
Pierrel, matricola di successo dell’Expandi che opera nel settore farmaceutico, ha un nuovo azionista: Gianluca Vacchi. Il patron della Ima grazie alla sua nuova partecipazione del 2% nel capitale della debuttante entrerà anche nel consiglio d’amministrazione.
Gianluca Vacchi, noto negli ambienti delle cronache rosa più che di quelle finanziarie, è considerato uno dei play boy più eccentrici della costa Smeralda (flirt veri o presunti gli vengono attribuiti con Sara Tommasi, Aida Yespica e molte altre). In passato si è fatto notare anche per avere colorato di verde il suo elicottero (sembra per intonarlo al colore della costa) e per gli orologi griffati portati alla caviglia.
Forse l’affare gli è stato suggerito dallo stesso Flavio Briatore, altro noto playboy che spesso vacanzeggia nei celebri lidi sardi. Briatore è stato, almeno fino alla quotazione, uno dei principali azionisti della Pierrel tramite la sua trust olandese Beleggingsmaatschappij Hawol B.V.
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La De Agostini non si ferma, anzi. L’ultima novità riguarda la tv ed esattamente l’acquisizione di Magnolia, la casa produttrice di format tv fondata da Giorgio Gori e famosa per prodotti come l’Isola dei famosi e l’Eredità. L’accordo riguarda il 53,5% del capitale che passa quindi a Novara per una cifra non comunicata al mercato. Giorgio Gori (marito di Cristina Parodi, ha lavorato anche per Canale 5 e Italia 1), rimarrà amministratore delegato del gruppo e azionista con il 25% della società in portafoglio. Alla presidenza del tv producer passerà invece Lorenzo Pelliccioli, ad di De Agostini. Leggiamo in un’agenzia Radiocor che il nuovo piano industriale di Magnolia prevede importanti obiettivi per i prossimi quattro anni e nel medio periodo potrebbe portare anche alla quotazione della società.

Oggi Carlo Tassara dovrebbe esercitare all’assemblea di Edison i suoi warrant sui titoli della storica casa dell’energia mettendo in portafoglio 519 milioni di titoli che corrispondono a circa l’11% del capitale del gruppo. Insomma Zaleski, almeno che inaspettatamente non decida di rivendere incassando la plusvalenza da oltre mezzo miliardo, diventerà il terzo azionista dopo Transalpina ed Edf. Secondo quanto previsto dall’aumento di capitale del 2003 al quale risale l’emissione dei warrant su Edison - la maggior parte del portafoglio warrant Zaleski deriva da quell’operazione, mentre il resto è stato acquisito sul mercato - Transalpina dovrebbe, entro la scadenza dei suddetti warrant al dicembre 2007 ridurre la sua quota al 61%. Edf dovrebbe invece passare entro la fine di quest’anno al 20% di Edison. Insomma il peso dei francesi (che di Transalpina hanno la metà del capitale) è destinato a crescere. In soccorso dell’italianità del gruppo interviene il finanziere franco-polacco che, tanto amico di Intesa e di Giovanni Bazoli, diventa ogni giorno di più una casella importante della finanza del Belpaese.
Le novità nel settore delle utilities non finiscono qui però e l’ultima riguarda Enìa. La multiutility tanto corteggiata da Hera da far scendere in campo il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha appena deciso di correre da sola. Il sindaco di Piacenza Roberto Reggi ha dichiarato recentemente che Enìa proseguirà il cammino verso la quotazione.
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Chine Life regala al mercato cinese un altro successo. La ipo della compagnia assicurativa di Pechino ha segnato un rialzo del 100% e portato la società a una capitalizzazione da 140 miliardi di dollari a Shangai. Di certo qualche dubbio rimane e non tanto per il fatto che la più grande compagnia assicurativa cinese adesso sia la seconda del mondo dopo American international group Berkshire (superando anche Ing, Allianz e Axa, per non parlare di Generali); ma per la constatazione che sul listino “parallelo” di Honk Kong il titolo vale circa il 45% in meno e che i multipli delle attuali quotazioni siano spropositati: basti pensare che la capitalizzazione attuale della compagnia equivale a 13 volte il book value (per Aig si parla di un multiplo di 2,14).
Insomma per quanta liquidità abbia a disposizione il mercato cinese e per quanto forte sia la nuova matricola, di certo di speculazione ce n’è stata anche troppo e i ritracciamenti di Hong Kong (oggi perde il 4% su quel mercato) indicano che qualche passo indietro forse il mercato lo dovrà fare. Intanto segnaliamo che l’ultimo rumor vuole Mittel-Hopa diretta su Generali. Ammesso e non concesso che Hopa e Mittel si sposino e anche che Zaleski abbia deciso di passare dal ruolo di speculatore a quello di manager, sembra davvero che questo neonato Davide battezzato da Giovanni Bazoli sia troppo piccolo per il Golia di Trieste. O forse è che quando si torna alla finanza italiana spesso tutto sembra troppo piccolo?

Coin oggi cresce in borsa di quasi il 3% toccando quota 3,25 euro per azione. A portare in territorio positivo il titolo della matricola controllata da Pai Partners (un gestore di fondi) è stato un nuovo dato positivo delle vendite a dicembre che hanno registrato un incremento delle vendite del 15% su base annua per Oviesse e del 10,1% (sempre su base annua) per Coin.
Coin, che è avviata verso il recupero di una situazione finanziaria particolarmente critica, aveva già chiuso il terzo trimestre del 2006 con un ritorno in territorio positivo dell’utile preimposte (in nero per 4 milioni di euro). Purtroppo, sempre a quella data la posizione finanziaria netta del gruppo risultava negativa per 364,5 milioni (circa 90 milioni in più di debiti rispetto ad un anno prima). Il patrimonio netto risultava al 31 ottobre dell’anno scorso pari a 254 milioni di euro. Insomma ancora c’è molto da fare per la società della distribuzione e, nonostante i buoni risultati di Oviesse, i risultati dell’altro marchio del gruppo (Coin) andrebbero migliorati.
Tuttavia va sottolineato che la ristrutturazione del gruppo che ha portato la società in borsa e cambiato la sua compagine azionaria sembra ottenere dei buoni risultati e promettere un graduale recupero dell’equilibrio finanziario nei bilanci. Il mercato mostra di condividere questa interpretazione e premia in borsa il titolo che in un mese ha guadagnato il 3,58%: non è molto forse, ma per un gruppo che continua a chiudere in rosso il conto economico delle proprie trimestrali non è neanche poco.

Oggi Asm perde in borsa circa l’1,4%. La multiutility bresciana in via di fusione con la milanese Aem è appesantita dalla brutta aria che tira per il settore energetico in generale (l’inverno mite lima i guadagni) e da una sanzione dell’Autorità per l’energia in particolare. Si tratta di 1,93 milioni di euro che secondo l’Autorità guidata dal combattivo Alessandro Ortis Asm dovrà versare per inosservanza delle disposizioni tariffarie. Da Brescia hanno già fatto sapere che faranno ricorso e intanto anche altre compagnie più piccole del settore energetico, e del gas in particolare, si leccano le ferite. Sono infatti una decina le società multate dall’Authority per mancata ispezione delle reti di distribuzioni o per inosservanza delle disposizioni in materia di tariffe: il totale ammonta a un sanzione da 2,6 milioni di euro.
Nel frattempo, poco più giù, anche Hera accelera sul dossier Enìa. La vicina dell’energia temporeggia su una eventuale fusione con la multiutility romagnola e si interroga su un’eventuale quotazione che le dia maggior peso contrattuale. Domani è prevista una riunione dei comuni azionisti di Enìa (Parma, Piacenza e Reggio Emilia) che saranno chiamati a decidere in proposito. Quotazione o fusione, questo il dilemma. E intanto gli analisti, che valutano la multiutility di Parma circa tra i 550 e i 650 milioni, avvertono: una fusione creerebbe valore, il settore energetico favorisce le sinergie.

Alla fine gli azionisti di Euronext, hanno detto sì, anzi yes, all’offerta americana. Il Nyse (New York Stock Exchange) aveva messo sul piatto 10,9 miliardi di euro per la maxiborsa europea che riunisce le piazze finanziarie di Parigi, Amsterdam, Lisbona e Bruxelles: un’offerta molto difficile da rifiutare. Gli azionisti di Euronext hanno in larghissima maggioranza sposato la causa per cui l’ad francese Jean-Francois Theodore si era tanto speso nei mesi scorsi: il 98,2% dei presenti all’assemblea di stamattina (c’era poco meno del 65% del capitale di Euronext) ha dato il via libera all’acquisizione.
In molti davano ormai per scontate queste nozze, anche se qualcuno non ha trattenuto amarezza e dissenso per quello che è letto da molti come il trasferimento di una pezzo importante delle borse europee a New York. Per esempio Dexia, importante azionista di Euronext, aveva annunciato alla vigilia dell’incontro di oggi di volere votare contro il progetto americano: il suo amministratore delegato teme la nascita di “America Next”.
Domani toccherà all’assemblea del Nyse deliberare in merito alle nozze transatlantiche. Intanto oggi Jean-Francois Theodore non ha perso tempo e ha subito mandato un messaggio a Milano: “Se Borsa Italiana vuole unirsi… la porta è ancora aperta”. In effetti in passato i colloqui con palazzo Mezzanotte non erano mancati e, dopo la brusca interruzione delle trattative fra piazza Affari e Deutsche Boerse, l’ad Massimo Capuano aveva probabilmente fatto qualche pensierino sul nascente colosso borsistico intercontinentale. È bene comunque precisare che gli ultimi segnali di Borsa Italiana vanno in un’altra direzione e il prossimo 21 dicembre l’assemblea degli azionisti è chiamata a votare le modifiche del regolamento interno che potrebbero permettere la quotazione della società. Un progetto da sempre caro a Capuano che però adesso sembra soprattutto una mossa difensiva in uno scenario dove sono sempre più spesso degli inarrivabili giganti i protagonisti.
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L’assemblea degli azionisti di IWBank (gruppo Banche popolari unite) ha approvato oggi il progetto di quotazione sul mercato Expandi di Borsa Italiana. Euromobiliare Sim sarà global coordinator e listing partner dell’offerta. La banca specializzata nel trading, banking e nella gestione del risparmio on line è attualmente guidata dal presidente Antonio Spallanzani e dall’amministratore delegato Pasquale Casale. Bpu controlla IWBank al 71% tramite una partecipazione diretta del 20% nel capitale della banca on line e una quota del 51% controllata per mezzo di Centrobanca, il ramo corporate & investment banking delle Popolari unite. Il rimanente 29% di IWBank è controllato da Qwerty.
Il primo semestre di IWBank si è chiuso con un margine d’interesse di 5,15 milioni di euro in crescita di circa un milione sul dato dello stesso periodo del 2005. Alla stessa data le commissioni della banca on line si sono attestate a quota 15,2 milioni di euro circa con un incremento di due milioni rispetto al dato corrispondente di un anno prima.
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Forse ci siamo: questa è la volta buona che Il Sole 24 Ore va in borsa. La giunta straordinaria di Confindustria ieri ha deciso di rimandare a marzo la decisione definitiva, ma intanto ha incaricato una commissione ad hoc guidata da Giancarlo Cerutti (che è tra l’altro anche consigliere di Mediobanca) di stabilire le linee guida del progetto di quotazione del quotidiano color salmone.
La mozione è stata approvata con il 70% dei voti (una decina i contrari su 70). Nell’ipotesi di sbarco a piazza Affari la proprietà di ciascun azionista sarebbe circoscritta sotto la soglia dell’1%: si tratterebbe insomma di trasformare il gruppo editoriale in una public company quotata. L’offerta dovrebbe riguardare il 32,5% dopo l’aumento di capitale e la commissione verificherà le possibilità di successo del collocamento di un prestito obbligazionario non convertibile rivolto ad associazioni territoriali e di categoria.

Oggi sbarca a piazza Affari una nuova matricola della componentistica per veicoli: Cogeme Set. La società entra nel segmento Expandi (Classe 2) e porta sul mercato il 31,48% del capitale (il 35,42% in caso di integrale esercizio della greenshoe).
La nuova matricola è controllata dal gruppo TMS-EKAB (al 67,86% del capitale dopo la quotazione e prima della greenshoe) e divide la sua attività fra l’Italia, il Brasile (Cogeme do Brasil) e la Romania (Cogeme Set Ro in fase di start up). La società è nata nel 1991 e opera in un settore altamente tecnologico e competitivo producendo componenti, fra l’altro, impiegati nei sistemi di turbocompressione, iniezione o scarico dei veicoli. Sono suoi clienti le maggiori case produttrici di veicoli del mondo. I dati del conto economico di Cogeme Set dal prospetto di quotazione risultano positivi alla fine della prima metà di quest’anno. I ricavi consolidati sono cresciuti da 9,3 a 13,3 milioni di euro fra il primo semestre del 2005 e il primo semestre del 2006. Anche la redditività della società aumenta e il margine operativo lordo è cresciuto da 2,43 a 3,85 milioni di euro nel giro di un anno. Il risultato operativo è più che raddoppiato dagli 1,2 milioni del giugno 2005 ai 2,8 milioni del giugno di quest’anno. L’utile netto del gruppo è addirittura quasi triplicato da 523 mila euro a 1,5 milioni nello stesso periodo di riferimento.
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