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Ligresti Salvatore

Con Peluso la nuova Fondiaria-Sai è targata Unicredit

pubblicato da alessandro condina in: Assicurazioni Ligresti Salvatore

Pronti, via: al debutto la nuova Fondiaria-Sai che grazie all’aumento di capitale deciso a maggio potrà rientrare nei parametri di patrimonializzazione stabiliti dall’Isvap. Sfumata l’operazione Groupama, però, il prezzo per ottenere il sostegno di Uncredit, ormai vitale, è stato difficile da accettare, anche simbolicamente, ma inevitabile: ai vertici della società, formalmente come direttore generale ma con amplissime deleghe, è arrivato Piergiorgio Peluso, l’uomo Unicredit incaricato finora di seguire i grandi clienti industriali.

Peluso, che si era ritrovato in Unicredit a seguito della fusione con Capitalia (era stato a capo del Mediocredito centrale) ha ricevuto dal cda di Fondiaria-Sai deleghe molto ampie, che fanno di lui un vero e proprio capo operativo della società, in particolare per quanto riguarda le partecipazioni finanziarie e in generale la finanza: fanno capo a lui amministrazione e bilancio, controllo di gestione e pianificazione strategica, finanza di gruppo, immobiliare, M&A e partecipazioni, risorse umane, organizzazione e procurement.

Un vero e proprio tornado per la famiglia Ligresti, che comunque ha dovuto accettare obtorto collo questa forma di tutela gestita così da vicino, in cambio del sostegno di Unicredit per l’aumento di capitale. Del resto per don Salvatore i per i figli Giulia, Paolo e Jonella (questi ultimi tre nella foto) c’era poco da fare, visti anche i pessimi conti della società e i malumori degli azionisti di minoranza per alcune operazioni finanziarie poco gradite e poco inerenti all’attività principale di Fondiaria-Sai. Ora per la società parte una fase nuova, con maggiore attenzione alle operazioni straordinarie, specie con parti correlate, e l’impegno a tornare all’utile entro il 2012.

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I Ligresti rinviano il cda della resa dei conti

pubblicato da alessandro condina in: Assicurazioni Ligresti Salvatore


Per adesso è un rinvio, ma presto arriverà il momento della resa dei conti e si capirà se i conti tornano o è davvero il momento (incredibile, inimmaginabile) della resa per don Salvatore Ligresti e i suoi figli, impegnati ad arginare le turbolenze che minacciano di travolgere la galassia assicurativa Premafin-Fonsai-Milano.

Le tre società quotate - in ordine piramidale Premafin, Fondiaria-Sai e Milano Assicurazioni - hanno rimandato al 14 maggio i consigli di amministrazione già fissati per il 10 e l’11 maggio: in quella sede saranno approvate le relazioni trimestrali sul periodo chiuso il 31 marzo, ma soprattutto si discuterà l’esercizio della delega per aumenti di capitale con un valore complessivo di 800 milioni di euro.

Il denaro fresco serve a rimettere in equilibrio i conti di Fondiaria-Sai e della Milano, dopo il fallimento dell’operazione Groupama, secondo cui il gruppo assicurativo francese avrebbe raggiunto una quota importante sia in Fonsai sia nella stessa Premafin, entrambe bisognose di capitali per rassicurare il mercato e, nel caso della compagnia assicurativa, per rispettare i criteri di solvibilità su cui vigila l’Isvap.

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La Consob blocca i francesi e rovina i piani di Ligresti

pubblicato da alessandro condina in: OPA per tutti Assicurazioni Ligresti Salvatore


Chi di Opa ferisce, di Opa ferisce. O anche, la Consob dà, la Consob toglie. Dieci anni fa la Consob, guidata da Luigi Spaventa, rima impose un’Opa obbligatoria (insostenibile) alla vecchia Sai di Salvatore Ligresti sulla compagnia fiorentina La Fondiaria, poi fece marcia indietro, dopo l’intervento di cinque “cavalieri bianchi” - Jp Morgan, Interbanca, Francesco Micheli, Commerzbank e Mittel - messi insieme grazie ai buoni uffici della Mediobanca guidata da Vincenzo Maranghi, perché non c’era più un’azione “di concerto”; salvo poi concludere che il concerto invece c’era stato, eccome.

A quel punto, però, Fondiaria era già stata incorporata in Sai, a condizioni sfavorevolissime per i soci fiorentini e quelli emiliani; don Salvatore Ligresti ormai era riuscito a conquistare un boccone ghiottissimo pagando sì un prezzo esorbitante (9,5 euro per azione, il 55% in più rispetto ai corsi di Borsa), ma solo per il pacchetto di controllo ceduto da Montedison per volere di Mediobanca: i piccoli azionisti, compresi alcuni fondi stranieri, rimasero a bocca asciutta. Non erano bastate la Consob, che sorveglia le società quotate in Borsa, l’Isvap, istituto di vigilanza sulle assicurazioni, e neppure l’Antitrust, allora molto battagliera, per tutelare davvero gli investitori minuti, il “parco buoi”, e far valere regole che sembravano sempre più destinate restare sulla carta.

Il colosso, rispetto al mercato italiano, Fondiaria-Sai era nato in effetti da un’incorporazione di Fondiaria, più capitalizzata in Borsa e già risanata, in Sai, che aveva ancora bisogno di un importante intervento di razionalizzazione, per volere di Mediobanca, in una domenica d’estate del 2001, appena prima che Montedison dalla galassia di piazzetta Cuccia finisse in mano agli Agnelli e ai francesi di Edf: l’allora ad di Mediobanca aveva organizzato una vendita così affrettata che foro Buonaparte, secondo i comunicati, accettava un’offerta d’acquisto fatta da Sai prima ancora che si riunisse il cda della compagnia di Ligresti. Poi si disse che era stato l’errore di una segretaria (!).

Ma perché La Fondiaria era così importante? Da un lato era stata sempre molto cara a Enrico Cuccia in persona, dall’altro custodiva due partecipazioni molto preziose, l’1,9% della stessa Mediobanca e il 2% nelle Generali, da sempre il vero “gioiello della corona” nella galassia di piazzetta Cuccia: salvarla dall’assalto di Torino e affidarla alle mani “amiche” di Ligresti era esiziale per la sopravvivenza del “sistema Mediobanca”, anche a costo di calpestare i diritti dei piccoli azionisti e di uno zoccolo duro industriale che comprendeva anche i Maramotti, Gazzoni-Frascara e anche i Marcegaglia.

Da allora molte cose sono cambiate, Maranghi - il delfino di Cuccia - è uscito di scena, la centralità di Mediobanca è finita e Salvatore Ligresti sembra sempre più pronto a lasciare le redini del suo impero alle due figlie Jonella e Giulia e al figlio Paolo, ma ancora una volta la Consob si mette sul suo cammino e sventola quella parola minacciosa, Opa - Offerta pubblica di acquisto, che potrebbe complicare la vita all’ingegnere siciliano.

Premafin, la finanziaria di controllo di Fonsai, ha bisogno infatti di essere ricapitalizzata per 225 milioni di euro, dopo la ristrutturazione del debito operata l’anno scorso con le banche creditrici; Fonsai, invece, Fondiaria Sai, invece, annuncerà il bilancio il 23 marzo, ma ha già annunciato un aumento da 460 milioni, di cui 100 in arrivo proprio da Premafin. I Ligresti non hanno a disposizione però tutta questa liquidità, perciò avevano pensato di coinvolgere un socio “industriale”, ma che si comportasse da partner finanziario.

Il colosso francese delle assicurazioni Groupama si era impegnato a esercitare i diritti dei Ligresti nell’aumento di capitale per entrare in Premafin con una quota del 17% e successivamente acquisire una partecipazione del 17-20% in Fonsai; il tutto lasciando però la gestione alla famiglia Ligresti, ma ad alcune condizioni come un vincolo di lock-up che impedisce a don Salvatore di cedere anche quote parziali di Fondiaria. L’unico ostacolo per Groupama era un eventuale obbligo di Opa su Fonsai: per questo il gruppo francese aveva presentato in proposito un quesito alla Consob, da cui si attendeva un verdetto equilibrista che accontentasse un po’ tutti.

E invece no! Stavolta quel “concerto” che era stato eluso nella scalata di dieci anni fa è stato rilevato dalla Commissione di vigilanza, in cui si è appena insediato il nuovo presidente Giuseppe Vegas, cui non ha fatto velo l’essere stato sottosegretario del governo Berlusconi, di cui si dice che sia un sostenitore dell’ingegnere siciliano. La Consob ha stabilito che esiste un chiaro accordo tra la famiglia Ligresti e Groupama e che l’operazione architettata - sempre nei salotti felpati di Mediobanca - comporterebbe un obbligo di doppia Opa: su Premafin e a cascata sulla controllata Fonsai.

Un colpo che potrebbe essere esiziale per don Salvatore e potrebbe mettere in discussione la possibilità che tenga saldamente in mano le sue aziende quotate: l’alternativa potrebbe essere qualche cessione, come quelle della Milano Assicurazioni che fa gola a più di un gruppo assicurativo europeo. Come scrive il Sole, i patti parasociali sembrano far presagire un futuro rafforzamento di Groupama fino al controllo, mentre la quota Premafin in realtà è divisa tra Ligresti e i figli e, secondo la Consob, i legami familiari non hanno valenza autonoma rispetto al controllo. Un altro campanello d’allarme è arrivato dalla presenza anche di Vincent Bolloré nell’azionariato Premafin.

Adesso bisogna attendere per capire se Groupama getterà la spugna o modificherà i patti ovvero si acconcerà a lanciare un’Opa, il che sembra l’ipotesi più improbabile. Venerdì i titoli della galassia Ligresti sono rimasti sospesi per tutta la giornata, adesso sono attesi alla prova della riapertura dei mercati. L’Opa ha colpito, ma sembra più una minaccia che una prospettiva realistica.

Fondiaria Sai: ancora incerto il consorzio a garanzia dell'aumento di capitale di Premafin

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Assicurazioni Ligresti Salvatore

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Ancora incertezze sullo sblocco dell’aumento di capitale di Premafin a pochi giorni dalla trimestrale. La società che controlla Fondiaria Sai, come noto, ha deciso di promuovere un aumento di capitale da 225,7 milioni di euro che consentirà ai francesi di Groupama di entrare nel capitale della stessa Premafin senza togliere però il controllo della holding alla famiglia Ligresti che anzi cederà i propri diritti in opzione per l’aumento di capitale a un prezzo di 0,14 euro portando l’esborso dei francesi per ogni titolo Premafin spettante ai Ligresti a 1,24 euro. In totale i francesi dovrebbero spendere 145,7 milioni di euro (opzioni Ligresti incluse). Se si considera che in quei giorni il titolo Premafin viaggiava a un euro circa e registrava una media mobile degli ultimi sei mesi di circa 90 centesimi si capisce che questi titoli per Groupama non appaiono proprio regalati.

Fin qui però si tratta di scelte di investimento che potrebbero anche, per esempio, scommettere su un futuro di recuperi per Fondiaria Sai nel 2011. La cosa cambia se invece si considera che l’aumento di capitale sarà offerto al mercato, ossia i circa 110 milioni di euro che restano fuori dagli acquisti di Groupama: perché qualcuno dovrebbe esercitare un’opzione per pagare a 1,10 euro un titolo che oggi sul mercato vale 94,5 centesimi?

Un consorzio di garanzia, ossia un pool di banche, ovviamente potrebbe garantire il successo complessivo dell’operazione comprando i titoli a quel valore e per questo quasi da subito un gruppo di banche ha cercato soci per il salvataggio dei Ligresti che poi, come noto, sono anche al centro di delicatissimi e nodali equilibri della finanza italiana.

Unicredit si è attivata da subito nella ricerca di soci per questo consorzio di garanzia che consentirebbe di ridurre i rischi per le singole banche, ma sembra che stia incontrando delle difficoltà anche perché in molti casi questo intervento aggiungerebbe comunque ulteriori esposizioni a istituti di credito che già finanziano Fondiaria Sai, Premafin o qualcuna delle holding a monte del gruppo (in particolare Sinergia e Imco ossia le società che fanno riferimento a Salvatore Ligresti). Il problema evidenziava qualche tempo fa Il Sole 24 Ore potrebbe rimanere nella liquidità delle varie società in cui è articolata la struttura proprietaria del gruppo. Il problema della solidità delle holding di controllo appare comunque ancora primario, anche se distante dai problemi industriali di Fondiaria Sai.

Certo l’avvio di un’alleanza più solida con Groupama potrebbe anche costituire una svolta, ma non bisogna dimenticare che se si procedesse con una fusione vera e propria bisognerebbe attendere il via libera delle Antitrust italiane, francesi ed europee. In realtà l’Autorità italiana ha già avviato dei controlli informali in materia, ma specificando che una fusione transfrontaliera è di competenza europea. Né è certo che la Consob non imponga un’opa che di fatto paralizzerebbe l’operazione in quanto è prevista tra i motivi capaci di bloccare l’aumento di capitale previsto. Il comunicato di Premafin con il quale è stato comunicato al mercato l’intervento di Groupama esclude infatti che si possa procedere nel caso di obbligo di opa su Premafin e sulle sue controllate.

Comunque le banche chiamate a promuovere un consorzio di garanzia, ossia a coprire il resto dell’aumento di capitale, non sembrano ancora aver trovato un accordo. Più che a Unicredit o a Mediobanca le difficoltà nella creazione di un pool di banche capace di coprire l’aumento di capitale sembrano però da attribuire, secondo alcune fonti vicino al dossier, ad altri istituti e soggetti finanziari che non vedrebbero di buon occhio l’operazione. Senza un consorzio di garanzia capace di coprire l’inoptato i mezzi da far affluire in Premafin potrebbero non essere sufficienti. Le perplessità delle banche fanno dunque da pendant alle analisi dei vari enti di vigilanza. I dati della terza trimestrale potrebbero ancora riallineare i valori su prezzi più appetibili per eventuali sottoscrittori, tuttavia va sottolineato che se Fondiaria Sai non avesse mostrato dei problemi industriali a valle dell’impero dei Ligresti, il mercato oggi non starebbe a discutere di un finanziamento a premio (quello di Groupama) ma senza che le quote acquisite garantiscano il raggiungimento del controllo di Premafin e di Fondiaria. Insomma questa soluzione di mezzo sembra ancora di qua dal guado e le perplessità di questi giorni rimbalzate su vari organi di informazione lo confermano.

Fondiaria Sai, ecco le sfide del 2010

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Assicurazioni Ligresti Salvatore

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Ancora in rosso Fondiaria Sai che dopo le perdite che hanno accompagnato la pubblicazione dei risultati oggi si porta a ridosso degli 11 euro subendo forse anche il downgrade di Standard&Poor’s. L’agenzia di rating ha espresso diverse perplessità sui risultati della compagnia dei Ligresti accompagnando ai dubbi generali sul settore quelli particolari sulla compagnia: risultato il giudizio è passato da A- a BBB+.

D’altra parte prima di S&P’s già il mercato venerdì scorso aveva espresso un duro giudizio sui risultati con un ribasso del 5,97% che aveva riportato durante la seduta i corsi sulla trendline discendente dai massimi del lontano 2007: questa linea di tendenza si è dimostrata temporaneamente un buon supporto dinamico, ma oggi ha ceduto a dei minimi a quota 11,02 euro che non promettono niente di buono, sebbene il titolo al giro di boa si riporti sopra la parità a quota 11,36 euro (+0,1%).

D’altra parte i fondamentali e in generale la situazione del comparto appaiono impietosi con una perdita per il gruppo dei Ligresti di 391,5 milioni di euro contro i 90,7 milioni del 2008. Guerra sui prezzi, incremento nazionale della sinistralità e altri fattori ancora hanno depresso le performance del gruppo, nonostante la crescita dei premi netti da 11,15 a 11,88 miliardi di euro.

A una crescita generale dei ricavi si oppone, infatti, lungo la catena dei costi un incremento degli oneri netti relativi a sinistri da 8,9 a 11,8 miliardi di euro e in particolare la voce degli importi pagati e della variazione delle riserve tecniche ha registrato un incremento dei costi da 9,1 a 12,1 miliardi di euro. Il combined ratio (che indica l’incidenza della sinistralità e delle spese complessive sui premi di competenza) è salito da dal 98,6% a 108 per cento con un loss ratio (incidenza della sinistralità) che di attesta all’83,6% con un incremento di ben 9,2 punti percentuali.

Il gruppo sconta, però, nei giudizi di diversi osservatori anche le incertezze sulla tenuta patrimoniale delle holding di controllo in mano ai Ligresti oltre alla notevole dipendenza da canali distributivi non proprietari e in particolare la scelta di appoggiarsi a un’unica rete bancaria. Secondo gli analisti di Standard&Poor’s sarà inoltre difficile recuperare la redditività pre-crisi.

D’altra parte i requisiti di patrimonializzazione richiesti alle compagnie assicurative potrebbero diventare più stringenti per tutte le compagnie e quindi per tutti coloro che non dimostrano un’adeguata patrimonializzazione sarà un 2010 difficile. Le slide di presentazione dei risultati della compagnia assicurativa indicano una flessione del patrimonio netto da 2,93 a 2,7 miliardi di euro (-7,4%) in un anno e i maggiori timori provengono forse dalla controllante Premafin che potrebbe dovere assorbire risorse dalla compagnia, con il rischio di gravare su una società già colpita dal deterioramento del comparto assicurativo nel ramo danni.

Di certo servirà qualche strategia forte per uscire dall’empasse. Il management ha già annunciato manovre per 445 milioni di euro entro il 2011 per risollevare la redditività dell’azienda con una più stretta sorveglianza dei risarcimenti, della base dei costi, con politiche di prezzo adeguate alle spese. Sul fronte della capitalizzazione Fonsai ha annunciato di voler tenere sotto controllo la struttura del capitale in maniera da potere affrontare le sfide poste dal mercato. La somma di debito finanziario e debito operativo è scesa da 1,89 a 1,67 miliardi di euro, ma le sfide sicuramente rimangono numerose.

Fondiaria Sai: voci d'interesse di Axa

pubblicato da Ferry Boat in: Persone Azioni Italia Generali Assicurazioni Ligresti Salvatore

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Il gruppo Fondiaria Sai continua a far parlare di sé, volente o nolente. Le ultime indiscrezioni di stampa del Giornale parlano di un contatto informale con il gruppo francese Axa che potrebbe essere interessato ad ampliare la propria presenza in Italia rilevando la prima compagnia assicurativa nazionale nel settore danni. Fonsai non è in vendita, ha chiarito subito la compagnia dei Ligresti; tuttavia un’offerta generosa potrebbe smuovere gli azionisti storici e convincerli a cedere una parte almeno della compagnia.

Il debito della holding quotata Premafin ammontava a fine settembre scorso a 2,17 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di 3,79 miliardi di euro, ma anche di un combined ratio del settore danni pericolosamente cresciuto al 103,3 per cento. Nei nove mesi gli oneri correlati a sinistri sono passati da 6 a 9 miliardi di euro cancellando in pratica la crescita dei ricavi e le buone performance del ramo vita: risultato? Primi nove mesi in rosso e situazione in peggioramento nel terzo trimestre. La debolezza del comparto immobiliare, storica attività dalla quale nasce l’impero del costruttore siciliano Ligresti, non ha bilanciato gli effetti di questa congiuntura negativa, al punto che si era ipotizzata una cessione di Citylife, uno dei più importanti progetti immobiliari di Milano e anche una delle maggiori occasioni di crescita della società. Lo stesso Salvatore Ligresti ha poi smentito questa ipotesi, dopo aver proposto delle modifiche alla distribuzione dei volumi nei progetti riguardanti i grattacieli centrali dell’area in questione.

Ieri Il Sole 24 Ore ha rivelato il raggiungimento di un accordo con gli istituti di credito per la ristrutturazione dei debiti accumulati nella holding Sinergia che controllava anche alcune attività e beni personali della famiglia Ligresti. Di recente altri interventi sul debito sono stati compiuti anche nel ramo immobiliare e nelle società quotate Premafin e Fondiaria. Una cessione corposa ai francesi di Axa non pare dunque strettamente necessaria, almeno per il momento.

Tuttavia va ricordato che una simile operazione avrebbe risvolti politici di primo piano e cambierebbe tanto gli equilibri del settore assicurativo in Italia da richiedere un placet di Roma. Da un lato per il semplice fatto che Fonsai è una compagnia di primo piano a livello nazionale, dall’altro perché controlla quote importanti della stessa concorrente Generali (fin dai tempi di una celebre sponda tra Ligresti ed Enrico Cuccia) che è una compagnia di dimensioni paragonabili alla stessa Axa e fortemente influenzata da un’ala francese del proprio azionariato. I rappresentanti del governo appaiono coinvolti persino a titolo personale nella faccenda. Visto che Ligresti è da tempo un noto sostenitore e amico personale di Silvio Berlusconi, che familiari del premier ricoprono ruoli di primo piano in Mediobanca (primo azionista di Generali) e che i legami del leader della Pdl con il mondo assicurativo (anche tramite Mediolanum) sono da tempo molto forti. Insomma, prima di tentare l’assalto della roccaforte finanziaria dei Ligresti, bisognerà che Axa faccia una capatina a Roma. Ammesso che non l’abbia già fatta.

Atahotels, tempo di ristrutturazioni

pubblicato da Ferry Boat in: Varie !!! Automotive Ligresti Salvatore


Toccherà a Fondiaria-Sai e a Milano assicurazioni accollarsi l’aumento di capitale da 12 milioni di euro di Atahotels, il gruppo alberghiero acquisito un anno fa da Sinergia, la holding di Salvatore Ligresti.

La catena alberghiera infatti si sarebbe trovata a metter mano al capitale sociale portandolo da 28 milioni ad appena 5 milioni di euro in seguito a perdite per 23 milioni di euro.

La crisi finanziaria sembra essersi abbattuta in maniera decisa sul gruppo tanto da tramutare un’opportunità, tale infatti era stata definita l’acquisizione da Fon-Sai e Milano assicurazioni che detengono rispettivamente il 51% e il 49% del capitale sociale, in uno svantaggio.

E’ da considerare che il target di Atahotels è principalmente rappresentato da grandi aziende e istituzioni che, presso le strutture della catena, trovano ampi spazi dedicati ai congressi e alle conferenze. La conseguenza diretta della crisi in cui si trova ora il gruppo sembra perciò essere strettamente correlata alla recessione. Nei primi sei mesi Atahotels ha infatti perso oltre 20 milioni di euro rispetto ai 5,6 milioni persi nell’intero arco del 2008.

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Impregilo: soci a un passo dall’accordo, incertezze sull’opa

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Impregilo Ligresti Salvatore Benetton family

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Il titolo Impregilo ieri ha fatto un bel balzo del 4,78% attirando l’attenzione del mercato. Certo in parte avrà contribuito il giudizio positivo di Exane sulla società (da neutral ad outperform con prezzo obiettivo a 2,9 euro dai 2,41 della chiusura di ieri) ma probabilmente anche la complessa dialettica tra i soci principali riuniti nella holding Igli ha avuto la sua influenza.

Igli controlla una soglia del 29,86% del capitale e quindi si trova a un passo dall’opa obbligatoria che scatta sulla soglia del 30 per cento. Ovviamente non si tratta di un caso e sicuramente la società in queste condizioni può dirsi saldamente controllata dalla Igli che può in ogni momento far scattare l’opa con pochi acquisti e quindi ripararsi da eventuali scalate ostili.

Ma chi c’è in Igli? La società riunisce le quote dei Benetton, dei Gavio e dei Ligresti e permette loro di controllare il più grande gruppo di costruzioni italiano. Impregilo si occupa, infatti, di grande infrastrutture come autostrade, ponti, impianti di smaltimento dei rifiuti e altro ancora. Proprio nel settore delle Autostrade il gruppo è cresciuto molto negli ultimi anni con importanti progetti in Brasile, Argentina e, fra non molto, anche in Libia dove la società costruirà un’importante arteria stradale che dovrebbe parzialmente ripagare il Paese africano dei danni subiti durante il colonialismo italiano.

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Impregilo punta su Panama e sui paesi del greggio

pubblicato da Ferry Boat in: Azioni Italia Impregilo Ligresti Salvatore Benetton family

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Impregilo cede oggi alle vendite diffuse sul mercato e ripiega in direzione di quota 2,19 euro violando i supporti di quota 2,20 che avevano arginato i più recenti ribassi, ora il prossimo target ribassista di breve si pone in area 2,16 o anche a quota 2,14. Difficile dire se siano le notizie riguardanti l’acquisizione di nuovi documenti dalla controllata di Acerra Fibe da parte della Guardia di Finanza o le indiscrezioni su un nuovo patto sindacale tra i soci a muovere i prezzi.

Di certo, da un mero punto di vista grafico, si può osservare che l’urto contro le resistenze di area 2,32 euro ha respinto i corsi in un movimento di ritracciamento la cui ampiezza è ancora difficile da stabilire. Cionostante le pressioni rialziste degli ultimi mesi dopo i minimi di marzo sono innegabili e forse anche dettate dai buoni risultati del primo trimestre.

C’è da considerare, soprattutto sulla componente dei ricavi passati dai 581,5 milioni di euro del primo trimestre 2008 ai 724 milioni del primo quarto del 2009, che sono presenti dei fattori di crescita stagionali. Fattori che influenzano anche il passaggio della posizione finanziaria netta da un saldo positivo per 42 milioni a dicembre a uno negativo per 63,5 milioni allo scorso 31 marzo. Oltretutto la pfn era negativa per quasi 129 milioni di euro nel primo trimestre del 2008.

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Impregilo: per i rifiuti campani ci vuole un prefetto

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Impregilo chiama Bruno Ferrante, ex Prefetto ed ex-candidato sindaco di Milano, alla gestione del suo più spinoso problema del momento: i rifiuti campani. Un problema che per la società che ha nel board cognomi illustri della finanza italiana come Ligresti e Gavio è davvero grave, dal momento che ha comportato il sequestro di linee di credito per 750 milioni di euro e l’interdizione da ogni contratto per la gestione dei rifiuti con la pubblica amministrazione per un anno. Per capire quanto sia centrale la questione per Impregilo basta guardare il grafico del titolo: i prezzi nel giorno dell’annuncio delle sanzioni sono praticamente precipitati.

D’altra parte si parla di un caso di rilievo persino europeo, dopo lo sconcerto espresso dalle istituzioni comunitarie per l’emergenza dei rifiuti campani. Ma Impregilo che c’entra? C’entra eccome. Perché Impregilo è la società che dovrebbe costruire il contestatissimo termovalorizzatore di Acerra. Impregilo è soprattutto la società che doveva raccogliere i rifiuti e trasformarli in Cdr, ossia trattarli perché fossero adatti ad essere bruciati da un termovalorizzatore. Non risulta invece che tutto questo sia stato fatto. Anzi, secondo la stampa e come risulta pure da un’audizione alla Camera del sostituto procuratore delle Repubblica presso il tribunale di Napoli Giuseppe Noviello, “l’esito di queste relazioni chimiche è stato negativo”. Lo ha raccontato nel febbraio 2005 Noviello a Tommaso Sodano, presidente della Commissione parlamentare che seguiva il caso. “Il potere calorifico – ha detto Sodano - che è uno dei parametri che consente di configurare la balla come CDR, era inferiore a quelli di legge. Così ancora i parametri dell’umido e, in alcuni casi, anche altre sostanze, come ad esempio il cromo, sono state rilevate fuori parametro”. In termini meno tecnici nella maggior parte dei casi analizzati dalla Procura di Napoli e dai suoi consulenti quelle che dovevano essere delle balle di rifiuti trattate per non nuocere erano delle balle di rifiuti punto e basta.

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