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Le debuttanti - IPO

Prada: boom degli utili in vista dello sbarco in Borsa

pubblicato da alessandro condina in: Le debuttanti - IPO Luxury

Lo sbarco in Borsa è stato già annunciato per il 2011: non a Milano, bensì a Hong Kong, visto anche l’appeal del gruppo sui mercati dell’Estremo Oriente. In vista del collocamento azionario, Prada - che troppe volte ha già rinviato il debutto sui listini finanziari, prima a causa dell’11 settembre, poi per la crisi finanziaria - presenta un bilancio 2010 scoppiettante, che dovrebbe far ben sperare sulle opportunità future dell’azienda milanese che con Miuccia e il marito Patrizio Bertelli è diventata in pochi anni uno dei principali marchi mondiali del lusso.

Il 2010 si è chiuso con un utile netto di 250 milioni e 800mila euro, contro i 100 milioni del 2009: una crescita del 150,4%; il fatturato inoltre ha superato i 2 miliardi di euro (2.046,7 milioni), in crescita del 31,1% rispetto all’anno precedente (+24,2% a cambi costanti), l’Ebitda ha raggiunto 535,9 milioni (+84,7%), con un’incidenza del 26,2% sui ricavi, e l’Ebit 418,4 milioni (+123,7%), pari al 20,4% dei ricavi.

Grazie ai flussi di cassa (367,7 milioni di euro), l’indebitamento finanziario netto del gruppo è sceso da 485,3 a 408,6 milioni ed è stato finanziato il piano di investimenti per rafforzare la rete di negozi diretti, che oggi conta 326 punti vendita. Proprio la vendita diretta ha contribuito per oltre il 70% al risultato complessivo, grazie a ricavi in crescita del 44%; bene anche la vendita nei negozi non di proprietà, con un +9,4% per il canale wholesale, cioè la vendita all’ingrosso.

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Enel Green Power punta sul vento, ma al momento i pilastri sono idroelettrico e geotermia

pubblicato da Ferry Boat in: Le debuttanti - IPO Enel Azioni Italia Energy

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Venerdì in visita all’impianto catanese di 3Sun, il costruttore di pannelli fotovoltaici appena fondato da Enel Green Power, Stmicroelectronics e Sharp e in attesa delle ultime autorizzazioni, il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia ha auspicato l’Italia diventi leader nell’impiantistica di questo tipo. Sarebbe davvero un successo se così fosse, il ritardo dell’Italia nelle fonti rinnovabili è infatti uno dei fenomeni più contestati da diversi esperti del settore.

Fioccano gli esempi dell’enorme numero di impianti realizzati in Germania o in Giappone in condizioni climaticamente meno favorevoli. Grandi costruttori di pannelli fotovoltaici cinesi invadono i mercati europei e noi che pure siamo in grado di realizzare una centrale all’avanguardia come l’Archimede di Priolo non teniamo neanche lontanamente il passo con questi concorrenti. La svolta per il momento resta ancora tutta nelle attese ed è in buona parte affidata alla quotazione di Enel Green Power.

Sarebbe però sbagliato tralasciare che il motivo primo di questa quotazione è quello del rientro di Enel dal debito contratto per l’acquisizione di Endesa. Intesa Sanpaolo, Credit Suisse, Goldman Sachs, Mediobanca e Barclays sono tutte Joint Global Coordinator e Joint Bookrunner nell’ambito dell’Offerta Istituzionale e hanno sottoscritto (come giustamente evidenziato nel prospetto di quotazione di EGP) lo scorso 19 aprile una linea di credito rotativa quinquennale da 10 miliardi di euro. Queste banche hanno finanziato, con Unicredit (anch’essa Joint Bookrunner nell’ambito dell’Offerta Istituzionale), le conquiste di Enel con i Credit Agreement del 2007 e del 2009 e ora partecipano con un ruolo importante al collocamento dei titoli di Enel Green Power i cui proventi serviranno a coprire le esposizioni di Enel nei loro confronti.

D’altra parte Enel manterrà il controllo del 67,5% del gruppo anche in caso di integrale esercizio della Greenshoe e dunque continuerà ad avere oneri e onori condivisi con il suo campione dell’energia rinnovabile. Né al riguardo va dimenticato che la capogruppo continuerà a svolgere per Enel Green Power i servizi di gestione accentrata della tesoreria, i servizi di pagamento, dei crediti di firma, nonché del rischio di cambio e tassi d’interesse. Se un giorno Enel dovesse perdere il controllo di Green Power il gruppo potrebbe chiedere il rimborso anticipato dei crediti forniti all’attuale controllata.

Tutto questo non impedisce di analizzare i risultati del gruppo Enel Power per come essi sono ampiamente descritti e spiegati nel prospetto di quotazione da più di seicento pagine pubblicato a ridosso dell’avvio dell’offerta. Nel primo semestre del 2010 la società guidata da Fulvio Conti ha accresciuto del 10,5% il proprio fatturato portandolo a quota 1,03 miliardi di euro. Il conto economico ha però molto risentito del consolidamento di Ecyr e delle variazioni di perimetro. L’ebitda della società a perimetro costante avrebbe mostrato infatti un calo del 4,1% (circa 27 milioni da sottrarre ai 651 milioni registrati a perimetro variabile alla fine del primo semestre 2010) sul semestre del 2009 senza questa nuova società consolidata. D’altra parte questa stessa operazione ha comportato maggiori ammortamenti a valle del conto economico e ha costituito il grosso dei 35 milioni di euro che hanno ridotto a 415 milioni l’ebit di Enel Green Power. Insomma le grandi manovre in vista della quotazione hanno smosso un po’ tutto quanto.

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Intesa: ancora incerto il futuro di Fideuram

pubblicato da Ferry Boat in: Le debuttanti - IPO Banche Azioni Italia Intesa Sanpaolo

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I destini di Fideuram, ala del risparmio gestito di Intesa Sanpaolo, rimangono incerti. Le ultime indiscrezioni in merito a trattative con Old Mutual per Fideuram Vita non hanno infatti trovato finora alcuna conferma ufficiale, né pare ancora chiaro se il progetto di quotazione sia definitivamente tramontato. I dettagli pubblicati dai giornali che parlano di un’offerta sull’80,1% di Fideuram vita da parte del colosso finanziario sudafricano Old Mutual lasciano però ipotizzare che qualcosa stia succedendo.

Le turbolenze sui mercati azionari si sono però messe di traverso al progetto di quotazione e i prezzi sul mercato non spingono certo ad affari particolarmente vantaggiosi. Incerto anche il processo di valorizzazione del gruppo che potrebbe cedere in tutto o in parte (come le ultime indiscrezioni sull’offerta di Old Mutual lasciano intendere) la rete di distribuzione di prodotti finanziari controllata da Intesa.

Pochi giorni fa intanto il gruppo sudafricano Old Mutual ha annunciato la decisione di Tom Turpin, che aveva guidato per due anni con buoni risultati l’asset management della società, di lasciare la compagnia. Una riorganizzazione della governance potrebbe di certo impattare anche sui piani italiani del gruppo che già opera nel Bel Paese con la svedese Skandia, rilevata nel 2006 e che intrattiene dei rapporti di partnership con diversi attori finanziari italiani tra i quali la stessa Fideuram.

Gli asset di quest’ultima interessati dai rumor, ossia Fideuram Vita, sono stati valutati da Intermonte tra i 400 milioni e i 500 milioni di euro e quindi potrebbero portare 5-10 basis point al core tier 1 di Intesa utili in un periodo di inasprimento dei criteri di patrimonializzazione delle banche con Basilea III.

Nel primo semestre l’intera Fideuram ha registrato, al netto delle componenti non ricorrenti, un utile da 114,8 milioni di euro in forte crescita rispetto ai 90,7 milioni di un anno prima (considerando le componenti straordinarie l’utile si è attestato a 93,9 milioni di euro) e dunque i risultati del gruppo momentaneamente incoraggiano il management a cercare condizioni vantaggiose di vendita (congiuntura permettendo).

Nei mesi addietro alcuni operatori del settore avevano spinto le valutazioni di Fideuram fino a 3-3,5 miliardi di euro, ma nel frattempo il rallentamento della ripresa ha ridisegnato il panorama e non è detto dunque che alla fine Intesa Sanpaolo riesca a spuntare un cifra simile dal mercato. In gioco ci sono comunque una rete di 4.300 private banker, patrimoni in amministrazione per quasi 70 miliardi di euro, un’esperienza di 40 anni nel settore del risparmio gestito: sicuramente degli asset da maneggiare con cura.

Yoox: previsto un 2010 ancora in crescita

pubblicato da Ferry Boat in: Le debuttanti - IPO Azioni Italia

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Altro che crisi. La matricola di borsa Yoox ha chiuso il 2009 con una crescita degli utili del 70,6% a quota 4,1 milioni di euro e ha incrementato del 50% i ricavi portandoli a 152,2 milioni di euro. Il numero di ordini nel 2009 è passato dai precedenti 780 mila agli 1,148 milioni dello scorso dicembre e per il prossimo anno il gruppo prevede una ulteriore crescita del fatturato e della redditività.

La società fondata e amministrata da Federico Marchetti è insomma una matricola di successo e anche in Borsa è passata dai 4,5 euro della quotazione lo scorso 3 dicembre ai circa 5,5 euro di questi giorni. Nel 2009 la società ha lanciato i negozi on line bally.com, moschino.com, dolcegabbana.com, dsquared2.com, jilsander.com e, nell’ultimo trimestre dell’anno, robertocavalli.com. Il gruppo di Zola Predosa genera soltanto il 30% del proprio fatturato in Italia e lo scorso hanno ha potenziato la propria presenza in Giappone dove ha raddoppiato il proprio giro d’affari. I mercati europei sono cresciuti del 50,3% e il Nord America del 57,4 per cento. Yoox rimane finanziariamente molto solida grazie a una posizione finanziaria netta positiva per 34 milioni di euro contro il debito da 13,9 milioni di euro dello scorso anno. I mezzi propri superano ormai i 54 milioni di euro e il cash flow totale generato nell’esercizio 2009 ha raggiunto i 26 milioni di euro contro i 3,8 del 2008.

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Yoox: multipli generosi per una crescita impetuosa

pubblicato da Ferry Boat in: Le debuttanti - IPO

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Continua il collocamento di Yoox che si prepara a sbarcare a Piazza Affari. L’offerta partita il 16 novembre 2009 dovrebbe terminare il prossimo 30 novembre 2009. Per il titolo è stata proposta una forchetta di prezzo tra i 3,6 e i 4,5 euro ad azione. Si tratta di valutazioni che indicano un rapporto ev/ebitda (enterprise value su margine operativo lordo) compreso tra 24,6 e 30,2 e una valutazione p/e (price/earnings) compresa tra 63,4 e 79,3 volte. In pratica il capitale economico della società viene valutato tra i 152,4 e i 180,5 milioni di euro. Così a occhio i multipli sembrano un po’ generosi in assoluto e relativamente ai competitor.

Sul prospetto si parla di ASOS, società del settore quotata a Londra a cui viene attribuito un ev/ebitda di 18,6 e un p/e di 31. Forse abbiamo sbagliato a fare i conti insieme al sito specialistico Infinancials e agli analisti di Auerbach Grayson & Co., Inc. ma ci sembra che i multipli siano inferiori per questo concorrente.

Soprattutto però ci stupisce nel prospetto il confronto con Amazon e Blue Nile: l’una vende libri (35,4 e 64,6 di ev/ebitda) e l’altra diamanti (34,8 e 48,6). Si potevano senz’altro prendere esempi meno generosi nel comparto dell’e commerce e più affini per area di attività. Oltretutto alla fine dell’operazione la media dei tre peer è in pratica assai inferiore, almeno in termini di price/earnings, al multiplo minimo proposto dall’emittente di 63,4 (la media è di 48,1).

Certo i risultati incoraggiano un’offerta a prezzi elevati visto che i ricavi sono cresciuti nei primi nove mesi del 2009 - quindi in piena crisi - del 48,8 per cento a quota 106,7 milioni di euro. Le altre voci del conto economico sono più che raddoppiate rispetto all’anno precedente (utile nei nove mesi a 2,8 milioni di euro) e l’indebitamento si è in pratica dimezzato a 5,6 milioni di euro.

Il fatto che poi venga messo sul mercato il 55% della società con il fondatore che dal 9,8% scende al 4,8% del capitale dà un po’ l’impressione di una liquidazione dell’investimento da parte di alcuni dei soci. D’altra parte la società è piccola e le azioni messe in vendita potrebbero portare in cassa fino a 104,6 milioni di euro su una capitalizzazione complessiva massima di poco meno di 227 milioni di euro.

La crescita impetuosa del gruppo impone d’altra parte la ricerca di capitali e già in passato nuovi soci hanno finanziato il gruppo. Il circolante netto è passato dai 9,8 milioni di euro del 2006 ai 18,5 milioni del primo semestre 2009. Contemporaneamente l’indebitamento finanziario si è decuplicato dal 2006 ai 13,9 milioni di fine 2008 e solo nuovi capitali apportati dai soci hanno consentito di riportarlo ai 5,6 milioni di euro dello scorso settembre. Soci di peso come Balderton Capital I (23,1%), Nestor 2000 (22,6%), Kiwi II Ventura Servicos de Consultadoria (16,1%) e Kiwi I Ventura Servicos sa Em Liquidacao (8,6%) prendono la palla al balzo per liquidare parte degli investimenti fatti.

Di certo le prospettive di questa nuova e promettente società sembrano incoraggianti e la crescita degli ultimi tempi lo dimostra, anche se ha richiesto molti sacrifici. Sacrifici che in parte adesso vengono reindirizzati sul mercato chiamato decidere delle prospettive della società fondata da Federico Marchetti soltanto nel 2000 e che già fattura più di 100 milioni di euro.

Yoox scommette sul mercato

pubblicato da Ferry Boat in: Le debuttanti - IPO Azioni Italia

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Yoox sarà probabilmente l’unica matricola dello Star del 2009 e invierà dunque dal settore moda un segnale positivo al mercato. Il gruppo fondato da Federico Marchetti nel 2000 già distribuisce i propri prodotti in oltre 50 paesi del mondo e conta su un portafoglio di marchi di primo piano (Marni, Armani, Diesel, Valentino e Miss Sixty per esempio). L’anima della società che aiuta le case di moda a vendere on line in tutto il mondo è divisa tra i due siti Yoox.com e Thecorner.com, quest’ultimo nato nel 2008 e finalizzato a creare per le fashion house un negozio virtuale del brand decorato secondo il suo stile.

I dati del gruppo a fine 2008 rivelano ricavi netti in crescita del 48% a 101,5 milioni di euro e anche il primo semestre 2009 ha visto una crescita notevole del giro d’affari (+47%): ulteriori conferme dovrebbero presto giungere dalla terza trimestrale. Soltanto nella prima metà di quest’anno il gruppo ha registrato una media di 4 milioni di visitatori per il settore multimarca e di 2 milioni di visitatori per la linea monomarca. Si tratta di cifre che stanno gradualmente costringendo tutto il settore e guardare con occhio nuovo alle possibilità offerte dal web.

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Cir, la nuova idea dell'Ingegnere

pubblicato da Ferry Boat in: Le debuttanti - IPO Persone De Benedetti Family Media Azioni Italia Energy

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In realtà lo scoop l’ha fatto il quotidiano La Stampa che, dopo indiscrezioni non molto coltivate invero dalla stampa nostrana, è riuscito ad anticipare su tutti la notizia che Carlo De Benedetti separava L’Espresso dal resto del proprio impero. Gli osservatori hanno capito subito che quella ipotesi era decisamente verosimile quando hanno visto i titoli della galassia De Benedetti sospesi dall’inizio della seduta di ieri. Nei fatti alla Cofide, alla Cir, al Gruppo Editoriale L’Espresso, alla Sogefi si aggiunge una nuova società destinata al mercato.

Troppo facile sarebbe parlare di scatole cinesi all’italiana o chiedersi perché la Cir, svuotata di tutto e con in portafoglio solo L’Espresso (anch’esso quotato a Piazza Affari), rimanga sul mercato. La risposta sarebbe un banale “diversamente non sarebbe convieniente”. Ragionando, invece, in senso positivo la mossa dei De Benedetti, suggerita dal padre o dal figlio che sia (sono retroscena di scarsa importanza), permetterà al gruppo di valorizzare, ossia di far finanziare dai futuri azionisti di questa nascente matricola, gli asset più solidi e più adatti al momento.

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Immit (Ipo): sul mercato gli immobili di Intesa Sanpaolo

pubblicato da Popi in: Le debuttanti - IPO Azioni Italia

E’ partita lunedì 26 maggio l’Ipo di Immit, società del Gruppo Intesa SanPaolo che opera nel settore immobiliare, cui il noto gruppo bancario ha conferito un portafoglio di immobili.
L’offerta globale (Opv) riguarda 148.395.994 azioni, pari al 51% delle azioni ordinarie attualmente detenute dalla controllante. E’ prevista la concessione ai coordinatori dell’offerta globale di un’opzione Greenshoe per la sottoscrizione di ulteriori 18.549.499 azioni, pari al 12,5% dell’offerta globale.
Il periodo di adesione e’ partito il 26 maggio per concludersi il 5 giugno 2008.
La forchetta di prezzo è stata individuata fra un minimo di euro 2,90 ed un massimo di euro 3,60, corrispondente ad una valorizzazione del capitale fra un minimo di circa 844 milioni ed un massimo di circa 1.048 milioni. Il prezzo definitivo di offerta sarà determinato entro il 7 giugno, mentre la quotazione è prevista l’11 giugno.
Il valore di bilancio a fine marzo degli assets rappresentato da 285 immobili per complessivi 471.500 metri quadrati è pari a 1,079 miliardi di euro mentre il valore stimato da CB Richard Ellis è pari a 1,295 miliardi di euro. Il portafoglio presenta un rendimento del 5,4%, i cui ricavi derivano per il 70,9% dai canoni d’affito pagati da Intesa Sanpaolo.
Eugenio Kannes, Ceo di Immit, nel corso del road show ha sottolineato come i canoni di affitto imposti al gruppo Intesa Sanpaolo siano in linea con quelli di mercato e che il peso relativo del gruppo controllante tenderà a ridursi per due motivi: da un lato alcuni immobili verranno valorizzati ed affittati ad altre istituzioni dall’altro il portafoglio verrà incrementato tramite acquisizioni.
La società ha un alto potenziale di investimento in quanto al 31 marzo non sono presenti debiti. La posizione finanziaria netta è positiva per 9,6 mln di euro.
Politica di dividenti generosa peraltro così come impone la legge sul regime Siiq. Nel 2008 e 2009 verrà distribuito il 100% dell’utile mentre negli anni successivi il payout si allineerà al minimo obbligatorio ossia l’85%.
Lo sconto sul Nav (net asset value) oscilla tra il 34,84 e il 19,08% rispettivamente tra il minimo ed il massimo della forchetta di prezzo.
E’ prevista una bonus share, ovvero l’attribuzione gratuita di 1 azione ordinaria ogni 20 azioni assegnate per gli azionisti che manterranno ininterrottamente il titolo in portafoglio per un periodo di 12 mesi.

Best Union (Ipo) pronta a crescere

pubblicato da Popi in: Le debuttanti - IPO Azioni Italia

Dopo Rosss, la seconda matricola a tentare la sorte nei turbolenti mercati finanziari nel 2008 sarà Best Union. La piccola società bolognese attiva nella biglietteria elettronica sbarcherà sul mercato Expandi il 15 maggio. L’offerta prevede l’emissione di nuove azioni (3.120.000) e la vendita di 780.000 azioni da parte di tre soci.
La forchetta di prezzo si aggira tra 3,4 e 4 euro che valorizzerebbe Best Union in caso di totale sottoscrizione tra i 20,09 e i 24,6 mln di euro.
Non poco per una società che ha chiuso il 2007 con ricavi a 10,1 mln di euro (+13,7%) un Ebitda di 1,6 mln di euro (+44,8%) un Ebit a 1,28 mln di euro (+97,7%) ed un utile netto a 0,56 mln di euro (+205%). Al 31/12/07 la società presentava un patrimonio netto di 1,1 mln di euro ed un indebitamento finanziario netto di 0,13 mln di euro.
L’obiettivo della quotazione è quello di reperire risorse necessarie alla crescita per linee esterne. Durante il road show il presidente e amministratore delegato Luca Montebugnoli ha detto di aver riconsiderato la quotazione a causa di opportunità createsi sul mercato. Le società target sono sia in Italia sia e soprattutto all’estero con dimensioni inferiori rispetto a quelle di Best Union. La cifra incassata dalla quotazione si aggira tra gli 8,7 ed i 10,5 mln di euro che va ad aggiungersi alle azioni proprie (431.476) che valorizzate secondo la forchetta di prezzo incrementano rispettivamente di 1,46 e 1,72 mln di euro la disponibilità per un totale di circa 10,1 / 12,2 mln di euro.

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La Voce: chi quoterà le pmi italiane

pubblicato da Ferry Boat in: Le debuttanti - IPO

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Cambiano le regole e si aprono nuove opportunità. Non senza rischi però. Un articolo pubblicato dal sito web de La Voce analizza i numeri delle quotazioni di nuove società in Europa e in Italia. Il Bel Paese, nonostante il suo tessuto storico di piccole e medie imprese, ancora una volta segna il passo. Adesso, però, gli Mtf e la Mifid, potrebbero cambiare le cose.