la quotazione e un discreto capital gain per disfarsi delle proprie stock option e dare addio al lavoro.</p>
<p>In questo modo Pincus subirebbe un doppio danno: da un lato rischierebbe un contraccolpo serio sulle future quotazioni, dall&#8217;altro perderebbe sviluppatori, tecnici e informatici che hanno contribuito a fare di Zynga un successo grazie ai videogiochi distribuiti online negli ultimi anni.</p>


<p>L&#8217;etica del lavoro - compresi i super turni per tutti - imposta da Pincus ha sicuramente contribuito a portare Zynga ai risultati che può vantare adesso, anche attraverso una sorta di competizione interna spinta: le diverse &#8220;federazioni&#8221; interne corrispondono ai vari progetti da sviluppare e portare al successo. Chi ottiene buoni risultati viene premato con vacanze più lunghe, denaro, viaggi e soggiorni in hotel; chi non raggiunge gli obiettivi viene spostato o licenziato. Dopo la fase di start-up, però, questa costruzione rischia di essere un ostacolo allo sviluppo della società.</p>
<p>Persino sul piano della crescita per linee esterne questa politica di Pincus sembra che abbia avuto conseguenze negative. Secondo diverse voci che circolano sui mercati Zynga ha perso l&#8217;occasione di acquisire la concorrente PopCap, che realizza videogiochi per i cellulari. Zynga aveva offerto 950 milioni di dollari in contanti, ma a quanto pare i fondatori della &#8220;preda&#8221; hanno tenuto in considerazione la fama di pressione e duro ambiente di lavoro che circonda Pincus, così hanno preferito accettare l&#8217;offerta di Electronic Arts: 750 milioni in contanti, più azioni e la possibilità di ottenere altri 550 milioni se vengono raggiunti alcuni precisi risultati.</p>
<p>Questo, però, non sarebbe l&#8217;unico affare andato in fumo per lo stesso motivo: anche un&#8217;altra start-up, Rovio, produttore del gioco Angry Birds, ha rinunciato alle trattative su un accordo da 2,25 miliardi di dollari in contanti e azioni, sempre a causa delle prospettive lavorative non esaltanti.</p>
<p>Se consideriamo che il settore dei videogiochi è sempre stato molto riluttante ad accettare ritmi di lavoro imposti dall&#8217;esterno e un controllo eccessivo da parte dei manager - sono state presentate class action dai parte dei creativi sia contro Electronic Arts sia contro Activision Blizzard - non sorprenderà scoprire che i &#8220;cacciatori di teste&#8221; sono già stati squinzagliati dai concorrenti di Zynga per accaparrarsi alcune tra le migliori menti creative stanche di sottostare a ritmi di lavoro e richieste troppo pressanti.</p>
<p>Eppure Zynga, che è in dirittura d&#8217;arrivo per la quotazione, è una delle poche start-up che si presentano al momento della quotazione con i conti già in utile, a soli quattro anni dalla sua fondazione. Nei primi nove mesi del 2011 il fatturato ha raggiunto 828.9 milioni di dollari, più del doppio rispetto a un anno fa: dall&#8217;inizio del 2010 gli utili hanno raggiunto i 121 milioni.</p>
<p>Ma riuscire a mettere insieme conti in ordine e creatività vivace non è semplice: su questo si giocherà il futuro di Zynga e la capacità di mantenere ritmi di crescita simili a quelli visti finora.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4955/lavoro-troppo-duro-a-rischio-i-talenti-di-zynga">Lavoro troppo duro: a rischio i talenti di Zynga</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 11:25 di lunedì 28 novembre 2011.</p>
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  <item>
    <title>Angie&#039;s List, Groupon e Yelp sono parte di una nuova &quot;bolla&quot; hi-tech?</title>
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    <pubDate>Fri, 18 Nov 2011 07:19:23 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <category>tecnologia</category><category>titoli-esteri</category><category>ipo</category><category>angie's lst</category><category>bolla tecnologica</category><category>facebook</category><category>ipo nasdaq 2011</category><category>yelp</category>
    <description>Attenzione attenzione, pericolo bolle in esplosione! Sui listini di Borsa americani è appena sbarcato, come vi avevamo anticipato, un nuovo titolo legato ai servizi via Internet,[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/techbubble.jpg" class="post" border="0" width="586" height="340" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Attenzione attenzione, pericolo bolle in esplosione! Sui listini di Borsa americani è appena sbarcato, come vi avevamo anticipato, un nuovo titolo legato ai servizi via Internet, quell&#8217;Angie&#8217;s List che esiste dal 1996 e che è riuscita a concludere il collocamento azionario al livello più alto della forchetta prevista: <a href="http://seekingalpha.com/article/308658-angie-s-list-ipo-gets-off-to-strong-start">13 dollari per azione</a> che hanno significato una raccolta di 114 milioni di dollari attraverso l&#8217;Ipo.</p>
<p>Al primo giorno di contrattazioni il titolo ha aperto già a 18 dollari, il che significa un guadagno del 40 per cento per la società, che viene così valutata complessivamente 900 milioni di dollari. Eppure da quando esiste Angie&#8217;s ha registato tassi di crescita piuttosto bassi in confronto ad altre start-up e ancor più deludenti rispetto ai titoli del settore tecnologico. In particolare l&#8217;azienda non ha ancora generato utili e, sebbene abbia un discreto flusso di cassa, le spese di marketing e promozione sono quasi altrettanto alte del fatturato.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo punto accomuna Angie&#8217;s a un altro debuttante dei listini finanziari americani, quel Groupon che da pochi settimane è quotato al Nasdaq e che ha fatto sollevare più di un dubbio sulla sostenibilità del suo piano industriale e soprattutto sulla redditività a lungo termine. Per di più su Groupon ci sono anche dubbi se possa essere considerato davvero un titolo tecnologico. Non sarà che ci troviamo di fronte a una nuova bolla finanziaria, simile a quella che ubriacò i mercati alla fine degli anni Novanta del Novecento per poi esplodere e travolgere - soprattutto - moltissimi piccoli investitori poco avvertiti?</p>


<p>Il rischio in effetti esiste e non passa giorno che qualche osservatore o guru dei mercati non si eserciti nella previsione di esplosioni più o meno violente e traumatiche che minacciano di dare una severa lezione a chi investe i proprio soldi un po&#8217; troppo allegramente.</p>
<p>Il punto è che negli anni Novanta, comunque, l&#8217;economia era in espansione e la crescita dava anche più possibilità di investire e faceva circolare più denaro. In questo momento gran parte della liquidità deriva dalla massa di capitali messi in circolazione a costo zero dalla Federal Reserve con la sua politica di sostegno all&#8217;economia e iniezione di nuova liquidità.</p>
<p>In ogni caso, a parte le analisi sull&#8217;economia globale, è il caso di guardare più da vicino questa possibile &#8220;bolla&#8221; che potrebbe scoppiarci fra le mani. Sull&#8217;onda di LinkedIn, Pandora, Groupon e Angie&#8217;s <a href="http://www.forbes.com/sites/tomiogeron/2011/11/17/yelp-files-for-100-million-ipo/">ha appena presentato</a> una richiesta di quotazione al Nasdaq anche Yelp, una società che offre un servizio molto simile a quello proposto da Angie&#8217;s List: recensioni e valutazioni di esercizi commerciali, a livello locale, non solo ristornati, ma anche negozi di abbigliamento e beni in genere, servizi per la casa, saloni di bellezza e centri sportivi.</p>
<p>La società punta a raccogliere almeno 100 milioni attraverso il collocamento, ma anche stavolta i conti non sembrano davvero brillanti: nei primi nove mesi del 2011 il fatturato ha raggiunto il 58,4 milioni, con una crescita dell&#8217;80% rispetto all&#8217;anno precedente, ma il risultato è stato una perdita netta di 7,6 milioni di dollari contro gli 8,5 dello stesso periodo nel 2010.</p>
<p>Gli utenti unici sono aumentati notevolmente, ma la sottoscrizione è ancora gratuita, il che apre più di un interrogativo sulle prospettive future di fatturato dell&#8217;azienda. Sotto questo aspetto la situazione di Angie&#8217;s List è diversa, dal momento che la società appena quotata <a href="http://seekingalpha.com/article/308710-is-angie-s-list-part-of-the-new-tech-bubble">prevede un&#8217;iscrizione a pagamento</a> e circa un milione e mezzo di clienti sta già pagando i servizi messi a disposizione.</p>
<p>Il numero dei clienti non è altissimo, ma la differenza non è da poco: Angie&#8217;s ha dimostrato che esiste una quota di utenti disposti a pagare per far parte di una community e scambiare informazioni, mentre moltissime altre società online che si sono quotate - come Pandora e LinkedIn - o stanno per farlo - come Yelp e Zynga - prevedono una sottoscrizione gratuita ed eventualmente una quota come utente premium. Le prospettive di crescita per questi titoli sono legati alla capacità di convincere sempre più utenti a passare alla versione a pagamento.</p>
<p>I prossimi titoli tecnologici che si presenteranno sui listini sono Zynga e, nel 2012 ormai, Facebook. Gli investitori dovrebbero stare attenti e badare a valutare le reali prospettive delle società senza lasciarsi fuorviare dalla notorietà di un marchio o di un servizio ormai familiare e di successo. I bilanci sono davvero un&#8217;altra cosa.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4937/angies-list-groupon-e-yelp-sono-parte-di-una-nuova-bolla-hi-tech">Angie's List, Groupon e Yelp sono parte di una nuova "bolla" hi-tech?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 09:19 di venerdì 18 novembre 2011.</p>
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    <title>A tutta Ipo: 9 nuovi titoli Usa, da Angie&#039;s List a Delphi</title>
    <link>http://www.finanzablog.it/post/4927/a-tutta-ipo-9-nuovi-titoli-usa-da-angies-list-a-delphi</link>
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    <pubDate>Tue, 15 Nov 2011 08:15:01 GMT</pubDate>
    <dc:creator>alessandro condina</dc:creator>
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    <description>L&amp;#8217;esperienza di Groupon - che non sta esaltando gli investitori, ma per adesso almeno si mantiene sopra il livello del collocamento - ha restituito un po&amp;#8217; di fiducia nei nuovi[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/finanzablog/angieslist.JPG" class="post" border="0" width="586" height="203" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>L&#8217;esperienza di Groupon - che non sta esaltando gli investitori, ma per adesso almeno si mantiene sopra il livello del collocamento - ha restituito un po&#8217; di fiducia nei nuovi collocamenti azionari e la fila per debuttare in Borsa è tornata a ingrossarsi. Nel corso di questa settimana sono ben 9 le società che si quoteranno sui listini azionari e cominceranno a essere scambiate. Non si vedevano sette giorni così ricchi dalla fine del 2010.</p>
<p>In testa <a href="http://online.wsj.com/article/SB20001424052970204190504577035794294563410.html?ru=yahoo?mod=yahoo_itp">alle nuove Ipo</a> c&#8217;è il debutto di Angie&#8217;s List, un&#8217;azienda che esiste già da diversi anni e offre un servizio molte apprezzato dagli utenti Internet: una valutazione di rivenditori locali che vendono prodotti e servizi. Dalla quotazione sul Nasdaq la società progetta di ricavare circa 106 milioni di dollari da reinvestire in marketing e nello sviluppo di nuovi mercati.</p>
<p>Angie&#8217;s List, infatti, pur essendo stata fondata nel 1995, non fa profitti e punta a rafforzare la sua posizione sul mercato, anche se per adesso deve riuscire a convincere un numero maggiore di utenti a pagare per avere un servizio &#8220;premium&#8221;. L&#8217;ennesima società che &#8220;approfitta&#8221; della sua notorietà online per sbarcare in Borsa fra i titoli tecnologici e spuntare un buon prezzo.</p>


<p>La controversia è tale che alcuni osservatori sostengono che Angie <a href="http://seekingalpha.com/article/307514-why-angie-s-shouldn-t-be-listing-an-ipo">non si sarebbe dovuta quotare</a> e che i listini stanno accettando anche candidati improbabili pur di offrire maggiori opportunità di investimento a chi è in cerca di nuovi titoli tecnologici.</p>
<p>In ogni caso Angie&#8217;s List non è l&#8217;unica società pronta a essere scambiata sul mercato. Sulla rampa di lancio ci sono anche altri candidati che appartengono sia al settore della produzione manifatturiera sia a mercati di servizi come quelli legati alle produzioni cinematografiche di Hollywood.</p>
<p>Al primo gruppo appartiene di certo Delphi Automotive, il produttore di componentistica per autoveicoli che faceva parte della galassia General Motors e che dopo la crisi del 2009 si è spostato sulla fornitura di pezzi a basso costo per i mercati emergenti: in fase di conclusione un&#8217;Ipo sul Nyse.</p>
<p>Arriva invece sul Nasdaq il rivenditore di letti e materassi Mattress Firm Holding Corp, tornato a generare profitti nel 2010. Tra i finanziati arriva sul mercato il gestore Manning &#038; Napier Inc., mentre i biofarmaceutici conteranno su Clovis Oncology Inc., che sta sviluppando terapie per la cura del cancro, ma per adesso non ha neppure un prodotto approvato dalle agenzie del farmaco, non ha incassi e conta solo perdite crescenti. Se non è una scommessa questa!</p>
<p>Nel settore enterteinment in arrivo InvenSense Inc., che realizza tecnologia legata alle immagini digitali, e Digital Domain Media Group Inc., che crea effetti speciali digitali per Hollywood. Ce n&#8217;è per tutti i gusti.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.finanzablog.it/post/4927/a-tutta-ipo-9-nuovi-titoli-usa-da-angies-list-a-delphi">A tutta Ipo: 9 nuovi titoli Usa, da Angie's List a Delphi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.finanzablog.it">Finanzablog.it</a> alle 10:15 di martedì 15 novembre 2011.</p>
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