Approfitta bene oggi del rimbalzo dei listini la nuova matricola di borsa Omnia Network. Ieri la bufera su piazza Affari era stata con ogni probabilità la causa principale di un debutto sullo Star veramente impietoso: -5,4% era stato il responso finale di palazzo Mezzanotte. Oggi il titolo recupera un po’ e riguadagna quota 4,88 euro con un rialzo di tre punti e mezzo percentuali circa in queste ore. Il prezzo di collocamento a 5 euro è però ancora lontano. In compenso la società dei customer services (i call center ma anche tutta una serie di servizi che Omini prende in gestione dai suoi clienti) conferma l’acquisizione di un ramo di Wind. Si tratta in questo caso proprio dei call center di Wind operativi da Sesto San Giovanni in provincia di Milano. I 270 dipendenti della Wind (nel comunicato c’è un “circa”) forse festeggiano visto che hanno guadagnato un’assunzione a tempo indeterminato. Anche se il fatto che l’importo versato dalla società guidata da Achille Tranchida sia stato di 2,445 milioni di euro di cui 2,245 per coprire il debito corrispondente del fondo Tfr degli stessi dipendenti suggerisce qualche dubbio sul loro passato in Wind e un altro dubbio sul loro futuro: con la nuova normativa decideranno tutti di passare il trattamento di fine rapporto all’Inps?
Battute a parte segnaliamo un interessante articolo pubblicato dal Giornale qualche settimana fa che evidenziava come poco tempo prima dell’Ipo du azionisti e amministratori del gruppo (Alessandro Gili, attraverso la sua finanziaria Investimenti del Lazio e Adriano Ventucci, tramite Go Wind) avessero comprato ciascuno 598.000 azioni a un prezzo di 2,93 euro per azione, con un forte sconto sul prezzo del collocamento dovuto ai loro meriti amministrativi. In realtà non si tratta poi di quote rilevantissime.

Parte domani l’offerta pubblica di sottoscrizione per Biancamano, azienda attiva nel settore dei servizi ambientali. Il collocamento dovrebbe avvenire in una forchetta di prezzo compresa tra 2,5 e 3 euro per azione, corrispondenti ad una valorizzazione della società tra i 50 e i 60 milioni di euro, per una capitalizzazione successiva all’aumento di capitale compresa tra 85 e 102 milioni di euro. L’offerta globale, incluso l’aumento di capitale, è di 14 milioni di azioni ordinarie, pari al 41,18% del capitale sociale.
L’offerta sarà suddivisa in una tranche da 2,8 milioni di azioni ordinarie (pari a un quinto dell’offerta totale) rivolta ad un pubblico generico e una da 11,2 milioni rivolta agli investitori istituzionali. Il lotto minimo di adesione sarà di 1500 titolil, pari a 4500 euro circa mentre il lotto massimo sarà di 7500 titoli (indicativamente 22.500 euro).
Annaspa ancora in borsa la matricola dei cancelli automatici. Nice, nonostante l’annuncio di oggi di un probabile dividendo da 0,073 euro per azione in arrivo per maggio, continua a perdere terreno a Piazza Affari. Negli ultimi sei mesi il titolo ha perso circa il 4% del suo valore e anche il bilancio 2006 publicato per San Valentino non sembra aver portato molta fortuna alla società guidata da Buorio Lauro. È vero che il dividendo che andrà in pagamento il prossimo maggio non sembra particolarmente ricco (il titolo quota intorno ai 6,4 euro oggi), tuttavia sembra difficile incolpare la gestione di Nice del cattivo andamento in borsa.
Dal bilancio del 2006 emerge che gli utili del gruppo sono saliti del 30,1% nel giro di un anno sfiorando quota 28,2 milioni di euro. Anche i ricavi sono cresciuti in un anno del 23,4% superando i 150 milioni di euro. Né appaiono segni di squilibrio dalla situazione patrimoniale: crescono le disponibilità liquide della società e la posizione finanziaria netta negativa per 47,18 milioni di euro è tranquillamente bilanciata da un patrimonio netto intorno ai 110 milioni di euro. Insomma sembra che la borsa non sia stata generosa con la matricola, d’altro canto è un periodo di sfiducia generale e le vendite nel giorno del bilancio erano più probabilmente dovute a un’atmosfera generale di alleggerimento dei portafoglio che a una reale sfiducia sulla società.
La prossima matricola di Piazza Affari si chiama Omnia ed è una società che realizza e gestisce servizi in outsourcing per imprese di medie e grandi dimensioni. In particolare il gruppo offre i servizi usati per i call center da società come Wind o Vodafone, sebbene la sua offerta copra anche prodotti diversi per numerose altre società. Il prezzo di collocamento oscilla fra i 5 e i 6,5, con una valorizzazione della società compresa fra i 129,7 e i 168,6 milioni di euro. Oggi parte la fase del bookbuilding che in dieci giorni stabilirà il prezzo per lo sbarco sul segmento Star di Piazza Affari previsto per il prossimo 28 febbraio.
Circa nove milioni di azioni pari al 34,7% della capitalizzazione di Omnia finiranno sul mercato, di queste due terzi sono dirette da oggi agli investitori istituzionali, mentre i rimanenti tre milioni di titoli sono destinati all’offerta pubblica. Il flottante post ipo è però destinato a salire al 38,6% del capitale di Omnia in caso di totale esercizio della greenshoe, che può coprire fino a un milione di azioni. Il lotto minimo comprende 500 azioni Omnia. Assistono la matricola nella quotazione Banca Imi (global coordinator) e Intermonte, co-sponsor con Banca Imi e bookrunner e institutional lead manager. L’advisor finanziario è Meliorbanca, Dewey Ballantine è l’advisor legale. In realtà la matricola dimostra una gestione aggressiva, ma anche rischiosa.
Il grosso lo aveva fatto già ieri incassando un bel rialzo in borsa e guadagnando una chiusura a quota 10,71 euro per azione. Oggi qualche ritracciamento non cancella un aumento dei ricavi organici del 30% a quota 257,5 milioni di euro. La matricola di borsa ha insomma messo a segno un ottimo anno e il grafico del titolo mostra un uptrend solido per la amministrata da Giovanni Valter Burani (presidente) e da Giovanni Stella (amministratore delegato) controllata del gruppo Burani. La società ottiene ancora il 40% dei ricavi consolidati in Italia, ma i margini maggiori si registrano nei cosiddetti mercati emergenti (Russia e Est europeo) dove ha registrato una crescita del 34% (contro il +28% nel Bel Paese).
Nel giorno dei dati preliminari Ubs ha avviato la copertura del titolo con un Buy e un target price a 12,3 euro per azione: un incoraggiamento non da poco se si considera che il titolo prezza sotto i dieci euro e mezzo in borsa.
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Arkimedica si fa notare oggi per due motivi almeno. Il primo riguarda la pubblicazione dei dati sul budget 2007: per l’anno in corso è previsto un fatturato consolidato da 113 milioni di euro con un Ebitda atteso di 15,8 milioni di euro. Dei risultati che, se raggiunti, indicherebbero un notevole balzo in avanti del giro d’affari della società dei prodotti medicali. D’altronde questa matricola dell’Expandi dichiara un costante incremento del fatturato di semestre in semestre e, dalla quotazione dello scorso agosto, ne ha tratto i frutti anche in borsa passando da corsi del titolo sugli 1,2 euro a corsi da 1,5 euro per azione: una performance quindi del 20 per cento.
La seconda novità del gruppo riguarda invece un accordo con un partner di rango come la compagnia assicurativa Ras (gruppo Allianz) che comprerà per circa 200 mila euro il 20% di un nuovo progetto di Arkimedica che si chiama Domani Sereno e offrirà a breve servizi agli anziani non autonomi.
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Cambio al vertice del Sole 24 Ore. Il consiglio d’amministrazione, chiamato a raccogliere le dimissioni dell’ex presidente Innocenzo Cipolletta passato alla prima poltrona delle Ferrovie dello Stato, ha eletto come numero uno del gruppo editoriale di Confindustria Giancarlo Cerutti.
L’elezione di Cerutti rappresenta un chiaro passo in direzione della quotazione in borsa del Sole 24 Ore. Cerutti, infatti, già membro del board del quotidiano color salmone, è a capo della commissione creata per studiare il progetto di quotazione. Non a caso oggi lo stesso Luca Cordero di Montezemolo, numero uno di Confindustria, ha fatto un intervento molto chiaro durante un convegno alla Luiss. “Come possiamo fare un ragionamento rispetto alla crescita, allo sviluppo di impresa – si è chiesto il numero uno di viale dell’Astronomia - se prima di tutto non ne siamo convinti in casa, se pensiamo che avere il controllo di una casa editrice al 60-70%, significa perdere il controllo delle proprie strategie, del proprio indirizzo?”.
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Fincantieri a piazza Affari? Forse. “Dobbiamo - spiega l’amministratore delegato Giuseppe Bono intervistato dal Sole 24 Ore - investire 800 milioni entro cinque anni per migliorare i cantieri in Italia, potenziare la ricerca, fare acquisizioni all’estero. Il cash flow può coprire solo una parte degli impegni. Il resto, tre o quattrocento milioni, dovrebbe venire dall’azionista con un aumento di capitale, se non vogliamo indebitarci. Ma se l’azionista non può darci queste risorse, possiamo chiederle al mercato, con la quotazione”.
In effetti debiti la società non ne ha, nel 2006 la posizione finanziaria netta sarebbe positiva, mentre l’utile di quest’anno confermerebbe il dato del 2005, pari a 51 milioni di euro, per cui sarebbe molto appetibile sul mercato. Attualmente è controllata al 98,79% da Fintecna (società nata nel 1993 col compito di ristrutturare e privatizzare le attività dei settori delle costruzioni, dell’ingegneria civile che facevano capo all’Iri. Attualmente Fintecna oltre a Fincantieri controlla Tirrenia, Stretto di Messina, Veneta Traforo e diverse immobiliari).
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La prossima matricola di piazza Affari sarà Conafi Prestitò. Dovrebbe sbarcare sull’Expandi tra la fine di questo mese e l’inizio di febbraio. Si tratta di una società della distribuzione del credito specializzata nella cessione del quinto dello stipendio e orientata prevalentemente al credito alle famiglie.
Conafi Prestitò è controllata da Nunzio Chiolo, amministratore delegato della finanziaria torinese partecipata anche da Meliorbanca (10%) e da Banca popolare dell’Emilia Romagna (5%). Il trend di crescita è piuttosto importante: nel 2002 il montante lordo erogato valeva 27 milioni di euro, mentre nel 2005 era di 155 milioni. Alle fine dello stesso anno, secondo uno studio di Assofin, la quota di mercato di Conafi era del 4,5%.
La rete di distribuzione del credito è in espansione, sottolinea Chiolo: “Al momento abbiamo siglato delle partnership per l’offerta del servizio di cessione del quinto dello stipendio chiavi in mano con alcuni istituti di credito, come la Banca popolare di Sondrio, la Bcc pordenonese, la Bcc dell’Agrobresciano, la Bcc Antonello da Messina e la Banca popolare di Fondi, ma anche in futuro continueremo a percorrere questa strada”.
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A piazza Affari è previsto un nuovo arrivo dal mondo delle biotecnologie: si tratta di Molmed, una compagnia nata nell’ambito dei progetti scientifici dell’ospedale San Raffaele di Milano e ormai indipendente. La società ha in corso attualmente un aumento di capitale di 5,5 milioni di euro, che si concluderà a fine febbraio.
Nell’ambito della presentazione di Bio-Europe Spring 2007, una manifestazione dedicata al biotech che si terrà a Milano dal 5 al 7 marzo, il general manager di Molmed Marina Del Bue ha affermato che l’ingresso a palazzo Mezzanotte “potrebbe essere già quest’anno”. C’è da dire però che Del Bue vede “con favore” piazza Affari, “sia per l’azionariato, in cui ci sono alcuni dei maggiori industriali italiani, sia per il ruolo rilevante del San Raffaele, che in Italia è un punto di riferimento importantissimo”, ma per la quotazione il general manager “non esclude Zurigo o Londra”. Insomma potrebbe fare la stessa scelta di Newron, società farmaceutica che solo qualche mese fa decise di recarsi nella capitale svizzera per la propria ipo.