Slitta di qualche giorno il collocamento a piazza Affari di Bialetti. Sono infatti necessari due giorni agli investitori che abbiano prenotato le azioni del produttore di caffettiere - la cui negoziazione sarebbe dovuta partire il 25 luglio - per recedere.
La questione è legata all’errore sul rapporto price/earning (rapporto tra prezzo delle azioni offerto e utile per azione) contenuto nel prospetto informativo della società. Secondo l’indicazione della nota il valore era compreso tra 13,8 a 18,5, a seconda del prezzo finale di collocamento (che oscilla tra 2,35 e 3,15 euro per azione). Lo stesso parametro, calcolato sui comparables nello stesso prospetto, vale 17,5 per Campione small domestic, 19,5 per Knoll e 56,2 per Poltrona Frau.
Il prezzo di Bialetti sarebbe dunque il più basso tra le società simili. Il problema è che quel valore è stato calcolato mettendo in relazione i 17 centesimi di utile per azione con 15 milioni di titoli, senza tenere conto del fatto che il frazionamento azionario ha diviso il capitale in 60 milioni di azioni. Il rapporto price/earning si colloca perciò in un range compreso tra 57 e 76, ben più alto delle altre società di settore. Insomma il prezzo delle azioni in relazione al loro rendimento da molto basso si trasforma in molto alto.
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Riceviamo da Gentleshark e con piacere pubblichiamo
Non sarà solo Dmt a presentare un’offerta per la tower company di Wind e 3Italia che le due società telefoniche sono intenzionate a costituire. Secondo alcune indiscrezioni la joint venture cui i due operatori cogliono conferire le loro torri radio per ridurre i costi di gestione, interesserebbe anche ai fondi Clessidra (intenzionato a correre con Autostrade) e 2i. La nuova società, del valore compreso tra 1,5 e 2 milioni di euro, sarà ceduta entro pochi mesi. Dmt da parte sua sarebbe pronta a offrire 1,5 miliardi di euro.
L’operazione rientra nella strategia attuata da alcuni operatori che, come osserva il Wall Street Journal, “hanno deciso che la proprietà delle torri radio non fa parte del loro core business”. Tra questi anche Deutsche Telekom, che sarebbe intenzionata a liquidare la sua T-Systems Media & Broadcast, dalla cui vendita potrebbe ricavare un miliardo di euro, e altre torri radio che controlla negli Stati Uniti.
Il magnate egiziano Naguib Sawiris, che attraverso Orascom controlla un impero nel settore delle telecomunicazioni, ha spiegato che la vendita delle torri a una società specializzata, oltre a renderne maggiormente efficiente la gestione, consentirebbe a Wind di ridurre gli attuali 6,9 miliardi di euro di debito. Sawiris è convinto che la cessione possa fruttare circa 2 miliardi di euro. Intanto la società telefonica ha ottenuto il via libera dagli obbligazionisti per rifinanziare il debito senior secured. A fine giugno Wind aveva infatti annunciato di aver richiesto agli obbligazionisti il consenso per usare una linea di credito senior secured da 7,5 miliardi per rifinanziare 5,7 miliardi di altro debito. Grazie al rifinanziamento, che avverrà a condizioni di mercato migliori, Wind potrà ridurre i costi di indebitamento oltre a estendere la durata del credito.

Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo
Il risiko elettrico si riaccende. Dopo la recente fusione tra Aem Milano e Asm Brescia, è stato il positivo debutto a Piazza Affari di Enìa, la società nata dalla fusione tra le ex municipalizzate di Piacenza, Parma e Reggio, a riportare l’attenzione sulle utilities. La matricola guarda ora alla possibilità di un’aggregazione con un player più grande. “Con questa dimensione non saremo molto probabilmente predatori” ha osservato il vice presidente Marco Elefanti. “Ci metteremo al tavolo con Bologna, ma anche con altri interessati” ha dichiarato il manager, confermando le voci di un interesse per la municipalizzata emiliana da parte di Hera.
Tra le pretendenti ci sarebbe però anche Aem-Asm che tra l’altro sta proseguendo le trattative con la russa Gazprom per la fornitura di gas per più di 1,8 miliardi di metri cubi all’anno con l’obiettivo di arrivare al closing dell’accordo entro fine anno. La “scelta del duale”, con un consiglio di sorveglianza riservato ai soci pubblici, ha spiegato Renzo Capra, prossimo presidente del consiglio di sorveglianza di Aem-Asm, è stata fatta anche in vista di nuove aggregazioni.
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Spumante a Piazza Affari per il debutto di Enìa, la multiutility più corteggiata d’Italia. Sbarcata oggi sullo Star la matricola guidata da Andrea Allodi (presidente) e Ivan Strozzi (amministratore delegato) incassa in queste ore il 7% circa portando il titolo a quota 10,8 euro per azione. Già il collocamento aveva dimostrato un certo interesse con un’offerta pubblica globale coperta per 7 volte, anche se gli investitori non si erano mostrati particolarmente generosi e il prezzo si era fissato a 10,1 euro battezzando la matricola a Milano con un capitalizzazione da 1,039 miliardi di euro.
In compenso il mercato sembra apprezzare notevolmente la debuttante e oggi compra nonostante a piazza Affari gli indici non sembrino proprio promettenti. I successo dell’Ipo ha spinto il presidente Allodi a sbilanciarsi su un argomento su cui finora la compagnia parmigiana aveva nicchiato: fusioni e acquisizioni. “Aem-Asm è una delle opzioni - ha dichiarato Allodi - prima devono farci vedere il piano industriale, cosa faranno di Edison e di Endesa e pi dipende da cosa ci daranno”.
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Potrebbe andare in porto per la fine di giugno l’attesa quotazione di Eurizon. Per la felicità di Mario Greco, il numero uno della compagnia assicurativa che da tempo preme per lo sbarco in Borsa, potrebbe alla fine risolversi una questione che con le nozze Intesa Sanpaolo era stata ritardata.
D’altra parte la nascita del colosso bancario patrocinato da Giovanni Bazoli aveva portato Eurizon al centro di una concentrazione di potere e quote di mercato nel settore assicurativo di proporzioni inaccettabili per l’Antitrust. Così alla fine si era dovuto procedere a una serie di tagli che hanno definito meglio quanto rimarrà in Intesa Sanpaolo e in Generali. Meglio, ma non abbastanza.
Perché comunque il progetto è ancora confuso. L’ipotesi che oggi Alberto Grassani dalle pagine del Sole 24 ore ventila è quella di un deconsolidamento di Eurizon dal colosso bancario fino a una discesa di quest’ultimo a circa il 30% della compagnia mentre il resto, con una successiva quotazione, finirebbe nelle mani del mercato. Circa 7 miliardi di euro che renderebbero la quotazione un record per piazza Affari e un rischio da ponderare con molta, forse troppa, attenzione. A meno di un ingresso di un qualche socio che renda più stabile l’azionariato e che anche renda più verosimile l’indipendenza di una compagnia ancora controllata al 30% (in quest’ipotesi quota comunque di maggioranza relativa) da Intesa Sanpaolo.

Ha ottenuto il 10 aprile il via libera di Consob alla pubblicazione del prospetto informativo per la quotazione a piazza Affari. Prysmian, attiva nel settore di cavi e sistemi per l’energia e le telecomunicazioni, è nata con l’acquisizione della relativa divisione del gruppo Pirelli da parte di Goldman Sachs. Attualmente possiede 54 stabilimenti in 34 paesi. Meno del dieci per cento dei ricavi sono generati sul mercato italiano. La compagnia sbarcherà a piazza Affari il 3 maggio. L’Offerta pubblica di vendita è partita oggi e si concluderà venerdì 27.
La forchetta di prezzo sarà compresa tra un minimo di 13,25 e un massimo di 16,75 euro, cifre che valorizzano la società rispettivamente 2,385 e 3,015 miliardi di euro. Ai tempi dello spin off da Pirelli (luglio 2005) Prysmian è stata valutata 1,3 miliardi di euro. L’offerta riguarda 72 milioni di azioni, 57,6 dei quali (pari all’80%) riservati agli investitori istituzionali. Il flottante sarà pari al 40% del capitale, frazione che potrebbe raggiungere il 46% nel caso di esercizio integrale della greenshoe. Curiosità, nel cda compare tra gli altri Wesley Clark, generale in pensione ex comandante delle forze Nato in Europa dal 1997 al 2000, nel periodo della guerra in Kosovo.

Accelera in borsa Piaggio. La casa di Pontedera da qualche mese sbarcata sui listini di piazza Affari oggi guadagna a Milano oltre il 2,6% portando le sue azioni a oltre 3,4 euro. “La fase della ristrutturazione è finita, parte l’offensiva sul mercato”, ha affermato lo stesso Roberto Colaninno, numero uno del cda e maggiore azionista della Piaggio, durante la presentazione alla stampa di Carnaby. Si tratta del nuovo scooter su cui il gruppo punta per rafforzare la propria leadership nel segmento delle ruote alte (già Piaggio controlla in Europa il 50% del mercato).
Il 2006 della casa di Pontedera, ha dichiarato lo stesso Colaninno, si chiuderà fortemente in utile e con il debito fortemente in calo. “Il 2007 segna intanto una partenza sprint ha aggiunto Colaninno - nei primi due mesi Piaggio ha registrato su base annua una crescita di 13 mila pezzi al netto della partite straordinarie. Per quanto riguarda gli obiettivi 2007, il gruppo intende incrementare sostanzialmente l’Ebitda rispetto al 2006 e anche il fatturato”.
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Sembra andare piuttosto bene il debutto di Biancamano stamattina sul mercato Expandi. I titoli della holding di partecipazioni in società che operano nel campo ambientale hanno guadagnato il 4,6 per cento, smentendo i timori della vigilia legati all’ondata ribassista che ha travolto il mercato nei giorni scorsi. Il prezzo di collocamento finale è stato di 2,8 euro ,corrispondente ad una valorizzazione di 56 milioni di euro. Intorno alle undici e trenta il titolo viaggia sui 2,93 euro.
Il gruppo Biancamano, con oltre 1000 dipendenti e 900 mila abitanti serviti, è uno dei principali operatori privati nel settore dei servizi ambientali in Italia, con attività in Liguria, Piemonte, Lombardia, Abruzzo, Sicilia e Sardegna.
Milano, piazza Affari - “Una semplice correzione”. Secondo l’amministratore delegato di Borsa Italiana non c’è da preoccuparsi del pesante storno dei mercati dei giorni scorsi. Liquida il problema in poche battute e passa al bilancio di questa edizione della Star Conference. Finirà domani, ma i numeri sono già tutti pronti e l’ad di Borsa li snocciola con un certo orgoglio.
Sono 71 le società presenti all’evento, e gli incontri organizzati tra le compagnie e gli investitori hanno raggiunto quota 830. In pratica una media di 11-12 incontri per ciascuna società. “Che il numero sia alto è chiaramente visibile dai volti degli amministratori delle società” ha commentato con un sorriso Capuano. Ma le richieste erano addirittura il doppio: 1500 sono stati gli incontri richiesti. “Questo vuol dire che c’è molto interesse”, ha aggiunto l’ad di Borsa.
Milano, piazza Affari - «Poltrona Frau esprimerà tutte le proprie potenzialità di redditività e crescita per la fine del 2007 e l’inizio del 2008». Stamane l’amministratore delegato di Poltrona Frau Giuliano Mosconi si è espresso così raccontando le prospettive della società copntrollata dal fondo lussemburghese Charme e quindi da Luca Cordero di Montezemolo. Di grandi sorprese oggi la società delle poltrone non ne ha date, limitantosi a confermare il trend di crescita in atto e gli obiettivi già annunciati. La cosa più importante è “la capacità di raccontare la diversità”, ha spiegato Mosconi, puntando sul fatto di dirigere un gruppo che controlla sette marchi, ciascuno dei quali con la sua proposta specifica. Si tratta di una cosa così importante che “io vieto ai responsabili di prodotto di vedere i prodotti delle altre aziende prima delle presentazioni pubbliche. C’è un forte pericolo di imbastardimento”.
Poltrona Frau “ha quasi cento anni di storia” ha aggiunto Mosconi e punta sul lusso. Cassina “compie ottanta anni quest’anno” e rappresenta la tradizione artigianale milanese, Alias propone invece l’innovazione di design e i prodotti per l’esterno. Il gruppo è leader nella produzione di poltrone da teatro, lavora molto con Ferrari e Maserati e attualmente inizia una collaborazione con Alfa Romeo.